Autore: Rino

ANCHE A PAVIA COME NEL RESTO D’ITALIA, CONTINUA LA STRAGE DEI LAVORATORI

Venerdì scorso  due lavoratori impiegati in un’azienda di Villanterio nella nostra provincia sono stati uccisi dalle esalazioni di vapori di ammoniaca a causa  della rottura di un tubo.

Si aggiungono alla lunga lista d’infortuni che anche nella nostra provincia si sta sempre più allungando.

I dati INAIL ci dicono che nei primi quattro mesi dell’anno in corso si sono già verificati nel nostro territorio ben 1.523 infortuni con quattro morti.

Solo a marzo sono stati 340 ad aprile 384, il 90% di tali incidenti è avvenuto nell’industria.

Le cause di tutto ciò non vanno ricercate nella sfortuna e nel destino ma nell’irresponsabilità dei nostri governati.

Negli ultimi dieci anni, i vari governi che si sono succeduti hanno tagliato il personale addetto ai controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a tal punto che è impossibile eseguire un controllo capillare nelle aziende.

Le responsabilità vanno cercate anche nel nostro sistema produttivo, dove tutto è subordinato alla produttività e profittabilità delle aziende, dove i lavoratori non sono esseri umani ma appendici delle macchine e come tali trattati.

Ripeto, non si tratta d’incidenti, né del destino, né di tragica fatalità ma di precise scelte fatte dalla politica e da molti imprenditori.

Occorre rilanciare un nuovo ciclo di lotte per imporre diritti e sicurezza nei luoghi di lavoro,  Rifondazione Comunista è impegnata in questo lavoro convinta che solo un nuovo protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici potrà cambiare questa situazione.      

Rusconi Piero Rifondazione Comunista Pavia

29/05/2021

“Anche i Partigiani però…” con Chiara Colombini e Pierangelo Lombardi il 26 maggio

Presentazione in videoconferenza del libro “Anche i Partigiani però…” con Chiara Colombini e Pierangelo Lombardi che si terrà il 26 maggio alle ore 21,00 organizzata dall’Anpi Voghera, in collaborazione con il Comitato provinciale Anpi e ISTORECO Pavia.

BREVETTI SUI VACCINI, VITTORIA AL PARLAMENTO EUROPEO. IL 21 MAGGIO 2021 IN PIAZZA A ROMA

Pubblicato il 20 mag 2021

È stato approvato ieri un emendamento dal parlamento europeo presentato dal nostro gruppo La Sinistra (Gue) per l’appoggio alla richiesta di India e Sud Africa di sospensione dei brevetti sui vaccini. L’emendamento approvato è inequivocabile:

“invita pertanto l’UE a sostenere l’iniziativa presentata da India e Sud Africa in seno all’Organizzazione mondiale del commercio, con la quale si richiede una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini, alle attrezzature e alle terapie per far fronte alla COVID-19 ed esorta le società farmaceutiche a condividere le proprie conoscenze e i propri dati attraverso il pool di accesso alle tecnologie (C-TAP) relative alla COVID-19
dell’Organizzazione mondiale della sanità”.

È una prima crepa rispetto alla posizione disumana tenuta dalla Commissione Europea che finora all’Organizzazione Mondiale del Commercio si è schierata a protezione delle multinazionali farmaceutiche.

Si tratta di una grande vittoria dopo mesi di campagna che abbiamo portato avanti come sinistra radicale insieme a scienziati, medici, associazioni, sindacati. Va ringraziato il nostro gruppo parlamentare La Sinistra, in particolare Miguel Urban, Manon Aubry e Marc Botenga, per questo risultato. Il parlamento ha votato ma non è scontato che la Commissione Europea segua l’invito del parlamento.

Domani 21 maggio e sabato 22 manifesteremo a Roma per il diritto alle cure e ai vaccini in concomitanza del G20 a cui parteciperà Ursula von der Leyen.
Il concentramento è previsto a Roma venerdì 21 ore 15 via San Pancrazio angolo via del Vascello e sabato 22 in Piazza della Repubblica.

Proseguiamo la raccolta sull’Ice “nessun profitto sulla pandemia” con l’obiettivo di 1 milione di firme.
La sconfitta del virus sarà possibile solo se l’intera umanità sarà vaccinata.

