Tag: Rifondazione Comunista

RIFONDAZIONE: GOVERNO DRAGHI SPACCA L’ITALIA, OGGI PRESIDIO A ROMA

Pubblicato il 22 giu 2022

“Ci sono cose molto più serie della scissione del poltronista Di Maio.

Il governo Draghi sta per spaccare l’Italia con il disegno di legge preparato dalla ministra Gelmini che domani a Roma incontrerà i presidenti delle Regioni.

Oggi parteciperemo al presidio indetto dal Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata in via della Stamperia a Roma dalle 12,30 alle 15 per dire no allo sciagurato disegno di legge quadro della ministra.

Il disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata preparato dalla ministra è un testo peggiore delle previsioni più pessimistiche.

Il disegno di legge esautora il Parlamento riducendolo a luogo di mera consultazione e ratifica; consente la regionalizzazione di tutte le 23 materie, compresa scuola e trasporti; prevede un avvio della regionalizzazione dei servizi calcolato sulla spesa storica, aberrazione che ha consentito la sottrazione di risorse e di diritti a danno dei territori del Sud e più svantaggiati; prefigura a regime tasse regionali e il trattenimento dei tributi su base territoriale, rompendo ogni idea di perequazione; ricalca lo schema delle sciagurate intese stipulate da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna con l’allora governo Gentiloni in scadenza, prefigurando un sistema di staterelli in lotta fra loro per l’accaparramento di poteri e disponibilità finanziarie.

Rifondazione comunista promuove, partecipa e sostiene tutte le manifestazioni organizzate dal movimento a difesa dei diritti di tutte e tutti indipendentemente dal luogo di nascita e residenza.

Dopo il caos sanitario verificatosi durante la pandemia è assolutamente da irresponsabili continuare su una strada che si è già dimostrata fallimentare.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Tonia Guerra, responsabile campagna contro autonomia differenziata del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Francia, Mèlenchon il vero vincitore. Chapeaux. Adesso in Italia

15 giugno 2022

Paolo Ferrero*

La Nuova Unione Popolare Ecologista e Sociale guidata da Mélenchon è la vera vincitrice del primo turno delle elezioni francesi. Con il 25,7% dei voti, a pari merito del Presidente in carica e lasciando Marine Le Pen poco sopra il 18%, il risultato è straordinario. Con questa spinta è sicuro che il raggruppamento di sinistra sarà il gruppo più grande dell’opposizione ed è molto probabile che Macron non riesca a conquistare la maggioranza assoluta del parlamento, aprendo la strada ad una dialettica politica assai positiva. Non oso immaginare di più, ma certo questi due risultati costituiscono già un grande risultato, perché uno dei paesi più importanti d’Europa si troverà ad avere un condizionamento sociale importantissimo e per certi decisivo per mettere sabbia nei meccanismi dell’Europa liberista arruolata nella Nato.

Ovviamente si tratta anche in Italia di fare come la Francia e allora può essere utile analizzare i tre passi fondamentali che Mélenchon ha fatto per raggiungere questo risultato. Questo successo non è infatti caduto dal cielo e non è il frutto di un miracolo ma di una precisa linea politica. Vediamo.

In primo luogo, Mélenchon da anni opera per costruire un polo alternativo ai poli politici esistenti in Francia. In tutti questi anni Mélenchon non ha fatto alleanze con i socialisti e quindi non ha praticato “l’unità della sinistra”. Ha operato per aggregare la sinistra di alternativa, conflittuale sul piano sociale e ambientale. Questa coerenza di impianto è stata decisiva per costruire il patrimonio simbolico di Mélenchon come effettivamente alternativo alla melassa liberale che alberga nelle nostre istituzioni.

In secondo luogo, Melenchon non ha mai ricondotto la sua pratica di aggregazione ad un partito. Questo in un doppio senso: da un lato alle elezioni ha sempre operato per costruire coalizioni più ampie del suo partito, dall’altro per aggregare i vari partiti della sinistra antiliberista. Concretamente, quindi, Mélenchon ha operato come un aggregatore del polo antiliberista popolare ed ambientalista, senza cercare di farlo diventare un partito ma sempre mantenendo un carattere fluido e dinamico di aggregazione. Si tratta di un punto decisivo perché il valore aggiunto dello schieramento aggregato da Jean Luc consiste proprio nella capacità di mettere insieme organizzazioni, partiti, comitati, singoli individui, intellettualità diffusa, settori sindacali.

