Tag: Rifondazione Comunista

Gli americani…

20 Aprile 2022

“Gli Americani non si stancheranno mai di fomentare l’odio, scatenare le guerre e sterminare gli innocenti.

Essi vogliono il predominio sul mondo.

Creeranno nuovi poveri e nuovi schiavi pur di conservare i loro privilegi.

Mentiranno e faranno ricadere le colpe su altri, mentre commetteranno le peggiori nefandezze di questo mondo, pur di raggiungere il proprio profitto.”

Ernesto Che Guevara

CONFERENZA STAMPA: “TRENORD, SIAMO AL CAPOLINEA”!

8 Aprile 2022

Campagna sul TPL a cura del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea e delle/i Giovani Comunaste/i della Lombardia.

A gennaio 2020 la Giunta Regionale rinnova, senza gara d’appalto, l’accordo con Trenord condannando così i cittadini e le cittadine ad altri 9 anni di disagi e disservizio. I ritardi continui e le pessime condizioni dei treni sono solo la punta dell’iceberg di un sistema fatto di mancate verifiche della sicurezza dei mezzi e delle infrastrutture, scarsi controlli sui mezzi, passaggi a livello pericolosi, mezzi strapieni e di una gestione politica del trasporto pubblico.
Chiediamo più trasparenza ed un trasporto pubblico che sia di tutt*, per questo lanciamo la campagna “Trenord, siamo al capolinea!
La conferenza stampa si terrà in forma mista lunedì 11 aprile dalle ore 11:30 alle ore 12:30 c/o il cortile della nostra sede regionale a Milano Via Vallarsa n°2.

Fabrizio Baggi, Segretario regionale Prc/SE Lombardia

Vittorio Savini, Coordinatore GC Lombardia

CONTRO LA GUERRA E L’AUMENTO DELLE SPESE MILITARI, PER LA PACE E LA COSTITUZIONE

Pubblicato il 5 apr 2022

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista sabato 2 aprile

Il Comitato politico nazionale ribadisce le posizioni espresse dalla direzione con il documento FUORI LA GUERRA DALLA STORIA. CONTRO PUTIN E LA NATO, approvato lo scorso 5 marzo. 

Diciamo no all’aumento delle spese militari condiviso da tutte le forze di governo e dalla finta opposizione di destra che compete col PD per la testa dello schieramento guerrafondaio. L’aumento al 2% della spesa militare significa sottrarre enormi risorse alla sanità, all’istruzione, alla riconversione ecologica, ai servizi sociali, alla ricerca, all’occupazione. E’ una scelta che prepara ulteriori scenari di guerra e non ha alcuna motivazione di difesa del nostro paese.

Difendiamo la Costituzione “pacifista” che ci ha lasciato in eredità la Resistenza italiana e accusiamo il governo Draghi e la stragrande maggioranza del parlamento per la palese e gravissima violazione dell’articolo 11 che sancisce il ripudio della guerra con la scelta dell’invio delle armi, delle sanzioni, della co-belligeranza e dell’aumento delle spese militari. L’Italia è di fatto entrata nel conflitto e ormai siamo dentro un’economia di guerra le conseguenze ricadranno e già stanno ricadendo sulle cassi lavoratrici e popolari.

Denunciamo la fine del tabù nucleare. Ormai l’uso delle armi nucleari è tornato nel dibattito pubblico come opzione possibile persino nelle dichiarazioni dei presidenti di Russia e Stati Uniti. Il fatto che dal 1945 non sia esplosa la guerra atomica non ne cancella la minaccia. Mai come oggi è all’ordine del giorno la rivendicazione del disarmo nucleare.

Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina che costituisce una aperta violazione del diritto internazionale e l’espansionismo della NATO che ha determinato un’escalation irresponsabile. Siamo contro la guerra senza se e senza ma.

Rimaniamo fedeli agli ideali internazionalisti della migliore tradizione socialista, comunista e antifascista. La lotta contro la guerra parte dalla consapevolezza, per dirla con Brecht, che “il nemico marcia alla tua testa”.

Respingiamo le accuse di essere a favore di Putin rivolte a chi cerca di fermare la spirale della guerra e critica chi la alimenta. Non nutriamo alcuna simpatia per il revanscismo nazionalista, per le logiche di potenza, per le tendenze conservatrici di Putin che ne hanno fatto un punto di riferimento per la destra italiana. Non tifiamo per gli oligarchi russi, arricchiti grazie al saccheggio delle risorse e della proprietà pubblica dell’ex-URSS, né per gli oligarchi dell’ovest.

Diciamo no all’invio di armi da parte dei paesi dell’UE e della NATO all’Ucraina. Più si inasprisce il conflitto e più aumenta il numero delle vittime.