Va denunciato che contro l’emendamento e in difesa dei profitti delle multinazionali hanno votato a Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Italia Viva.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Rosa Rinaldi, responsabile sanità, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

STOP BREVETTI, BASTA CON IL FUMO NEGLI OCCHI: DRAGHI SI SCHIERI PER IL SI’!

Comitato Italiano ICE, Iniziativa dei Cittadini Europei

Right2cure – No profit on pandemic

Diritto alla Cura                                                                                                   

STOP BREVETTI, BASTA CON IL FUMO NEGLI OCCHI: DRAGHI SI SCHIERI PER IL SI’!

COMUNICATO STAMPA

Milano, 19 maggio 2021. “Esprimiamo forte preoccupazione per la pressoché totale assenza di riferimenti alla sospensione dei brevetti sui vaccini nella bozza di dichiarazione per il Global Health Summit  di venerdì a Roma,   organizzato dal G20 e dalla Commissione Europea. Occorre che dall’incontro esca un netto sì alla proposta presentata, ormai da oltre sei mesi, da India e Sudafrica al WTO e rilanciata dal presidente USA Biden; proposta resa ancora più urgente dall’aggravarsi inarrestabile della situazione in molti Paesi, tra i quali proprio l’India, che, come avevamo già anticipato, non può più garantire l’approvvigionamento di vaccini ad altre nazioni, comprese quelle del primo mondo che ne hanno fino ad ora beneficiato, dovendo prima di tutto utilizzarli nel proprio Paese.” è quanto dichiara il Comitato Italiano della Campagna Europea -Right2Cure #NoprofitOnPandemic,  a cui hanno aderito ad oggi, 110 realtà associative, fra cui  i principali sindacati, impegnate nella raccolta di un milione di firme, che in base alla normativa ICE, Iniziativa Cittadini Europei, può “costringere” la Commissione Europea a rimettere in discussione la propria opposizione alla moratoria sui brevetti.

L’Italia come presidente di turno del G20  ha enormi responsabilità nelle decisioni che verranno assunte. Pensare di risolvere la situazione ricorrendo alle licenze volontarie,  lasciando alle aziende farmaceutiche la possibilità di decidere a chi concedere l’uso del brevetto e della tecnologia, non modifica l’attuale situazione e rischia di condannare a morte centinaia di migliaia di persone. Anche l’idea di finanziare un centro di produzione di vaccini in Africa è un progetto a lunga scadenza, che  non può incidere sull’attuale pandemia e non risolve la dipendenza globale dalle aziende proprietarie dei brevetti. L’unica soluzione  è liberare i vaccini dal cappio dei brevetti e realizzare i necessari trasferimenti tecnologici per consentire un significativo aumento della produzione in tutto il mondo.

“Siamo inoltre sconcertati- aggiunge Vittorio Agnoletto coordinatore italiano della Campagna #NoprofitOnPandemic – per l’assenza di risposte da parte del nostro presidente del Consiglio alla lettera che gli abbiamo inviato esattamente un mese fa, il 19 aprile scorso, in cui gli abbiamo chiesto di sostenere la sospensione dei brevetti in seno alla Commissione Europea e al WTO: non può ignorare la richiesta di 110 organizzazioni che rappresentano milioni di cittadini italiani! Nessuno in Italia pensi di essere “al sicuro”, perché ci stiamo vaccinando; infatti, essendo stato vaccinato soltanto lo 0,3% della popolazione dei Paesi a basso reddito, il virus continuerà a diffondersi e a mutare e  la pandemia, con tutte le sue varianti, continuerà a imperversare, con conseguenze inimmaginabili anche in Europa e nel cosiddetto primo mondo!”

Non è più tempo di dichiarazioni ambigue e fumose come, ultima in ordine di tempo, quella del vertice di Parigi sulle economie africane, in cui tutti i paesi partecipanti, fra cui l‘Italia con Draghi, avrebbero chiesto che siano tolti i brevetti sui vaccini contro il Covid-19, secondo quanto riferito dal  presidente francese, Emmanuel Macron, nella conferenza stampa finale. Un condizionale d’obbligo, perché nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata dal presidente del Consiglio italiano.

Ufficio Stampa – Carmìna Conte – cell. 393 1377616 https://noprofitonpandemic.eu/it  “Diritto alla Cura, nessun profitto sulla pandemia”

Rifondazione – No alla fine del blocco dei licenziamenti a giugno

IL ministro del lavoro Orlando ha dichiarato che il blocco dei licenziamenti può finire a giugno e propone una serie di misure ancorate alla logica, risultata ampiamente fallimentare, degli incentivi alle imprese che assumono.

