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Le tecniche del colpo di stato “democratico”. Ancora Occidente contro Oriente e contro Sud

23 Febbraio 2022

Care, cari, in attesa di scrivere un articolo dedicato ai recenti sviluppi sulla geopolitica in generale, con particolare attenzione a quell’area dell’Europa orientale, vi invio un articolo scritto nel marzo 2014. Subito dopo il colpo di stato “democratico” di piazza Maidan a Kiev.

Pensando di fare cosa utile, come prima parte del ragionamento che si cercherà di fare nel prossimo articolo.

In mezzo a una impressionante manipolazione massmediatica. Mass media, tv, giornali, rete ecc. inquadrati, allineati, guerrafondai al pari di Usa e Nato. Mass media soprattutto di “centrosinistra”. Il “cretinismo democratico” dispiegato, completo.

Manipolazione che si dispiega da dicembre 2021, dagli Usa all’Europa, alla serva Italia.

Per “rifarci i fondamentali”. Come premessa di un pensiero critico sempre necessario.
Allora citavo il sinistro realista Henri Kissinger. Prossimamente citerò le parole dell’ammiraglio tedesco Achim Kay Schönbach. Prontamente fatto dimettere dalla guerrafondaia ministra della difesa tedesca Christine Lambrecht, socialdemocratica.

In questo articolo consideravo anche le manovre Usa per realizzare il colpo di stato “democratico” in Venezuela.

Alcuni, alcune di voi avevano letto a suo tempo. Ma oggi lo ripropongo come promemoria. “Repetita iuvant” ecc.

Un abbraccio.

Giorgio Riolo

Articolo———————————————————————————————————————————–

L’egemonia Usa nel mondo agisce in un contesto molto cambiato dai tempi della guerra fredda, del mondo bipolare (o tripolare, se consideriamo anche i movimenti di liberazione e i paesi non-allineati). Oggi non è assoluta e indiscussa. Nuovi attori e nuovi competitori si sono affacciati. Tuttavia gli Usa giocano le loro carte per mantenere questa egemonia, repubblicani e democratici al governo, non importa.

Le guerre umanitarie e l’esportazione della democrazia sono i mezzi, i veicoli preferiti in questa fase per mantenere un ordine mondiale a loro favorevole, economicamente e geostrategicamente. Per esempio, il contesto attuale e i cambiamenti dei rapporti di forza in America Latina non consentono un bel colpo di stato, brutale e sanguinoso, come si faceva nei bei tempi andati, come in Cile nel 1973. In Venezuela, contro Chavez e la rivoluzione bolivariana, gli Usa ci tentano in vari modi. Nell’aprile 2002 tentarono sempre con i loro scherani interni, “oppositori democratici”, ma troppo palese fu l’ingerenza. Ora in America Latina esistono alleanze regionali importanti antiegemonia Usa e i giochi si complicano.

Oggi la strategia obbligata è quella del colpo di stato “democratico”, la cui fenomenologia è varia e i cui attori variano, ma possiamo individuare alcune costanti. Si tratta di favorire, alimentare, foraggiare con milionate di dollari, addestrare, attraverso varie Ong (di preferenza Usaid e soprattutto Ned, nata nel 1983 per volere di Reagan  e controllata dal Congresso, quindi da democratici e repubblicani assieme e con l’apporto del sindacato Usa Afl-Cio), dei “movimenti” locali, spontanei anche, per definizione “democratici” e indirizzarli verso il fine voluto, rovesciando i governi a loro invisi, anche democraticamente eletti.

Per esempio, Yanukovich in Ucraina, a suo tempo eletto nel 2010 (con tanto di dichiarazione di Soares dell’Osce “impressionante manifestazione di democrazia”). Questo è avvenuto in Serbia, in Georgia, in Ucraina con la cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004, nata e costruita per evitare il secondo turno delle elezioni che avrebbe vinte Yanukovitch, in Kirghisistan, prima alleate della Russia. Va da sé, per creare un cordone attorno alla Russia, dal punto di vista geostrategico, con tanto di presenza della Nato, e per giocare la partita sul gas e sul petrolio e sugli oleodotti-gasdotti, dal punto di vista economico.

