Autore: Rino

Rifondazione: ci ha lasciato Franco Calamida, una vita esemplare

Con grande tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa in ospedale questa notte a Milano del compagno Franco Calamida.

La sinistra italiana perde una figura di assoluto valore morale e politico. Lo ricordiamo come il giovane ingegnere – figlio di partigiano – che nel ’68 decise di non fare la carriera da dirigente ma di lottare al fianco di impiegati e dattilografe dando vita a un’esperienza fondamentale di autorganizzazione alla Philips che fece storia.

Franco Calamida fu tra i protagonisti della grande stagione delle lotte operaie e del lungo sessantotto italiano, dell’esperienza dei Cub e di Avanguardia Operaia.

Nel 1975 pagò con il licenziamento il suo impegno militante.  Di recente è uscito un libro curato da Matteo Pucciarelli e Roberto Biorcio “Volevamo cambiare il mondo” in cui raccontava l’esperienza di Avanguardia Operaia. 

Fu tra i fondatori del Quotidiano dei Lavoratori, parlamentare di Democrazia Proletaria e poi consigliere comunale a Milano di Rifondazione Comunista.

Non ha mai abbandonato la lotta e la riflessione di comunista libertario animato sempre da spirito unitario. Negli ultimi anni era molto preoccupato per la crisi della sinistra e con convinzione ci invitava a percorrere i sentieri dell’unità. 

Non ha mai smesso di dare il suo contributo a tutti i movimenti, da quelli per i beni comuni alla difesa della Costituzione, e di incoraggiare percorsi di unità e ricomposizione a sinistra.

E’ stato uno dei promotori della lista civica di sinistra Milano in Comune. 

E’ stato sempre vicino e solidale con Mimmo Lucano e l’esperienza di Riace. 

Dopo l’assassinio di Peppino Impastato fu lui ad accorrere a Cinisi a tenere l’orazione funebre.

L’ultima iniziativa di Rifondazione Comunista a cui aveva partecipato era stata proprio il 9 maggio scorso per ricordare Peppino. 

La sua perdita lascia un enorme vuoto di cultura e esperienza. Rimangono nel cuore di tante compagne e compagni il suo esempio di integrità morale e rigore intellettuale, la sua testimonianza di una vita spesa da militante per gli ideali di liberazione e giustizia sociale. 

Alla moglie Rita, a familiari e amici il più sentito cordoglio delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista. 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea 

I pendolari: sui treni nuovi la Regione si è rimangiata la parola

L’associazione Mi.Mo.Al. protesta e chiede un incontro all’assessore Terzi

Fonte: L’Informatore

https://www.informatorevigevanese.it/attualita/2021/06/12/news/i-pendolari-sui-treni-nuovi-la-regione-si-e-rimangiata-la-parola-549251/

12 Giugno 2021 – 17:53

di Bruno Ansani

VIGEVANO – “La Regione si è rimangiata la parola” riguardo ai treni nuovi da fornire alla linea ferroviaria Milano-Mortara. E di fronte a ciò le amministrazioni locali, cioè i sindaci di Vigevano, Abbiategrasso e Mortara, non hanno fatto una piega. L’associazione pendolari MiMoAl torna all’attacco e chiede un incontro all’assessore regionale ai Trasporti Claudia Maria Terzi, accompagnando la richiesta con le lettere inviate ai sindaci della tratta e al presidente della Provincia di Pavia.

Ecco il comunicato di MiMoAl

“Tutte le novità che riguardano le linee del servizio ferroviario regionale sono presentate da Regione Lombardia a Comuni capoluogo, Città Metropolitana, Province, Agenzie del TPL, rappresentanti delle Associazioni dei consumatori e dei pendolari, due volte all’anno negli incontri dei Tavoli territoriali di Quadrante del servizio ferroviario regionale. Nel 2019 in uno di questi incontri, fu chiesto all’Assessore Claudia Maria Terzi quali sarebbero stati i criteri utilizzati per la distribuzione dei nuovi treni. La risposta fu: le linee di collegamento con Milano, il numero dei passeggeri, la vetustà del materiale rotabile. La nostra linea ha esattamente tutti questi requisiti: treni vecchi di 40 anni, 20.000 passeggeri al giorno, collegamento con Milano.

