Autore: Rino

Grande risultato di Melenchon, lavoriamo anche in Italia per un’alternativa di sinistra

12 Aprile 2022

di Maurizio Acerbo* –

Ci complimentiamo con il compagno Jean-Luc Mélenchon per il risultato raggiunto nel primo turno delle elezioni presidenziali in Francia arrivando al terzo posto con una linea di sinistra alternativa ai neoliberisti, dai comuni fino al parlamento.
Si è schierato in queste settimane contro la guerra, contro la NATO e contro Putin. Ha costruito una proposta politica inclusiva, popolare, antiliberista e ecologista. Il programma della sua unione popolare era di sinistra vera e comprendeva l’età pensionabile a 60 anni, la riduzione per legge dell’orario di lavoro a 32 ore per 4 giorni alla settimana, patrimoniale e forte tassazione progressiva sulle grandi ricchezze, aumento del salario minimo, pensioni minime a 1400 euro, acqua come bene comune, rinazionalizzazione di servizi pubblici, energia, autostrade, trasporti.
Non a caso Melenchon ha scelto come slogan per la campagna “un altro mondo è possibile”, a testimoniare il filo rosso con il movimento altermondialista da Genova a Porto Alegre e la sinistra latinoamericana. La linea di Melenchon è simile a quella che proponiamo da anni in Italia al resto della sinistra e ai movimenti: netta rottura col Pd neoliberista e guerrafondaio, progetto unitario non identitario ma molto radicale. Il suo risultato ci incoraggia perché in Italia si è diffusa troppa rassegnazione sulla possibilità di costruire una proposta politica di sinistra radicale e non minoritaria. Lo spazio anche elettorale che oggi non c’è si può costruire se non si rinuncia a proporsi con le proprie idee e posizioni. Ricordiamo che Melenchon è sempre venuto a sostenere le liste che abbiamo promosso alle elezioni politiche dopo il 2008 e condividiamo il comune riferimento al gruppo la Sinistra a livello europeo. Quella di Melenchon non è una sinistra ornamentale che si accontenta di sopravvivere all’ombra di un PD sempre più a destra e guerrafondaio. Noi continuiamo a lavorare in questa direzione e per questo non abbiamo perseguito da anni una linea identitaria e autoreferenziale. Abbiamo pagato un forte prezzo in termini di visibilità per questa scelta ma è indispensabile.
Non ci interessa competere al chi è più comunista ma costruire un’alternativa. Il risultato francese conferma la necessità di superare le divisioni nella sinistra radicale che non sono un problema solo a casa nostra. Se non ci fosse stata la rottura qualche anno fa con il PCF – Parti Communiste Français – che comunque ha avuto una buona affermazione con il compagno Fabien Roussel – oggi Melenchon forse sarebbe in corsa per il ballottaggio.

È un buon segnale per tutta l’Europa che il complesso della sinistra radicale in Francia raccolga un quarto degli elettori. Si tratta di un risultato che ha radici nelle ondate di lotte sociali, negli scioperi generali a oltranza contro le riforme delle pensioni e del lavoro, nel movimento dei gilet gialli represso con inaudita violenza da Macron giustamente definito “il presidente dei ricchi”.

Noi di Rifondazione Comunista lavoriamo in Italia perché ci sia un movimento unitario popolare di alternativa ai Macron e Le Pen di casa nostra che, tra l’altro, votano tutti i giorni insieme in parlamento.

*segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

FINO A QUANDO CI RACCONTERANNO BUGIE? DOBBIAMO ALZARE LA TESTA!

10 Aprile 2022

Davanti alla tragica guerra in corso in Ucraina non vogliamo dividerci tra la conta dei morti e la ricerca delle responsabilità.

Questo macabro lavoro lo lasciamo fare a quella grande parte dei mezzi d’informazione nazionali che si è messa l’elmetto: noi come la maggior parte degli italiani siamo contro tutte le guerre e quindi anche contro questo conflitto, fomentato da alcuni, iniziato da altri e patito da tutti.

