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IL NO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA A MAASTRICHT

8 Febbraio 2022

A TRENTA ANNI DAl TRATTATO DI MAASTRICHT LE RAGIONI DEL NOSTRO NO

Rivendichiamo con orgoglio il no del Partito della Rifondazione Comunista al trattato nel 1992. Era un no in nome della #Costituzione e contro il neoliberismo.

Vi proponiamo nell’anniversario della firma la dichiarazione di voto di Giovanni Russo Spena al Senato e quella di Lucio Magri alla Camera.

La nostra posizione di fondo non è mai cambiata: contro i trattati europei non “contro l’Europa” come ben spiega Giovanni. E una cosa va sottolineata: la posizione che illustrarono Russo Spena al Senato e Magri alla Camera non era individuale, ma espressione del dibattito e dell’elaborazione collettiva del partito. I fatti hanno ampiamente dimostrato che #avevamoragione.

“Noi abbiamo la sgradevole sensazione che si stia andando, con frenesia suicida, con immotivata fretta con pressappochismo, ad un voto espresso per mero simbolismo politico, al quale ci costringe il Governo Amato. Stiamo rischiando di svolgere una discussione sul nulla, il che è sempre aberrante sotto il profilo politico e pericoloso per le sorti della democrazia…Ci troviamo, colleghi, di fronte all’ennesimo golpe istituzionale…Noi impugniamo la costituzionalità di un siffatto processo decisionale!

Questo è il vero deficit di democrazia. Ai lavoratori, alla gente si racconta ogni sera dagli schermi televisivi, da parte di compiacenti giornalisti, che occorre stringere la cinghia in nome di Maastricht, che lo Stato sociale universalistico deve diventare residuale in nome di Maastricht, che il salario nominale, per la prima volta dal dopoguerra, deve scendere in nome di Maastricht, senza che i soggetti sociali e politici possano discutere apertamente e collettivamente e dire la propria, esprimere quindi il proprio punto di vista…Siete voi, signori del Governo, i veri antieuropeisti, perché in nome della finanza, della valorizzazione del capitale, dell’intreccio tra profitti e rendite finanziarie state distruggendo l’idea forte dell’Europa solidale, dell’Europa dell’autodeterminazione dei popoli, dell’Europa come socialità nuova, come comunità nuova. Non solo, ma state distruggendo anche l’idea di una nuova statualità, tanto più necessaria in un momento nel quale si frantuma drammaticamente l’idea stessa dello Stato nazione, delle identità statuali nazionali, e consuma la sua crisi annunziata nella tragedia quotidiana della frammentazione, del sangue versato, della povertà, degli esodi biblici di massa.

Voi state costruendo un’Europa che sarà insieme l’Europa dei capitali e l’Europa dello sviluppo malthusiano, l’Europa dei razzismi e dei profughi…In secondo luogo, poniamo una riserva di costituzionalità alla ratifica del trattato di Maastricht, già sollevata nel paese ed in dottrina da eminenti costituzionalisti.

L’articolo 11 della Costituzione, infatti, parla esplicitamente di «limitazioni» e non di «trasferimenti» di sovranità, e fu storicamente redatto (basta andare a leggere le relazioni alla Costituente) in vista di una struttura internazionale come l’Organizzazione delle nazioni unite e non sovranazionale come le Comunità, che creano incostituzionalmente norme giuridiche valide direttamente in Italia: può riguardare, dunque, solo obblighi esterni, assunti dall’Italia nelle condizioni – tutte da verificare, peraltro – di cui all’articolo 11, e che limitano la tradizionale sovranità statale nei rapporti internazionali, e non certo invece situazioni incidenti direttamente sui poteri degli organi statali, per assegnare poi gli stessi ad organi esterni, cioè quelli comunitari.

Maastricht incide, colleghi, sino alla sottrazione totale (o forte restrizione di sovranità) di poteri a taluni organi, anzitutto al Parlamento. Un primo gravissimo contrasto con la Costituzione è formale ed è costituito dall’alterazione del circuito sovranità popolare-Stato, sancito dall’articolo 1, secondo comma, che recita: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Solo organi italiani, eletti o risultanti dai procedimenti del sistema italiano e secondo le rispettive competenze, esprimono la sovranità del popolo italiano. Ad essi spetta, tra l’altro, la responsabilità di attuare princìpi di base e diritti fondamentali, dall’articolo 2 sino all’articolo 47 della Costituzione.

