Categoria: News

Roma: la manifestazione per la pace, bella e determinata

6 marzo 2022

Eleonora Forenza

Nonostante le preoccupanti pressioni che hanno portato a una versione edulcorata della piattaforma di convocazione iniziale, la manifestazione per la #pace di oggi – grande, bella, determinata – ha scandito parole chiare e nette.

Contro il neozarista Putin Contro l’invio di armi da Italia e Ue.

Contro la Nato e per il disarmo.

Per il rispetto dell’art. 11 della Costituzione.

Queste le parole d’ordine che ho sentito nel corteo e negli interventi (non li ho sentiti tutti, il nostro spezzone è arrivato in piazza a comizio iniziato perché il corteo era lungo).

Ho visto tante bandiere della pace e non bandiere nazionali.

Spero che la manifestazione di oggi non venga censurata. Ma ho appena acceso la Tv e letto che la Rai ha sospeso tutti i servizi degli inviati dalla Russia…

Sospesi i servizi Rai dalla Russia, altro colpo alla libertà di informazione

6 marzo 2022

Chi giustamente accusa il regime di Putin di impedire la libertà di informazione ne replica, in tempo di guerra, le gesta.

Probabilmente su ordine dei guerrafondai di governo sono stati appena sospesi i servizi Rai mandati da Mosca, forse perché il corrispondente Marc Innaro ha osato mandare in onda anche le notizie governative russe.

In Italia deve giungere informazione a senso unico, ogni giornalista o intellettuale che, denunciando fatti concreti, sollevi critiche ad un totale asservimento alla propaganda bellica è una “quinta colonna” quindi va messo a tacere.

Criminalizzare chi semplicemente racconta la problematicità della realtà, la sua complessità, è il primo passo per portare il paese direttamente in guerra.

Del resto il servizio pubblico ci ha abituato da decenni ad accettare un pensiero unico e privo di reali alternative al neoliberismo, in cui le persone debbono solo produrre, consumare e crepare.

Guai a ricevere segnali che mettono in crisi tale modello. Guai ad avere coscienza critica per quanto accade nel Paese o nel Pianeta.

Le verità della Rai sono ormai solo veline delle questure o dei padroni.

Restiamo dalla parte delle tante e dei tanti che, come Barbara Spinelli, continuano a ragionare con la propria testa.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Piccole storie

5 marzo 2022

ADRIANO ARLENGHI

I gerarchi russi, gli affaristi del gas e delle armi, ed in generale tutti coloro che credono che la guerra risolva le questioni e non produca invece una grande inutile sofferenza, equamente divisi ad ogni latitudine del mondo nella loro visione folle dell’esercizio del potere, ci restituiscono oggi un’immagine di inconsolabile tristezza. Questo mi viene da pensare. Come in Russia, dove l’opposizione interna alla guerra viene incarcerata, la democrazia sospesa. Con un nome falsamente comunista, in realtà luogo di dittatura e di lobby, l’impero russo è un lager di vergogne crescenti.

Ho un’amica russa, conosciuta perché insieme a me volontaria al tempo dell’Expo milanese. Una simpatica donna, giovane e piena di speranze nel mondo. A quel tempo l’idea e gli scambi di auguri erano stati: ci rivedremo da qualche parte, in un continente che diventa sempre più luogo di scambi culturali e di nuove visioni, dove una generazione capace di sognare progetta un futuro assolutamente non mediocre. Non è andata così.

Ora lei, di cui non pubblico il nome per riservatezza, mi fa sapere attraverso i social che quei sogni si sono tutti infranti. Le chiacchiere, nelle squadre di volontari dei grandi padiglione dell’Esposizione universale, i mille passi per prendere un caffè, per tenere sotto controllo una coda, per distribuire un ventaglio od una mappa, sono ricordi lontani. Solo qualche breve flash, di una estate arroventata dal sole e da una metropolitana affollata di gente, che arrivava da ogni angolo della terra.

Expo era nata nel nome del valore del cibo, quale strumento culturale dentro agli obiettivi del millennio. Doveva unire anche Europa e Russia, immaginare mondi aperti e non contrapposti. Questa donna abitava e abita ancora a San Pietroburgo, città che un giorno lontano visitai e fui da essa “incarcerato” in sentimenti altalenanti, ammirazione ma anche tristezza.