Diciamo no alla guerra per procura tra NATO e Russia di cui la prima vittima è il popolo ucraino. Ribadiamo che non si aiutano gli ucraini sostenendo gli orientamenti nazionalisti più oltranzisti e armandoli per una prosecuzione della guerra “fino alla vittoria”. Abbiamo denunciato fin dall’inizio l’intenzione di USA, Gran Bretagna e NATO di trasformare l’Ucraina in un nuovo Afghanistan. E’ evidente il palese impegno di USA e Gran Bretagna nell’ostacolare il negoziato e allontanare una soluzione pacifica del conflitto, come precedentemente nella delegittimazione degli accordi di Minsk.

Il riconoscimento del diritto dello stato ucraino alla difesa dall’invasione non implicava la rinuncia a svolgere un ruolo di mediazione da parte dell’UE e della stessa Italia con la scelta della co-belligeranza. Rivendichiamo il diritto di criticare le caratteristiche del nazionalismo ucraino, la riabilitazione dei criminali filonazisti come Stepan Bandera diventati eroi nazionali, le politiche discriminatorie, l’aggressione alle repubbliche di Donetsk e Lugansk, il mancato rispetto degli accordi di Minsk.

Rivendichiamo la nostra partecipazione alle carovane e alla solidarietà antifascista e internazionalista verso le popolazioni del Donbass e alla lotta contro i neonazisti ucraini responsabili di stragi atroci, a partire da quella di Odessa. Contro ogni revisionismo, denunciamo il silenzio complice della Ue sul coinvolgimento di forze neonaziste nel processo iniziato con Euromaidan nel 2014. Il rispetto della volontà popolare e dei diritti delle popolazioni russofone – attraverso il riconoscimento delle Repubbliche di Donesk e Lugansk o l’autonomia prevista dagli accordi di Minsk – avrebbe prevenuto la strumentale aggressione militare da parte del governo russo. La garanzia di un’Ucraina neutrale al di fuori della NATO avrebbe probabilmente evitato l’escalation.

Non facciamo analogie con il 1939 perchè la reductio ad hitlerum serve a chiudere lo spazio del dialogo e della trattativa indispensabili per costruire la pace. Quanto sta accadendo ricorda sempre più il 1914. Il mondo è sull’orlo della terza guerra mondiale.

La nuova guerra fredda con cui gli USA rispondono alla crisi della propria egemonia economica e politica planetaria sta diventando sempre più “calda”. L’Unione Europea ha finora scelto la subordinazione nel ricompattato blocco occidentale a guida USA con la scelta del riarmo nonostante una spesa già enormemente superiore a quella di Russia e Cina.

Siamo per l’uscita dalla NATO e il suo scioglimento. La NATO ha da tempo abbandonato ogni profilo “difensivo” assumendo il ruolo di forza militare globale ed è diventata un fattore di destabilizzazione.

Non ci arruoliamo e non mettiamo l’elmetto in testa. Restiamo umani. Rifiutiamo la propaganda di guerra, l’isteria bellicista, l’indecente ondata di russofobia, le ricostruzioni manichee.

Siamo al fianco di chi lotta per la pace in Russia e Ucraina, siamo contro la repressione del dissenso in Russia e in Ucraina. Siamo dalla parte delle vittime e dei popoli trascinati dentro la spirale della guerra.

Chiediamo un’accoglienza senza discriminazioni. L’invasione dell’Ucraina, così come tutti i conflitti di questo secolo, ha colpito soprattutto le popolazioni civili e costretto alla fuga chi non vuole o non può combattere. Ad oggi sono oltre 4 milioni i profughi, per lo più rimasti nei paesi confinanti in attesa di poter rientrare. Quasi 80 mila quelli giunti in Italia, al 90% donne e bambini. Due sono le considerazioni da fare: l’evacuazione è stata, nonostante i bombardamenti, resa possibile dall’applicazione per la prima volta da 21 anni della direttiva europea 55/2001 che consente di entrare in UE e ottenere una protezione valida fino a 2 anni, avere diritto all’assistenza sanitaria, all’istruzione, a poter lavorare, senza dover affrontare una complessa trafila burocratica. Una direttiva che non è stata applicata per nessun conflitto e che, per imposizione del gruppo Visegrad, non riguarderà coloro che fuggono dall’Ucraina ma non ne sono cittadini, in particolare studenti e persone che vi lavorano. L’applicazione della direttiva risale al 3 marzo, solo il 28 il Consiglio d’Europa ha deciso di fornire anche un minimo di sostegno economico ai profughi e il trasporto gratuito per chi vuole raggiungere un altro Paese europeo. La seconda considerazione riguarda l’Italia. Il Dpcm che ha recepito la direttiva è giunto solo il 31 marzo. Ad oggi il ministero dell’Interno ha garantito solo 13 mila posti per chi arriva, molte persone arrivate hanno trovato sostegno fra la comunità ucraina in Italia, la più grande d’Europa e fra le famiglie. Sono state fatte promesse ma, per l’ennesima volta, questo si dimostra un governo cialtrone e ipocrita, capace di trovare in poche ore centinaia di milioni per gli armamenti ma non di trovare le risorse per poche decine di migliaia di donne e bambini. Il tutto in un contesto che vede sempre più deprivarsi i diritti di chi giunge da altri paesi e da altre guerre in cui il colore della pelle di chi fugge è diverso. Rifiutiamo ogni trattamento differenziato e discriminatorio. Lavoriamo per una solidarietà e un’accoglienza per tutte/i.