Un ulteriore contrasto, sostanziale, è che nel quadro comunitario o dell’Unione europea, gli organi esterni – con partecipazione assolutamente preminente degli esecutivi statali – alterano lo schema di fondo della divisione dei poteri, che è alla base del sistema italiano. Salta, per determinanti e sempre più ampi settori, la garanzia della legge e della stessa Costituzione.

Noi siamo fermamente e duramente contrari al trattato di Maastricht; non già perché siamo contro l’Europa, ma proprio perché vogliamo costruirla davvero, nella democrazia, nella giustizia sociale, in un quadro di rapporti internazionali fra nord e sud diverso da quello attuale.

L’attuale trattato, badate colleghi, già non sta reggendo; sicuramente non reggerà alla prova: con ogni probabilità, incentivando recessione, disoccupazione, povertà (e quindi attacchi alla democrazia e nuove spinte di destra) andrà presto in crisi e questa sua crisi produrrà, di qui a qualche anno, molte macerie e grandi mali. Non facciamo allora gli apprendisti stregoni: facciamo crescere il dibattito, cerchiamo di rompere il cappio monetarista recessivo, antisociale, antidemocratico, che sta strangolando l’Italia e l’idea stessa d’Europa, proprio in nome di un’Europa dei popoli e democratica.

Insomma, colleghi, mi pare non vi sia – e a noi, come gruppo, sembra che non vi sia – motivo alcuno, se non l’affannoso arrancare di Amato dietro ad ogni ancora di salvezza, per non dichiarare l’incostituzionalità del disegno di legge di ratifica del trattato di Maastricht e sospendere questa discussione, che porterebbe ad un’Europa sbagliata, che non piace ai popoli; che porterebbe, quindi, alle macerie d’Europa. Speriamo che perlomeno, questa volta, prevalga il buon senso!”

(Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista).

La trascrizione del discorso di Giovanni Russo Spena fatto il 27 ottobre 1992, presa dagli atti parlamentari a pagina 5150, oppure da ascoltare sull’archivio di Radio Radicale, sotto l’audio in questione.

Russo Spena. Solo audio

Trenta anni fa il trattato di #Maastricht
Riascoltate l’intervento alla Camera di Lucio Magri che illustrò le ragioni del no del Partito della Rifondazione Comunista.
Lucio Magri

RIFONDAZIONE: BENE A COMO LA CONDANNA AI 13 NEOFASCISTI DEL VENETO FRONTE SKINHEADS. ORA LAVORARE PER LO SCIOGLIMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI NEOFASCISTE E NEONAZISTE

2 Febbraio 2022

Si è concluso oggi al tribunale di Como il primo grado del processo ai 13 neofascisti del Veneto Fronte Skinheads che nel 2017, attraverso un’azione squadrista, fecero irruzione nel corso di un’assemblea plenaria della Rete Como senza frontiere, sequestrando i presenti ed obbligandoli all’ascolto di un delirante proclama sulla purezza della razza.

È finita bene con condanne a 1 anno 9 mesi e 10 giorni per due di loro ed a 1 anno e otto mesi per gli altri 11.

Nel corso di questa lunga vicenda giudiziaria, che ha visto rinvii alle volte incomprensibili, ad ogni udienza la Rete Como Senza Frontiere – della quale la nostra Federazione provinciale è parte attiva dalla nascita – ha organizzato presidi fuori dal tribunale per far sì che non calasse l’attenzione pubblica, ai quali ha sempre partecipato anche Saverio Ferrari, ricercatore storico e fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.

Molte sono le riflessioni rispetto all’accaduto a partire dalla colpevole non costituzione in parte civile del Comune di Como tra le altre cose proprietario dello stabile dove sono avvenuti i fatti.

Salutiamo positivamente le condanne di oggi che sono senza ombra di dubbio un piccolo passo in avanti ma, ribadiamo con forza, che il tempo è ora, e che bisogna procedere a fronte delle continue aggressioni e di quanto recitato nelle leggi ScelbaMancino e nella Costituzione stessa all’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste.

Il Governo Draghi – quello dei “tutti assieme appassionatamente dalla Lega a Leu” , nonostante le continue richieste avanzate anche da varie Associazioni , non ha ancora proceduto,  nemmeno dopo l’assalto alla sede nazionale della CGIL,  ma ora è il momento.

