Tratto da: Milano Pavia TV On Demand del 25 febbraio 2021
Autore: Rino
Il Partito della Sinistra Europea appoggia la campagna “No Profit on pandemic” e sostiene il diritto alla saluta in Europa e nel mondo.
Pubblicato il 26 feb 2021
Heinz Bierbaum*
“Il diritto alla salute passa dalla creazione di un sistema sanitario gestito nell’interesse delle persone e non dei grandi gruppi farmaceutici. Finché non otterremo ciò, non potremo parlare di una Europa democratica”.
Per questo, il Partito della Sinistra Europea (SE) sostiene l’iniziativa dei cittadini europei “Diritto alle cure – No profit on pandemic”, affinché sia garantito l’accesso sicuro alle cure e ai vaccini per tutti in Europa.
“Non saranno i comunicati stampa o le stime sui profitti a fornire i vaccini ai cittadini europei. Di fronte al crescente numero di decessi dovuti al Covid-19, è necessario rimuovere la proprietà intellettuale e aumentare massicciamente la produzione per salvare più vite umane.
La rimozione delle restrizioni sulla proprietà intellettuale rappresenta la vera rottura radicale con la logica neoliberale – che non è riuscita a fornire soluzioni alle crisi sociali e sanitarie. Questa è l’unica via per garantire l’accesso gratuito ai vaccini e ai trattamenti a tutti, in Europa e nel mondo.
La Commissione europea ha fallito nella sua strategia per garantire una distribuzione equa ed efficace dei vaccini e deve essere ritenuta responsabile del calo della produzione e dell’offerta. Ad oggi, non sono stati invece neanche raggiunti i livelli minimi di trasparenza. E’ stato scelto di proteggere i profitti delle aziende farmaceutiche, e di non rivelare al pubblico le informazioni chiave dei contratti con i fornitori di vaccini.
Dal 2008 il mantra delle “soluzioni dettate dal mercato” domina la politica ma ha lasciato gli europei esposti al ricatto delle grandi compagnie farmaceutiche. Un vaccino efficace contro il Covid-19 non sarebbe mai stato realizzato senza gli investimenti pubblici nella ricerca, avvenuti sia prima che durante la pandemia.
È ora di impedire ai capitali privati di poter approfittare della strategia vaccinale europea. Una minaccia alla collettività richiede una risposta che non sia a vantaggio del profitto privato, ma del popolo.
*Presidente del Partito della Sinistra Europea
BAGGI/CAPELLI – (PRC-SE): NIENTE ABORTO SICURO IN LOMBARDIA. NON È UNA REGIONE CHE RISPETTA LE DONNE
La maggioranza consiliare di centro destra ha bocciato il testo di una legge popolare dal Titolo “Aborto sicuro”che aveva raccolto più di 8000 firme per rendere più agevole e civile l’applicazione della Legge 194 per la interruzione di gravidanza.
Essa trova ancora tanti ostacoli, a partire dalla obiezione di coscienza, (70% dei medici coinvolti), dalla restrizione dei servizi dei consultori pubblici e il proliferare di quelli privati pro-life,per non parlare delle organizzazioni antiabortiste che illegittimamente agiscono anche all’interno delle strutture ospedaliere per convincere le donne a non abortire.
La legge non era particolarmente eversiva, ma un accurato regolamento che cercava semplicemente di rendere meno difficoltoso il percorso delle donne che non vogliono portare a termine la gravidanza. Prevedeva tra l’altro che:
- in ogni consultorio si mettessero a disposizione tutte le informazioni su Ivg e si potesse prenotare per qualsiasi sede regionale ospedaliera dove si pratica l’aborto senza costringere le donne a ricerche infinite,
- si fornissero alle donne che abortiscono anticoncezionali gratuiti
- le strutture accreditate dove si pratica la fecondazione assistita e la diagnosi prenatale organicamente obiettrici siano obbligate a fornire le indicazioni e i luoghi dove praticare l’aborto terapeutico.