In parallelo al successo di Mélenchon, che per ben due elezioni presidenziali ha sfiorato di un soffio il ballottaggio, in Francia abbiamo avuto la crisi verticale del Partito Socialista e un significativo conflitto sociale che, dalle lotte sulle pensioni ai gilet gialli, hanno movimentato il paese.

La capacità politica di Mélenchon, forte del risultato delle elezioni presidenziali, è stata quella di proporsi su un impianto popolare e antiliberista come la possibile unificatore della sinistra. Non più l’unità della sinistra su base liberista a maggioranza socialista, ma una unità della sinistra il cui baricentro è su un programma radicale, estraneo alle politiche che vanno per la maggiore nel palazzo.

Per certi versi questo ultimo passo è il rovesciamento ideale di quanto, dopo il congresso di Épinay del 1971, fece Mitterrand. Questi operò per rovesciare i rapporti di forza tra socialisti e comunisti e solo dopo che i socialisti erano diventati più grandi dei comunisti propose nuovamente l’unità della sinistra. Oggi, dopo anni di cammino nel deserto, in cui molti lo hanno considerato un settario inconcludente, Mélenchon aggrega le forze della sinistra ma su un programma di alternativa, in cui i socialisti moderati sono in minoranza. Chapeau.

Per arrivare anche in Italia a “fare come in Francia”, non ci sono quindi scorciatoie ma è necessario imparare dall’esperienza francese. In primo luogo, è necessario costruire una aggregazione chiaramente alternativa ai poli esistenti, smettendola di inseguire le sirene del centro sinistra e del voto utile. In secondo luogo, occorre costruire questa aggregazione in una forma che permetta a tutte e tutti di partecipare e di essere protagonisti: uomini e donne impegnati in ogni ambito del sociale e della cultura, partiti, associazioni, comitati. A questa aggregazione devono partecipare i partiti disponibili, ma la sua forma non può essere quella di un partito, troppo stretta per aggregare tutte le forze disperse che dobbiamo unire. In terzo luogo, è evidente che occorre individuare una figura in grado di esercitare una leadership popolare e nello stesso tempo in grado di favorire un percorso democratico e partecipato, di allargare il tessuto dell’aggregazione politica. Parlare al popolo e nello stesso tempo favorire l’aggregazione di un tessuto partecipativo democratico e militante è la vera grande scommessa che abbiamo dinnanzi.

Non è semplicissimo, ma l’esempio francese ci può aiutare ad uscire dalla stagnante situazione italiana.

*vicepresidente Partito della Sinistra Europea, dal blog de il Fatto Quotidiano

REFERENDUM 12 GIUGNO 2022

5 MAGGIO 2022

Il 12 giugno nell’indifferenza più totale si svolgeranno 5 referendum sulla giustizia indetti su proposta di 9 Consigli regionali a maggioranza di centro destra e appoggiati dai radicali.

Raramente si sono dati quesiti referendari più avulsi dalla vita dei cittadini, nonostante la propaganda leghista nessuno di questi referendum tocca minimamente i problemi della giustizia che affliggono il cittadino comune: la lunghezza dei processi, l’indefinitezza di molti reati e
l’iperpenalismo.

I promotori hanno sempre caratterizzato questi referendum come un attacco all’indipendenza della magistratura e come vendetta contro i giudici che avrebbero danneggiato volontariamente lo schieramento di centro destra.

Entrando nel merito è facile bocciare il quesito sulla separazione della carriere (scheda gialla) da sempre una richiesta delle destre per assoggettare il pubblico ministero al governo.

I quesiti sui consigli giudiziari (scheda grigia) e sulle modalità di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura (scheda verde) sono estremamente tecnici ed obiettivamente incomprensibili alla larga maggioranza dell’elettorato.

Sono non solo sbagliati nel merito, ma soprattutto toccano temi la cui complessità e delicatezza devono restare di competenza parlamentare.

Il quesito sulla legge Severino (scheda rossa) elimina ogni filtro sull’eleggibilità o permanenza in carica per chi non ha sentenze non definitive. Anche se certamente una persona è colpevole solo dopo una condanna definitiva, un principio di precauzione suggerisce l’opportunità che un amministratore condannato anche in primo grado per reati di una certa gravità non possa continuare a governare.

Il quesito sulla custodia cautelare (scheda arancione) limita l’adozione delle misure cautelari in caso di “pericolo di reiterazione del medesimo reato” per alcuni reati.

Si tratta di una casistica modesta e che renderebbe impossibile l’adozione di misure restrittive (non solo carcerazione) in casi in cui potrebbe essere opportuna. Ancora, modifiche sono possibili.

Il Parlamento è il luogo giusto, non il taglio indiscriminato di parte delle legge.

