Autore: Rino

Peppino Impastato, una storia in cui ritroviamo le nostre radici e il nostro futuro

Pubblicato il 8 mag 2021

Giovanni Russo Spena*

43 anni  fa Peppino Impastato veniva ucciso. Per il suo impegno militante antimafia e per il suo meridionalismo sociale. Peppino è stato il precursore dell’antimafia sociale. Le sue idee, la sua figura sono attualissime.

Soprattutto oggi, con la mafia che diventa sempre più pervasiva all’interno delle strutture economiche e sociali. La mafia attua, oggi, negli strati popolari impoveriti dalla pandemia, un vero e proprio welfare “sostitutivo” di uno Stato sociale  che non eroga le risorse necessarie; e acquista quote ed azioni di aziende in difficoltà economiche.

Peppino è, quindi, attuale perché fu vittima del “sovversivismo” reazionario delle classi dominanti meridionali. Non dimentichiamo che la Commissione Antimafia, nel 1976, ancora parlava della mafia come di una “comune forma di delinquenza organizzata” e che la prima legge antimafia fu varata solo nel 1982 (4 anni dopo l’uccisione di Peppino…). Umberto Santino ci insegnò, in quegli anni difficili, il “paradigma della complessità” della borghesia mafiosa: la mafia come organizzazione e sistema di rapporti, intreccio tra criminalità, accumulazione, processi di valorizzazione del capitale, codice culturale; e, insieme, consenso sociale. 

Impiegammo 22 anni per ottenere la condanna giudiziaria dei mandanti dell’uccisione di Peppino e 21 anni per ottenere l’approvazione, in Parlamento, della mia relazione che indaga sugli intrecci di potere che non avevano permesso di giungere subito alla verità.

Anche il Ministero dell’Interno parlò, per 20 anni, di Peppino “terrorista” o di Peppino “suicida”. Non a caso decisi, insieme agli splendidi collaboratori della Commissione Antimafia, di intitolare la relazione “Anatomia di un depistaggio”. E, dopo anni di inchiesta, volemmo che si aprisse con queste parole: ”Italiani perdonateci; lo Stato avrebbe potuto scoprire subito la verità, ma segmenti dello Stato (Carabinieri, parte della Magistratura) lo impedirono”. Non vi fu, infatti, da parte dello Stato, negligenza o inerzia ma scelta consapevole.. Perché la mafia è un sistema di relazioni.

A Cinisi indagammo sulla identità di una mafia in transizione: che diventava un vero e proprio distretto della droga, raccordo e tramite tra mafia siciliana e mafia statunitense. Insomma Badalamenti, che volle l’uccisione di Peppino, aveva tanto denaro, tanto potere, un articolato sistema di relazioni politiche. La mafia è dentro l’amministrazione, la finanza, la politica.

Il ricordo di Peppino è attualissimo. Perché fu, insieme ai tanti braccianti e sindacalisti uccisi dal potere borghese/mafioso (da Portella della Ginestra in poi) precursore dell’antimafia sociale.

Costruì un nesso tra lotte studentesche, bracciantili, per la riforma agraria: una sfida al comando mafioso sul territorio. Utilizzando anche  strutture allora appena apparse; Radio aut, con il sarcasmo delle splendide e coraggiose trasmissioni di Peppino, fu una vera e propria demistificazione e critica del potere.

Rivedo Peppino nelle tante ragazze, nei tanti giovani che praticano conflitto e mutualismo sociale nei quartieri metropolitani del Sud, nei tanti paesi abbandonati dallo Stato.

Peppino non è una icona nostalgica: era un militante comunista, un attivista sociale, di Lotta Continua e di Democrazia Proletaria, che combatteva i compromessi “milazziani” che coinvolgevano mafie e settori della sinistra in un articolato sistema di interessi.

E’ stato certamente anche un precursore del movimento altermondialista.

Lottò per “un altro mondo possibile”.

Lo comprese e lo aiutò la sua splendida mamma, mamma Felicia, donna straordinaria, che è stata la mamma di tutte e tutti noi.

*responsabile area  Democrazia, diritti, istituzioni, PRC-S.E.