Si sciolgano immediatamente tutti i gruppi e le organizzazioni neofasciste e neonaziste.

Rita Scapinelliresponsabile nazionale antifascismo

Fabrizio Baggisegretario regionale Lombardia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

TURCHIA BOMBARDA CIVILI CURDI. SABATO 12 MANIFESTAZIONI A ROMA E MILANO

Pubblicato il 2 feb 2022

Rifondazione Comunista condanna i bombardamenti di civili da parte dell’aviazione turca in Kurdistan che ieri sera hanno colpito diverse aree dell’Iraq settentrionale e della Siria. Si tratta di una risposta alla sconfitta da parte delle forze curde dei tagliagole dell’Isis e di altre formazioni jihadiste al servizio dei turchi che hanno attaccato nei giorni scorsi il Rojava. La realtà è che l’integralismo islamico continua a essere usato da paesi NATO contro il popolo curdo e per destabilizzare il Medio oriente. Denunciamo la complicità della NATO e dell’Unione Europea che, come ha detto Draghi, si servono del dittatore Erdogan per tenere lontani dai propri confini i profughi dalle guerre e destabilizzazioni occidentali.
Chiediamo che il governo italiano assuma una posizione per l’immediata cessazione di questi interventi militari terroristici e illegali e che chieda una presa di posizione netta del Consiglio d’Europa.
Invitiamo a partecipare alle manifestazioni che si terranno sabato 12 febbraio a Roma e Milano nell’ambito della giornata internazionale per la liberazione di Abdhullah Ocalan, la cancellazione del PKK dall’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’UE, la liberazione dei prigionieri politici in Turchia, il ritiro dell’esercito turco e la fine dei bombardamenti in Siria e Iraq.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Segue traduzione del comunicato che ci è arrivato stamattina dal Congresso nazionale curdo:

Fermare il genocidio aereo della Turchia contro i curdi

Il 1° febbraio alle 22 l’aviazione turca ha effettuato una sistematica campagna di bombardamenti contro aree civili in tutto il Kurdistan. Queste aree includono il campo profughi di Mexmûr (Maxmur), Geliyê Kersê, Barê e Çil Mêra vicino a ?engal (Sinjar) nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale); così come il villaggio di Teqil Beqil vicino a Dêrik nel Rojava (Siria settentrionale).

Questo crimine di guerra coordinato è avvenuto pochi giorni dopo che il regime di Erdo?an in Turchia ha tentato di salvare migliaia di combattenti dell’ISIS dalla prigione di Sina’a nella città di Hesekê (Hasakah). Fortunatamente, grazie al coraggio e all’eroismo delle Forze democratiche siriane (SDF), questa evasione è stata sconfitta.

L’ultima sconfitta rispecchia l’eroica vittoria contro l’ISIS nella città di Kobanê sette anni fa e ricorda al mondo che la speranza della Turchia di utilizzare l’ISIS e simili mercenari per procura contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES) non è finita.

Il regime di Erdo?an vuole anche distrarre dai suoi fallimenti interni rilanciando la sua crociata contro Rojava/AANES e occupare tutte le restanti aree all’interno della Siria dove vivono liberi non solo i curdi, ma anche i loro alleati arabi, armeni, assiri, turkmeni e circassi. Desiderano diffondere l’oscurantismo e la disperazione di Efrîn, Serê Kaniyê e Girê Spî occupate sul resto della Siria nord-orientale.

Per fortuna, il Movimento di Liberazione Curdo è più forte che mai e la Turchia non può infrangere la nostra volontà di autodeterminazione, democrazia, uguaglianza delle donne e vita ecologica. Quello che è scoraggiante, tuttavia, è il silenzio e la complicità delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, della NATO e del Consiglio d’Europa, i quali sono tutti consapevoli di questo assalto del terrorismo di stato turco.

L’Occidente ha detto “Mai più” in merito al genocidio, ma alla Turchia è continuamente consentito di perseguire la sua barbarie genocida contro milioni di curdi in tutto il Kurdistan. Chiediamo quindi che questi organismi internazionali di cui sopra fermino i massacri aerei di Erdo?an attraverso tutti i mezzi diplomatici disponibili e applichino sanzioni economiche contro il suo regime, se necessario. Dovrebbe anche essere portato davanti alla Corte penale internazionale per rispondere della sua litania di crimini contro l’umanità.

