Categoria: Comunicati stampa

STOP BREVETTI, BASTA CON IL FUMO NEGLI OCCHI: DRAGHI SI SCHIERI PER IL SI’!

Comitato Italiano ICE, Iniziativa dei Cittadini Europei

Right2cure – No profit on pandemic

Diritto alla Cura                                                                                                   

STOP BREVETTI, BASTA CON IL FUMO NEGLI OCCHI: DRAGHI SI SCHIERI PER IL SI’!

COMUNICATO STAMPA

Milano, 19 maggio 2021. “Esprimiamo forte preoccupazione per la pressoché totale assenza di riferimenti alla sospensione dei brevetti sui vaccini nella bozza di dichiarazione per il Global Health Summit  di venerdì a Roma,   organizzato dal G20 e dalla Commissione Europea. Occorre che dall’incontro esca un netto sì alla proposta presentata, ormai da oltre sei mesi, da India e Sudafrica al WTO e rilanciata dal presidente USA Biden; proposta resa ancora più urgente dall’aggravarsi inarrestabile della situazione in molti Paesi, tra i quali proprio l’India, che, come avevamo già anticipato, non può più garantire l’approvvigionamento di vaccini ad altre nazioni, comprese quelle del primo mondo che ne hanno fino ad ora beneficiato, dovendo prima di tutto utilizzarli nel proprio Paese.” è quanto dichiara il Comitato Italiano della Campagna Europea -Right2Cure #NoprofitOnPandemic,  a cui hanno aderito ad oggi, 110 realtà associative, fra cui  i principali sindacati, impegnate nella raccolta di un milione di firme, che in base alla normativa ICE, Iniziativa Cittadini Europei, può “costringere” la Commissione Europea a rimettere in discussione la propria opposizione alla moratoria sui brevetti.

L’Italia come presidente di turno del G20  ha enormi responsabilità nelle decisioni che verranno assunte. Pensare di risolvere la situazione ricorrendo alle licenze volontarie,  lasciando alle aziende farmaceutiche la possibilità di decidere a chi concedere l’uso del brevetto e della tecnologia, non modifica l’attuale situazione e rischia di condannare a morte centinaia di migliaia di persone. Anche l’idea di finanziare un centro di produzione di vaccini in Africa è un progetto a lunga scadenza, che  non può incidere sull’attuale pandemia e non risolve la dipendenza globale dalle aziende proprietarie dei brevetti. L’unica soluzione  è liberare i vaccini dal cappio dei brevetti e realizzare i necessari trasferimenti tecnologici per consentire un significativo aumento della produzione in tutto il mondo.

“Siamo inoltre sconcertati- aggiunge Vittorio Agnoletto coordinatore italiano della Campagna #NoprofitOnPandemic – per l’assenza di risposte da parte del nostro presidente del Consiglio alla lettera che gli abbiamo inviato esattamente un mese fa, il 19 aprile scorso, in cui gli abbiamo chiesto di sostenere la sospensione dei brevetti in seno alla Commissione Europea e al WTO: non può ignorare la richiesta di 110 organizzazioni che rappresentano milioni di cittadini italiani! Nessuno in Italia pensi di essere “al sicuro”, perché ci stiamo vaccinando; infatti, essendo stato vaccinato soltanto lo 0,3% della popolazione dei Paesi a basso reddito, il virus continuerà a diffondersi e a mutare e  la pandemia, con tutte le sue varianti, continuerà a imperversare, con conseguenze inimmaginabili anche in Europa e nel cosiddetto primo mondo!”

Non è più tempo di dichiarazioni ambigue e fumose come, ultima in ordine di tempo, quella del vertice di Parigi sulle economie africane, in cui tutti i paesi partecipanti, fra cui l‘Italia con Draghi, avrebbero chiesto che siano tolti i brevetti sui vaccini contro il Covid-19, secondo quanto riferito dal  presidente francese, Emmanuel Macron, nella conferenza stampa finale. Un condizionale d’obbligo, perché nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata dal presidente del Consiglio italiano.

Ufficio Stampa – Carmìna Conte – cell. 393 1377616 https://noprofitonpandemic.eu/it  “Diritto alla Cura, nessun profitto sulla pandemia”

Rifondazione – No alla fine del blocco dei licenziamenti a giugno

IL ministro del lavoro Orlando ha dichiarato che il blocco dei licenziamenti può finire a giugno e propone una serie di misure ancorate alla logica, risultata ampiamente fallimentare, degli incentivi alle imprese che assumono.