Storie di Giovani Comunisti/e #5 con Vittorio Agnoletto

Il 5 maggio alle 18:00​ torna “Storie di Giovani Comunisti/e” con il quinto e ultimo incontro, questa volta discutere di salute e sanità, con un particolare sguardo al nostro territorio e alle sue lotte (presidi medici, legge 23, gestione ATS e ASST), ma riflettendo anche su un livello nazionale ed europeo. Ne parleremo con Vittorio Agnoletto; modera @_edo_casati_ (coordinatore @gcpavia).

Giovani Comunisti/e Lombardia

Morti sul lavoro – La verità nascosta dall’ipocrisia della politica e dei media

Pubblicato il 6 mag 2021

Antonello Patta*

Giovanna Capelli**

L’enfasi data dai media alla morte della giovane operaia di Pistoia potrebbe sembrare, a uno sguardo superficiale una bella notizia, perché segnalerebbe la nascita di un’attenzione alla barbarie della strage silenziosa di lavoratori. Lo stesso vale per i politici dei partiti al governo, che si profondono come non mai in tutti i talk show in impegni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Giustamente si è denunciato quanto l’interesse dei media sia legato alla spettacolarizzazione sessista dell’evento, che sfrutta senza pudore e rispetto aspetti come il sesso, la bellezza, e i particolari più intimi della vita di Luana D’Orazio. Non a caso si fa largo uso di fotografie e si lascia in secondo piano il nesso tra questa morte e la strage continua degli appartenenti alla classe di chi lavora per vivere.

Sono gli stessi media che nel corso degli anni hanno liquidato perlopiù con trafiletti nelle pagine interne i morti sul lavoro arrivando più di una volta a narrarli come tragiche fatalità; mai si sono impegnati realmente in campagne di denuncia come il tema avrebbe richiesto, oscurando sempre le campagne di chi come noi ha provato a portare quel dramma all’attenzione del paese.

Non si vuole vedere e nominare la tragedia che è sotto gli occhi di tutti ed è condensata nelle nude cifre nell’ultimo report dell’Inail sugli infortuni sul lavoro negli ultimi 5 anni, dal 2015 al 2019.
Gli infortuni sono stati 642 mila all’anno con 380 mila lavoratori che si sono infortunati 2 volte e sono ben 192 mila le imprese, che hanno avuto 2 infortuni. Il dato ancor più triste è quello sui morti: 1072 morti in media all’anno, ben 3 al giorno.

Tutto lo schieramento politico che sostiene il governo Draghi manifesta un tasso di ipocrisia al di là di ogni limite. Nel PNRR, l’atto di gran lunga più importante di questa e delle prossime legislature, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro non è nemmeno citato; sono gli stessi politici che hanno composto i governi degli ultimi 10 anni e che hanno consapevolmente lasciato ridurre progressivamente il personale degli enti preposti ai controlli della sicurezza nei luoghi di lavoro, del tutto insensibili alle scontate tragiche conseguenze.

L’organico Inail dal 2010 a oggi è diminuito di 2 mila unità, più del 20 per cento del totale e gli ispettori sono oramai ridotti a poco più di 200; i dipartimenti di prevenzione delle Asl, quelli  cui spetta la funzione  ispettiva nelle aziende, hanno visto i propri addetti ridursi dai 5 mila del 2009 ai 2 mila del 2020; conclude la poco onorevole serie l’andamento degli impiegati dell’ispettorato nazionale del lavoro con un organico ridotto da 6500 a 4500 unità, il 25% in meno del minimo necessario.

Determinare  queste condizioni è come incentivare  le imprese a fare   lo stesso ragionamento che gli evasori  fanno sul fisco: le possibilità di essere colti in fallo da un’ispezione sono così limitate che conviene rischiare e risparmiare sui costi dei dispositivi di sicurezza, forzare i ritmi di lavoro, assumere meno persone del necessario, non investire in corsi di formazione ecc.

Non ci si può nascondere dietro l’ignoranza o la stupidità: è chiaro che i politici che hanno governato negli ultimi dieci anni sono non solo  moralmente  ma anche politicamente responsabili, al pari delle imprese inadempienti, della tragedia che colpisce quotidianamente la classe operaia del nostro paese. L’ipocrisia di questi giorni è una farsa vergognosa dopo la quale tutto tornerà come prima, se dal mondo del lavoro non si leva una ribellione, che si traduca in grandi lotte.

