Autore: Rino

Palestina: fermare la strage !

Marco Consolo *

Mentre scriviamo, secondo il Ministero della Sanità di Gaza, è di almeno 119 morti, tra cui 31 bambini, l’ultimo bilancio dei bombardamenti aerei compiuti dalle forze di occupazione israeliana nella Striscia di Gaza, dove predomina il movimento palestinese Hamas. Sono almeno 830 i feriti, tra cui molti bambini, come denunciato dall’UNICEF. Anche in Cisgiordania ci sono 7 morti e circa 500 feriti.

In queste ore è in atto il bombardamento di Gaza da parte delle truppe israeliane e non si fermano i razzi lanciati da Gaza su Israele. Dopo i massacri degli anni scorsi  con i bombardamenti di “Piombo fuso” e “Margine protettivo”, assistiamo all’ennesimo attacco criminale contro Gaza, dove 2 milioni di persone vivono assediati da 14 anni in una prigione a cielo aperto, sottoposte a un “bloqueo” criminale ed in balia della potenza occupante, senza nessuna protezione internazionale.

Ancora una volta, la provocazione è venuta dalla repressione israeliana (arrivata a profanare i luoghi sacri alle tre religioni durante le celebrazioni del Ramadan), dalla ininterrotta pulizia etnica a Gerusalemme Est occupata,  dal boicottaggio delle elezioni palestinesi con la proibizione di realizzarle nella legittima capitale dello Stato di Palestina.

In una situazione di apartheid anti-palestinese, continuano la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni, le flagranti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in spregio arrogante ed impune alle molteplici risoluzioni dell’ONU, con detenzioni arbitrarie e omicidi. Sono oltre 5.000 i-le prigionieri-e politici nelle carceri israeliane (decine i bambini), la gran parte sottoposti a “detenzione amministrativa”, senza accuse e senza processo, vittime di isolamento e di torture fisiche e psicologiche. La cosiddetta “comunità internazionale” si mantiene  indifferente (quando non complice diretta) all’occupazione, all’espansione senza limiti delle illegali colonie, alla demolizioni delle case palestinesi,  al rifiuto israeliano di accettare il diritto al ritorno dei profughi e di negoziare davvero la creazione di uno Stato di Palestina.

Dopo 4 elezioni in 2 anni, traballa ancora il governo di Benjamin Netanyahu, rinviato a giudizio, con gravi accuse di corruzione da cui cerca di sviare l’attenzione con la guerra. Da quando è tornato al governo, (il più a destra della storia) Netanyahu non ha mai voluto seri negoziati con i palestinesi (nonostante Abbas sia un leader palestinese moderato), e si è opposto più o meno apertamente all’opzione “due popoli, due Stati”, in alleanza con il fondamentalismo religioso suprematista.  Lo ha potuto fare, grazie al sostegno degli Stati Uniti a Israele, da anni avamposto politico-militare dell’imperialismo nella regione mediorientale, ricca di petrolio e di importanza strategica.

Come sottolineato da diversi esponenti dell’ebraismo non sionista (da Ilan Pappe ai “rabbini contro l’occupazione, dagli obiettori di coscienza a Moni Ovadia), non esiste alcun “diritto divino” perché insediamenti ebraici occupino territori. Così come non esiste nessun diritto di proprietà israeliano su Gerusalemme Est, con la sfacciata pulizia etnica degli abitanti palestinesi. Lo sa bene la parte migliore della società israeliana, che con coraggio prova a alzare la voce contro questa ennesima strage.

Come sancito dall’ONU, bisogna applicare il diritto internazionale e la pace deve basarsi sulle frontiere internazionali del 1967. Ma non ci sarà mai pace senza giustizia, e senza un vero appoggio internazionale al popolo palestinese e alle sue legittime rivendicazioni. In sua assenza, è ipocrita far finta di stupirsi se un popolo oppresso da più di 70 anni cerca di esercitare il proprio diritto all’autodifesa.   Ed è profondamente ipocrita parlare di simmetria tra occupanti e occupati, tra vittime e carnefici, di fronte all’uso letale della forza militare da parte dello Stato occupante.

Rimandiamo al mittente le probabili e trite accuse di anti-semitismo, che abbiamo sempre condannato senza mezzi termini. In Italia storicamente gli anti-semiti hanno nome e cognome, a partire dalla destra con chiare radici fasciste, accolta a braccia aperte da settori della comunità ebraica, in particolare a Roma.

