Il 15 febbraio saranno trascorsi 23 anni dalla cattura a Nairobi, del compagno Abdullah Ocalan, fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan ancora oggi oltraggiosamente inserito nella lista delle organizzazioni terroriste di USA e UE. Ocalan è da 23 anni detenuto in isolamento nell’isola-carcere di Imrali.
Come accadde a Mandela e all’ANC, Ocalan e il PKK sono considerati terroristi dal regime turco e dai suoi complici occidentali della NATO che chiudono gli occhi rispetto alle sistematiche violazioni dei diritti umani, le decine di migliaia di prigionieri politici, la guerra contro le città e i villaggi curdi, l’uso dei tagliagole jihadisti.
Solo la liberazione di Ocalan, il “Mandela curdo”, può aprire un percorso verso la democrazia e la pace in Medio Oriente.
“Il tempo della libertà è ora” è lo slogan lanciato dagli organizzatori delle mobilitazioni che si terranno in molti paesi europei e che in Italia partiranno a Milano da Largo Cairoli, alle ore 14.00 e a Roma da Piazza Esquilino, alle 14.30. Rifondazione Comunista ha aderito alle mobilitazioni e invita iscritte/i e simpatizzanti a ritrovarsi in piazza.
La pace nell’intero Medio Oriente ci sarà solo quando il dittatore turco Tayyp Erdogan, porrà fine alle azioni di guerra, vero e proprio terrorismo di Stato, contro il popolo curdo che si difende e contro tutta la sinistra e le minoranze presenti nel Paese e, soprattutto, quando il Presidente Ocalan, e con lui tutti i detenuti politici, potranno tornare in libertà. Una libertà di cui dovrebbero preoccuparsi anche i governanti europei, in primis quello italiano. Se Ocalan è prigioniero lo si deve anche alla viltà della politica italiana che nel 1999 non lo volle proteggere come richiedente asilo.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
segnaliamo il nuovo sito www.freeapo.org sulla storia del Kurdistan, su Abdullah Öcalan e il suo ruolo chiave nella ricerca di una soluzione politica alla questione curda e più in generale nella democratizzazione del Medio Oriente.
IL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA ha lanciato una campagna contro l’aumento notevole delle bollette di luce e gas, che si sta sviluppando in tutta Italia con banchetti, volantinaggi, conferenze stampa.
In questo quadro, dove siamo presenti nelle assemblee elettive, cerchiamo di presentare mozioni o ordini del giorno su questo problema.
A Mortara, dove ricopro il ruolo di consigliere comunale per il Partito della Rifondazione Comunista (all’opposizione della giunta leghista), ho presentato una mozione in merito che è stata votata all’unanimità.
La mozione contro l’aumento di luce e gas sarà inviata alla Prefettura di Pavia, alla Giunta regionale, al Presidente del Consiglio dei ministri. MOZIONE CONTRO L’AUMENTO DELLE BOLLETTE DI LUCE E GAS. Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista e di “Mortara bene comune” VISTO l’enorme aumento delle bollette gas e luce (del 45 e del 55 per cento) CONSIDERATA la grave ricaduta sui bilanci familiari, sulle attività commerciali e produttive con conseguente aumento dei prezzi. CHIEDE che il Consiglio comunale discuta e voti la seguente MOZIONE Il Consiglio comunale di Mortara, facendosi interprete del disagio della popolazione, colpita da consistenti aumenti delle bollette di gas e luce, con ricadute a catena sull’aumento dei prezzi, anche sui beni di prima necessità, chiede al Governo i seguenti provvedimenti: 1) Tassare adeguatamente i profitti delle grandi aziende che distribuiscono e vendono il gas e l’energia elettrica. 2) Eliminare oneri di sistema obsoleti, dare finalmente un taglio alle accise, alle addizionali regionali e all’Iva, tasse pagate in prevalenza dai ceti popolari.