Da decenni le politiche neoliberiste di tutti i partiti attualmente al governo, in nome alla totale libertà delle imprese e alla logica del profitto a tutti i costi hanno distrutto quanto più possibile dei diritti e delle tutele del mondo del lavoro, favorendo diffuse condizioni di sfruttamento estremo in cui l’insicurezza   è la norma; e non ci si può ribellare perché perdi il lavoro e il misero stipendio con cui dai da mangiare alla tua famiglia. Nello stesso tempo e per gli stessi motivi è stato drasticamente tagliato il personale di tutte le funzioni pubbliche deputate a garantire la legalità: l’ultimo governo Conte per ridurre le tariffe Inail alle imprese ha ridotto gli investimenti per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Più chiaro di così!

Su lor signori non si può contare; anzi, come risulta dal Recovery Plan intendono continuare sulla stessa strada. Quindi è necessario riprendere e rilanciare una stagione di lotte, superare l’attuale frammentazione e le divisioni nella classe per costruire un grande movimento unitario che obblighi a cambiare rotta e avviare la prospettiva del cambiamento, perché il profitto non continui ad essere anteposto alla vita delle persone.

*Segreteria Nazionale PRC-SE Responsabile del lavoro

** Segreteria Regionale Lombardia PRC- Se Responsabile Sanità

RIFONDAZIONE COMUNISTA: ANCORA UN MORTO SUL LAVORO, SI FERMI QUESTA STRAGE. POTENZIARE I CONTROLLI SUBITO.

L’orrore, il dolore e la rabbia per la morte atroce di Luana D’Orazio hanno riacceso l’attenzione sulla strage quotidiana sui luoghi di lavoro. Nel giorno in cui la procura di Prato apre un’inchiesta sulla morte della giovane operaia di Pistoia, questa mattina un operaio di 49 anni ha perso orrendamente la vita rimanendo schiacciato da un tornio meccanico alla Bandera di Busto Arsizio (VA).

Se fossero confermate le notizie che attribuiscono il tragico evento all’insufficiente numero di operai impegnati, ci troveremmo di fronte a responsabilità gravissime che vanno perseguite fino in fondo.
Non è tollerabile che la classe di quelli che devono lavorare per sostenere sé stessi e le proprie famiglie continui a pagare uno spropositato tributo di morti, tre al giorno negli ultimi 5 anni, alla logica del profitto.

Se il padronato ha le sue responsabilità sono lo Stato e le Regioni che devono controllare. Invece di fare dichiarazioni di cordoglio governo e regioni facciano il loro dovere. La sicurezza sul lavoro non c’è nel Recovery Plan e questo la dice lunga su come si sottovaluti il problema, come se le vite di chi lavora non contassero.

Bisogna potenziare tutte le strutture deputate ai controlli e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, gravemente depauperate da 20 anni di politiche neoliberiste. Si tratta di una priorità assoluta.
Vanno immediatamente assunti almeno 3000 funzionari di vigilanza sanitaria , senza i quali le Asl sono assolutamente impossibilitate ad effettuare il minimo di controlli necessari e almeno 5000 ispettori del lavoro.

La politica la smetta di assecondare il padronato e la si smetta di proporre semplificazioni come fa il PNRR.

Come Rifondazione Comunista, nel  confermare  il nostro impegno per porre fine a questo interminabile stillicidio di morti, esprimiamo il nostro cordoglio e  la nostra  vicinanza alla moglie, alle figlie, alle/i amiche/i e colleghe/i di Christian Martinelli.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro

Fabrizio Baggi, segretario regionale Lombardia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Rifondazione Comunista: “in pensione a 60 anni o con 40 di contributi, altro che ritorno alla Fornero”