Inoltre, chiediamo il riconoscimento legale dell’AANES e degli yazidi a ?engal, in modo che possano garantire pienamente la propria sicurezza dagli attacchi turchi.

Consiglio esecutivo del Congresso Nazionale Curdo (KNK)

Il tempo della libertà è arrivato: Appello per una mobilitazione in Italia il 12 febbraio per la liberazione di Abdullah Öcalan

Pubblicato il 2 feb 2022

Da 23 anni Abdullah Öcalan è stato imprigionato a seguito della cospirazione internazionale del 15 febbraio 1999. Per oltre dieci anni è stato l’unico prigioniero nell’isola fortezza di Imrali. Nonostante le condizioni indescrivibili del suo isolamento non ha mai smesso di sperare in una soluzione pacifica ai conflitti in Medio Oriente. Per diversi anni Öcalan è riuscito a negoziare con il governo turco per raggiungere questo obiettivo. La stragrande maggioranza della popolazione curda vede Abdullah Öcalan come proprio rappresentante, e ciò è stato confermato dalla raccolta di firme di oltre 3,5 milioni di curdi nel 2005.

Ocalan è un attore politico e il suo status ha anche dimensioni politiche più ampie. La società curda, così come gli analisti politici, lo considerano un leader nazionale e il rappresentante politico dei curdi. La prigione dell’isola di ?mral?, gestita dallo stato turco, continua ad essere sottoposta ad uno status straordinario. Il continuo isolamento di Ocalan, che dura già da 23 anni, si basa su pratiche considerate illegali sia dalla magistratura turca che dal sistema giuridico internazionale.

Le Nazioni Unite hanno la responsabilità di garantire che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si applichi e venga applicata anche per Ocalan. Il sistema ?mral? può continuare ad esistere solo con il consenso, o almeno il totale disinteresse di istituzioni internazionali come l’ONU.

Lo Stato turco sta attualmente sottoponendo Abdullah Öcalan a un regime di isolamento che non ha precedenti. Ogni visita dei suoi avvocati o dei suoi familiari è resa possibile solo attraverso lunghe lotte e mobilitazioni. Nel 2019, ad esempio, è stato possibile rompere l’isolmento attraverso lo sciopero della fame di migliaia di prigionieri politici nelle carceri turche e di esponenti della società civile durato diversi mesi.

Per la prima volta dopo molti anni gli è stato possibile entrare in contatto con i propri familiari e i propri avvocati. L’ultima breve telefonata tra Abdullah Öcalan e suo fratello è avvenuta nel marzo 2021, ma è stata improvvisamente interrotta. Il fatto che da allora non sia stato ricevuto un solo segno di vita fa temere per le sue condizioni di salute.

In tutto il paese le pratiche adottate sull’isola di Imrali sono state estese per ridurre al silenzio ogni voce di dissenso, ogni forma di opposizione che veda nella soluzione politica della questione curda una svolta per una trasformazione democratica di tutto il Medioriente. Attraverso Imrali lo Stato turco si sta sforzando non soltanto di isolare fisicamente Abdullah Öcalan come persona, ma di sopprimere i risultati democratici che sono emersi dalle sue idee.

Infatti il Confederalismo democratico introdotto da Abdullah Öcalan ha prodotto il risveglio della società in tutto il Kurdistan. I valori di uguaglianza di genere e di credo, per una società democratica ed ecologica, sono alla base di importanti processi di trasformazione democratica fondati sull’autogoverno come nel caso dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est e dell’autogoverno degli yazidi di Shengal.

Sia che si tratti della guerra di invasione del Kurdistan del sud (nord Iraq), sia che si tratti dell’invasione del Rojava e o delle politiche fasciste del governo dell’AKP contro il popolo curdo in Turchia, questo modello democratico e partecipativo è sottoposto a pesanti attacchi da parte della Turchia e delle forze della modernità capitalista.

Per questa ragione oggi è più che mai necessario far sentire la nostra voce. Rompere l’isolamento e la liberazione di Abdullah Öcalan significano dare una prospettiva di pace e di democrazia a tutti i popoli del Medioriente.