Il circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano sarà presente con banchetti al mattino nei giorni: sabato 19 febbraio al mercato, domenica 13 marzo e 10 aprile in Piazza Ducale e il 14 maggio di nuovo al mercato.
In questi momenti così gravi sotto il profilo economico, sanitario e di lavoro è necessario che Rifondazione faccia conoscere le sue proposte in merito ai problemi del carovita con aumento delle bollette alle stelle, della sanità e del lavoro.
CAROVITA: crediamo sia possibile e necessario che l’attuale Governo prenda posizione in difesa delle classi lavoratrici e dei pensionati, così già tanto provati dalla pandemia, e dagli aumenti delle bollette aumentate in modo esponenziale; si può, recuperando entrate tagliando le spese militari e tassando le rendite da capitale.
SANITA’: solo Rifondazione Comunista già prima della pandemia proponeva un riordino del sistema sanitario nazionale in senso pubblico e territoriale con cospicui investimenti statali e liberando i brevetti sui vaccini.
LAVORO: vogliamo ribadire la centralità del lavoro e delle persone. Perciò rifiutiamo la logica del profitto finalizzato a se stesso. Non crediamo agli spot pubblicitari che inondano con dati fasulli, mentre la crisi continua a mietere posti di lavoro e confina i lavoratori nel precariato ai margini della società. Non siamo più disposti ad accettare stipendi da fame con la scusa: “se non lo fai trovo qualcun altro”.
BASTA!
Non siamo più disposti a sentire in continuazione notizie di morti ed infortuni sul lavoro di operai e studenti con l’alternanza scuola lavoro, per mancanza di protocolli di sicurezza.
BASTA!
Noi chiediamo maggiori salari e pensioni perché maggiori sono le spese e meno orario per distribuire meglio il lavoro e far lavorare il maggior numero di persone possibili in condizioni dignitose come reclama l’articolo 36 della nostra Costituzione che recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge”.
Auspichiamo una risposta firmando le petizioni proposte da Rifondazione Comunista per la lotta al carovita e le pensioni.
NO ALLE BOLLETTE INSOSTENIBILI. SI ALLA SANITA’ PUBBLICA. PIU’ SALARIO E MENO ORARIO.
Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano
L’XI Congresso regionale del Partito della Rifondazione Comunista della Lombardia si svolge in un momento di pesanti difficoltà per il mondo del lavoro, i ceti popolari, i giovani e le donne del nostro Paese gravemente colpiti dall’offensiva neoliberista sul piano del reddito e dei diritti.
Aumentano le disuguaglianze, in una sempre più crescente polarizzazione sociale, si intensificano le discriminazioni di classe, territoriali, di genere e generazionali, la precarietà si estende e pervade l’esistenza tutta, aumentano le povertà ed aumentano i lavoratori poveri, specie le lavoratrici che hanno salari molto più bassi degli uomini mentre sono costrette al doppio o triplo lavoro.
Una situazione destinata a perpetuarsi e peggiorare se prevarrà il progetto del Governo Draghi volto a completare la trasformazione in senso neoliberista di tutto il sistema economico e sociale asservendo tutto il “pubblico” (scuola, sanità, pubblica amministrazione) agli interessi delle imprese.
Questo progetto potrà essere contrastato o vinto solo se si realizzeranno due condizioni:
L’avvio di un nuovo grande ciclo di lotte in un largo movimento di opposizione al Governo che unisca tutto ciò che il capitalismo neoliberista ha diviso: lavoratrici e lavoratori dai diversi profili lavorativi e contrattuali, stabili e precari, pubblici e privati, giovani e meno giovani, uomini e donne. Perciò il compito principale delle comuniste e dei comunisti è il rilancio dell’iniziativa sociale, l’internità alle lotte e ai movimenti per far crescere nelle lotte per l’opposizione al governo Draghi la domanda di alternativa.
Il lancio di una proposta di aggregazione della sinistra antiliberista che non può essere ulteriormente rinviata pena il ripercorrere strade che in passato hanno prodotto gli esiti negativi noti.