Pubblicato il 4 mag 2021

Antonello Patta*

Si avvicina la scadenza di “quota cento” e il governo Draghi mostra di essere intenzionato a seguire le raccomandazioni della Commissione europea sulla riduzione della spesa pensionistica tramite il ritorno all’applicazione integrale della legge Fornero, definita a suo tempo, giustamente, come la legge più antipopolare del dopoguerra.
Si insiste pervicacemente su questa linea nonostante i dieci miliardi di risparmi su quota cento,  il progressivo impoverimento di milioni di pensionati, le ingiustizie e le distorsioni di un sistema che discrimina fortemente i giovani, le donne e i lavoratori con stipendi bassi e lavori discontinui, il fatto che l’allungamento della vita lavorativa abbia ridotto, in sei anni, di più di un milione di unità  l’occupazione nella fascia di giovani tra 15 e 35 anni.
A lor signori non fa problema il livello vergognoso delle pensioni attuali con 10 milioni di pensioni sotto i 750 euro, la media delle pensioni delle donne a circa il 50 per cento di quelle degli uomini  e il fatto che  i giovani di oggi siano destinati con questo sistema a un futuro di indigenza con   assegni pensionistici  ridotti  fino al 30% dello stipendio
Resta intatta la linea neoliberista che ha accompagnato il varo della Fornero , supportata in passato con la motivazione dell’austerità e oggi insistendo   con la falsa motivazione della non sostenibilità del sistema.  La realtà, oggi come ieri,  è che si continua a  perseguire  l’obiettivo della demolizione della previdenza pubblica per favorire i fondi privati.
I problemi veri, anche per il sistema previdenziale, sono la disoccupazione, i lavori precari discontinui, i part time obbligati, i bassi salari, paghe minime orarie intollerabili pur in presenza di contratti “regolari”, l’enorme mole del lavoro schiavile non dichiarato nell’economia sommersa.
È assolutamente necessario riprendere con forza la lotta per l’abolizione della legge Fornero come punto decisivo di un percorso per invertire la tendenza neoliberista affermatasi negli ultimi vent’anni che ha prodotto un attacco massiccio alle conquiste storiche del mondo del lavoro.
Perché questa lotta sia più efficace riteniamo utile indicare  quelli che per noi dovrebbero essere i contenuti principali di una nuova legge sulle pensioni:
– diritto alla pensione per tutte e  tutti con 6o anni di età o 40 anni di contributi versati indipendentemente dall’età anagrafica;
eliminazione del meccanismo che collega l’assegno pensionistico all’aumento dell’aspettativa di vita
introduzione, come ad esempio in Germania, ai fini del calcolo degli anni per maturare il diritto alla pensione, di contributi figurativi per i periodi di cura dei figli fino a 10 anni di età e delle persone non autosufficienti, di disoccupazione , di incapacità di lavoro, di istruzione superiore e universitaria a partire dai 17 anni; e per le donne ulteriori tre anni di contribuzione aggiuntivi per ogni figlio.
 interventi particolari con annualità di vantaggio per cause di invalidità sul lavoro e lavori usuranti.
– aumento delle pensioni previdenziali basse, riducendo il prelievo fiscale, oggi doppio della media europea, ripristinando la rivalutazione completa delle pensioni fino 5 mila euro lordi, e portando quelle assistenziali sopra il livello di povertà relativa.
In risposta al problema dell’equilibrio del sistema proponiamo: lo scorporo dal bilancio dell’Inps tutti i costi relativi agli interventi assistenziali; la restituzione  allo stesso ente le tasse che i lavoratori pagano sulla pensione ricevuta.
Aggiungiamo che bisogna smetterla di dire che non ci sono le risorse, come predica da anni l’ideologia della scarsità, purtroppo penetrata profondamente nel corpi sociali colpiti dalla crisi; Si possono e si devono recuperare molti miliardi per politiche sociali attraverso: il ripristino della progressività fiscale prevista dalla costituzione con riduzione delle aliquote più basse , una vera lotta a tutta l’evasione fiscale e contributiva e ai paradisi fiscali, una tassa sui grandi patrimoni a partire da milione di euro, tagli alle spese militari e a quelle per grandi opere inutili e dannose.

*responsabile nazionale lavoro PRC-S.E.

SI AGGRAVA LA SITUAZIONE DELLA MICROCAST DI MORTARA

GIUESEPPE ABBA’

La Microcast è una fabbrica di Mortara che, lavorando con fusione “a cera persa”, produce pezzi per altre industrie.

Gia’ nel gennaio 2020 i lavoratori di questa azienda (all’epoca 74 unità) hanno dovuto lottare contro una situazione molto grave: ritardati pagamenti di salari e tredicesima, incontri con il commissario giudiziale, promesse non mantenute dalla proprietà.

Hanno dato vita a scioperi e manifestazioni, sia all’interno che all’esterno della fabbrica. Nonostante ciò hanno dato prova di pazienza e disponibilità, a suo tempo, accettando un “contratto di solidarietà”.