In queste ore facciamo appello alla mobilitazione per cessare il fuoco e fermare l’assedio a Gaza. Mentre il complice governo italiano balbetta, da parte nostra non smetteremo di chiedere il ritiro dai territori occupati, il blocco immediato della demolizioni di case palestinesi e  degli insediamenti dei coloni, la fine della pulizia etnica. Siamo per boicottare il regime d’apartheid israeliano, interrompere ogni accordo militare con lo Stato d’Israele, applicare le risoluzioni ONU.

Per il diritto all’autodeterminazione, per il riconoscimento dello Stato di Palestina !

*Resp. Area Esteri e Pace,  PRC-SE

CERTO ABBIAMO PERSO UN TRENO … MA NON ERA TRENORD

Certo che arrivare 13° su 17 non è un gran risultato per la Giunta Comunale di Vigevano.

Certo che non discutere di questi finanziamenti nemmeno con gli alleati (F.I. e F.d.I.) che adesso si lamentano non è una bella figura.

Certo che rammaricarsi per l’esclusione senza neppure essere avvisato, dopo l’invito ad illustrare il progetto in Regione … è sintomo di non alta considerazione.

Certo che non aver per tempo programmato una discussione ampia con tutto il Consiglio Comunale non è sintomo di democrazia.

Certo che dopo “Vigevano città della cultura” dove non si è arrivati nemmeno nella lista dei papabili, non si gode di grande considerazione.

Certo che solo dopo questa ennesima figuraccia, adombrare dubbi e perplessità sull’operato della giunta Lombarda non è serio.

Certo che con questi finanziamenti avremmo potuto realizzare:

  • Riconversione di  immobili comunali idonei a soddisfare le esigenze abitative dei cittadini;
  • Ricollocamento e potenziamento delle strutture sanitarie territoriali (es. ambulatori, consultori, nuovo De Rodolfi e assunzioni personale sanitario).

Certo che i cittadini di Vigevano meritano altri amministratori!!

CIRCOLO “HUGO CHAVEZ” DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIGEVANO

GAZA, PD CON CHI BOMBARDA

Le dichiarazioni in parlamento di Emanuele Fiano e la decisione di Enrico Letta di partecipare a un presidio di solidarietà con Israele configurano dopo il silenzio di questi giorni una posizione di complicità con il bombardamento di Gaza e le provocazioni israeliane.

Il Pd finge di essere equidistante ma in realtà è incapace di condannare Netanyahu e la destra israeliana e solidale con aggressori. La posizione del Pd fin dalla fondazione di questo mostro è in netta rottura con la storia della sinistra italiana che nelle sue componenti socialista e comunista – da Craxi a Berlinguer – era sempre stata solidale con il popolo palestinese.

Di tutta altra qualità la presa di posizione di Bernie Sanders che ha individuato nel comportamento del governo israeliano e della destra ebraica la causa dell’attuale escalation.

Manifestiamo in tutte le città la nostra solidarietà al popolo palestinese. Sabato, dalle 16 alle 19, saremo a #Roma alla manifestazione indetta dalla comunità palestinese in piazza dell’Esquilino.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

Rifondazione: una/o su quattro senza lavoro. Il Recovery plan non fa nulla

Pubblicato il 13 mag 2021

La disoccupazione reale in Italia è del 25%, una persona su quattro in età da lavoro è disoccupata. A dirlo è Fabio Panetta, autorevole componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea nel suo recente discorso “Monetary autonomy in a globalised Word”.

L’economista ha sommato i 2,5 milioni di disoccupati ufficiali ai 3 milioni di “scoraggiati”: coloro che avevano un posto di lavoro e oggi hanno verificato che non se ne trova un altro. Si arriva al 22% di disoccupazione reale; a questi poi vengono aggiunti i “cassintegrati stabili” per i quali il ritorno al lavoro è incerto e si arriva oltre il 25%.

Ad un italiano su quattro tra i 15 e i 65 anni è preclusa la possibilità di guadagnarsi da vivere volendo lavorare.

Una situazione drammatica e resa più grave dalle diffusissime forme di lavoro precario, discontinuo e i part time, 4,3 milioni di persone, costrette a tali condizioni, in gran parte donne.

