
Medicina Democratica: il vero paziente zero è la Sanità Lombarda


Pubblicato il 13 feb 2021
E Franceschini sarebbe il migliore? Il ministro democristiano che si è ben adattato a tutti i governi: Renzi, Gentiloni, Conte e ora Draghi?
Il ministro che ha costantemente e pervicacemente legato la cultura e i beni culturali al mercato, il ministro che ha decretato ufficialmente la mercificazione della produzione artistica e del patrimonio culturale?
Il ministro che ha fatto le peggiori riforme del cinema e dei beni culturali?
Franceschini è stato il ministro che in tutti questi anni e in tutti questi governi ha lasciato tutti i settori della produzione, delle attività e dei beni culturali allo sbando.
Franceschini è un ministro della cultura che prende in considerazione la cultura e i beni culturali solo in quanto e se possono produrre utile economico.
Che considera la cultura nient’altro che “tempo libero”, oltretutto non “redditizio”.
Che durante la pandemia ha fatto chiudere musei, gallerie, sale cinematografiche e teatrali, sale per concerti e biblioteche lasciando aperti i centri commerciali (questi sì utili al Paese).
Un ministro della cultura che ha sempre più e ostinatamente eliminato il sostegno diretto alla produzione e ai beni culturali sostituendolo con quello indiretto della defiscalizzazione alle imprese: che vuol dire appunto più sei forte sul mercato più lo Stato ti sostiene.
Un ministro della cultura che in tutti questi anni non ha fatto nulla per dare dignità e diritti ai lavoratori della produzione artistica e dei beni culturali.
Ma la cultura non è una merce.
E’, insieme alla formazione, uno degli strumenti più importanti di conoscenza della realtà, di formazione di una coscienza critica: la cultura, la molteplicità delle culture sono nutrimento delle intelligenze, antidoto al pensiero unico e all’omologazione culturale.
E dunque strumento della lotta contro il genocidio del mercato, il neoliberismo, le disuguaglianze, le discriminazioni, le guerre.
Occorrono allora riforme strutturali per combattere la precarietà e l’intermittenza del lavoro nei beni e nelle attività culturali e che riconoscano ai lavoratori della cultura diritti e ammortizzatori sociali.
Occorre riportare al centro il ruolo dello Stato anche nella cultura, nella consapevolezza che l’unico utile da ricercare è l’utile sociale; occorre che la cultura, la sua produzione e la sua fruizione, diventi realmente un diritto di tutti, come sancito dalla Costituzione.
Che la si consideri un valore in sé, uno degli strumenti più importanti per una reale democrazia.
Ma, come richiesto da Mattarella, il profilo di questo governo è evidentemente “talmente alto” e legato alle banche e alle imprese da non aver bisogno della cultura.
Stefania Brai
Responsabile nazionale cultura del
Partito della Rifondazione Comunista /Sinistra europea
Roma, 13 febbraio 2021
Pubblicato il 13 feb 2021
Il governo del banchiere Draghi è una schifezza inguardabile.
E non solo per i ministri politici su cui è impossibile non ironizzare, ma ancor di più per il profilo di quelli tecnici, espressione del mondo delle grandi imprese, della ricerca e delle università private e di Comunione e Liberazione.
La transizione ecologica è una presa in giro affidata a uno di Leonardo Spa, la più grande azienda produttrice di armamenti del paese, passato per la Leopolda.
È la grande coalizione della vergogna, la sintesi della miseria di classi dirigenti che hanno prodotto il declino del paese e la crescita delle disuguaglianze.
Il sostegno di M5S e LeU dimostra che in parlamento non ci sono forze di rottura né di sinistra.
Questo governo non è il male minore ma il peggio che avanza.
Contro questo governo neoliberista l’unica scelta di sinistra è l’opposizione sociale e politica.
Rifondazione Comunista propone a tutte le soggettività della sinistra sociale e politica di lavorare insieme per la costruzione di un’alternativa.
Se non ora quando?
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Grazie all’istituzione del Ministero della Transizione Ecologica il Movimento Cinque Stelle é riuscito a convincere i suoi militanti a dare il via libera al governo Draghi.
Tanta esultanza dalle associazioni ambientaliste WWF, Greenpeace e Legambiente, le quali affermano “Mario Draghi ci fa sentire in Europa”.