Con questa guerra stanno facendo passare sopra la testa della gente tante ingiustizie che altrimenti non avrebbero potuto giustificare.

Ci raccontano che luce e gas sono aumentati a causa della guerra. Ma questa è una bugia: sono aumentati per le speculazioni finanziarie di quei pochi che ne traggono profitto sulle spalle di molti. Intanto arrivano i salassi delle bollette di luce e gas… Ci chiediamo in che Paese ci vogliono fare vivere!

Il presidente del Consiglio Draghi provoca domandando “vogliamo il condizionatore acceso o la pace?”.

Misera propaganda che ricorda tristemente il mussoliniano “o burro o cannoni”, che purtroppo gli italiani hanno conosciuto bene.

I sindacati confederali davanti a tutto ciò balbettano, mentre la gente comune deve scegliere se mangiare, curarsi oppure continuare a pagare tasse spropositate a questo governo che, con l’adesione convinta di quasi tutto il Parlamento, decide l’aumento delle spese militari. E poi si riempiono la bocca della parola “pace”!

Intanto hanno messo mano alle aliquote delle pensioni, introducendo da aprile un meccanismo che guarda caso favorisce soltanto le pensioni medio-alte.

Noi siamo gli unici che seriamente si battono per l’abolizione dei privilegi delle tante “caste” italiane e dei vitalizi.

Si stanno restringendo gli spazi di democrazia (ultima in ordine di tempo la provocazione al sindacato conflittuale USB) e si cammina spediti verso un’economia di guerra, alimentata dalla voracità del mercato capitalista che non guarda in faccia a nessuno, ma soltanto agli interessi di pochissimi e dei produttori di armi.

Devono smettere di raccontarci bugie!

Noi dobbiamo alzare la testa!


Circolo di Vigevano “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista

CONFERENZA STAMPA: “TRENORD, SIAMO AL CAPOLINEA”!

8 Aprile 2022

Campagna sul TPL a cura del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea e delle/i Giovani Comunaste/i della Lombardia.

A gennaio 2020 la Giunta Regionale rinnova, senza gara d’appalto, l’accordo con Trenord condannando così i cittadini e le cittadine ad altri 9 anni di disagi e disservizio. I ritardi continui e le pessime condizioni dei treni sono solo la punta dell’iceberg di un sistema fatto di mancate verifiche della sicurezza dei mezzi e delle infrastrutture, scarsi controlli sui mezzi, passaggi a livello pericolosi, mezzi strapieni e di una gestione politica del trasporto pubblico.
Chiediamo più trasparenza ed un trasporto pubblico che sia di tutt*, per questo lanciamo la campagna “Trenord, siamo al capolinea!
La conferenza stampa si terrà in forma mista lunedì 11 aprile dalle ore 11:30 alle ore 12:30 c/o il cortile della nostra sede regionale a Milano Via Vallarsa n°2.

Fabrizio Baggi, Segretario regionale Prc/SE Lombardia

Vittorio Savini, Coordinatore GC Lombardia

RIFONDAZIONE: NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DEI SINDACATI CONFLITTUALI. ADERIAMO AL PRESIDIO INDETTO PER OGGI A MILANO DA USB

Quanto accaduto ieri nella Sede nazionale dell’USB è gravissimo, l’attacco diretto ad un’organizzazione sindacale conflittuale, le modalità della perquisizione e le circostanze nelle quali è stata trovata l’arma – una perquisizione “a colpo sicuro” che ha rinvenuto una pistola avvolta nel cellophane e immersa nell’acqua di uno sciacquone del bagno aperto al pubblico – lasciano legittimamente pensare, senza grandi dubbi, che la natura dei fatti sia circoscrivibile nel quadro di una grave provocazione ai danni dell’organizzazione.