Sarebbe lecito aspettarsi dal governo, misure adeguate all’emergenza in atto orientando, per far fronte a questa emergenza sociale, il Recovery plan. Niente di tutto ciò accade.

Dei grandi investimenti beneficiano le imprese cui è lasciato l’arbitrio di assumere. Molte non lo faranno. Sono infatti lo stesso piano e il documento di economia e finanza 2021 a dirci che si tornerà ai livelli occupazionali del 2019 solo fra tre anni; nello stesso arco di tempo ci sarà un calo delle retribuzioni e, di conseguenza, dei consumi. Nelle previsioni sull’impatto macroeconomico del PNRR si prevede un recupero del 3,6 del Pil solo nel 2026, obiettivo che il piano Biden si prefigge per il solo 2021.

Siamo ben lontani persino dal Piano del presidente Usa che prevede l’utilizzo di gran parte delle enormi risorse stanziate, 6mila miliardi, per incrementare i redditi e il salario sociale; con Draghi si persiste nella logica neoliberista che, punta tutto sulla competitività delle imprese e sull’aumento dei margini di profitto, non intervenendo direttamente sull’occupazione e i redditi che come è noto hanno effetti moltiplicativi maggiori accrescendo la domanda aggregata e imprimendo, per questa via, un forte stimolo alle produzioni.

Rifondazione Comunista ha altre proposte: creazione di 1 milione di nuovi posti di lavoro nel pubblico, a partire da sanità e scuola; riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; un grande piano di investimenti per la messa in sicurezza del territorio, la riconversione ecologica delle produzioni, la cultura e la tutela dell’ambiente.

Antonello Patta responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Ciao Cinzia. Un saluto a pugno chiuso.

GIUSEPPE ABBA’

Ho appreso dal figlio di Cinzia la brutta notizia della sua morte.

Al funerale che si svolgerà in forma civile, sabato 15 maggio, al mattino alle ore 10 presso il Cimitero di Mortara, avremo modo di ricordarla.

Oggi, colpiti da questa notizia, non possiamo fare altro che ricordare il suo impegno sia nel Partito della Rifondazione Comunista (era stata candidata più volte per la nostra lista), sia nell’attività a favore della scuola per adulti (gran parte degli alunni sono migranti e la ricordano con grande affetto).

Non dimentichiamo il suo impegno animalista e la sua attività ne “Il villaggio di Esteban”, nonché la sua capacità di cantare e suonare al 25 aprile e alle varie manifestazioni.

Siamo vicini al lutto del marito, del figlio, di tutti coloro che le hanno voluto bene.

Un saluto a pugno chiuso.

Una delle sue canzoni preferite era We shall overcome (noi trionferemo, una canzone simbolo del movimento pacifista e dei neri degli Stati Uniti).

Ricordiamo Cinzia
Impegnandoci per la realizzazione del suo e nostro ideale.

Rifondazione. Sicurezza sul lavoro: basta ipocrisie, occorrono fatti!

Rifondazione Comunista parteciperà e invita i propri iscritti a partecipare alle molte  iniziative di protesta contro l’inarrestabile stillicidio di morti sul lavoro che si terranno da oggi a giovedì in diverse parti d’Italia.

Perugia , Varese, Bergamo, Gubbio, Padova sono alcune delle città che vedranno il modo del lavoro mobilitarsi per i/le morti sul lavoro stringendosi nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime.

Luana D’Orazio, 22 anni, Christian Martinelli, 49 anni, Maurizio Gritti, 46 anni, Andrea Recchia 37 anni, Mario Tracinà, 55 anni, Marco Oldrati, 52 anni, Samuel Cuffaro, 19 anni,  Elisabetta D’innocenzo, 52 anni: fa fatica scriverli, nominarli tanta è la pena  per l’insopportabile stillicidio di vite umane sacrificate sull’altare  del profitto a tutti i costi e prima di tutto.

Ancor più forte è la rabbia nel vedere i tanti politici che hanno governato negli ultimi 10 anni che, nei talk show e perfino nelle commemorazioni dei morti, si profondono in farisaici attestati di cordoglio verso le famiglie delle vittime.
Sono proprio i tagli al personale e ai servizi di controllo sulla sicurezza del lavoro attuati dai loro governi i principale responsabili della tragedia, del triste rosario di morti, che tutti i giorni angoscia noi e getta nella disperazione migliaia di famiglie ogni anno.