Come Giovani Comunisti/e Lombardia dubitiamo che basterà un ministero per una transizione ecologica di cui il nostro Paese e il resto mondo hanno bisogno.
Ricordiamo benissimo infatti le politiche ambientali che le forze politiche che sostengono questo governo hanno portato avanti in passato, dal nucleare di Berlusconi allo Sblocca-Italia di Renzi che ha liberalizzato trivelle e inceneritori, per non parlare dell’appoggio di centrodestra e centrosinistra alla TAV Torino-Lione per la quale stanno devastando i territori della Val di Susa.
Ricordiamo benissimo anche i tradimenti dei Cinque Stelle ai vari movimenti ambientalisti, dei quali hanno intercettato i voti salvo poi fare il contrario.
Dopo aver accettato il TAP e il Terzo Valico nel contratto di governo con la Lega e hanno finito per accettare di fatto anche la TAV lasciando che fosse il Parlamento a stragrande maggioranza favorevole a decidere quando avevano un loro esponente a capo del Ministero delle Infrastrutture.
Non sarà un nuovo ministero a dare al Paese una svolta ecologica, ma un cambio di rotta nelle politiche ambientali: energie rinnovabili in alternativa ai combustibili fossili, lotta ai cambiamenti climatici in opposizione all’alto tasso d’inquinamento atmosferico e raccolta differenziata in opposizione agli inceneritori sarebbero tre importanti punti di partenza.
Se la nostra classe politica non metterà l’ambiente al di sopra degli interessi delle lobby e dei padroni a cui hanno finora servito i peggiori scempi, saranno necessarie le mobilitazioni di piazza perché questo cambio si concretizzi e, come sempre, noi saremo pronti.
Draghi? Da Amato fino a Monti, quando gioco si fa duro giocano i duri non i ragazzini.
“Il grande abbraccio” tra Pd-Leu e Lega-Fi“ è un elemento di verità, ovvero che in fondo, con differenze marginali, centrodestra e centrosinistra condividono le stesse politiche liberiste.
Non è un caso che dal Trattato di Maastricht in poi, fino al pareggio di bilancio in Costituzione, tutti questi partiti abbiano votato insieme.
La finzione vera sta nel bipolarismo che copre la rappresentazione teatrale di partiti che si insultano ma che sull’essenziale la pensano in modo molto simile”.
Lo ha detto all’Adnkronos il vice presidente della Sinistra europea, Paolo Ferrero, esprimendo un giudizio sulla maggioranza che si va costituendo intorno al governo Draghi. “Ormai – prosegue l’ex segretario del Prc – mi sembra fin troppo evidente che nelle fasi ordinarie il vero potere, quello che non si vede e non si presenta certo alle elezioni perché non ne ha bisogno, permette ai ragazzini di giocare. Nelle fasi fuori dall’ordinario, proprio come sta succedendo ora che ci sono 209 mld del Recovery plan da spendere, i ‘grandi’ si riprendono il pallone e giocano loro. I nomi ce li ricordiamo tutti: Amato, Ciampi, Dini, Monti e adesso Draghi. Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. “I duri non sono le controfigure che vanno ai talk show. Si presentano come economisti-fintamente tecnici ma sono quanto di più politico ci sia, basta ricordarsi la lettera di Draghi e Trichet sui cui cadde il governo Berlusconi che aprì la strada a Monti. Se quello è un documento tecnico io sono un elefante viola. Quello era un organico programma di politiche liberiste per la distruzione del welfare. Mi chiedo: se Monti ha demolito le pensioni e messo il pareggio di bilancio in Costituzione, Draghi cosa dovrà fare? Spendere 209 mld”, risponde l’esponente di Rifondazione. “Penso questa fase possa essere un’occasione, un’opportunità per costruire un’opposizione sociale, popolare, un’opposizione che non ci sarà nel Palazzo e che, dunque, va fatta nel Paese. E’ dall’opposizione che va ricostruita la sinistra, non solo con le piccole forze politiche che sono rimaste ma con i movimenti – anche con gli scontenti e i fuoriusciti dal M5s, che hanno sperato che il movimento servisse a cambiare qualcosa – le associazioni, quella parte di sindacato che continua a far valere le ragioni di chi intende difendere e soprattutto le persone, arrabbiate e deluse”, conclude Ferrero.
