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CARBONE ALLA REGIONE LOMBARDIA!

Prc Lombardia

COMUNICATO STAMPA: CARBONE ALLA REGIONE!

La befana arriva a #PalazzoLombardia e porta alla Giunta Regionale un sacco di carbone per la disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria.

Ai cittadini e alle cittadine invece vorrebbe donare vaccini celeri e tamponi a prezzi calmierati.

Quest’anno la Befana atterra a palazzo Lombardia per consegnare alla Giunta di Attilio Fonata un sacco di carbone per la pessima gestione dell’emergenza sanitaria costata oltre 25 mila vittime e ritardi imperdonabili, ultimo dei quali quello della somministrazione dei vaccini anti Covid.

Mentre nelle stanze dei bottoni in questi momenti si consuma il siluramento dell’assessore Giulio Gallera, capro espiatorio per nascondere il fallimento della giunta di centrodestra, Rifondazione Comunista sostiene la petizione promossa da Milano in Comune👉https://www.change.org/…/giuseppe-sala-tamponi…) per il calmieramento dei tamponi rapidi, strumento indispensabile per lo screening di massa e il tracciamento oggi di fatto completamente saltato.

Martoriata dall’epidemia la popolazione delle Regione si trova oggi in balia di una banda di irresponsabili che ancora oggi gestiscono un settore fondamentale come la sanità che assieme ad altre forze politiche e sociali abbiamo chiesto al Governo di Commissariare.

Con la simbolica consegna di un sacco di carbone sottolineiamo ancora una volta la necessità di un cambiamento radicale nella sanità lombarda, sperando che la scopa della Befana spazzi via questa giunta.

Milano, 06/01/2020

Partito della Rifondazione Comunista

PRC Federazione di Milano#CommissariateLaLombardia#SalviamoLaLombardia#commissariamento#stoplegge23

La paura

ADRIANO ARLENGHI

Da sempre abituati a vedere collocato sul nostro territorio tutte le porcherie prodotte non soltanto dalla nostra Regione ma anche da mezza Italia, quando ieri sono stati diffusi i siti tra i quali sarà scelto il vincitore per creare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi, in molti sui social hanno cominciato a tremare.

Vuoi vedere che alla fine sceglieranno la Lomellina? Si sono detti, considerando anche il fatto che una delle venti centrali nucleari del piano di Donald Cattin negli anni ’70 avrebbe potuto essere costruita dalle parti di Sartirana Lomellina.

Io me li ricordo bene quei tecnici venuti da Roma a misurare i parametri del territorio e la rabbia della gente.

Mi ricordo ancora quelle assemblee infuocate e affollate da centinaia di persone, che sostenevano come l’avventura nucleare anche in tempo di pace per generare energia, fosse una scelta sbagliata.

Per mille motivi e non ultimo il fatto che il decadimento dell’uranio o del plutonio si sarebbe verificato lungo l’arco di centinaia di generazioni.

Una presenza costante e spaventosa, considerando i tempi biblici di decadimento delle sostanze radioattive.

Ricordo con molta lucidità ancora il grande movimento antinucleare nascente che anche in questa terra di lomellina si era mobilitata per dire di no all’avventura nucleare e la fatica per raccogliere le firme per proclamare un referendum nazionale.

Vinto infine anche grazie all’emozione collettiva della tragedia, una delle più grandi mai generate dall’uomo moderno di Chernobyl.

Bambini che abbiamo in tanti e per lunghi anni ospitato in città in estate, per ripulire almeno un poco il loro sistema immunitario.

Così grazie all’opposizione di un mondo ecologista ancora in fasce che studiava i testi di Barry Commoner e leggeva della Carson “Silent Spring”, l’Italia non scelse la via nucleare.

Immagino che così i rifiuti radioattivi, che ora per decisione europea dovranno essere stoccati in un solo luogo, siano minimi rispetto a ciò che avrebbe potuto essere.

Ricordo anche le grandi manifestazioni di Montalto di Castro e soprattutto quel serpentone umano che si era messo in cammino all’alba e che da Casale era giunto sino a Trino Vercellese.

Dove esisteva ed esiste tutt’ora una piccola centrale nucleare da 300 Megawatt, le cui scorie in mancanza di un sito ufficiale nazionale per poterle stoccare, sono ancora tutte lì nella centrale stessa.