Un progetto di cui il PRC sia parte attiva che coinvolga quante e quanti in questi anni si sono battuti contro le politiche neoliberiste nei luoghi di lavoro, nei territori in difesa dell’ambiente, nei movimenti per i diritti e l’autodeterminazione delle donne, per il diritto alla casa, per la scuola e la sanità pubbliche, contro il razzismo, il fascismo e il revisionismo storico, contro l’omolesbobitransfobia,
Una proposta che abbia come orizzonte lungo la costruzione, nel rilancio e nell’unificazione delle lotte contro il neoliberismo, del “blocco sociale” per l’alternativa al capitalismo ma sappia cimentarsi in maniera credibile e non testimoniale anche nella scadenza elettorale; cosa tanto più urgente per noi in vista della concomitanza delle elezioni regionali lombarde che ci devono vedere rapidamente impegnate/i a costruire le necessarie interlocuzioni in coerenza col percorso nazionale e in grado di essere condivise dalle aree sociali e politiche che in questi anni si sono opposti alle politiche neoliberiste delle destre al governo della nostra regione. Ogni ulteriore ritardo sarebbe imperdonabile.
A TRENTA ANNI DAl TRATTATO DI MAASTRICHT LE RAGIONI DEL NOSTRO NO
Rivendichiamo con orgoglio il no del Partito della Rifondazione Comunista al trattato nel 1992. Era un no in nome della #Costituzione e contro il neoliberismo.
Vi proponiamo nell’anniversario della firma la dichiarazione di voto di Giovanni Russo Spena al Senato e quella di Lucio Magri alla Camera.
La nostra posizione di fondo non è mai cambiata: contro i trattati europei non “contro l’Europa” come ben spiega Giovanni. E una cosa va sottolineata: la posizione che illustrarono Russo Spena al Senato e Magri alla Camera non era individuale, ma espressione del dibattito e dell’elaborazione collettiva del partito. I fatti hanno ampiamente dimostrato che #avevamoragione.
“Noi abbiamo la sgradevole sensazione che si stia andando, con frenesia suicida, con immotivata fretta con pressappochismo, ad un voto espresso per mero simbolismo politico, al quale ci costringe il Governo Amato. Stiamo rischiando di svolgere una discussione sul nulla, il che è sempre aberrante sotto il profilo politico e pericoloso per le sorti della democrazia…Ci troviamo, colleghi, di fronte all’ennesimo golpe istituzionale…Noi impugniamo la costituzionalità di un siffatto processo decisionale!
Questo è il vero deficit di democrazia. Ai lavoratori, alla gente si racconta ogni sera dagli schermi televisivi, da parte di compiacenti giornalisti, che occorre stringere la cinghia in nome di Maastricht, che lo Stato sociale universalistico deve diventare residuale in nome di Maastricht, che il salario nominale, per la prima volta dal dopoguerra, deve scendere in nome di Maastricht, senza che i soggetti sociali e politici possano discutere apertamente e collettivamente e dire la propria, esprimere quindi il proprio punto di vista…Siete voi, signori del Governo, i veri antieuropeisti, perché in nome della finanza, della valorizzazione del capitale, dell’intreccio tra profitti e rendite finanziarie state distruggendo l’idea forte dell’Europa solidale, dell’Europa dell’autodeterminazione dei popoli, dell’Europa come socialità nuova, come comunità nuova. Non solo, ma state distruggendo anche l’idea di una nuova statualità, tanto più necessaria in un momento nel quale si frantuma drammaticamente l’idea stessa dello Stato nazione, delle identità statuali nazionali, e consuma la sua crisi annunziata nella tragedia quotidiana della frammentazione, del sangue versato, della povertà, degli esodi biblici di massa.
Voi state costruendo un’Europa che sarà insieme l’Europa dei capitali e l’Europa dello sviluppo malthusiano, l’Europa dei razzismi e dei profughi…In secondo luogo, poniamo una riserva di costituzionalità alla ratifica del trattato di Maastricht, già sollevata nel paese ed in dottrina da eminenti costituzionalisti.