Le sole armi che utilizzano le organizzazioni sindacali sono gli scioperi, la mobilitazione e la contrattazione, le pistole piacciono a chi invia armi nei luoghi di guerra alimentando il conflitto non certo a chi chiede la pace rifiutandosi, tra le altre cose, di caricarle sugli aerei diretti in Ucraina.

Per tutte queste ragioni esprimiamo solidarietà e vicinanza alle compagne e ai compagni di USB, in queste ore sotto l’attacco di un sistema che criminalizza chi lotta per la pace, per i diritti, per il servizio pubblico e per l’autodeterminazione delle lavoratrici e dei lavoratori ed aderiamo al presidio che si terrà a Milano questa sera a partire dalle ore 18:00 davanti alle sedi RAI di Corso Sempione, 27.

Se toccano una/o toccano tutte e tutte/i

Fabrizio Baggi, Segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista Lombardia. 

Solidarietà ai compagni del Sindacato USB

6 Aprile 2022

Il Circolo Mascherpa di Rifondazione Comunista di Mortara esprime la piena solidarietà ai compagni del Sindacato USB dopo la perquisizione effettuata ai suoi danni nella propria sede di Roma in cerca di armi, è una palese provocazione che evidenzia un chiaro avvertimento a coloro che come noi di Rifondazione Comunista sono contro la guerra e contro il traffico di armi.

Siamo profondamente preoccupati per lo sviluppo di questa escalation di guerra e questa perquisizione a scopo intimidatorio è la prova che chi è contro la guerra è contro di loro

Il circolo Mascherpa di Rifondazione Comunista di Mortara

https://www.usb.it/leggi-notizia/provocazione-contro-usb-carabinieri-nella-sede-di-roma-alla-ricerca-di-armi-1117.html

Acerbo (Prc-Se): tutta Italia deve dire grazie alla famiglia di Stefano Cucchi

Pubblicato il 5 apr 2022

Rifondazione Comunista esprime soddisfazione per la conferma delle condanne per omicidio preterintenzionale nei confronti dei carabinieri responsabili della morte di Stefano Cucchi.

Tutta l’Italia democratica deve dire grazie alla sorella Ilaria, ai suoi genitori, all’avvocato Fabio Anselmo senza i quali questa sentenza non ci sarebbe stata.

Si è trattato di un caso tragico di abuso di potere. Si è trattato, altresì, di una brutta vicenda di depistaggio e di chiusura corporativa e antidemocratica per farla passare liscia ai colpevoli del delitto più grave: l’uccisione di un uomo. Bisogna dire grazie anche a carabinieri come Riccardo Casamassima che hanno testimoniato rompendo il clima di omertà dentro l’Arma e subendo anche ritorsioni.

Nella loro lotta per la verità e la giustizia Ilaria e i suoi genitori hanno dovuto anche subire gli inaccettabili insulti e i tentativi di delegittimazione da parte di esponenti politici di primo piano della destra.

Ora è fatta giustizia, ma dobbiamo continuare la lotta per lo stato di diritto senza zone di impunità incompatibili con la nostra Costituzione.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

CONTRO LA GUERRA E L’AUMENTO DELLE SPESE MILITARI, PER LA PACE E LA COSTITUZIONE

Pubblicato il 5 apr 2022

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista sabato 2 aprile

Il Comitato politico nazionale ribadisce le posizioni espresse dalla direzione con il documento FUORI LA GUERRA DALLA STORIA. CONTRO PUTIN E LA NATO, approvato lo scorso 5 marzo. 

Diciamo no all’aumento delle spese militari condiviso da tutte le forze di governo e dalla finta opposizione di destra che compete col PD per la testa dello schieramento guerrafondaio. L’aumento al 2% della spesa militare significa sottrarre enormi risorse alla sanità, all’istruzione, alla riconversione ecologica, ai servizi sociali, alla ricerca, all’occupazione. E’ una scelta che prepara ulteriori scenari di guerra e non ha alcuna motivazione di difesa del nostro paese.