IL ministro del Pd è saldamente ancorato al campo delle politiche neoliberiste che affidano alle scelte delle imprese l’andamento dell’economia, del mercato del lavoro e dell’occupazione, pur sapendo, lo dicono le stesse previsioni del governo, che in questo modo fino al 24 non si recupereranno i livelli occupazionali del 2019; e che nel pubblico si attuerà appena il turnover senza neanche provare a recuperare il gap di un milione di posti di lavoro rispetto alla media europea stimato nello stesso recovery plan.

In un paese in cui nella pandemia si sono persi un milione di posti di lavoro portando la disoccupazione reale del paese  a livelli  drammatici, sono sei milioni le persone disoccupate,  occorrerebbe un piano nazionale  per il lavoro che invece il recovery plan non prende neanche in considerazione.

La filosofia del governo e del piano sta tutta nell’investire grandi risorse pubbliche da destinare direttamente alle imprese o da  utilizzare per rendere tutto il pubblico più funzionale al mercato al fine di aumentare la produttività delle imprese.

In questo contesto appare chiara l’idea di futuro del lavoro di tutti i neoliberisti al governo; l’obiettivo dichiarato  è quello di garantire l’occupabilità cioè l’idea che l’unica cosa che conta realmente  sia aumentare le competenze per permettere ai lavoratori di riconvertirsi rapidamente da un lavoro  all’altro in base alle mutevoli condizioni del mercato e ai bisogni delle aziende; cosa che nelle condizioni date significa erigere definitivamente a sistema la precarietà.

Rifondazione Comunista ha un’altra idea di futuro centrata sulla qualità e dignità del lavoro; per questo invita gli iscritti a proseguire con rinnovato impegno la campagna “Prima il lavoro” e accrescerà gli sforzi  per unire tutti gli antiliberisti per avviare una nuova stagione di lotte a partire dall’opposizione a questo governo e alle sue politiche dicendo con forza:
-no allo sblocco dei licenziamenti a giugno;
-estensione del blocco di licenziamenti e degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021;
-ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa;
-abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto la precarietà;

Antonello Patta, responsabile lavoro nazionale
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Rifondazione: con Mimmo Lucano la legge NON è uguale per tutti

Lascia interdetti, dopo i vari proscioglimenti già acclarati, che la Procura di Locri, continui a tentare di perseguitare Mimmo Lucano proponendo per lui una pena di oltre 7 anni.

Reati inesistenti che però denotano la volontà di screditare l’attività il lavoro di chi, per scelta ideale, ha portato avanti la strada dell’accoglienza degli ultimi chiedendo di condannarlo alla galera, come per dire “chi rispetta i diritti degli ultimi” va considerato fuorilegge.

Una richiesta – e ci assumiamo la responsabilità politica di affermarlo – a cui non è estranea la scelta di Mimmo Lucano di candidarsi al fianco di Luigi De Magistris per combattere, dalla Regione, la corruzione e la criminalità organizzata in Calabria.

Rifondazione Comunista resta al fianco di Mimmo Lucano e continuerà ogni giorno a ribadire quanto da lui affermato: “se per salvare persone ho infranto leggi, lo rifarei ancora”.

Perché a Riace si sono infrante le leggi che prevedono di far primeggiare l’odio e il diritto allo sfruttamento e Mimmo ha fatto ciò che dovrebbe fare qualsiasi amministratore.

Nell’augurarci che i giudici facciano prevalere la carta costituzionale e non le convenienze politiche restiamo a domandarci: che paese è quello che assolve un ministro che sequestra persone e istiga all’odio contro chi salva le vite e condanna uomini di pace come Mimmo Lucano?

Non quello in cui vogliamo vivere.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale

Stefano Galieni, Responsabile immigrazione PRC-S.E.

Lo tsunami cileno

Pubblicato il 18 mag 2021

Marco Consolo –

Lo scorso fine settimana in Cile si sono svolte “mega-elezioni”. Si votava per decidere i 155 membri della Convenzione Costituzionale (l’organo che avrà il compito di scrivere la Costituzione per sostituire quella redatta durante il regime civico-militare di Augusto Pinochet), formata con parità di genere obbligatoria (77 donne e 78 uomini), primo caso  nella storia mondiale.