Come conclusione, questi quesiti referendari non hanno nulla a che fare con la giustizia giusta ma sono uno strumento di lotta della destra contro la magistratura.

La risposta giusta è far mancare il quorum non andando a votare o non ritirando la scheda per chi vota alle amministrative.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA.

Per una coalizione popolare e pacifista

30 Maggio 2022

Documento approvato dalla direzione nazionale di Rifondazione Comunista con un voto contrario e due astenuti, domenica 29 maggio –

La guerra in corso, e le politiche del governo Draghi, confermano che il bipolarismo è un gioco truccato e che occorre lavorare per la costruzione di un’alternativa popolare e autenticamente di sinistra ai poli politici esistenti. È sceso in campo un nuovo atlantismo militarizzato ed aggressivo che vede in prima fila PD e FdI e che cambia ulteriormente in peggio l’Italia e la UE. Un neo atlantismo sostenuto da tutti i poteri. Una UE ormai al traino di USA, NATO, GB e Polonia. Con una rottura della globalizzazione per linee geopolitiche e conseguenze catastrofiche in termini di politiche alimentari ed energetiche. A pagare sono le masse popolari e la democrazia.

Esce confermata la necessità, pur tra tante difficoltà, di perseguire la strada indicata nel congresso nazionale di costruzione di “uno schieramento, una soggettività, un’aggregazione che, per dimensioni e credibilità, possa rappresentare una alternativa allo stato di cose presente”. Proprio la vicenda della guerra ha evidenziato che la maggioranza del paese non condivide le scelte dello schieramento bellicista preponderante in parlamento e nell’informazione. Bisogna avanzare al più presto una coerente proposta politica pacifista che parli a una maggioranza del paese oggi priva di rappresentanza e un programma sociale che parli alle classi popolari e lavoratrici.

Va rifiutato l’uso strumentale dell’antifascismo a fini elettorali non solo per l’evidenza che il PD è riuscito a condividere governi con tutti i principali esponenti della destra (anche quelli che vengono da MSI-AN) ma soprattutto per la costatazione che proprio il bipolarismo ha consentito al partito della fiamma tricolore di raggiungere livelli di consenso mai avuti durante la storia repubblicana. In Italia c’è bisogno di un antifascismo popolare che rilanci la lotta per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. In questo quadro per rilanciare la democrazia costituzionale, ridando credibilità a un parlamento privo della volontà di rappresentanza popolare, rilanciamo in ogni sede una lega per il proporzionale proponendo di convergere a tutti gli autentici democratici sulla rivendicazione di leggi elettorali che reintroducano il semplice principio “una testa un voto”.

Le posizioni del PD sulla guerra, come sulle principali questioni ambientali e sociali, evidenziano la natura ornamentale e subalterna di una sinistra che persegue l’alleanza e il “campo largo” utilizzando suggestioni rossoverdi a prescindere dalla concretezza dell’impianto programmatico. Sul piano dei risultati più che “coraggiosa” si tratta di una scelta del tutto inefficace, anzi dannosa perché ostacola la costruzione e la prefigurazione di un’alternativa sociale e politica.

C’è bisogno invece di una coalizione popolare, pacifista, ecologista, sociale, femminista e antifascista, che si proponga di aggregare un blocco sociale su un programma di attuazione della Costituzione, di radicale alternativa per il nostro Paese, per la pace e un eco-socialismo del XXI secolo. C’è bisogno di un programma di rottura e cambiamento nel governo del paese e di un profilo in grado di renderlo percepibile come necessario per larghi settori popolari e capace di suscitare partecipazione e mobilitazione. Il percorso che si deve realizzare in tal senso deve darsi l’obiettivo di coinvolgere la partecipazione di chi in questi anni si è allontanata/o da ogni prospettiva di politica organizzata.

La Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale, guidata da Mèlenchon, dimostra che un programma e un discorso coerentemente di sinistra e ambientalista non sono condannati in Europa al minoritarismo.

Certo nel nostro paese non ci sono stati i cicli di lotte di massa e gli scioperi che hanno in Francia contrastato le misure antipopolari e le “riforme” neoliberiste. E’ evidente che per cambiare i rapporti di forza c’è bisogno di una ripresa delle lotte. Per questo lavoriamo per la convergenza dei movimenti come abbiamo fatto con la Società della cura, il Forum dei movimenti, il rapporto con il collettivo di fabbrica e il gruppo di supporto Insorgiamo della Gkn, le tante campagne in cui siamo impegnate/i.