IL ministro del Pd è saldamente ancorato al campo delle politiche neoliberiste che affidano alle scelte delle imprese l’andamento dell’economia, del mercato del lavoro e dell’occupazione, pur sapendo, lo dicono le stesse previsioni del governo, che in questo modo fino al 24 non si recupereranno i livelli occupazionali del 2019; e che nel pubblico si attuerà appena il turnover senza neanche provare a recuperare il gap di un milione di posti di lavoro rispetto alla media europea stimato nello stesso recovery plan.

In un paese in cui nella pandemia si sono persi un milione di posti di lavoro portando la disoccupazione reale del paese  a livelli  drammatici, sono sei milioni le persone disoccupate,  occorrerebbe un piano nazionale  per il lavoro che invece il recovery plan non prende neanche in considerazione.

La filosofia del governo e del piano sta tutta nell’investire grandi risorse pubbliche da destinare direttamente alle imprese o da  utilizzare per rendere tutto il pubblico più funzionale al mercato al fine di aumentare la produttività delle imprese.

In questo contesto appare chiara l’idea di futuro del lavoro di tutti i neoliberisti al governo; l’obiettivo dichiarato  è quello di garantire l’occupabilità cioè l’idea che l’unica cosa che conta realmente  sia aumentare le competenze per permettere ai lavoratori di riconvertirsi rapidamente da un lavoro  all’altro in base alle mutevoli condizioni del mercato e ai bisogni delle aziende; cosa che nelle condizioni date significa erigere definitivamente a sistema la precarietà.

Rifondazione Comunista ha un’altra idea di futuro centrata sulla qualità e dignità del lavoro; per questo invita gli iscritti a proseguire con rinnovato impegno la campagna “Prima il lavoro” e accrescerà gli sforzi  per unire tutti gli antiliberisti per avviare una nuova stagione di lotte a partire dall’opposizione a questo governo e alle sue politiche dicendo con forza:
-no allo sblocco dei licenziamenti a giugno;
-estensione del blocco di licenziamenti e degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021;
-ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa;
-abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto la precarietà;

Antonello Patta, responsabile lavoro nazionale
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Rifondazione: con Mimmo Lucano la legge NON è uguale per tutti

Lascia interdetti, dopo i vari proscioglimenti già acclarati, che la Procura di Locri, continui a tentare di perseguitare Mimmo Lucano proponendo per lui una pena di oltre 7 anni.

Reati inesistenti che però denotano la volontà di screditare l’attività il lavoro di chi, per scelta ideale, ha portato avanti la strada dell’accoglienza degli ultimi chiedendo di condannarlo alla galera, come per dire “chi rispetta i diritti degli ultimi” va considerato fuorilegge.

Una richiesta – e ci assumiamo la responsabilità politica di affermarlo – a cui non è estranea la scelta di Mimmo Lucano di candidarsi al fianco di Luigi De Magistris per combattere, dalla Regione, la corruzione e la criminalità organizzata in Calabria.

Rifondazione Comunista resta al fianco di Mimmo Lucano e continuerà ogni giorno a ribadire quanto da lui affermato: “se per salvare persone ho infranto leggi, lo rifarei ancora”.

Perché a Riace si sono infrante le leggi che prevedono di far primeggiare l’odio e il diritto allo sfruttamento e Mimmo ha fatto ciò che dovrebbe fare qualsiasi amministratore.

Nell’augurarci che i giudici facciano prevalere la carta costituzionale e non le convenienze politiche restiamo a domandarci: che paese è quello che assolve un ministro che sequestra persone e istiga all’odio contro chi salva le vite e condanna uomini di pace come Mimmo Lucano?

Non quello in cui vogliamo vivere.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale

Stefano Galieni, Responsabile immigrazione PRC-S.E.

Lo tsunami cileno

Pubblicato il 18 mag 2021

Marco Consolo –

Lo scorso fine settimana in Cile si sono svolte “mega-elezioni”. Si votava per decidere i 155 membri della Convenzione Costituzionale (l’organo che avrà il compito di scrivere la Costituzione per sostituire quella redatta durante il regime civico-militare di Augusto Pinochet), formata con parità di genere obbligatoria (77 donne e 78 uomini), primo caso  nella storia mondiale.