La giunta, nella persona dell’ assessora alla famiglia Alessandra Locatelli ha intrattenuto il Consiglio con una esaltazione della maternità. L’esito del voto conferma la cultura integralista e misogina di questa maggioranza che di fatto continua a non garantire in tutto il territorio lombardo l’applicazione della 194.
Una ragione in più per partecipare allo sciopero femminista globale del giorno 8 marzo, non una festa, ma una lotta complessiva per tutti i nodi dell’autodeterminazione.
Milano, 25/02/2021
Fabrizio Baggi – Segretario regionale Lombardia
Giovanna Capelli – Responsabile regionale sanità Lombardia
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

MILANO: RIFONDAZIONE COMUNISTA CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DELLO SPORT
Domani 25 febbraio alle dalle 10.00 alle 12.00 i lavoratori e le lavoratrici dello sport saranno in piazza davanti alla Prefettura di Milano, in corso Monforte, per un presidio organizzato da NIDIL e SLC CGIL.
La situazione del sistema sportivo è attualmente nel dimenticatoio: le indennità per i lavoratori di gennaio e febbraio ferme e il 28 febbraio scadranno i termini per l’approvazione della Riforma dello sport e del lavoro sportivo.
Se il Consiglio dei Ministri non dovesse varare il decreto, per circa 1 milione di lavoratrici e lavoratori sfumerà la possibilità di avere una riforma del settore di cui c’è estremo bisogno.
Se si interrompesse l’iter della legge si aprirebbe uno scenario di grande incertezza.
La scomparsa del Ministero dello Sport non è un bel segnale.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare al presidio per tenera alta l’attenzione su un settore che, come la cultura, è quasi del tutto privo di tutele e fermo ormai da un anno.
Milano, 24/02/2020
La segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Federazione di Milano.
Cuba produce l’unico vaccino anti covid pubblico
Scrive Gino Strada: “Al momento Cuba produce l’unico vaccino anticovid pubblico, ovvero finanziato, sviluppato e prodotto interamente dallo stato, diventando l’unica nazione autonoma da questo punto di vista in tutto il mondo.
Inoltre si prepara a distribuire entro sei mesi cento milioni di dosi ai paesi che non hanno le risorse per procurarselo, avviando la più colossale campagna di solidarietà internazionale della storia dell’umanità”.
Invece di prendere esempio da questa piccola e povera nazione che in campo sanitario continua a fare progressi nonostante sia da 60 anni oppressa dall’embargo statunitense, i governi europei continuano ad affidarsi alle multinazionali private coi risultati che stiamo vedendo: ritardi nelle consegne e meno dosi fornite di quelle concordate con la Commissione Europea senza che alcuno muova un dito per far rispettare gli accordi.
Il governo Conte aveva minacciato azioni legali, ma alle parole non sono mai seguiti i fatti e non ci aspettiamo nulla neanche dal nuovo governo del banchiere Draghi.
Come Giovani Comunisti/e della Lombardia chiediamo:
-Rottura degli accordi stipulati con le case farmaceutiche;
-Ricorso ad un sistema pubblico di produzione e distribuzione di vaccini per far sí che siano garantiti a tutti i cittadini;
-Eliminazione dei brevetti sui farmaci.
Giovani Comunisti/e Lombardia
DRAGHI NON E’ UNA PARENTESI
Pubblichiamo il documento approvato dal Comitato politico nazionale, di Rifondazione Comunista il 21 febbraio 2021
DRAGHI NON E’ UNA PARENTESI.
COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE PER L’ALTERNATIVA
La nascita del governo Draghi non è una parentesi ma il disvelamento di una tendenza di fondo della politica italiana, la sostanziale convergenza sulle scelte strategiche tra centrodestra e centrosinistra a cui si è aggiunto il M5S.
Nello stato di eccezione – ieri lo spread, oggi la pandemia – si conferisce la guida del governo direttamente a un banchiere, già parte della Troika, espressione della governance neoliberista europea e del “legame di ferro” con gli USA e la Nato.
