Categoria: Elezioni

RACCOLTA FIRME PER LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA UNIONE POPOLARE LOMBARDIA

14 Dicembre 2022

Unione Popolare, si presenterà alle elezioni della Lombardia  di domenica 12 e lunedì 13 febbraio 2023.

Il nostro partito è impegnato nella costruzione di liste di sinistra, alternative a tutti i poli esistenti, coerenti col percorso nazionale.

Per presentare la lista dobbiamo raccogliere le firme. Per tale scopo saremo in piazza Ducale a Vigevano domenica mattina 18 dicembre.

Invitiamo tutti/e i cittadini/e a venire a firmare.

I nostri obiettivi programmatici sono:

  • Il ripudio della guerra e del coinvolgimento del nostro paese nella guerra.
  • La rottura con le politiche liberiste di privatizzazione della sanità e dei servizi, condotte assieme dai principali schieramenti politici sia di centro destra che di centro sinistra.
  • Il rifiuto dell’autonomia differenziata ed il rilancio del sistema pubblico.
  • La giustizia e l’eguaglianza sociale nella Regione più ricca del paese dove sempre più grandi sono ingiustizia e sfruttamento
  • Un sistema trasporti pubblici efficiente su rotaia e su gomma
  • La lotta contro la devastazione ambientale, l’inquinamento e il consumo selvaggio del suolo.
  • Difesa e ampliamento della Sanità PUBBLICA.

UNIONE POPOLARE (Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e De Magistris) si presenta alle prossime elezioni Regionali e vuole condividere il suo programma elettorale con tutti i cittadini/e, anche se stanchi o sfiduciati per sconfiggere tutte le logiche consociative (destra – centro sinistra) che sono le uniche vere responsabili del peggioramento della vita di tutti noi.

UNIONE POPOLARE LOMBARDIA

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano

DOPO IL VOTO DEL 25 SETTEMBRE. DOCUMENTO DELLA DIREZIONE NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Pubblicato il 6 ott 2022

Documento approvato dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Le elezioni del 25 settembre ci consegnano un Paese in cui per la prima volta nella storia repubblicana il partito più votato è erede della formazione storica dei nostalgici del fascismo con la loro fiamma nel simbolo. La maggioranza di seggi conquistati nel parlamento non è conseguenza di una crescita impetuosa del consenso verso il complesso della destra. Piuttosto, è avvenuta una redistribuzione del voto all’interno della coalizione che già con Salvini aveva assunto negli anni scorsi un profilo di ultradestra trumpiana e lepenista.

La destra non ha conquistato la maggioranza dei voti, ha vinto elezioni caratterizzate dall’ulteriore crescita dell’astensionismo. Siamo di fronte a dati che riflettono la profonda crisi sociale e democratica: l’affluenza più bassa nelle elezioni politiche (63.9%) e il maggior calo della partecipazione al voto rispetto alla precedente tornata  (oltre il 9%) nella storia repubblicana. Dopo anni di politiche neoliberiste, di svuotamento della democrazia costituzionale e di cancellazione di un’alternativa di sinistra, è cresciuto enormemente il distacco delle classi popolari dalla politica e dalla rappresentanza. La vittoria della fiamma tricolore è il risultato di un processo di lunga durata di sdoganamento del fascismo e revisionismo storico, di un trentennio di bipolarismo e soprattutto dell’ultimo decennio di governi con dentro il PD. L’affermazione di Fratelli d’Italia non va sottovalutata perché non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto europeo e internazionale che ha visto nell’ultimo decennio la crescita globale dell’ultradestra, dagli Stati Uniti al Brasile e in molti Paesi europei.

In Italia però i dati dicono chiaramente che non siamo di fronte a un’onda nera. La percentuale delle astensioni è più alta di quella ottenuta complessivamente dalla coalizione di destra che non ha ottenuto nemmeno la maggioranza dei voti. Va ribadito con nettezza che la vittoria di Giorgia Meloni è conseguenza delle scelte elettorali del PD e di una legge elettorale su cui chiese la fiducia il governo Gentiloni e che Enrico Letta ha deciso di non modificare facendo un patto con la leader della destra. Con una legge elettorale proporzionale non ci sarebbe un governo guidato da Giorgia Meloni.

Questa legge elettorale palesemente incostituzionale e antidemocratica non solo ha consegnato alla destra una maggioranza che non ha nel Paese, ma ha negato rappresentanza a 2.817.883 elettori pari al 10,47% dell’elettorato.

Il profilo di Fratelli d’Italia è caratterizzato dai temi condivisi con la Lega di Salvini: xenofobia, razzismo, “guerra culturale” contro diritti delle donne e lgbtqi, politiche sicuritarie, rottura dell’unità del Paese e dei principi di uguaglianza. Sono state però accantonate le velleità sovraniste di rottura con l’Unione Europea, dentro la quale cresce il peso delle forze nazionaliste di destra ed è palese la volontà di rassicurare l’establishment economico italiano e internazionale. E’ totale l’allineamento con gli USA e la NATO. Nonostante la demagogia populista, l’estrema destra che torna al governo non è antisistemica sul piano economico e sociale, né su quello della collocazione internazionale. Per questo Clinton e Draghi prima del voto hanno pubblicamente legittimato la nascita di un esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

La sconfitta del PD non è un dato che può essere attribuito soltanto a scelte sbagliate contingenti. Siamo di fronte al fallimento dell’intero progetto fondativo, dall’impianto programmatico neoliberista e della identificazione subalterna con la governance europea e atlantica. La composizione sociale del voto al PD è il risultato delle politiche antipopolari che hanno caratterizzato la storia del centrosinistra.