Oltre ai Costituenti, si è votato per eleggere 346 sindaci (e consiglieri comunali) e, per la prima volta, i governatori delle 16 regioni.

La partecipazione è stata bassa (43,35 %), circa un milione meno dei partecipanti al referéndum sulla costituzione dello scorso ottobre, ma su questo torneremo più avanti.

I risultati sono un vero e proprio tsunami, che rimette profondamente in discussione i capisaldi del sistema e i suoi guardiani, che rischiano di essere spazzati via. Scompare il sorriso ingessato del presidente Piñera, che tra l’altro dovrà affrontare una denuncia alla Corte penale Internazionale per crimini di lesa umanità.

Innanzitutto, i numeri segnano una sonora sconfitta della destra, che non riesce a raggiungere il terzo dei membri dei costituenti, percentuale che le avrebbe permesso il veto alle proposte di cambiamento nella Convenzione costituzionale. L’altra grande sconfitta è l’alleanza di Centro-sinistra della ex-Concertacion, che ha gestito la transizione dalla dittatura e ha governato il Paese per 30 anni, in alternanza alla destra.

Parallelamente, c’è stata una grande e storica avanzata delle sinistre e delle forze anti-neoliberiste. In particolare del Partito Comunista e del Frente Amplio (uniti nella Lista “Apruebo dignidad”), della “Lista del Pueblo” e di altri settori progressisti che hanno superato in voti la ex Concertación.

L’altra novità è stata l’irruzione degli indipendenti e della Lista del Pueblo, che analizziamo di seguito.

Grazie alle mobilitazioni di piazza (con decine di morti, centinaia di feriti e di arresti) il Cile inizia a cambiare davvero. Oggi si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel del Paese che è stato il primo laboratorio mondiale neo-liberista dei “Chicago boys”, grazie alla dittatura civico-militare di Pinochet che aveva imposto il modello “a sangre y fuego”.

Lo tsunami dei risultati

Per quanto riguarda i risultati (mentre scrivo ancora non del tutto definitivi), questa dovrebbe essere la composizione della nuova Convención Constitucional:

  • “Indipendenti” (45-48 seggi). Sono stati la sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e. Di questi-e, molti-e hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”. Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni di loro sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altre sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Bisognerà attendere qualche giorno per saperne di più.
  • “Vamos por Chile” (37 seggi). E’ la lista unica della destra (dai nostalgici di Pinochet, fino alla destra liberal). Avevano bisogno di 52 seggi per poter esercitare diritto di veto (1/3 dei 155 totali) nel dibattito costituzionale. Ma il fortissimo crollo dei consensi li ha fatti rimanere con le armi spuntate.
  • “Lista del Apruebo” (25 seggi). Si tratta della ex-Concertación (centro-sinistra, DC + PS, PPD, ed altri), il centro e la sinistra moderata e neoliberista di Bachelet e Lagos. Anche in questo caso vi è stato un forte calo dei consensi.
  • “Apruebo Dignidad” (28 seggi). Ottimo il risultato di questa lista formata dal Partito Comunista e dal Frente Amplio che si configura come un blocco di sinistra anti-neoliberista nella Costituente. Per la prima volta supera elettoralmente il centro-sinistra.
  • Lista del pueblo (27 seggi). E’ l’altra sorpresa delle elezioni. Al suo interno vi sono figure individuali, dirigenti di movimenti di base presenti nella rivolta sociale e organizzazioni territoriali, in genere schierate a sinistra in opposizione al governo.
  • “Popoli originari con seggi riservati” (17 seggi). In base alla legge, i popoli originari hanno diritto a 17 seggi riservati (tra cui i mapuche, che ne eleggono 7).