Questa descrizione naturalmente prescinde dalla presentabilità o meno dei governi o dei despoti o degli oligarchi al potere che si rovesciano. Ladrone di stato Yanukovich, ma ladronissima e oligarca la signora del gas con la treccia a mo’ di santarellina Timoscenko. Non si tratta di questo. Si tratta solo di smascherare l’immane ipocrisia di questa dinamica.

Il buon samaritano del mondo agisce sempre per “la salvaguardia democratica e per l’aiuto umanitario alla popolazione”. Con tanto di apporto dei media occidentali (fondamentali, attori indispensabili della manipolazione delle coscienze), di uso sapiente di tecnologie sociali e comunicative (Facebook e Twitter in primo luogo, alla faccia degli esaltatori di questi “social network” a sinistra). Come truppe ausiliare, come indispensabile apporto c’è anche l’immane cretinismo “democratico”, del political correct del centrosinistra, di varia natura e storia, in Occidente. In Italia, in modo esemplare con tanto di giornalisti e di giornaliste in quota centrosinistra (soprattutto giornaliste), sempre “democratiche”, infervorate, “sul campo”, zelanti come poche. Ricordiamo, per completare, il nostro attuale capo del governo con l’immancabile uscita “non possiamo non ascoltare il grido di dolore che si leva dal popolo ucraino” e via cretinando.

Immanuel Wallerstein giustamente ricorda che gli Usa si danno da fare per scongiurare l’asse Parigi-Berlino-Mosca e quindi il costituirsi di un polo autonomo europeo. Meno persuasivo, a mio modesto parere, quando dice che gli Usa guardino al Pacifico, per giungere perfino a costituire un polo con la Cina. Tutto opinabile.

L’Ucraina. Occorreva approfittare della questione se accettare o meno l’accordo di libero scambio con l’Europa (naturalmente a svantaggio dell’Ucraina). Piazza Maidan non vedeva solo in azione i vari partiti filoccidentali di Klitschko e della Timoshenko, ma anche la massiccia presenza dell’estrema destra di Svoboda (che si rifà al collaborazionista dei nazisti Stepan Bandera) e del Settore Destro, ben armati e inquadrati a controllare la piazza. La tattica è sempre quella: la piazza è non-violenta e “democratica”, le forze governative violente e repressive. Cecchini ben addestrati e infiltrati colpiscono dimostranti e forze di polizia. Nel caos si guadagna sempre. Il risultato è il governo autoproclamato con gli “americani” Turchinov e Yatseniuk (ampiamente fotografati con la plenipotenziaria Usa per l’Europa e l’Eurasia neocon Victoria Nuland, la quale graziosamente chiama il suo protetto autoproclamato primo ministro “Yatsi”) e con il neo procuratore generale Mahnitsky di Svoboda alla sua testa.

La Russia di Putin, nella nuova versione della guerra fredda, gioca le sue carte e vedremo come va a finire. La secessione di Crimea e dell’Ucraina orientale filorussa è il risultato, come paventavano analisti realisti italiani, per niente prorussi, come Sergio Romano e Fabio Mini. Quest’ultimo, a suo tempo, comandante delle truppe italiane in Kosovo. E a proposito di Kosovo, ricordiamo la madre di tutte le nefandezze, la guerra dei Balcani del 1999 e l’allora, benedetta dall’Occidente, secessione del Kosovo. Infine è intervenuto il sinistro e realista Kissinger, dicendo apertamente che se si agisce così sotto casa della Russia, anche con il voler mettere basi Nato non solo in Polonia e Lituania, ma anche in Ucraina, il minimo che ci si può attendere è la violenta reazione della Russia.