Documento approvato all’unanimità dalla Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.
L’incarico conferito a Mario Draghi, accompagnato da un coro mediatico e dall’apprezzamento unanime del parlamento, è un’ulteriore puntata di un film già visto. Siamo nuovamente di fronte al disvelamento di una tendenza che la continua rissa tra i partiti tende a oscurare: la sostanziale convergenza sulle scelte strategiche tra centrodestra e centrosinistra a cui si è aggiunto il M5S. Nei momenti determinanti il bipolarismo si può sospendere e, per le scelte che incidono sul serio, si può dare l’incarico direttamente a espressioni politico-tecnocratiche del potere capitalistico sulla società. E’ dentro questo quadro che il parlamento e le forze politiche si delegittimano per propria iniziativa e con il proprio consenso. Si ricrea la stessa unanimità che si registrò sull’incarico a Monti e poi nel voto per lo stravolgimento della Costituzione con l’introduzione del pareggio di bilancio.
La governance neoliberista europea ha preso il posto della Costituzione del 1948 come riferimento delle forze politiche da tempo riunite in quello che possiamo definire arco incostituzionale. I trattati europei disegnano un progetto di società e indirizzi che sono antitetici agli obiettivi programmatici della Costituzione. Noi, per questa ragione, abbiamo sempre contrastato l’Europa dei trattati battendoci per un’Europa dei popoli, nell’ambito del gruppo parlamentare europeo Gue/Ngl (ora La Sinistra) e promuovendo il Partito della Sinistra Europea.
La fedeltà alla Nato e il legame di ferro con gli USA, in tempi di nuova guerra fredda a Cina e Russia, contribuiscono a determinare il quadro dell’operazione Draghi.
Viene innalzato a salvatore della patria il banchiere che ha enunciato in maniera chiarissima la necessità di superare il modello sociale europeo, che ha gestito le privatizzazioni, che ha condotto l’attacco alla Grecia. La biografia di Draghi è quella del neoliberismo e della finanziarizzazione che ha edificato l’attuale Unione Europea e che caratterizza l’attuale fase del capitalismo globale. Non vi è stato un solo partito in parlamento che abbia dichiarato di non gradire il conferimento dell’incarico al banchiere il cui nome non può non essere accostato al Britannia, a Goldman Sachs e al ruolo svolto nella BCE. Non un semplice esecutore ma uno dei protagonisti delle politiche economiche. Per anni la minaccia dell’arrivo della troika è stata usata per terrorizzare l’opinione pubblica e ora l’uomo simbolo della troika del periodo dell’austerity più violenta viene chiamato a guidare il governo e probabilmente tra breve alla Presidenza della Repubblica.
Il governo Draghi è pericolosamente autoritario perché, sul piano costituzionale, configura ed attua un presidenzialismo di fatto e farlocco, senza regole e contrappesi. Il presidente Mattarella ha svolto, esasperando il pericolo di un presunto “stato di guerra” e di tracollo della nazione, la funzione di sacerdote officiante del “commissario banchiere”. Nello “stato di eccezione”, del resto, si rivela il vero “sovrano”. Giunge al culmine la crisi della rappresentanza: il luogo della politica non è più quello del conflitto tra differenti concezioni del rapporto tra economia e società ma quello dell’amministrazione della società secondo gli indirizzi che vengono dal capitale. Draghi non è un “tecnico” puro, ma l’espressione della governance dell’Unione Europea, che impone l’equilibrio politico agli Stati. Draghi è, quindi, espressione della crisi della democrazia costituzionale e acceleratore della tendenza europea alla piena marginalizzazione del Parlamento (gravissima è stata, in questa direzione, la legge costituzionale sulla riduzione netta e lineare del numero dei parlamentari). Il potere decisionale diventa puro appannaggio dell’esecutivo, che concentra l’intero processo politico. E il commissariamento di fatto scatta quando di fronte alla crisi e all’ingente quantità di risorse per fronteggiarla c’è bisogno di una gestione forte da accompagnare con “riforme” per ristrutturare il capitalismo italiano.