Dobbiamo disvelare – a dispetto della narrazione dell’Ue diventata solidale e del banchiere keynesiano – come la scelta di Draghi sia funzionale a garantire un uso del Recovery fund per una ristrutturazione del sistema produttivo italiano in un rapporto di accordo e competizione con i progetti franco tedeschi funzionali ad una riorganizzazione delle filiere europee centrata sulla costruzione di “campioni europei”, specie nelle nuove aree ad alta tecnologia, in grado di competere con USA e Cina nella nuova “globalizzazione” per aree regionali seguita alla crisi del modello precedente completamente sbilanciato verso le esportazioni extraeuropee.
Draghi non ha la funzione di rovesciare le politiche di Conte, ma di garantire che il nuovo debito pubblico vada a finanziare il debito privato, dando garanzie maggiori alla BCE e alla UE; di garantire le grandi opere e quel settore di industria italiana a alta partecipazione statale delle infrastrutture e dell’estrattivismo (Eni, Snam, Enel, ecc.) che in borsa rappresentano 160 miliardi di euro di capitalizzazione (e dei cui interessi Renzi si fa interprete da anni).
La maggioranza trasversale che votò per l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione si riproduce in questo parlamento che si delegittima da solo. La campagna martellante di populismo dall’alto non viene contrastata da partiti che sono da tempo subalterni e consenzienti. La quasi totale unanimità intorno alla figura di Draghi per l’incarico a Presidente del Consiglio, e per l’elezione a breve a Presidente della Repubblica, esplicita l’orientamento di fondo delle principali forze politiche e aumenta la distanza crescente tra il Palazzo ed i bisogni popolari. Se il vasto consenso parlamentare e mediatico al Governo Draghi ha disvelato la falsità della narrazione dell’alternanza nel bipolarismo e la strumentalità degli appelli al voto utile per battere le destre e delle riproposizioni di grandi alleanze per salvare l’Italia dal pericolo fascista (vedi Pd e LeU che governano con Salvini), rende anche netta la dicotomia tra élite economica e “aristocrazia” dei Palazzi, da un lato, e società e classi popolari dall’altro. Dobbiamo lavorare a rendere visibile questa dicotomia cancellata dai media, organizzare un vasto e efficace conflitto sociale e popolare.
Draghi nel rivolgersi al Parlamento e esporre le sue linee programmatiche non ha citato la Costituzione e tantomeno ha fatto riferimento all’antifascismo e alla Resistenza. Una “dimenticanza” che esprime la reale natura di questo Governo votato dall’arco “incostituzionale” delle formazioni politiche che hanno sostituito la governance neoliberista e i trattati europei alla Costituzione del 1948.
L’utilizzo strumentale dell’antifascismo e della giusta repulsione verso la destra da un lato e il presunto sovranismo populista antisistema dall’altro, sono stati accantonati per far nascere quello che il quotidiano comunista francese L’Humanitè ha definito giustamente “il governo della vergogna”.
Significativo che in parlamento nessun partito abbia assunto una posizione di netta chiusura a Draghi per il suo profilo e la sua storia. Anche i distinguo si sono concentrati al massimo sul perimetro della coalizione e il coinvolgimento di Forza Italia e della Lega. Le scelte di LeU confermano che quel progetto non poteva incarnare “la sinistra nuova e radicale” di cui ci sarebbe bisogno nel paese. Il voto contrario di SI è immediatamente contraddetto dalla riproposizione dell’alleanza strategica con il PD e il Movimento Cinque Stelle dentro la logica del bipolarismo. Salutiamo positivamente le dichiarazioni di voto delle senatrici che hanno correttamente individuato la necessità di una alternativa di sinistra e ambientalista. Oggi più che mai si pone per noi il tema della ricostruzione di una sinistra che sia espressione delle classi lavoratrici e popolari, di un punto di vista e di una piattaforma programmatica alternativa al neoliberismo.
Le ragioni del nostro immediato no all’incarico al banchiere – la cui storia è legata alle privatizzazioni, all’imposizione dell’austerity e delle “riforme” antioperaie e antipopolari, all’uso dello spread come arma di ricatto su popoli e governi – sono uscite confermate dalle linee programmatiche e dalla composizione del governo.