Ricordo una sera, nella grande piazza dove si trova il museo dell’Ermitage, una notte piena di pioggia che lacrimava dal cielo impietosa. In quella notte trovammo un cane che abbaiava triste ed inconsolabile ed una signora che chiedeva elemosina, per sopravvivere. Una fotografia disperata.

Al tempo la fame imperversava ovunque, lunghe file di umanità facevano la coda davanti alle entrate della metrò, vendevano panni per il bucato ed anche il gatto di casa. Noi stessi dentro ai grandi hotel sfavillanti di luce e di desolazione, ci portavamo la nostra voglia di cena: solo cetrioli e gelato erano possibili. Ma San Pietroburgo bruciava anche di una bellezza ghiacciata e misteriosa, dentro ai suoi cieli che appassivano un poco alla volta, bucando le acque del fiume profondo e largo anche mille metri della Neva.

L’amica mi fa sapere, attraverso i social, probabilmente anche rischiando, della sua voglia di abbandonare un mondo in sfacelo, ritrovare le terre della libertà. Mi chiede se può abbandonare la patria per sempre. Mi dice che non è assolutamente d’accordo con le politiche governative, lei è tanti giovani di una nuova epoca combattono oggi come possono le scelte imperiali e vergognose del capo del Cremlino.

Lì la situazione economica oltre a quella democratica è pericolosa ed in rapido e costante deterioramento. Nelle sue parole, in un italiano imperfetto, si legge la sua paura, la voglia di non più combattere con l’orso, contro un regime incapace di regalare senso e significato alla sua gente.

Le dico che non può venire, che la Farnesina fa sapere che tutti i voli da e per la Russia sono bloccati. Non si arrende, forse attraverso la Turchia è possibile andarsene via. Rilancia. Le chiedo di dirmi di più, di farmi capire come posso aiutarla.

La maggior parte della sua famiglia si trova in Ucraina, non so dove, spiega. Immagino, che per lei non sia così semplice comunicare con il web. Mi dà tutti i suoi riferimenti, le mail, i telefoni. Dice che deve assolutamente ritrovare la voglia di vita e non lo può più fare nella sua città. Devo andarmene per sempre, scrive, senza rimpianti e senza paure. Ha bisogno di un visto per il nostro Paese, di un lavoro, di un luogo per abitare. In pratica di tutto un universo.

Fermo lo scambio di parole, le dico che proverò a chiedere in giro. Leggo nella foto che posta, tutta la sua disperazione e la sua rabbia verso un regime costruito sulla guerra e che odora di morte. Spesso i sogni cambiano colore e la mattina la realtà con le sue barbarie prende il sopravvento.

Vorrei almeno dirle, di non perdere la fiducia, dirle che la seguirò nella sua voglia di continuare a scavare nei luoghi dove non si estrae più eccedenza di vita, ma solo nebbia rabbiosa. Non ho il coraggio di dirle che presto tutto questo cambierà, che è forte il mio augurio.

So che non sarà per nulla vero. Spengo il computer e solo un interruttore con la luce verde rimane accesa. A ricordarmi l’umanità peggiore.

COSA STA SUCCEDENDO IN AFGHANISTAN

Riceviamo dal C.I.S.D.A. Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane e pubblichiamo

5 marzo 2022

Mentre imperversa la guerra in Ucraina e tutti sono impegnati a seguirne gli sviluppi sui media, in Afghanistan i talebani stanno inasprendo le regole e le loro modalità repressive.

Tutti i giornalisti ora sono in Ucraina, e non vengono divulgate notizie sull’Afghanistan. Dagli attivisti e attiviste di RAWA e Hambastagi con cui lavoriamo e che hanno deciso di rimanere a lottare nel loro paese, ci arrivano notizie sempre più allarmanti.

I talebani vogliono impedire l’istituzione di classi di alfabetizzazione nelle case private, una delle poche modalità per poter far sì che le bambine abbiano un’istruzione.

I talebani stanno rastrellano le case quartiere per quartiere, in particolare quelle di attiviste e attivisti. Spesso hanno elenchi con i nomi, per andare a colpo sicuro. Anche le case delle nostre attiviste in questi giorni sono state perquisite e loro sono state obbligate a cambiare spesso abitazione per non rischiare la vita, a distruggere documenti e a nascondere computer e telefoni.