In attesa dell’enunciazione del programma è facile immaginare che il governo non sarà la copia carbone dell’esecutivo guidato da Monti in un’altra fase. Non bisogna ingannarsi sul fatto che oggi la crisi richieda, anche dal punto di vista capitalistico, di fare debito e spesa pubblica. Le politiche neoliberiste non si traducono sempre in termini di tagli e rigore, come dimostra l’uso spregiudicato che ha fatto lo stesso Draghi del Quantitative Easing e dello spread per “sorvegliare e punire” le società europee imponendo riforme strutturali altrimenti troppo impopolari. Il profilo del candidato a Presidente del Consiglio e l’assetto della maggioranza in formazione creano le premesse per una riunificazione della borghesia per l’utilizzo delle risorse a disposizione, per l’avvio di un processo di ristrutturazione della società italiana selettivo in cui sono in gioco: il destino dello stato sociale e del sistema dei diritti.
Il risultato del “salvatore dell’euro” è stato quello di far pagare i costi della crisi alle classi popolari e di impoverire il nostro paese. E’ stata questa gestione – con le lettere e le raccomandazioni di tagliare la sanità, precarizzare il lavoro, privatizzare, riformare le pensioni, ridurre il ruolo del pubblico – che ci ha reso più fragili a fronte della pandemia e auna nuova crisi sociale e economica.
Non c’è da essere sereni neanche davanti ai discorsi sulla “distruzione creativa” del documento presentato al G30 con l’abbinamento tra “imprese zombie”, cioè tecnicamente morte, e crediti deteriorati, entrambi elementi in crescita attenzionati da UE e finanza globale. Il nesso con le PMI (le più numerose tra le “zombie”) per l’Italia è micidiale dato che l’80% della manodopera sta nelle PMI.
Emerge in questa situazione quanto il carattere antisistemico del populismo sia apparente e per molti versi falso. Partiti che hanno costruito il loro successo cavalcando la parola d’ordine noeuro come la Lega e il M5S – che aveva già votato per Ursula von der Leyen – si convertono all’europeismo per essere legittimati nell’area di governo. Non c’è nulla di sorprendente se si considera che Orban fa parte del partito europeo della Merkel e che i referenti nazionalisti della Lega sono sostenitori del rigore. L’antifascismo e l’antirazzismo non contano più di tanto se la destra si allinea con la governance europea. Emergono anche in maniera chiara le ragioni del nostro no alla convergenza in un progetto come LeU che – come era stato facile prevedere – non poteva assumere il ruolo proprio di una sinistra che si voglia nuova e radicale.
In questo quadro bisogna dare voce a un punto di vista diverso. Oggi più che mai c’è la necessità di costruire un’opposizione sociale e politica che proponga un’alternativa di società e un programma di uscita dalla crisi fondato sul rilancio del pubblico, la democrazia, la redistribuzione della ricchezza, i diritti sociali, a partire da quelli di lavoratrici e lavoratori. La vicenda dei vaccini – con il rifiuto della Commissione Europea di impegnarsi per la messa a disposizione dei brevetti – mostra quale sia la logica del neoliberismo anche di fronte alla pandemia.
Nelle lotte e nelle mobilitazioni, come alle elezioni amministrative e regionali, lavoriamo con spirito unitario in alternativa a questo quadro politico e al partito unico delle banche e delle imprese. La nascita di una coalizione alternativa in Calabria con le candidatura di Luigi De Magistris, su cui convergono Mimmo Lucano e Carlo Tansi, rappresenta un fatto positivo in questa direzione.
Il nostro partito deve impegnare tutte le sue energie nella campagna in corso “Draghi? No, grazie” che va sviluppata in tutto il paese come prima risposta volta a rompere la narrazione dominante.
Bisogna lavorare per la più larga mobilitazione unitaria di tutta la sinistra antiliberista e anticapitalista sociale e politica. Proprio i valori dell’antifascismo e i principi della Costituzione del 1948 impongono il rifiuto della logica del partito trasversale delle banche e delle grandi imprese.
Ma quanto sta accadendo dimostra per l’ennesima volta che in Italia si pone la necessità di costruire l’alternativa di sinistra, antiliberista, ambientalista, civica.
Rifondazione Comunista propone quindi a tutte le soggettività che condividono tale urgenza di lavorare insieme alla costruzione di un percorso aperto e plurale per l’alternativa sociale, culturale e politica ai poli e agli schieramenti politici esistenti.

Quotazione in Borsa dell’acqua: NO grazie.