Difendiamo la Costituzione “pacifista” che ci ha lasciato in eredità la Resistenza italiana e accusiamo il governo Draghi e la stragrande maggioranza del parlamento per la palese e gravissima violazione dell’articolo 11 che sancisce il ripudio della guerra con la scelta dell’invio delle armi, delle sanzioni, della co-belligeranza e dell’aumento delle spese militari. L’Italia è di fatto entrata nel conflitto e ormai siamo dentro un’economia di guerra le conseguenze ricadranno e già stanno ricadendo sulle cassi lavoratrici e popolari.

Denunciamo la fine del tabù nucleare. Ormai l’uso delle armi nucleari è tornato nel dibattito pubblico come opzione possibile persino nelle dichiarazioni dei presidenti di Russia e Stati Uniti. Il fatto che dal 1945 non sia esplosa la guerra atomica non ne cancella la minaccia. Mai come oggi è all’ordine del giorno la rivendicazione del disarmo nucleare.

Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina che costituisce una aperta violazione del diritto internazionale e l’espansionismo della NATO che ha determinato un’escalation irresponsabile. Siamo contro la guerra senza se e senza ma.

Rimaniamo fedeli agli ideali internazionalisti della migliore tradizione socialista, comunista e antifascista. La lotta contro la guerra parte dalla consapevolezza, per dirla con Brecht, che “il nemico marcia alla tua testa”.

Respingiamo le accuse di essere a favore di Putin rivolte a chi cerca di fermare la spirale della guerra e critica chi la alimenta. Non nutriamo alcuna simpatia per il revanscismo nazionalista, per le logiche di potenza, per le tendenze conservatrici di Putin che ne hanno fatto un punto di riferimento per la destra italiana. Non tifiamo per gli oligarchi russi, arricchiti grazie al saccheggio delle risorse e della proprietà pubblica dell’ex-URSS, né per gli oligarchi dell’ovest.

Diciamo no all’invio di armi da parte dei paesi dell’UE e della NATO all’Ucraina. Più si inasprisce il conflitto e più aumenta il numero delle vittime.

Diciamo no alla guerra per procura tra NATO e Russia di cui la prima vittima è il popolo ucraino. Ribadiamo che non si aiutano gli ucraini sostenendo gli orientamenti nazionalisti più oltranzisti e armandoli per una prosecuzione della guerra “fino alla vittoria”. Abbiamo denunciato fin dall’inizio l’intenzione di USA, Gran Bretagna e NATO di trasformare l’Ucraina in un nuovo Afghanistan. E’ evidente il palese impegno di USA e Gran Bretagna nell’ostacolare il negoziato e allontanare una soluzione pacifica del conflitto, come precedentemente nella delegittimazione degli accordi di Minsk.

Il riconoscimento del diritto dello stato ucraino alla difesa dall’invasione non implicava la rinuncia a svolgere un ruolo di mediazione da parte dell’UE e della stessa Italia con la scelta della co-belligeranza. Rivendichiamo il diritto di criticare le caratteristiche del nazionalismo ucraino, la riabilitazione dei criminali filonazisti come Stepan Bandera diventati eroi nazionali, le politiche discriminatorie, l’aggressione alle repubbliche di Donetsk e Lugansk, il mancato rispetto degli accordi di Minsk.

Rivendichiamo la nostra partecipazione alle carovane e alla solidarietà antifascista e internazionalista verso le popolazioni del Donbass e alla lotta contro i neonazisti ucraini responsabili di stragi atroci, a partire da quella di Odessa. Contro ogni revisionismo, denunciamo il silenzio complice della Ue sul coinvolgimento di forze neonaziste nel processo iniziato con Euromaidan nel 2014. Il rispetto della volontà popolare e dei diritti delle popolazioni russofone – attraverso il riconoscimento delle Repubbliche di Donesk e Lugansk o l’autonomia prevista dagli accordi di Minsk – avrebbe prevenuto la strumentale aggressione militare da parte del governo russo. La garanzia di un’Ucraina neutrale al di fuori della NATO avrebbe probabilmente evitato l’escalation.