Il tempo della libertà è arrivato: Invitiamo tutti i partiti, le organizzazioni sindacali, gli esponenti della società civile e del mondo della cultura a partecipare alla giornata di mobilitazione nazionale del sabato 12 febbraio 2022 a:

Roma: Piazza la Repubblica Ore 14:30
Milano: Largo Cairoli Ore 14:00

Per adesioni: info.uikionlus@gmail.com info@retekurdistan.it

Comitato ‘’Il momento è arrivato; Libertà per Öcalan’’ Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia Rete Kurdistan Italia Comunità curda in Italia

Le prime Adesioni:

Arci Solidarietà Onlus
Transform Italia ATTAC-Italia
COBAS, Nazionale Confederazione dei Comitati di Base
Confederazione unitaria di base
CSOA Angelina Cartella di Reggio Calabria
Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia
Coordinamento pace e solidarietà odv, Parma
Centro Immigrazione, Asilo e Cooperazione internazionale-Parma
Centro sociale Cantiere
Associazione Ponte Donna
Associazione Senza Confine
Associazione Senza Paura
Progetto Diritti onlus
Associazione Cultura è Libertà
Comitato Territoriale ARCI Centri Sardegna
Associazione Verso il Kurdistan Odv
Assopace Palestina nazionale
Laboratorio Andrea Ballarò- Palermo
Anbamed, aps per la Multiculturalità
Arci Firenze
Alkemia – laboratori multimediali – Modena
AWMR – Associazione Donne della Regione Mediterranea
Fai -Milano
Lambretta- Milano
Rete Jin nazionale
Associazione YaBasta!EdiBese!
Ya Basta -Bologna
Ambulatorio Medico Popolare (AMP) -Milano
“RETE#NO BAVAGLIO” Associazione di giornalisti per i diritti, ambiente e società
Gruppo Anarchico C. Cafiero FAI Roma
Unione Sindacale Italiana- CIT
Staffetta Sanitaria Rojava
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Luisa Morgantini, già vice presidente parlamento europeo
Paolo Ferrero, già Ministro governo Italiano, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Zerocalcare, Fumettista
Anna Maria Bruni- attrice autrice regista
Adele Cozzi
Alessandro Orsetti
Aldo Zanchetta
Brunella Fatarella
Anna Lisa Vutoro
Chiara Orsetti
Elisa Frediani
Laura Sestini, giornalista
Marco Bersani, Attac
Fabio Martinelli, lavoratore dipendente
Vincenzo Miliucci, COBAS
Anna Maria
Massimo Torelli
Rossella Ratti
Salton Francesco

Nel “Giorno della Memoria” diciamo No con ancora più forza alle organizzazioni neofasciste

Pubblicato il 25 gen 2022

 Rita Scapinelli*

Il Parlamento italiano, all’unanimità, con la legge n.211 del 20 luglio 2000 ha istituito “Il giorno della memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti: con due semplici articoli il Parlamento ha voluto istituire un giorno nel quale si organizzano cerimonie, iniziative, incontri soprattutto rivolti alle scuole di ogni ordine e grado per riflettere su quanto è accaduto nei campi di concentramento in modo da conservare nel futuro dell’Italia, la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro paese e dell’Europa, affinché simili fatti non possano più accadere. L’assurdità delle leggi razziali, una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che a partire dal 1938 vennero promulgate ricalcando le leggi razziali naziste di Hitler del 35, hanno realizzato una delle pagine più buie della storia italiana in Italia.

Ci si inventò la razza ebraica, si trasformarono in nemici i propri vicini. Coloro con i quali sino al giorno prima si lavorava fianco a fianco, i bambini che avevano giocato insieme, frequentato le stesse scuole diventavano dei nemici o peggio ancora indesiderabili da cacciare o eliminare.

La razionalità umana si era oscurata trascinando milioni di vite in un baratro, la Seconda guerra mondiale voluta da Hitler, con le potenze dell’Asse e portata avanti con freddezza dalla macchina nazista e fascista. L’eliminazione fisica degli ebrei, dei Rom e Sinti (ricordiamo oltre la Shoah anche il Porrajmosh), di gay, disabili, malati mentali, “asociali”, dissidenti politici, è stato un atto più grave di qualsiasi guerra, perché mosso dalla volontà di annientare intere popolazioni e persone, di attuare una grande opera di selezione razziale disegnata dai gerarchi nazisti; un crimine di ferocia bruta che ha mortificato l’intera umanità.

Per anni abbiamo fatto parlare i testimoni, quando questi volevano o riuscivano a parlare, ora non possiamo lasciare che tutto venga dimenticato.

Le parole d’ordine “devi ricordare”, “la memoria è un dovere” perché “senza memoria le generazioni non hanno futuro” non devono essere parole vuote, dobbiamo fare i conti anche con le dimenticanze e i silenzi di questi anni.

È evidente che in quel periodo drammatico ci fu chi percepì con chiarezza il senso della giustizia, della lotta per la democrazia guardando ad ideali più alti perdendo la vita nella Resistenza, mentre molti non osarono opporsi e battersi contro la barbarie nazi-fascista., per indifferenza, per viltà o falsa coerenza, o anche per scelta. Questo discrimine non va assolutamente ignorato, non si compie un atto di giustizia quando si tenta di confondere la verità dei fatti storici in nome di un “gesto umanitario di riconciliazione”, ma si mette sullo stesso piano democrazia e dittatura. Non ci può essere nessuna assoluzione per chi scelse di stare dalla parte dei fascisti e dei nazisti.

Ed è ancor meno accettabile che, nel tentativo di giustificare il silenzio sui crimini fascisti, si sia voluto equiparare il fascismo al comunismo, come nella risoluzione del Parlamento europeo nel settembre 2019, pochi giorni dopo aver ricordato gli 80 anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale.

In quella guerra i comunisti stavano dalla parte di chi si è battuto contro questi crimini mentre i fascisti li hanno commessi. I comunisti contribuirono, insieme alle altre forze politiche, dopo il 25 aprile, a ricostruire la democrazia in Italia, dimenticando le appartenenze. Questa fu la nostra forza in Italia.

La lotta di Liberazione affrancò il nostro paese da una delle pagine più nefande della nostra storia, la Liberazione segnò la fine di un incubo e, con la scrittura della carta costituzionale, l’inizio di una nuova stagione. La nostra Costituzione è composta da una serie di articoli che dicono l’esatto contrario di tutto ciò che stava alla base del fascismo perché i padri e le madri costituenti avevano vissuto sulla propria pelle la tragedia del regime, con la scrittura di questo testo, si prefiggevano l’obiettivo di cancellare per sempre la possibilità di un ritorno dell’ideologia fascista. Come scrive anche Dario Venegoni, presidente dell’Aned, “ogni parola della Costituzione è scritta in contrapposizione con l’ideologia e l’esperienza storica del fascismo di cui l’Italia si voleva liberare per sempre”: la nostra Costituzione è antifascista per natura!

E in quest’ottica, proprio per non dimenticare, accanto alle varie iniziative istituzionali o agli interventi che, giustamente si fanno nelle scuole per il Giorno della Memoria, va sostenuta con forza la richiesta, presentata al governo da un largo schieramento di forze sociali e politiche, di mettere fuori legge le organizzazioni neofasciste, richiedendone quindi l’immediato scioglimento.

*Responsabile nazionale Antifascismo,  PRC-SE

Per un presidente della repubblica democratico e antifascista

24 Gennaio 2022

Il presidente deve essere un sostenitore della solidarietà sociale e della democrazia, contro il fascismo e contro questo sistema economico basato sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente.

LORENZO PARELLI, MORTO OGGI A 18 ANNI IN UN’AZIENDA IN PROVINCIA DI UDINE, DOVEVA ESSERE TRA I BANCHI DI SCUOLA

22 Gennaio 2022

Non è il primo incidente grave durante l’alternanza scuola-lavoro nel nostro paese. Non è accettabile che un ragazzo venga mandato in un contesto così pericoloso.

La realtà è che l’alternanza non corrisponde per nulla a quanto sostengono le norme che l’hanno introdotta.

Ragazze e ragazzi che non arricchiscono il loro percorso formativo ma perdono preziose ore di studio che mai nessuno gli restituirà.  

Si deve insegnare ai ragazzi ad amare la lettura, i libri, la conoscenza non mandarli al macello.

Non si può rubare la vita ai ragazzi in questa maniera barbara. Si usa la scusa della formazione per procurare manodopera gratuita alle imprese.

Siamo tornati a una società iper-classista. Chi ha introdotto questa legge e l’ha votata è da ritenersi politicamente responsabile di quanto sta accadendo.

A governo e parlamento torniamo a chiedere di abolire immediatamente questa legge infame e che la scuola recuperi il compito che gli assegna la Costituzione.

Ai familiari le più sentite condoglianze di @rifondazione e dei/delle GC.

GIOVANI COMUNISTI/E

Vigevano: 27 aprile 1945, assalto dei Partigiani a un convoglio armato tedesco da tre treni blindati

19 Gennaio 2022

Nel video: racconto di Gusberti e immagini dell’assalto al treno alla stazione di Vigevano.

Il 27 aprile 1945 un convoglio armato tedesco composta da tre treni blindati, proveniente dalla Liguria, viene fermato dai partigiani alla stazione di Vigevano, deviando la prima locomotiva su un binario morto e facendo saltare con un colpo di “pugno corazzato” un vagone di munizioni. Si innesca la battaglia che vede cadere, oltre ai partigiani, Franchini e Sacchi, due dei quattro ostaggi posti dai tedeschi davanti al treno per assicurarsi il passaggio e altri 5 civili.

Elenco dei nomi delle vittime civili:

Caterina Buffa, anni 46, Castelspina (AL), res. Vigevano

Cesare Corsico, Vigevano, 6 anni

Giuseppe Costa Giovanolo, 44 anni, Gambolò, res. Vigevano

Natale Franchini, 16 marzo 1888, Gambolò, operaio

Gianfranco Rossini, 1929, Vigevano, calzolaio

Ambrogio Sacchi, 9 maggio 1920, Vigevano, calzolaio

Michele Tamburelli, 58 anni, Ottobiano, res. Vigevano

Partigiani uccisi in combattimento contestualmente all’episodio:

Bruno Bonomi, 19 maggio 1923, Vigevano. Impiegato, partigiano della brg. “Crespi”

Pierino Boselli, 9 giugno 1912, Vigevano, macellaio, partigiano della brg. “Leone”

Felice Chiappani, 15 giugno 1925, S. Felice sul Panaro (MO), res. Vigevano, operaio, partigiano della brg. “Crespi”

Angelo Guaita, 27 agosto 1897, Olevano, res. Vigevano, 1897, panettiere, partigiano della brg. “Crespi”

Cornelio Palmenti, 11 settembre 1922, Rosasco, res. Vigevano, 1902, meccanico, partigiano della brg. “Beato Matteo”

Battista Pazzi, 9 dicembre1919, Garlasco, res. Vigevano, partigiano della brg. “Leone”

Roberto Pelucelli, 28 luglio 1915, Vigevano, calzolaio, partigiano della brg. “Leone”

Natale Pisani, 17 luglio 1896, Cassolnovo, partigiano della brg. “Leone”

Angelo Tambussi, 24 febbraio 1893, Mede, res. Vigevano, 1893, calzolaio, partigiano della brg. “Leone”

Il ricordo

19 Gennaio 2022
Giuseppino Castoldi, un impegno genuino
A ventisette anni dalla tragica scomparsa di Giuseppino Castoldi, avvenuta il 19 gennaio 1995, ancora una volta ricordiamo con commozione il costante impegno di Giuseppino a fianco dei lavoratori all’interno della Cgil e la sua appassionata militanza politica prima nel Pdup, poi nel Pci ed infine in Rifondazione Comunista.

Un impegno ed una militanza davvero genuini, che rappresentano – oggi come ieri – un significativo esempio per quanti vogliono costruire una società libera dalle ingiustizie e dallo sfruttamento.

Così come ricordiamo con grande affetto tutto ciò che Giuseppino ha lasciato in termini di umanità e di amicizia e per questo il suo ricordo resterà sempre vivo in chi lo ha conosciuto ed apprezzato per il rigore morale e politico che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.

Le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

E poi alla fine

18 Gennaio 2022

Adriano Arlenghi

E poi alla fine si sono arrabbiati per davvero. E così hanno scritto al presidente della regione Lombardia. E sono andati giù durissimi, chiedendo le dimissioni dell’assessore che dei trasporti dovrebbe occuparsi.

Gli scrivono e gli dicono che “il Trasporto Pubblico Lombardo ed in particolare quello su ferro, di cui la programmazione e funzionamento ricadono nella piena competenza e responsabilità dell’Esecutivo Regionale, sta conoscendo uno dei suoi più cupi periodi, degradando continuativamente ed in maniera ormai non più sostenibile”

Insomma va bene la pazienza, ma a tutto c’è un limite. E così l’associazione Mi.Mo.Al. capitanata dal suo Presidente, uomo senza macchia e senza paura e con lui da un elenco telefonico di comitati pendolari, prende carta e penna e dice: ” anche se la presente pandemia costituisce un ulteriore motivo di peggioramento, non ne costituisce affatto la causa esclusiva e nemmeno la principale. Il Covid c’è per tutti ma nessuna altra azienda, ferro o gomma che sia, è nelle stesse disastrate condizioni di Trenord, ed ovunque le cancellazioni dei treni rimangono ad un livello molto più basso. In particolare, il peggioramento della qualità e della quantità del servizio è in atto da anni e la pandemia costituisce quindi solo una causa di accelerazione e giustificazione del degrado”

Volete i numeri sembrano gridare gli amici ad alta voce. Eccoli:

“Anno dopo anno, le corse sono state ridotte, passando dalle 2347 corse giornaliere del 2018, alle attuali meno 1800 corse, senza contare la riduzione della lunghezza del percorso di molte altre.

A tale riduzione, vanno sommate le cancellazioni delle corse che, nei giorni scorsi, è arrivata a punte del 25%. Larga parte di queste criticità dipendono dal fallimento del programma di assunzioni di personale, nonché dallo smantellamento dell’Unità Operativa dell’Assessorato Trasporti appositamente dedicata all’SFR”.

E allora?

 Ribadiscono: “ converrà con noi che, in queste condizioni, è impossibile usare il treno, infondendo nella cittadinanza la convinzione dell’esistenza di un consapevole processo di progressivo smantellamento del Servizio Ferroviario Regionale.

Il degrado della situazione ai danni dei cittadini lombardi è ormai tale da rendere necessaria una decisa correzione alla rotta che ha portato a tale disastro e a tale punizione del popolo lombardo, che non merita.

Poiché una tale correzione, per essere credibile, non può prescindere da un cambio della guardia nella gestione del Sistema Ferroviario Regionale, chiediamo esplicitamente le dimissioni dell’Assessore Terzi, che riteniamo largamente responsabile del disastro, attuando scelte politiche e gestionali inadeguate e sottraendosi sistematicamente al confronto con i Rappresentanti degli Utenti.

La lettera prosegue e fa piacere vedere così tanta competenza e determinazione. Tutto l’opposto di quei tanti viaggiatori che si limitano a protestare sui social, ma che non alzano un dito per smuovere le cose. Incredibilmente lungo ed appassionato l’elenco delle firme in calce al documento, dove ci sono tutti, ma proprio tutti i rappresentanti dei Viaggiatori e dei Comitati dei Pendolari Lombardi.

Associazione MI.MO.AL., Associazione Pendolari Novesi , Comitato Pendolari Bergamaschi, Comitato Pendolari Como – Lecco, Comitato Pendolari Cremaschi, Comitato Pendolari della Bassa Bergamasca, Comitato Pendolari del Meratese, Comitato Pendolari di San Zenone al Lambro e comuni limitrofi, Comitato Pendolari Gallarate – Milano, Comitato Pendolari Lecco – Milano, Comitato Pendolari linea S6 Milano – Novara, Comitato Pendolari Romano, Comitato Pendolari Busto Nord, Comitato Trasporti Lecchese, Comitato Viaggiatori e Pendolari della Milano – Asso, Comitato Viaggiatori S9/S11, Comitato Viaggiatori TPL Nodo di Saronno, Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi .In Orario: Comitato Pendolari linea Mantova Cremona Milano. Pendolari Como Pendolino della Brianza – S7  Besanino. Rappresentanti della linea Domodossola – Arona – Milano. #sbiancalafreccia UTP  e infine gli utenti del Trasporto Pubblico Regione Lombardia. Rappresentanti Regionali dei Viaggiatori: Franco Aggio, Giorgio Dahò, Stefano Lorenzi, Francesco Ninno, Sara Salmoiraghi.

Insomma se Trenord pensava di spaventare ed impaurire e magari ridurre al silenzio l’associazione mortarese, con l’intimazione di una causa legale e la multa di diecimila euro, richiesta poi soppressa per la solidarietà ricevuta dai pendolari di tutta la Regione, si è sbagliato di grosso. Il punto è che il servizio pubblico su ferro è essenziale oggi, anche dal punto di vista ambientale. Bisognerebbe spenderci energie e denari per farlo funzionare meglio, invece di lasciarlo andare a ramengo e affossarlo.