APPELLO
sottoscritte/i ci uniamo alla denuncia del Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua Pedro Arrojo-Agudo che l’11 dicembre scorso ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, verrà scambiata nel mercato dei “futures” della Borsa di Wall Street.
L’inizio della quotazione dell’acqua segna un prima e un dopo per questo bene indispensabile per la vita sulla Terra.
Si tratta di un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese ed è una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.
L’acqua è già minacciata dall’incremento demografico, dal crescente consumo ed inquinamento dell’agricoltura su larga scala e della grande industria, dal surriscaldamento globale e dai relativi cambiamenti climatici.
E’ una notizia scioccante per noi, criminale perché ucciderà soprattutto gli impoveriti nel mondo.
Secondo l’ONU già oggi un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e dai tre ai quattro miliardi ne dispongono in quantità insufficiente. Per questo già oggi ben otto milioni di esseri umani all’anno muoiono per malattie legate alla carenza di questo bene così prezioso.
Questa operazione speculativa renderà vana, nei fatti, la fondamentale risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2010 sul diritto universale all’acqua e, nel nostro paese, rappresenterà un ulteriore schiaffo al voto di 27 milioni di cittadine/i italiane/i che nel 2011 si espressero nel referendum dicendo che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene.
Se oggi l’acqua può essere quotata in Borsa è perchè da tempo è stata considerata merce, sottoposta ad una logica di profitto e la sua gestione privatizzata.
Per invertire una volta per tutte la rotta, per mettere in sicurezza la risorsa acqua e difendere i diritti fondamentali delle cittadine/i
CHIEDIAMO
Al Governo italiano che si sta delineando nel nostro paese chiediamo di:
• prendere posizione ufficialmente contro la quotazione dell’acqua in borsa;
• approvare la proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo
integrale delle acque” (A. C. n. 52) in discussione presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori
Pubblici della Camera dei Deputati;
• sottrarre ad ARERA le competenze sul Servizio Idrico e di riportarle al Ministero dell’Ambiente;
• di investire per la riduzione drastica delle perdite nelle reti idriche;
• di salvaguardare il territorio attraverso investimenti contro il dissesto idrogeologico;
• impedire l’accaparramento delle fonti attraverso l’approvazione di concessioni di derivazione che
garantiscano il principio di solidarietà e la tutela degli equilibri degli ecosistemi fluviali.
Primi firmatari: Dacia Maraini (scrittrice), Luciana Castellina (personalità politica), Moni Ovadia ( attore cittadino del mondo) Nando dalla Chiesa (sociologo antimafia), Gino Strada ( medico) Emilio Molinari ( ambientalista), Padre Alex Zanotelli, ( missionario) Don Virginio Colmegna ( Casa della Carità.)
Segreteria operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.Mail: segreteria@ acquabenecomune.org
Il più grande isolamento nella storia umana è imposto al leader Apo (Abdullah Ocalan) e questo isolamento unico nella storia, immorale e senza scrupoli, viene perpetrato con più insistenza dopo l’alleanza AKP-MHP-Ergenekon.
Il sistema di isolamento internazionale che dura da 21 anni senza interruzione, ha raggiunto adesso un livello insopportabile. Nonostante le pressioni contro questo regime abbiano funzionato per un periodo, non sono mai risultate abbastanza sufficienti a porvi fine.
Gli avvocati del leader Apo sono riusciti ad avere un colloquio nel carcere di Imrali solo dopo il più grande sciopero della fame di massa della storia.
Il Ministero della Giustizia turco ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale garantiva che gli incontri sarebbero proseguiti, perciò tali manifestazioni si erano concluse.
E’ stato stabilito che attraverso la supervisione del CPT (Comitato europeo per la prevenzione delle torture) il divieto di visita per gli avvocati sarebbe stato revocato, lo stesso CPT avrebbe seguito la questione per evitare che l’isolamento totale si ripetesse.
Nella lotta per porre fine all’isolamento, 9 compagni, in particolare Uğur, Ümit, Zülküf, Ayten, si sono sacrificati e hanno dato fuoco ai loro corpi per non vivere mai più in tale regime, in nessun’altra circostanza.
La campagna NON POTETE OSCURARE IL NOSTRO SOLE , ha mostrato al mondo intero che la vita senza il leader Apo, che rappresenta il sole per il popolo curdo, non è possibile. Tra Apo e il popolo curdo esiste un legame di vita e i loro destini sono incrociati.
Possiamo infatti dire che il sistema di isolamento globale imposto al leader Apo è anche un isolamento imposto al popolo curdo e a tutti coloro che sostengono la libertà e la democrazia.
Opporsi al sistema di isolamento di Imrali, esprimere resistenza e organizzazione contro di esso è una della più fondamentali azioni di libertà e democrazia di questa epoca.
Il “sistema Imrali” deve essere demolito, questo percorso di libertà parte dalla cessazione dell’isolamento su leader Apo.
È ora ,è il giorno in cui rompere l’isolamento, di agire ininterrottamente per la libertà del leader, giocare la partita diplomatica. Se la guida del nostro popolo è il motivo della nostra vita, questo è il momento in cui mobiliteremo le nostre vite a servizio della libertà.
L’atteggiamento e la determinazione con cui lotteremo per la libertà del leader Apo contro l’oppressione sarà la stessa dei nostri compagni che hanno portato avanti la mobilitazione NON POTETE OSCURARE IL NOSTRO SOLE.
Stiamo avviando un processo d’azione indefinito e lottiamo per demolire il sistema Imrali. Ora, né il nostro movimento né il nostro popolo possono sopportare di vivere per un altro minuto con il sistema Imralı.
Su questa base per Apo e per la libertà del nostro popolo intraprenderemo un’azione continua in tutte le gli ambiti, in particolare nelle strade e nelle istituzioni; il mondo deve sapere che la pazienza è finita.
Tutte le forze che sostengono l’oppressione contro il popolo curdo e leader Apo e l’uso dei suoi simboli devono sapere che non accetteremo mai più queste imposizioni.
Da 21 anni un isolamento disumano si abbatte sugli ispiratori del Confederalismo democratico. Per 21 anni il popolo curdo e i suoi compagni internazionalisti hanno combattuto per la libertà del leader del popolo curdo e del lider del Confederalismo democratico Abdullah Ocalan. Su questa base si sono portate avanti costantemente azioni di massa, conferenze, festival, incontri. Sul campo internazionale, in Italia, Germania e Svizzera sono state condotte grandi azioni di appropriazione di massa, grande il lavoro svolto dai sindaci del Regno Unito e tutto questo continua senza sosta.
Il CPT ha confermato l’esistenza dello stato di isolamento ed ha affermato che il “sistema Imrali” deve cessare. Anche il CPT, che è stato coinvolto nella costruzione del sistema İmralı, afferma chiaramente che le condizioni di Imrali sono inaccettabili.
È stato portato avanti attraverso una gestione arbitraria lontana da tutti i pincipi legali e privazione di diritti basilari. Nesusna visita degli avvocati tra il 27 luglio 2011 e il 2 maggio 2019. Dopo che solo quattro (4) avvocati hanno ottenuto un colloquio, tra il 2 maggio e il 7 agosto 2019, il divieto è continuato.
Dopo la consultazione familiare svoltasi nel settembre 2016, ad Ocalan è stato permesso di vedere la sua famiglia solo 4 volte in date diverse (12 gennaio 2019, 5 giugno 2019, 2 agosto 2019 e 3 marzo 2020).
Il diritto alla corrispondenza, in precedenza limitato e censurato, è stato completamento abolito dal 20 luglio 2016. Il diritto dalla telefonata, che la legge stabilisce di 1 volta a settimana, è stato riconosciuto solo una volta neli ultimi 20 anni il 27 aprile 2020. Lo stesso diritto, portato a due volte nelle carceri a causa della pandemia, non è mai stato applicato alla detenzione di Ocalan. La telefonata citata è stata l’ultima nella quale è stato possibile ascoltarlo.
Qui è necessario menzionare due decisioni fondamentali della Corte Europea Diritti Umani riguardo la situazione del leader del popolo kurdo, in questi 21 anni.
La prima, nel 2005 dall’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, stabilisce che il diritto a un processo equo è stato violato; la seconda del 2014 afferma dall’art. 3 articolo della Convenzione, afferma che il divieto di tortura è stato violato.
Quando entrambi i pronunciamenti della Corte Europea vengono letti insieme, è possibile affermare che il nostro leader si trova in uno stato di prigionia e sottoposto a tortura senza aver ricevuto un giusto processo.