E’ emblematico che l’unico tratto progressista vantato da Draghi – quello “ambientalista” – si traduca in un Ministero della Transizione ecologica affidato direttamente a Confindustria e che la delega all’istruzione sia stata attribuita a un ministro che ha elaborato e sostenuto le “riforme” renziane.
Questo governo è nato per affrontare la crisi e la pandemia come occasione di ristrutturazione del capitalismo italiano che ne aumenti, se è possibile, il comando e lo sfruttamento del lavoro affidando a “tecnici” espressione del mondo delle banche e delle grandi imprese la gestione delle risorse del Recovery Fund. Il governo del banchiere non fa neanche finta di incarnare l’interesse generale del paese dato che è palesemente connotato dal prevalere di una destra antimeridionale e degli interessi del capitalismo industriale del Nord.
Il commissariamento di fatto è scattato quando di fronte alla crisi e all’ingente quantità di risorse per fronteggiarla è emerso il bisogno di una gestione forte da accompagnare con “riforme”.
Il governo non sarà la copia carbone dell’esecutivo guidato da Monti in un’altra fase. Le risorse del Recovery fund verranno intelligentemente usate per continuare la lotta di classe dall’alto e prevenire quanto più possibile elementi di conflitto sociale dal basso, attraverso la costruzione di un welfare parcellizzante e non universale.
La riconferma di Guerini e Di Maio ai dicasteri di Difesa ed Esteri prelude ad una continuità con la trentennale belligeranza nel quadro NATO, con l’industria bellica e le Forze Armate elevate ufficialmente a strumenti privilegiati della politica estera dell’Italia.
La nuova “guerra fredda” contro Russia e Cina, riconfermata dall’amministrazione Biden, vede così ribadita la disponibilità dell’Italia a porsi come rampa di lancio degli sconsiderati piani egemonici statunitensi .
Ribadiamo la nostra ferma opposizione alla collocazione “atlantista” dell’Italia ed al conseguente utilizzo dei fondi del Recovery Plan per finanziare il “complesso militare-industriale” italiano, vero e proprio “piazzista di morte e distruzione”. Siamo da sempre a favore della drastica riduzione delle spese militari e per la riconversione dell’industria bellica: abbiamo bisogno di medici e non di bombe!
Escono confermate le valutazioni espresse nel documento approvato dalla Direzione nazionale del 9 febbraio 2021 e la scelta del nostro partito di collocarsi in una posizione di netta opposizione a questo governo.
Di fronte alla nascita del governo Draghi è compito del nostro partito contribuire alla costruzione di una larga opposizione culturale, sociale e politica.
Culturale perché questo è il governo del “pensiero unico”. Sociale perché questo è il governo delle banche e delle grandi imprese. Politica perché l’ammucchiata che coinvolge persino i razzisti della Lega richiede di dare forza e progetto alla necessità di un’alternativa ai poli esistenti.
La nostra opposizione al governo Draghi nasce dal segno complessivo – il capitale che prende esplicitamente il posto del lavoro come fondamento della Repubblica – e dal fatto che non mette in discussione le coordinate di fondo delle politiche dell’ultimo trentennio ma le rimodula nel nuovo contesto.
Per affrontare la crisi sociale e ambientale bisogna combattere le disuguaglianze, mettere al centro i diritti delle classi lavoratrici e popolari, rilanciare il ruolo del pubblico e del welfare, mettere in discussione il modello di sviluppo, sostenere il movimento femminista che ci ricorda come le donne siano state più colpite, sia nella perdita dei posti di lavoro, spesso precari, e nell’aggravio delle condizioni di vita e lavoro determinate dal lavoro da casa (mentre il Governo unisce ancora una volta Pari opportunità e famiglia).
Per questo motivo è necessario lanciare subito un manifesto che chiami alla mobilitazione, centrato sulle questioni concrete vissute da ampi settori sociali come reddito, salute, lavoro, licenziamenti, sfratti, scuola, autonomia differenziata, un manifesto su cui costruire la più ampia convergenza, connettere e moltiplicare la costruzione di una alternativa a partire dalla società.