Il tempo galantuomo ha dimostrato come sia possibile generare energia dal sole, dall’acqua, dal vento, dalle maree.

Forse anche per questo, in un tempo in cui la scelta era complessa e difficile, decisi che aveva un senso farmi anticipare un pezzo dei soldi della mia liquidazione, per installare pannelli solari fotovoltaici sul tetto della mia casa e così azzerare o quasi il costo del consumo di energia.

Ho ritrovato di recente tra vecchie carte i volantini di quel tempo.

Le fotografie di quando con le auto dalle pareti tappezzate di plexiglass e di slogan si girava per Mortara per dire di votare no alla scelta nucleare.

Di quando un’ amministrazione comunale sensibile al tema, decise di piazzare i cartelli “Mortara città denuclearizzata” in tutte le entrate della città.

In Lombardia non è previsto, questa la cronaca di oggi, un sito di stoccaggio.

Il sito ancora da decidere potrebbe così essere vicino ma non vicinissimo.

Le aree scelte sono in Piemonte tra le province di Torino e di Alessandria. Nei comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo.

Tiriamo dunque un sospiro di sollievo anche se continuiamo a batterci contro tutto il nucleare sia quello ad uso civile che ad uso militare: il peggior uso possibile di una scoperta scientifica dell’umanità.

Per poter vivere in un mondo non radioattivo.

Legge di bilancio 2021: tutto per il privato, quasi niente per il pubblico. Irresponsabili: si spartiscono il “bottino” invece di usarlo per rilanciare il Paese

Pubblicato il 4 gen 2021

Antonello Patta*

Un’occasione sprecata! È quanto viene da dire leggendo la legge di bilancio per il 2021.

Poteva rappresentare, dopo anni di tagli dettati dall’austerità,  l’occasione per  avviare un’inversione di rotta rispetto  alle politiche neoliberiste che hanno prodotto il ridimensionamento  del  Pubblico e del comune a vantaggio del privato, la perdita di diritti, il declino dell’economia, la precarizzazione , l’impoverimento del lavoro, il degrado ambientale e la distruzione del territorio.
Invece vediamo che le risorse che il covid ha obbligato a render disponibili , vengono  sprecate  da una classe dirigente  indegna di questo nome, interessata soprattutto  a   coltivare, con un’ inedito profluvio di bonus,  i propri orti elettorali. E ad elargire la gran parte delle risorse, sia quelle legate all’emergenza covid sia quelle di natura espansiva, alle imprese, senza vincoli di sorta, né occupazionali, né salariali, né ambientali.
Oltre all’assenza di un serio progetto di politiche industriali, nel DDL approvato manca totalmente  e in modo assolutamente irresponsabile, anche  un piano per il lavoro in grado di affrontare seriamente il grave problema occupazionale attuale che diventerà drammatico  con la fine del blocco dei licenziamenti che sembra data per certa al 31 marzo 2021.
Le risorse  per investimenti, che sono il pacchetto più cospicuo della manovra, sono date per di più a pioggia senza nessun indirizzo  che prefiguri un  futuro economico e produttivo diverso  e migliore dì quello attuale risultato di anni di politiche orientate alla libertà discrezionale dei mercati.
Una parte consistente delle risorse continua a essere erogata alle imprese come incentivi alle assunzioni che non solo come si è già visto, non risolvono il problema, ma perpetuano il vizio di gran parte delle imprese italiane di  puntare sulla competizione  sul basso costo del lavoro, invece che su innovazioni di processo, di prodotto e  gestionali, favorendo quella spirale spinge  il nostro sistema produttivo sempre più in basso nella gerarchia delle catene del valore europee e mondiali.