Ma, come al solito, si sono rimangiati la parola. Nella riunione della Commissione del Consiglio Regionale che si occupa di infrastrutture e mobilità, la linea Mortara Milano riceverà solo treni e vagoni della tipologia Vivalto e solo nel 2022. I treni nuovi andranno sulla Milano-Lecco che passa da 1 a 5 treni nuovi e sulla Milano-Brescia-Verona che ha già tutti treni semi-nuovi.

MI.MO.AL si è subito attivata ed ha scritto una lettera all’Assessore Terzi, al Presidente della Provincia di Pavia, ai Sindaci di Vigevano, Mortara e Abbiategrasso per denunciare questa scelta inaccettabile. E ‘evidente la scelta politica di premiare i territori del nord della Lombardia, ed il peso inesistente dei territori della Provincia di Pavia e soprattutto di quelli interessati dalla Linea ferroviaria Mortara-Vigevano-Abbiategrasso. MI.MO.AL promette battaglia, non lasceremo niente di intentato!”

Qui la lettera all’assessore regionale

Qui la lettera ai sindaci

Qui la la lettera alla Provincia di Pavia 

RIPUBBLICIZZIAMO L’ACQUA!

A 10 anni dalla storica vittoria nei Referendum del 2011 ancora e ancora  il Forum dei Movimenti per l’Acqua si mobilita per riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa.

Anche in provincia di Pavia il Comitato per i 2SI non ha mai smobilitato e mantiene vivo il dibattito per arrivare ad una gestione del ciclo dell’acqua secondo parametri di interesse comune, che possono essere perseguiti solo mediante una gestione pubblica per davvero, non tramite una Società di capitali qual è Pavia Acque Scarl, bensì tramite una Azienda Pubblica. Solo in questo modo diventano obiettivi prioritari anche quelli di tutela ambientale, di salubrità delle acque, di gestione del servizio idrico a favore della comunità.

Si è già concretizzato il fatto che l’acqua, una volta classificata come merce da vendere solo a chi può pagare, venga addirittura quotata in Borsa. E altre nubi all’orizzonte del PNRR post pandemia fanno temere il rischio che qualche Macro utily – di quelle quotate – possa fare un sol boccone anche del nostro Gestore unico provinciale. Ricordo solo, a titolo di esempio, che analoga vicenda si è già vissuta nel caso di LGH. Perciò vale la pena di mettere al sicuro i nostri servizi affidandoli esclusivamente ad Aziende pubbliche.

Si dice che l’Ufficio d’Ambito (ATO) ha funzione di “controllo” del sistema. Ma da quando in qua chi controlla  dipende in tutto e per tutto dal controllato?

E’ sotto gli occhi di tutti – e in particolare dei Sindaci della Conferenza dei Comuni chiamata a esprimere parere obbligatorio – che il Piano d’ambito viene regolarmente aggiornato sulla base dei prospetti e dei programmi di Pavia Acque. L’Ente Provincia e gli altri fautori dello status quo ci dicono che è sufficiente un “controllo” pubblico e che la gestione può essere privatistica. Ma l’ufficio d’Ambito può giusto prendere atto e fare da passacarte verso Arera.

Tutta la Programmazione dei Lavori, il Piano Finanziario, gli Obiettivi qualitativi e quantitativi, tutto viene studiato elaborato e proposto da Pavia Acque. E  come potrebbe essere altrimenti se uffici tecnici, competenze e know-how sono quelli di Pavia Acque Scrl (che ha il preciso scopo di fare utili)? E come può un semplice “controllo” pubblico orientare le scelte del Gestore privato verso obiettivi di una drastica riduzione dell’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua e verso una riduzione delle perdite dell’acquedotto, quando il guadagno del Gestore dipende essenzialmente dall’incasso delle bollette?

Facciamo qualche esempio :

Il Piano d’Ambito “Pilota” – quello del 2008 – stimava perdite idriche del sistema acquedottistico pari al 18,63%. Nel 2020/2021 il dato sulle perdite risulta pari al 25%, mentre la tariffa è raddoppiata e il Piano tariffario 2020-2023 ha come obiettivo una riduzione delle suddette perdite pari al 2% (!).