Alla torsione autoritaria e oligarchica del sistema politico-istituzionale che concentra il potere nell’esecutivo e affida le politiche economiche e sociali al cosiddetto “pilota automatico” bisogna contrapporre il rilancio della democrazia costituzionale, la partecipazione, il pluralismo a partire dalla lotta per una legge elettorale proporzionale pura e dalla difesa dell’unità della Repubblica contro il disegno disgregativo del regionalismo differenziato.
La nostra piattaforma programmatica è alternativa a questo governo. Di fronte alla crisi in atto, noi sottolineiamo in primo luogo alcune priorità:
1. Una proposta di uscita dalla crisi non asservita alle logiche di ristrutturazione del capitale, ma finalizzata alla costruzione di una società solidale. Per queste ragioni si deve partire dall’utilizzo delle risorse assumendo come priorità la lotta alla disoccupazione, la riqualificazione dello stato sociale, a partire dalla sanità e dalla scuola, il superamento del divario inaccettabile fra il nord e il sud, una riconversione ecologica che non sia asservita alle logiche del capitale;
2. In quest’ottica, essenziale è ribadire il ruolo centrale che deve avere lo stato, e in generale l’azione pubblica, di cui vanno potenziate: la capacità di intervento diretto nell’economia e non semplicemente di supporto alle attività esistenti, la definizione degli assi di espansione dei settori produttivi, il risanamento ambientale dei territori, il potenziamento dello stato sociale, l’estensione dei diritti;
Alle forze sociali e politiche che condividono il giudizio negativo sul governo Draghi e sul suo significato, noi proponiamo l’avvio di una fase di confronto per la costruzione di un impegno comune nella promozione di una ampia mobilitazione sociale. Siamo coscienti che tale impegno non sarà facile, ma siamo convinti che solo l’unità intorno ad una proposta comune possa consentire la costruzione di un fronte adeguato.
L’iniziativa del partito deve articolarsi su più livelli:
– sviluppare campagna in corso “Draghi? No, grazie” in tutto il paese anche con iniziative tematiche e in particolare riprendendo i temi del lavoro, sociali e del rilancio del pubblico;
– lavorare per la più larga mobilitazione unitaria di tutta la sinistra antiliberista, anticapitalista, ambientalista, femminista e sostenere lotte e vertenze, a partire dallo sciopero dell’8 marzo;
– promuovere sui territori assemblee No Draghi cercando di costruire il più largo coinvolgimento possibile di realtà della sinistra, del mondo del lavoro, dell’ambientalismo, del femminismo, dei movimenti, dell’associazionismo.
Vanno proseguite le campagne europee sui vaccini e il reddito e costruita la mobilitazione contro il G20 che si svolgerà in varie città italiane. Confermiamo la nostra contrarietà alla firma e ratifica dei Trattati di Libero Commercio (TLC) da parte della UE, fortemente voluti dalle multinazionali, ultimo in ordine di tempo quello tra la UE ed il Mercosur. Sono trattati nefasti che, se approvati, avranno un enorme impatto diretto sulle nostre vite, in particolare su agricoltura, salute, ambiente, e PMI.
In questa difficile fase, segnata dalla sproporzione tra le nostre ragioni e le nostre forze, è più che mai necessaria una forte coesione del nostro partito e l’attuazione concreta della linea che ci siamo dati a tutti i livelli, condizione necessaria per la credibilità che richiede la costruzione di una sinistra sociale e politica alternativa.
Il Partito della Rifondazione Comunista si rivolge a tutte le soggettività e le persone che condividono l’urgenza di lavorare insieme alla costruzione di un percorso aperto e plurale per l’alternativa sociale, culturale e politica ai poli e agli schieramenti politici esistenti, per un’alternativa di sinistra, antiliberista, ambientalista, femminista.