La convergenza sociale e la costruzione di una proposta politica non sono sovrapponibili ma neanche separate. La necessità della riapertura di un ciclo di lotte e la questione del ritorno della sinistra sul terreno della rappresentanza istituzionale non vanno contrapposte. L’assenza nello spazio della politica istituzionale e quindi del dibattito pubblico di una sinistra anticapitalista e antiliberista, femminista, ambientalista e pacifista pesa anche sulla capacità di incidere dei movimenti e contribuisce alla passivizzazione e alla spoliticizzazione delle classi popolari.

Non basta la riaffermazione della nostra alterità al centrodestra e al centrosinistra + M5S. La crisi di sistema in termini di legittimità e di rappresentanza è un fatto oggettivo. Bisogna intercettare la rabbia e la disaffezione di una massa senza rappresentanza, che non si riconosce nell’attuale sistema politico e a cui bisogna proporre una prospettiva democratica di cambiamento. Lo possiamo fare nel lungo periodo stando in relazione con i bisogni materiali (sussistenza, lavoro, casa, salute, ecc.) delle fasce sociali che più subiscono le conseguenze del neoliberismo. Dobbiamo saper parlare a questa parte della società oggi largamente esclusa dal sistema politico, dobbiamo farlo non dall’esterno ma stando all’interno delle tante situazioni di disagio, di protesta, di rabbia sociale. Soltanto stando dentro questo campo, non importa se impolitico, riorganizzando una linea critica del basso contro l’alto, contro un sistema oligarchico che concentra il potere e il denaro in poche mani, abbiamo la possibilità di ricostruire le basi di radicamento di una sinistra di alternativa. Nel breve periodo abbiamo bisogno di un discorso e di una proposta politica che riesca a parlare anche attraverso i media e a suscitare attenzione e interesse in questi settori sempre più vasti del paese.

In questi mesi abbiamo lavorato sul terreno sociale e politico per costruire interlocuzioni in direzione della concretizzazione di una proposta politica di alternativa. La guerra e l’urgenza della mobilitazione hanno in parte rallentato i percorsi in cui eravamo impegnate/i ma ne hanno rafforzato le ragioni.

Intorno all’appello “per la rinascita della sinistra”, promosso da Angelo d’Orsi, si sono raccolte adesioni significative in direzione di una costituente. L’appello rossoverde di Transform ha aperto la riflessione per il rilancio di un progetto e di una pratica ecosocialista di ambientalismo anticapitalista e antiliberista non subalterno. L’appello delle lavoratrici e dei lavoratori indica il bisogno di una proposta politica che sia chiaramente di classe con un programma incentrato sui temi del lavoro e del reddito.

Lavoriamo sui territori per costruire iniziative di partito e/o unitarie di discussione sul tema della guerra e la necessità di un’alternativa di pace, ecologia e giustizia sociale relazionandoci con i promotori degli appelli che aiutano a ricostruire una sfera pubblica di sinistra.

Giudichiamo assai positivo il percorso avviato con la nascita della componente unitaria ManifestA – PAP – PRC alla Camera e auspichiamo che presto se ne aggiunga una analoga al Senato. Anche la ricostruzione di relazioni unitarie con Pap è un fatto positivo. Lavoriamo per la confluenza delle soggettività della sinistra antiliberista e anticapitalista in un progetto che però acquisterà forza e credibilità solo se riuscirà a diventare un movimento popolare ampio e popolare, partecipato e plurale.

Abbiamo registrato forte sintonia con Luigi De Magistris sul progetto di costruire una coalizione politica e sociale, una coalizione-movimento popolare, che coinvolga partiti e soggettività di diversa natura impegnate sul piano sociale e politico. A supporto di questo progetto si è aggregata per iniziativa di Piero Bevilacqua una rete di intellettuali e di competenze per un lavoro di elaborazione di un programma da proporre al paese. Si tratta di primi passi di una possibile riaggregazione di energie e intelligenze.

Riteniamo importante per lo sviluppo del movimento pacifista la scelta di molte realtà del mondo cattolico e cristiano di schierarsi contro la guerra e l’invio di armi. Per la forte sensibilità sui temi della pace, della giustizia sociale, dell’antirazzismo, della consapevolezza ecologica e della solidarietà con il sud del mondo costituiscono un interlocutore importante anche per una coalizione popolare.

La Direzione nazionale impegna la segreteria a proseguire il percorso intrapreso con Luigi De Magistris, la componente ManifestA, in cui coinvolgere tutte le soggettività politiche e sociali, da quelle della sinistra anticapitalistica, sino alle associazioni cattoliche, pacifiste, ambientaliste, femministe, meridionaliste, sulla base della linea emersa al congresso, allargando e approfondendo tutte le interlocuzioni sociali e politiche, a partire dalle personalità che hanno promosso e aderito agli appelli citati e dalle esperienze territoriali, per definire il profilo e i contenuti della proposta e avviare un processo di partecipazione e discussione che attraversi il paese.