Le manifestazioni delle donne sono sempre represse e le attiviste, a distanza di giorni, vengono raggiunte nelle loro case e arrestate o uccise.

I confini sono stati chiusi e i talebani stanno proibendo ai cittadini di uscire dal paese. Un visto per il Pakistan costa fino a 600 dollari. Centinaia di afghani che speravano di avere un visto per un paese europeo aspettano nei paesi confinanti senza avere risposte.

Anche le distribuzioni di cibo alle persone più bisognose vengono vietate alle organizzazioni e per poterle fare è necessario passare controlli e interrogatori.

Tutto questo accade nel silenzio più assoluto e senza che arrivino immagini e notizie precise. Siamo molto preoccupate per quello che sta avvenendo, anche se era prevedibile una volta spenti i riflettori sul paese.

Denunciamo questo clima di terrore e nel contempo continuiamo a chiedere di non riconoscere il governo talebano perché questo porterebbe a una maggior repressione soprattutto nei confronti delle donne.

C.I.S.D.A. Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane

LA COSTITUZIONE ITALIANA: Articolo 11, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Tonino Linfanti

1 Marzo 2022

Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Poiché l’Italia non ha subito nessun attacco da dove nasce il prurito dei nostri politici rispetto ad un Intervento nello scontro fra Russia ed Ucraina?

Poiché è chiara la sudditanza dell’Italia agli Stati Uniti ed alla Nato va da sé che tutti si mettono sull’attenti pronti ad eseguire gli ordini del capo.

Diciamolo chiaramente Putin è un dittatore ma è anche chiaro che la Nato ha disatteso tutti gli accordi del post crollo sovietico in cui si dichiarava che non ci sarebbe stato un’allargamento della stessa verso oriente.

Se il Messico in preda ad un delirio facesse un patto con la Russia e questi istallasse dei missili in territorio messicano quale sarebbe la risposta degli USA?

La realtà è che le cause non sono unilaterali ma le ragioni sono da ricercare nel passato, e nella pretesa occidentale di volere essere egemonici su questo pianeta. 

NO ALLA GUERRA. Pace subito!

24 Febbraio 2022

Rifondazione Comunista condanna l’inaccettabile intervento militare russo e invita alla mobilitazione per la cessazione immediata del conflitto in Ucraina e la ricerca di una soluzione di pace. Rifiutiamo la logica bellicista e imperialista che ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa. Non ci arruoliamo e non mettiamo l’elmetto della NATO in testa.

Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina e l’espansionismo della NATO che ha deliberatamente prodotto un’escalation irresponsabile alimentando il nazionalismo ucraino e l’attacco contro le repubbliche del Donbass.

Siamo contro la guerra, senza se e senza ma. Lo eravamo quando la Nato bombardava la Serbia per imporre l’indipendenza del Kossovo e lo siamo oggi che la Russia invade l’Ucraina in nome dei diritti delle popolazioni russe del Donbass.

Il conflitto tra il revanscismo nazionalista di Putin e la prepotenza imperialista statunitense rischia di precipitarci in una guerra di dimensioni mai viste e dalle conseguenze inimmaginabili.

L’Italia deve innanzitutto rifiutare qualsiasi coinvolgimento e recuperare il ruolo di pace e ripudio della guerra della nostra Costituzione.

Bisogna immediatamente fermare le armi e riprendere la strada della diplomazia e del diritto internazionale.

L’unica via per la pace è quella della sicurezza comune, del rispetto degli accordi di Minsk con il riconoscimento dell’autonomia delle regioni russofone e un’Ucraina neutrale in una regione demilitarizzata.

Questa aggressione, e la tensione che l’ha scatenata, avrebbero potuto essere evitate se si fosse deciso di costruire una Sicurezza Continentale Integrata come approvata nel 1990 nella cosiddetta “Carta di Parigi” dalla CSCE (oggi OSCE).Purtroppo dopo il 1991 l’Europa invece che dichiarare conclusa l’esperienza dei blocchi militari e proporre una nuova democrazia multipolare ha continuato a condividere l’esistenza della NATO in nome dell’Atlantismo, di cui l’Europa è la prima vittima.