Ma la considerazione più negativa su questa manovra, che induce forti preoccupazioni sulle intenzioni del governo per quanto riguarda la  struttura del recovery plan, attiene alla totale assenza di investimenti strutturali sul Pubblico a cominciare da sanità e scuola.
Sulla sanità le cifre stanziate, detratti gli aumenti previsti per il personale, le risorse per i tamponi antigenici, e le assunzioni  a tempo determinato già  previste, non sono sufficienti  nemmeno  a coprire i costi di misure già deliberate come l’assunzione degli  infermieri di comunità, i  piani di potenziamento dei servizi territoriali e di assistenza domiciliare ,i limitati piani di potenziamento degli ospedali.
Anche la Corte dei conti ha segnalato la mancanza di quasi 1,5 miliardi di risorse.
Anche gli incrementi di spesa previsti per i prossimi anni  sono assolutamente inadeguati a recuperare il pluriennale definanziamento della sanità pubblica, che vede l’Italia largamente al di sotto della spesa di importanti Paesi europei.
Riguardo alla scuola la situazione è, se possibile, anche peggiore: mancano totalmente misure strutturali che indichino l’intenzione di voler almeno avviare la risoluzione dei gravissimi problemi che affliggono la scuola italiana e negano l’universalità del diritto all’istruzione collocando l’Italia agli ultimi posti in Europa per diplomati e laureati.
Non ci sono risorse per la riduzione di alunni per classe, il tempo pieno, l’estensione della scuola  dell’obbligo e la generalizzazione della scuola d’infanzia pubblica.
La straordinaria  lezione impartita a caro prezzo dalla pandemia sulla necessità di rafforzare il Pubblico i nostri governanti fingono  di averla fatta propria  nei talk show o quando cercano consenso a basso prezzo con la retorica sugli eroi, ma poi nei fatti, come dimostra la legge di bilancio,  si muovono in direzione opposta.
Rafforzare il Pubblico è una necessità per l’oggi e per il domani, per i cittadini e per il paese, per dare risposte alle domande dei cittadini cui il privato ha mostrato di essere  per sua natura insensibile, invertire l’estensione delle disuguaglianze e affrontare i problemi strutturali dell’economia e dell’ambiente con quello sguardo di lungo periodo che è sempre mancato al privato e al mercato orientati al profitto a breve.
Il recovery plan se gestito mettendo al centro i diritti e il bene comune potrebbe essere la grande occasione per ricostruire un Pubblico in grado di affrontare positivamente quelle attuali e le future sfide  sul piano della tutela della salute, del diritto all’istruzione, a un reddito dignitoso, del contrasto alla povertà e alle disuguglianze, della ricostituzione delle  competenze professionali, progettuali e gestionali delle amministrazioni e degli enti pubblici distrutte da anni di tagli, indispensabili per gestire le risorse e processi oramai irrinviabili come la riconversione ambientale dell’economia e delle produzioni con l’attenzione rivolta  agli interessi generali e non di pochi.
E’ urgente e necessario che si facciano contemporaneamente due cose: Investire  le risorse necessarie  sia  per il potenziamento  e la riqualificazione  di tutto il Pubblico , sia per un deciso ampliamento,  con almeno 500 mila assunzioni,  dei suoi organici  per  riportarli  progressivamente a livelli “europei”.
Così  non solo si rafforzerebbe  tutto il paese , ma si metterebbe un tassello importante nella costruzione di  un grande  piano per il lavoro   indispensabile  per  dare un futuro a milioni di cittadini, specie donne e giovani di cui sono stati privati da decenni di disoccupazione e precarietà.
Sappiamo bene che per fare ciò occorre sconfiggere  l’ispirazione neoliberista dei  nostri governanti così radicata da non riuscire nemmeno più a vedere, diversamente da altri colleghi europei, come  questa contrasti da tempo non solo con i diritti dei cittadini, ma con gli interessi generali del Paese.
Serve subito  una nuova stagione di lotte in grado di unificare tutti i soggetti  che stanno pagando i costi della crisi e i movimenti che non hanno smesso di lottare, su una piattaforma che, oltre alla richiesta di investimenti che restituiscano centralità al Pubblico  assuma tra gli  obiettivi la garanzia del reddito per tutte e tutti, l’estensione a tutto il 2021 del blocco dei licenziamenti e degli ammortizzatori sociali  accompagnati da un vero piano per il lavoro connesso con la  riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il  blocco degli sfratti .

Non è facile ma è il compito di una sinistra degna di questo nome.

*Responsabile nazionale lavoro Prc

Gli auguri di Abbà e presentazione del nuovo libro.

