Categoria: Politica

G20 Salute, esisteva un’altra strada che non fosse affidarsi alla carità dei paesi ricchi

Pubblicato il 7 set 2021

Paolo Ferrero*

I toni trionfalistici con cui il ministro Roberto Speranza ha annunciato il Patto di Roma, con cui si è concluso il G20 sulla Salute, costituiscono una dimostrazione lampante di malafede. Il vertice dei 20 ministri della Sanità ha ribadito l’impegno ad arrivare al 40% di vaccinazioni sul complesso della popolazione mondiale. Si tratta di un ottimo proposito visto che la situazione attuale vede la popolazione africana con una quota di vaccinazioni al di sotto del 2%.

Peccato che il vertice di Roma non abbia preso alcun impegno concreto su come realizzare l’obiettivo indicato, continuando a far affidamento sulla carità dei paesi ricchi per acquistare dalle multinazionali i vaccini per i paesi poveri. Il vertice romano del G20 ha quindi deciso di raggiungere gli obiettivi fissati perseguendo la stessa strada che fino ad ora non ha funzionato e ci ha portato in questo disastro di 4 milioni e mezzo di morti. È come se uno che voglia volare a New York invece di comprarsi un biglietto aereo si comprasse un aquilone. Quella individuata a Roma non è una strada difficile, è una strada impossibile e solo chi è in malafede può condannare a morte milioni di persone facendo finta di volerle salvare.

Esisteva un’altra strada che non fosse quella di affidarsi alla carità dei paesi ricchi? La strada per risolvere questo problema c’è, è semplice, ma è stata rifiutata dal vertice di Roma a partire dal governo italiano. La strada è quella della sospensione immediata dei brevetti sui vaccini, così come richiesto da tempo dai paesi del Sud del mondo. Questa proposta semplicissima non è stata bloccata dai cinesi o dal governo statunitense o dai talebani, ma dall’Unione Europea e dal governo italiano: siamo proprio noi i cattivi che per difendere i profitti miliardari di big pharma condanniamo a morte milioni di persone tra cui noi stessi.

Il punto non è che i paesi occidentali non sono abbastanza caritatevoli nei confronti di quelli poveri. Il punto è che il brevetto sui vaccini determina da un lato un prezzo dei vaccini altissimo e dall’altra un restringimento della produzione degli stessi. In altre parole sospendere i brevetti ad aziende che hanno già fatto profitti miliardari sui vaccini sin qui prodotti, permetterebbe di abbattere i costi e di togliere i vincoli alla produzione, allargandola quanto basta. Il problema della produzione dei vaccini non è tecnico o tecnologico ma politico: i politici europei che rispondono alle banche e alle multinazionali, in Italia dal Partito democratico alla Lega, da Forza Italia ai 5 stelle, non vogliono disturbare il manovratore. A scanso di equivoci anche Fratelli d’Italia in sede europea si è pronunciata contro la sospensione dei brevetti sui vaccini…

Si badi che questo non è solo un problema per chi vive nei paesi del Sud ma anche per noi che viviamo in Italia. Non c’è l’immunità di gregge in un paese solo ed è inutile parlare di terze o di quarte dosi – come sta avvenendo in Israele – se non si permette l’accesso al vaccino al complesso della popolazione mondiale. Basti pensare al nome che è stato dato ad alcune varianti per avere chiaro che se non è combattuta ovunque, la sindemia si riproduce mutata in altri paesi, selezionando un virus sempre più aggressivo. Il primo passo per combattere efficacemente la sindemia del Covid è quindi evitare di farsi prendere in giro da un governo che mentre ci fa litigare sul green pass non persegue una effettiva efficacia dei vaccini. Per questo è decisivo battersi contro i brevetti sui vaccini: perché è l’unica strada per rendere veramente efficaci i vaccini.

*Vice presidente del Partito della Sinistra Europea, da il Fatto quotidiano

Video 13^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano. Un grande successo. Grazie a tutti e tutte i partecipanti.

È stato un grande successo per la partecipazione di popolo, nonostante le restrizioni sanitarie anti-covid, ed ha superato le nostre aspettative.
Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti con numerose presenze ed attenzione ai dibattiti politici, allo spettacolo teatrale e musicali.
Ringraziamo calorosamente tutti e tutte.
Buona visione.
Circolo RIFONDAZIONE COMUNISTA VIGEVANO.