Nei successivi aggiornamenti non vi è più traccia della  realizzazione di due Poli di essicamento fanghi inizialmente previsti nel Piano d’Ambito del 2008. Forse perché costa meno mandare i fanghi dei depuratori a chi ci fa affari e chi s’è visto s’è visto. Ma l’Ufficio d’Ambito in quale modo intende tutelare la salubrità delle acque sotterranee gravemente esposte agli inquinanti pericolosi (vedi cronaca delle scorse settimane) sparsi abbondantemente con i fanghi nei terreni agricoli della nostra provincia?

E ancora. Le prescrizioni comunitarie europee (risalenti agli anni ’90), e le conseguenti norme di recepimento e attuazione adottate dalle autorità competenti, indicano limiti molto stringenti circa la presenza di fosforo e di azoto totale presente nelle acque reflue. Qualche Gestore, di altri Ambiti, da diversi anni ha attivato sperimentazioni e sistemi operativi per l’estrazione di suddetti elementi dai fanghi . Pavia Acque ? Non pervenuta.

E arriviamo al recentissimo aggiornamento tariffario del 2020. Secondo i macroindicatori di qualità tecniche Arera, nel 2019  il Gestore Pavia Acque Scarl è in classe B per l’obiettivo di riduzione delle perdite idriche; in classe E per la qualità dell’acqua erogata; in classe E per l’adeguatezza del sistema fognario; in classe D per la qualità dell’acqua depurata. Tuttavia i nostri Sindaci, all’unanimità dei presenti,  hanno comunque approvato la revisione del piano tariffario che porterà nuovi aumenti nel 2022 e  nel 2023.

Abbiamo assistito negli scorsi decenni a molteplici privatizzazioni di servizi pubblici, sia locali che nazionali, sempre decantate con il mito dell’efficienza. Ma, stante che resta tutto da dimostrare, ci chiediamo: a che serve un soggetto Gestore efficiente se la qualità ambientale del servizio risulta scadente?

Ri-eccoci dunque a reclamare l’acqua pubblica, e la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali in rispetto alla volontà popolare convalidata dai Referendum fin dal 2011. Ripubblicizziamo i servizi pubblici locali ! A partire dal servizio idrico. E torniamo a ritroso anche alle Aziende Municipalizzate diventate Spa dalla sera alla mattina ai primi del 2000.

Per il  COMITATO PAVESE 2SI PER L’ACQUA BENE COMUNE

Antonietta Bottini – 335 6819546 – antoniettabottini@gmail.com

PERÙ: Rifondazione si congratula con Pedro Castillo

Pubblicato il 11 giu 2021

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si congratula con Pedro Castillo per la sua vittoria al ballottaggio delle elezioni presidenziali del 6 giugno 2021. Si tratta di un risultato storico, di enorme portata reale e simbolica, che coincide con il bicentenario della fondazione della repubblica del Perù e che apre una grande opportunità di porre fine ad  un lungo ciclo di egemonia delle classi dominanti e aprirne uno nuovo con il protagonismo delle classi popolari.

Il prossimo presidente Pedro Castillo, è un maestro di scuola elementare di una zona rurale della sua nativa Tacabamba ed un dirigente sindacale del settore. Nel suo programma propone un insieme di trasformazioni strutturali, a partire dalla convocazione di un’Assemblea Costituente per redigere una nuova Carta Magna che sostituisca quella del golpista Alberto Fujimori del 1993, la nazionalizzazione delle risorse strategiche, così come la creazione del programma “Perù libero dall’analfabetismo”.

Castillo ha vinto nonostante tutte le manovre antidemocratiche delle destre, la campagna sporca da “guerra fredda”, basata sull’odio, la paura del “castro-chavismo”, l’anti-comunismo viscerale, delle accuse di “contiguità al terrorismo” di Sendero Luminoso e delle falsità a piene mani, per delegittimare la candidatura di Perú Libre.

Castillo ha battuto l’ingerenza sfacciata della destra latinoamericana, i milioni spesi dalla Confindustria locale (Confiep), l’appoggio a Keiko Fujimori dei grandi latifondi mediatici e di bieche figure come Vargas Llosa (che non ha esitato a evocare la necessità di un colpo di Stato militare in caso di vittoria di Castillo).