In Venezuela, la partita è altrettanto importante. Per mezzo delle solite Ong Usa, soprattutto la Ned, si fanno arrivare tanti soldi alla opposizione. Oggi a Leopoldo Lopez. Sempre la feroce oligarchia venezuelana, ancor più rabbiosa perché, malgrado la scomparsa dell’arciodiato meticcio Hugo Chavez, il chavismo resiste e anzi viene legittimato dalle elezioni presidenziali dell’aprile scorso e dalle recenti elezioni amministrative. Dimostrazioni di giovani delle classi medie cittadine, amplificate a dismisura dai media occidentali, vengono indirizzate e anche qui agiscono cecchini professionisti che debbono colpire poliziotti e dimostranti per creare caos. I media occidentali, zelanti sempre, a diffondere, per esempio, la foto della giovane modella colpita e portata in moto in ospedale per poi scoprire che a ucciderla è una pallottola di arma non in dotazione alla polizia. E così è avvenuto per altri morti in questi giorni.

Per chiudere questa nota. A piazza Majdan si è fatto vedere immancabilmente Bernard Henry Levy, detto Bhl, per la rapidità con cui si muove e porta a destinazione la sua persona. È ridicola la foto che lo ritrae in posa sulle barricate, con tanto di fotografi e di scorta di chi controlla la piazza. Questo ineffabile trombone postsessantotino, o sedicente tale, sedicente allievo di Jean Paul Sartre. Di quel filone comunque parolaio, modernizzatore e “democratico”, filone, ahinoi, molto presente e prolifico, che dal Sessantotto è scaturito.

Di chi si sente autorizzato a parlare sempre e comunque, facendo professione, continuamente, sempre, di anticomunismo e di antimarxismo, ma “democratico”, anzi in odore di essere “di sinistra”, che usa l’accusa di antisemitismo come fosse una clava, come intimidazione, a ogni pie’ sospinto, gratuitamente, contro chi non la pensa come lui. Ebbene, ha detto, dopo la visita a Maidan, “una piazza democratica senza ombra di dubbio”. Alla faccia dei trucidi nazistoni di Svoboda e di Settore Destro, le cui manifestazioni di xenofobia e di antisemitismo sono universalmente note e palesi.

Per concludere veramente. La controinformazione è un pezzo importante di questa partita. Essendo la formazione del giudizio critico, del pensiero autonomo, un problema, anche a sinistra. Ho sentito personalmente esponenti di sinistra alternativa (non moderata, “democratica”, di cui sopra) accusare Chavez di antisemitismo a causa della sua sacrosanta condanna di Israele e del suo adoperarsi nel creare l’alleanza-cartello in funzione antimperialistica, a mo’ di novella Opec, dei paesi produttori di petrolio, incluso quindi l’Iran.

Molta controinformazione è prodotta all’estero. Cito solo quelli che ho consultato in internet e nella newsletter regolarmente inviatami: Other News (in inglese e in spagnolo), InvestigAction del belga Michel Collon, Carta Maior del Brasile. Ma molti altri esistono. In Italia soffriamo ancora dei retaggi storici del provincialismo. Ma anche della subordinazione atlantica.

Questa nota è dedicata a Hugo Chavez Frias, leader venuto dal popolo e in profonda sintonia con il sentire popolare. Catalizzatore impressionante delle migliori energie popolari venezuelane, dei giovani e delle giovani in primo luogo. A un anno dalla sua prematura scomparsa.

Milano, 13 marzo 2014

Sanità lombarda, basta commemorazioni ma fatti

Fonte: Medicina Democratica https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=12868

22 febbraio 2022

Basta commemorazioni, adesso i fatti per garantire la salute per tutti! Centinaia di persone da tutta la Lombardia, sotto il Palazzo della Regione alla casseruolata contro il disastro annunciato del sistema sanitario, confermato dalla cosiddetta riforma Moratti Fontana, che va cambiata dalle fondamenta.

Milano 21 febbraio 2022.

“ Se la Lombardia fosse una nazione, sarebbe all’ottavo posto al mondo con oltre 380 morti per Covid ogni 100.000 abitanti, per un totale ad oggi di 38.315 morti: un triste primato che la mette al primo posto assoluto in Italia per numero di morti e per percentuale sul totale della popolazione!”