ACERBO (PRC-SE): AFGHANISTAN, UE SCEGLIE LINEA DI ORBAN E MELONI SU PROFUGHI

Maurizio Acerbo

La dichiarazione del Consiglio Europeo su Afghanistan è un’offesa a tutti i principi umanitari che i paesi occidentali millantano. 
La realtà è che la linea condivisa è quella che in maniera più esplicita hanno proposto Orban, Meloni e Salvini. La differenza tra la destra e il resto è solo di toni non di sostanza. Alla fine Europa è unita nel dire “aiutiamoli a casa degli altri”. 
Dopo 20 anni di guerra e occupazione militare giustificate con ragioni umanitarie l’Europa blinda le frontiere e si prepara a respingere uomini, donne e bambini che fuggiranno dall’Afghanistan. 
Come si fa a definire illegale l’immigrazione dall’Afghanistan quando è evidente la situazione del paese? 
Noi che ci siamo opposti alla guerra e all’enorme spreco di risorse che ha comportato pensiamo che onorerebbe i nostri popoli spendere per la solidarietà concreta aprendo le porte del nostro continente a chi fugge. 

La dichiarazione del Consiglio Europeo è una vergogna: “L’UE impegnerà e rafforzerà il suo sostegno ai paesi terzi, in particolare ai paesi vicini e di transito, che ospitano un gran numero di migranti e rifugiati, per rafforzare le loro capacità di fornire protezione, condizioni di accoglienza dignitose e sicure e mezzi di sussistenza sostenibili per i rifugiati e le comunità di accoglienza. L’UE coopererà inoltre con tali paesi per prevenire l’immigrazione illegale dalla regione, rafforzare la capacità di gestione delle frontiere e prevenire il traffico di migranti e la tratta di esseri umani” (…)  “l’UE ei suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per prevenire il ripetersi di movimenti migratori illegali su larga scala incontrollati affrontati in passato, preparando una risposta coordinata e ordinata. L’UE dovrebbe inoltre rafforzare il sostegno ai paesi nelle immediate vicinanze dell’Afghanistan per garantire che coloro che ne hanno bisogno ricevano un’adeguata protezione principalmente nella regione.”(…)”L’UE e i suoi Stati membri, con il sostegno di Frontex, restano determinati a proteggere efficacemente le frontiere esterne dell’UE, a prevenire gli ingressi non autorizzati e ad assistere gli Stati membri più colpiti”.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea 