Le classi popolari già stanno pagando il costo della guerra che aggiunge un nuovo disastroso fattore alla crescita del carovita con l’aumento delle bollette, del prezzo della benzina, dell’inflazione. La guerra viene usata dalla nostra classe dirigente anche per mettere in discussione la transizione ecologica con il ritorno al carbone e lo sblocco di progetti bloccati dalle lotte ambientaliste.

Bisogna coniugare la lotta per la pace a quella per la difesa delle condizioni di vita delle classi popolari e lavoratrici. La nostra campagna sociale va intrecciata con la mobilitazione contro la guerra. Vanno promossi in tutti i territori comitati contro la guerra, le spese militari e il carovita. Sosteniamo la petizione no alle spese militari.

Lavoriamo per lo sviluppo del movimento per la pace in Italia e in Europa su poche ma chiare discriminanti. Il successo della manifestazione convocata da Gkn, la convergenza con i Fridays For Future e ampie aree di movimento, è un segnale importante nella direzione giusta. Le posizioni di Cgil, Anpi, Arci, associazionismo pacifista segnalano – come i sondaggi – l’incrinatura del consenso verso le scelte del governo del PD e del governo.

Proponiamo a tutte le organizzazioni sindacali di rispondere alle scelte del governo con lo sciopero generale contro la guerra e l’aumento delle spese militari, per il blocco di tutti gli aumenti dei prezzi e delle bollette, consistenti aumenti salariali, il ripristino di meccanismi di difesa dall’inflazione per salari e pensioni, il contrasto ai licenziamenti, alla precarietà e al ripristino della Fornero, la richiesta di investimenti per la buona e piena occupazione, anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, nella riconversione ecologica delle produzioni e nel rilancio della sanità, della scuola, delle politiche per il diritto all’abitare, per i diritti sociali. Ci impegniamo a far crescere, dentro e fuori le organizzazioni sindacali, la parola d’ordine dello sciopero generale.

La guerra non ha fatto che confermare la necessità della costruzione di uno schieramento, di una coalizione sociale e politica, di alternativa alle forze politiche neoliberiste e guerrafondaie.

Riaffermiamo la linea uscita dal congresso anche in relazione alle prossime elezioni amministrative in cui tutto il partito è impegnato nella costruzione di liste e/o coalizioni alternative ai poli esistenti.

Lavoriamo per la convergenza dei movimenti, il rapporto unitario con le altre formazioni della sinistra, l’interlocuzione con tutte le aree della sinistra sociale e politica nella costruzione dell’opposizione, l’apertura del dibattito a livello nazionale a partire dagli appelli (per la sinistra, rossoverde, dei lavoratori) che in queste settimane hanno espresso un orientamento che va nella direzione da noi ampiamente condivisa. La nascita della componente Manifesta alla Camera è un passo positivo nella direzione che auspichiamo e per cui siamo attivamente impegnati.

Di fronte alla gravità dei fatti che stanno accadendo è giunto il tempo di costruire uno schieramento, una forza plurale, un movimento che si proponga al paese come alternativa al neoliberismo e alla guerra.

Per un movimento europeo contro la guerra

4 Aprile 2022

Roma. Con Maurizio Acerbo e Paolo Ferrero.

FORUM INTERNAZIONALE A ROMA CON LA PARTECIPAZIONE E I CONTRIBUTI DI: – Ione Belarra, Segretaria Generale di Podemos e Ministra dei Diritti Sociali e Agenda 2030 (Spagna) – Manu Pineda, europarlamentare di Unidas Podemos (Spagna) – Michele Daniele, PTB (Belgio) – Gabriel Amard, La France Insoumise (Francia) – Gael De Santis, PCF (Francia) – Ertugrul Kürkcü, presidente onorario HDP (Turchia) – Katerina Anastasiou, Transform Europe (Austria) – Claudia Haydt, Die Linke (Germania) – Alexander Batov, RotFront (Russia) MODERA SIMONA MAGGIORELLI (giornalista, direttore del settimanale Left) PROMUOVONO: Dema, democrazia e autonomia; ManifestA; Partito della Rifondazione Comunista; Potere al Popolo!

IL PARAGONE OLTRAGGIOSO E PERICOLOSO FRA L’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA E LA RESISTENZA

3 Aprile 2022

La necessità di muoversi verso il superamento degli stati-nazione.

di Raul Mordenti –

In occasione del bel Congresso dell’ANPI, la stampa di guerra (unanime e sfacciata come sempre) ha risollevato ancora il paragone fra la guerra in Ucraina e la Resistenza. Il paragone con la guerra partigiana di Liberazione per sostenere la necessità dell’invio di armi all’Ucraina invasa dalla Russia è la motivazione più oltraggiosa e – al tempo stesso – più insidiosa a sostegno della guerra. Tanto più se tale paragone è proposto non solo dalla nuova destra ultra-atlantica e bellicista rappresentata oggi dal PD ma anche da personalità come Luigi Manconi, Paolo Flores, Erri De Luca o altri ex di Lotta Continua e – purtroppo – non solo da costoro.