L’ Europa è stata incapace di reagire alla prepotenza degli USA che hanno boicottato la normalizzazione delle relazioni fra Ue e Russia e la creazione del gasdotto Nord stream 2, usando la NATO per fomentare tensioni e divisioni in Europa. Condanniamo la continua violazione da parte del governo di Kiev degli accordi di Minsk, la sua persecuzione nei confronti delle popolazioni di lingua russa, la sua glorificazione di criminali di guerra collaborazionisti dell’occupazione nazista e il suo sciovinismo nazionalista.

Continuiamo a sperare che non sia troppo tardi per cambiare strada, e sciogliere la NATO.

La NATO si è confermata un fattore di destabilizzazione nel nostro continente, così come in Medio Oriente. Putin deve fermare il suo attacco, l’Italia e i Paesi europei devono assumere l’impegno – anche senza USA – di dire no all’allargamento dell’alleanza all’Ucraina come base per una trattativa di pace autentica.

Condanniamo l’irresponsabile sudditanza con cui il governo italiano ha fatto propria la linea della porta aperta della NATO all’Ucraina e l’invio di proprie truppe nei Paesi confinanti. Condanniamo altresì le dichiarazioni della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha prefigurato l’allargamento anche ai Paesi scandinavi.

Mobilitiamoci per la pace e la ripresa del dialogo. Mobilitiamoci per chiedere al governo italiano di agire nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e all’Unione Europea di assumere un’iniziativa di pace autonoma dall’oltranzismo della NATO e degli USA.

Facciamo appello a un immediato cessate il fuoco e per la ripresa del negoziato che ascolti le ragioni di tutti gli attori, scongiurando una escalation dagli esiti imprevedibili.

I popoli dell’Europa costringano i governi a scegliere la via della pace e del disarmo. Siamo al fianco delle voci che in Ucraina e in Russia chiedono di fermare la guerra e i nazionalismi.

Gli ideali dell’internazionalismo socialista e comunista continuano a essere la nostra bussola in un mondo che il capitalismo precipita di nuovo nella guerra.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Giovani Comuniste/i

Le tecniche del colpo di stato “democratico”. Ancora Occidente contro Oriente e contro Sud

23 Febbraio 2022

Care, cari, in attesa di scrivere un articolo dedicato ai recenti sviluppi sulla geopolitica in generale, con particolare attenzione a quell’area dell’Europa orientale, vi invio un articolo scritto nel marzo 2014. Subito dopo il colpo di stato “democratico” di piazza Maidan a Kiev.

Pensando di fare cosa utile, come prima parte del ragionamento che si cercherà di fare nel prossimo articolo.

In mezzo a una impressionante manipolazione massmediatica. Mass media, tv, giornali, rete ecc. inquadrati, allineati, guerrafondai al pari di Usa e Nato. Mass media soprattutto di “centrosinistra”. Il “cretinismo democratico” dispiegato, completo.

Manipolazione che si dispiega da dicembre 2021, dagli Usa all’Europa, alla serva Italia.

Per “rifarci i fondamentali”. Come premessa di un pensiero critico sempre necessario.
Allora citavo il sinistro realista Henri Kissinger. Prossimamente citerò le parole dell’ammiraglio tedesco Achim Kay Schönbach. Prontamente fatto dimettere dalla guerrafondaia ministra della difesa tedesca Christine Lambrecht, socialdemocratica.

In questo articolo consideravo anche le manovre Usa per realizzare il colpo di stato “democratico” in Venezuela.

Alcuni, alcune di voi avevano letto a suo tempo. Ma oggi lo ripropongo come promemoria. “Repetita iuvant” ecc.

Un abbraccio.

Giorgio Riolo

Articolo———————————————————————————————————————————–

L’egemonia Usa nel mondo agisce in un contesto molto cambiato dai tempi della guerra fredda, del mondo bipolare (o tripolare, se consideriamo anche i movimenti di liberazione e i paesi non-allineati). Oggi non è assoluta e indiscussa. Nuovi attori e nuovi competitori si sono affacciati. Tuttavia gli Usa giocano le loro carte per mantenere questa egemonia, repubblicani e democratici al governo, non importa.