Dichiarazione sulla situazione in Afghanistan

  1. I ministri dell’Interno dell’UE si sono riuniti oggi in una riunione straordinaria del Consiglio per discutere gli sviluppi in Afghanistan, più specificamente in relazione alle potenziali implicazioni nei settori della protezione internazionale, della migrazione e della sicurezza. La gravità della situazione in evoluzione richiede una risposta determinata e concertata alle sue molteplici dimensioni da parte dell’UE e della comunità internazionale.
  2. L’evacuazione dei nostri cittadini e, per quanto possibile, dei cittadini afgani che hanno collaborato con l’UE, i suoi Stati membri e le loro famiglie è stata condotta in via prioritaria e continuerà. Al riguardo, è in corso un intenso lavoro per individuare soluzioni mirate per i restanti casi specifici di persone a rischio in Afghanistan.
  3. Come priorità immediata, l’UE continuerà a coordinarsi con i partner internazionali, in particolare l’ONU e le sue agenzie, per la stabilizzazione della regione e per garantire che gli aiuti umanitari raggiungano le popolazioni vulnerabili, in particolare donne e bambini, in Afghanistan e in paesi limitrofi. A tal fine, l’UE ei suoi Stati membri intensificheranno il sostegno finanziario alle pertinenti organizzazioni internazionali.
  4. L’UE impegnerà e rafforzerà il suo sostegno ai paesi terzi, in particolare ai paesi vicini e di transito, che ospitano un gran numero di migranti e rifugiati, per rafforzare le loro capacità di fornire protezione, condizioni di accoglienza dignitose e sicure e mezzi di sussistenza sostenibili per i rifugiati e le comunità di accoglienza. L’UE coopererà inoltre con tali paesi per prevenire l’immigrazione illegale dalla regione, rafforzare la capacità di gestione delle frontiere e prevenire il traffico di migranti e la tratta di esseri umani. A tal fine, i mandati delle agenzie dell’UE dovrebbero essere pienamente utilizzati. In particolare, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo dovrebbe intensificare le sue operazioni esterne per lo sviluppo delle capacità di asilo. Inoltre, nell’ambito degli sforzi globali, il sostegno potrebbe essere fornito sotto forma di reinsediamento su base volontaria,
  5. Il piano d’azione sull’Afghanistan dovrebbe essere prioritario e rivisto alla luce di questa dichiarazione e delle mutate circostanze per renderlo più operativo. È necessario un approccio Team Europe per lavorare con i vicini dell’Afghanistan per affrontare l’impatto dello sfollamento nella regione. Il Consiglio esorta la Commissione a valutare tutte le opzioni per l’assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del quadro finanziario pluriennale, in particolare l’NDICI e gli strumenti in materia di asilo, migrazione e gestione delle frontiere.
  6. Sulla base delle lezioni apprese, l’UE ei suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per prevenire il ripetersi di movimenti migratori illegali su larga scala incontrollati affrontati in passato, preparando una risposta coordinata e ordinata. Si dovrebbero evitare incentivi all’immigrazione clandestina. L’UE dovrebbe inoltre rafforzare il sostegno ai paesi nelle immediate vicinanze dell’Afghanistan per garantire che coloro che ne hanno bisogno ricevano un’adeguata protezione principalmente nella regione. La necessità di una comunicazione esterna ma anche interna unificata e coordinata è fondamentale. Dovrebbero essere lanciate campagne informative mirate per combattere le narrazioni utilizzate dai trafficanti, anche nell’ambiente online, che incoraggiano le persone a intraprendere viaggi pericolosi e illegali verso l’Europa.
  7. L’UE ei suoi Stati membri faranno tutto il possibile per garantire che la situazione in Afghanistan non comporti nuove minacce alla sicurezza per i cittadini dell’UE. Tutti gli sforzi devono essere perseguiti per garantire che il regime dei talebani cessi tutti i legami e le pratiche con il terrorismo internazionale e che l’Afghanistan non diventi ancora una volta un santuario per terroristi e gruppi criminali organizzati. L’UE utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per monitorare da vicino e rispondere agli sviluppi sul campo che potrebbero avere un impatto sulla sua sicurezza, in particolare nel settore della criminalità organizzata e del terrorismo, compreso il suo finanziamento. Europol fornirà un’analisi dei rischi criminali legati alla situazione in Afghanistan. Scambio di informazioni e intelligence, in linea con le competenze nazionali, anche con paesi terzi e condivisione di valutazioni periodiche delle minacce, sono della massima importanza. L’esecuzione tempestiva dei controlli di sicurezza delle persone evacuate dall’Afghanistan rimane cruciale.
  8. L’UE e i suoi Stati membri, con il sostegno di Frontex, restano determinati a proteggere efficacemente le frontiere esterne dell’UE, a prevenire gli ingressi non autorizzati e ad assistere gli Stati membri più colpiti. Dovrebbero essere effettuati adeguati controlli di sicurezza, anche attraverso il pieno utilizzo delle pertinenti banche dati dell’UE, nonché la registrazione in Eurodac. Inoltre, nell’ambito del nostro approccio globale alla cooperazione esterna in materia di migrazione, le clausole relative ai cittadini di paesi terzi negli accordi di riammissione tra l’UE e alcuni paesi di transito dovrebbero essere utilizzate laddove siano soddisfatti i requisiti legali.
    Il Consiglio riconosce la necessità di sostenere e fornire un’adeguata protezione a chi ne ha bisogno, in linea con il diritto dell’UE e i nostri obblighi internazionali, e di avvicinare le prassi degli Stati membri in materia di accoglienza e trattamento dei richiedenti asilo afghani.
  9. Il Consiglio seguirà da vicino gli sviluppi nel settore della protezione internazionale, della migrazione e della sicurezza. Risponderà ai tentativi di strumentalizzare la migrazione illegale per scopi politici e altre minacce ibride, anche sviluppando nuovi strumenti. Il Consiglio monitorerà inoltre da vicino l’attuazione delle azioni summenzionate e garantirà un bilancio regolare al fine di migliorare ulteriormente la capacità di gestione delle crisi dell’UE, basandosi sugli strumenti già sviluppati. Il coordinamento di tutte le dimensioni di questa situazione (umanitaria, sviluppo, protezione internazionale, migrazione, sicurezza, politica estera) è cruciale

Perché serve cambiare il business as usual e sostenere il Plant Based Treaty

Pubblicato il 31 ago 2021

Elena Mazzoni*

Marco Cassatella**

Nel sesto rapporto dell’International Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, scienziat@ di tutto il mondo ci avvertono che dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di metano oppure affronteremo la catastrofe climatica.

Il gas metano, prodotto dall’industria zootecnica, dal gas di scisto e dall’estrazione del petrolio, sta giocando un ruolo sempre più importante nel surriscaldamento del pianeta.

Fermare le emissioni di anidride carbonica non è sufficiente per fermare la crisi climatica, è necessario fermare soprattutto le emissioni di gas metano per rimanere entro i 1,5 gradi di surriscaldamento globale.

Un trattato internazionale per una transizione verso un sistema di produzione alimentare a base vegetale è un passo necessario e per questo, mercoledì 1 settembre verrà lanciata in oltre 80 città di tutto il Mondo la campagna #PlantBasedTreaty, progettata per mettere i sistemi di produzione alimentare in prima linea nella lotta contro la crisi climatico-ecologica e ribadire l’insostenibilità sociale, ambientale ed etica dell’attuale sistema economico ed alimentare. Un sistema che causa crisi alimentari e ambientali, che distrugge foreste, ecosistemi e culture locali e che disumanizza il rapporto tra uomo ed animale,  trattando quest’ultimo solo come merce, solo come carne da macello.

Dopo aver chiarito i costi in termini ambientali, sociali ed economici di  un modello alimentare a base animale, abbiamo deciso di impegnarci attivamente attraverso la cooperazione con le diverse associazioni che si occupano e preoccupano di curare il pianeta dalle scelleratezze del sistema capitalista.

Plant Based Treaty mira a fermare il diffuso degrado degli ecosistemi causato dall’industria animale e a promuovere una trasformazione del sistema di produzione alimentare in un sistema etico, sostenibile, giusto e totalmente a base vegetale per una giustizia animale, climatica ed alimentare.

L’industria alimentare e in particolare quella della carne è responsabile delle logiche consumiste che hanno portando, tra tutte, alla deforestazione della Foresta Amazzonica in favore delle inquietanti distese di mattatoi ed allevamenti superintensivi in Sudamerica.

L’Amazzonia – il tratto più grande e più ricco di biodiversità, di tutte le foreste pluviali tropicali del mondo – è sotto minaccia da molto tempo. Assorbe circa il 15% dell’anidride carbonica nell’atmosfera ed è essenziale per la stabilità del clima globale, oltre che per il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi. L’Amazzonia attraversa nove paesi dell’America Latina, ma la stragrande maggioranza di essa, il 60%, si trova in Brasile.

Dal 1978 oltre 750.000 chilometri quadrati della foresta pluviale amazzonica sono
stati distrutti, principalmente a causa dell’espansione dell’industria del bestiame, seguita dalle miniere e dall’agricoltura su larga scala. Questa tendenza negativa cominciò ad invertirsi durante la presidenza di Lula, quando il tasso di deforestazione venne ridotto della metà, il miglioramento più consistente registrato nell’area, ottenuto grazie ad un monitoraggio più vigoroso e ad una rigorosa applicazione delle norme.

Nel 2012 la Presidentessa Dilma Rousseff, succeduta a Lula, si è scontrata frontalmente, con la potente lobby agroalimentare del Brasile, sulla revisione del codice forestale, la legge che disciplina la percentuale minima e il tipo di bosco che gli agricoltori, le aziende del legname e altri, devono lasciare intatta nelle loro proprietà.

Nonostante non controllasse la maggioranza al Congresso, la Rousseff è riuscita a porre il veto su alcune parti del disegno di legge che tentavano di allentare la protezione della foresta.
Il colpo di stato di destra, contro la presidenza di Dilma Rousseff, ha sancito il processo crisi in Amazzonia, culminato con l’ascesa al potere del Presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, nel 2018.

L’industria alimentare studiando i nostri comportamenti a tavola ha deciso – al posto nostro – il cibo di cui nutrirci, senza considerare le conseguenze sopracitate.