La nascita del governo Draghi ha già alimentato una disarticolazione del sistema politico e una sua ridefinizione. Non sappiamo come tale processo evolverà, tuttavia, è essenziale che in questo processo si rafforzi il ruolo di una sinistra che si ponga in alternativa del governo Draghi. Le prossime elezioni amministrative saranno un’occasione per allargare la rappresentanza di quanti vogliano dar vita ad una sinistra non omologata al pensiero unico.
Il cpn decide a tal fine di dare il via ad un programma di incontri e assemblee a livello nazionale e locale, che coinvolga tutto il partito, con tutti i soggetti interessati a questa proposta al fine di condividerla e di costruire insieme un percorso.
In questo tornante storico, il congresso del Prc deve avere l’ambizione non solo di superare la crisi organica del nostro partito, ma di un salto di qualità, di una rifondazione teorica e organizzativa del partito stesso, di una vera discontinuità, di una costante apertura e interlocuzione con tutta la sinistra di classe, antiliberista, ambientalista, femminista: dobbiamo riorganizzare le comuniste e ai comunisti, e più in generale la sinistra, in questa nuova fase storica, rifondarci per essere all’altezza della nostra funzione nel presente, aprire un nuovo ciclo nell’anno del centenario del Pci e trentennale del Prc.
La nostra proposta politica sarà al centro del congresso nazionale che, se lo consentiranno l’andamento della pandemia e il rinvio delle elezioni amministrative, il CPN convoca per i giorni 16/17/18 luglio.
I 209 MILIARDI DEVONO SERVIRE AL POPOLO, NON A FINANZIARE I PADRONI.
I giornali presentano il governo Draghi come un miracolo in cui i partiti che normalmente si combattono si ritrovano insieme per governare.
Ma è proprio vero?
Quando nel 2011 arrivò Monti, anche lui un salvatore della patria, ebbe un consenso ancora più ampio di Draghi e poi cosa fece? Un pesantissimo massacro sociale centrato sulla famigerata riforma Fornero contro le pensioni.
Ma prima di Monti arrivò Dini (1995) che diede vita ad un governo tecnico con un unico obiettivo: scardinare il sistema pensionistico pubblico, introducendo il sistema contributivo.
Ma prima di Dini abbiamo avuto Ciampi, supertecnico anche lui, che ha completato l’opera di Amato responsabile di una super stangata di 70.000 miliardi di vecchie lire e dell’abolizione della scala mobile. Con Ciampi oltre l’abolizione della scala mobile si ebbe la nascita della concertazione che ingabbiò i sindacati in una infinita discussione a perdere per i lavoratori.
Qual è la caratteristica di questi super tecnici? Di essere tutti dei banchieri.
Cosa hanno fatto sin’ora i banchieri? Enormi stangate che i politici che si presentano alle elezioni per prendere i voti non osavano fare per paura di perdere i voti.
Ma com’è possibile che chi litiga tutti i giorni in televisione si ritrovi a dar vita alla stessa maggioranza?
La risposta è semplice: centro destra e centro sinistra sulle questioni economiche la pensano nello stesso modo e sono tutti liberisti, cioè contro i lavoratori. Hanno tutti votato i trattati europei così come il pareggio di bilancio in Costituzione. Sono tutti d’accordo a precarizzare il lavoro e sono tutti contrari alla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Inoltre, se notate, quando cambia il governo, questo non modifica mai le leggi del governo precedente a cui pure si era ferocemente opposto nei talk show e in parlamento.
Che cosa significa questo?
Significa che il bipolarismo è una presa in giro e che centro destra e centro sinistra sono tutti “diversamente” liberisti ma profondamente liberisti.
Allora costruiamo dal basso una opposizione popolare al governo Draghi, perché i 209 miliardi che sono sul tavolo non devono finire nelle tasche dei padroni ma devono servire a bloccare sfratti e licenziamenti, a potenziare la sanità e la scuola pubblica, ad aumentare il reddito dei poveri e difendere l’ambiente.
I soldi pubblici devono servire per il benessere del popolo, per il settore pubblico e non finire nelle tasche dei ricchi.
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Al via la Campagna di prenotazione delle “Uova di Pasqua” per il progetto “Un ospedale attrezzato per Sinjar” a favore della comunità yazida
Carissimi tutti e tutte,
ecco la Campagna “Uova di Pasqua”.