Il popolo peruviano ha deciso di voltare pagina e dire basta alla corruzione, all’autoritarismo e alle politiche neoliberiste che hanno soffocato il popolo peruviano in questi anni.

La candidatura di Castillo al secondo turno ha ottenuto l’appoggio di settori democratici e progressisti, di diverse espressioni del movimento popolare, dei lavoratori della campagna e della città, dei popoli originari, del Perù profondo delle regioni interne, dei cittadini che esigono profondi cambiamenti e non accettano che il Paese sia governato ancora una volta dal fujimorismo, espressione della gestione corrotta dello Stato, dell’antidemocrazia, della continuità di un modello che ha messo in ginocchio la grande maggioranza del Paese.

Come già visto in altri Paesi del continente (e negli Stati Uniti), oggi si ripete il copione della destra che si straccia le vesti e, oltre a minacciare il golpe, accusa Castillo di brogli elettorali: accuse senza uno straccio di prova e nonostante tutti gli osservatori internazionali (compresa la UE e la stessa OEA) abbiano certificato l’assoluta trasparenza del processo elettorale.

Ci congratuliamo con Perú Libre, con Juntos por el Perú e le altre forze della sinistra politicae sociale peruviana che, grazie all’unità d’azione, hanno ottenuto una vittoria storica, contro la corruzione e la perpetuazione delle politiche della dittatura di Alberto Fujimori. Auspichiamo che l’unità raggiunta si mantenga e che venga rafforzata, perché solo con la più ampia partecipazione popolare è possibile contrastare l’offensiva reazionaria già in atto e realizzare le grandi trasformazioni di cui ha bisogno il Perù.

Il prossimo governo avrà davanti a sè un compito difficile, dato che non dispone di una propria maggioranza parlamentare. Ma dovrà comunque tener conto delle enormi aspettative e speranze dei diversi settori (dalle donne ai contadini, dalle lavoratrici e lavoratori ai giovani, dai popoli originari agli intellettuali, etc.).

I mass media internazionali,  le istituzioni europee ed il governo italiano devono rispettare i risultati elettorali e contribuire alla stabilità politica del Paese, attraverso la non interferenza.

Roma, 10-6-2021

CLIR: LA FARSA E’ FINITA

Il 9  giugno la maggioranza dei comuni del consorzio  ha decretato la fine del  CLIR.

Dopo tante promesse, come al solito non mantenute, si è deciso di liquidare la società pubblica che gestiva la raccolta dei rifiuti di molti comuni della Lomellina.

Grave è soprattutto l’atteggiamento di quei comuni (Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro) che, prima avevano siglato un accordo con Cgil-Cisl-Uil per il rilancio del Consorzio e per il mantenimento della gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico e poi, con un vergognoso voltafaccia, si sono rimangiati questi propositi.

Dopo anni di cattiva gestione da parte delle amministrazioni del Centrodestra della nostra zona (che fine ha fatto il buon governo tanto propagandato?) si è portata a compimento una scelta che rischia di avere gravi conseguenze sulla gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che su il reddito di quaranta famiglie.

Non si trovino scuse, la gestione del CLIR era ed è interamente nelle mani dei politici locali, se si è arrivati a questo punto, i responsabili non possono che essere i sindaci del nostro territorio.

Con l’affossamento del consorzio pubblico ora si affiderà ai privati la gestione della raccolta dei rifiuti e questo provocherà seri problemi, com’è stato dimostrato dalla gestione dei privati che si sono occupati negli ultimi anni di rifiuti: ricordiamo l’incendio Bertè, la gestione degli scarrabili, ecc.

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua piena contrarietà ad affidare a privati un settore cosi delicato come quello del ciclo dei rifiuti.

Esprimiamo il nostro appoggio all’azione delle organizzazioni sindacali per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del Clir e perché il ciclo dei rifiuti rimanga pubblico.

Mortara 10 giugno 2021

Giuseppe Abbà consigliere del comune di Mortara

Piero Rusconi Seg. Rifondazione Comunista Pavia

Rifondazione- No allo sblocco dei Licenziamenti e allo scambio di lavori stabili con lavori precari!