Le guerre umanitarie e l’esportazione della democrazia sono i mezzi, i veicoli preferiti in questa fase per mantenere un ordine mondiale a loro favorevole, economicamente e geostrategicamente. Per esempio, il contesto attuale e i cambiamenti dei rapporti di forza in America Latina non consentono un bel colpo di stato, brutale e sanguinoso, come si faceva nei bei tempi andati, come in Cile nel 1973. In Venezuela, contro Chavez e la rivoluzione bolivariana, gli Usa ci tentano in vari modi. Nell’aprile 2002 tentarono sempre con i loro scherani interni, “oppositori democratici”, ma troppo palese fu l’ingerenza. Ora in America Latina esistono alleanze regionali importanti antiegemonia Usa e i giochi si complicano.

Oggi la strategia obbligata è quella del colpo di stato “democratico”, la cui fenomenologia è varia e i cui attori variano, ma possiamo individuare alcune costanti. Si tratta di favorire, alimentare, foraggiare con milionate di dollari, addestrare, attraverso varie Ong (di preferenza Usaid e soprattutto Ned, nata nel 1983 per volere di Reagan  e controllata dal Congresso, quindi da democratici e repubblicani assieme e con l’apporto del sindacato Usa Afl-Cio), dei “movimenti” locali, spontanei anche, per definizione “democratici” e indirizzarli verso il fine voluto, rovesciando i governi a loro invisi, anche democraticamente eletti.

Per esempio, Yanukovich in Ucraina, a suo tempo eletto nel 2010 (con tanto di dichiarazione di Soares dell’Osce “impressionante manifestazione di democrazia”). Questo è avvenuto in Serbia, in Georgia, in Ucraina con la cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004, nata e costruita per evitare il secondo turno delle elezioni che avrebbe vinte Yanukovitch, in Kirghisistan, prima alleate della Russia. Va da sé, per creare un cordone attorno alla Russia, dal punto di vista geostrategico, con tanto di presenza della Nato, e per giocare la partita sul gas e sul petrolio e sugli oleodotti-gasdotti, dal punto di vista economico.

Questa descrizione naturalmente prescinde dalla presentabilità o meno dei governi o dei despoti o degli oligarchi al potere che si rovesciano. Ladrone di stato Yanukovich, ma ladronissima e oligarca la signora del gas con la treccia a mo’ di santarellina Timoscenko. Non si tratta di questo. Si tratta solo di smascherare l’immane ipocrisia di questa dinamica.

Il buon samaritano del mondo agisce sempre per “la salvaguardia democratica e per l’aiuto umanitario alla popolazione”. Con tanto di apporto dei media occidentali (fondamentali, attori indispensabili della manipolazione delle coscienze), di uso sapiente di tecnologie sociali e comunicative (Facebook e Twitter in primo luogo, alla faccia degli esaltatori di questi “social network” a sinistra). Come truppe ausiliare, come indispensabile apporto c’è anche l’immane cretinismo “democratico”, del political correct del centrosinistra, di varia natura e storia, in Occidente. In Italia, in modo esemplare con tanto di giornalisti e di giornaliste in quota centrosinistra (soprattutto giornaliste), sempre “democratiche”, infervorate, “sul campo”, zelanti come poche. Ricordiamo, per completare, il nostro attuale capo del governo con l’immancabile uscita “non possiamo non ascoltare il grido di dolore che si leva dal popolo ucraino” e via cretinando.

Immanuel Wallerstein giustamente ricorda che gli Usa si danno da fare per scongiurare l’asse Parigi-Berlino-Mosca e quindi il costituirsi di un polo autonomo europeo. Meno persuasivo, a mio modesto parere, quando dice che gli Usa guardino al Pacifico, per giungere perfino a costituire un polo con la Cina. Tutto opinabile.