Oltre ai Costituenti, si è votato per eleggere 346 sindaci (e consiglieri comunali) e, per la prima volta, i governatori delle 16 regioni.

La partecipazione è stata bassa (43,35 %), circa un milione meno dei partecipanti al referéndum sulla costituzione dello scorso ottobre, ma su questo torneremo più avanti.

I risultati sono un vero e proprio tsunami, che rimette profondamente in discussione i capisaldi del sistema e i suoi guardiani, che rischiano di essere spazzati via. Scompare il sorriso ingessato del presidente Piñera, che tra l’altro dovrà affrontare una denuncia alla Corte penale Internazionale per crimini di lesa umanità.

Innanzitutto, i numeri segnano una sonora sconfitta della destra, che non riesce a raggiungere il terzo dei membri dei costituenti, percentuale che le avrebbe permesso il veto alle proposte di cambiamento nella Convenzione costituzionale. L’altra grande sconfitta è l’alleanza di Centro-sinistra della ex-Concertacion, che ha gestito la transizione dalla dittatura e ha governato il Paese per 30 anni, in alternanza alla destra.

Parallelamente, c’è stata una grande e storica avanzata delle sinistre e delle forze anti-neoliberiste. In particolare del Partito Comunista e del Frente Amplio (uniti nella Lista “Apruebo dignidad”), della “Lista del Pueblo” e di altri settori progressisti che hanno superato in voti la ex Concertación.

L’altra novità è stata l’irruzione degli indipendenti e della Lista del Pueblo, che analizziamo di seguito.

Grazie alle mobilitazioni di piazza (con decine di morti, centinaia di feriti e di arresti) il Cile inizia a cambiare davvero. Oggi si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel del Paese che è stato il primo laboratorio mondiale neo-liberista dei “Chicago boys”, grazie alla dittatura civico-militare di Pinochet che aveva imposto il modello “a sangre y fuego”.

Lo tsunami dei risultati

Per quanto riguarda i risultati (mentre scrivo ancora non del tutto definitivi), questa dovrebbe essere la composizione della nuova Convención Constitucional:

  • “Indipendenti” (45-48 seggi). Sono stati la sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e. Di questi-e, molti-e hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”. Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni di loro sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altre sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Bisognerà attendere qualche giorno per saperne di più.
  • Vamos por Chile” (37 seggi). E’ la lista unica della destra (dai nostalgici di Pinochet, fino alla destra liberal). Avevano bisogno di 52 seggi per poter esercitare diritto di veto (1/3 dei 155 totali) nel dibattito costituzionale. Ma il fortissimo crollo dei consensi li ha fatti rimanere con le armi spuntate.
  • “Lista del Apruebo” (25 seggi). Si tratta della ex-Concertación (centro-sinistra, DC + PS, PPD, ed altri), il centro e la sinistra moderata e neoliberista di Bachelet e Lagos. Anche in questo caso vi è stato un forte calo dei consensi.
  • “Apruebo Dignidad” (28 seggi). Ottimo il risultato di questa lista formata dal Partito Comunista e dal Frente Amplio che si configura come un blocco di sinistra anti-neoliberista nella Costituente. Per la prima volta supera elettoralmente il centro-sinistra.
  • Lista del pueblo (27 seggi). E’ l’altra sorpresa delle elezioni. Al suo interno vi sono figure individuali, dirigenti di movimenti di base presenti nella rivolta sociale e organizzazioni territoriali, in genere schierate a sinistra in opposizione al governo.
  • “Popoli originari con seggi riservati” (17 seggi). In base alla legge, i popoli originari hanno diritto a 17 seggi riservati (tra cui i mapuche, che ne eleggono 7).

Si tratta quindi innanzitutto di una dura sconfitta per la destra, la cui cartina al tornasole è il mancato raggiungimento del quorum di 1/3, necessario per bloccare i cambiamenti. Non è bastato presentarsi in un’unica lista che riuniva tutta la destra, compresa quella pinochetista (UDI, RN, Evopoli, Partito Repubblicano). La coalizione di governo ha ottenuto circa il 20%, pagando scelte sbagliate ed errori madornali di comunicazione. In particolare, oltre alla gestione della pandemia, ha pesato l’atteggiamento del presidente Sebastián Piñera e del suo governo sul ritiro di parte dei versamenti pensionistici da parte della popolazione, a cui Piñera si è opposto con testardaggine a difesa della capitalizzazione dei fondi privati di pensioni (AFP), cileni ed internazionali. Ciò, nonostante la manifesta contrarietà di molti esponenti della destra, provocando una profonda frattura al suo interno.