La tragedia italiana è che per milioni di persone la sinistra continua a identificarsi con il PD, con le conseguenze che sono ormai evidenti. Lo stesso relativo successo della lista di Si-Verdi come formazione alleata del PD è stato alla base della mancata aggregazione di un polo alternativo di sinistra.

In assenza di una sinistra autonoma, forte e percepibile a livello di massa, il M5S di Conte è diventato il riferimento per un’area consistente di elettori di sinistra, nonostante il trasformismo e le contraddizioni che lo hanno caratterizzato negli ultimi 5 anni di ininterrotta presenza al governo. Il successo nel meridione, come partito del reddito di cittadinanza, ha cancellato il dato dell’enorme crollo del consenso rispetto al 2018. Il M5S continua a occupare in forme nuove lo spazio della protesta e dell’alternativa, ma con caratteristiche diverse da quelle originarie del “né di destra, né di sinistra”. Il suo riposizionarsi come forza “progressista” è sicuramente stata una scelta elettorale forzata, ma con un governo di destra non può che essere confermata.

I dati elettorali confermano che in questo paese c’è bisogno di una sinistra popolare e di classe. Purtroppo l’insuccesso della nostra proposta di Unione Popolare fotografa la realtà dei rapporti di forza.

La crisi di governo e le elezioni anticipate, che ci hanno colto in ritardo nella costruzione di un progetto politico unitario della sinistra di alternativa, ci hanno impedito di sviluppare il progetto che era faticosamente partito il 9 luglio e che avrebbe avuto bisogno di mesi di tessitura, interlocuzioni, radicamento nel Paese per arrivare alla scadenza elettorale con qualche possibilità di affermazione. Siamo precipitati in una forsennata corsa per la composizione delle liste, la raccolta delle firme e poi la campagna elettorale che nonostante la generosità e l’impegno militante, non poteva non essere in salita.

Vanno ringraziate/i tutte le compagne e i compagni che hanno garantito il successo non scontato della raccolta delle firme e poi una campagna rapidissima, che aveva suscitato anche aspettative superiori al risultato raggiunto.

Lo spazio politico per la nostra lista si è ristretto per la configurazione che ha caratterizzato la campagna: rottura del PD con il M5S che ha recuperato proprio grazie alle polemiche degli avversari un’immagine di radicalità e alterità che aveva smarrito; rottura di Calenda che ha reso più digeribile la scelta di SI e Verdi di alleanza col PD. Il successo di Conte e del M5S nelle regioni meridionali ha chiuso lo spazio per Unione Popolare, nonostante la candidatura di Luigi de Magistris persino in regioni come la Calabria, dove solo un anno fa aveva raccolto quasi il 17%.

La nostra debolezza non ci ha consentito di diventare punto di riferimento percepibile dall’elettorato popolare e soprattutto di raggiungere l’area dell’astensionismo, mentre altre opzioni, seppur meno coerenti della nostra, sono apparse più efficaci anche per i settori più politicizzati e informati di sinistra, ambientalisti e pacifisti.

Abbiamo pagato anche questa volta l’ostracismo dei media – la pressocchè totale assenza dai telegiornali che rappresentano ancora il principale canale di orientamento dell’elettorato – anche se il portavoce Luigi de Magistris è riuscito a conquistare uno spazio nei talk sicuramente maggiore rispetto a quello a cui siamo abituati. Ancora una volta, ci siamo ritrovati nella difficoltà di far conoscere un simbolo e una proposta politico-programmatica nuova a vasti settori dell’elettorato soprattutto popolare.

Hanno pesato fortemente l’eredità delle sconfitte precedenti e gli stessi sondaggi. Il dubbio che Unione Popolare non potesse superare la soglia del 3% ha indotto una parte consistente dell’elettorato potenziale verso il M5S o la lista Si-Verdi. Nei comportamenti dell’elettorato pesa la questione dell’efficacia del voto e non solo nei termini del cosiddetto “voto utile” contro la destra.

Ma ancora più di tutto questo ha pesato l’assenza di un movimento sociale generalizzato. Una nuova rappresentanza politica a sinistra si alimenta e vive innanzitutto dell’apertura di una contesa sociale nel Paese, più che di un’azione propagandistica, elettorale o della personificazione di una operazione politica. Da qui dobbiamo ricominciare, da campagne contro la guerra, il carovita, l’impoverimento sociale per la ricostruzione possibile e necessaria di una forza di alternativa

Il risultato insoddisfacente non cancella il fatto che senza il progetto di Unione Popolare non avremmo certo registrato migliori risultati nella collocazione di alternativa e rottura che abbiamo scelto da anni e confermato all’ultimo congresso. Basti pensare ai risultati delle ultime tornate amministrative e regionali

In ogni caso non vanno dispersi la disponibilità all’impegno, la simpatia, il consenso e anche l’entusiasmo che si sono coagulati intorno a Unione Popolare. Se Unione Popolare sparisse dalla scena sarebbe una sconfitta ben più grave di quella elettorale.