L’articolo 11 della Costituzione, infatti, parla esplicitamente di «limitazioni» e non di «trasferimenti» di sovranità, e fu storicamente redatto (basta andare a leggere le relazioni alla Costituente) in vista di una struttura internazionale come l’Organizzazione delle nazioni unite e non sovranazionale come le Comunità, che creano incostituzionalmente norme giuridiche valide direttamente in Italia: può riguardare, dunque, solo obblighi esterni, assunti dall’Italia nelle condizioni – tutte da verificare, peraltro – di cui all’articolo 11, e che limitano la tradizionale sovranità statale nei rapporti internazionali, e non certo invece situazioni incidenti direttamente sui poteri degli organi statali, per assegnare poi gli stessi ad organi esterni, cioè quelli comunitari.
Maastricht incide, colleghi, sino alla sottrazione totale (o forte restrizione di sovranità) di poteri a taluni organi, anzitutto al Parlamento. Un primo gravissimo contrasto con la Costituzione è formale ed è costituito dall’alterazione del circuito sovranità popolare-Stato, sancito dall’articolo 1, secondo comma, che recita: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Solo organi italiani, eletti o risultanti dai procedimenti del sistema italiano e secondo le rispettive competenze, esprimono la sovranità del popolo italiano. Ad essi spetta, tra l’altro, la responsabilità di attuare princìpi di base e diritti fondamentali, dall’articolo 2 sino all’articolo 47 della Costituzione.
Un ulteriore contrasto, sostanziale, è che nel quadro comunitario o dell’Unione europea, gli organi esterni – con partecipazione assolutamente preminente degli esecutivi statali – alterano lo schema di fondo della divisione dei poteri, che è alla base del sistema italiano. Salta, per determinanti e sempre più ampi settori, la garanzia della legge e della stessa Costituzione.
Noi siamo fermamente e duramente contrari al trattato di Maastricht; non già perché siamo contro l’Europa, ma proprio perché vogliamo costruirla davvero, nella democrazia, nella giustizia sociale, in un quadro di rapporti internazionali fra nord e sud diverso da quello attuale.
L’attuale trattato, badate colleghi, già non sta reggendo; sicuramente non reggerà alla prova: con ogni probabilità, incentivando recessione, disoccupazione, povertà (e quindi attacchi alla democrazia e nuove spinte di destra) andrà presto in crisi e questa sua crisi produrrà, di qui a qualche anno, molte macerie e grandi mali. Non facciamo allora gli apprendisti stregoni: facciamo crescere il dibattito, cerchiamo di rompere il cappio monetarista recessivo, antisociale, antidemocratico, che sta strangolando l’Italia e l’idea stessa d’Europa, proprio in nome di un’Europa dei popoli e democratica.
Insomma, colleghi, mi pare non vi sia – e a noi, come gruppo, sembra che non vi sia – motivo alcuno, se non l’affannoso arrancare di Amato dietro ad ogni ancora di salvezza, per non dichiarare l’incostituzionalità del disegno di legge di ratifica del trattato di Maastricht e sospendere questa discussione, che porterebbe ad un’Europa sbagliata, che non piace ai popoli; che porterebbe, quindi, alle macerie d’Europa. Speriamo che perlomeno, questa volta, prevalga il buon senso!”
(Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista).
La trascrizione del discorso di Giovanni Russo Spena fatto il 27 ottobre 1992, presa dagli atti parlamentari a pagina 5150, oppure da ascoltare sull’archivio di Radio Radicale, sotto l’audio in questione.
Russo Spena. Solo audio
Trenta anni fa il trattato di #Maastricht Riascoltate l’intervento alla Camera di Lucio Magri che illustrò le ragioni del no del Partito della Rifondazione Comunista.