L’Ucraina. Occorreva approfittare della questione se accettare o meno l’accordo di libero scambio con l’Europa (naturalmente a svantaggio dell’Ucraina). Piazza Maidan non vedeva solo in azione i vari partiti filoccidentali di Klitschko e della Timoshenko, ma anche la massiccia presenza dell’estrema destra di Svoboda (che si rifà al collaborazionista dei nazisti Stepan Bandera) e del Settore Destro, ben armati e inquadrati a controllare la piazza. La tattica è sempre quella: la piazza è non-violenta e “democratica”, le forze governative violente e repressive. Cecchini ben addestrati e infiltrati colpiscono dimostranti e forze di polizia. Nel caos si guadagna sempre. Il risultato è il governo autoproclamato con gli “americani” Turchinov e Yatseniuk (ampiamente fotografati con la plenipotenziaria Usa per l’Europa e l’Eurasia neocon Victoria Nuland, la quale graziosamente chiama il suo protetto autoproclamato primo ministro “Yatsi”) e con il neo procuratore generale Mahnitsky di Svoboda alla sua testa.

La Russia di Putin, nella nuova versione della guerra fredda, gioca le sue carte e vedremo come va a finire. La secessione di Crimea e dell’Ucraina orientale filorussa è il risultato, come paventavano analisti realisti italiani, per niente prorussi, come Sergio Romano e Fabio Mini. Quest’ultimo, a suo tempo, comandante delle truppe italiane in Kosovo. E a proposito di Kosovo, ricordiamo la madre di tutte le nefandezze, la guerra dei Balcani del 1999 e l’allora, benedetta dall’Occidente, secessione del Kosovo. Infine è intervenuto il sinistro e realista Kissinger, dicendo apertamente che se si agisce così sotto casa della Russia, anche con il voler mettere basi Nato non solo in Polonia e Lituania, ma anche in Ucraina, il minimo che ci si può attendere è la violenta reazione della Russia.

In Venezuela, la partita è altrettanto importante. Per mezzo delle solite Ong Usa, soprattutto la Ned, si fanno arrivare tanti soldi alla opposizione. Oggi a Leopoldo Lopez. Sempre la feroce oligarchia venezuelana, ancor più rabbiosa perché, malgrado la scomparsa dell’arciodiato meticcio Hugo Chavez, il chavismo resiste e anzi viene legittimato dalle elezioni presidenziali dell’aprile scorso e dalle recenti elezioni amministrative. Dimostrazioni di giovani delle classi medie cittadine, amplificate a dismisura dai media occidentali, vengono indirizzate e anche qui agiscono cecchini professionisti che debbono colpire poliziotti e dimostranti per creare caos. I media occidentali, zelanti sempre, a diffondere, per esempio, la foto della giovane modella colpita e portata in moto in ospedale per poi scoprire che a ucciderla è una pallottola di arma non in dotazione alla polizia. E così è avvenuto per altri morti in questi giorni.

Per chiudere questa nota. A piazza Majdan si è fatto vedere immancabilmente Bernard Henry Levy, detto Bhl, per la rapidità con cui si muove e porta a destinazione la sua persona. È ridicola la foto che lo ritrae in posa sulle barricate, con tanto di fotografi e di scorta di chi controlla la piazza. Questo ineffabile trombone postsessantotino, o sedicente tale, sedicente allievo di Jean Paul Sartre. Di quel filone comunque parolaio, modernizzatore e “democratico”, filone, ahinoi, molto presente e prolifico, che dal Sessantotto è scaturito.

Di chi si sente autorizzato a parlare sempre e comunque, facendo professione, continuamente, sempre, di anticomunismo e di antimarxismo, ma “democratico”, anzi in odore di essere “di sinistra”, che usa l’accusa di antisemitismo come fosse una clava, come intimidazione, a ogni pie’ sospinto, gratuitamente, contro chi non la pensa come lui. Ebbene, ha detto, dopo la visita a Maidan, “una piazza democratica senza ombra di dubbio”. Alla faccia dei trucidi nazistoni di Svoboda e di Settore Destro, le cui manifestazioni di xenofobia e di antisemitismo sono universalmente note e palesi.

Per concludere veramente. La controinformazione è un pezzo importante di questa partita. Essendo la formazione del giudizio critico, del pensiero autonomo, un problema, anche a sinistra. Ho sentito personalmente esponenti di sinistra alternativa (non moderata, “democratica”, di cui sopra) accusare Chavez di antisemitismo a causa della sua sacrosanta condanna di Israele e del suo adoperarsi nel creare l’alleanza-cartello in funzione antimperialistica, a mo’ di novella Opec, dei paesi produttori di petrolio, incluso quindi l’Iran.