Si tratta quindi innanzitutto di una dura sconfitta per la destra, la cui cartina al tornasole è il mancato raggiungimento del quorum di 1/3, necessario per bloccare i cambiamenti. Non è bastato presentarsi in un’unica lista che riuniva tutta la destra, compresa quella pinochetista (UDI, RN, Evopoli, Partito Repubblicano). La coalizione di governo ha ottenuto circa il 20%, pagando scelte sbagliate ed errori madornali di comunicazione. In particolare, oltre alla gestione della pandemia, ha pesato l’atteggiamento del presidente Sebastián Piñera e del suo governo sul ritiro di parte dei versamenti pensionistici da parte della popolazione, a cui Piñera si è opposto con testardaggine a difesa della capitalizzazione dei fondi privati di pensioni (AFP), cileni ed internazionali. Ciò, nonostante la manifesta contrarietà di molti esponenti della destra, provocando una profonda frattura al suo interno.

Anche i partiti tradizionali dell’ex Concertación (DC, PS, PPD, Partito Radicale…), che dalla fine della dittatura hanno governato il Cile per 30 anni in alternanza con la destra, hanno subito una pesante sconfitta, che li ridimensiona seccamente (la Lista Apruebo ha il 16%).  Basti pensare che la Democrazia Cristiana (per molto tempo cerniera decisiva nella politica cilena) ha ottenuto 1o 2 miseri seggi , il PPD solo 3 ed il Partito Radicale 1, dei 25 vinti dalla loro coalizione.

Molto importanti i risultati della Lista “Apruebo Dignidad”, formata dal Partito Comunista e dal Fronte Ampio, che ha ottenuto 28 seggi (18%), superando per la prima volta il centro-sinistra in una competizione elettorale.  Il PC elegge 7 costituenti, così come Revoluciòn Democratica, quest’ultima forza maggioritaria del Fronte Ampio.

Sorprendente anche l’ottimo risultato della Lista del Pueblo (27 seggi), una eterogenea ed inedita “lista ombrello”,  composta da persone senza legami diretti con i partiti, di cui diverse hanno partecipato alle proteste iniziate il 18 ottobre 2019. Insieme a loro, vi sono organizzazioni di base (sparse su tutto il territorio nazionale), con capacità di presenza nelle reti sociali.

Più articolata l’analisi degli indipendenti, la grande sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e, che rappresentano quasi un terzo dei costituenti. Come dicevamo, si tratta di un gruppo eterogeneo e frastagliato, con diverse anime, dove molti hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”.

Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altri sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Tra loro, gli “Indipendenti per la Nuova Costituzione”, hanno ottenuto 11 seggi su 48. Ma bisognerà attendere qualche giorno per avere un quadro più completo.

I popoli originari, che partecipano per la prima volta a queste elezioni, hanno eletto 17 seggi riservati per legge per i 9 popoli che abitano il territorio (Aymara, Quechua, Atacameño, Colla e Diaguita al nord; Mapuches, Kawashqar o Alacalufe, e Yámana o Yágan al Sud;  Rapa nuí dell’isola di Pasqua). Tra le donne elette in queste liste, ci sono dirigenti mapuche molto rappresentative e conosciute, come la “Machi” Linconao (che ha subito carcere e repressione) e la professoressa Elisa Loncon. L’irruzione dei popoli originari è un altro elemento importantissimo, di forte simbolismo, nel nuovo Cile che finalmente dovrà assumere la pluri-nazionalità come elemento costitutivo.

Elezioni municipali e dei governatori

Anche sul versante municipale, lo tsunami elettorale è dello stesso segno, anche se minore, vista anche la parziale inerzia dei territori ed il forte grado di centralismo della politica cilena.

La ex-Concertaciòn riesce a mantenere una discreta presenza, grazie all’insediamento tradizionale nei territori ed all’appoggio (spesso clientelare) di cui ancora gode. La destra perde città strategiche in quanto a sindaci e va male nelle elezioni dei governatori, ma riesce a contenere lo smottamento.

La sinistra riconferma Daniel Jadue (PC) alla guida del municipio di Recoleta, a Santiago (con il 65%), risultato che lo rafforza come candidato presidenziale. Ma la sorpresa più clamorosa è a Santiago centro (uno dei municipi della capitale), con la vittoria di enorme valenza simbolica a sindaca di Irací Hassler, giovane donna, comunista e femminista, fino ad oggi consigliera comunale, sostenuta dalle organizzazioni territoriali. La sua storica vittoria nella “madre di tutte le battaglie” si aggiunge a quelle di Los Lagos, Lo Espejo, Recoleta, Tierra Amarilla e Canela con un risultato complessivo di 126 consiglieri comunali eletti dal Partito Comunista (9,23%). Sempre a sinistra, si riconferma  Jorge Sharp a Valparaiso, vince la nuova sindaca a Viña del Mar, (città fortemente simbolica da più di 15 anni in mano alla destra pinochetista), probabilmente anche nell’importante porto di San Antonio,  di Carla Amtmann a Valdivia e di molte altre.

