Categoria: Comunicati stampa

Nella guerra delle sanzioni perdono lavoratori e famiglie

28 aprile 2022

Di Luciano Cerasa

Da quando è esplosa la crisi in Ucraina, anche i notiziari del servizio pubblici si sono trasformati in bollettini di una guerra virtuale, combattuta nella testa degli ascoltatori. L’obiettivo è arruolare l’opinione pubblica nell’esercito “del bene”, per convincerli a spendere in armi e svuotare i granai, ma da qualche giorno la narrazione nei notiziari locali è cambiata.

Il carovita, i costi dell’energia e delle materie prime alle stelle, il crollo della produzione hanno fatto irruzione nei palinsesti, sull’onda di una protesta sociale montante. Fabbriche ed esercizi commerciali chiudono e licenziano, decine di migliaia di vere e false partite Iva finiscono fuori anche dal mercato dei precari, intere mensilità spariscono nel calderone dell’inflazione. Con risvolti da commedia all’italiana. Un espediente che stanno adottando i grandi marchi per evitare di cambiare il prezzo sulle confezioni, ma raggirando così  i consumatori, è quello di diminuire la quantità del prodotto all’interno. Spendi lo stesso, ma mangi di meno.

L’ultimo serio contraccolpo sulla filiera dei prezzi è arrivato dal gas, dopo lo stop russo alle forniture a Polonia e Bulgaria, con un rincaro volato in una giornata al 16%. I Future ad Amsterdam sono saliti a 119,7 euro a megawattora.

Non è l’unica brutta notizia per l’Italia.

Il giorno prima Spagna e Portogallo hanno ottenuto il permesso di fissare un tetto al prezzo del gas, dimezzando la bolletta energetica. L’analoga richiesta di Draghi è stata invece negata finora dai soliti olandesi.

E sono pessime notizie, per esempio, per chi deve gestire gli altiforni  del polo della ceramica di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Da qui esce il 70% della produzione nazionale di sanitari. Una recente ricerca della Filctem-Cgil (il sindacato dei chimici e dei ceramisti) ha censito nell’area 47 imprese, medie, piccole e artigianali. Gli addetti totali, alla fine del 2021, erano 2.300, registrando un balzo in avanti di 80 unità, rispetto ai dodici mesi precedenti. Questo grazie all’aumento dell’export e all’introduzione dell’ecobonus, che hanno fatto aumentare la produzione e di conseguenza il fatturato. Poi sono cominciate ad arrivare bollette anche quintuplicate rispetto all’anno precedente e si è fatto di nuovo buio.

A pagare lo scotto di questa situazione economica saranno I lavoratori, denuncia il sindacato. Anche grazie al bonus 110%, gli ordini stavano riprendendo dopo la pandemia, ma la guerra ha bloccato tutto. Non solo non si assume, ma si inizia a ricorrere alla cassa integrazione.

In questi giorni c’è in ballo anche il rinnovo del contratto integrativo per i lavoratori della ceramica. Le parti sociali hanno come obiettivo quello di ridare consistenza all’accordo precedente, scaduto nel 2007 e rimasto poi congelato per la crisi che ha colpito il settore.

E per chiedere di riaprire i rubinetti, questa volta proprio del bonus 110%, sono scesi in piazza a Roma gli artigiani e le piccole imprese del settore edile, rimasti con i cantieri aperti e senza garanzie. Il governo è passato dalla “deregulation” dell’accesso ai crediti d’imposta – per finanziare un provvedimento che, tra mille e gravi difetti riparabili e non tutti suoi, stava comunque trainando la ripresa –  al boicottaggio. A finire in mezzo, come al solito, occupazione e reddito.

Anche i lavoratori della raffineria Isab di Priolo, a Siracusa temono di finire nel tritacarne della guerra delle sanzioni. Di proprietà della società russa Lukoil, la raffineria occupa mille persone, più altre 2500 nell’indotto. E’ la più grande raffineria italiana. In caso di embargo al greggio russo dovrebbe fermare le attività per mancanza di materia prima, con conseguenze gravi sulle forniture di carburante alla Sicilia. Da alcune settimane la Isab-Lukoil sta raffinando esclusivamente petrolio russo, perché il sistema creditizio ha chiuso i cordoni delle anticipazioni delle fatture, costringendo Lukoil a rivolgersi all’unico soggetto che gli fa credito.