È necessario individuare rapidamente un percorso visibile e riconoscibile, un processo politico aperto a tutti i soggetti interessati: partiti, organizzazioni, movimenti, associazioni, istanze, vertenze territoriali e singole persone. Questo va sostanziato auspicabilmente in tempi brevi, definendo come base di partenza gli obiettivi politici e le regole di funzionamento collettivo per avviare un’ampia discussione – nei territori come a livello nazionale – e declinare a livello di massa il progetto politico. Occorre dare sostanza a una progettualità di lungo respiro, che non nega e non sottovaluta l’appuntamento elettorale, ma si prenda cura della nascita di alleanze strategiche, per essere strumento efficace dell’opposizione sociale. Per dirla con l’Insorgiamo della GKN: non contendersi gli spazi esistenti, ma replicarli, farli crescere, moltiplicarli.

La Direzione nazionale impegna circoli, federazioni e regionali al massimo impegno nelle campagne contro la guerra e il carovita e invita alla mobilitazione e partecipazione alla manifestazione nazionale NO BASE a Coltano del 2 giugno e alla manifestazione nazionale contro la guerra indetta dalla comunità curda a Roma del 4 giugno.

30 maggio: la Scuola sciopera contro il governo che continua a tagliare. Un segnale positivo per tutto il mondo del lavoro

29 Maggio 2022

Lo sciopero del 30 maggio della Scuola, indetto da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS e GILDA è una buona occasione per respingere al mittente provvedimenti che un governo arrogante intende calare su un mondo che da oltre 20 anni ha subito solo tagli e riforme sciagurate.

Questo governo aumenta le spese militari e taglia di nuovo sulla scuola e la sanità, distribuisce enormi risorse alle grandi imprese ma non rilancia il pubblico.

Invece di approfittare del calo demografico per mettere finalmente mano alle “classi pollaio”, lo si usa per tagliare ancora una volta le risorse, che collocano la Scuola italiana agli ultimi posti in Europa per spesa rispetto al PIL.

Il taglio comporterebbe una riduzione di circa 11.000 posti di lavoro.

Tra i provvedimenti del governo, si introduce un concorso della durata di “tre” anni con esami alla fine di ogni anno e un “premio” finale una tantum solo per il 40% dei concorrenti.

Si addebitano i costi del percorso di selezione e assunzione ai precari, per la prima volta nella storia, come non fossero una risorsa necessaria al funzionamento quotidiano delle scuole.

Si snobbano le richieste salariali di una categoria che ha il livello retributivo più basso di tutto il Pubblico Impiego a parità di livello, con un contratto scaduto da 4 anni, in assenza di un recupero degli scatti di anzianità persi dal 2013.

Questo sciopero potrebbe essere l’inizio di un conflitto più ampio nei confronti di un governo sempre meno apprezzato per le sue politiche antipopolari e guerrafondaie, delle quali sono complici e responsabili centrodestra e centrosinistra.

Rifondazione Comunista sarà in piazza con i lavoratori e le lavoratrici della Scuola, per sostenerne le rivendicazioni, legate alla centralità e al rilancio dell’istruzione in questo paese, per il diritto allo studio e il futuro delle nuove generazioni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Loredana Fraleone, responsabile nazionale scuola del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: PERCHÈ DOBBIAMO FERMARE SUBITO QUESTA GUERRA

18 Maggio 2022

La guerra porta guerra; la guerra porta distruzione, violenza, perdite; la guerra uccide e fa morire. Porta anche migrazioni, le donne pagano un prezzo altissimo e il loro corpo diventa bottino di guerra.  La guerra, tutte le guerre, sono figlie del patriarcato e di logiche di mercato.

Come Christa Wolf faceva dire a Cassandra “Tra uccidere e morire c’è una terza via, vivere”

Non tutto finisce quando termina una guerra perché, al termine del conflitto, oltre all’opera di ricostruzione dei luoghi, comincia un altro percorso necessario ma ancora più difficile da realizzare: quello di una ricostruzione dei pensieri e dei rapporti tra le comunità.