Attualmente circa il 37% delle emissioni di gas serra sono legate alla produzione di cibo e, secondo Greenpeace, la produzione zootecnia europea ne produce 704 milioni di tonnellate (molte più delle auto). Inoltre, come è stato ampiamente dimostrato e comunicato da organizzazioni internazionali come l’OMS, ad un’alimentazione ricca di prodotti di origine animali, soprattutto se altamente processati, sono legate patologie gravi come la neoplasia colonrettale, tanto da essere inserita dalla stessa OMS nella lista delle sostanze che causano il cancro insieme al fumo, il benzene, l’arsenico e l’alcol. A quest’ultimo aspetto, oltre alle gravi conseguenze causate alla salute delle persone, sono legati alti costi di ospedalizzazione per le persone che si ammalano a causa di un eccessivo consumo di prodotti animali.

Pertanto è necessario intervenire nella produzione di alimenti di origine animale, in quanto ad oggi insostenibile da un punto di vista ambientale, sociale, oltre che etico. In particolar modo si fa riferimento a quei sistemi di allevamento intensivi o super-intensivi che, oltre a contribuire costantemente agli squilibri causati dai cambiamenti climatici, non tengono conto della vita, del benessere e della dignità degli animali.

É inoltre indispensabile indirizzare i finanziamenti verso un piano di transizione agricola in grado di favorire l’implementazione di sistemi colturali e zootecnici che operino rispettando l’ambiente e gli animali, anche per prevenire future epidemie/pandemie. Saranno quindi favorite attività agricole ad economia circolare, o comunque attività che operano riducendo drasticamente l’impatto negativo su atmosfera, suolo, acqua, lavoratori e lavoratrici.

Gli interventi nel settore agricolo dovranno prioritariamente interrompere la condizione di schiavitù in cui migliaia di persone, soprattutto immigrate, vivono nei campi agricoli italiani. Al fine di attuare una “revisione sostenibile” dell’intera filiera agroalimentare è inoltre importante promuovere la riconversione delle attuali filiere agroalimentari in sistemi economicamente più equi, in modo da ridistribuire la ricchezza tra la produzione primaria e la ricchissima GDO.

L’agroalimentare italiano, conosciuto in tutto il mondo, va accompagnato sulla strada dell’agroecologia, rispettando quanto previsto dalla strategia europea “Farm to fork” 2030.

Per questo crediamo che un modo per salvare il pianeta dalla deriva può passare per la lotta in favore del cibo che crediamo sia giusto produrre e mangiare per noi stess@ e per il pianeta.

*responsabile nazionale ambiente Partito della Rifondazione Comunista

**responsabile ambiente Giovani/e Comunisti/e

Un ponte intitolato a Gino

Adriano Arlenghi

Intitolare un luogo pubblico di Mortara a Gino Strada, il fondatore di Emergency scomparso pochi giorni fa. Questa è la proposta che la “Mortara che vorrei”, rivolge oggi 28 agosto 2021 al Sindaco e all’Amministrazione Comunale di Mortara.

Nel comunicato si legge: la morte del fondatore Emergency ha colpito profondamente i cittadini mortaresi e in generale l’opinione pubblica e tutto il mondo del volontariato. L’associazione umanitaria, nata dall’idea di Gino Strada nel 1994, ha operato in 17 paesi e ha curato oltre 11 milioni di persone. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando il fondatore di Emergency ha sottolineato come: “in coerenza con la nostra Costituzione che ripudia la guerra , Gino Strada ha fatto di questa indicazione l’ispirazione delle azioni umanitarie sviluppate in Italia e all’estero, esprimendo, con coraggio, una linea alternativa allo scontro tra i popoli e al loro interno”.

Sappiamo dicono ancora gli attivisti dell’associazione che l’intitolazione di uno spazio pubblico deve passare dalla Giunta comunale e poi dall’autorizzazione del Prefetto e che deve essere motivata da azioni meritevoli compiute dalla persona a cui si vuole intitolare lo spazio e deve essere richiesta per persone decedute da non meno di 10 anni. Sulla prima questione non ci sono dubbi, sulla seconda confidiamo in un’autorizzazione prefettizia, sottolineando che richieste analoghe sono portate avanti in molte città italiane.