Aria di fallimenti a catena anche nel distretto tessile di Prato, la capitale italiana del settore. A fare le spese dei rincari energetici, acuiti dalla crisi internazionale, sono soprattutto le aziende energivore, come finissaggi, imbozzimature, tintorie e rifinizioni, anelli fondamentali della filiera.

A queste condizioni le aziende del distretto, soprattutto quelle energivore, non possono reggere ancora per molto. Ad assorbire tutti i ricavi sono i rincari energetici per gas metano ed energia elettrica, costi triplicati in poco meno di due mesi.

Entro sei mesi, si rischia di perdere aziende fondamentali.

RIFONDAZIONE: 25 APRILE TUTTE E TUTTI IN PIAZZA CON L’ANPI PER LA PACE E IL DISARMO

23 Aprile 2022

La Festa della Liberazione dalla dittatura criminale nazifascista arriva quest’anno nel pieno di una situazione estremamente delicata.

Su un versante la guerra che sta distruggendo la vita di migliaia di persone e sull’altro la propaganda pro-guerra che i Partiti di governo, a partire da PD, compiono quotidianamente fomentando il folle invio di armi in Ucraina ed arrivando addirittura ad alzare la percentuale delle spese militari con l’obiettivo del 2 per cento d’investimenti in armi entro il 2024.

Noi, che siamo contro tutte le guerre, che siamo per la pace e per il disarmo abbiamo espresso molto chiaramente la nostra posizione che vede senza ombra di dubbi una ferma condanna a Putin ed all’invasione dell’Ucraina, ed una altrettanto ferma condanna all’espansionismo imperialista ad est della NATO – elemento destabilizzante che si rende complice delle guerre, alle infiltrazioni naziste all’interno dell’esercito ucraino, al mancato rispetto degli accordi di Minsk ed ovviamente all’invio di armi nei luoghi di conflitto ed all’aumento delle spese militari.

Siamo e saremo al fianco dell’#ANPI e del suo Presidente nazionale #Pagliarulo attaccati quotidianamente, in maniera squallida, dai “partiti con l’elmetto” e dall’informazione mainstream per via delle giuste posizioni su pace e disarmo espresse in queste settimane.

Non crediamo alle false narrazioni propagandistiche dei Partiti della guerra e per tutte queste ragioni saremo con l’ANPI e con il movimento per la pace in tutte le Piazza del 25 Aprile, nei territori e nella grande Piazza nazionale di Milano.

Rifondazione Comunista è contro Putin e contro la NATO.

Fuori la guerra dalla storia!

Noi vogliamo #pace e #disarmo.

Milano, 23/04/2022

Fabrizio Baggi, Segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea #Lombardia

Anpi Mortara: festa della liberazione

20 Aprile 2022

Invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei valori dell’antifascismo e della pace a partecipare alle iniziative che la sezione ANPI “Fratelli Capettini” di Mortara, insieme all’associazione culturale Il Villaggio di Esteban, ha organizzato per la Festa della Liberazione.

🏳️‍🌈✊🏻🚶‍♂️ Domenica 24 ore 21: ritrovo davanti alla chiesa della Madonna del Campo per una fiaccolata fino al cippo del partigiano Aspesi 🚶‍♂️🚩

Lunedì 25 ore 9: ritrovo al cimitero di Mortara per commemorare e porre dei fiori sulle tombe dei partigiani e degli antifascisti mortaresi uccisi durante la lotta contro il nazifascismo 🚩🎶🌭🗣 ore 10: presidio statico e gazebo in piazza del Municipio con musica, dibattito e cibo 🗣🌭🎶

Sarà possibile rinnovare o effettuare il tesseramento all’ANPI per chi non l’avesse ancora fatto.

Ci vediamo il 24 e 25 aprile!