Nessuno sta lavorando per la pace: continuiamo ad inviare armi, finanziamo gli eserciti e la maggioranza dei pensieri è orientata alla vittoria dell’Ucraina e non ad un accordo tra le parti. Le parole recenti del segretario generale della Nato Stoltenberg ne sono una conferma: “l’Ucraina può vincere questa guerra”. Non solo queste parole sono un chiaro incentivo a continuare le ostilità, ma anche l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato di certo non faciliterà la distensione e potrebbe mettere in pericolo l’intera Europa.

Altrettanto grave è il fatto che il Presidente del Consiglio dei ministri Draghi sia andato da Biden senza passaggio parlamentare e che la lista degli argomenti trattati in questo incontro sia secretata.

QUALCHE EFFETTO DELLA GUERRA

Avremo un autunno difficile con povertà che aumenteranno e una probabile crisi economica e sociale. Aumenteranno anche i profughi per fame perché dall’Ucraina, che è il granaio di tutti, non sta arrivando più il grano.

Le conseguenze già si fanno sentire sulla nostra economia, dove i rincari già attuati sul fronte energetico sono stati estesi anche a quello alimentare con aumenti dal 20 al 30%. Questo andamento sta trovando riscontri anche nel resto del mondo, dove le economie più fragili stanno già entrando in crisi.

In Iran ci sono state proteste di massa contro l’aumento dei prezzi, il governo ha aumentato i prodotti a base di farina del 300%, ha aumentato i prezzi dell’olio vegetale e dei prodotti lattiero-caseari.

L’India, l’altro paese granaio, per garantire la sicurezza interna ha sospeso le esportazioni di grano, facendo così vacillare le speranze occidentali di poter sostituire il rifornimento dall’Ucraina.

L’Africa, già con gravi problemi alimentari e un tasso di povertà elevato moltiplicherà i poveri e farà scoppiare altre guerre interne che produrranno profughi.

Avremo quindi un aumento di situazioni di povertà e necessità: quelle interne e quelle che arriveranno

Bisogna lavorare affinché l’obiettivo sia di fermare la guerra e non quello di vincerla e quindi dobbiamo costruire una grande movimento per la pace che sappia includere allo stesso tempo anche il tema sociale.

Basta guerre. No all’aumento di spese militari. Disarmo totale. Più soldi per sanità, scuola, lavoro.

Milano, 18 maggio 2022

Fabrizio Baggisegretario regionale

Giovanna Cardarelliresponsabile regionale internazionalismo

Partito della Rifondazione Comunista /Sinistra Europea – Lombardia

RIFONDAZIONE: I FALLIMENTI QUOTIDIANI DELLA SANITÀ LOMBARDA

12 maggio 2022

Quotidianamente si squadernano le falle della Sanità lombarda: pochi giorni fa al Call Center dell’ospedale di Niguarda la famiglia di un bimbo che aveva bisogno di esami ha scoperto che, per la ricetta in possesso, che il medico di famiglia aveva certificato D, (cioè un esame entro 60 giorni e una visita entro 30 ),non vi era spazio fino al giugno del 2023.

La solerte  addestrata operatrice dell’ospedale pubblico ha anche precisato che, volendo passare all’intramoenia, in tre giorni sarebbe stato possibile ottenere l’appuntamento sborsando 307 euro.

La Signora Moratti che sfarfalla per la Lombardia inaugurando Case della Comunità inesistenti smetta di raccontare frottole e di autolodarsi per la trovata degli esami e delle visite serali chieste o imposte a un personale stremato, con  organici insufficienti e malpagato , malgrado la medaglia di eroi .

In Lombardia non funziona il Servizio Sanitario Nazionale, il centro destra per anni lo ha picconato e ora siamo alla resa dei conti: il dissesto dei sevizi pubblici manda migliaia di pazienti alla sanità privata convenzionata, coperta da assicurazione o totalmente privata.

In Lombardia ci sono due Sanità: quella di chi può pagare e curarsi subito e bene, nella famosa eccellenza e quella di chi può solo affidarsi al Servizio pubblico o aspettare, magari ammalarsi e morire.

Questa Giunta va mandata a casa e con lei tutte le forze politiche che non la hanno incalzata e fermata..

Fabrizio BaggiSegretario regionale

Giovanna CapelliResponsabile regionale sanità

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia 

GUERRA, MANIFESTA: 11 MAGGIO IN PIAZZA PER LA PACE, PER DARE VOCE A QUANTI DICONO NO ALLA GUERRA, SENZA DIFFERENZE DI COLORE POLITICO

10 maggio 2022

“Mentre Draghi sarà a Washington a prendere ordini dal Presidente Biden, con il concreto rischio di trascinare il nostro Paese attivamente nel conflitto, noi saremo in piazza per gridare insieme: NON IN NOSTRO NOME, NO ALLA GUERRA IN UCRAINA E SÌ ALLA PACE”.

