5 MAGGIO 2022
Il 12 giugno nell’indifferenza più totale si svolgeranno 5 referendum sulla giustizia indetti su proposta di 9 Consigli regionali a maggioranza di centro destra e appoggiati dai radicali.
Raramente si sono dati quesiti referendari più avulsi dalla vita dei cittadini, nonostante la propaganda leghista nessuno di questi referendum tocca minimamente i problemi della giustizia che affliggono il cittadino comune: la lunghezza dei processi, l’indefinitezza di molti reati e
l’iperpenalismo.
I promotori hanno sempre caratterizzato questi referendum come un attacco all’indipendenza della magistratura e come vendetta contro i giudici che avrebbero danneggiato volontariamente lo schieramento di centro destra.
Entrando nel merito è facile bocciare il quesito sulla separazione della carriere (scheda gialla) da sempre una richiesta delle destre per assoggettare il pubblico ministero al governo.
I quesiti sui consigli giudiziari (scheda grigia) e sulle modalità di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura (scheda verde) sono estremamente tecnici ed obiettivamente incomprensibili alla larga maggioranza dell’elettorato.
Sono non solo sbagliati nel merito, ma soprattutto toccano temi la cui complessità e delicatezza devono restare di competenza parlamentare.
Il quesito sulla legge Severino (scheda rossa) elimina ogni filtro sull’eleggibilità o permanenza in carica per chi non ha sentenze non definitive. Anche se certamente una persona è colpevole solo dopo una condanna definitiva, un principio di precauzione suggerisce l’opportunità che un amministratore condannato anche in primo grado per reati di una certa gravità non possa continuare a governare.
Il quesito sulla custodia cautelare (scheda arancione) limita l’adozione delle misure cautelari in caso di “pericolo di reiterazione del medesimo reato” per alcuni reati.
Si tratta di una casistica modesta e che renderebbe impossibile l’adozione di misure restrittive (non solo carcerazione) in casi in cui potrebbe essere opportuna. Ancora, modifiche sono possibili.
Il Parlamento è il luogo giusto, non il taglio indiscriminato di parte delle legge.
Come conclusione, questi quesiti referendari non hanno nulla a che fare con la giustizia giusta ma sono uno strumento di lotta della destra contro la magistratura.
La risposta giusta è far mancare il quorum non andando a votare o non ritirando la scheda per chi vota alle amministrative.
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA, FED. DI PAVIA.