ANPI MORTARA

L’Accento sulla A. Vogliamo Pace e Libertà .Concerto tematico dei CANTOSOCIALE

DOMENICA DALLE ORE 15:00 ALLE 16:40

Arci Terranova – Cesano Boscone

Buongiorno vi invitiamo ai nostri Concerti  per il 25 Aprile 2022
Domenica 24 Aprile 2022 ore 15 CESANO BOSCONE  MI   CIRCOLO ARCI  Terranova  Via Kuliscioff n 8ore 21 MELEGNANO  TEATRO LA CORTE DEI MIRACOLI . P.le delle Associazioni Entrata Libera per info Piero Carcano  3335740348  Cantosociale  
L’accento sulla A’
Ho scritto sui muri della città
 Vogliamo Pace e Libertà
Canzoni e Storie di Pace, Resistenza, Liberta’
Pensando ai 77 anni da quel 25 APRILE che ha portato la LIBERTA’ dal nazifascismo e la fine della GUERRA guardando ad oggi
nel concerto-tematico dei
C A N T O S O C I A L E
Partendo dai versi della filastrocca di Gianni Rodari, da quel libro degli errori dove il più grande sulla terra era e resta sempre: LA GUERRA drammaticamente anche oggi, i CANTOSOCIALE dopo i numerosi spettacoli appositamente realizzati sulla Resistenza e presentati negli anni nella nostra penisola, quest’anno in occasione del 25 Aprile propongono
: L’ACCENTO SULLA A , concerto-tematico con canti, musiche affiancate a monologhi brevi che raccontano storie (da fonti orali) legate tra loro dall’esigenza di narrare e testimoniare. La Storia raccontata e cantata dalla Gente, dalle trincee e i massacri  della prima guerra Mondiale alle decimazioni e fucilazioni dei disertori alle rappresaglie contro i ribelli
–partigiani che resistettero in vari modi al nazifascismo. A distanza di 77 anni da quel 1945 è importante far Memoria per ricordare GLI UOMINI  che hanno sofferto combattendo  per i valori che hanno lasciato in eredità alla nostra Repubblica  e alla sua Costituzione: Giustizia, Pace, Libertà. Questi temi saranno ricordati attraverso un percorso narrativo fatto di canti sociali storici , canzoni appositamente scritte, musiche e brevi ma intensi monologhi costruiti su testimonianze e racconti orali spesso frutto di ricerche del gruppo. Storie, voci e suoni che ci parlano di SOFFERENZE , del DRAMMA della GUERRA soprattutto della gente e dei modi diversi con cui si è “subita “ le GUERRE MONDIALI e la RESISTENZA messa in campo durante il, fascismo fino al 25 Aprile 1945 L’opposizione a quel clima culturale di odio, razzismo, guerra, vincendo quotidianamente la paura con coraggio, attraverso la disubbidienza civile a fianco all’eroismo della GUERRIGLIA PARTIGIANA. Un chiaro riferimento agli scenari di guerra di oggi e un doveroso tributo anche a chi resiste oggi come ieri e quindi anche all’epica dei nostri partigiani sulle montagne ma anche chi ha rischiato la vita facendo da collegamento e da sostegno logistico, nascondendoli e proteggendoli, anche quei semplici cittadini che con azioni quotidiane di resistenza per lo più culturale  si sono è opposti in vari modi al regime.  Il repertorio portante dello  spettacolo è costituito oltre che dai classici appositamente riarrangiati e musicalmente “rivitalizzati” come :La Canzone del Piave ( che viene “de-mitizzata”), Gorizia (tu sei maledetta ), Bella Ciao(anche in un’inedita versione con testo tratto da  “la madre del partigiano di Rodari),Fischia il vento, Dalle belle città, la Strehleriana “Ma mì”. Importante anche il recupero di brani simbolo, veri e propri inni delle diverse brigate partigiane, operanti sia nell’Oltrepò che nel piacentino; nell’alessandrino, in Val Sesia e d’Ossola e sull’Appenino ligure come “La Brigata Garibaldi”, “Quando saremo a Varzi” , Anche la poesia trova il giusto spazio nello spettacolo con suggestivi brani strumentali originali “costruiti” intorno ai versi

dei grandi poeti come Franco Fortini e non mancherà Beppe Fenoglio nel centenario dalla nascita con alcune letture da l “Partigiano Johnny” oltre che del grandissimo Gianni Rodari poeta e scrittore ; non solo per bambini ,autore della filastrocca che dà il titolo allo spettacolo; quell’”accento sulla A “dalla sua raccolta “la grammatica della fantasia” dove gli errori sono i mancati diritti, le guerre e non gli accenti e le virgole mancanti e di quel “PROMEMORIA, ci sono cose da fare..” mai dimenticato e riproposto ne “La luna bambina” in abbinamento ad un testo di P.P. Pasolini che ricorda il dramma degli sbarchi dei migranti .Anche la canzone d’autore è presente con “Partigiani Fratelli Maggiori” “Dieci milioni di uomini” frutto del lavoro compositivo dei Canta cronache primi tra tutti a reinventare e recuperare il repertorio della canzone di protesta e partigiana . Importanti anche le canzoni originali che il gruppo ha composto negli anni “Storia di Pozzol Groppo” sulla strage efferata di giovanissimi partigiani della brigata Cornaggia, ad opera dei repubblichini sanguinari della Sicherheits, avvenuta nella scuola del piccolo centro pavese sul crinale della Val Staffora e della Val Curone, senza dimenticare “Avevo soltanto vent’anni” sugli IMI i militari italiani internati in Germania “ Cefalonia” sulle ultime ore delle truppe italiane fucilate dai nazisti nell’omonima isola greca fino a “Dòn cuntra le guèra” sugli scioperi per la pace delle filandere nel 1917.e “Non Pretenderai” dedicato a Liliana Segre lettera canzone in risposta agli odiatori  e agli indifferenti dei nostri giorni
Il finale sarà un inedito e ’originale Inno di Mameli alias “Canto degli Italiani” sia per la musica , una versione quasi Hendrixiana, sia per il testo privato di ogni enfasi retorica restituito alla gente comune.
L’ACCENTO SULLA A è un “lavoro” non solo di rivalutazione di un repertorio dimenticato ma anche di vera e propria “ricostruzione” di canti poco o mai eseguiti di cui si sono perse le tracce ma tutt’ora vitali e capaci di far riflettere oltre i tempi e le mode, un’appassionante abbinamento dei versi scritti con musiche originali di atmosfera folk-rock blues comunque rispettoso della matrice popolare ed acustica.

i CANTOSOCIALE  sono :Carcano Piero : voce, percussioni, kazoo
Rota Gianni:chitarra acustica ed elettrica ,flauto, percussioni, voce
Buratti Davide contrabbasso. Basso elettrico, voce
Anzaldi Cristian : fisarmonica, chitarre elettriche e acustiche, voce…
Turcato Marcello sassofoni : soprano , tenore, alto.. percussioni , voce
Info FB.: CANTOSOCIALE Cell Piero 3335740348
pierocarcano3@gmail.com

25 APRILE, IERI COME OGGI

19 Aprile 2022

Non abbiamo mai creduto, né ricercato compatibilità politiche, siamo rimasti quei ragazzi cresciuti ed affascinati dall’eroismo dei partigiani,  portato sino al sacrificio della  vita per liberare la patria dal giogo nazi-fascista.

In questa  solenne ricorrenza non possiamo sopportare i meschini e vili attacchi all’ANPI e al suo presidente, reo di non uniformarsi al pensiero unico che dipinge  DRAGHI come salvatore della  Patria, Zelensky come eroe e la Russia come l’orco!

Troppo facile e scontato!  Siamo solidali con il popolo Ucraino e Russo che, vittime entrambi di loschi  interessi geopolitici,  combattono una stupida quanto inutile guerra, utile solo agli interessi personali di Putin e alle manie espansionistiche della NATO.

Non vediamo parallelismi tra la nostra Resistenza combattuta tra Italiani di diverse ideologie e posizioni e la guerra tra Ucraina e Russia.

Questa guerra tra due diversi stati, viziata dalle solite ingerenze esterne, che ben conosciamo, hanno seminato morte e distruzioni in tutto il mondo.

Usiamo la ricorrenza del 25 Aprile per fermare l’attacco reazionario travestito da falso pietismo che vuole riscrivere la Storia e i confini nell’intero mondo, ribadiamo  che la pace si costruisce sedendosi ad un tavolo e animati da veri sentimenti pacifisti iniziare una discussione che abbia come  finalità la soluzione dei contrasti e non la vendita di armi atte solo ad offendere.

Sostituiamo il pensiero unico guerrafondaio con vere azioni di pace che pongano al centro i veri valori come  la Democrazia, la Giustizia, la Solidarietà e la Pace.

Questi sono gli  insegnamenti che la nostra Resistenza ci ha tramandato e che dobbiamo riaffermare ogni qualvolta  sia necessario.

Per questo molti hanno dato la  vita e per questo noi oggi combattiamo, ribadire questi inalienabili valori è l’obiettivo di tutti coloro che credono veramente nella PACE e non la strumentalizzano per meri interessi personali.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

CAUSE E CONSEGUENZE DELLA GUERRA IN UCRAINA

14 Aprile 2022

Sabato 23 aprile 2022, a partire dalle ore 15, presso la sala San Martino Corso Garibaldi 69 Pavia, cercheremo di capire il perché di quello che sta succedendo in quella tormentata terra.

Da più di un mese assistiamo ad una guerra feroce tra la Russia e L’Ucraina, che tante sofferenze sta causando alla popolazione civile e tanta angoscia sta causando in tutta l’Europa, Russia compresa.

Come si è arrivati a questa situazione? Era possibile evitarla e soprattutto come risolverla? Sarà al centro della nostra discussione.

Soprattutto quali conseguenze questa guerra avrà sulle nostre economie? Quali conseguenze avrà sulle condizioni di vita e lavoro di milioni di cittadini Italiani e Europei?

Non ci sono dubbi che se lasciamo fare ai padroni del mondo, il rischio che ci trascinano in un conflitto ancora più ampio è molto alto, è necessario che si costruisca e si sviluppi nel nostro Paese una forte mobilitazione popolare per impedire un allargamento della guerra.

Occorre una forte mobilitazione per impedire che le conseguenze di tutto ciò non sia pagato dai ceti più deboli del nostro Paese.

Siamo ad una svolta storica in Europa e come ci insegnava Antonio Gramsci:

“Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.”

Costruiamo velocemente un mondo nuovo

RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA

Bollette e salari nascosti sotto il tappeto della propaganda di Draghi

13 Aprile 2022

L’economia di guerra travolge il potere d’acquisto e i bilanci di famiglie e imprese.

di Luciano Cerasa *

La propaganda di guerra sta nascondendo sotto il tappeto anche il crollo in termini reali dei salari e del potere d’acquisto delle famiglie.

Nei primi due mesi del 2022 in Italia i salari contrattuali sono aumentati dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2021,contro un’inflazione Istat schizzata a marzo al 6,7%. Ma il dato è ancora provvisorio e le proiezioni per aprile parlano dell’8%.

Le bollette per imprese e utenze domestiche si sono incrementate quest’anno del 93%, portando al 270% l’aumento cumulato sul dato del 2019. Le stime del Pil fissano al 2,6% la crescita attesa per il 2022, con una perdita di potere d’acquisto delle famiglie di un ulteriore 1,5%.

La nuova mannaia sul reddito di dipendenti, piccoli imprenditori e precari, si abbatte su una situazione già profondamente deteriorata  dall’economia del Covid. A fine 2021 erano già a rischio di povertà quasi 11 milioni gli italiani, tra i 4 milioni di disoccupati e i 6,7 milioni di occupati ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute. Oltre 1,6 milioni di soggetti in più rispetto a un’analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa di circa il 15%.

Per dare un quadro dello scenario drammatico che il governo Draghi sta totalmente ignorando e anzi peggiorando con le sue politiche interne e internazionali, Confesercenti ha condotto a marzo due sondaggi, con Ipsos sui consumatori e Swg sulle imprese. Ne è emerso che 9 italiani su 10, anticipando la stangata sulla bolletta, hanno iniziato a tagliare le spese comprimibili. Oltre due terzi (il 67%) riduce le consumazioni al ristorante, il 53% la spesa in abbigliamento. Il 47% le vacanze con 3 o più pernottamenti e una quota uguale di consumi culturali e di intrattenimento. Ma c’è anche un 23% che taglia la spesa alimentare e un 10% quella legata alla salute.

Negozi e pubblici esercizi hanno risentito fortemente sia dell’aumento dei costi fissi dovuto all’esplosione delle bollette che del mutato atteggiamento dei consumatori e a migliaia negli ultimi due anni, hanno abbassato definitivamente le saracinesche: il 73% delle attività superstiti intervistate, giudica insoddisfacente o molto insoddisfacente l’andamento delle vendite a marzo.

Un’indagine rapida del Centro Studi della Confindustria (CSC) stima un calo della produzione industriale italiana a marzo dell’1,5%, dopo il rimbalzo, statistico, di febbraio a +1,9%. Il rincaro del gas naturale registra tassi di variazione a 4 cifre (+1217% in media nel periodo del conflitto sul pre-Covid) e quello del Brent è a 3 cifre (+104%), “Indici di sentiment sull’attività imprenditoriale e di fiducia, in flessione a marzo, preannunciano rilevanti ripercussioni sull’effettiva capacità di tenuta delle imprese nei prossimi mesi” denunciano gli industriali.

Nel 1° trimestre 2022 il Centro Studi della Confindustria stima una diminuzione della produzione industriale di -2,9% rispetto al 4° trimestre del 2021. Gli ordini in volume diminuiscono a marzo di -0,8% su febbraio, quando erano scesi di -0,1% su gennaio. Dopo l’intensa caduta registrata a gennaio (-3,4%), il parziale recupero di febbraio è dovuto prevalentemente ad un effetto base di rimbalzo statistico.

La crisi viene da lontano. Il deflagrare del conflitto ha accentuato da fine febbraio l’effetto dei precedenti rincari delle materie prime e della scarsità di materiali dovuti in grande misura alla speculazione. Le difficoltà di approvvigionamento riguardano quasi 8 imprese su 10. A questo si aggiunge una sensibile diminuzione nei giudizi e nelle attese di produzione delle imprese manifatturiere, che prelude a ristrutturazioni e drastiche riduzioni dell’occupazione.

In un’indagine condotta presso le imprese associate a Confindustria emerge che il 16,4% delle imprese rispondenti ha già ridotto sensibilmente la produzione. Il peggioramento dell’indice di incertezza della politica economica, che per l’Italia è salito a 139,1 a marzo da 119,7 di febbraio (+38,4% rispetto al 4° trimestre del 2021), accresce i rischi di un pesante impatto sul tessuto produttivo italiano e di un significativo indebolimento dell’economia nella prima metà del 2022.

Lo stesso Ministero dell’Economia parla apertamente di recessione, pure rispetto al crollo del Pil di quasi il 9% già subito nel 2020 e dovuto al lockdown, nel caso si dovessero chiudere per una decisione politica i rubinetti del gas naturale russo per famiglie e imprese italiane.

Ma l’ordine è “vincere e vinceremo” e al peggio, nel piccolo mondo antico della globalizzazione capitalistica, non c’è mai fine.

* Giornalista economico

Grande risultato di Melenchon, lavoriamo anche in Italia per un’alternativa di sinistra

12 Aprile 2022

di Maurizio Acerbo* –

Ci complimentiamo con il compagno Jean-Luc Mélenchon per il risultato raggiunto nel primo turno delle elezioni presidenziali in Francia arrivando al terzo posto con una linea di sinistra alternativa ai neoliberisti, dai comuni fino al parlamento.
Si è schierato in queste settimane contro la guerra, contro la NATO e contro Putin. Ha costruito una proposta politica inclusiva, popolare, antiliberista e ecologista. Il programma della sua unione popolare era di sinistra vera e comprendeva l’età pensionabile a 60 anni, la riduzione per legge dell’orario di lavoro a 32 ore per 4 giorni alla settimana, patrimoniale e forte tassazione progressiva sulle grandi ricchezze, aumento del salario minimo, pensioni minime a 1400 euro, acqua come bene comune, rinazionalizzazione di servizi pubblici, energia, autostrade, trasporti.
Non a caso Melenchon ha scelto come slogan per la campagna “un altro mondo è possibile”, a testimoniare il filo rosso con il movimento altermondialista da Genova a Porto Alegre e la sinistra latinoamericana. La linea di Melenchon è simile a quella che proponiamo da anni in Italia al resto della sinistra e ai movimenti: netta rottura col Pd neoliberista e guerrafondaio, progetto unitario non identitario ma molto radicale. Il suo risultato ci incoraggia perché in Italia si è diffusa troppa rassegnazione sulla possibilità di costruire una proposta politica di sinistra radicale e non minoritaria. Lo spazio anche elettorale che oggi non c’è si può costruire se non si rinuncia a proporsi con le proprie idee e posizioni. Ricordiamo che Melenchon è sempre venuto a sostenere le liste che abbiamo promosso alle elezioni politiche dopo il 2008 e condividiamo il comune riferimento al gruppo la Sinistra a livello europeo. Quella di Melenchon non è una sinistra ornamentale che si accontenta di sopravvivere all’ombra di un PD sempre più a destra e guerrafondaio. Noi continuiamo a lavorare in questa direzione e per questo non abbiamo perseguito da anni una linea identitaria e autoreferenziale. Abbiamo pagato un forte prezzo in termini di visibilità per questa scelta ma è indispensabile.
Non ci interessa competere al chi è più comunista ma costruire un’alternativa. Il risultato francese conferma la necessità di superare le divisioni nella sinistra radicale che non sono un problema solo a casa nostra. Se non ci fosse stata la rottura qualche anno fa con il PCF – Parti Communiste Français – che comunque ha avuto una buona affermazione con il compagno Fabien Roussel – oggi Melenchon forse sarebbe in corsa per il ballottaggio.