Adriani Arlenghi

Gli auguri

In questo video insieme agli auguri Giuseppe Abbà presenta il suo nuovo libro che vedrà la luce nei prossimi mesi. Vi si racconteranno gli episodi salienti della storia della città di Mortara, al tempo in cui Giuseppe è stato sindaco molto amato. Nelle sue pagine troveranno spazio gli eventi e i personaggi che sono stati importanti nelle politiche cittadine, anche se magari non hanno avuto riscontri particolari nella narrazione ufficiale. Prenderanno forma gli episodi più importanti che Abbà’ si è trovato ad affrontare, dalla solidarietà per il terremoto in Friuli all’emergenza acqua, dal progetto di metanizzazione della città alla nuova visione urbanistica, per terminare poi con la narrazione culturale che aveva nella partecipazione la sua forza e la sua importanza.

Non sarà questo un libro celebrativo, ma la fotografia di una città che è cambiata in meglio nel corso dei lustri, quando la buona politica ovvero l’arte di governo della cosa pubblica aveva permesso di esprimere partecipazione e attenzione sociale. Nel libro uno spazio particolare sarà dedicato alla scelta di discussione del bilancio in pubblico, scelta antesignana rispetto ai bilanci partecipativi di oggi, all’emergenza idrica per l’inquinamento delle falde a causa dei pesticidi, la creazione della cosiddetta “spina dei servizi” voluta fortemente dal architetto Villa che prevedeva l’area attorno a Viale Dante quale territorio attrezzato per creare un grande parco pubblico ed inserire strutture sportive e scolastiche. Molto altro ancora, naturalmente. Una piccola anticipazione è già possibile leggerla sull’inserto del Caffè dell’ Informatore Lomellino in edicola. Il testo completo dell’intervista invece, sarà pubblicata nei primi giorni di gennaio del prossimo anno.

Rifondazione Comunista Solidarietà all’infermiera Claudia Alivernini, basta con il negazionismo

Rifondazione Comunista condanna con la massima fermezza il vile attacco, perfino con minacce di morte, di cui è stata vittima Claudia Alivernini, infermiera dell’ospedale Spallanzani di Roma, la prima a ricevere il vaccino anti-Covid.
A Claudia e a tutte le operatrici e gli operatori sanitari, che sono stati e continuano ad essere in prima linea nella lotta alla pandemia, va tutta la nostra solidarietà.

Il prezzo che hanno pagato, anche in termini di vite umane, è stato altissimo, lavorando in condizioni limite, anche a causa del disastro in cui è stata condotta la sanità pubblica dalle politiche neoliberiste degli ultimi venti anni.
Ci auguriamo che gli autori di questo infame gesto siano individuati e perseguiti come meritano dalla giustizia.

Allo stesso tempo, la nostra condanna va anche a coloro che, spesso da posizioni di primo piano nella politica o nel mondo dell’informazione, si sono prodigati nel minimizzare i rischi o addirittura hanno dato voce e spazio pubblico alle teorie negazioniste.

Rifondazione sarà sempre in prima linea nella lotta per il rilancio e il rifinanziamento della sanità pubblica, gratuita e di qualità per tutte e tutti, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori del settore e delle/degli utenti.

Rosa Rinaldi
Responsabile nazionale Sanità PRC-SE
Vito Meloni
Segretario della Federazione di Roma-Castelli-Litoranea PRC-SE

Giorgio Galli e la passione per la storia e per la politica. Una doverosa nota di commiato.

di Giorgio Riolo

I necrologi non sono solo tristi occasioni. Beninteso, sono tristi sicuramente e chi rimane è preso dallo sconforto per le continue perdite di punti di riferimento, di notevoli e preziose persone, amiche e compagne di percorso. È nondimeno anche l’occasione per riandare con la memoria e per riattualizzare e valorizzare momenti, fatti, acquisizioni nella vita personale e nella vita collettiva. Importanti, vive, proiettate in avanti.

Giorgio Galli è stata figura importante nella cultura e nella politica dell’Italia del secondo dopoguerra. Abbiamo messo “passione per la storia e per la politica” perché, conoscendolo, si offriva a chi veniva in contatto con lui la sensazione che le cose di cui scriveva e parlava non erano aride materie di studio e di ricerca. Rigoroso e dotato di una memoria formidabile, filologica, esibiva una curiosità e un’attenzione al reale e alle vicende anche trascurabili come pochi altri e altre.