Pertanto, è chiaro anche attraverso un’interpretazione giuridica, non è legalmente possibile costringere il leader in carcere e non ha senso sottolineare la revisione delle sue condizioni.
Questa pratica, che dura da 21 anni, raggiungerà uno stato di equità e giustizia solo con l’abolizione del sistema İmralı e la messa in libertà del nostro leader.
In altre parole non chiediamo più il miglioramento della condizioni nelle carceri turche ma la CESSAZIONE IMMEDIATADI QUESTO SISTEMA E LA LIBERTA’ TOTALE PER TUTTI I DETENUTI POLITICI.
Ocalan ed il modello sociale basato sul Confederalismo democratico rappresenta nel 21° secolo per l’umanità ed il socialismo, ciò che Marx rappresentava nel 19° secolo e Lenin nel 20°. Possiamo affermare che ogni attacco contro l’ideologo del Confederalismo Democratico, che rappresenta il paradigma nella concezione di socialismo del 21° secolo, è espressione delle azioni contro l’umanità dei governanti oppressori.
Le teorie, il paradigma ed il progetto del Confederalismo democratico risplendono come un sole, in Rojava e per il resto dell’umanità rappresentano una grande speranza. Sebbene tutte le potenze dominanti del mondo siano intervenute per oscurare il sorgere del sole in Rojava, anche i popoli del mondo hanno svolto un ruolo importante nel mantenere viva questa rivoluzione abbracciandola fortemente.
La rivoluzione del Rojava è soprattutto la rivoluzione del leader del Confederalismo democratico, che ha preparato per anni la struttura materiale e ideologica della rivoluzione con grandi sforzi. In sostanza, la rivoluzione del Rojava è una rivoluzione nata dalle teorie e i pensieri di Öcalan.
È ORA. La campagna FREEDOM ÖCALAN, a differenza delle campagne condotte finora, è totalmente rivolta alla Libertà di Serok Apo. Le campagne che conduciamo, in parte da molti anni, sono ormai campagne permanenti la cui conclusione dipende dal successo della lotta.
Finora è stato svolto un lavoro di grande valore, soprattutto sotto la guida del sindacato britannico, sindacato dell’arte, amici italiani e tedeschi e l’esecuzione di questo lavoro in un coordinamento congiunto porterà seri risultati.
La partecipazione di tutti i nostri amici, interessati al contenuto, alla linea d’azione, all’azione diplomatica, alla promozione e alla propaganda della campagna, è molto importante per essa. Ci aspettiamo che il loro lavoro sia trasmesso alla commissione.
Ora è il momento della libertà del Leader Öcalan, ci aspettiamo l’alta partecipazione di tutti i nostri compagni e attivisti per portare a termine i lavori con l’unico obiettivo della libertà assoluta.
Cordiali saluti rivoluzionari
Consiglio del Comitato della Campagna È arrivato il momento. È Ora!
Comunità curda di Milano

Giovani Comunisti-e Lombardia.
Ogni #10febbraio siamo costretti ad assistere alla perpetua falsificazione della memoria. Ogni anno i numeri dei morti delle foibe aumentano o diminuiscono a piacimento di chi scrive. Ora poche migliaia, ora diecimila ora quarantamila. Basterebbe leggere la stampa di oggi per accorgersene.
Eppure la realtà storica parla di popoli, quelli slavi dell’Alto Adriatico, vessati e oppressi da un regime fascista che per anni ha vietato la loro lingua, la loro cultura e le loro tradizioni. Si parla di migliaia di morti nei campi di concentramento italiani nel confine orientale, tra cui il tristemente noto campo di Arbe.
Si parla di esecuzioni e rappresaglie legate al contesto bellico vendute come un grande piano di sterminio anti-italiano.
Il #giornodelricordo, istituto nel 2004, è stato fortemente voluto dalle forze di destra di allora, per speculare su una vicenda drammatica e per costituire un contrappeso al 27 gennaio e al 25 aprile.
Speculazioni, falsi storici, miti creati a tavolino, come la storia della foiba di Basovizza o di Norma Cossetto.
Noi, invece, vogliamo ricordare tutto: l’odio anti-slavo, la dominazione fascista, l’oppressione e le violenze, la lotta dei partigiani italiani, croati e sloveni per la libertà della nostra terra.