Oggi è stata comunicata la decisione della proprietà di trasferire i lavoratori a Sasso Marconi (provincia di Bologna). Tale decisione equivale al licenziamento in quanto, come è evidente, diventa impossibile per i lavoratori e le loro famiglie gestire questa situazione.

Ho protocollata al Comune di Mortara la richiesta della convocazione di un Consiglio comunale aperto, alla presenza dei lavoratori della Microcast e delle organizzazioni sindacali per esprimere il pieno appoggio ai dipendenti dell’azienda e per sostenere tutte le iniziative adatte a contrastare la pratica chiusura della fabbrica di Mortara.

COLOMBIA: GOVERNO MASSACRA, MA ITALIA E EUROPA FANNO FINTA DI NIENTE. OGGI PROTESTA A ROMA

Pubblicato il 4 mag 2021

In Colombia il governo ha scatenato la repressione contro lo sciopero nazionale in corso dal 28 aprile scorso con manifestazioni di massa nelle principali città del Paese. Il bilancio è terribile e in continuo aumento: 27 morti, 426 feriti, 6 violenze sessuali, 12 persone hanno perso la vista, 726 arrestati. Non di sa quanti sono i desaparecidos.
Tutto questo non esiste sui nostri media e la politica italiana e europea fa finta di non accorgersene. Forse perché la Colombia è entrata nella NATO come “socio globale” dal 2018 ? Forse perché l’Italia ha addestrato le FF.AA. colombiane grazie ad accordi militari ?

Forse perché è la base da cui partono le azioni di terrorismo contro il Venezuela ?
Maduro non ha mai ordinato di sparare sulla folla, ma viene presentato come un dittatore e contro il suo Venezuela vengono imposte sanzioni criminali. Questi stragisti colombiani invece sarebbero i democratici con cui fare affari ?
Il silenzio su quanto accade conferma i seri interrogativi sull’informazione in Italia. In Colombia ogni anno vengono ammazzati centinaia di attivisti sociali nella totale “distrazione” di USA e UE.
Lo sciopero in corso è contro l’intenzione del governo di Iván Duque di realizzare una riforma fiscale che cerca di scaricare il peso della crisi sulle classi popolari per tappare il buco lasciato dalla corruzione e dalla pandemia nelle casse dello Stato.

Il popolo colombiano ha deciso di prolungare lo sciopero civico, in una protesta che continua contro la riforma fiscale e la riforma sanitaria, contro altre misure antisociali e contro l’impunità garantita dalle autorità colombiane per chi assassina leader sociali e firmatari della pace. La mobilitazione di piazza ha costretto il governo Duque a ritirare la riforma tributaria ed alle dimissioni del Ministro delle Finanze, ma questo non ha fermato la protesta, a cui si sono uniti anche i camionisti.

Alla mobilitazione pacifica e di massa, il presidente Ivan Duque risponde con la massima repressione, degna di un regime fascista. Ci sono decine di morti nel paese, e la violenza di Stato è particolarmente brutale a Cali. Lo scorso 1° maggio, il presidente ha decretato la militarizzazione delle città, obbedendo all’ex presidente Uribe che aveva invitato i militari e la polizia a usare le loro armi da guerra contro i manifestanti. Detto e fatto: nella notte tra domenica e lunedì, a Cali l’esercito ha attaccato la popolazione civile con armi pesanti e elicotteri da combattimento.

Il Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea (PRC-SE) esige che il governo colombiano cessi immediatamente la repressione e la militarizzazione del Paese, l’uso di armi da fuoco contro la popolazione civile, rispetti il diritto alla protesta sociale, rilasci tutti i prigionieri politici, indaghi e punisca gli autori degli omicidi dei manifestanti, rispetti gli obblighi derivanti dagli accordi di pace.

Il PRC-SE chiede alla Commissione Europea, al Consiglio dei Ministri e ai Paesi membri dell’Unione Europea di smettere di sostenere il governo colombiano, il più repressivo, omicida e antisociale di tutta la regione e di condannare chiaramente l’assassinio dei leader sociali e dei firmatari dell’accordo di pace, e il non rispetto degli accordi di pace da parte del governo.