Da ultimo, segnalo la clamorosa elezione a “Governatore” della regione di Valparaiso di Rodrigo Mundaca (con il 43%), dirigente delle dure battaglie per l’acqua pubblica, contro lo strapotere delle imprese private, garantito dalla costituzione pinochetista. Anche nella regione di Santiago, il ballottaggio per la carica di governatore sarà un inedito confronto tra un esponente della DC e una candidata del Frente Amplio, appoggiata da tutta la sinistra.

Da segnalare, infine, il nervosismo dei “mercati” con la borsa di Santiago che ha perso circa 10 punti, la peggiore perdita da molto tempo.

In conclusione, cambia il panorama politico cileno dopo questo vero e proprio tsunami per i partiti tradizionali (destra e centro-sinistra), mentre si configura lentamente un nuovo blocco politico-sociale che rifiuta le pratiche dei decenni di “democratura” neoliberale e chiede trasformazioni radicali nel sistema politico.  Un blocco politico-sociale in nuce, che ha una grande responsabilità in primis verso il Paese, ma anche verso il continente, mentre il mondo segue con attenzione. In questo blocco in costruzione spiccano le donne, che irrompono con forza anche nei municipi, come portato delle grandi manifestazioni femministe degli ultimi anni.

Di certo, il processo costituente non sarà nè facile, nè lineare, vista anche la diversità delle forze e degli interessi in gioco.  Ma non c’è dubbio che inizia la fine del ciclo storico del neo-liberismo, col malessere manifesto nei confronti delle politiche neo-liberiste e dell’autoritarismo repressivo, espresso prima nelle enormi mobilitazioni di piazza e poi nel voto.

In questo processo, la redazione della nuova costituzione sarà una delle pietre miliari e l’aspettativa è enorme. Bisognerà capire come si svilupperà il dibattito e le alleanze nella Costituente, che si insedia agli inizi di luglio. E soprattutto come si muoverà la piazza in questo nuovo scenario, pandemia permettendo.

Nel frattempo, il governo Piñera, vero e proprio “zombie politico”,  rimane in carica fino a novembre, data delle elezioni presidenziali.

Nell’aria oggi risuonano le ultime parole del presidente martire, Salvador Allende: “…molto presto si apriranno i grandi viali, dove l’uomo libero passerà per costruire una società migliore”.

RICORDO DI UGO SCAGNI

17/05/2021

Abbiamo appreso della scomparsa di Ugo Scagni.

Purtroppo non eravamo più in contatto con lui da alcuni anni, ma lo vogliamo ricordare in quanto, per molto tempo, partecipò all’attività del Partito della Rifondazione Comunista nel circolo di Stradella.

Lo ricordiamo nelle sue partecipazioni alle manifestazioni nazionali quando, nonostante cominciasse ad essere avanti negli anni, si sobbarcava con noi lunghi viaggi in pullman, avendo cura di portare una bandiera del Partito.

Lo ricordiamo negli interventi nelle assemblee del circolo e in quelle provinciali e nella sua attività nella Festa del circolo di Stradella a Canneto Pavese dove gestiva una bancarella di libri usati accanto alla cassa delle offerte all’ingresso.

Una volta, in questa sua attività, fu vittima di una vile aggressione fascista da cui, per fortuna, non ebbe conseguenze fisiche.

La sua opera certamente più nota ed importante fu la sua ricerca storica sulla Resistenza nel nostro territorio.

Furono molti i suoi libri sul movimento partigiano, tutti costruiti con un grande impegno, attraverso le interviste e le ricerche sul posto.

Ne citiamo uno per tutti: “La Resistenza scolpita nella pietra” dove Ugo Scagni ha ricostruito tutti i nomi dei 700 caduti nella Resistenza pavese con ben 330 fotografie delle lapidi e dei monumenti.

Nel centenario di quegli avvenimenti ricordiamo anche “Fascismo e antifascismo nella provincia di Pavia”.