Il percorso, nato dalla convergenza tra il nostro partito, Potere al Popolo, DeMa, le parlamentari di ManifestA, e altre formazioni e tante/i intellettuali e attiviste/i  va proseguito ed allargato, valorizzando i primi passi compiuti con la campagna elettorale, promuovendo da subito momenti assembleari territoriali, in un processo che sia di partecipazione democratica.

Intorno al progetto di Unione Popolare si è aggregata un’area di disponibilità all’impegno più larga dei partiti che hanno promosso l’aggregazione e soprattutto energie intellettuali, attiviste/i, giovani. Un’area che va appieno coinvolta.

Il percorso va proseguito riprendendo immediatamente l’iniziativa politica e sociale in questo autunno segnato dall’escalation della guerra, dalla crisi sociale prodotta dal caro bollette e dall’inflazione, dalla stessa nascita di un esecutivo di destra. Unione Popolare deve dimostrarsi utile come soggetto e spazio unitario dell’opposizione più conseguente e coerente al governo di destra e voce del malessere delle classi popolari.

Non si tratta di costruire un nuovo partito e di sciogliere le organizzazioni esistenti. Un dibattito di questo genere produrrebbe, tra l’altro, un dibattito tutto interno, invece dell’iniziativa e delle interlocuzioni di cui c’è bisogno per rafforzare il progetto e radicarlo nel paese. Le nostre coordinate sono contenute nelle tesi approvate all’ultimo congresso: lavoriamo per un movimento plurale dentro al quale trovare le forme in cui la convergenza delle soggettività organizzate, la partecipazione, l’elaborazione comune possano svilupparsi.

E’ evidente che le modalità attraverso le quali strutturare e far vivere l’Unione Popolare, oltre che a un approfondimento da parte del nostro Partito, vanno pensate e concordate insieme a tutte le soggettività che hanno concorso alla creazione di questo spazio di confluenza che già ha assunto nel Paese durante la campagna elettorale una riconoscibilità come soggetto politico unitario. La disponibilità di una figura di portavoce come Luigi de Magistris rimane una risorsa per Unione Popolare, che ora potrà finalmente procedere a quel percorso democratico, partecipato, orizzontale, includente e aperto che non è stato possibile a causa della precipitazione elettorale. Lo stesso rapporto con le tante lotte e vertenze va sviluppato nella pratica della convergenza, che riguarda aree molto più vaste di quelle già impegnate in Unione Popolare.

Il nostro partito è chiamato a svolgere un ruolo essenziale di elaborazione e iniziativa dentro la fase che si è aperta.

La riorganizzazione e il rafforzamento del partito è questione essenziale, che si pone in relazione con il progetto di Unione Popolare e la costruzione dell’opposizione sociale e politica. A tal proposito la Direzione Nazionale impegna il Partito a riavviare nei territori il percorso relativo allo svolgimento della Conferenza Nazionale di Organizzazione da tenersi nelle giornate del 14 e 15 gennaio sulla base del mandato e dei documenti già approvati, tenendo altresì conto delle novità di quadro politico e sociale e dei nuovi compiti che fanno seguito al risultato elettorale.

Anche se ci saranno molti elementi di continuità con l’agenda dei governi precedenti, bisogna avere la consapevolezza che con un governo così marcatamente di destra si riconfigura l’intero campo dello scontro politico.

La crisi della sinistra è tale che, pur in presenza del palese fallimento del modello neoliberista, della crisi ecologica e economica e della guerra, non si sviluppano movimenti di massa in grado di cambiare l’agenda del Paese e dell’Europa.

Una sinistra con un punto di vista anticapitalista, ambientalista, femminista, intersezionale, è quanto mai necessaria di fronte a un governo che porterà avanti una miscela di populismo reazionario e neoliberismo.

Nella costruzione dell’opposizione vanno evitati due errori speculari: quello della subalternità alle forze che punteranno a una nuova soluzione tecnocratica, con la riedizione di un frontismo di centrosinistra senza contenuti di alternativa e quello della sottovalutazione della specificità e dell’aggressività della destra fascistoide.

Il risultato elettorale conferma la necessità di costruire una coalizione popolare e contro la guerra che avevamo proposto dopo la crisi di governo e da questo punto di vista va rilanciata la nostra iniziativa a partire dai contenuti dell’opposizione al governo.

La costruzione di un movimento contro la guerra e contro il carovita è il terreno immediato su cui mobilitarsi e su entrambi i temi è evidente la necessità di una rottura con le politiche perseguite dai governi degli ultimi decenni. Lavoriamo per lo sviluppo della campagna “noi non paghiamo” e più in generale contro il caro-bollette.

La Direzione Nazionale impegna la Segreteria Nazionale nella prosecuzione dell’interlocuzione con le altre componenti di Unione Popolare per individuare i prossimi passaggi e consegna alla discussione del partito e del prossimo Comitato Politico Nazionale la prosecuzione del confronto sulla fase politica e i nostri compiti.

La Direzione Nazionale impegna tutto il partito in vista delle scadenze nazionali già fissate di mobilitazione, a partire dalla manifestazione nazionale della Cgil di sabato 8 ottobre, la manifestazione di Bologna del 22 ottobre, le manifestazioni a Napoli e Roma del 5 novembre, lo sciopero dei sindacati di base del 2 dicembre, nel rilancio delle campagne per una legge elettorale proporzionale e contro ogni autonomia differenziata. 

La Direzione Nazionale esprime la solidarietà e sostegno del PRC alla mobilitazione delle donne e dei giovani contro la repressione e l’oscurantismo del regime teocratico iraniano e alla resistenza del popolo e in particolare delle donne curde, che continuano a essere bersaglio del terrorismo di stato del regime di Erdogan.

Di fronte all’escalation bellica la Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista rilancia la proposta a tutti i partiti, i sindacati, i movimenti, le associazioni, le reti schierate contro l’invio delle armi e per una soluzione di pace, di convocare una grande manifestazione contro la guerra e di proporre alla Sinistra Europea di lavorare per una giornata di mobilitazione internazionale.

Costruiamo l’Unione Popolare contro la destra, la crisi e la guerra!

Documento approvato con 27 favorevoli

7 contrari, 1 astenuto


Il doc alternativo :
[6/10, 20:52] Prc Pt Sabri: La Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista S.E.

in relazione all’esito delle elezioni politiche,
sottolinea
il pericolo derivante dall’affermazione della coalizione delle destre che, anche in virtu’ del meccanismo di una legge elettorale palesemente anticostituzionale, riesce con il 44% dei consensi a superare il 50 % dei seggi nelle due Camere, candidandosi al governo del Paese con una piattaforma dichiaratamente iperliberista, xenofoba e fortemente connotata da propositi antidemocratici.
Questa affermazione è il risultato di una crescente disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni, testimoniata dalla forte crescita dell’astensionismo e della disillusione crescente di un elettorato popolare che nel corso di questi anni ha visto l’erosione progressiva del sistema dei diritti e la crescita di diseguaglianze sempre più marcate, non contrastate, ma spesso sostenute anche dalle componenti della sinistra moderata.
In questo contesto, il risultato di Unione Popolare è stato insufficiente e non riflette adeguatamente l’impegno e la passione di tanti militanti e sostenitori che hanno garantito la presentazione della lista raccogliendo migliaia di firme in breve tempo e che hanno permesso la realizzazione di una campagna elettorale estesa a tutto il paese con centinaia di iniziative. Ad essi va il più vivo ringraziamento del nostro Partito.
Ritiene
che sia necessaria una riflessione approfondita sulle cause di questo risultato e che la stessa coalizione di Unione popolare promuova al suo interno una valutazione rigorosa dei limiti della propria azione e considera tale valutazione condizione fondamentale per dare continuità all’esperienza fino ad ora compiuta. Le spiegazioni del risultato elettorale sono molteplici. Dai tempi limitati della campagna elettorale, da un’esposizione mediatica insufficiente, dall’effetto del voto utile, ma tutti questi fattori non fanno venire meno il limite di rappresentatività di una lista sostenuta da un arco di forze troppo limitato e con un profilo programmatico non compiuto.
Considera altresì
centrale nella nuova fase l’impegno del Partito della Rifondazione Comunista per la costruzione a livello sociale e politico di una forte opposizione in grado di contrastare efficacemente il governo delle destre con una piattaforma anti liberista fondata su una rottura con le politiche perseguite in questi anni e tesa a garantire diritti fondamentali quali: il diritto ad una piena occupazione, la soppressione delle forme di precarietà, un reddito dignitoso per tutti i cittadini, una riqualificazione e potenziamento della scuola e della sanità, una forte progressività fiscale, la eliminazione delle norme che hanno snaturato il sistema pensionistico, una riduzione significativa delle diseguaglianze sociali e territoriali, la difesa di diritti sociali inalienabili a partire da quelli degli immigrati, la non attuazione dell’autonomia differenziata e il rifiuto di una controriforma presidenzialistica, il rifiuto della guerra e di ogni coinvolgimento del nostro paese
Considera
in questo contesto, Unione Popolare come un primo raggruppamento di forze di un campo della sinistra antiliberista che va ulteriormente esteso.
A tale proposito ritiene che
Unione Popolare debba mantenere un carattere aperto e che non debba essere trasformata in un partito, ne in un soggetto politico appesantito da una struttura organizzativa strutturata ad ogni livello, in quanto ciò ne snaturerebbe il carattere di luogo di ricomposizione di soggetti politici differenti, ma unificati da una comune ispirazione antiliberista, e di luogo aperto al confronto e alla collaborazione con nuove forze.
In particolare ritiene
che compito di Unione popolare debba essere quello di offrire una alternativa elettorale al popolo deluso della sinistra e promuovere una iniziativa politica incentrata oggi su alcune campagne di sensibilizzazione politica, quali: la lotta per la pace e per la difesa dei redditi
inoltre sottolinea
come non sia necessario che la coalizione in questa fase rifugga da una accentuata personalizzazione, che non sia proponibile dar vita a forme organizzative basate sul principio di maggioranza, ma che le stesse debbano essere ispirate al principio della unanimità, che queste siano previste solo a livello nazionale e costituite da rappresentanti delle forze che concorrono a Unione Popolare con pari dignità e che non sia messa in discussione l’autonomia decisionale, organizzativa e operativa delle singole forze politiche e sociali che costituiscono la coalizione, le quali devono poter svolgere una iniziativa politica autonomamente, intercettando così i più ampi consensi.
Antonio Marotta
Gianluigi Pegolo
Rita Scapinelli
Raffaele Tecce

All’indomani del 25 settembre

1 Ottobre 2022

Ezio Locatelli*

Andiamo avanti in una linea di ricerca di unità, allarghiamo lo spettro delle forze coinvolte e coinvolgibili in una operazione che sia di nome e di fatto di Unione Popolare ma questa linea va perseguita al di fuori da scorciatoie politicistiche, velleitarie del tipo superiamo le forze preesistenti, “facciamo un nuovo partito” oltretutto sulla base di proposte precostituite. 