Per chi abita a Vigevano e dintorni, siete pregati di rivolgervi a Carla della Cooperativa Portalupi (Sforzesca)
telefonando al 339 646 5858.
Per chi lavora al Golgi o abita ad Abbiategrasso e dintorni, si rivolga al sottoscritto con una email.
Gli ordini vanno fatti entro lunedì 8 marzo.
Sarete avvisati per il ritiro.
Vladimiro
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Quest’anno la Campagna delle Uova di Pasqua è finalizzata alla costruzione di un ospedale attrezzato a Sinjar, governatorato di Ninive, Nord Iraq. Su quelle montagne vive una popolazione etnicamente varia, in maggioranza sono kurdi yazidi che hanno subito nel corso dei decenni, massacri e persecuzioni, ultima in ordine temporale quella dell’ISIS. Su proposta della municipalità di Sinjar e di un gruppo di medici e paramedici, abbiamo deciso di farci carico, insieme ad altre associazioni, della costruzione di un apposito ospedale per la cura degli abitanti affetti da coronavirus e da altre malattie. L’impegno è gravoso, ma noi pensiamo di farcela. La Campagna delle Uova pasquali è il primo tassello del Progetto (vedi allegato).
L’offerta minima per un uovo di cioccolato purissimo di grammi 500 è di euro 15.00
Per quantitativi significativi, l’associazione si rende disponibile ad effettuare il trasporto a domicilio.
Occorre effettuare la prenotazione da subito! E, comunque, entro il 10 marzo 2021.
PRENOTA, PRENOTA, PRENOTA!!!
Per informazioni e prenotazioni: Lucia (333 5627137), Antonio (335 7564743), Sonia (331 3290229)
Associazione Verso il Kurdistan Odv – Alessandria Rete Kurdistan Italia

Decreto milleproroghe, vittoria delle mobilitazioni di piazza: il blocco delle esecuzioni degli sfratti non viene cancellato.
Pubblicato il 21 feb 2021
Monica Sgherri*
Ora senza perdite di tempo lavorare per la realizzazione di un piano straordinario casa che superi strutturalmente il drammatico bisogno di casa
La tragedia è stata rimandata: non avere tolto il blocco della esecuzione degli sfratti dal decreto mille proroghe ha evitato lo scoppio di una tragedia sociale: in piena crescita dei contagi Covid si riprendeva a cacciare in mezzo alla strada le famiglie sotto sfratto.
“Nessuna modifica sugli sfratti sul decreto Milleproroghe, ora però chiediamo contributi per i proprietari e politiche abitative strutturali. Siamo soddisfatti di come il Governo abbia con responsabilità reagito alla nostra mobilitazione unitaria, inizia il comunicato immediatamente pubblicato dai sindacati Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini.
Sconfitti dunque i tentativi di cancellare del tutto la norma (lo voleva la Lega ma anche Italia Viva) o altri che chiedevano di ridimensionare drasticamente il blocco dell’esecuzione degli sfratti (Pd) limitando il blocco alle morosità incolpevole sorte dopo la pandemia!
Ma lo ripetiamo la tragedia sociale non è cancellata, ne tanto meno superata è solo rimandata al 30 giugno. Ora è tempo per lavorare velocemente per affrontare in modo strutturale il dramma casa approvando un piano straordinario casa che consegni un numero consistente di alloggi al bisogno drammaticamente crescente nel paese.
La crisi economica, la perdita di lavoro o drastico ridimensionamento del reddito familiare vedrà per diversi anni ancora un aumento crescente di famiglie impossibilitate a sostenere un affitto del mercato privato immobiliare. Si deve ampliare consistentemente il patrimonio di alloggi popolari in tempi brevi e certi. E da ora lo affermiamo con forza è a questi tempi brevi e certi che dovrà essere legata la effettiva proroga del blocco dell’esecuzione degli sfratti.