Anche i partiti tradizionali dell’ex Concertación (DC, PS, PPD, Partito Radicale…), che dalla fine della dittatura hanno governato il Cile per 30 anni in alternanza con la destra, hanno subito una pesante sconfitta, che li ridimensiona seccamente (la Lista Apruebo ha il 16%).  Basti pensare che la Democrazia Cristiana (per molto tempo cerniera decisiva nella politica cilena) ha ottenuto 1o 2 miseri seggi , il PPD solo 3 ed il Partito Radicale 1, dei 25 vinti dalla loro coalizione.

Molto importanti i risultati della Lista “Apruebo Dignidad”, formata dal Partito Comunista e dal Fronte Ampio, che ha ottenuto 28 seggi (18%), superando per la prima volta il centro-sinistra in una competizione elettorale.  Il PC elegge 7 costituenti, così come Revoluciòn Democratica, quest’ultima forza maggioritaria del Fronte Ampio.

Sorprendente anche l’ottimo risultato della Lista del Pueblo (27 seggi), una eterogenea ed inedita “lista ombrello”,  composta da persone senza legami diretti con i partiti, di cui diverse hanno partecipato alle proteste iniziate il 18 ottobre 2019. Insieme a loro, vi sono organizzazioni di base (sparse su tutto il territorio nazionale), con capacità di presenza nelle reti sociali.

Più articolata l’analisi degli indipendenti, la grande sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e, che rappresentano quasi un terzo dei costituenti. Come dicevamo, si tratta di un gruppo eterogeneo e frastagliato, con diverse anime, dove molti hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”.

Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altri sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Tra loro, gli “Indipendenti per la Nuova Costituzione”, hanno ottenuto 11 seggi su 48. Ma bisognerà attendere qualche giorno per avere un quadro più completo.

I popoli originari, che partecipano per la prima volta a queste elezioni, hanno eletto 17 seggi riservati per legge per i 9 popoli che abitano il territorio (Aymara, Quechua, Atacameño, Colla e Diaguita al nord; Mapuches, Kawashqar o Alacalufe, e Yámana o Yágan al Sud;  Rapa nuí dell’isola di Pasqua). Tra le donne elette in queste liste, ci sono dirigenti mapuche molto rappresentative e conosciute, come la “Machi” Linconao (che ha subito carcere e repressione) e la professoressa Elisa Loncon. L’irruzione dei popoli originari è un altro elemento importantissimo, di forte simbolismo, nel nuovo Cile che finalmente dovrà assumere la pluri-nazionalità come elemento costitutivo.

Elezioni municipali e dei governatori

Anche sul versante municipale, lo tsunami elettorale è dello stesso segno, anche se minore, vista anche la parziale inerzia dei territori ed il forte grado di centralismo della politica cilena.

La ex-Concertaciòn riesce a mantenere una discreta presenza, grazie all’insediamento tradizionale nei territori ed all’appoggio (spesso clientelare) di cui ancora gode. La destra perde città strategiche in quanto a sindaci e va male nelle elezioni dei governatori, ma riesce a contenere lo smottamento.

La sinistra riconferma Daniel Jadue (PC) alla guida del municipio di Recoleta, a Santiago (con il 65%), risultato che lo rafforza come candidato presidenziale. Ma la sorpresa più clamorosa è a Santiago centro (uno dei municipi della capitale), con la vittoria di enorme valenza simbolica a sindaca di Irací Hassler, giovane donna, comunista e femminista, fino ad oggi consigliera comunale, sostenuta dalle organizzazioni territoriali. La sua storica vittoria nella “madre di tutte le battaglie” si aggiunge a quelle di Los Lagos, Lo Espejo, Recoleta, Tierra Amarilla e Canela con un risultato complessivo di 126 consiglieri comunali eletti dal Partito Comunista (9,23%). Sempre a sinistra, si riconferma  Jorge Sharp a Valparaiso, vince la nuova sindaca a Viña del Mar, (città fortemente simbolica da più di 15 anni in mano alla destra pinochetista), probabilmente anche nell’importante porto di San Antonio,  di Carla Amtmann a Valdivia e di molte altre.