La Commissione Europea deve attivare la clausola democratica e dei diritti umani dell’”Accordo di Libero Commercio” UE-Colombia, sospendendo parzialmente o totalmente la sua applicazione fino a quando non finirà l’impunità degli assassini.

Si terrà oggi, Martedì 4 maggio alle 18 presso il Colosseo, una manifestazione convocata dalla comunità colombiana presente a Roma.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Marco Consolo, responsabile esteri
Partito della Rifondazione Comunista

Calendario del popolo: 4 maggio, ricorre l’ anniversario di un importante momento per il popolo cinese

Abbà: Calendario del popolo: 4 maggio, ricorre l’ anniversario di un importante momento per il popolo cinese.

Il 4 maggio 1919, alla notizia che alla conferenza di Versailles era stata ceduta all’ imperialismo giapponese la penisola cinese dello Shantung, in molte città cinesi si sviluppò un grande movimento, in primo luogo studentesco.

E’ importante questo avvenimento, perché da esso si svilupparono elementi di una nuova cultura e si misero in luce i personaggi che furono alla base della nascita del Partito Comunista Cinese, come Chen Tu Hsiu, Li Ta Chao, lo stesso Mao Tse Tung.

Rifondazione: il governo protegga le ong e tolga i soldi ai criminali di Frontex

Pubblicato il 2 maggio 2021

Le riprese in cui si vedono nitidamente militari della cosiddetta Guardia costiera libica picchiare i richiedenti asilo catturati grazie alle segnalazioni degli aerei dell’Agenzia Frontex, sono l’altra faccia della medaglia dei corpi senza vita visti al largo delle coste libiche la scorsa settimana.

L’UE, i suoi governi, e la sua agenzia di “contrasto all’immigrazione illegale” (questo è il ruolo di Frontex) hanno fatto da anni una scelta cinica.

Per chi scappa dai lager libici non ci sono navi dell’Unione pronte a garantire il salvataggio ma aerei che, inquadrato l’obiettivo, l’imbarcazione dei fuggitivi, lo segnalano alle autorità del Paese più vicino, di solito la Libia o Malta.

Malta ignora sistematicamente i segnali, i libici a volte intervengono per riportarsi nei centri di detenzione uomini, donne e bambini, altre volte, o perché non hanno i mezzi o perché non lo ritengono importante, li lasciano crepare in mare. Due sono attualmente i gommoni dispersi, 130 i morti della scorsa settimana senza contare le decine per cui si è persa ogni speranza, al largo delle Canarie.

Dal 2014, almeno 24 mila persone hanno perso la vita per il cinismo europeo, una guerra silenziosa per cui nessuno muove un dito, indipendentemente dal colore dei governi che si sono succeduti.

Restano solo le tanto odiate ong a salvare il salvabile, a fare quello che dovrebbe fare l’Europa.

Nell’esprimere il cordoglio per le tante vittime di scelte scellerate Rifondazione Comunista chiede che il governo italiano non versi più un euro per finanziare una agenzia criminale come Frontex e si attivi invece per garantire, con i propri mezzi, i soccorsi in mare facendo sentire la propria voce in Europa perché il continente più ricco del pianeta si assuma le proprie responsabilità.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale.

Stefano Galieni, responsabile immigrazione.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

DIECI ANNI DAL REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE, QUELLA VITTORIA BRUCIA ANCORA

Fonte: https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=11766

Resoconto assemblea nazionale

2011-2021 Dieci anni dal referendum su acqua e nucleare: quella vittoria brucia ancora

29 aprile 2021

L’assemblea nazionale convocata in previsione del decennale del referendum su acqua e nucleare ha visto un’ampia partecipazione e una buona discussione.
Sono state decine le realtà presenti sia tra quelle che hanno preso parte alla coalizione sociale promotrice della campagna referendaria sia tra quelle che si sono costituite in questi anni e si sono attivate sul tema dei beni comuni e servizi pubblici locali.
In totale oltre 150 persone hanno seguito il dibattito tramite la piattaforma Zoom e la pagina Fb @acquabenecomune.

In generale è emersa una volontà diffusa di recuperare il patrimonio di temi che si sono imposti al centro del dibattito pubblico nel corso della campagna referendaria: dall’affermazione dei diritti di tutt* sui profitti di pochi alla tutela dei beni comuni, a partire dall’acqua, con la consapevolezza che questi sono un valore fondante delle comunità e della società, passando per la necessità di elaborare un nuovo modello di gestione pubblica, partecipativa e ambientalmente ecosostenibile soprattutto di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici, con tariffe eque per tutti i cittadini, un modello che garantisca gli investimenti necessari fuori da qualsiasi logica di profitto e i diritti dei lavoratori.