Il paragone con la Resistenza è anzitutto oltraggioso perché propone di mandare armi anche (o specialmente) a forze apertamente neo-naziste, cioè a milizie di volontari (inquadrate però nell’esercito regolare ucraino) le quali esibiscono svastiche, ritratti di Hitler e simboli nazisti, e che nella loro guerra in Donbass (in corso da otto anni, nel silenzio complice dell’Occidente, con 14.000 vittime nella minoranza russofona) si sono macchiate di stragi di civili, di torture e stupri “etnici”, addirittura teorizzati dal fondatore del “battaglione Azov” Andrij Biletsky (cfr. il documentato articolo di Marianna Cenere, del 4 marzo 2022, in www.micromega.net, un testo che almeno Paolo Flores dovrebbe conoscere bene). Senza contare la rivalutazione da parte del regime ucraino del criminale di guerra Bandera, a cui sono dedicate statue e celebrazioni, e i comizi in cui si invoca che la “gloriosa Ucraina” si liberi “dei russi e degli ebrei”.

Sia ben chiaro: se ricordo tutto questo non è per sostenere che tutti gli ucraini siano nazifascisti e meno che mai per giustificare l’invasione russa (che, come tutte le guerre di aggressione, non ha per me giustificazione alcuna) ma per evidenziare l’assoluta diversità del contesto storico che rende oltraggioso, improponibile e francamente poco onesto, il paragone con la Resistenza, o addirittura quello con la Shoà proposto spudoratamente da Zelensky al Parlamento israeliano. Senza contare le sostanziali differenze di tipo giuridico-politico su cui ha giustamente richiamato l’attenzione il presidente dell’ANPI Pagliarulo: l’Italia non ha dichiarato guerra alla Russia nè la Russia ha dichiarato guerra all’Italia, al contrario di quanto accadde nella II guerra mondiale fra l’URSS, gli Alleati e i partigiani da una parte e l’Asse nazifascista dall’altra. Con l’invio delle armi l’Italia entra in guerra, da cobelligerante, in una guerra contro la Russia mai dichiarata dal nostro Parlamento, con conseguenze future gravi e imprevedibili.

Se poi difendere con le armi il proprio territorio configurasse di per sé una situazione di Resistenza da armare e sostenere allora questa argomentazione si rivolgerebbe contro Zelensky e i suoi tifosi italiani, giacché anche il popolo del Donbass russofono è stato perseguitato e attaccato militarmente dall’Ucraina e in specie dalla sue milizie naziste. E ciò almeno a partire dal febbraio 2014, cioè dal golpe contro il presidente Yanukovich, un golpe appoggiato e sostenuto dagli USA quasi ufficialmente e alla luce del sole, con la guida di Victoria J. Nuland, oggi sottosegretario di Biden (dopo aver collaborato con Bush e Cheney). Costei ha confessato apertamente di aver finanziato quel golpe con 5 miliardi di dollari, così come Biden ha ufficialmente dichiarato (il 16 marzo u.s.) che da sette anni gli USA-NATO armano l’Ucraina e addestrano il suo esercito. Ma allora la guerra del Donbass, costata a quei popoli – lo ripetiamo – 14.000 morti in otto anni, è da considerarsi una Resistenza che giustificherebbe e anzi richiederebbe un sostegno militare esterno (questa volta russo)? Dunque è evidente che nemmeno i sostenitori italiani della guerra possono prendere sul serio il paragone con la Resistenza.

Ma si tratta di un paragone oltre che oltraggioso anche insidioso, perché ripropone un paradigma truffaldino già sperimentato dalla propaganda occidentale, sempre con esiti micidiali per la pace e per i popoli: Putin è il nuovo Hitler, come anche Khomeyini era “il nuovo Hitler”, anche Saddam Hussein era “il nuovo Hitler”, anche Milosevic era “il nuovo Hitler”, anche Assad era “il nuovo Hitler”, anche Bin Laden era “il nuovo Hitler”, anche i talebani erano “il nuovo Hitler”, così come anche Gheddafi era “il nuovo Hitler” etc., e – insomma – erano “nuovi Hitler” tutti coloro di cui l’Occidente riteneva opportuno sbarazzarsi con una guerra.
Ricordiamocelo: il vero Hitler (diciamo: “il vecchio Hitler”) ha teorizzato, progettato e cominciato concretamente a realizzare, su base razziale, un dominio assoluto sul mondo tramite la dittatura, la guerra, lo sterminio sistematico di intere popolazioni civili e il genocidio. Nulla di simile si era mai verificato prima nella storia del mondo, e nulla di simile si è verificato dopo.
Sono tuttavia esistite, ed esistono, orrende dittature, una peggiore dell’altra, e solo elencarle sarebbe troppo lungo per queste righe.

Ma la domanda è la seguente: l’esistenza di una dittatura impone e giustifica una guerra dell’Occidente contro il paese che di quella dittatura è vittima? Se i nostri liberal-democratici speditori di armi rispondono “sì” a questa domanda, allora essi debbono essere chiamati almeno alla coerenza, che si richiede in particolare quando, come i nostri liberal-democratici, si parla in nome di valori morali, anzi ostentando tale moralità; e dunque essi debbono proporre di intervenire militarmente contro la Turchia di Erdogan (fedele alleata nella NATO) o contro l’Ungheria di Orban (membro della CE), contro l’Egitto di Al Sisi, contro le feroci dittature dei paesi arabi con cui fa affari Renzi etc., per non dire delle dittature sostenute per decenni dagli USA nell’America Latina, in Africa o in estremo Oriente (qualcuno ricorda il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, l’Indonesia, etc.?).

Escludendo la guerra, in quei casi a noi sarebbe invece bastato da parte dell’Occidente molto meno, ad esempio una politica internazionale di isolamento militare dei dittatori e di sostegno politico dei resistenti. Personalmente non ricordo un solo caso di invio di armi da parte dell’Occidente ai popoli in lotta contro le dittature (semmai l’Occidente ha sempre armato le dittature contro i popoli, lucrando ignobilmente, Italia in testa, sulla vendita delle armi ai dittatori), e francamente non ricordo neppure un solo caso in cui i nostri liberal-democratici con l’elmetto abbiano proposto l’invio di armi ai popoli in lotta contro le dittature. Sarà per mia distrazione, ma non ricordo neppure accorati appelli in tal senso da parte del PD, dei Manconi, dei Flores o dei De Luca. Dove si erano nascosti in quei casi gli imprescindibili “valori dell’Occidente”?
Siamo dunque nel regno della propaganda, e dell’ipocrisia.
Non voglio partecipare in alcun modo al festival dell’ipocrisia, e dunque non esito a pormi la più difficile e imbarazzante delle domande: tutte le lotte per avere un proprio stato nazionale sono da considerarsi legittime e da appoggiare con le armi?

Se va sostenuta una tale richiesta dell’Ucraina verso la Russia, allora va sostenuta anche la medesima richiesta della Crimea o delle repubbliche russofone del Donbass verso l’Ucraina.
È stata sostenuta con una guerra una tale richiesta del Kosovo verso la Serbia (violando il patto di pace sottoscritto, con il bel risultato di avere in Kosovo la più grande base NATO in Europa), ma è stata sostenuta anche la richiesta di una stato nazionale avanzata dai Palestinesi verso Israele? E per venire al cuore dell’Europa, e a casi certo storicamente assai più fondati del Kosovo: hanno diritto a un loro stato nazionale i Baschi e gli Irlandesi? E allora l’ETA e l’IRA andavano armate dai liberal-democratici occidentali? E hanno diritto a un loro stato nazionale i Catalani, che pure hanno stravinto un referendum? E gli Scozzesi? E i Corsi? E in Italia, le minoranze tedesche del Tirolo e quelle francesi della Val d’Aosta hanno diritto a un loro Stato nazionale, o almeno alla secessione per ricongiungersi ad altre madri-patrie? E la Sicilia? E la Sardegna? E – tanto per ridere un po’ – la Padania?
Anche a questo proposito gli esempi sarebbero purtroppo infiniti: il colonialismo ha lasciato come frutto avvelenato (ad esempio in Africa) dei confini del tutto artificiali, tracciati con il righello senza alcun riguardo per l’effettiva collocazione dei popoli e per la loro storia. Quei confini vanno stravolti? Magari con guerre infinite?
Direi di no, e penso dunque che sia invece necessario e urgente superare l’invenzione (tutta occidentale e in fondo recente) dello Stato-nazione per muoversi verso il superamento degli Stati, e per intanto dei confini, verso unità statali pluraliste e multinazionali. In fondo sognava questo il manifesto di Ventotene.
Esiste insomma un diritto dei popoli alla propria nazionalità (lingua, cultura, territorio, tradizioni etc.) ma non necessariamente a uno Stato nazionale. I Curdi ad esempio chiedono anzitutto libertà e rispetto per la loro nazionalità.

Si tratta di una direzione di ricerca impervia, ma storicamente necessaria, che deve muovere verso una federazione pacifica dei popoli, una Costituzione della Terra. Un percorso lungo, oggi difficile perfino da immaginare, ma l’alternativa a tale difficile percorso di pace è una sola: è la guerra di tutti contro tutti, poiché esistono forze potenti che sappiamo sempre pronte ad accendere le guerre, a gestirle, a sfruttarle per il profitto o per incrementare il consenso interno vellicando la bestia del nazionalismo (che poi significa il razzismo).
La politica, quella nobile e vera, è proprio ciò che rende possibile quello che sembra impossibile, ma è necessario.
Certo l’invio di armi, che esse arrivino al Governo ucraino o direttamente alle bande di volontari nazisti, con tutto questo c’entra ben poco, ed è anzi il contrario di ogni tentativo di fuoruscita dalla logica della guerra.
E la logica della guerra non possiamo più permettercela, dato che (come ha affermato papa Francesco) oggi non esistono più guerre giuste; perché c’è una novità, una terribile novità, anche rispetto ai terribili anni della II guerra mondiale: tale novità è la catastrofe atomica.

L’unica, ma ferrea, logica della guerra è infatti l’escalation: chi risulta sconfitto a un livello di guerra 1 darà vita a un livello di guerra 2, chi risulta sconfitto a questo livello di guerra 2 darà vita a un livello di guerra 3, e così via senza fine; fino a che una delle due parti non si dichiari sconfitta.
Ma questo nella guerra russo-ucraina non può accadere: non si possono dichiarare sconfitte né la Russia né l’Ucraina, la prima per evidenti motivi (fra l’altro perché non può accettare missili NATO a 30 secondi da Mosca), la seconda perché ha dietro di sè gli USA e la NATO (l’Europa dei banchieri servi non esiste politicamente) che utilizzano l’Ucraina per fare la guerra. Non per caso quando Putin ha cominciato a parlare dell’opzione nucleare il premier ucraino ha subito risposto che quella minaccia non contava niente. E la proposta della no fly zone è – né più né meno – che la proposta della guerra atomica, perché se (come ha spiegato Zelensky) ogni aereo russo sui cieli ucraini dovrà essere abbattuto dalla NATO, allora la risposta russa a questo livello di guerra non potrà che essere di livello ancora superiore, cioè la guerra atomica.

Siamo sull’orlo del baratro e la risposta sembra consistere nel dotarsi… di jodio. “Deus prius dementat quos perdere vult” (“Dio rende prima stupidi quelli che vuole perdere”).
Tutto questo ci impone di mettere in atto, e subito, il contrario del restare passivi e il contrario delle armi: impone ad esempio il soccorso vero, indiscriminato e tempestivo, alle vittime della guerra (ma come si può fare questo se si forniscono armi a uno dei contendenti?), impone l’intensificazione, non la rottura!, dei rapporti culturali, scientifici, artistici con le popolazioni in guerra, impone l’accoglienza dei profughi e dei naufraghi come nostri con-cittadini; e richiede tre cose: trattare, trattare, trattare, fino al compromesso benedetto che si chiama pace.

Firma la petizione. No agli aumenti delle spese militari!

31 marzo 2022

Paolo Ferrero

Ciao, vi invito a firmare e a far girare questa petizione contro l’aumento delle spese militari lanciata dal Comitato Pinerolese contro la guerra, le spese militari e il carovita.

Al Parlamento italiano

Petizione lanciata dal Comitato pinerolese contro la guerra, le spese militari e il carovita.

La scelta di portare la spesa militare da 25 a 38 miliardi di euro – immediata o spalmata negli anni che sia – è completamente sbagliata e dannosa per il popolo italiano. 

Si tratta di una somma enorme, destinata a ripetersi negli anni, che toglie risorse alla spesa sociale. Da notare che il risparmio che lo stato ottiene con la sciagurata Legge Fornero – che manda la gente in pensione a 70 anni e produce milioni di giovani disoccupati – è meno di 8 miliardi all’anno. In pratica, se non aumentassimo la spesa militare, potremmo portare le pensioni a 60 anni, fare una vera assistenza per le persone non autosufficienti, migliorare il reddito di cittadinanza per i disoccupati, rendendola una misura stabile ed universale, aumentare la spesa per la sanità e l’istruzione pubblica. Con 13 miliardi di euro si possono fare un mucchio di buone cose mentre le spese militari possono solo portare morte e distruzione.

In secondo luogo questi soldi prima o poi dovremo restituirli. E’ assurdo buttare dalla finestra 13 miliardi di euro per poi, nei prossimi anni, essere nuovamente obbligati a fare sacrifici per restituire i soldi con cui il governo vuole comprare armi.

L’Italia non deve comprare armi per fare guerre offensive vietate dalla Costituzione. Queste spese servono solo a finanziare il complesso militare-industriale che produce pochi posti di lavoro, lauti profitti per gli azionisti e grandi benefit per i politici riciclati a dirigere queste imprese. Bene che vada sono uno spreco, male che vada un danno.

Per questo chiediamo che il governo italiano:

– Tagli le spese militari invece di aumentarle.

– Riduca le tariffe del gas e blocchi i prezzi dei generi alimentari di largo consumo.

– Reintroduca la scala mobile, aumenti le pensioni al di sotto dei mille euro e introduca il salario minimo a 10 euro l’ora.

– Si adoperi per l’immediato cessate il fuoco, per la pace, per la trattativa tra le parti e cessi subito la fornitura di armi in Ucraina.

Il Comitato pinerolese contro la guerra, le spese militari e il carovita. 

Clicca sul link:

https://chng.it/7FTw4wbC6m

Contro l’aumento delle spese militari serve la mobilitazione popolare

31 Marzo 2022

PAOLO FERRERO

La scelta del governo italiano di portare la spesa militare da 25 a 38 miliardi di euro è completamente sbagliata e dannosa per il popolo italiano.

In primo luogo perché si tratta di un mucchio di soldi sprecati. Stiamo parlando di una spesa che è destinata a ripetersi ogni anno e che equivale quasi ad un punto di PIL. Una cifra enorme che con ogni evidenza viene tolta alla spesa sociale. Faccio notare che il risparmio annuale che lo stato ottiene con la sciagurata legge Fornero che manda la gente in pensione e 70 anni e produce milioni di giovani disoccupati, è meno di 8 miliardi.

In pratica se non aumentassimo la spesa militare potremmo portare le pensioni a 60 anni, fare una vera assistenza per gli anziani non autosufficienti, migliorare il reddito di cittadinanza per i disoccupati rendendola una misura stabile e universale, aumentare la spesa per la sanità e l’istruzione pubblica.

Con 13 miliardi all’anno si possono fare un mucchio di buone cose.

Invece il governo sceglie le spese militari che possono solo portare morte e distruzione.

In secondo luogo perché questi soldi prima o poi dovremmo restituirli. Com’è noto Draghi è stato messo a fare il presidente del Consiglio perché doveva garantire l’Europa e i poteri forti sulla spesa dei 200 miliardi arrivati dall’Europa. Draghi ha fatto il suo lavoro usando questi soldi non per sviluppare lo stato sociale ma per finanziare – senza vincoli – il sistema delle imprese. Adesso sta continuando nel suo lavoro con l’aumento delle spese militari. Mentre negli anni scorsi il Draghi presidente della BCE continuava a predicare ed imporre sacrifici, il Draghi Presidente del Consiglio ha speso come se non ci fossero problemi. Ma tutti sappiamo che i due terzi dei soldi che Draghi ha speso saranno da restituire. Non è pensabile che adesso buttiamo dalla finestra 13 miliardi di euro per le spese militari e poi nei prossimi anni ci verranno a dire che dobbiamo nuovamente fare i sacrifici perché dobbiamo restituire i soldi con cui abbiamo comprato armi…

In terzo luogo è del tutto evidente che con la guerra e le sanzioni boomerang che i governi della NATO hanno fatto, l’economia italiana crescerà molto di meno di quanto previsto. Quindi il rapporto deficit PIL è destinato a peggiorare e tra breve i rigoristi dell’unione europea ci porranno nuovamente il problema di tagliare.

Da ultimo queste spese militari sono in larga parte inutili anche sul piano strettamente militare: Non siamo una potenza nucleare, non siamo in grado di sviluppare tecnologie in grado di mettere fuori gioco gli armamenti altrui (come i missili ipersonici russi che faranno rottamare miliardi di difese antimissile della NATO) e non dovremmo fare guerre offensive che sono palesemente vietate dalla Costituzione del nostro paese. Per difendere il suolo patrio servirebbe un serio programma sulla difesa popolare che poco o nulla ha a che vedere con il nostro esercito inquadrato nella NATO e con queste spese militari miliardarie. Queste spese servono solo a finanziare il complesso militare industriale che produce pochi posti di lavoro, lauti profitti per gli azionisti e grandi benefit per i politici riciclati a dirigere queste imprese. Bene che vada sono uno spreco, male che vada un danno.

L’aumento delle spese militari non si deve fare perché è una misura contro il popolo italiano: bisogna tagliare la spesa militare e non aumentarla!

Draghi, forte dell’appoggio del sodale Mattarella ha detto che sarebbe andato avanti. Conti, che da premier ha impegnato i suoi Governi con la Nato a raggiungere una spesa militare pari al 2% del Pil – e che anche nel primo anno della pandemia ha aumentato i fondi per la difesa – adesso dice che è contrario.

Conti ha quindi messo in campo un comportamento altalenante, tipico di quella furbizia, di quella demagogia politica contro cui era nato il movimento cinque stelle. Altri tempi…..

Non possiamo quindi affidarci ai nostri governanti, che o hanno l’elmetto in testa oppure sono così ondivaghi da risultare meno credibili di un ubriaco.

L’unica strada è quella che il popolo italiano, che nella sua maggioranza è totalmente contrario all’aumento delle spese militari, faccia sentire la sua voce, in modo che il governo e il parlamento ne debbano tener conto.

Ieri a Napoli Draghi è stato contestato.

Costruire la mobilitazione in tutta Italia contro questo scempio dell’aumento delle spese militari non solo è giusto: è un vero e proprio dovere civile di ogni cittadino responsabile.

Pubblicato sul mio blog sul fatto

RIFONDAZIONE: IL 30 MARZO DAVANTI ALLA PREFETTURA DI MILANO PER I DIRITTI DELLE PERSONE OSPITI DELLE RSA

25 marzo 2022

Saremo mercoledì 30 marzo davanti alla prefettura di Milano per pretendere un atto di giustizia e di umanità da parte dei responsabili politici e amministrativi che regolano la vita delle RSA in tutta Italia, che ancora privano gli anziani del rapporto stabile con i loro parenti o lo organizzano in modalità che rendono l’incontro ancora più straziante e doloroso, se le mani non si possono incontrare e i corpi avvicinare.

Anche se i contagi sono in risalita, per il governo Draghi sembra che il Covid non ci sia più, dal 30 marzo saranno alleggerite le misure di precauzione, di distanziamento e l’obbligo del green pass, ma nelle case di riposo l’incubo continua e gli anziani continuano a vivere isolati e separati dal mondo   

La strage avvenuta nelle RSA, peraltro inspiegabilmente senza responsabili secondo i nostri tribunali, non ha insegnato nulla, ha solo aumentato vincoli e divieti per paura del contagio, fuga dalle responsabilità e soprattutto negazione dei diritti delle persone anziane e dei loro cari, ostacoli a riconnettere i legami umani e affettivi, che spesso alimentano in modo preminente la forza di un anziano per continuare a vivere.

Dietro questa insensibilità si nasconde un progetto politico, quello neoliberista: uno stato sociale minimo, che riduce progressivamente spesa sociale e sanitaria e nega il valore universale dei diritti.  Per aumentare le spese militari si richiamano i valori dell’Occidente e i diritti umani. Ma nelle RSA durante tutte le fasi della epidemia questi sono stati ampiamente accantonati e dismessi, perché intere generazioni sono state escluse dalla cura e dalla attenzione sociale e sanitaria.

È chiaro che il futuro degli anziani dovrebbe essere pensato e organizzato nelle proprie case, con pensioni dignitose e assistenza domiciliare integrata. Tutti e tutte capiscono che questa è l’unico progetto che rispetta fino in fondo la vita delle persone e la loro umanità. Ma la realtà si sviluppa in senso opposto.

La giornata del 30 vuol essere un SOS: ridiamo la possibilità di incontro nelle RSA, rimettiamo al centro della politica la costruzione di uno stato sociale che affronti organicamente la qualità di vita degli anziani.

Milano, 25/03/2022

Fabrizio Baggi, segretario regionale

Giovanna Capelli, responsabile regionale sanità

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea – Lombardia

Giulietto Chiesa, giornalista, saggista e profondo conoscitore della Russia. Video del 2015.

15 marzo 2022

L’attuale guerra in Ucraina ha cause che risalgono indietro nel tempo. Per questo proponiamo questo video di Giulietto Chiesa che era un profondo conoscitore dell’Unione sovietica e degli Stati alleati della Nato.

E’ un’analisi molto simile a quella dell’articolo della rivista marxista americana “Monthly Review” tradotto dal nostro segretario nazionale Acerbo e pubblicata sul sito nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.

Nel contempo ribadiamo la nostra posizione: siamo contro l’intervento militare russo che, oltre ai gravi costi umani, offre il fianco al furore bellicista dell’Occidente (che non aspettava altro).

Siamo contrari ai colossali progetti di riarmo che saranno pagati dai ceti popolari in termini di ulteriori tagli alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici.

Siamo contro l’invio di armi all’Ucraina. Siamo per il cessate il fuoco e per negoziati che possano ripristinare gli accordi di Minsk.

Siamo per allontanare le basi militari straniere dal nostro territorio e per realizzare la parola d’ordine “FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA”.

Partito della Rifondazione Comunista, Fed. di Pavia

Giulietto Chiesa spiega cosa sarebbe successo fra UCRAINA (Nato) e RUSSIA con 7anni di anticipo, 2015

Rifondazione: gravissima circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito. Ci prepariamo a combattere

Pubblicato il 15 mar 2022

Gravissima la circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito datata 9 marzo. Il nostro esercito si prepara a combattere. E’ la dimostrazione lampante che il nostro Paese è già parte co-belligerante nel conflitto in corso. Cittadini/e sono tenuti all’oscuro di come il governo ci stia sciaguratamente trascinando in una guerra i cui sviluppi, se si continua su questa strada, saranno devastanti. Chi ha prestato servizio nelle forze armate negli ultimi trent’anni non ha mai visto una circolare dello stato maggiore dell’Esercito di questo tenore. A questa sciagurata mobilitazione di truppe si aggiunga che ancora non è dato sapere che tipo di armamento stiamo inviando in Ucraina. Il governo chiarisca immediatamente al Paese.

Bisogna fermare questa spirale di guerra.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Gregorio Piccin, responsabile pace del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

la circolare è in allegato.