Gli amici della “Mortara che vorrei” individuano anche un luogo pubblico. Dicono esso potrebbe essere una strada, ma pensiamo anche ad una intitolazione con targa del ponticello sul torrente Arbogna. Ponte che congiunge Piazza Trento con Piazza Trieste. Dopotutto Gino Strada è stato costruttore di ponti, portando cura e solidarietà in ogni angolo del mondo.

Ricordano infine che l’Amministrazione Comunale di Mortara ha già in passato manifestato la propria sensibilità come Ente Locale promotore di pace approvando con la delibera n.. 8 del 29-02-2016 l’adesione all’organizzazione non governativa “MAJORS FOR PEACE”.

La delibera approvata cinque anni fa proponeva di:

  1. Dichiarare il Comune di Mortara “Comune operatore di Pace” assumendo un’impegno permanente in favore di attività e promozione della pace.

2. Contribuire alla costituzione di una efficace rete nazionale di Comuni Operatori di Pace e di aderire alla campagna internazionale “Majors for Peace” per la totale abolizione dell’uso e della minaccia dell’uso delle armi nucleari nonché di ogni altro strumento di sterminio di massa.

La “Mortara che vorrei” ritiene che le deliberazioni debbano avere una loro forza e costanza, non possono cioè essere solo dichiarazioni d’intenti, abbandonate poi nei cassetti polverosi del Palazzo. Per chiesto chiede, proprio in considerazione della delibera approvata di darle un seguito con l’impegno a intitolare un luogo pubblico a Gino Strada. Di Gino Strada pertanto forniscono una scheda illustrativa.

Gino Strada nasce a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, il 21 aprile 1948. Si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano e si specializza in Chirurgia d’Urgenza.

Per completare la formazione da medico-chirurgo, negli anni Ottanta vive per 4 anni negli Stati Uniti, dove si occupa di chirurgia dei trapianti di cuore e cuore-polmone presso le Università di Stanford e di Pittsburgh. Si sposta poi in Inghilterra e in Sud Africa, dove svolge periodi di formazione presso l’ospedale di Harefield e presso il Groote Schuur Hospital di Città del Capo.

Nel 1988 decide di applicare la sua esperienza in chirurgia di urgenza all’assistenza dei feriti di guerra. Negli anni successivi, fino al 1994, lavora con la Croce Rossa Internazionale di Ginevra in Pakistan, Etiopia, Tailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia.

Nel 1994, l’esperienza accumulata negli anni con la Croce Rossa spinge Gino Strada, insieme alla moglie Teresa Sarti e alcuni colleghi e amici, a fondare EMERGENCY, Associazione indipendente e neutrale nata per portare cure medico-chirurgiche di elevata qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.

Il primo progetto di EMERGENCY, che vede Gino Strada in prima linea, è in Ruanda durante il genocidio. Poi la Cambogia, Paese in cui resta per alcuni anni.

Nel 1998 parte per l’Afghanistan: raggiunge via terra il nord del Paese dove, l’anno dopo, EMERGENCY apre il primo progetto nel Paese, un Centro chirurgico per vittime di guerra ad Anabah, nella Valle del Panshir.

Gino Strada rimane in Afghanistan per circa 7 anni, operando migliaia di vittime di guerra e di mine antiuomo e contribuendo all’apertura di altri progetti nel Paese.

Oggi EMERGENCY è presente in Afghanistan con 3 ospedali, un Centro di maternità e una rete di 44 Posti di primo soccorso.

Dal 2005 inizia a lavorare per l’apertura del Centro Salam di cardiochirurgia, in Sudan, il primo Centro di cardiochirurgia totalmente gratuito in Africa. Nel 2014 si reca in Sierra Leone, dove EMERGENCY è presente dal 2001, per l’emergenza Ebola.

EMERGENCY ha curato oltre 11 milioni di persone. L’utilizzo dei fondi e la ripartizione delle spese nei progetti sono da sempre resi pubblici nel Bilancio di EMERGENCY e nel Report di sostenibilità. Gino Strada nel corso della cerimonia di consegna del “Right Livelihood Award 2015”, il “premio Nobel alternativo” ha affermato: “Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?. È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano? Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro. Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare. Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l’umanità e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e sconfiggerla. Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell’apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana”. La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.

Parole che ci sembrano di grande importanza e che vengono proposte al Sindaco di Mortara e all’Amministrazione Comunale tutta, a sostegno della richiesta.

Il Pd invita alla sua festa nazionale persino i fascisti, ma non la sinistra vera. Solo così riescono a passare per un partito di sinistra

Dobbiamo ringraziare Dora Palumbo, consigliera comunale ex-cinque stelle e candidata sindaca per la lista Sinistra Unita per Bologna sostenuta anche dal nostro partito, per aver denunciato ieri con un comunicato che alla Festa nazionale del PD si invitano esponenti di estrema destra e naturalmente nessuno della sinistra radicale.

Per esempio Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d’Italia che qualche anno fa balzò agli onori delle cronache per una foto in cui posava ostentando una svastica sul braccio. Oppure Igor Iezzi, parlamentare leghista sostenuto dai neonazisti di Lealtà Azione.
Ha proprio ragione Dora Palumbo quando segnala che nessun esponente di sinistra è stato invitato alla kermesse suggerendo che il Pd “ha bisogno di confrontarsi con forze di destra per apparire di sinistra ”temendo il confronto“ con chi di sinistra lo è realmente”.

D’altronde cosa aspettarsi dal partito del ministro Franceschini che ha nominato al vertice dell’Archivio di Stato un bibliotecario estimatore di Pino Rauti nonostante la protesta dell’associazione dei familiari delle vittime delle stragi?

Per il PD l’antifascismo serve come le sardine a raccattare voto utile alle elezioni. Poi con la destra si può anche andare al governo come hanno fatto con monti e oggi con Draghi.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

ULTERIORE ATTACCO AL TERRITORIO: LA REGIONE LOMBARDIA AUTORIZZA L’INCENERITORE DI PARONA A BRUCIARE I FANGHI.

Non ci stupisce affatto che la Regione Lombardia abbia, attraverso l’apposita commissione, autorizzato l’inceneritore di Parona (A2A) a bruciare i fanghi.

Da questa Regione c’è da aspettarsi di tutto, come si è visto nel campo della Sanità, ecc.

L’impatto ambientale sarà enorme: 492.000 tonnellate di rifiuti (tra quelli ordinari, provenienti da ogni parte d’Italia, e i fanghi) bruciate ogni anno.

Ci sarà un incremento notevole della produzione delle aziende che lavorano i fanghi (con ogni probabilità il doppio). Quindi, oltre ai fanghi nei campi, avremo anche quelli “mandati” in atmosfera, senza contare l’aumento consistente dei mezzi di trasporto.

Avevo presentato al Consiglio comunale di Mortara una mozione contro l’incenerimento dei fanghi a Parona.

Mozione, ovviamente, respinta dalla maggioranza leghista e dichiarata addirittura “irricevibile” (!!) da un consigliere comunale della Lega.

Secondo noi la soluzione del problema dei fanghi, in una zona come la nostra che sopporta lo spargimento del 25 per cento dei fanghi prodotti a livello nazionale, consiste in:

1) Diminuzione drastica delle quantità immesse nella nostra zona con un’ adeguata programmazione.

2) Revisione delle pratiche agricole che utilizzano i fanghi.

3) Riconversione inceneritore di Parona in un impianto riciclo rifiuti.

4) Revisione dei depuratori con impianti adeguati per ridurre la produzione dei fanghi e per l’eventuale recupero del fosforo presso gli stessi.

Giuseppe Abba’ consigliere comunale di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Video fonte Tele Pavia: https://www.youtube.com/watch?v=ZvNSYfSFN9Q

Amministrative 2021 – A San Giuliano Milanese (Mi) l’alternativa c’è e si chiama Partito della Rifondazione Comunista per Gino Marchitelli SINDACO!

“Un altro mondo è necessario, con #Rifondazione è possibile”.

Lettera aperta a Merlo e compagnia

Pubblicato il 22 ago 2021

Franco “Bifo”Berardi*

Il coro di raffinati intellettuali ha ripreso a cantare: esportare la democrazia è un nostro diritto, anzi un nostro dovere!

Cantano nel coro illustri intellettuali come Francesco Merlo, Ernesto Galli della Loggia, Fiamma Nierenstein e naturalmente Giuliano Ferrara.

Colpito da tanta passione democratica sono andato a informarmi, e ho studiato la storia passata e presente del principale esportatore della democrazia, i famosi Stati Uniti d’America.

Ho scoperto che si tratta di un paese nato da un genocidio perfetto, dallo sterminio spietato degli indigeni che abitavano quella terra prima che i democratici arrivassero.

Ho scoperto che si tratta di un paese che ha conquistato la prosperità grazie alla deportazione di decine di milioni di africani, e grazie allo schiavismo sistematico, abolito formalmente dopo una guerra civile, ma poi tranquillamente continuato con la carcerazione di massa e i lavori forzati dei neri.

Ho scoperto che in questo paese la polizia uccide quotidianamente nelle strade persone disarmate, soprattutto se di pelle nera.

Ho scoperto che l’11 settembre del 1973 questo paese finanziò e appoggiò un generale nazista che uccise Salvador Allende e trentamila cittadini cileni.

Ho scoperto che una piccola minoranza possiede una ricchezza immensa mentre la maggioranza della popolazione, nera latina e bianca, vive in condizioni di miseria, sfruttamento e ignoranza.

Ho scoperto che per ottenere un titolo di studio universitario è necessario contrarre un debito che pagherai solo accettando condizioni di lavoro precario e miserabile.

Ho scoperto che le grandi aziende farmaceutiche di quel paese hanno distribuito oppiacei a milioni di poveri bianchi disperati.

Inoltre, approfondendo un poco, ho scoperto che gli orribili assassini talebani non esistevano prima che gli Stati Uniti (il faro della democrazia, appunto) finanziassero l’islamismo radicale per colpire gli occupanti sovietici.

Per giustificare il finanziamento del terrore islamista in Afghanistan, Zbignew Brzezinski, uno dei più importanti intellettuali dell’impero americano disse: “Cosa pensate che sia più importante nella storia del mondo? I talebani o la caduta dell’impero sovietico? Qualche islamista un po’ troppo eccitato o la liberazione dell’Europa centrale e la fine della guerra fredda?”

Ecco, ora sappiamo che Brzezinski sbagliava, su questo punto. L’Unione sovietica è scomparsa, dimenticata. Pace all’anima sua.

Ma qualche islamista un po’ troppo eccitato ha finito per provocare il collasso della credibilità americana, al punto che possiamo dire che adesso è l’occidente che scompare, anche se forse non lo farà così tranquillamente come lo fece l’URSS.

Il punto è che i principali finanziatori del terrorismo islamico, e particolarmente di Al Qaida, furono proprio loro, i difensori della democrazia, e la cosa non è poi tanto sorprendente dal momento che un altro paese dominato dall’orrore islamista, l’Arabia Saudita, strettamente allacciata al grande fratello democratico dal petrolio e dal dollaro, è il principale alleato degli Stati Uniti.

Mi è sorto allora il sospetto che questi intellettuali da bar Messico che scrivono su giornali liberi come La Repubblica, o Il Corriere, (e altri leccatori dei piatti di casa Agnelli) non conoscano la storia. O forse la conoscono.

Ma in questo caso sono costretto a dire che questo genere di leccapiatti mi disgusta. Mi disgustano per il cinismo orrendo con cui chiamano le donne afghane a testimone della superiorità della loro democrazia. Mi disgustano per la mala fede con cui citano la liberazione dal nazismo per esaltare l’intervento armato americano. Solo cinismo e mala fede, infatti, possono far dimenticare a questi intellettuali da Bar Messico che la storia americana è una storia di orrore razzista e nazista che dura da due secoli.

Ma adesso è finita, anche se quelli che scrivono sui giornali di casa Agnelli non sono in grado di capirlo, o forse preferiscono ignorarlo.

E’ finita perché l’America non esiste più. Quel paese, che da due secoli garantisce nel mondo la violenza razzista e imperialista, che da due secoli fomenta guerra, ora è morto.

Non ha un presidente, perché Biden è annichilito dalla vergogna e nessuno può fidarsi più di lui. Non ha alleati perché gli alleati di quel paese se la stanno filando all’inglese.

Non ha un popolo perché ce ne sono due e sono in guerra. Non ha un governo perché non c’è nessuna maggioranza parlamentare. Non ha un futuro perché il suo destino manifesto è quello di dilaniarsi nella disuguaglianza, nella demenza di massa, nell’ignoranza e nella violenza armata.

L’occidente è finito, cari Merlo, Ferrara, Nierenstein, Della Loggia e compagnia bella.

E anche voi siete finiti, nonostante lo stipendio che vi paga la famiglia Agnelli o qualcun altro di quel genere lì.

*da Il Manifesto 21/08/2021