Numeri che fanno male come un pugno allo stomaco, quelli dati da Vittorio Agnoletto, medico e docente di Globalizzazione e Politiche della Salute all’Università di Milano, nel corso della casseruolata, di oggi pomeriggio, sotto la Regione, lato via Galvani, indetta dal Coordinamento lombardo per il diritto alla salute Campagna Dico 32. 

Numeri che sono la conseguenza diretta del progressivo “spolpamento” del servizio pubblico, che lo ha reso incapace di fronteggiare il disastro della pandemia e che rischia solo di peggiorare con la riforma sanitaria Moratti Fontana, messa in discussione persino dalla Ragioneria dello Stato!

In centinaia sono arrivati da diverse parti della Lombardia, in rappresentanza di oltre 50 associazioni aderentie delle forze di opposizione in Consiglio Regionale. Una ventina gli interventi che si sono succeduti, accompagnati dal frastuono di pentole e casseruole e dalla musica della Banda degli Ottoni a Scoppio.

“A due anni dal paziente uno non c’è proprio nulla da commemorare né cerimonie da celebrare, se non piangere i nostri morti e chiedere giustizia – ha detto Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica a nome Coordinamento lombardo per il diritto alla salute Campagna Dico 32- Oggi sono necessari fatti e interventi urgenti perché c’è un malato grave da curare, e cioè la sanità lombarda, che è e rimane il vero paziente zero.

Abbiamo richiesto al Ministro Speranza con una lettera e con una petizione (quasi 30.000 firme) di intervenire in modo significativo sulla legge 22/2021, la cosiddetta riforma della sanità targata Moratti Fontana. La risposta è stata deludente e contraddittoria, perché limitata agli aspetti “strutturali” del servizio sanitario regionale mentre i temi principali riguardano l’estesa privatizzazione e l’ospedalocentrismo, su cui la stessa Ragioneria dello Stato ha espresso forti perplessità. Contiamo che l’opposizione in Consiglio sappia farsi valere: le associazioni contrasteranno ulteriori derive nei territori”.

“Il presidente Fontana e l’assessore Moratti – ha sottolineato Andrea Barbato, presidente Forum Diritto alla Salute- girano per la Lombardia a inaugurare case di comunità che sono poco più di poliambulatori preesistenti o rimessi a nuovo, a cui hanno cambiato la targa all’entrata. Calati dall’alto, senza confronto con gli enti locali, rischiano di essere nulla di più che uffici di smistamento delle richieste di prestazioni, peraltro con la esplicita possibilità di gestione da parte dei privati.” 

Per info. Carmìna Conte cell. 393 137 7616. 

Raccolta firme contro il caro bollette al mercato di Vigevano. Soddisfazione e ringraziamenti a chi ha firmato

21 Febbraio 2022

Sabato 19/02/2022, al mattino, gli iscritti di Rifondazione Comunista di Vigevano hanno raccolto in poche ore, al mercato, quasi 100 firme contro il caro bollette di luce e gas. Le firme saranno inviate al Governo per chiedere che riduca i profitti delle aziende erogatrici, come hanno fatto quelli di Spagna e di Francia, e che diminuisca le tariffe ormai insostenibili dati gli attuali redditi dei ceti popolari.

Si tratta una “stangata” delle aziende erogatrici che colpisce duramente i già magri redditi di pensionati, precari, disoccupati, lavoratrici e lavoratori che percepiscono stipendi tra i più bassi in Europa.

Abbiamo constatato la cruda realtà di una parte, sempre più consistente, di società civile che si impoverisce, che fatica a raggiungere la fine del mese, che vive anche sotto la soglia di povertà. C’è un diffuso malcontento nei confronti delle classi dirigenti, per le politiche antipopolari attuate dai governi precedenti e da quello attuale. C’è molto disincanto per le chiacchiere del governo Draghi perché i provvedimenti adottati finora favoriscono solo la finanza, la Confindustria, i possessori di grandi capitali, a scapito dei ceti popolari. Le dichiarazioni rassicuranti diffuse a vuoto con ripetute conferenze stampa esasperano gli animi di chi non è più in grado di assicurarsi un futuro economico sereno e tranquillo e si avvicina inesorabilmente alla soglia di povertà.