E’ stata espressa convinzione rispetto all’opportunità di attualizzare questi temi alla luce delle contraddizioni e della drammatica crisi rese evidenti dall’esplosione della pandemia, oltre alla necessità di opporsi ad un forte rilancio delle privatizzazioni attuato mediante il PNRR e le riforme che lo accompagneranno. L’apertura ai grandi capitali del Recovery Plan, la quotazione in Borsa dell’acqua che costituisce l’ennesima testimonianza del venir meno di qualsiasi limite di fronte al profitto, la pressione per i grandi investimenti, l’assenza nella normativa europea del diritto universale all’acqua e della sua gestione pubblica, è stato individuato come un attacco decisivo alla natura pubblica di bene comune dell’acqua ed un processo di privatizzazione sempre più concentrato nelle mani del grande capitale.

Diversi interventi hanno sottolineato come l’emergenza sanitaria e la gestione della crisi hanno molto a che fare con la democrazia e s’inseriscono nel progressivo svuotamento dei poteri delle istituzioni democratiche. Tutto ciò, purtroppo, ampiamente confermato anche nella procedura seguita nell’elaborazione del PNRR per cui persino il Parlamento è stato esautorato dalla possibilità di incidere e decidere su interventi, investimenti e scelte che condizioneranno il futuro del nostro paese e attraverso una vera e propria secretazione dei documenti all’opinione pubblica è stata completamente preclusa qualsiasi forma di partecipazione rendendo così impossibile lo sviluppo di un dibattito pubblico e democratico nel paese.
Un vulnus democratico che tutti hanno riconosciuto anche nel mancato rispetto della volontà popolare espressa con i referendum e nei vari tentativi messi in atto per cancellarne l’esito.

In estrema sintesi si è convenuto sul fatto che le trasformazioni del mondo del lavoro, dei servizi, del welfare imposte dall’ideologia neoliberista e dalle politiche di austerità abbiano dimostrato il loro fallimento, che la pandemia e la gestione della crisi minaccino fortemente il godimento di alcuni diritti fondamentali e che oggi il conflitto diventa anche tra il profitto e la vita, tra il capitale e il vivente.

Alla luce di queste riflessioni è emersa un’ampia condivisione circa la necessità di organizzare una grande mobilitazione in occasione del decennale che si sviluppi tanto a livello locale quanto a livello nazionale secondo il seguente schema:

  • nei giorni precedenti al 12 e 13 giugno– organizzazione di iniziative e azioni diffuse sui territori caratterizzandole sul tema dell’acqua e dei referendum, nello specifico si sta verificando la possibilità di una collaborazione con i Fridays For Future per le iniziative del venerdì 11/6 e della fattibilità di una mobilitazione nei confronti del Parlamento;
  • sabato 12/6organizzazione di una manifestazione nazionale a Roma nel pomeriggio caratterizzandolo con i temi emersi dalla straordinaria esperienza di partecipazione popolare che sono stati i referendum del 2011 e puntando sul valore paradigmatico rispetto all’alternativa di società;
  • domenica 13/6organizzazione di un dibattito on line a carattere internazionale invitando a partecipare le realtà e i protagonisti dei processi di ripubblicizzazione.

In conclusione si è condiviso di puntare a costruire una mobilitazione che possa essere percepita come la prima opportunità di scendere di nuovo in piazza e prendere parola collettivamente.

L’assemblea ha costituito sicuramente un buon punto di partenza consegnando una responsabilità nella mani di quelle realtà che intendono adoperarsi per la buona riuscita della mobilitazione e il riconoscimento del movimento per l’acqua come uno dei punti di riferimento per la realizzazione di una connessione e convergenza sul tema dell’acqua e dei beni comuni.

La proposta finale è stata quella di fissare una seconda assemblea per il 27 di maggio alle ore 18.00 in cui approfondire ulteriormente la discussione e affinare l’organizzazione pratica della mobilitazione.

Paolo Carsetti

Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Tel. 333 6876990
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org – www.obbedienzacivile.it