La realtà è che nella spinta irrefrenabile ad ampliare all’inverosimile la libertà dell’impresa eliminando ogni vincolo per l’iniziativa privata e ogni tutela sul lavoro gli investimenti sulla sicurezza sono considerati un fardello fastidioso di fare a meno.

Ma le lavoratrici e i lavoratori  e i sindacati che li rappresentano non possono più sottostare alla ricorrente e infinita ritualizzazione postuma della scomparsa di  migliaia di figli della classe operaia; Occorre dire a chiare lettere che il tempo è scaduto, che bisogna finirla con l’ipocrisia di chi, anche nel momento in cui  col PNRR  si appresta a spendere valanghe di miliardi per le imprese, non mette una lira per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Basta partecipare alle commemorazioni! Il governo sia chiamato a compiere l’unico atto concreto accettabile: l’assunzione  immediata  di almeno 7 mila addetti degli enti preposti ai controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il minimo indispensabile solo per riportare  gli addetti ai livelli del 2010.

E lo si dica con la sola iniziativa che può esprimere la  forza necessaria quando si tratta di  smuovere resistenze politiche e padronali  che da troppi anni  si rifiutano di ascoltare sia le ragioni che le grandi sofferenze di cui portano tutta la responsabilità: lo  sciopero generale.


Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: mobilitazione a fianco del popolo palestinese

Dopo giorni di manifestazioni dei palestinesi contro lo sfratto di 4 famiglie  dal quartiere Sheikh Jarrah a Gerusalemme est e di una violenta repressione da parte delle forze di occupazione israeliane con centinaia di feriti, oggi l’aviazione israeliana ha bombardato la martoriata striscia di Gaza provocando morti e feriti.

Le forze di polizia israeliane sono entrate sulla Spianata delle Moschee compiendo un violento raid, in concomitanza con le celebrazioni israeliane per la riunificazione di Gerusalemme, ovvero l’occupazione della zona est della città santa dopo la “guerra dei sei giorni” del 1967.

Le truppe di occupazione hanno sparato gas lacrimogeni, bombe sonore, proiettili di gomma sulla Spianata, mentre i palestinesi cercavano rifugio dentro una delle moschee del complesso o fuggendo dalla Porta dei Leoni. Secondo la Mezzaluna rossa, sarebbero più di 300 i feriti (molti alla testa e agli occhi), di cui una settantina portati in ospedale, tra loro anche sei giornalisti. L’attacco ha coinvolto anche una clinica palestinese, dove si stavano curando i feriti. La Mezzaluna Rossa ha denunciato anche i tentativi israeliani di impedire i soccorsi.

Gas lacrimogeni sono stati sparati anche dentro la moschea Al Qibly, dove molti si erano rifugiati, così come granate stordenti sulle donne in preghiera dentro la stessa moschea di al Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam.

Il violento raid delle forze di polizia ha provocato rabbia e choc tra i palestinesi. L’intera area intorno alla Spianata è sotto lo stretto controllo dell’occupante israeliano, con i poliziotti che stanno arrestando e fermando chi tenta di uscire dalla Porta dei Leoni. L’attacco giunge a poche ore dalla decisione della Corte suprema israeliana di posporre ancora la decisione in merito allo sfratto nel quartiere di Sheikh Jarrah.

Tra i manifestanti ci sono anche attivisti israeliani anti-occupazione e parlamentari della Knesset, sia palestinesi che ebrei della Lista araba unita.

Con questa nuova azione criminale, il terrorista Netanyahu cerca di distogliere l’attenzione dai problemi interni al suo traballante governo e di mettere il mondo di fronte al fatto compiuto.

Ancora una volta la “democrazia” israeliana mostra il suo vero volto di apartheid e repressione.

Esigiamo dal governo italiano la condanna di questa nuova azione repressiva, la sospensione immediata di qualsiasi accordo militare con Israele, il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea aderisce alla manifestazione convocata dalla Comunità palestinese che si terrà a Roma, Piazza Esquilino, sabato 15 dalle (16-19) e invita tutte-i le-i militanti a dar vita a manifestazioni su tutto il territorio nazionale. 

Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale

Marco Consolo, Resp. Area Esteri e Pace

Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea