Categoria: Politica

Aiutiamo Cuba nell’emergenza

Fabrizio Baggi, Segretario Regionale Prc Lombardia

🇨🇺#Cuba ha sempre dimostrato di essere un Paese che opera mettendo al centro la #solidarietà internazionale e la salute delle persone.

Anche l’#Italia, nella fattispecie la #Lombardia, nel corso della prima grave ondata della #pandemia ha potuto contare sul prezioso aiuto della Brigata medica #HenryReeve.

Ora è Cuba che a causa del #bloqueo criminale imposto dagli #USA sta vivendo una situazione di emergenza ed ha bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Attraverso l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba è possibile donare, ognuna e ognuno secondo le proprie possibilità, contribuendo a questa importante campagna di solidarietà.

#CubaSalva

#CubaSalvaVidas

#NoMasBloqueoACuba

Spezzare il silenzio…

Sono trascorse oltre due settimane dall’uccisione di Youns El Boussetaoi da parte dell’assessore Adriatici.

Un fatto gravissimo che ha lasciato sgomenta e addolorata una parte di Voghera.

La manifestazione di sabato 24 luglio (con la presenza della famiglia di Youns ed una grande partecipazione delle comunità marocchine e magrhebine oltre a moltissimi migranti con cittadinanza italiana uomini, donne, bambini) promossa originariamente dai giovani di “Noi siamo idee”, ha rappresentato un momento importante per la richiesta di giustizia sulla sua morte.

Manifestazione pacifica con una scarsissima presenza di vogheresi, in un centro cittadino con negozi inspiegabilmente chiusi dopo i messaggi di allarme inviati dalla sindaca.

Un segnale negativo che si è evidenziato anche nella seduta del Consiglio Comunale del 28 scorso.

Nella sede istituzionale cittadina sono mancate riflessione e approfondimento, con l’incredibile silenzio dei consiglieri di maggioranza che hanno rinunciato al proprio ruolo delegando alla sindaca ed alla sola capogruppo leghista, partito dell’ex assessore, gli interventi incentrati quasi esclusivamente sul presunto danno di immagine subito dalla città ad opera dei media.

Come se l’uccisione di un uomo ad opera di un rappresentante delle istituzioni locali fosse un normale fatto di cronaca.

E’ evidente la non volontà di fare i conti con il clima politico oltre che culturale nel quale è maturata l’uccisione di Youns.

Da almeno due decenni in città viene agitato il tema della presunta “sicurezza” mescolando situazioni reali di microcriminalità, progressivo degrado di aree e spazi urbani, assenza di iniziative sociali di accoglienza, sovrapponendo piano locale e nazionale per campagne politiche.

Il risultato è la diffusione di un “senso comune” fatto di indifferenza, razzismo e intolleranza (basta sfolgiare alcuni social locali per rendersene conto) mentre le scelte amministrative non affrontano le contraddizioni e le vecchie e nuove povertà, accentuate dalla pandemia, limitandosi a delegare gli interventi alle varie espressioni di volontariato presenti.

Pensiamo sia necessario spezzare il silenzio e riprendere al più presto occasioni di iniziativa, riflessione e confronto in città.

Vanno contrastate e respinte le logiche che da troppo tempo speculano e raccolgono consenso facendo leva sulle paure, sul rifiuto delle diversità, sull’esclusione delle persone più fragili ed esposte: le “vite di scarto” ben rappresentate da Youns e dalla sua tragica morte.

Associazione “Insieme”, A.N.P.I. sezione di Voghera, Comunità del Carmine, Legambiente Voghera – Oltrepò, C.G.I.L. Pavia, Associazione “Solidari – Dimbalente”, “Noi siamo idee”.

Gli allevamenti e la pesca intensiva sono una malattia per il pianeta. Il “Plant Based Treaty è la cura”

Elena Mazzoni*

Marco Cassatella**

Come Partito della Rifondazione Comunista e Giovani Comuniste/i abbiamo deciso di aderire al Plant Based Treaty una campagna “progettata per mettere i sistemi di produzione alimentare in prima linea nella lotta contro la crisi climatico-ecologica. il Plant Based Treaty mira a fermare il diffuso degrado degli ecosistemi causato dall’industria animale e a promuovere una trasformazione del sistema di produzione alimentare in un sistema etico, sostenibile e giusto per ogni specie vivente.”

La Terra è un treno in corsa sul ciglio di un burrone e le conseguenze di devastazione ed inquinamento ci stanno facendo cadere.

Tuttavia aldilà di quello che è facile pensare l’inquinamento ambientale non deriva solo dal settore dei trasporti o dalla produzione di energia. Diverse e molto complesse sono le stime della ripartizione dell’inquinamento in base ai settori delle principali attività umane. Secondo la più citata dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) che si basa su dati del 2010:

– Il 25% deriva dalla produzione di elettricità e calore, dalla combustione di carbone, gas naturali o

petrolio;

– Il 24% dall’agricoltura, allevamento e deforestazione;

– Il 14% dai trasporti

– Il 6% dal consumo di combustibili fossili per uso residenziale o commerciale;

– Il 10% da altre attività come raffinazione del petrolio, estrazione dei combustibili fossili e il loro trasporto.

L’idea che il consumo della carne possa essere un pericolo per la salute del pianeta oltre che della nostra fa

storcere il naso a tanti. Ma incominciando a considerare le percentuali sopracitate le idee si incominciano a schiarire, anche se alcune domande restano: come può un’abitudine alimentare causare inquinamento, consumo di suolo, deforestazione, perdita di biodiversità, diffusione di germi patogeni, maggiore mortalità per chi la consuma?

La risposta è sempre la stessa: il sistema di produzione.

Nel sistema di mercato liberale la produzione dei beni è condizionata dalla “domanda” del bene stesso. La richiesta di carne negli ultimi 60 anni è cresciuta vertiginosamente e questo ha portato ad un incremento della produzione che a sua volta ha reso necessaria l’industrializzazione del settore agricolo sancendo la nascita del sistema agroalimentare. Questo processo ha ridefinito la produzione agricola, che nella metà del novecento era basata sulla coltivazione di prodotti vegetali, i quali a parità di peso sono molto più nutrienti e quindi sfamavano e sfamano più bocche rispetto alla carne. Ma siccome le leggi del mercato hanno la meglio su tutto il resto, nascono le infinite distese di allevamenti intensivi (e di coltivazioni intensive di mangimi). Luoghi o non luoghi che si erigono lontano dagli occhi di tutti: animali stipati in pochi metri, ingrassati fino all’impossibile, cresciuti solo per rispettare le logiche del mercato. Con lo sviluppo del sistema di allevamento industriale la produzione di carne è aumentata vertiginosamente. Oggi si producono 335 milioni di tonnellate di carne. Nel 2050 si stima che la produzione arriverà a 455 milioni di tonnellate (Un Food and Agricolture Organization, 2018). Questo significa che ci saranno sempre più spazi che dovranno essere destinati alla produzione di carne. Ma l’aumento della produzione ha anche altre conseguenze, ancora più drammatiche:

– L’acqua utilizzabile dall’uomo è lo 0,5% di quella totale. Il 70% di questa è destinata all’agricoltura.

Gli allevamenti intensivi necessitano del 70 volte in più di acqua rispetto alle coltivazioni vegetali.

– Alla zootecnica è imputabile il 18% delle emissioni di gas serra (in particolare CO2 e metano) del pianeta, percentuale maggiore del settore dei trasporti (dati FAO). Anche se tutte le emissioni provenienti dai combustibili fossili del mondo finissero oggi, non saremmo ancora in grado di limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali

– Lo spazio necessario per gli allevamenti è stato ottenuto distruggendo l’ormai ex polmone del Mondo. La Foresta Amazzonica rischia di scomparire definitivamente a causa dell’industria della carne.

– Gli allevamenti intensivi sono una sorta di laboratorio di sintesi di germi patogeni. L’elevato numero di animali connesso ai farmaci somministrati agli animali, le condizioni di vita poco dignitose da un punto di vista igienico, l’elevato numero di polveri sottili liberate negli allevamenti sono i principali fattori che hanno portato allo sviluppo di malattie come aviaria, morbo della mucca pazza, salmonellosi, campylobacteriosi, influenza A (H1N1).

– Lo sfruttamento intensivo delle risorse ittiche rischia di decimare la biodiversità marina. Gli allevamenti di acquacoltura sono per lo più insostenibili da un punto di vista economico, in quanto per la produzione di una certa quantità di pesce è necessaria una quantità superiore di mangimi. Inoltre la pesca e dell’acquacoltura è responsabile del 27% dei rifiuti presenti negli oceani deriva dalla pesca e dall’acquacoltura.

Quindi se non vogliamo vivere in Mondo malato, inquinato, desertificato e colonizzato dalla produzione di carne dobbiamo cambiare rotta.

Per il nostro partito aderire a questa campagna non significa che dall’oggi al domani tutte e tutti ci definiamo vegani o vegetariani. Significa considerare il fatto che alcuni dei problemi ambientali del pianeta derivano da cosa l’industria alimentare ha deciso che dovessimo mangiare. Significa che oggi scegliere di continuare ad avere una dieta basata sui prodotti di origine animale equivale a scegliere un modello di sviluppo malato.

Le 3 richieste principali del trattato si concentrano su:

– La fine dell’ ampliamento delle terre destinate all’allevamento, e delle aree marine destinate all’acquacoltura e alla pesca.

– Transizione attiva dai sistemi di produzione alimentare basati sull’uso di animali a sistemi di produzione alimentari a base vegetale

– Ripristino degli ecosistemi e riforestazione della Terra

C’è chi decide di utilizzare i fondi per la finta transizione ecologica per il finanziamento di multinazionali che devastano ed inquinano il pianeta. C’è chi inquina, desertifica, prosciuga, fa ammalare per arricchirsi. Poi c’è chi ragiona insieme a scienziati, istituzioni accademiche e associazioni per trovare la cura alla malattia creata da altri. Il Pianeta rischia il baratro e noi non smetteremo mai di lottare per provare a salvarlo.

Mangiare meno carne, contrastare attivamente chi propone un sistema alimentare basato su deforestazione, consumo di suolo, inquinamento e maltrattamento delle specie viventi per noi è un modo per farlo.

*Responsabile Ambiente PRC-S.E.

*Responsabile Ambiente G.C.

Un altro primato italiano: 7 milioni di persone non possono permettersi nemmeno una settimana di vacanze

Molti cittadini europei non possono fare nemmeno una settimana di vacanze. Anche così si manifesta in Europa la crescita delle disuguaglianze prodotta dalle politiche neoliberiste che hanno tagliato salari, pensioni e protezioni sociali.
E’ quanto emerge da un report della CES basato sull’elaborazione di dati Eurostat sui cittadini e lavoratori europei a rischio povertà secondo cui ben 35 milioni di europei, il 59,5% di quelli il cui reddito è sotto la soglia del rischio povertà, non possono permettersi nemmeno una settimana di vacanze all’anno fuori casa.

L’Italia occupa il primo posto di questa triste graduatoria con ben 7 milioni di persone seguita dalla Spagna con 4,7 milioni, la Germania con 4,3 milioni, la Francia con 3,6 milioni.

Non siamo sorpresi da questi dati avendo denunciato da tempo gli effetti delle feroci politiche neoliberiste degli ultimi decenni in termini di disoccupazione, precarietà, bassi salari, aumento delle povertà; i salari da fame in particolare sono responsabili del fatto che una percentuale enorme della popolazione italiana, ben il 27% è a rischio povertà.

Non siamo nemmeno sorpresi del fatto che mentre si enfatizzano come strumenti di distrazione di massa i risultati dei nostri atleti alle olimpiadi, questo primato da veri numeri venga fatto passare dal governo e dai media amici completamente sotto silenzio.

La Ces presenterà questi dati alla Commissione europea per chiedere che la Direttiva sui salari minimi in preparazione contenga l’indicazione che essi non siano inferiori al 50 per cento della media , in modo da togliere ben 24 milioni di lavoratori dal rischio povertà.

Sappiamo che spesso le Direttive Ue lasciano il tempo che trovano e che essendo i salari italiani tra i più bassi d’Europa una retribuzione media sarebbe comunque insufficiente, ma va colta l’occasione per aprire una grande discussione nel paese.

Siamo impegnati per un autunno di mobilitazioni in cui oltre alle lotte contro i licenziamenti, la precarietà, l’occupazione e la riduzione d’orario si rimetta al centro la richiesta di un salario minimo orario di 10 euro netti.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Calendario del popolo: 6 agosto 1945, la bomba atomica su Hiroshima.

GIUSEPPE ABBA’

76 anni fa, il 6 agosto 1945, nelle prime ore del mattino, un aereo degli Stati Uniti sganciò sulla città giapponese di Hiroshima una bomba atomica.

Il 9 agosto un altro ordigno nucleare fu lanciato su Nagasaki.

Antefatto storico: il Giappone si era avviato sulla strada dell’imperialismo dalla fine dell’800 in poi.

Le tappe successive furono: la guerra con la Cina nel 1894, la partecipazione, assieme alle potenze occidentali, alla repressione della rivolta dei “Boxers” nel 1900, la guerra russo-giapponese del 1904-1905, l’invasione della Manciuria nel 1931, l’attacco alla Cina nel 1937, gli scontri con l’Armata Rossa Sovietica in Siberia nel 1938 e al confine mongolo- manciuriano nel 1939.

Alla fine, dopo aver trovato una forte resistenza da parte dell’ Unione sovietica e della guerriglia comunista cinese, il Giappone si rivolge verso Sud (il Nanshin) attaccando la base USA di Pearl Harbour nelle Hawaii.

Tutto questo promosso, come per gli altri imperialismi, dai grossi gruppi capitalistici (nel caso del Giappone gli “zaibatsu”).

Gli Stati Uniti, durante la guerra, con il progetto “Manhattan” avevano costruito tre bombe atomiche.

La prima fu sperimentata nel deserto del New Mexico, ma le altre due furono lanciate sul Giappone.

In realtà il Giappone, nel 1945, era ormai sconfitto per cui l’uso delle bombe atomiche, che provocarono la morte orrenda di centinaia di migliaia di persone sia nel primo impatto che successivamente per le radiazioni, aveva lo scopo di cominciare a preparare il terreno per il dopoguerra contro l’Unione sovietica.

L’Unione sovietica entrò in guerra contro il Giappone l’8 agosto, sconfiggendo la forte armata nipponica del Kwantung e occupando la Manciuria e la Corea del Nord.

Con l’uso della bomba atomica il presidente USA Truman voleva dimostrare che” non aveva bisogno dell’armata Rossa” e poi voleva far pesare negli anni successivi l’ arma nucleare nei nuovi rapporti di forza.

Ma, nel 1949, “l’equilibrio atomico” fu ristabilito, in quanto anche l’Unione Sovietica riuscì a dotarsi di tali armi.

Il Mondo entrava in una nuova era, in quanto la potenza distruttiva di tali armi era (ed è) tale da distruggere gran parte della vita sulla Terra.

Nacquero sin dal 1949 grandi movimenti contro le armi atomiche: dall’appello di Stoccolma con la raccolta di milioni di firme (in prima fila i Comunisti), alla marcia Londra-Aldermaston, alla lotta contro la NATO e le basi militari, a quella contro gli euromissili.

Anche oggi è necessario l’impegno contro le armi atomiche. In Italia, a Ghedi e ad Aviano sono stoccate decine di testate nucleari in fase di ristrutturazione per essere portate dagli F 35, con spese enormi.

Mancano i soldi per i “Canadair” contro gli incendi, mentre miliardi di euro vengono spesi per gli F 35, per i profitti dell’industria aeronautica degli Stati Uniti.

Grande successo della festa provinciale di Rifondazione Comunista a Bereguardo

Si è svolta nei giorni 30 e 31 Luglio e il primo di agosto la nostra tradizionale festa provinciale.

Sono stati tre giorni di grande impegno e lavoro per i compagni e le compagne del partito, ma sicuramente il risultato premia questo nostra fatica .

La partecipazione popolare è stata all’altezza delle nostre aspettative, hanno partecipato alla festa e apprezzato la nostra cucina centinaia di persone e interi gruppi familiari, una vera festa di popolo.

Una festa, fatta con pochi mezzi ma tanta passione senza nessun grande sponsor, senza la presenza di grandi artisti per attirare persone ma i nostri artisti sono stati tutti bravissimi e molto apprezzati dalla nostra gente.

Abbiamo organizzato anche due iniziative politiche ,una per pubblicizzare la nostra nuova rivista SU LA TESTA con il caporedattore Nando Mainardi e un incontro tra i nostri Giovani Comunisti, tutte due riuscite sia per la partecipazione che il livello del dibattito che si è sviluppato.

Con queste due iniziative volevamo dimostrare che è possibile coniugare divertimento e riflessione politica e credo che ci siamo riusciti.

Tutta la festa è stata un grande momento di diffuso dibattito politico informale che sicuramente ci ha tutti arricchiti.

Anche il risultato economico è stato positivo,assicuriamo che il ricavato di questa iniziativa verrà impiegato per le nostre attività politiche, noi non vogliamo dipendere dai vari potentati economici per i finanziare le nostre attività.

Ora andiamo a goderci alcuni giorni di meritato riposo per essere pronti a settembre a rilanciare il nostro progetto politico a partire dalla festa del circolo PRC di Vigevano che inizia il 3 settembre.

Per concludere voglio ringraziare tutte/i le compagne/i per il loro meraviglioso lavoro e tutti i cittadini che abbiamo incontrato in questi giorni

Alla prossima festa

Pavia 03/08/2021

Piero Rusconi seg. Rifondazione Comunista federazione Pavia

L’Italia brucia…

Gino Giovinazzo

Siamo alle solite, l’Italia brucia con i roghi e la Protezione Civile non riesce a venirne a capo se non con sacrifici, d’altro canto invece l’aereonautica militare italiana ha acquisito quattro F35, valore di 144 milioni di euro ciascuno e ne ha ordinati ancora degli altri, era troppo difficile e oneroso ordinare dei Canadair e affidarli alla Protezione Civile per compiti che servono alla comunità in caso di necessità spendendo tra l’altro cifre ridicole rispetto gli F35, questa è la mentalità di chi non ha a cuore gli italiani ma solo sudditanza per la NATO.

Festa provinciale di Rifondazione Comunista, Fed. di Pavia a Bereguardo. Incontro e dibattitto con Nando Mainardi caporedattore della rivista SU LA TESTA.

Sabato 31 luglio alle ore 18, nell’ambito della festa provinciale di rifondazione comunista, a Bereguardo, incontro con Nando Mainardi caporedattore della rivista Su LA TESTA .

Discuteremo con lui degli obbiettivi che si pone questa rivista, quale ruolo ha Rifondazione Comunista nella gestione della stessa.

Ovviamente il compagno ci illustrerà i contenuti dell’ultimo numero in uscita dedicato al ventennale dei fatti di Genova.

Con questa iniziativa vogliamo lanciare anche nella nostra provincia una campagna abbonamenti.

Mai come ora è necessario una riflessione politica e un analisi attenta per affrontare questo periodo così difficile.
Partecipate numerosi.

Piero Rusconi PRC Pavia

Gli sprechi di soldi pubblici del Clir. “Tre milioni di euro. Una vergogna”

Video tratto da: Milano Pavia TV On Demand

Un nostro comunicato di RIFONDAZIONE COMUNISTA del 10 giugno 2021.

CLIR: LA FARSA E’ FINITA

Il 9  giugno la maggioranza dei comuni del consorzio  ha decretato la fine del  CLIR.

Dopo tante promesse, come al solito non mantenute, si è deciso di liquidare la società pubblica che gestiva la raccolta dei rifiuti di molti comuni della Lomellina.

Grave è soprattutto l’atteggiamento di quei comuni (Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro) che, prima avevano siglato un accordo con Cgil-Cisl-Uil per il rilancio del Consorzio e per il mantenimento della gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico e poi, con un vergognoso voltafaccia, si sono rimangiati questi propositi.

Dopo anni di cattiva gestione da parte delle amministrazioni del Centrodestra della nostra zona (che fine ha fatto il buon governo tanto propagandato?) si è portata a compimento una scelta che rischia di avere gravi conseguenze sulla gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che su il reddito di quaranta famiglie.

Non si trovino scuse, la gestione del CLIR era ed è interamente nelle mani dei politici locali, se si è arrivati a questo punto, i responsabili non possono che essere i sindaci del nostro territorio.

Con l’affossamento del consorzio pubblico ora si affiderà ai privati la gestione della raccolta dei rifiuti e questo provocherà seri problemi, com’è stato dimostrato dalla gestione dei privati che si sono occupati negli ultimi anni di rifiuti: ricordiamo l’incendio Bertè, la gestione degli scarrabili, ecc.

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua piena contrarietà ad affidare a privati un settore cosi delicato come quello del ciclo dei rifiuti.

Esprimiamo il nostro appoggio all’azione delle organizzazioni sindacali per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del Clir e perché il ciclo dei rifiuti rimanga pubblico.

Mortara 10 giugno 2021

Giuseppe Abbà consigliere del comune di Mortara

Piero Rusconi Seg. Rifondazione Comunista Pavia

Video con interviste di sindacalisti e lavoratrici della Moreschi al presidio davanti alla fabbrica

A FIANCO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI DELLA MORESCHI

Il Partito della Rifondazione Comunista è a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della ditta Moreschi, nella loro lotta in difesa del posto di lavoro.

La MORESCHI, famoso marchio calzaturiero Vigevanese da tempo sta attraversando una grave crisi, crisi che invece di essere affrontata con nuovi piani industriali, nuove idee imprenditoriali e investimenti, la nuova proprietà non trova niente di meglio che decentrare a contoterzisti pezzi della produzione lasciando una buona parte delle lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione a zero ore.

Come al solito si pensa di risolvere i problemi riducendo il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori.

Come al solito i nostri imprenditori nostrani non sanno fare altro che risolvere il loro problemi facendo pagare alle lavoratrici i loro errori.

La nuova proprietà deve presentare un piano industriale che abbia come scopo finale la salvaguardia dei posti di lavoro e la salvaguardia di un marchio che è patrimonio non solo loro, ma di tutta la collettività del Vigevanese.

Occorre rilanciare, anche nella nostra provincia un movimento di lotta che unisca tutti i lavoratori e le lavoratrici, purtroppo molti, che sono coinvolti i progetti di ristrutturazione aziendali per chiedere nuovi piani industriali finalizzati alla difesa dell’occupazione.

Basta con politiche economiche tese a favorire i soliti noti, occorrono politiche economiche atte a  favorire la salvaguardia dell’occupazione.

È giunto il momento che le istituzioni politiche non siano solo soggetti passivi che assistono impotenti ai processi economici, ma anche utilizzando le risorse che ci arriveranno dall’Europa svolgano un ruolo attivo di indirizzo economico.

Rifondazione Comunista è impegnata con tutte le sue forze per costruire un movimento di lotta contro queste politiche neoliberiste.

Partito della Rifondazione Comunista