Il 30 giugno si potrà licenziare in tutti i settori dell’industria e delle costruzioni. Così nel decreto sostegni bis che ha segnato una vittoria di Confindustria nell’orientamento del governo indifferente alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro prevista dalla Banca d’Italia.
Oggi tutti i partiti e i rappresentanti degli industriali si affannano a smentire, col sostegno dell’ufficio parlamentare di bilancio, gli effetti gravissimi  di questa scelta sul mondo del lavoro; fino a ieri avevano raccontato che con il blocco dei licenziamenti non si sarebbero potuti assumere i giovani, oggi la versione appare diversa solo perché l’accento è posto sul fatto che  le imprese prevedono un saldo positivo di occupati, invece che sui licenziamenti.

In altre parole le imprese che hanno ricevuto e continuano a ricevere valanghe di miliardi di soldi pubblici potranno scaricare  sulla società il costo e le sofferenze di centinaia di migliaia di nuovi disoccupati per modificare la composizione dei propri occupati.

Il come lo si capisce osservando il lavorio dei partiti di governo, dal Pd alla Lega, per ammorbidire ancor di più le causali per i contratti a termine per “renderli più flessibili per consentire alle imprese di ripartire” come sostiene la sottosegretaria al lavoro leghista Tiziana Nisini.

E’ evidente che guardando i numeri del mercato del lavoro trainato già oggi dai contratti a termine si punta a sostituire occupazione stabile con altri contratti precari.

Si spiega così la contraddittorietà delle scelte, e dei discorsi dei vari politici di governo. Se si stanno attivando una serie di strumenti che permetteranno alle imprese di gestire le uscite dal lavoro  evitando ai lavoratori di  finire disoccupati

(estensione del contratto di espansione, contratti di solidarietà) perchè non attuarli mantenendo in vigore il blocco dei licenziamenti?

Non si spiega nemmeno il perché non si voglia attendere nemmeno il varo degli ammortizzatori sociali che però temiamo condizionati, anche loro, all’accettazione di lavori precari.

E’ del tutto insufficiente la mediazione dei ministri Orlando del Pd  e  Giorgetti della Lega che concordano sulla proroga del blocco dei licenziamenti solo per i settori della moda e del tessile dove, con tutta evidenza, fa comodo anche alle aziende continuare a vivere di cassaintegrazione covid pagata dallo stato finche non escono dalla crisi.

Come Rifondazione Comunista  sosterremo tutte le lotte  necessarie a contrastare la gravissima situazione occupazionale del paese  per affrontare seriamente la quale proponiamo:
-blocco dei licenziamenti;
-un grande piano per la piena e buona occupazione centrata su: assunzione di almeno un milione di persone nel pubblico; riduzione dell’orario di lavoro; riconversione ambientale dell’economia
-un piano di risanamento idrogeologico del territorio;
-il ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa
-l’abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto precarietà

Antonello Patta  Responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Val di Susa – Ferrero*/Locatelli*: sabato 12 giugno con il movimento No Tav contro il capitalismo dei disastri

Pubblicato il 10 giu 2021

Sabato 12 giugno saremo in Val di Susa alla marcia popolare NoTav.

Ci saremo per ribadire la richiesta di uno stop immediato alla realizzazione di grandi opere inutili che distruggono l’ambiente, il territorio, opere che sono fonte di spreco di enormi quantità di denaro pubblico.

Il Tav in Val di Susa è una di queste opere assurde.

Ci avevano detto che dopo l’emergenza pandemica nulla doveva rimanere come prima, che bisognava dare priorità agli investimenti in materia di tutela della salute, protezione ambientale, servizi alla persona, produzioni e lavori socialmente utili. Tutte balle.

Siamo alle solite, a scelte di politica economica caratterizzate da una profonda estraneità ambientale, all’interesse pubblico, rivolte unicamente a fare gli interessi di grandi cordate affaristiche finanziarie; a scelte imposte con la prevaricazione, colonizzando di un intero territorio.

Contro il saccheggio ambientale e delle risorse pubbliche, contro la repressione delle manifestazioni di protesta e del dissenso non un passo indietro. Il movimento di lotta popolare sconfiggerà “il capitalismo dei disastri”.

Un’altra idea di mobilità e di sviluppo è possibile.