#GiovaniComunisti#rifondazionecomunista#rifondazione#comunismo#antifa#italia#jugoslavia#sinistra#resistenza#foibe#communism
1) In Ecuador, il 7 febbraio sono stati-e chiamati-e alle urne 13 milioni di elettori ed elettrici, 410.000 dei quali residenti all’estero, per eleggere il presidente e il vicepresidente, oltre ai 137 deputati dell’Assemblea nazionale e ai cinque rappresentanti del Parlamento andino.
2) Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea ha fatto parte degli osservatori internazionali invitati dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) dell’Ecuador, insieme al Partito della Sinistra Europea. Nonostante la pandemia che ha causato 15.000 morti, contagiato 260.000 persone, in un Paese di 17 milioni di abitanti, le elezioni si sono svolte in condizioni di relativa normalità e con un alta partecipazione, malgrado le molteplici difficoltà registrate nel voto all’estero e la paralisi per diverse ore del sistema di conteggio.
3) Il PRC-SE festeggia la vittoria della candidatura presidenziale di Andrés Arauz nel primo turno, con oltre il 32% dei voti. Inoltre, l’Unione per la speranza (UNES) ottiene il gruppo parlamentare più amplio nel Parlamento (Assemblea nazionale) e vince tra i migranti all’estero (anche in Italia). Mentre scriviamo non sappiamo ancora chi andrà al ballottaggio con Arauz il prossimo 11 aprile, data la differenza minima tra il banchiere e candidato di destra, Guillermo Lasso ed il candidato di Pachakutik, Yaku Pérez.
4) La vittoria elettorale di Arauz è ancor più rilevante vista la persecuzione politica e giudiziaria (lawfare) che la “Revoluciòn Ciudadana” ha subito durante il governo di Lenin Moreno. La proposta del “socialismo del XXI° secolo” per l’Ecuador, continua ad essere l’opzione più votata, nonostante molti dei dirigenti della campagna UNES siano in esilio, a partire dall’ex-Presidente Rafael Correa, viste le montature giudiziarie che lo hanno tenuto lontano dalla campagna.
5) Il PRC-SE si congratula con il “binomio della speranza” Arauz-Rabascal e con l’alleanza UNES e dichiara il proprio sostegno per il ballottaggio. Questa candidatura è quella che meglio rappresenta un progetto democratico e popolare al servizio delle grandi maggioranze sociali, delle lavoratrici e dei lavoratori, contro il neoliberismo e i “poteri forti” che hanno fatto ritornare il Paese alla precarietà, povertà e disuguaglianza sociale.
6) Per la UNES vincere al ballottaggio è difficile, ma non impossibile. Sarà da vedere come risponderanno ad Arauz la CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador), i numerosi movimenti sociali e gli altri candidati come Javier Hervás della Sinistra Democratica, che ha ottenuto il quarto posto con il 16% dei voti e un sostegno significativo da parte dei giovani. Viceversa, come hanno fatto intendere, il banchiere Guillermo Lasso ed il dirigente dei popoli originari Yaku Pérez potrebbero arrivare ad un accordo.
7) Come nel caso di Draghi in Italia, è chiaro che il banchiere leader della destra finanziaria, Guillermo Lasso, non rappresenterà mai gli interessi popolari, ma quelli di “lorsignori”. Lasso è già stato sconfitto due volte contro il “correismo”, nel 2013 e nel 2017. Neanche Yaku Pérez, il candidato del partito Pachakutik. Pérez è riuscito a capitalizzare politicamente la rivolta popolare dell’ottobre 2019, ma ha rotto il rapporto organico con la CONAIE scontrandosi con altri conosciuti dirigenti dei popoli originari, come Leónidas Iza o Jaime Vargas. Pérez si è mostrato più favorevole a fare accordi con il governo e la destra neoliberista che con la sinistra. Anche in politica estera, ha più volte manifestato la sua aperta ostilità ai governi progressisti della regione.
8) Per recuperare la democrazia e mettere il governo al servizio della maggioranza, solo un progetto storico progressista, con ampie alleanze politiche e sociali, potrà restituire all’Ecuador la dignità, la sovranità popolare e i diritti sociali persi negli ultimi anni di austerità, privatizzazioni e neoliberismo.
Roma, 9-2-2021
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