Il tema della convergenza delle forze di opposizione al governo di centrodestra e alle politiche neoliberiste rimane più che mai uno dei temi cruciali del momento che non può essere archiviato con la campagna elettorale. Anzi. 

Vanno raccolte e messe in relazione tutte le forze disponibili di critica e di contestazione ad un modello economico e sociale d’impronta oligarchica, autoritaria, un modello rivolto ad un sistematico attacco a qualsiasi cosa che abbia attinenza con l’uguaglianza, i diritti sociali, i beni comuni. Dopo il governo Draghi adesso è il turno della destra estrema, razzista, fascisteggiante, stiamone pur sicuri, in sostanziale continuità con il modo di organizzare e far funzionare l’economia di guerra assurta a modello di riferimento nel nostro paese. 

Una convergenza di forze di opposizione e di alternativa da proseguire in rapporto al concreto dispiegarsi di un protagonismo, di un movimento di lotta popolare tutto quanto da costruire nei luoghi di lavoro, nella società civile contro le politiche di impoverimento sociale e di guerra. Questo è un punto decisivo. 

Dev’essere chiaro una volta per tutte, tanto più dopo ii risultato non positivo di Unione Popolare (a parte la straordinaria esperienza della raccolta firme grazie all’impegno militante di forze organizzate), che non c’è nessuna preminenza delle forme leaderistiche che possa sopperire a sinistra alla mancanza di insediamento sociale. 

Ed ancora, non basta evocare il superamento delle storie politiche per ottenere risultati di novità e di avanzamento politico così come è sbagliato relegarle a scoria divisive del novecento. I nuovi partiti a sinistra, rappresentativi di movimenti reali, non nascono mai per partenogenesi elettorale. Questa è una assoluta semplificazione, un esercizio astratto che rischia di precludere alla possibilità di fare passi in avanti. 

Adesso è il momento di cimentarsi in un percorso comune, di coagulo di energie tra soggetti diversi, soggetti che pur mantenendo la propria specificità intendono praticare una forma organica di opposizione e riproporre una alternativa di società. 

Facciamolo nel pieno riconoscimento e valorizzazione  delle diverse esperienze e storie collettive o individuali, da Manifesta, a Dema, Pap, Rifondazione Comunista o tant@ altri, singoli, associazioni, forze politiche, sociali che auspichiamo possano unirsi in un fronte comune di lotta. Questa è l’esperienza che noi abbiamo fatto e acquisito anche in relazione alle ultime elezioni amministrative di Torino, in piena consonanza con figure importanti come Angelo d’Orsi. 

Per quanto ci riguarda più direttamente il tema dell’unità chiede anche un cambio di passo di Rifondazione Comunista, la necessità di lavorare ad una riorganizzazione, rinnovamento e rilancio della sua presenza, della sua azione politica come una delle condizioni necessarie, ineludibili per far avanzare la lotta sul terreno della giustizia sociale, dell’eguaglianza, della solidarietà, della riconversione eco-socialista. Per quanto ci riguarda lavoreremo in questa direzione. 

La sinistra tutta, per avere la forza di stare da protagonista nel nuovo ciclo politico e di lotte sociali, deve essere capace di ricominciare una nuova esistenza senza per questo dover recidere le proprie radici.

 *Resp. Organizzazione PRC-S.E.

Abbiamo perso

27 Settembre 2022

Niente può esprimere al meglio questo concetto. Non che non me lo aspettassi dato che, per un soggetto nato due mesi fa, un risultato diverso sarebbe stato un vero e proprio miracolo.

A vincere é stata la destra nazionalista, reazionaria e xenofoba. Anche se sappiamo che non ci sarà mai un “governo Meloni” ma, al massimo, un governo di sintesi tra le tre forze del centro destra, andiamo inevitabilmente verso una stagione di bastonate (non sappiamo nemmeno se saranno solo metaforiche) che la destra darà per ridurre tutti quelli che sono gli spazi locali che ancora resistono al vento nazionalista che, da anni, attraversa tutta l’Europa.

Un partito con al suo interno personaggi grotteschi e dichiaratamente fascisti sta per governare questo paese; in tutto ciò noi non sappiamo nemmeno se le istituzioni democratiche e antifasciste, questa volta, riusciranno a resistere.

Unione Popolare non ha superato quella soglia di sbarramento che, come già detto, era una risultato improbabile.

Abbiamo perso su un deserto astensionista pazzesco per cui viene imputata la colpa alla politica… Diciamocelo: sono anche stufo che si dica che la colpa é sempre e solo della politica e di chi la fa. La classe politica é la conseguenza dello stesso voto dei cittadini che possono sempre scegliere l’alternativa… anche questa volta non é stato fatto…

Il problema quindi non é solo nostro ma sta anche in quella ornamentale che per due seggiole si vende al PD.

Il fatto che l’alleanza dei Verdi e di Sinistra Italiana non abbia ottenuto il risultato pronosticato (anche se comunque é entrata in parlamento) ci mette in luce una totale crisi di tutta la sinistra in Italia.

Le colpe dei militanti sono pari a zero. Abbiamo fatto una campagna elettorale contro tutte le condizioni avverse, a partire dal pochissimo tempo a disposizione per via della caduta del governo, che hanno messo in difficoltà un soggetto come Unione Popolare nato due mesi fa.

La responsabilità della consegna del paese al Neofascismo non é solo, come giustamente viene detto, di quei partiti della maggioranza Draghi che hanno legittimato la Meloni lasciandola sola all’opposizione.

La responsabilità più grande é da imputare ai tanti indifferenti e ai tanti menefreghisti: perché mentre noi occupavamo le piazze tra banchetti, volantini e iniziative pubbliche loro non si degnavano nemmeno di intervenire sul futuro del nostro paese o, le poche volte che lo facevano, producevano interventi sterili che urlavano al pericolo fascista senza un’analisi seria e dettagliata o una soluzione reale.

QUINDI? É presto per qualsiasi risposta a livello nazionale. Una cosa, però, mi sento di dirla: a livello locale noi non molliamo. C’eravamo, ci siamo e ci saremo per quelli che saranno alcuni appuntamenti elettorali importantissimi che partono dalle regionali del 2023, passano per le europee del 2024 e arrivano alle comunali del 2025.

Consolidiamo quello che stiamo costruendo e aggreghiamo sempre più persone in questo progetto per il territorio, partito con le comunali del 2020, che vede la volontà di portare nella politica locale e in quella nazionale un vero e proprio ricambio generazionale per valorizzare non solo la nostra idea di società ma anche la nostra idea di politica.

Resto quindi disponibile, per tutti e tutte, per qualsiasi cosa (domande, sfoghi, proposte, dritte ecc…) perché questo é il nostro posto: accanto alla gente.

Firmato: EDOARDO CASATI, un ragazzo che vuole semplicemente cambiare questa Vigevano

Francesca Strinchis: due conti sui dati delle elezioni politiche del 25 settembre

27 Settembre 2022

Francesca Strinchis

La vincita di Fdi non mi sconvolge più di tanto, era sottintesa già da tempo. Ma a che prezzo?

Facciamo due conti- è andato a votare il 63.91% degli italiani aventi diritto di voto. Quindi vuol dire che il 36.09% degli italiani si è astenuto al voto.- il 25.99% DEL 64% che è andata a votare, ha votato Fdi, quindi NON è il 25.99 su 100.

Di conseguenza non ha vinto solo la Meloni ma tutta la coalizione di cdx.

Quello che succederà dall’anno prossimo più o meno (c’è ancora qualche cosa da ultimare dell’agenda Draghi) si vedrà e, quanto durerà questa coalizione, si vedrà nel giro di poco tempo.

Ora scrivo due paroline al 36% d’Italia: astenuto/a caro/a, hai perso a prescindere uno dei diritti più preziosi che hai.

Per quanto riguarda Unione Popolare…1.4% è basso, bassissimo, ma non si getta la spugna. Siamo appena nati, e nessuno potrà fermarci perché abbiamo la grinta e la voglia di fare.

Intanto colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno votato Unione Popolare, a tutti coloro che hanno voluto dare fiducia a me e alla coalizione.

GRAZIE❤️

Concludo rivolgendomi a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi che hanno paura del futuro con una citazione: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”. E. Berlinguer

Iara Savoia: riflessioni sul risultato delle elezioni

27 Settembre 2022

IARA SAVOIA

Sarò abbastanza lunga, per quanto le mie riflessioni potrebbero essere esposte in giornate intere.

Sono una persona che si arrovella sui “perché?”, se credo che le risposte possano essere trovate.

Non ne ho, lo ammetto subito. Sono giorni che rifletto sul risultato delle elezioni, che non sorprende, che si sapeva, che era scritto, ma comunque ci dice qualcosa. La colpa è di chi non vota. Però ho sentito le storie di chi non ha potuto votare nonostante volesse, la percentuale di non votanti comprende ANCHE loro.

Non solo i vari “Tanto non cambia niente e quindi sto a casa” (che io reputo una boiata, sia chiaro). E questo ci dice che sarebbe ora di fare qualcosa per chi non può spendere centinaia di € e non può farsi giornate intere di viaggio per un diritto, o che grazie alla velocità (sono ironica) della burocrazia si è trovato nel limbo del non avere ancora il cambio residenza dopo mesi e mesi.

È colpa del voto utile. Che io reputo una boiata, sia chiaro. Però mi chiedo anche: perché una campagna centrata sul voto utile convince (tuttora) più di un programma e più di argomenti?

La destra fa leva sulle paure che ha instillato nella gente. E allora perché le persone si convincono che se non stanno bene è colpa di chi sta peggio? Perché non si riesce a fare il passo successivo? “Gli immigrati ci rubano il lavoro!”: quale?”

Dobbiamo difendere la famiglia tradizionale!”: da chi? Chi la minaccia?

“I giovani non lavorano per colpa del reddito di cittadinanza!”: perché scelgono di non lavorare se percepiscono qualche centinaia di € al mese che sicuramente non danno modo di vivere nel lusso e nello sfarzo?

Perché, a risultati effettivi, io leggo che “Ohhhh state rosicando perché avete persooooo! Io tifavo destra e ha vintoooo!” come dopo una partita di calcio?

Perché ci sono donne contente che, a prescindere, una donna abbia avuto questi risultati, nonostante abbia idee patriarcali da 1922? Non bastano gli organi sessuali femminili alla nascita per esultare.