*Paolo Ferrero, vicepresidente della Sinistra Europea
*Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Torino

VERSO UN CONGRESSO UNITARIO

Pubblicato il 9 giu 2021

Il Comitato Politico Nazionale del PRC-S.E. che si è tenuto sabato 5 e domenica 6 giugno ha ufficialmente aperto il percorso del nostro XXI congresso nazionale. Il dibattito che si è sviluppato per due giornate si è concluso con un segnale importante e inedito come l’approvazione all’unanimità delle tesi. L’XI Congresso, che segna il trentennale del nostro partito, potrebbe questa volta non essere segnato dalla conta su mozioni contrapposte come in passato.

Sarebbe un primo elemento che renderebbe già straordinario questo congresso.

Quello che si è andato determinando, nell’intenso lavoro delle commissioni (politica, statuto e regolamento), riunitesi in continuità nei mesi passati è stato un lavoro lento e costante di ascolto e di tessitura per superare cristallizzazioni che hanno costituito un ostacolo nell’iniziativa e nella discussione del partito per tanti anni. Ovviamente – e sono emerse anche nel dibattito del comitato politico – le diverse sensibilità permangono ma questa volta stanno prevalendo gli elementi di convergenza e la ricerca della sintesi unitaria. Il percorso è appena iniziato e la fase congressuale che ci aspetta può segnare una fase di reale ripartenza solo a condizione che questo approccio permanga anche nei prossimi mesi. Ma è importante partire con la giusta attitudine coniugando il rispetto e la garanzia del pluralismo con lo spirito unitario. La bozza di tesi emendata e approvata come testo base – che sarà oggetto fino al prossimo CPN di ulteriori emendamenti, contributi e modifiche – sarà approvata definitivamente nel prossimo CPN che si terrà il 19 e 20 giugno.

E’ stato approvato all’unanimità anche il regolamento con cui si svolgerà il congresso, un testo con cui non si definiscono soltanto le modalità ma il calendario dei lavori. Il programma è molto fitto, prevede di iniziare i congressi di circolo dal primo luglio e di tenere l’ultimo congresso di federazione per il 19 settembre, permettendo così di svolgere il Congresso nazionale, in presenza, dal 24 al 26 settembre prossimi.

Il percorso prosegue domenica 13 giugno, a partire dalle 16, con un seminario* on line sul partito in cui si affronterà il tema delle proposte di riforma statutaria volendo condividere in un ambito più largo della commissione incaricata, un tema fondamentale: quale tipo di partito abbiamo bisogno trenta anni dopo la sua fondazione? Come adeguare le forme organizzative e le regole statutarie?

Favorisce la convergenza unitaria la condivisione della linea politica di alternativa ai poli esistenti e la consapevolezza delle grandi difficoltà che vive il nostro partito. Vogliamo uscire dal congresso con un partito unito nell’iniziativa politica e sociale per affrontare insieme le difficoltà della costruzione di una proposta di alternativa nel nostro paese.

Un congresso unitario può diventare un congresso rifondativo a trenta anni dall’inizio del nostra storia.

In occasione di questo compleanno possiamo guardare a questi decenni non solo con un sentimento di tristezza per le tante delusioni, scissioni e sconfitte, ma anche e soprattutto con l’orgoglio di essere stati il cuore dell’opposizione alle politiche e al pensiero unico neoliberista nel nostro paese e di aver contribuito alla costruzione di uno spazio politico antiliberista e anticapitalista in Europa con la fondazione del Partito della Sinistra Europea e dello stesso gruppo parlamentare Gue (ora La Sinistra- The Left).

Certo siamo stati sconfitti ma avevamo ragione.

Un congresso unitario può essere occasione per parlare alle tante compagne e compagni che nel corso degli anni abbiamo perso e, forse, anche a nuove generazioni che potrebbero ritrovarsi nella nostra tradizione di comunismo democratico e nell’impegno per un eco-socialismo del XXI secolo.

Non rinunciamo alla lotta. Buon congresso a tutte e tutti.

Maurizio Acerbo

 Per partecipare, on line, al seminario sullo statuto  inviare mail a stefano.galieni@rifondazione.it

Oggi, come 10 anni fa, in piazza in difesa dell’acqua pubblica e dei beni comuni

Pubblicato il 8 giu 2021

Elena Mazzoni* 

“Lavatevi spesso le mani”.