Con un’inflazione al 4,8% lavoratrici e lavoratori vedono decurtati salari che già sono tra i più bassi in Europa. E’ ora di reintrodurre la scala mobile per fare fronta al carovita e difendere il potere d’acquisto delle classi popolari. E’ indispensabile un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale, una nuova scala mobile che tuteli anche il lavoro precario.
Le lavoratrici e i lavoratori più giovani, forse neanche lo ricorderanno ma dal 1945 al 1992 in Italia c’era la scala mobile, un meccanismo di adeguamento di salari e pensioni al costo della vita. Fu introdotta dopo la Liberazione grazie alla forza che avevano le sinistre e la Cgil guidata da Giuseppe Di Vittorio nei confronti di un padronato ancora debole perché era stato complice e sponsor del regime fascista.
La scala mobile divenne bersaglio del primo taglio nel 1984 da parte del governo Craxi con l’accordo di Cisl e Uil. Fu l’ultima battaglia di Enrico Berlinguer quella per un referendum che fu sconfitto nel 1985. L’economista Federico Caffè si schierò in difesa di questo strumento.
Fu abolita dopo lo scioglimento del PCI quando gli ex-comunisti spinsero tragicamente la Cgil verso una linea di concertazione e di cedimento al governo Amato e a Confindustria che avrebbe inaugurato una lunga stagione di ritirata e perdita di diritti.
Anche per questo l’Italia è diventata l’unico paese europeo in cui il monte salari complessivo è diminuito dal 1990.
Rifondazione Comunista ha sempre proposto la reintroduzione della scala mobile e nel 2006 raccogliemmo le firme per una legge di iniziativa popolare che prevedeva di tutelare anche il lavoro precario. E’ ora di rilanciare questa rivendicazione insieme all’introduzione di un salario minimo orario legale di 10 euro e alla cancellazione delle leggi che hanno precarizzato il lavoro.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale, Antonello Patta, Responsabile lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Si è concluso oggi al tribunale di Como il primo grado del processo ai 13 neofascisti del Veneto Fronte Skinheads che nel 2017, attraverso un’azione squadrista, fecero irruzione nel corso di un’assemblea plenaria della Rete Como senza frontiere, sequestrando i presenti ed obbligandoli all’ascolto di un delirante proclama sulla purezza della razza.
È finita bene con condanne a 1 anno 9 mesi e 10 giorni per due di loro ed a 1 anno e otto mesi per gli altri 11.
Nel corso di questa lunga vicenda giudiziaria, che ha visto rinvii alle volte incomprensibili, ad ogni udienza la Rete Como Senza Frontiere – della quale la nostra Federazione provinciale è parte attiva dalla nascita – ha organizzato presidi fuori dal tribunale per far sì che non calasse l’attenzione pubblica, ai quali ha sempre partecipato anche Saverio Ferrari, ricercatore storico e fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.
Molte sono le riflessioni rispetto all’accaduto a partire dalla colpevole non costituzione in parte civile del Comune di Como tra le altre cose proprietario dello stabile dove sono avvenuti i fatti.
Salutiamo positivamente le condanne di oggi che sono senza ombra di dubbio un piccolo passo in avanti ma, ribadiamo con forza, che il tempo è ora, e che bisogna procedere a fronte delle continue aggressioni e di quanto recitato nelle leggi Scelba, Mancino e nella Costituzione stessa all’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste.
Il Governo Draghi – quello dei “tutti assieme appassionatamente dalla Lega a Leu” , nonostante le continue richieste avanzate anche da varie Associazioni , non ha ancora proceduto, nemmeno dopo l’assalto alla sede nazionale della CGIL, ma ora è il momento.
Si sciolgano immediatamente tutti i gruppi e le organizzazioni neofasciste e neonaziste.