È un buon segnale per tutta l’Europa che il complesso della sinistra radicale in Francia raccolga un quarto degli elettori. Si tratta di un risultato che ha radici nelle ondate di lotte sociali, negli scioperi generali a oltranza contro le riforme delle pensioni e del lavoro, nel movimento dei gilet gialli represso con inaudita violenza da Macron giustamente definito “il presidente dei ricchi”.

Noi di Rifondazione Comunista lavoriamo in Italia perché ci sia un movimento unitario popolare di alternativa ai Macron e Le Pen di casa nostra che, tra l’altro, votano tutti i giorni insieme in parlamento.

*segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

FINO A QUANDO CI RACCONTERANNO BUGIE? DOBBIAMO ALZARE LA TESTA!

10 Aprile 2022

Davanti alla tragica guerra in corso in Ucraina non vogliamo dividerci tra la conta dei morti e la ricerca delle responsabilità.

Questo macabro lavoro lo lasciamo fare a quella grande parte dei mezzi d’informazione nazionali che si è messa l’elmetto: noi come la maggior parte degli italiani siamo contro tutte le guerre e quindi anche contro questo conflitto, fomentato da alcuni, iniziato da altri e patito da tutti.

Con questa guerra stanno facendo passare sopra la testa della gente tante ingiustizie che altrimenti non avrebbero potuto giustificare.

Ci raccontano che luce e gas sono aumentati a causa della guerra. Ma questa è una bugia: sono aumentati per le speculazioni finanziarie di quei pochi che ne traggono profitto sulle spalle di molti. Intanto arrivano i salassi delle bollette di luce e gas… Ci chiediamo in che Paese ci vogliono fare vivere!

Il presidente del Consiglio Draghi provoca domandando “vogliamo il condizionatore acceso o la pace?”.

Misera propaganda che ricorda tristemente il mussoliniano “o burro o cannoni”, che purtroppo gli italiani hanno conosciuto bene.

I sindacati confederali davanti a tutto ciò balbettano, mentre la gente comune deve scegliere se mangiare, curarsi oppure continuare a pagare tasse spropositate a questo governo che, con l’adesione convinta di quasi tutto il Parlamento, decide l’aumento delle spese militari. E poi si riempiono la bocca della parola “pace”!

Intanto hanno messo mano alle aliquote delle pensioni, introducendo da aprile un meccanismo che guarda caso favorisce soltanto le pensioni medio-alte.

Noi siamo gli unici che seriamente si battono per l’abolizione dei privilegi delle tante “caste” italiane e dei vitalizi.

Si stanno restringendo gli spazi di democrazia (ultima in ordine di tempo la provocazione al sindacato conflittuale USB) e si cammina spediti verso un’economia di guerra, alimentata dalla voracità del mercato capitalista che non guarda in faccia a nessuno, ma soltanto agli interessi di pochissimi e dei produttori di armi.

Devono smettere di raccontarci bugie!

Noi dobbiamo alzare la testa!


Circolo di Vigevano “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista