Autore: Rino

Arresti e perquisizioni della polizia in casa di 25 lavoratori della Tnt. Solidarietà del Prc ai lavoratori portati in questura e ai compagni del SiCobas agli arresti domiciliari

Pubblicato il 10 mar 2021

 
Questa mattina 25 operai della Tnt sono stati portati in Questura questa dopo perquisizioni in casa e due coordinatori del SiCobas, Carlo ed Arafat, sono stati arrestati ai domiciliari con accuse di resistenza aggravata per gli straordinari scioperi alla Tnt di 13 giorni contro l’arroganza della FedEx che si conclusero con un accordo in Prefettura.

Un’operazione gravissima che suona come il biglietto da visita del nuovo governo schierato dalla parte della multinazionale TNT-FedEx contro i lavoratori responsabili di avere lottato, resistito ai tentativi repressivi per ben 13 giorni e aver così strappato un accordo favorevole.

E’ una vera e propria vendetta e il segnale della volontà di applicare fino in fondo le norme liberticide dei decreti Salvini – non aboliti da governo Conte 2 – contro tutti i lavoratori e le lavoratrici che  oseranno provare a difendere realmente i propri diritti.
L’accusa è infatti di “resistenza aggravata” riferita al fatto che i lavoratori non hanno ceduto al tentativo della polizia di sgomberare, anche con cariche violente che hanno provocato molti feriti, un picchetto.
E’ la prosecuzione, a poli unificati, di quelle politiche neoliberiste che per difendere la libertà incondizionata dei capitali e delle imprese da 30 anni attaccano i salari, i diritti e il potere contrattuale dei lavoratori, indifferenti alla devastazione sociale in cui si trova il paese.
Mentre apprendiamo che a Piacenza è in corso un presidio davanti alla questura, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai lavoratori, a Carlo e Arafat che si trovano agli arresti domiciliari.
No alla criminalizzazione delle lotte.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta responsabile nazionale lavoro

del Partito della Rifondazione Comunista

Brasile: annullati i processi contro Lula

Il giudice Edson Fachin della Corte Suprema brasiliana, ha annullato oggi tutti gli atti processuali di Lava Jato Curitiba contro l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva.

Fachin ha dichiarato l’incompetenza della giustizia federale del Paraná nei casi “triplex” di Guarujá, del sito di Atibaia e dell’Istituto Lula, mentre si moltiplicano le accuse di parzialità dell’ ex giudice Sergio Moro, oggi al soldo di una impresa statunitense incaricata di portare a termine le privatizzazioni in Brasile.

Cade la montatura giudiziaria contro Lula e oggi l’ex presidente è di nuovo eleggibile.

In termini giuridici, il 13° Tribunale di Curitiba non aveva la competenza come “giudice naturale”. I processi saranno comunque nuovamente analizzati dalla Corte Federale, che dovrà decidere se gli atti processuali possono essere convalidati o meno.

E’ una vittoria di quanti si sono mobilitati in questi anni contro una farsa giudiziaria che aveva l’obiettivo di eliminare dalla scena politica il miglior Presidente della storia brasiliana.

Auguri compagno Lula.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

BAGGI/PENNATI/(PRC-SE): LO SPORT NON DEVE ESSERE MESSO DA PARTE.

Il comparto sportivo che concorre(va) al 3% del PIL nazionale (14mld di €) è fermo.

Un settore che fonda la sua forza lavoro all’85% di collaboratori sportivi (40% di questi donne): precari, lavoratori nei fatti ma non sulla carta e nel “sottoscala” dell’interesse politico.   

Gli indennizzi sono fermi a dicembre e al momento nessuna notizia su quelli di gennaio, febbraio e marzo.

Un anno fa e a fine ottobre, palestre, piscine e impianti sportivi sono state le prima attività ad essere state chiuse subito, nonostante erano stati approntati protocolli per operare in tutta sicurezza.

Il nuovo governo sì è dimostrato ambiguo sullo sport: ha approvato i decreti di riforma del settore che potrebbero portare maggiori tutele e diritti a lavoratori ed atleti, ma ha abolito il ministero dello sport e al momento non è stato nemmeno nominato un sottosegretario.

La delega è oggetto di contesa tra le forze contrarie alla riforma e intanto lo sport è nel limbo: nessuno che si occupi a un piano sulle riaperture in sicurezza e incertezze sul Decreto Sostegno che dovrebbe contenere le misure sulle indennità per i lavoratori di questi primi 3 mesi del 2021.

Il sistema sportivo e in misura maggiore i suoi addetti sono in estrema difficoltà, non devono essere dimenticati e/o lasciati in sospeso per “giochi” d’interesse.

Milano, 07/03/2021
Fabrizio Baggi, Segretario regionale Prc/SE Lombardia
Riccardo Pennati, lavoratore dello sport Prc Federazione di Milano

VERSO L’8 MARZO

Il 7 marzo alle 16:00 non perdetevi la nostra live sul canale YouTube e la pagina Facebook di La Spina e sulle pagine Facebook di Giovani Comunisti/e Lombardia, Giovani Comunisti/e ComoGiovani Comunisti/e MantovaGiovani Comunisti/e PaviaGiovani Comunisti/e MilanoGiovani Comunisti/e Lecco e Giovani Comunisti/e Crema.

Sarà un’occasione per parlare di femminismo intersezionale, immigrazione e lavoro, della violenza di genere e di come si sia diffusa post-pandemia e per sentire testimonianze di donne che vivono in un mondo patriarcale.

(per chi non avesse Facebook può scriverci in direct per ricevere il link per seguire la diretta).

#giovanicomunisti#femminismo#femminism#femminismointersezionale#femminismoinclusivo#nonunadimeno#donne#8marzo#8marzo2021#comunismo#sinistra#lotta#lottafemminista#rivoluzione#rivoluzionefemminista#lgbtq#lgbtqia#italia#lombardia#nudm Lombardia.

VERSO L’8 MARZO. NON UNA FESTA MA UNA GIORNATA DI LOTTA.

Che in Italia le disparità di genere nel mondo del lavoro fosse una drammatica criticità lo sapevamo ben prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria.

Il gender pay gap, cioè la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello percepito dagli uomini, è intorno al 20%; già all’inizio del 2020 il tasso di occupazione femminile si attestava ben 20 punti sotto quello maschile.

Col Covid-19 le cose sono precipitate: a dicembre 2020 su un calo di 101 mila occupati ben 99 mila erano donne mentre  dei 444mila occupati in meno registrati in Italia in tutto il 2020, il 70% è costituito da donne.

Le donne sono infatti impiegate soprattutto nei settori più colpiti dalla crisi, spesso con contratti che danno poca sicurezza e stabilità, come il part-time spesso “finto” e involontario.

Per questo oggi sono le vittime sacrificali preferite dei datori di lavoro, un fenomeno a cui nemmeno il blocco dei licenziamenti è riuscito a mettere un freno.

Intrappolate nella costruzione sociale che fa gravare sulle loro spalle i carichi della cura e della famiglia le donne italiane hanno visto in questo 2020 aumentare il loro lavoro anche con lo smart working che si è sovrapposto agli impieghi domestici.

Come se non bastasse, dall’Inail ci arriva la notizia che nel 2020 le donne contagiate sono molte di più degli uomini: 102.942 a fronte di 147.875 denunce complessive, un dato pari a circa il 70%.
NO, non siamo tutti sulla stessa barca sul mare della pandemia.
Mentre si avvicina l’8 marzo  ci preme ricordare che un lavoro dignitoso per tutte e l’indipendenza economica sono premesse indispensabili  per l’autodeterminazione delle donne e la loro  liberazione da violenze che  proprio nella pandemia si sono aggravate. Per questo, mentre condanniamo con forza la decisione della commissione di garanzia di vietare lo sciopero della scuola indetto dai sindacati di base, invitiamo tutte le compagne e i compagni ad aderire allo sciopero femminista e transfemminista, della produzione, della riproduzione e del consumo, lanciato da Non Una di Meno per l’8 di marzo: uno sciopero generale di 24 ore, di tutti settori del pubblico impiego e del privato.

Dipartimento Nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

LA GERARCHIA DELLE FONTI NORMATIVE

Associazione pendolari MIMOAL

Tratto da: https://www.facebook.com/associazione.mimoal

Spiace che il sindaco di Vigevano, ispirato da Regione Lombardia, dimentichi o dimostri di non conoscere la gerarchia delle fonti normative e definisca ” un mero documento divulgativo il piano commerciale della rete di RFI”. La Costituzione è la madre di tutte le leggi, leggi che devono rispettare e concretizzare i Principi Fondamentali della Costituzione stessa, perchè solo le leggi ordinarie possono attuare i contenuti della Suprema Carta.

Molto irrispettosamente, ma in modo perfettamente speculare, la stessa gerarchia normativa la possiamo traslare sulle normative e procedure che regolano gli investimenti ferroviari. Il contratto di programma tra ministero delle infrastrutture (MIT) ed RFI è paragonabile alla Carta Costituzionale: al suo interno ci sono tutte quelle opere che vorremmo fossero realizzate.

Per realizzarle serve uno STRUMENTO OPERATIVO paragonabile alle LEGGI ORDINARIE. Nel PIANO COMMERCIALE DELLA RETE RFI SOLO, LE OPERE INSERITE IN QUESTO PIANO VERRANNO REALIZZATE. Quindi il raddoppio ferroviario Albairate-Mortara finchè non sarà ricompreso in quell’elenco non si farà.

La responsabilità di tutto ciò è ascrivibile solo ed esclusivamente a Regione Lombardia, con buona pace di molte amministrazioni locali in versione ancelle regionali.