Rifondazione Comunista condanna i bombardamenti di civili da parte dell’aviazione turca in Kurdistan che ieri sera hanno colpito diverse aree dell’Iraq settentrionale e della Siria. Si tratta di una risposta alla sconfitta da parte delle forze curde dei tagliagole dell’Isis e di altre formazioni jihadiste al servizio dei turchi che hanno attaccato nei giorni scorsi il Rojava. La realtà è che l’integralismo islamico continua a essere usato da paesi NATO contro il popolo curdo e per destabilizzare il Medio oriente. Denunciamo la complicità della NATO e dell’Unione Europea che, come ha detto Draghi, si servono del dittatore Erdogan per tenere lontani dai propri confini i profughi dalle guerre e destabilizzazioni occidentali. Chiediamo che il governo italiano assuma una posizione per l’immediata cessazione di questi interventi militari terroristici e illegali e che chieda una presa di posizione netta del Consiglio d’Europa. Invitiamo a partecipare alle manifestazioni che si terranno sabato 12 febbraio a Roma e Milano nell’ambito della giornata internazionale per la liberazione di Abdhullah Ocalan, la cancellazione del PKK dall’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’UE, la liberazione dei prigionieri politici in Turchia, il ritiro dell’esercito turco e la fine dei bombardamenti in Siria e Iraq.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Segue traduzione del comunicato che ci è arrivato stamattina dal Congresso nazionale curdo:
Fermare il genocidio aereo della Turchia contro i curdi
Il 1° febbraio alle 22 l’aviazione turca ha effettuato una sistematica campagna di bombardamenti contro aree civili in tutto il Kurdistan. Queste aree includono il campo profughi di Mexmûr (Maxmur), Geliyê Kersê, Barê e Çil Mêra vicino a ?engal (Sinjar) nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale); così come il villaggio di Teqil Beqil vicino a Dêrik nel Rojava (Siria settentrionale).
Questo crimine di guerra coordinato è avvenuto pochi giorni dopo che il regime di Erdo?an in Turchia ha tentato di salvare migliaia di combattenti dell’ISIS dalla prigione di Sina’a nella città di Hesekê (Hasakah). Fortunatamente, grazie al coraggio e all’eroismo delle Forze democratiche siriane (SDF), questa evasione è stata sconfitta.
L’ultima sconfitta rispecchia l’eroica vittoria contro l’ISIS nella città di Kobanê sette anni fa e ricorda al mondo che la speranza della Turchia di utilizzare l’ISIS e simili mercenari per procura contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES) non è finita.
Il regime di Erdo?an vuole anche distrarre dai suoi fallimenti interni rilanciando la sua crociata contro Rojava/AANES e occupare tutte le restanti aree all’interno della Siria dove vivono liberi non solo i curdi, ma anche i loro alleati arabi, armeni, assiri, turkmeni e circassi. Desiderano diffondere l’oscurantismo e la disperazione di Efrîn, Serê Kaniyê e Girê Spî occupate sul resto della Siria nord-orientale.
Per fortuna, il Movimento di Liberazione Curdo è più forte che mai e la Turchia non può infrangere la nostra volontà di autodeterminazione, democrazia, uguaglianza delle donne e vita ecologica. Quello che è scoraggiante, tuttavia, è il silenzio e la complicità delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, della NATO e del Consiglio d’Europa, i quali sono tutti consapevoli di questo assalto del terrorismo di stato turco.
L’Occidente ha detto “Mai più” in merito al genocidio, ma alla Turchia è continuamente consentito di perseguire la sua barbarie genocida contro milioni di curdi in tutto il Kurdistan. Chiediamo quindi che questi organismi internazionali di cui sopra fermino i massacri aerei di Erdo?an attraverso tutti i mezzi diplomatici disponibili e applichino sanzioni economiche contro il suo regime, se necessario. Dovrebbe anche essere portato davanti alla Corte penale internazionale per rispondere della sua litania di crimini contro l’umanità.
Inoltre, chiediamo il riconoscimento legale dell’AANES e degli yazidi a ?engal, in modo che possano garantire pienamente la propria sicurezza dagli attacchi turchi.
Consiglio esecutivo del Congresso Nazionale Curdo (KNK)
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