Da ultimo, segnalo la clamorosa elezione a “Governatore” della regione di Valparaiso di Rodrigo Mundaca (con il 43%), dirigente delle dure battaglie per l’acqua pubblica, contro lo strapotere delle imprese private, garantito dalla costituzione pinochetista. Anche nella regione di Santiago, il ballottaggio per la carica di governatore sarà un inedito confronto tra un esponente della DC e una candidata del Frente Amplio, appoggiata da tutta la sinistra.

Da segnalare, infine, il nervosismo dei “mercati” con la borsa di Santiago che ha perso circa 10 punti, la peggiore perdita da molto tempo.

In conclusione, cambia il panorama politico cileno dopo questo vero e proprio tsunami per i partiti tradizionali (destra e centro-sinistra), mentre si configura lentamente un nuovo blocco politico-sociale che rifiuta le pratiche dei decenni di “democratura” neoliberale e chiede trasformazioni radicali nel sistema politico.  Un blocco politico-sociale in nuce, che ha una grande responsabilità in primis verso il Paese, ma anche verso il continente, mentre il mondo segue con attenzione. In questo blocco in costruzione spiccano le donne, che irrompono con forza anche nei municipi, come portato delle grandi manifestazioni femministe degli ultimi anni.

Di certo, il processo costituente non sarà nè facile, nè lineare, vista anche la diversità delle forze e degli interessi in gioco.  Ma non c’è dubbio che inizia la fine del ciclo storico del neo-liberismo, col malessere manifesto nei confronti delle politiche neo-liberiste e dell’autoritarismo repressivo, espresso prima nelle enormi mobilitazioni di piazza e poi nel voto.

In questo processo, la redazione della nuova costituzione sarà una delle pietre miliari e l’aspettativa è enorme. Bisognerà capire come si svilupperà il dibattito e le alleanze nella Costituente, che si insedia agli inizi di luglio. E soprattutto come si muoverà la piazza in questo nuovo scenario, pandemia permettendo.

Nel frattempo, il governo Piñera, vero e proprio “zombie politico”,  rimane in carica fino a novembre, data delle elezioni presidenziali.

Nell’aria oggi risuonano le ultime parole del presidente martire, Salvador Allende: “…molto presto si apriranno i grandi viali, dove l’uomo libero passerà per costruire una società migliore”.

RICORDO DI UGO SCAGNI

17/05/2021

Abbiamo appreso della scomparsa di Ugo Scagni.

Purtroppo non eravamo più in contatto con lui da alcuni anni, ma lo vogliamo ricordare in quanto, per molto tempo, partecipò all’attività del Partito della Rifondazione Comunista nel circolo di Stradella.

Lo ricordiamo nelle sue partecipazioni alle manifestazioni nazionali quando, nonostante cominciasse ad essere avanti negli anni, si sobbarcava con noi lunghi viaggi in pullman, avendo cura di portare una bandiera del Partito.

Lo ricordiamo negli interventi nelle assemblee del circolo e in quelle provinciali e nella sua attività nella Festa del circolo di Stradella a Canneto Pavese dove gestiva una bancarella di libri usati accanto alla cassa delle offerte all’ingresso.

Una volta, in questa sua attività, fu vittima di una vile aggressione fascista da cui, per fortuna, non ebbe conseguenze fisiche.

La sua opera certamente più nota ed importante fu la sua ricerca storica sulla Resistenza nel nostro territorio.

Furono molti i suoi libri sul movimento partigiano, tutti costruiti con un grande impegno, attraverso le interviste e le ricerche sul posto.

Ne citiamo uno per tutti: “La Resistenza scolpita nella pietra” dove Ugo Scagni ha ricostruito tutti i nomi dei 700 caduti nella Resistenza pavese con ben 330 fotografie delle lapidi e dei monumenti.

Nel centenario di quegli avvenimenti ricordiamo anche “Fascismo e antifascismo nella provincia di Pavia”.

Nei suoi libri erano ben presenti, con rigorosità storica, le radici “di classe” di quelle stagioni e il ruolo dei Comunisti.

Di questi intellettuali abbiamo bisogno anche oggi, soprattutto nella ricerca storica, perché la Storia fa conoscere gli avvenimenti che cambiano il modo di esistere dell’umanità e quindi la prospettiva di trasformare lo stato di cose presente.