La storia dello “alto” e la storia del “basso”, la politica “alta” e la politica “molecolare” di chi si impegna quotidianamente, nella società civile e nelle formazioni politiche, non importa, erano presenti e operanti nella sua attività di storico e di notista politico. Un professore di storia delle dottrine politiche alla Statale di Milano che si occupava dei partiti politici, delle formazioni politiche nella storia e nelle istituzioni e che tuttavia aveva la curiosità per ricostruire la storia delle culture alternative (comprese le subculture) e dei gruppi sociali “antisistema”, anche perché semplicemente “fuori dal sistema”, eretici ed eretiche, i vinti. Dalle streghe alla cosiddetta New Age degli anni ottanta, alle culture esoteriche, a “sinistra” e a “destra” (famosi i suoi lavori sulle credenze magiche, esoteriche, del nazismo).

I.

Ci conoscemmo alla fine degli anni Settanta proprio in un luogo “alternativo”, i primi inizi in Italia dell’alimentazione sana e della medicina alternativa. Galli, ormai affermato come storico e come fine notista politico, conosciuto autore di numerosi libri e attraverso soprattutto la sua famosa rubrica nel settimanale Panorama, ci accoglieva, a casa sua o fuori, per colloqui informali di scambio reciproco. Ci sorprendeva, noi allora giovani della Nuova Sinistra, per conoscenza minuziosa, analitica, delle vicende delle numerose, anche minuscole, roba da microstoria, formazioni di detta sinistra.

Questi colloqui privati arricchivano quello che aveva riversato nei suoi libri sulla storia dell’Italia del dopoguerra, sulla storia dei partiti, del Pci, della Dc, del socialismo italiano. Sulla storia dei governi e del ricco e multiforme, corrotto e corruttore, sottogoverno, tipicamente italiano. Tipicamente democristiano, ma non solo. Delle trame occulte, dell’ampia e capillare corruzione, dei poteri eversivi della democrazia italiana, degli “affari di Stato”, del capitalismo italiano continuamente “assistito” dallo Stato, dell’intreccio mafia e politica ecc.

Le sinistre storiche non ne uscivano bene da quella rassegna così precisa e documentata. Con partecipazione critica tuttavia, non da spirito del dilagante “disincanto”. Con animo sgombro e lucido. E, per non sembrare o essere faziosi, lucidamente ne usciva il generoso ma inane volontarismo e il velleitarismo di molta di quella sinistra allora detta extraparlamentare. Insomma, si imparava molto a contatto con una simile personalità.

La generosità intellettuale e politica di Galli si manifestava ulteriormente nella sua continua disponibilità. Negli anni Ottanta, dapprima con il Cipec, il centro culturale di Democrazia Proletaria, e in seguito, anni Novanta e anni Duemila, con il Punto Rosso, egli rispondeva sempre affermativamente a ogni nostro invito a partecipare a convegni, conferenze e dibattiti, anche in piccoli centri, non solo a Milano.

In particolare, a proposito del suo rigore etico, occorre ricordare che quando Berlusconi mise le mani sul complesso delle attività editoriali del gruppo Mondadori, Galli fu tra i primi, se non il primo, a rassegnare le dimissioni da Panorama. Privandosi di una tribuna giornalistica e politica così importante e influente come la sua famosa rubrica posta alla fine di ogni numero del settimanale.

Fino alla sua improvvisa morte ha continuato a ripubblicare i suoi libri, rivisti e aggiornati, alla luce di nuovi sviluppi nella storia reale e di nuove acquisizioni dello stesso autore. Ma aveva ancora in cantiere altre ricerche e altri libri.

II.

A mo’ di conclusione e come congedo da una simile personalità. La storia come disciplina e la politica come disciplina, sapere e arte del possibile, e come azione quotidiana (un tempo si diceva “prassi”) sono così inestricabilmente intrecciate che si sente il bisogno di ricordare a ogni pie’ sospinto che è nefasta la divaricazione, soprattutto dal lato dei gruppi dirigenti politici. In generale e nelle varie sinistre in particolare.

La sobria constatazione è, nel mondo nostro contemporaneo, che cultura e conoscenza storica difettano in molti gruppi dirigenti. Da qui i molti problemi attuali nella teoria e nella pratica della buona politica.