Lo dichiarano in una nota le deputate di ManifestA, annunciando l’evento “LASCIAMO IL MONDO IN PACE. METTIAMOCI AL LAVORO, INSIEME”, che si terrà a Roma il prossimo 11 maggio alle ore 11:00 in piazza SS. Apostoli.

“L’iniziativa aperta a tutti e tutte a prescindere dal colore politico, che vuole unire e mobilitare la cittadinanza e tutte le persone che apertamente si stanno opponendo a questa guerra e all’invio di armamenti in Ucraina, sta registrando in queste ore il sostegno di molti volti conosciuti del mondo del giornalismo, della cultura e dello spettacolo, come: Moni Ovadia – Andrea Rivera – Vauro – Francesca Fornario – Angelo D’Orsi.

Moltissime le adesioni dell’associazionismo, del mondo accademico e della cittadinanza attiva, tra cui: Alfio Nicotra di “Un ponte per” – Cesare Antetomaso di “Giuristi democratici” – Associazione dei palestinesi in Italia API – Giuliano Girlando di “Paese Reale”  – Fabio Alberti della di “Rete Pace e Disarmo” – Sindacato dei Popoli Liberi  – Cambiare Rotta – Organizzazione Studentesca di Opposizione OSA.

Presenti forze politiche che si oppongono all’invio di armi, quindi tutti  i deputati e i senatori che hanno votato NO all’aumento della spesa militare.

Tutta la costellazione della sinistra, attivamente impegnata da settimane nel chiedere un immediato cessate il fuoco e l’attivazione di canali diplomatici per trovare una soluzione pacifica al conflitto: Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea – Maurizio Acerbo segretario Partito della Rifondazione Comunista – Giuliano Granato e Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo,  Luigi de Magistris con DEMA – Sindacato Sifus  Confali – il sindacato USB, che ha appena organizzato a Roma il Congresso della Federazione Sindacale Mondiale.

Non saranno presenti in piazza ma aderiscono e sostengono attivamente la manifestazione: Ascanio Celestini e Vittorio Agnoletto”.

Concludono le deputate.

RIFONDAZIONE COMUNISTA

Nella guerra delle sanzioni perdono lavoratori e famiglie

28 aprile 2022

Di Luciano Cerasa

Da quando è esplosa la crisi in Ucraina, anche i notiziari del servizio pubblici si sono trasformati in bollettini di una guerra virtuale, combattuta nella testa degli ascoltatori. L’obiettivo è arruolare l’opinione pubblica nell’esercito “del bene”, per convincerli a spendere in armi e svuotare i granai, ma da qualche giorno la narrazione nei notiziari locali è cambiata.

Il carovita, i costi dell’energia e delle materie prime alle stelle, il crollo della produzione hanno fatto irruzione nei palinsesti, sull’onda di una protesta sociale montante. Fabbriche ed esercizi commerciali chiudono e licenziano, decine di migliaia di vere e false partite Iva finiscono fuori anche dal mercato dei precari, intere mensilità spariscono nel calderone dell’inflazione. Con risvolti da commedia all’italiana. Un espediente che stanno adottando i grandi marchi per evitare di cambiare il prezzo sulle confezioni, ma raggirando così  i consumatori, è quello di diminuire la quantità del prodotto all’interno. Spendi lo stesso, ma mangi di meno.

L’ultimo serio contraccolpo sulla filiera dei prezzi è arrivato dal gas, dopo lo stop russo alle forniture a Polonia e Bulgaria, con un rincaro volato in una giornata al 16%. I Future ad Amsterdam sono saliti a 119,7 euro a megawattora.

Non è l’unica brutta notizia per l’Italia.

Il giorno prima Spagna e Portogallo hanno ottenuto il permesso di fissare un tetto al prezzo del gas, dimezzando la bolletta energetica. L’analoga richiesta di Draghi è stata invece negata finora dai soliti olandesi.

E sono pessime notizie, per esempio, per chi deve gestire gli altiforni  del polo della ceramica di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Da qui esce il 70% della produzione nazionale di sanitari. Una recente ricerca della Filctem-Cgil (il sindacato dei chimici e dei ceramisti) ha censito nell’area 47 imprese, medie, piccole e artigianali. Gli addetti totali, alla fine del 2021, erano 2.300, registrando un balzo in avanti di 80 unità, rispetto ai dodici mesi precedenti. Questo grazie all’aumento dell’export e all’introduzione dell’ecobonus, che hanno fatto aumentare la produzione e di conseguenza il fatturato. Poi sono cominciate ad arrivare bollette anche quintuplicate rispetto all’anno precedente e si è fatto di nuovo buio.