Non facciamo analogie con il 1939 perchè la reductio ad hitlerum serve a chiudere lo spazio del dialogo e della trattativa indispensabili per costruire la pace. Quanto sta accadendo ricorda sempre più il 1914. Il mondo è sull’orlo della terza guerra mondiale.

La nuova guerra fredda con cui gli USA rispondono alla crisi della propria egemonia economica e politica planetaria sta diventando sempre più “calda”. L’Unione Europea ha finora scelto la subordinazione nel ricompattato blocco occidentale a guida USA con la scelta del riarmo nonostante una spesa già enormemente superiore a quella di Russia e Cina.

Siamo per l’uscita dalla NATO e il suo scioglimento. La NATO ha da tempo abbandonato ogni profilo “difensivo” assumendo il ruolo di forza militare globale ed è diventata un fattore di destabilizzazione.

Non ci arruoliamo e non mettiamo l’elmetto in testa. Restiamo umani. Rifiutiamo la propaganda di guerra, l’isteria bellicista, l’indecente ondata di russofobia, le ricostruzioni manichee.

Siamo al fianco di chi lotta per la pace in Russia e Ucraina, siamo contro la repressione del dissenso in Russia e in Ucraina. Siamo dalla parte delle vittime e dei popoli trascinati dentro la spirale della guerra.

Chiediamo un’accoglienza senza discriminazioni. L’invasione dell’Ucraina, così come tutti i conflitti di questo secolo, ha colpito soprattutto le popolazioni civili e costretto alla fuga chi non vuole o non può combattere. Ad oggi sono oltre 4 milioni i profughi, per lo più rimasti nei paesi confinanti in attesa di poter rientrare. Quasi 80 mila quelli giunti in Italia, al 90% donne e bambini. Due sono le considerazioni da fare: l’evacuazione è stata, nonostante i bombardamenti, resa possibile dall’applicazione per la prima volta da 21 anni della direttiva europea 55/2001 che consente di entrare in UE e ottenere una protezione valida fino a 2 anni, avere diritto all’assistenza sanitaria, all’istruzione, a poter lavorare, senza dover affrontare una complessa trafila burocratica. Una direttiva che non è stata applicata per nessun conflitto e che, per imposizione del gruppo Visegrad, non riguarderà coloro che fuggono dall’Ucraina ma non ne sono cittadini, in particolare studenti e persone che vi lavorano. L’applicazione della direttiva risale al 3 marzo, solo il 28 il Consiglio d’Europa ha deciso di fornire anche un minimo di sostegno economico ai profughi e il trasporto gratuito per chi vuole raggiungere un altro Paese europeo. La seconda considerazione riguarda l’Italia. Il Dpcm che ha recepito la direttiva è giunto solo il 31 marzo. Ad oggi il ministero dell’Interno ha garantito solo 13 mila posti per chi arriva, molte persone arrivate hanno trovato sostegno fra la comunità ucraina in Italia, la più grande d’Europa e fra le famiglie. Sono state fatte promesse ma, per l’ennesima volta, questo si dimostra un governo cialtrone e ipocrita, capace di trovare in poche ore centinaia di milioni per gli armamenti ma non di trovare le risorse per poche decine di migliaia di donne e bambini. Il tutto in un contesto che vede sempre più deprivarsi i diritti di chi giunge da altri paesi e da altre guerre in cui il colore della pelle di chi fugge è diverso. Rifiutiamo ogni trattamento differenziato e discriminatorio. Lavoriamo per una solidarietà e un’accoglienza per tutte/i.

Le classi popolari già stanno pagando il costo della guerra che aggiunge un nuovo disastroso fattore alla crescita del carovita con l’aumento delle bollette, del prezzo della benzina, dell’inflazione. La guerra viene usata dalla nostra classe dirigente anche per mettere in discussione la transizione ecologica con il ritorno al carbone e lo sblocco di progetti bloccati dalle lotte ambientaliste.