Perché dovremmo ringraziare se abbiamo un lavoro, anche se pagato una miseria, anche se piega la schiena e/o il cervello, anche se c’è la possibilità di morirci, sul lavoro?

Mi auguro che si riuscirà a sviluppare una coscienza che ci faccia dire: ho diritto a stare bene e non a sopravvivere.

Io credo ancora nel programma di Unione Popolare, credo nelle battaglie (perché questo sono) che portiamo avanti. Fermamente. Andremo avanti. Andrò avanti. Non saremo in Parlamento, ma continueremo al di fuori.

Riguardo i messaggi, ricordo le parole di chi mi ha detto che si è deciso a votare Unione Popolare, nonostante in partenza non fosse la sua scelta, grazie al fatto che si è riconosciuto in quei valori. E mi dico che forse, se siamo riuscit* in pochi mesi ad arrivare a loro, con tutte le difficoltà del caso, andando avanti potremmo arrivare a più persone. A più popolo. E tutt* siamo popolo, lo ribadisco.

Resto disponibile a parlare con tutt* voi. Soprattutto con chi si sente delus*, frustrat*, impaurit*, amareggiat*.

iara (con la minuscola così il puntino sulla i evita i Lara).

Plurinominale
Uninominale

Grazie a tutti. L’opposizione continua!

26 Settembre 2022

Grazie alle quasi 400’000 persone che hanno votato per Unione Popolare. Faremo opposizione, nelle piazze, tra la gente, come abbiamo fatto fino a oggi, ma con molta più determinazione. C’è un intero Paese che non vota, il Paese reale dimenticato. Da lì vogliamo ripartire.

Voglio ringraziare le candidate e i candidati, le militanti e i militanti, chi ci ha sostenuto e le persone che ci hanno votato.

In meno di due mesi abbiamo costruito un luogo politico autentico, raccolto le firme con candidature in tutta Italia, stilato un ottimo programma, fatto una campagna elettorale straordinaria sui social e negli spazi mediatici che ci hanno dato, sempre tra la gente nei limiti di pochissimi giorni che abbiamo avuto. Il tutto senza soldi, solo con la nostra passione e il nostro entusiasmo.

Il tempo è stato poco, in piena estate, e far conoscere un simbolo neonato non era facile. Pensavamo di poter ottenere un risultato diverso, ma siamo stati schiacciati, in un tempo davvero tiranno, tra voto utile e astensionismo.

Siamo però convinti della necessità del nostro progetto e della forza e coerenza delle nostre idee e delle nostre azioni. In Italia manca una forza credibile e vera di sinistra, pacifista, ambientalista, per i diritti civili, che operi con rigore l’attuazione della Costituzione antifascista.

Tutti ci chiedono di non mollare.

Dobbiamo adesso realizzare quello che dovevamo fare se non ci fosse stato lo scioglimento anticipato del Parlamento: diffondere il nuovo soggetto politico e coinvolgere la gente, radicarci sul territorio, consolidare i nostri forti legami internazionali, organizzare l’azione politica.

Unione Popolare riprende subito il cammino con militanti, cittadine e cittadini, soggettività che vorranno con noi costruire un luogo e una soggettività politica al servizio del Paese.

Non saremo ancora nelle istituzioni ma con il popolo nelle piazze, nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, per garantire l’opposizione sociale alle destre che governeranno il nostro Paese.

Unione Popolare lavorerà senza sosta per farsi trovare pronta quanto prima per essere l’alternativa etica, culturale, sociale, economica e politica nelle istituzioni.

Luigi de Magistris

Rifondazione: “avanti con l’Unione Popolare”

Pubblicato il 26 set 2022

“Il risultato elettorale di ieri è stato al di sotto delle aspettative e delle nostre potenzialità ma le nostre ragioni restano valide.

Per questo il nostro partito deve lavorare affinché il progetto politico nato solo il 9 luglio, cresca, si radichi nei territori, sia protagonista nei conflitti e riesca a farsi conoscere anche laddove non è riuscito ad arrivare.

L’Italia di oggi sarà in mano ad una destra nazionalista che proseguirà a garantire gli interessi delle fasce più ricche, a sostenere le ragioni di una orrida guerra, a garantire fedeltà alla NATO. Gli eredi di Mussolini, 100 anni dopo, vanno al potere grazie soprattutto alle scelte politiche del Partito Democratico e dei suoi alleati che hanno portato unicamente ad un peggioramento delle condizioni di vita di chi lavora o non ha reddito.

Come nel resto d’Europa, quando le forze che si dichiarano progressiste attuano politiche neoliberiste spietate, le persone o si allontanano dalla politica (si registra il minor tasso di partecipazione al voto dal dopoguerra), o si collocano in una destra che lancia promesse destinate ad essere smentite.

Contro entrambi gli schieramenti, per un Paese in cui si spendano risorse per sanità, scuola, servizi e non per armare gli eserciti o per contribuire a distruggere il pianeta, bisogna costruire una vera e propria resistenza sociale e politica.

Unione Popolare è l’inizio di questo percorso di cui Rifondazione Comunista vuole essere protagonista attiva.

Ringrazio le compagne e i compagni che, con ogni mezzo, si sono spesi in questa breve ma faticosissima campagna elettorale.