A pagare lo scotto di questa situazione economica saranno I lavoratori, denuncia il sindacato. Anche grazie al bonus 110%, gli ordini stavano riprendendo dopo la pandemia, ma la guerra ha bloccato tutto. Non solo non si assume, ma si inizia a ricorrere alla cassa integrazione.

In questi giorni c’è in ballo anche il rinnovo del contratto integrativo per i lavoratori della ceramica. Le parti sociali hanno come obiettivo quello di ridare consistenza all’accordo precedente, scaduto nel 2007 e rimasto poi congelato per la crisi che ha colpito il settore.

E per chiedere di riaprire i rubinetti, questa volta proprio del bonus 110%, sono scesi in piazza a Roma gli artigiani e le piccole imprese del settore edile, rimasti con i cantieri aperti e senza garanzie. Il governo è passato dalla “deregulation” dell’accesso ai crediti d’imposta – per finanziare un provvedimento che, tra mille e gravi difetti riparabili e non tutti suoi, stava comunque trainando la ripresa –  al boicottaggio. A finire in mezzo, come al solito, occupazione e reddito.

Anche i lavoratori della raffineria Isab di Priolo, a Siracusa temono di finire nel tritacarne della guerra delle sanzioni. Di proprietà della società russa Lukoil, la raffineria occupa mille persone, più altre 2500 nell’indotto. E’ la più grande raffineria italiana. In caso di embargo al greggio russo dovrebbe fermare le attività per mancanza di materia prima, con conseguenze gravi sulle forniture di carburante alla Sicilia. Da alcune settimane la Isab-Lukoil sta raffinando esclusivamente petrolio russo, perché il sistema creditizio ha chiuso i cordoni delle anticipazioni delle fatture, costringendo Lukoil a rivolgersi all’unico soggetto che gli fa credito.

Aria di fallimenti a catena anche nel distretto tessile di Prato, la capitale italiana del settore. A fare le spese dei rincari energetici, acuiti dalla crisi internazionale, sono soprattutto le aziende energivore, come finissaggi, imbozzimature, tintorie e rifinizioni, anelli fondamentali della filiera.

A queste condizioni le aziende del distretto, soprattutto quelle energivore, non possono reggere ancora per molto. Ad assorbire tutti i ricavi sono i rincari energetici per gas metano ed energia elettrica, costi triplicati in poco meno di due mesi.

Entro sei mesi, si rischia di perdere aziende fondamentali.

RIFONDAZIONE: 25 APRILE TUTTE E TUTTI IN PIAZZA CON L’ANPI PER LA PACE E IL DISARMO

23 Aprile 2022

La Festa della Liberazione dalla dittatura criminale nazifascista arriva quest’anno nel pieno di una situazione estremamente delicata.

Su un versante la guerra che sta distruggendo la vita di migliaia di persone e sull’altro la propaganda pro-guerra che i Partiti di governo, a partire da PD, compiono quotidianamente fomentando il folle invio di armi in Ucraina ed arrivando addirittura ad alzare la percentuale delle spese militari con l’obiettivo del 2 per cento d’investimenti in armi entro il 2024.

Noi, che siamo contro tutte le guerre, che siamo per la pace e per il disarmo abbiamo espresso molto chiaramente la nostra posizione che vede senza ombra di dubbi una ferma condanna a Putin ed all’invasione dell’Ucraina, ed una altrettanto ferma condanna all’espansionismo imperialista ad est della NATO – elemento destabilizzante che si rende complice delle guerre, alle infiltrazioni naziste all’interno dell’esercito ucraino, al mancato rispetto degli accordi di Minsk ed ovviamente all’invio di armi nei luoghi di conflitto ed all’aumento delle spese militari.

Siamo e saremo al fianco dell’#ANPI e del suo Presidente nazionale #Pagliarulo attaccati quotidianamente, in maniera squallida, dai “partiti con l’elmetto” e dall’informazione mainstream per via delle giuste posizioni su pace e disarmo espresse in queste settimane.

Non crediamo alle false narrazioni propagandistiche dei Partiti della guerra e per tutte queste ragioni saremo con l’ANPI e con il movimento per la pace in tutte le Piazza del 25 Aprile, nei territori e nella grande Piazza nazionale di Milano.

Rifondazione Comunista è contro Putin e contro la NATO.

Fuori la guerra dalla storia!

Noi vogliamo #pace e #disarmo.

Milano, 23/04/2022

Fabrizio Baggi, Segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea #Lombardia