Bisogna coniugare la lotta per la pace a quella per la difesa delle condizioni di vita delle classi popolari e lavoratrici. La nostra campagna sociale va intrecciata con la mobilitazione contro la guerra. Vanno promossi in tutti i territori comitati contro la guerra, le spese militari e il carovita. Sosteniamo la petizione no alle spese militari.

Lavoriamo per lo sviluppo del movimento per la pace in Italia e in Europa su poche ma chiare discriminanti. Il successo della manifestazione convocata da Gkn, la convergenza con i Fridays For Future e ampie aree di movimento, è un segnale importante nella direzione giusta. Le posizioni di Cgil, Anpi, Arci, associazionismo pacifista segnalano – come i sondaggi – l’incrinatura del consenso verso le scelte del governo del PD e del governo.

Proponiamo a tutte le organizzazioni sindacali di rispondere alle scelte del governo con lo sciopero generale contro la guerra e l’aumento delle spese militari, per il blocco di tutti gli aumenti dei prezzi e delle bollette, consistenti aumenti salariali, il ripristino di meccanismi di difesa dall’inflazione per salari e pensioni, il contrasto ai licenziamenti, alla precarietà e al ripristino della Fornero, la richiesta di investimenti per la buona e piena occupazione, anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, nella riconversione ecologica delle produzioni e nel rilancio della sanità, della scuola, delle politiche per il diritto all’abitare, per i diritti sociali. Ci impegniamo a far crescere, dentro e fuori le organizzazioni sindacali, la parola d’ordine dello sciopero generale.

La guerra non ha fatto che confermare la necessità della costruzione di uno schieramento, di una coalizione sociale e politica, di alternativa alle forze politiche neoliberiste e guerrafondaie.

Riaffermiamo la linea uscita dal congresso anche in relazione alle prossime elezioni amministrative in cui tutto il partito è impegnato nella costruzione di liste e/o coalizioni alternative ai poli esistenti.

Lavoriamo per la convergenza dei movimenti, il rapporto unitario con le altre formazioni della sinistra, l’interlocuzione con tutte le aree della sinistra sociale e politica nella costruzione dell’opposizione, l’apertura del dibattito a livello nazionale a partire dagli appelli (per la sinistra, rossoverde, dei lavoratori) che in queste settimane hanno espresso un orientamento che va nella direzione da noi ampiamente condivisa. La nascita della componente Manifesta alla Camera è un passo positivo nella direzione che auspichiamo e per cui siamo attivamente impegnati.

Di fronte alla gravità dei fatti che stanno accadendo è giunto il tempo di costruire uno schieramento, una forza plurale, un movimento che si proponga al paese come alternativa al neoliberismo e alla guerra.

Per un movimento europeo contro la guerra

4 Aprile 2022

Roma. Con Maurizio Acerbo e Paolo Ferrero.

FORUM INTERNAZIONALE A ROMA CON LA PARTECIPAZIONE E I CONTRIBUTI DI: – Ione Belarra, Segretaria Generale di Podemos e Ministra dei Diritti Sociali e Agenda 2030 (Spagna) – Manu Pineda, europarlamentare di Unidas Podemos (Spagna) – Michele Daniele, PTB (Belgio) – Gabriel Amard, La France Insoumise (Francia) – Gael De Santis, PCF (Francia) – Ertugrul Kürkcü, presidente onorario HDP (Turchia) – Katerina Anastasiou, Transform Europe (Austria) – Claudia Haydt, Die Linke (Germania) – Alexander Batov, RotFront (Russia) MODERA SIMONA MAGGIORELLI (giornalista, direttore del settimanale Left) PROMUOVONO: Dema, democrazia e autonomia; ManifestA; Partito della Rifondazione Comunista; Potere al Popolo!