Da oggi si ricomincia, aggregando nuove forze e costruendo quella partecipazione reale che la democrazia italiana non garantisce più”

Dichiarazione di Maurizio Acerbo, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea

Acerbo: «Il voto a Up farà crescere in Italia una sinistra alla Mélenchon»

22 settembre 2022

di Andrea Carugati 

Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista. La vostra lista Unione popolare, guidata da de Magistris, ha ricevuto sostegni da leader stranieri come il francese Mélenchon e lo spagnolo Iglesias. Ha senso in Italia pensare di replicare questi modelli?

La Francia è l’esempio di come solo la ricostruzione di una sinistra popolare può contrastare efficamente l’estrema destra. In Italia è fondamentale il nostro successo per dar vita a una sinistra chiaramente autonoma e alternativa alle politiche liberiste dell’ultimo ventennio. Mélenchon ha costruito la sua credibilità verso i giovani e le classi popolari nel suo contrasto prima al socialista Hollande e poi a Macron.

Il Pd in queste settimane sta abbandonando l’agenda Draghi per posizionarsi più a sinistra. Un esempio è l’addio al Jobs Act.

Come diceva De Andrè: «Dà buoni consigli chi non può più dare il cattivo esempio». Il Pd ha le maggiori responsabilità nella precarizzazione del lavoro, nelle controriforme delle pensioni e nelle privatizzazioni. E a pochi giorni dal voto scopre una vocazione sociale. Ma nel loro programma non c’è l’abolizione del Jobs Act, solo frasi generiche sulla precarietà. Hanno votato contro il reddito di cittadinanza, e la proposta sul salario minimo del ministro Orlando è evanescente e coprirebbe solo una minima parte dei 4,5 milioni di lavoratori a bassissimo reddito. Tra poco scopriranno di essere anche pacifisti per raccattare qualche voto…

Si presentano come l’unico argine alla destra di Meloni.

Letta è il principale alleato di Meloni. La richiesta di scegliere «o noi o loro» spinge molti italiani a guardare a destra. Anche Landini ha detto che oggi non c’è una forza politica che rappresenti il lavoro. Noi stiamo cercando di farlo.

Anche Conte ora vuole accreditarsi come leader di sinistra.

Lo definirei un abbaglio. Il M5S resta il partito dei decreti sicurezza, del taglio dei parlamentari, degli urrà per l’arresto di Mimmo Lucano. Fu Grillo a benedire il governo Draghi e lanciare come ministro Cingolani. E Conte il primo premier a dire sì alla richiesta Nato di portare al 2% del pil le spese militari. A sinistra c’è così bisogno di recuperare una dimensione di forza che si rischia di cadere nelle amnesie. La santificazione di Conte mi pare davvero eccessiva.

Eppure voi avevate proposto a M5S e Sinistra italiana di creare una coalizione.

Il loro rifiuto spiega bene le loro ambiguità. Solo un successo di Up potrà incidere positivamente sull’evoluzione del M5S e delle altre forze di sinistra.

Dopo il voto tornerete a parlarvi?

Con Conte c’è una potenzialità di relazione comunque superiore a quella che abbiamo col Pd.

Con Meloni premier l’Italia correrebbe il rischio di una involuzione democratica?

L’Italia è già una democrazia autoritaria. Penso allo svuotamento del Parlamento, alla concentrazione di tutto il potere nel governi: fenomeni che maturano da tempo.

Non vorrà fare un paragone con l’Ungheria di Orban? Mi riferisco alla libertà di stampa e ai diritti della comunità lgbt.

Sono stato in Ungheria a manifestare con le opposizioni a Orban, ho visitato l’archivio del filosofo marxista György Lukács prima che Orban lo chiudesse. Ricordo che prima di lui al governo c’era un centrosinistra liberista.

Dunque vede il rischio?

Le posizioni di Meloni, simili a quelle dell’ultradestra Usa e degli spagnoli di Vox, non sono una novità. Eppure Letta è andato alla festa di Atreju e con lei ha fatto un patto per tenere questa legge elettorale che rischia di consegnare alla destra una maggioranza assoluta che non c’è nel paese. Dunque non è legittimato a strumentalizzare l’antifascismo e i diritti civili per la solita campagna sul “voto utile”. Contro questa destra servirà una opposizione combattiva e legata ai movimenti, altrimenti prevarrà la pulsione al consociativismo. Letta e Meloni sono più vicini di quanto si dica: penso alla guerra ma non solo.

E il rischio autoritario?

Certo, con Meloni al governo la degenerazione della democrazia farebbe un salto ulteriore, persino fuori dai principi liberali. Per questo serve una opposizione vera. Il Pd la contrasterebbe sui conti pubblici e sulla fedeltà alla Nato.

Voi però non avete la spinta propulsiva di Mélenchon.

La nostra è una strada in salita, Up è nata da poco, in nessun paese la sinistra è arrivata in doppia cifra in un battibaleno. Ma un nostro successo sarebbe l’unico fatto nuovo di queste elezioni, aprirebbe una prospettiva. Serve che tante persone di sinistra escano dalla rassegnazione, dalla tentazione di votare il meno peggio.

Perché un elettore incerto dovrebbe scegliere voi rispetto a M5S o Sinistra italiana?

Su Conte ho detto. Il gruppo di Sinistra italiana si staccò da noi nel 2009 per spingere a sinistra il Pd, ma non ci sono riusciti, anzi, sono subalterni. Ora Letta dice che non farebbe mai un governo con loro. Mi stupisce che neppure l’atteggiamento guerrafondaio dei dem abbia convinto Si a staccarsi.

fonte: il manifesto