Avvertiamo un pericolo per la democrazia perché se non c’è un sindacato di classe, se non c’è una sinistra vera pronta a intercettare questo malessere e a indirizzarlo verso forme di lotta collettive, si rischia che siano le destre ad approfittarne facendo leva sul razzismo, sull’egoismo, incrementando la guerra tra poveri.

I soldi ci sono, basta colpire gli evasori fiscali, ridurre le spese militari, bloccare le grandi opere devastanti e inutili -come il TAV in Piemonte, che succhia miliardi alla Stato per finanziare i soliti noti potentati legati ad organizzazioni criminali-, promuovere grandi interventi pubblici per mettere in sicurezza il territorio e le strutture pubbliche, curare il dissesto idrogeologico, cessare il consumo di energie fossili e non ecologiche, privilegiare e scegliere fonti energetiche rinnovabili per salvaguardare il Pianeta dai disastrosi cambiamenti climatici in corso.

La mobilitazione deve continuare con tutte le forme di lotta democratiche, proteste, manifestazioni, scioperi nei luoghi di lavoro e nella società. Basta con rapine sui redditi bassi. Creiamo con la lotta il cambiamento del modello di sviluppo economico e sociale. Basta con governi che rubano ai poveri per dare ai ricchi.

Ci sentiamo in dovere di ringraziare tutti coloro che hanno generosamente firmato le nostre petizioni, pur sapendo che i tempi del cambiamento non sono immediati ma che vanno costruiti. Solo una nuova coscienza diffusa e il protagonismo dei ceti popolari colpiti e delle nuove generazioni può garantirne uno sbocco positivo. Siamo comunque molto soddisfatti del primo risultato ottenuto anche qui a livello locale.

Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

Per una sinistra radicalmente non compatibile

17 Febbraio 2022

Conferenza stampa.

Stefano Galieni*

Anche la sinistra non compatibile radicalmente con le politiche governative, ha trovato da oggi modo di strutturarsi in parlamento. Annunciato in Aula lunedì 7 febbraio, il nascente gruppo si è presentato mercoledì 16 in conferenza stampa. La scelta di quattro deputate, uscite dal M5S molto tempo fa e approdate al gruppo misto, di costituirsi in componente, rappresenta una vera novità politica. L’esordio è stato immediato.

La settimana scorsa, di fronte al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, venuta a riferire in aula, la portavoce del gruppo, Simona Suriano, a nome anche delle altre, ha duramente pronunciato un j’accuse verso la responsabile del governo, in merito alla repressione attuata in numerose piazze italiane, contro gli studenti che manifestavano dopo la morte di un loro coetaneo ucciso dallo sfruttamento imposto con l’alternanza scuola – lavoro. Il gruppo delle 4 parlamentari ha scelto di chiamarsi ManifestA, un invito tanto ad esprimersi, a riappropriarsi dei territori rimasti vuoti della democrazia e della partecipazione, quanto ad evidenziarne il carattere ad oggi totalmente femminile della composizione.

Nasce in opposizione al governo Draghi e intende essere il punto di partenza “di un dialogo aperto con tutte le realtà che si definiscono di sinistra e che catalizzano istanze sinora ignorate dalle forze in parlamento”, affermano. Non si tratta di una scelta maturata in pochi giorni.

Da quasi un anno le parlamentari collaborano con Potere al Popolo e col Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ( che saranno sostenitori attivi del gruppo). Lo fanno sui temi del lavoro, dei diritti di tutti, a partire da chi, in quanto immigrato, è più soggetto a violazioni, del contrasto a scelte politiche nazionali e internazionali – si sono opposte alla proroga ad esempio del finanziamento della cosiddetta Guardia costiera libica – ma tale collaborazione, spesso tradottasi in disponibilità immediata a condividere vertenze, interpellanze e interrogazioni non era sufficiente.

Le parlamentari, oltre a Simona Suriano sono: Silvia Benedetti, Yana Chiara Ehm e Doriana Sarli, partendo dalla costatazione che questo è un periodo di grave sofferenza per le categorie più fragili, hanno scelto di rendere più organica e pubblica la collaborazione con PaP e Prc, individuandole come tra le forze che con maggior vigore non hanno abbandonato le lotte per rivendicar i diritti di chi ha, negli ultimi anni, sempre pagato il prezzo più alto di scelte politiche sbagliate e la cui voce, come quella delle forze politiche suddette, è stata ben poco rappresentata a livello istituzionale.  

C’è estrema chiarezza di fondo negli obiettivi: “promuovere e costruire una proposta politica concreta, che metta finalmente al centro il benessere sociale, l’ambiente, il pubblico e che dia vita a un modello di sviluppo che si contrapponga fermamente alle ricette neoliberiste, ai processi di privatizzazione, e al potere economico e politico dominante, che da tempo ignora l’interesse collettivo. Vogliamo realizzare uno spazio, autenticamente di sinistra e ambientalista, che provi a disegnare un percorso unitario e che possa avvicinare la politica ai bisogni reali delle cittadine e dei cittadini” si afferma nel testo con cui si sono presentate pubblicamente.

L’invito che rivolgono è quello di alzare la testa, reagire rivendicando i propri diritti e partecipando attivamente alla costruzione di un modello di società più equo e giusto. E non si tratta di lodevoli quanto generiche buone intenzioni, parlano di redistribuzione della ricchezza attraverso la tassazione dei grandi patrimoni e una reale progressività delle imposte, di diritti delle lavoratrici e dei lavoratori oggi poco tutelati che debbono riacquisire potere; reclamano il fatto che l’intervento pubblico nell’economia non deve più essere considerato un tabù.

La sinistra che vogliono rappresentare è quella capace di affrontare urgentemente con fatto concreti la crisi climatica e ambientale, che si impegni ad una attuazione della Costituzione ripudiando realmente la guerra, tagliando le spese militari, promuovendo il dialogo e la pace a tutti i livelli rimettendo in discussione anche il ruolo del Paese in ambito multilaterale. Una attenzione particolare – ed è estremamente positivo che la componente nasca come composta da donne – è connesso alla promozione di una reale uguaglianza di genere che combatta, anche su tale fronte ogni forma di discriminazione.

E finalmente una sinistra realmente antirazzista, non solo di fronte alle destre, che si pone l’obiettivo di affrontare in maniera complessiva i cambiamenti strutturali che avvengono nella società attraverso le migrazioni. Quello che un tempo veniva definito fatto sociale totale.

Come si accennava, le quattro parlamentari hanno già da tempo operato in tal senso, contrastando ad esempio l’esistenza dei Centri permanenti per il rimpatrio (CPR) vere e proprie strutture detentive per chi non ha commesso altro reato se non quello di esistere.  Intende restare “uno spazio aperto aperto a tutti coloro che intendano contribuire alla costruzione di un progetto collettivo, fermo nei valori e nei principi, per trovare soluzioni concrete, attraverso un processo di partecipazione dal basso” conclude il loro testo di presentazione. «Vorrei essere chiara – afferma Doriana Sarli – Noi non vogliamo capitanare un’organizzazione della sinistra o creare un nuovo progetto politico, magari per formare un partito.

Nasciamo per esserne parte, collettore, per dare realmente ascolto e fare da sponda parlamentare alle istanze delle fasce più deboli, di chi lavora e di chi è emarginato. Per questo abbiamo bisogno di operare con forze quali sono PaP e Rifondazione che hanno già una propria storia e che su queste direttrici hanno da sempre lavorato». Le fa eco Silvia Benedetti, che parte però da un’altra considerazione: «Noi possiamo dimostrare che si può ancora interloquire oltre il mondo dei social, ripartendo dal contatto umano. Stabilendo un rapporto diretto fra realtà anche diverse. Io parto dall’idea di Baumann secondo cui il vero confronto è fra chi non la pensa come te. Ovvio non al ribasso e senza rinunciare ad alcuni principi come quelli per cui ci siamo trovate come parlamentari, ma relazionandoci anche con esperienze diverse come sono quelle delle forze politiche che ci hanno mostrato vicinanza. Credo che sia necessario per far ridivenire vicina alle persone anche la nostra attività».

Marta Collot e Giuliano Granato, Coordinatori di Potere al Popolo, chiosano con nettezza: «Mentre le distanze tra paese reale e istituzioni aumentano di giorno in giorno, la nascita di ManifestA è un’ottima notizia perché può rappresentare un po’ di aria fresca all’interno di un’aula sorda ai bisogni della stragrande maggioranza della nostra gente». «La nascita della componente è un fatto positivo per noi di Rifondazione Comunista che proponiamo da tempo la convergenza di partiti e movimenti per costruire l’opposizione sociale e una proposta politica di sinistra e ambientalista alternativa a centrodestra e centrosinistra che sostengono il governo Draghi. – risponde Maurizio Acerbo, segretario del PRC-S.E.

Ringrazio le deputate che hanno proposto di creare uno spazio a disposizione di lotte e vertenze e di partiti come il nostro che si battono per l’attuazione della Costituzione, per la sanità e la scuola pubbliche per i diritti di chi lavora contro precariato e salari da fame, per la giustizia sociale e ambientale, per la pace». E aggiunge Elena Mazzoni, della segreteria nazionale di Rifondazione: «Io credo che questo sia lo spazio di iniziativa parlamentare a disposizione di chi davvero vuole operare per una società capace di cura e di futuro, ecologista, femminista, pacifista, partigiana e antirazzista»,

La critica forte al governo Draghi, che si dimostra capace, in nome della ripresa che avvantaggia solo le grandi imprese e le banche, di ampliare lo sblocco dei licenziamenti e di rendere ancora più fragili i soggetti che già lo erano, a cui si aggiungono coloro che lo sono divenuti con la pandemia è un altro dei tratti comuni della componente e delle forze politiche che la sostengono.

Le parlamentari sono già intervenute individualmente contro le delocalizzazioni ma la loro riflessione sul disagio non si ferma al presente. Parlano di come dalla crisi del 2008 l’Italia non sia di fatto mai uscita per rientrare nei parametri di Maastricht che hanno fermato i salari da 30 anni, che hanno portato a operare tagli inaccettabili alla sanità, allo smantellamento di quel poco di welfare che esisteva oggi in gran parte esternalizzato e reso precario. Tanti insomma i temi che ManifestA intende portare avanti e su cui vuole spendersi. Che non sia finalmente un bel giorno, atteso da tempo per la sinistra in Italia?

*Transform Italia

RIFONDAZIONE: BASTA MORTI! ABOLIRE L’ALTERNANZA SCUOLA – LAVORO, INNALZARE L’OBBLIGO SCOLASTICO

16 Febbraio 2022

Esprimiamo tutta la nostra rabbia di fronte alla tragica morte di Giuseppe Lenoci un giovanissimo apprendista, vittima di un incidente stradale con il furgone dell’azienda per la quale lavorava e faceva formazione, e sosteniamo con forza gli studenti di nuovo in lotta come per la morte di Lorenzo Parelli.

Una condizione, quella di Giuseppe e Lorenzo, diversa da quella dei coetanei che frequentano le scuole, diversa nel percorso di formazione ma non per il lavoro sempre più insicuro, con condizioni materiali e di insicurezza mortali.

Gli studenti, esprimendo al meglio gli antidoti ancora presenti nella scuola, concentrano giustamente le loro critiche sull’alternanza Scuola Lavoro e l’apprendistato, ovvero ciò che il Jobs Act e la Buona Scuola hanno contemporaneamente e congiuntamente prodotto: l’asservimento di Scuola e Formazione Professionale all’indiscusso primato dell’impresa e del mercato.La Formazione Professionale è sempre stata la Cenerentola dei sistemi di apprendimento, e non è sufficiente giustificarne il ruolo di argine all’abbandono di qualsiasi percorso da parte dei giovani.

È ora di rimettere in discussione la canalizzazione precoce, riprendendo il cammino che, in linea con l’articolo 3 della Costituzione, sessant’anni fa portò all’elevazione dell’obbligo scolastico alla terza media e alla soppressione dell’avviamento professionale. Obbligo scolastico che venne elevato a sedici anni, per un brevissimo periodo, dall’ultimo governo Prodi, per essere poi travolto da quello successivo con l’obbligo formativo, che poteva essere espletato anche nella Formazione Professionale e, dopo il Jobs Act, coperto in gran parte dall’apprendistato.

Elevare l’obbligo scolastico e abolire l’alternanza Scuola Lavoro è dunque urgente e maturo, con quest’obiettivo Rifondazione Comunista sarà in piazza con gli studenti.

Loredana Fraleoneresponsabile nazionale Scuola Università Ricerca

Antonello Pattaresponsabile nazionale lavoro

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Ucraina: mettere fine all’escaltion della guerra dialogando per la pace

13 Febbraio 2022

Nessuno che cerca di bloccare questa situazione creatasi in Ucraina, le notizie che arrivano da quelle parti non sono per niente buone, a minacce si risponde con altre minacce e nessuno retrocede per arrivare a un accordo.
Gli USA e la NATO, si sa, quando c’è da aizzare quella parte di mondo a loro contrari sono maestri e l’Italia, facente parte della Nato, gli obbedisce pur sapendo che potremmo subire conseguenze catastrofiche.
Noi di Rifondazione Comunista siamo da sempre contro tutte le guerre e ci auguriamo che qualcuno metta fine a questa escalation dialogando come giusto che sia.

Rifondazione Comunista Mortara e Vigevano

MORTARA: IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA ALL’UNANIMITÀ LA MOZIONE PRESENTATA DA GIUSEPPE ABBÀ CONSIGLIERE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DI “MORTARA BENE COMUNE”

11 Febbraio 2022

GIUSEPPE ABBA’

IL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA ha lanciato una campagna contro l’aumento notevole delle bollette di luce e gas, che si sta sviluppando in tutta Italia con banchetti, volantinaggi, conferenze stampa.

In questo quadro, dove siamo presenti nelle assemblee elettive, cerchiamo di presentare mozioni o ordini del giorno su questo problema.

A Mortara, dove ricopro il ruolo di consigliere comunale per il Partito della Rifondazione Comunista (all’opposizione della giunta leghista), ho presentato una mozione in merito che è stata votata all’unanimità.

La mozione contro l’aumento di luce e gas sarà inviata alla Prefettura di Pavia, alla Giunta regionale, al Presidente del Consiglio dei ministri.
MOZIONE CONTRO L’AUMENTO DELLE BOLLETTE DI LUCE E GAS.
Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista e di “Mortara bene comune”
VISTO l’enorme aumento delle bollette gas e luce (del 45 e del 55 per cento)
CONSIDERATA la grave ricaduta sui bilanci familiari, sulle attività commerciali e produttive con conseguente aumento dei prezzi.
CHIEDE che il Consiglio comunale discuta e voti la seguente
MOZIONE
Il Consiglio comunale di Mortara, facendosi interprete del disagio della popolazione, colpita da consistenti aumenti delle bollette di gas e luce, con ricadute a catena sull’aumento dei prezzi, anche sui beni di prima necessità, chiede al Governo i seguenti provvedimenti:
1) Tassare adeguatamente i profitti delle grandi aziende che distribuiscono e vendono il gas e l’energia elettrica.
2) Eliminare oneri di sistema obsoleti, dare finalmente un taglio alle accise, alle addizionali regionali e all’Iva, tasse pagate in prevalenza dai ceti popolari.

USA, RUSSIA, UCRAINA: Cosa sta accadendo?

9 febbraio 2022

Ne discutiamo con:

Alberto Negri, giornalista, inviato di guerra

Silvio Marconi, autore del libro “Donbass. I neri fili della memoria rimossa”

Eleonora Forenza, ex- parlamentare europea

Barbara Spinelli, giornalista, ex-parlamentare europea

Giovanni Savino, docente storia contemporanea (da Mosca)

Gregorio Piccin, responsabile pace Prc-Se

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se