«Sarebbe impensabile e inumano mettere sulla strada migliaia di famiglie con esecuzioni forzate degli sfratti, in assenza di alternative immediate con passaggio da casa a casa. Qualsiasi valutazione non può prescindere dal Covid-19 e dai suoi effetti drammatici e luttuosi», tuonavano i sindacati dell’inquilinato Sunia Cgil, Sicet Cisl, Uniat Uil, Unione Inquilini, Asia Usb, i quali avevano organizzato, a difesa della proroga del blocco degli sfratti, presidi promossi e partecipati anche di Rifondazione Comunista e sportelli casa operanti nelle realtà territoriali sotto le prefetture di molte grandi città;
Denunciamo il vile tentativo di nascondere gli appetiti speculativi immobiliari della grande proprietà dietro il paravento dei piccolissimi proprietari: si adottino immediatamente corsie per detassare e rimborsare i piccolissimi proprietari che non rientrano in possesso del loro unico alloggio, si trovi una corsia preferenziale per liberare loro l’alloggio assegnando un appartamento alla famiglia occupante. Negli sfratti per morosità incolpevole è la grande proprietà che produce danni sociali e che incurante della gravissima crisi economica che getta nella miseria molte famiglie chiede di continuare a speculare senza ritardi né ostacoli!
Ed infine le risorse ci sono per realizzare un piano casa straordinario capace di rispondere alle centinaia di migliaia di famiglie in lista per un alloggio del Comune e per tutte quelle famiglie oggi sotto la spada di damocle di uno sfratto esecutivo che prima o poi avverrà: recuperare il patrimonio pubblico, a qualunque titolo pubblico, compatibile con la residenza e riconvertirlo ad alloggi di edilizia popolare e social housing. Una grande operazione di rigenerazione urbana e di rivitalizzazione sociale utilizzando proprio le risorse del ricovery found..
Ora non è più tempo il rischio è la tragedia sociale. Solo la mobilitazione che in questi giorni ha difeso la proroga del blocco degli sfratti potrà raggiungere questo obiettivo: il governo Draghi nasce senza una parola sul dramma casa, tocca a noi far entrare nell’agenda della politica quello che politiche moderate del centro destra e del centro sinistra in questi ultimi 30 anni si erano scordati di fare, come confermano i loro tentativi di cancellare o ridimensionare il blocco dell’esecuzione degli sfrati.
La conferma del blocco dell’esecuzione degli sfratti è un importante successo, ma ora dobbiamo imporre che questi mesi siano utilizzati per risolvere il bisogno di casa: Un piano casa straordinario che riconverta il patrimonio dismesso compatibile con la residenza: una grande operazione di edilizia che recupera la sua funzione sociale a consumo di suolo zero.
*responsabile casa e diritto all’abitare
Segue presa di posizione dei sindacati degli inquilini
BLOCCO DEGLI SFRATTI CONFERMATO: APPREZZAMENTO DEI SINDACATI SUNIA, SICET, UNIAT E UNIONE INQUILINI
20 febbraio 2021
Nessuna modifica sugli sfratti sul decreto Milleproroghe, ora però chiediamo contributi per i proprietari e politiche abitative strutturali.
Siamo soddisfatti di come il Governo abbia con responsabilità reagito alla nostra mobilitazione unitaria, risulta infatti impossibile in piena pandemia procedere con le esecuzioni degli sfratti.
Abbiamo perso troppo tempo, per questo chiediamo di procedere con i dovuti ristori ai proprietari e di strutturare da subito, anche attraverso le risorse del recovery plan, politiche abitative per aumentare la disponibilità di alloggi pubblici.
Siamo riusciti a sventare il pericolo di annullare un provvedimento giusto e indispensabile in una situazione di difficoltà economica sanitaria e sociale, per questo ora attendiamo l’odg annunciato dal Ministro Federico D’Inca per il quale annunciamo la nostra piena disponibilità a lavorare da subito per trovare delle misure adeguate, politiche del governo sugli sfratti nel garantire l’interesse reciproco delle parti.
SUNIA
SICET
UNIAT APSU
NIONE INQUILINI