Molta controinformazione è prodotta all’estero. Cito solo quelli che ho consultato in internet e nella newsletter regolarmente inviatami: Other News (in inglese e in spagnolo), InvestigAction del belga Michel Collon, Carta Maior del Brasile. Ma molti altri esistono. In Italia soffriamo ancora dei retaggi storici del provincialismo. Ma anche della subordinazione atlantica.

Questa nota è dedicata a Hugo Chavez Frias, leader venuto dal popolo e in profonda sintonia con il sentire popolare. Catalizzatore impressionante delle migliori energie popolari venezuelane, dei giovani e delle giovani in primo luogo. A un anno dalla sua prematura scomparsa.

Milano, 13 marzo 2014

Sanità lombarda, basta commemorazioni ma fatti

Fonte: Medicina Democratica https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=12868

22 febbraio 2022

Basta commemorazioni, adesso i fatti per garantire la salute per tutti! Centinaia di persone da tutta la Lombardia, sotto il Palazzo della Regione alla casseruolata contro il disastro annunciato del sistema sanitario, confermato dalla cosiddetta riforma Moratti Fontana, che va cambiata dalle fondamenta.

Milano 21 febbraio 2022.

“ Se la Lombardia fosse una nazione, sarebbe all’ottavo posto al mondo con oltre 380 morti per Covid ogni 100.000 abitanti, per un totale ad oggi di 38.315 morti: un triste primato che la mette al primo posto assoluto in Italia per numero di morti e per percentuale sul totale della popolazione!”

Numeri che fanno male come un pugno allo stomaco, quelli dati da Vittorio Agnoletto, medico e docente di Globalizzazione e Politiche della Salute all’Università di Milano, nel corso della casseruolata, di oggi pomeriggio, sotto la Regione, lato via Galvani, indetta dal Coordinamento lombardo per il diritto alla salute Campagna Dico 32. 

Numeri che sono la conseguenza diretta del progressivo “spolpamento” del servizio pubblico, che lo ha reso incapace di fronteggiare il disastro della pandemia e che rischia solo di peggiorare con la riforma sanitaria Moratti Fontana, messa in discussione persino dalla Ragioneria dello Stato!

In centinaia sono arrivati da diverse parti della Lombardia, in rappresentanza di oltre 50 associazioni aderentie delle forze di opposizione in Consiglio Regionale. Una ventina gli interventi che si sono succeduti, accompagnati dal frastuono di pentole e casseruole e dalla musica della Banda degli Ottoni a Scoppio.

“A due anni dal paziente uno non c’è proprio nulla da commemorare né cerimonie da celebrare, se non piangere i nostri morti e chiedere giustizia – ha detto Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica a nome Coordinamento lombardo per il diritto alla salute Campagna Dico 32- Oggi sono necessari fatti e interventi urgenti perché c’è un malato grave da curare, e cioè la sanità lombarda, che è e rimane il vero paziente zero.

Abbiamo richiesto al Ministro Speranza con una lettera e con una petizione (quasi 30.000 firme) di intervenire in modo significativo sulla legge 22/2021, la cosiddetta riforma della sanità targata Moratti Fontana. La risposta è stata deludente e contraddittoria, perché limitata agli aspetti “strutturali” del servizio sanitario regionale mentre i temi principali riguardano l’estesa privatizzazione e l’ospedalocentrismo, su cui la stessa Ragioneria dello Stato ha espresso forti perplessità. Contiamo che l’opposizione in Consiglio sappia farsi valere: le associazioni contrasteranno ulteriori derive nei territori”.

“Il presidente Fontana e l’assessore Moratti – ha sottolineato Andrea Barbato, presidente Forum Diritto alla Salute- girano per la Lombardia a inaugurare case di comunità che sono poco più di poliambulatori preesistenti o rimessi a nuovo, a cui hanno cambiato la targa all’entrata. Calati dall’alto, senza confronto con gli enti locali, rischiano di essere nulla di più che uffici di smistamento delle richieste di prestazioni, peraltro con la esplicita possibilità di gestione da parte dei privati.” 

Per info. Carmìna Conte cell. 393 137 7616.