Questo è il mantra ricorrente dei 16 mesi di pandemia Covid 19.

Condivisibile, assolutamente, se non fosse che, secondo i dati ONU, 1 persona su 3 non ha accesso all’acqua pulita e la situazione peggiorerà fino a portare, senza interventi efficaci, 5.7 miliardi di persone a vivere, nel 2050, in zone con carenza idrica per almeno un mese all’anno.

2.2 miliardi di persone al mondo vivono in paesi con problemi di approvvigionamento idrico; 4 miliardi in aree che soffrono di grave carenza d’acqua almeno un mese all’anno e circa 1,6 miliardi di persone hanno a che fare con una scarsità d’acqua “economica”: l’acqua sarebbe fisicamente disponibile, ma mancano le infrastrutture per farla arrivare.

La capacità di stoccaggio dell’acqua negli invasi si riduce dell’1% ogni anno, per l’aumento della popolazione e i sedimenti nei depositi.

L’utilizzo di acqua potabile continua a crescere dell’1% l’anno dal 1980.

L’agricoltura impiega in media il 69% dell’acqua dolce per usi umani (in alcuni paesi questa percentuale sale al 95%).

L’industria assorbe il 19%, le città il 12%. Nel periodo fra il 2009 e il 2019, la siccità ha colpito 100 milioni di persone al mondo, uccidendone 2000 e causando 100 miliardi di dollari di perdite.

L’Italia non è un’isola felice, tutt’altro.

Nel 312 a.C., il primo acquedotto romano, l’Aqua Appia, meraviglia ingegneristica concepita e costruita per garantire alla popolazione un abbondante approvvigionamento di acqua dolce, trasportava oltre 70.000 metri cubi di acqua al giorno nel cuore di Roma.

2.300 anni dopo la sofferenza idrica è un fatto.

Scarse precipitazioni, temperature eccessivamente alte, impermeabilizzazione e consumo del suolo, rete idrica obsoleta, assenza di manutenzione ed investimenti.

A questo si aggiunge la visione capitalista e predatoria che guarda alla risorsa idrica come un bene suscettibile di valutazione economica, arrivando, a fine 2020, a quotarla in borsa a Wall Street.

L’Italia, con le sue grandi multi-utilities, è da anni dentro questi processi grazie alla scelta di entrambi i poli di privatizzare i servizi idrici.

Tutte le forze che sostengono l’attuale governo e i precedenti hanno scientemente tradito la volontà espressa dal popolo italiano nel referendum del 2011 e entrambi gli schieramenti sono uniti dalla condivisione delle politiche neoliberiste.

Per rilanciare con forza, la nostra visione di pubblico e bene comune, dobbiamo essere tuttə a Roma, sabato 12 giugno alle ore 15,30 a Piazza dell’Esquilino, insieme al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua alla manifestazione nazionale Beni comuni, acqua e nucleare: indietro non si torna! A 10 anni dal referendum, no alle privatizzazioni, per un Recovery Plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile.

Siamo state e stati fondatori, fondatrici, animatori, animatrici e fulcro della battaglia referendaria, svolgendo un ruolo centrale nel Comitato Nazionale e nelle sue diramazioni territoriali, senza mai risparmiare il nostro impegno in questi 10 anni.

Eravamo parte 10 anni fa della coalizione che ha portato 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare ma in questi 10 anni, nonostante i nostri ripetuti segnali di allarme e le nostre denunce, tutti i governi che si sono succeduti, hanno disatteso quel voto

Oggi più che mai l’acqua deve essere bene comune universale, pubblico e a gestione partecipata

Indietro non si torna.

*Responsabile nazionale Ambiente PRC-SE

Promuove:

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Aderiscono: ISDE Italia – Medici per l’Ambiente; Associazione Costituzione Beni Comuni di Milano; WWF Italia; Movimento Consumatori; Medicina Democratica Onlus; CCA dbr Coordinamento dei Comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico di Massa Carrara; Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana Aps; Partito della Rifondazione Comunista; Giuristi Democratici; Associazione Laudato Sì; ARCI; Unione Sindacale di Base – USB; Legambiente; Movimento per il diritto all’abitare