Piero Rusconi e Giuseppe Abbà

Partito della Rifondazione Comunista

A Voghera per raccogliere i rifiuti stanti sulla riva del torrente “Staffora”.

Edoardo Casati

Importantissima questa iniziativa che dimostra in modo pratico la volontà di prendersi cura della provincia di Pavia.

Notare il numero infinito di rifiuti, degni di nota i seguenti: un forno intero una rete, con tanto di filo spinato, un tubo di 4 metri, vestiti vari, tavolino da bar, senza poi contare le varie bottiglie e lattine con data di scadenza tra il 2010 e il 2015 che, testimoniano quindi una totale mancanza di cura dello spazio verde pubblico che dura da anni.

ALLE TV PIACCIONO NO MASK E FASCISTI?

Maurizio Acerbo

Se ieri una manifestazione così la facevano a Mosca e in altre 15 città russe ve lo avrebbero raccontato. Si è svolta in Italia e quindi la censura è stata totale. La foto è della grande manifestazione di ieri a Roma di solidarietà col popolo palestinese. Nei telegiornali neanche un fotogramma.

Non è la prima volta che accade per le mobilitazioni dell’opposizione sociale e poliica.

Quella di ieri era anche una manifestazione di critica a Italia e UE che finora non hanno condannato il comportamento criminale di Netanyahu. In questo caso probabilmente si è sommata la faziosità filoisraeliana dei media italiani alla ormai consueta censura della sinistra radicale. In Italia fa scandalo la censura immaginaria di star come #Fedez ma non quella che da anni ha oscurato le voci e le soggettività non allineate.

Mi si obietterà che in realtà i media raccontano le situazioni a cui partecipano i partiti con più consenso ritenendo quelle effettivamente rappresentative del paese. Non è proprio così. Qualsiasi manifestazione di no mask o di fascisti viene raccontata eccome. Da tempo riempiono le cronache tv.

Ho la sensazione – per citare Debord – che il potere spettacolare si scelga anche l’opposizione extraparlamentare da usare per mettere in riga l’elettorato democratico o moderato. La protesta fuori del Palazzo deve avere i contorni dell’irrazionalità e della barbarie. Non mi dite che si ha visibilità sulla base della forza elettorale che si rappresenta visto che un singolo ventriloquo di Confindustria come Calenda sproloquia in tv tutti i giorni mentre reti di movimento presenti in tutto il paese non hanno alcuna voce sui media.

Fortunatamente non è sempre cosi. Laddove il Pd decide di schierarsi i riflettori si accendono. Come accade positivamente per le sacrosante mobilitazioni per il #ddlZan o per quelle antirazziste (ma solo quando ministro degli interni era il leghista!). La cancellazione mediatica dell’opinione pubblica e delle forze effettivamente di sinistra nel paese c’è non perché siamo piccole minoranze ma al contrario perché potenzialmente milioni di persone la pensano come noi. Per coprire la balla che il Pd rappresenti “la sinistra” bisogna cancellare la sinistra reale. E come insegnava Debord alla lunga lo spettacolo ricostruisce a sua somiglianza la realtà. Le persone lo introiettano sul serio. E oggi ne vediamo le conseguenze. È il caso della Palestina. Lo schieramento filoisraeliano che va da Fratelli d’Italia al Pd non corrisponde ai sentimenti di una parte consistente del nostro popolo che ha “la Palestina nel cuore”.

E credo sia così sui temi del lavoro, della sanità, della scuola, del disarmo, dell’ambiente, ecc. La censura di ieri è solo l’ultimo episodio. Il più vergognoso. Perché non hanno cancellato noi ma la solidarietà con il popolo palestinese.

Possibile che nelle redazioni – strapiene di giornalisti che un tempo furono di sinistra – non ci sia uno scatto di indignazione?

Venerdì 21 maggio in occasione del #G20 sulla sanità a Roma torneremo a manifestare. E lo faremo non solo per chiedere che siano garantiti accesso a cure e vaccini per tutti i popoli della terra ma anche per la Palestina. E saremo in piazza a Roma anche sabato 22 maggio. Spero che saremo tantissime/i a gridare che non vogliamo essere complici del massacro del popolo palestinese e della strage di milioni di persone nel sud del mondo a cui viene negata la vaccinazione anti-covid per proteggere gli interessi delle multinazionali.

Passate parola.