Nei suoi libri erano ben presenti, con rigorosità storica, le radici “di classe” di quelle stagioni e il ruolo dei Comunisti.

Di questi intellettuali abbiamo bisogno anche oggi, soprattutto nella ricerca storica, perché la Storia fa conoscere gli avvenimenti che cambiano il modo di esistere dell’umanità e quindi la prospettiva di trasformare lo stato di cose presente.

Piero Rusconi e Giuseppe Abbà

Partito della Rifondazione Comunista

A Voghera per raccogliere i rifiuti stanti sulla riva del torrente “Staffora”.

Edoardo Casati

Importantissima questa iniziativa che dimostra in modo pratico la volontà di prendersi cura della provincia di Pavia.

Notare il numero infinito di rifiuti, degni di nota i seguenti: un forno intero una rete, con tanto di filo spinato, un tubo di 4 metri, vestiti vari, tavolino da bar, senza poi contare le varie bottiglie e lattine con data di scadenza tra il 2010 e il 2015 che, testimoniano quindi una totale mancanza di cura dello spazio verde pubblico che dura da anni.

Palestina: fermare la strage !

Marco Consolo *

Mentre scriviamo, secondo il Ministero della Sanità di Gaza, è di almeno 119 morti, tra cui 31 bambini, l’ultimo bilancio dei bombardamenti aerei compiuti dalle forze di occupazione israeliana nella Striscia di Gaza, dove predomina il movimento palestinese Hamas. Sono almeno 830 i feriti, tra cui molti bambini, come denunciato dall’UNICEF. Anche in Cisgiordania ci sono 7 morti e circa 500 feriti.

In queste ore è in atto il bombardamento di Gaza da parte delle truppe israeliane e non si fermano i razzi lanciati da Gaza su Israele. Dopo i massacri degli anni scorsi  con i bombardamenti di “Piombo fuso” e “Margine protettivo”, assistiamo all’ennesimo attacco criminale contro Gaza, dove 2 milioni di persone vivono assediati da 14 anni in una prigione a cielo aperto, sottoposte a un “bloqueo” criminale ed in balia della potenza occupante, senza nessuna protezione internazionale.

Ancora una volta, la provocazione è venuta dalla repressione israeliana (arrivata a profanare i luoghi sacri alle tre religioni durante le celebrazioni del Ramadan), dalla ininterrotta pulizia etnica a Gerusalemme Est occupata,  dal boicottaggio delle elezioni palestinesi con la proibizione di realizzarle nella legittima capitale dello Stato di Palestina.

In una situazione di apartheid anti-palestinese, continuano la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni, le flagranti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in spregio arrogante ed impune alle molteplici risoluzioni dell’ONU, con detenzioni arbitrarie e omicidi. Sono oltre 5.000 i-le prigionieri-e politici nelle carceri israeliane (decine i bambini), la gran parte sottoposti a “detenzione amministrativa”, senza accuse e senza processo, vittime di isolamento e di torture fisiche e psicologiche. La cosiddetta “comunità internazionale” si mantiene  indifferente (quando non complice diretta) all’occupazione, all’espansione senza limiti delle illegali colonie, alla demolizioni delle case palestinesi,  al rifiuto israeliano di accettare il diritto al ritorno dei profughi e di negoziare davvero la creazione di uno Stato di Palestina.

Dopo 4 elezioni in 2 anni, traballa ancora il governo di Benjamin Netanyahu, rinviato a giudizio, con gravi accuse di corruzione da cui cerca di sviare l’attenzione con la guerra. Da quando è tornato al governo, (il più a destra della storia) Netanyahu non ha mai voluto seri negoziati con i palestinesi (nonostante Abbas sia un leader palestinese moderato), e si è opposto più o meno apertamente all’opzione “due popoli, due Stati”, in alleanza con il fondamentalismo religioso suprematista.  Lo ha potuto fare, grazie al sostegno degli Stati Uniti a Israele, da anni avamposto politico-militare dell’imperialismo nella regione mediorientale, ricca di petrolio e di importanza strategica.

Come sottolineato da diversi esponenti dell’ebraismo non sionista (da Ilan Pappe ai “rabbini contro l’occupazione, dagli obiettori di coscienza a Moni Ovadia), non esiste alcun “diritto divino” perché insediamenti ebraici occupino territori. Così come non esiste nessun diritto di proprietà israeliano su Gerusalemme Est, con la sfacciata pulizia etnica degli abitanti palestinesi. Lo sa bene la parte migliore della società israeliana, che con coraggio prova a alzare la voce contro questa ennesima strage.