La prova maestra è che la tanto criticata RFI (per bocca del suo amministratore delegato) il 29 ottobre 2020 in commissione trasporti di Regione Lombardia ha ripetutamente chiesto che Regione Lombardia formulasse la richiesta di inserire il raddoppio Albairate-Mortara, cosicchè RFI potesse avviare la revisione del progetto (progetto tra l’altro già finanziato in contratto di programma con 6.42 milioni di euro).

Se il raddoppio non è stato inserito nel Piano Commerciale della rete di RFI vuol dire che la richiesta non è stata PRESENTATA o è arrivata fuori tempo massimo previsto dalla procedura cioè il 4 dicembre 2020.

Il chiacchiericcio ed i rimandi ad astruse interpretazioni della normativa in questione e relative procedure rivela solo la difficoltà di Regione Lombardia a giustificare la sua abdicazione rispetto alle prerogative che la legge le attribuisce e che in questo specifico caso continua a disattendere accusando sempre altri.

Se esiste documentazione ufficiale che dimostra il contrario venga resa pubblica e l’associazione Mi.MO.AL non esiterà a chiedere scusa pubblicamente.

Dicono i giornali

ADRIANO ARLENGHI

Non c’è traccia del raddoppio ferroviario della Milano-Mortara nel Piano commerciale di Rfi, pubblicato nel primo pomeriggio di lunedì. Esiste solo un capitolo di sette righe nel quale si parla di tutto meno che del doppio binario.

Ricordo molto bene che esattamente quaranta anni fa il secondo binario, opera infrastrutturale utile a potenziare la linea che dalla nostra città va verso Milano, era considerata fondamentale. Ho ancora tra le mie carte un libro blu in cui la mia Regione spendeva parole per sostenere che questo tratto ferroviario era strategico e che il suo potenziamento avrebbe permesso di recuperare anche un’utenza potenziale notevole.

Ora mezzo secolo dopo, mentre si parla di autostrade inutili ed il traffico merci corre ancora per gran parte su gomma e siamo il fanalino di coda dell’Europa intera, eccoci di nuovo al punto di partenza. È una linea regionale dice in sostanza Rfi, percorsa da pendolari sfigati. Perché metterci dei soldi sopra?

Il balletto dei politici di vario colore si è sempre riempito la bocca di assicurazioni e di false certezze. Buone a prendere voti ma non a generare scelte strategiche di mobilità sostenibile. C’è voluta tutta la competenza e la fatica di una associazione di pendolari a decretare che dopotutto il re era nudo. Ci proveranno i nostri nipotini a riscrivere sogni e bisogni. Nella speranza che, se la Terra non si accascia al suolo a causa del cambiamento climatico, una generazione di politici migliori possa prendere il potere.

In ogni caso c’è sempre la bicicletta. Ora poi, con la bella stagione, una allegra pedalata non può fare che bene.

47 minuti fa MiMoAl ha emesso un comunicato post. Chiarissimo esso dice: CI HANNO PRESO IN GIRO TUTTI!
Ce l’aspettavamo. Ma non volevamo credere che la Regione Lombardia potesse prendere in giro i cittadini, i Comuni, i Consiglieri comunali della Lomellina in questo modo. Nel piano Commerciale di RFI pubblicato il primo marzo 2021, il raddoppio ferroviario Albairate-Mortara non c’è.
Di certo non è colpa di RFI perché l’Ing. Gentile aveva quasi pregato la Regione di inviare una formale richiesta per poter dare il via alla riprogettazione dell’opera.
Con molta amarezza vogliamo comunicare ai 20.000 pendolari della linea Milano-Mortara-Alessandria che il raddoppio ferroviario Albairate-Mortara non verrà programmato, che i soldi per riprogettare l’opera non verranno spesi, che la linea rimarrà quella che è: una delle peggiori della Lombardia e di tutta Italia.
Un anno fa, durante l’incontro che MI.MO.AL ha avuto con l’assessore ai trasporti Terzi, ci era stato promesso l’invio della lettera di richiesta a RFI di inserire il raddoppio Albairate-Mortara nel piano commerciale. A ottobre 2020 abbiamo inviato centinaia di lettere a tutti i Sindaci della linea, ai Consiglieri Comunali di Mortara, Parona, Vigevano, Abbiategrasso, a tutti i Consiglieri Regionali, di esprimere con una Delibera, la necessità di inserire il raddoppio ferroviario nel piano Commerciale, entro il termine di scadenza previsto del 4 dicembre 2020.
I Consigli Comunali hanno tutti deliberato a favore di questa opera e inviato la richiesta in Assessorato. Non sono i pendolari degli sfigati che non contano niente, che non hanno un peso politico, sono tutti gli Amministratori della Lomellina che sono stati presi in giro! Insipienza? Un diverso disegno politico? Giudicate voi. Ma noi di certo non staremo a guardare