Come sancito dall’ONU, bisogna applicare il diritto internazionale e la pace deve basarsi sulle frontiere internazionali del 1967. Ma non ci sarà mai pace senza giustizia, e senza un vero appoggio internazionale al popolo palestinese e alle sue legittime rivendicazioni. In sua assenza, è ipocrita far finta di stupirsi se un popolo oppresso da più di 70 anni cerca di esercitare il proprio diritto all’autodifesa.   Ed è profondamente ipocrita parlare di simmetria tra occupanti e occupati, tra vittime e carnefici, di fronte all’uso letale della forza militare da parte dello Stato occupante.

Rimandiamo al mittente le probabili e trite accuse di anti-semitismo, che abbiamo sempre condannato senza mezzi termini. In Italia storicamente gli anti-semiti hanno nome e cognome, a partire dalla destra con chiare radici fasciste, accolta a braccia aperte da settori della comunità ebraica, in particolare a Roma.

In queste ore facciamo appello alla mobilitazione per cessare il fuoco e fermare l’assedio a Gaza. Mentre il complice governo italiano balbetta, da parte nostra non smetteremo di chiedere il ritiro dai territori occupati, il blocco immediato della demolizioni di case palestinesi e  degli insediamenti dei coloni, la fine della pulizia etnica. Siamo per boicottare il regime d’apartheid israeliano, interrompere ogni accordo militare con lo Stato d’Israele, applicare le risoluzioni ONU.

Per il diritto all’autodeterminazione, per il riconoscimento dello Stato di Palestina !

*Resp. Area Esteri e Pace,  PRC-SE

CERTO ABBIAMO PERSO UN TRENO … MA NON ERA TRENORD

Certo che arrivare 13° su 17 non è un gran risultato per la Giunta Comunale di Vigevano.

Certo che non discutere di questi finanziamenti nemmeno con gli alleati (F.I. e F.d.I.) che adesso si lamentano non è una bella figura.

Certo che rammaricarsi per l’esclusione senza neppure essere avvisato, dopo l’invito ad illustrare il progetto in Regione … è sintomo di non alta considerazione.

Certo che non aver per tempo programmato una discussione ampia con tutto il Consiglio Comunale non è sintomo di democrazia.

Certo che dopo “Vigevano città della cultura” dove non si è arrivati nemmeno nella lista dei papabili, non si gode di grande considerazione.

Certo che solo dopo questa ennesima figuraccia, adombrare dubbi e perplessità sull’operato della giunta Lombarda non è serio.

Certo che con questi finanziamenti avremmo potuto realizzare:

  • Riconversione di  immobili comunali idonei a soddisfare le esigenze abitative dei cittadini;
  • Ricollocamento e potenziamento delle strutture sanitarie territoriali (es. ambulatori, consultori, nuovo De Rodolfi e assunzioni personale sanitario).

Certo che i cittadini di Vigevano meritano altri amministratori!!

CIRCOLO “HUGO CHAVEZ” DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIGEVANO

GAZA, PD CON CHI BOMBARDA

Le dichiarazioni in parlamento di Emanuele Fiano e la decisione di Enrico Letta di partecipare a un presidio di solidarietà con Israele configurano dopo il silenzio di questi giorni una posizione di complicità con il bombardamento di Gaza e le provocazioni israeliane.

Il Pd finge di essere equidistante ma in realtà è incapace di condannare Netanyahu e la destra israeliana e solidale con aggressori. La posizione del Pd fin dalla fondazione di questo mostro è in netta rottura con la storia della sinistra italiana che nelle sue componenti socialista e comunista – da Craxi a Berlinguer – era sempre stata solidale con il popolo palestinese.

Di tutta altra qualità la presa di posizione di Bernie Sanders che ha individuato nel comportamento del governo israeliano e della destra ebraica la causa dell’attuale escalation.

Manifestiamo in tutte le città la nostra solidarietà al popolo palestinese. Sabato, dalle 16 alle 19, saremo a #Roma alla manifestazione indetta dalla comunità palestinese in piazza dell’Esquilino.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista