Categoria: Mondo

Calendario del popolo: 4 maggio, ricorre l’ anniversario di un importante momento per il popolo cinese

Abbà: Calendario del popolo: 4 maggio, ricorre l’ anniversario di un importante momento per il popolo cinese.

Il 4 maggio 1919, alla notizia che alla conferenza di Versailles era stata ceduta all’ imperialismo giapponese la penisola cinese dello Shantung, in molte città cinesi si sviluppò un grande movimento, in primo luogo studentesco.

E’ importante questo avvenimento, perché da esso si svilupparono elementi di una nuova cultura e si misero in luce i personaggi che furono alla base della nascita del Partito Comunista Cinese, come Chen Tu Hsiu, Li Ta Chao, lo stesso Mao Tse Tung.

Rifondazione: il governo protegga le ong e tolga i soldi ai criminali di Frontex

Pubblicato il 2 maggio 2021

Le riprese in cui si vedono nitidamente militari della cosiddetta Guardia costiera libica picchiare i richiedenti asilo catturati grazie alle segnalazioni degli aerei dell’Agenzia Frontex, sono l’altra faccia della medaglia dei corpi senza vita visti al largo delle coste libiche la scorsa settimana.

L’UE, i suoi governi, e la sua agenzia di “contrasto all’immigrazione illegale” (questo è il ruolo di Frontex) hanno fatto da anni una scelta cinica.

Per chi scappa dai lager libici non ci sono navi dell’Unione pronte a garantire il salvataggio ma aerei che, inquadrato l’obiettivo, l’imbarcazione dei fuggitivi, lo segnalano alle autorità del Paese più vicino, di solito la Libia o Malta.

Malta ignora sistematicamente i segnali, i libici a volte intervengono per riportarsi nei centri di detenzione uomini, donne e bambini, altre volte, o perché non hanno i mezzi o perché non lo ritengono importante, li lasciano crepare in mare. Due sono attualmente i gommoni dispersi, 130 i morti della scorsa settimana senza contare le decine per cui si è persa ogni speranza, al largo delle Canarie.

Dal 2014, almeno 24 mila persone hanno perso la vita per il cinismo europeo, una guerra silenziosa per cui nessuno muove un dito, indipendentemente dal colore dei governi che si sono succeduti.

Restano solo le tanto odiate ong a salvare il salvabile, a fare quello che dovrebbe fare l’Europa.

Nell’esprimere il cordoglio per le tante vittime di scelte scellerate Rifondazione Comunista chiede che il governo italiano non versi più un euro per finanziare una agenzia criminale come Frontex e si attivi invece per garantire, con i propri mezzi, i soccorsi in mare facendo sentire la propria voce in Europa perché il continente più ricco del pianeta si assuma le proprie responsabilità.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale.

Stefano Galieni, responsabile immigrazione.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Un futuro che vale un Perù…

Marco Consolo –

Lo scorso 11 aprile, in Perù si sono tenute le elezioni per eleggere un presidente, 2 vicepresidenti e 130 deputati e deputate. Nessuno dei candidati ha passato il primo turno e il ballottaggio sarà il prossimo 6 giugno.

Il candidato “sorpresa” Pedro Castillo di Perù Libre è stato il più votato con il 19,1% dei voti, ridando fiato alla sinistra. Al secondo posto, su posizioni apertamente neo-liberiste,  si è piazzata Keiko Fujimori (Fuerza Popular) con il 13,3 %. Keiko è la pluri-indagata figlia di Alberto Fujimori, l’ex-presidente dittatore attualmente in galera per corruzione.

Pedro Castillo vs. Keiko Fujimori: las propuestas de los candidatos que se disputarán la presidencia de Perú en segunda vuelta

Solo sesta con il 7,9 % è arrivata Veronika Mendoza, esponente della coalizione di sinistra  “Juntos por el Perù” (che comprende i 2 partiti comunisti), e che sperava passare al ballottaggio, mentre rimane in fondo l’ex presidente Ollanta Humala (Partido Nacionalista), con solo 1,6 % dei suffragi.

Su 24 milioni di elettori, circa il 30 % non è andato a votare, mentre l’astensione nelle precedenti elezioni presidenziali non aveva superato il 18%.  Tra coloro che hanno votato,  il 18 % ha votato scheda bianca o nulla che, sommato al 30% di astensione dà un totale del 48 % dei votanti che non ha espresso nessuna preferenza.

C’è da dire che chi è andato a votare lo ha fatto nel momento più pericoloso della pandemia,  con il record dei decessi il giorno prima delle elezioni, vincendo la paura e mettendo a rischio la salute.

Al di là dei singoli risultati, in generale è stato il voto di un Paese stanco, depresso, frustrato e stufo. È il risultato di come il Paese si sente e si mostra.  Tuttavia, queste elezioni hanno presentato un’importante sorpresa.

La sorpresa Pedro Castillo ?

Per chi non conosce a fondo la politica peruviana,  Pedro Castillo è stata la sorpresa di queste elezioni, dato che la maggioranza dei sondaggi o non lo calcolavano, o lo davano al quarto o quinto posto.

Nato a Cajamarca, città del nord del Paese, Castillo è un insegnante rurale con un master in psicologia dell’educazione. È attivo in politica dal 2002, prima con Perú Posible (partito di centro dell’ex presidente Alejandro Toledo), e dal 2017 con Perú Libre.

Proprio nel 2017, è stato alla testa di uno dei più importanti scioperi nazionali degli insegnanti, durato tre mesi.

huelga docente Perú - NODAL

Foto:www.nodal.am

Perù Libre è un partito recente, fondato a livello nazionale nel 2012, nato nel dipartimento di Junín, anch’esso lontano dalla capitale Lima. È un partito che si dichiara socialista, marxista-leninista-mariateguista, con posizioni conservatrici su questioni come il matrimonio egualitario (Castillo ha dichiarato che non è una questione prioritaria in un suo possibile governo) ed è contro la libera interruzione della gravidanza.  Durante la campagna elettorale, ha cercato di differenziarsi dalla “nuova sinistra di Lima” (in riferimento a Juntos por el Perú), e di rappresentare gli interessi dei contadini e degli esclusi del “Perù profondo” in un Paese fortemente centralista, ma diviso tra la costa, la selva e la sierra.

Rispetto alla moderazione di altri candidati di sinistra, Castillo ha saputo esprimere chiaramente la richiesta di una nuova costituzione, di una nuova riforma agraria e della nazionalizzazione delle risorse, in particolare quelle minerarie sottoposte ad uno spietato saccheggio multinazionale.

Il tema dell’industria estrattiva è uno dei punti più controversi, che ha provocato distruzione dell’ambiente, della fragile struttura produttiva delle zone interessate, duri conflitti sociali (Las Bambas, Conga e Tía María solo per citarne alcuni) e una violenta repressione a difesa degli interessi delle multinazionali straniere.

Cajamarca: minería, empleo y pobreza | EL MONTONERO

La miniera di Cajamarca

Anche in politica internazionale, Castillo si è apertamente schierato a favore di Cuba, Nicaragua e Venezuela, nonostante la violenta polemica nel Paese in particolare contro il processo bolivariano.

Divide et impera

La frammentazione politica è da anni una caratteristica peruviana, e lo si è visto nel primo turno, sia per  l’alto numero di partiti e candidati, sia per i risultati, con basse percentuali di appoggio, un indicatore chiaro della mancanza di connessione con il ventaglio di proposte politiche.

I primi due arrivati, Castillo e Fujimori, insieme rappresentano poco più del 32% dei voti, mentre il restante 68% è diviso tra ben 16 candidati, di cui 6 hanno superato il 5%.

Anche in base alla grande percentuale di indecisi a una settimana dalle elezioni, ci si aspettava una dispersione del voto, espressione della disaffezione della popolazione nei confronti della politica. Ma non si era mai arrivati a un ballottaggio con due candidati i cui risultati sommati non arrivano alla metà dell’elettorato. E’ parte della crisi istituzionale, delle caratteristiche dei partiti che sono in gran parte “contenitori personali”, del mancato funzionamento del sistema elettorale, dell’assenza di democrazia che non sia quella formale. Ed è proprio lo svuotamento della democrazia che conduce al fujimorismo, perchè da lì viene.

Destre e sinistre

Settimane prima delle elezioni, le previsioni indicavano un possibile ballottaggio  tra due candidati conservatori, come risultato della frammentazione della destra peruviana in almeno cinque diversi candidati. Anche tenendo conto di  quello che era successo 5 anni fa, quando erano andati al ballottaggio un candidato che rappresentava la destra neoliberale, Pedro Pablo Kuczynski (PPK), e una candidata che rappresentava la destra pro-Fujimori (altrettanto neoliberale), Keiko Fujimori. Viceversa, la dispersione del voto, insieme all’approfondimento della crisi politica, ha propiziato l’ascesa di settori più legati alla sinistra, che anch’essa però si presentava divisa.

A sinistra, Castillo è stato colui che ha saputo incanalare e dare un senso alla crisi politica. Ciò ha marcato la differenza con Verónika Mendoza, che poco a poco ha moderato il suo discorso in campagna elettorale, e incluso la proposta di una nuova Costituzione è rimasta in secondo piano.  Castillo non ha ricevuto quasi nessuna rimostranza diretta ed è stato chiaro nelle sue proposte sollevando la necessità di una nuova Costituzione e proponendo di portare al 10% del PIL le risorse per salute ed educazione.

Parlamento e presenza territoriale

Sono 10 le forze politiche che hanno ottenuto seggi al parlamento, ma nessuna con la maggioranza. Perù Libre con 37 seggi, Fuerza Popular 24, Acción Popular 17, Alianza Para el Progreso 15, Renovación Popular 13, Avanza País 7, Podemos Perú 5, Somos Perú 4, Juntos por el Perú 5 e il Partido Morado 3 seggi. Le elezioni hanno rivelato la debolezza dei partiti peruviani e la scomparsa di alcuni partiti tradizionali come l’APRA. Chiunque vinca al ballottaggio, non ha comunque la maggioranza al Congresso e sarà costretto ad allearsi con risultati tutti da vedere.

Al primo turno, Castillo ha vinto in 16 dipartimenti (Cajamarca, Amazonas, San Martin, Ancash, Arequipa, Moquegua, Ayacucho, Tacna, Puno, Cusco, Apurímac, Huancavelica, Junín, Pasco, Huánuco e Madre de Dios), mentre Keiko ha vinto in 7 (Callao, Ica, Lambayeque, Loreto, Piura, Tumbes e Ucayali). Le regioni dove Castillo ha ottenuto una percentuale più alta (specialmente il sud e gli altipiani centrali), sono territori con un forte voto anti-neoliberale e anti-Fujimori:  nel 2011 avevano  votato per il “nazionalista” Ollanta Humala e nel 2016 per Verónika Mendoza (allora al terzo posto con il 18,7%).

Perú: El Mendigo ya se deshizo del Banco de Oro - El polvorín

Foto: El Polvorìn

Una visione binaria ?

La complessità del panorama rende difficile pensare alla disputa del secondo turno solo come una “semplice” disputa tra destra e sinistra. Le elezioni sono anche un riflesso della crisi politica, della crisi di rappresentanza, della mancanza di leadership e del disincanto della popolazione nei confronti del ceto politico tradizionale e delle istituzioni. Da decenni ormai, il Perù è testimone di un agire deplorabile del ceto politico, sia di governo, che di opposizione. Tutti i governi hanno concluso il loro mandato con una grande disapprovazione. Nessun partito è riuscito a fare eleggere due volte un suo candidato a presidente e, da 30 anni, tutti i governanti sono indagati per corruzione. Ci vuole poco a capire perchè i cittadini-elettori non solo si allontanano dalla sfera politica istituzionale, ma la rifiutano in blocco. Il voto è una continua frustata al ceto politico, alla ricerca di qualcuno che sembri “nuovo”,  che indichi la luce in fondo al tunnel, o che appaia con la frusta della vendetta o del castigo in un Paese messo in ginocchio da decenni di neo-liberismo sfrenato.

Oggi, risuona la discussa frase attribuita ad Antonio Raimondi, esploratore e naturalista italiano che arrivò nel Paese nel 1850, : “Il Perù è un mendicante seduto su di una panca d’oro”

A questo si deve aggiungere la situazione della pandemia che ha reso visibili le disuguaglianze e ha approfondito la crisi: più di 2 milioni di persone hanno perso il lavoro nel 2020. Il risultato del primo turno segna una polarizzazione tra figure politiche antagoniste che a modo loro hanno saputo esprimere le preoccupazioni rispetto alla crisi. Keiko Fujimori ha fatto campagna evocando la stabilità, cioè mantenere la costituzione del 1993 e tornare alla crescita economica degli anni precedenti con il cosiddetto “miracolo economico” peruviano degli anni 2007-2015, con una grande crescita che non ha ridistribuito quel benessere). Viceversa, Pedro Castillo ha fatto una campagna elettorale tra gli ultimi, gli esclusi ed i colpiti dalla crisi. In particolare con un occhio rivolto al Perù profondo, alle zone rurali ed ai suoi ronderos campesinos, cercando il consenso per un’Assemblea Costituente e una nuova Costituzione, una richiesta avanzata con determinatezza dalle mobilitazioni di piazza di pochi mesi fa.

Un mendigo en un banco de oro, por Alfredo Thorne | OPINION | EL COMERCIO PERÚ

Disegno: Giovanni Tazza. Fonte: El Comercio

Che succederà al ballottaggio ?

E’ la terza volta che Keiko Fujimori arriva al ballottaggio. Nelle due precedenti, ha pesato di più la sua immagine negativa e lo slogan ” Mai più Fujimori” è stato sufficiente perchè gran parte dello spettro politico le votasse contro.

Nel 2011, il “nazionalista” Humala vinse al secondo turno con il 51,45%, mentre Keiko ottenne il 48,55%.

Nel 2016, PPK ha ottenuto il 50,12% e Keiko il 49,88%. La differenza era sempre piccola.

In questa terza opportunità lo scenario potrebbe favorirla. Da un lato la frammentazione della destra nel primo turno può far convergere quei voti su di lei. Dall’altro, è difficile che appoggino Castillo i settori tradizionalmente conservatori della popolosa Lima, che concentra circa un terzo degli abitanti del Paese. Parallelamente, i media e la stessa Keiko usano l’immagine del vecchio conflitto armato interno, battendo sulla idea falsa, ma presente nel senso comune peruviano, che i militanti di sinistra sono tutti terroristi, il cosiddetto  “terruqueo”.

Da parte sua, Castillo conta sull’appoggio dichiarato al ballottaggio di Nuevo Perù (partito di Veronika Mendoza), del Partito Comunista Peruviano e di altre forze sociali. Ma soprattutto, conta sulla volontà di rottura della popolazione, stanca di essere esclusa e presa in giro. Ad oggi, i soliti sondaggi da prendere con le pinze, lo danno in vantaggio, ma gli indecisi sono ancora molti e mancano quasi due mesi al voto.

Come sempre, il ballottaggio tra Pedro Castillo e Keiko Fujimori sarà polarizzato e ci si attende una battaglia durissima e senza esclusione di colpi. Ma chiunque vinca non potrà mantenere interamente le promesse del suo programma, e avrà bisogno di stringere accordi in parlamento (con partiti che non garantiscono neanche coesione nelle loro file) per offrire un minimo di stabilità politica, fattore ancor più importante in questa fase di crisi sanitaria e socio-economica.

Questo articolo è stato pubblicato in America Latina, Perù da Marco Consolo . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

I nostri saluti all’ VIII° Congresso del Partito Comunista di Cuba

Att. Compagno Raúl Castro Ruz

Primo Segretario del Comitato Centrale,

Partito Comunista di Cuba

Caro Segretario, caro compagno Raúl,

a nome del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea (Italia), e nostro personale, vogliamo inviare i nostri saluti al Partito Comunista di Cuba in occasione del suo VIII° Congresso (16-19 aprile 2021).

Questo congresso rappresenta un evento di grande importanza, di dibattito, di approfondimento teorico, di decisioni concrete per il futuro di Cuba, del suo popolo e del Partito Comunista, con l’obiettivo di rafforzare la continuità del processo rivoluzionario.

Rendiamo omaggio alla generazione storica della Rivoluzione, che con eroismo ha saputo vincere la dittatura di Batista, ricostruire il Paese ed avanzare nella costruzione del Socialismo, grazie al ruolo indiscusso del Partito Comunista di Cuba.

Nonostante il bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dall’imperialismo che colpisce l’isola da più di 60 anni, Cuba ha saputo resistere ed avanzare nella costruzione di un sistema sociale solidale, che ha come priorità il soddisfacimento dei bisogni umani, materiali ed immateriali.

La Rivoluzione cubana ha messo al centro l’essere umano, il suo benessere e la sua salute, anche con l’importante contributo alla lotta contro la pandemia, inviando le sue brigate mediche in tanti Paesi, tra cui l’Italia.

In Italia, è di oggi la notizia dell’approvazione al Senato della Repubblica di una mozione per l’eliminazione delle misure coeritive unilaterali (mal chiamate “sanzioni”) contro Cuba. Questo voto consolida il legame di amicizia e collaborazione fra i nostri due Paesi.

La mozione è stata proposta dal nostro partito un anno fa e oggi siamo contenti che sia stata fatta propria dal Senato.

Con un importante atto politico si concretizza la gratitudine della maggioranza del popolo italiano per l’arrivo della Brigata Medica Henry Reeve, venuta in appoggio alle popolazioni di Crema e di Torino nel 2020. Un gesto che ha dimostrato la vocazione solidale di Cuba socialista verso i popoli del mondo. Come spesso ricordava Fidel, Cuba esporta medici, non bombe.

Allo stesso tempo, in Italia cresce la campagna per l’assegnazione del Premio Nobel al Contingente Henry Reeve, la raccolta di firme contro il blocco, e l’appoggio alla campagna di raccolta fondi a favore dell’ ”Istituto Finlay” dedicato alla ricerca medica, in particolare contro il Covid-19.

Ci auguriamo che Cuba possa al più presto completare la terza fase della sperimentazione dei suoi vaccini e che al più presto possano essere usati per immunizzare il suo popolo e tornare alla normalità.

Caro Raúl, care compagne e cari compagni,

mentre aumentano gli attacchi da parte degli Stati Uniti verso Cuba, il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea è stato, è, e sarà a fianco della Rivoluzione cubana. Non solo con la nostra solidarietà internazionalista, ma anche con un’agenda comune di mobilitazioni tra la sinistra europea e quella dell’America Latina e dei Caraibi, contro il capitalismo e l’imperialismo.

Sappiamo che il Partito Comunista di Cuba possiede i valori e gli strumenti per affrontare le nuove sfide del socialismo del XXI° secolo e proclamare al mondo, come a Playa Giron, la convinzione irriducibile della vittoria.

VIVA LA RIVOLUZIONE !

VIVA IL SOCIALISMO !

VIVA IL PARTITO COMUNISTA DI CUBA !

Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale

Marco Consolo, Responsabile Area Esteri e Pace PRC-SE

RIFONDAZIONE: Senato approva mozione pro-Cuba che avevamo proposto un anno fa

Salutiamo con gioia l’approvazione da parte del Senato della risoluzione che la senatrice Nugnes aveva presentato un anno fa raccogliendo la proposta di Rifondazione Comunista elaborata insieme all’associazione Italia Cuba.

Il nostro testo è stato rimaneggiato e edulcorato ma si tratta di un fatto molto importante perchè l’Italia si schiera per la fine del bloqueo.

Ci sembrava doveroso che l’Italia esprimesse ufficialmente riconoscenza per la solidarietà concreta che Cuba ha dimostrato inviando i medici della Brigata Henry Reeve nel nostro paese.

E’ positivo che in Senato nessuno se la sia sentita di difendere il blocco criminale che gli USA continuano a infliggere a Cuba anche in tempi di pandemia causando sofferenze enormi a un popolo che difende la propria indipendenza.

Ringraziamo le senatrici Nugnes, Fattori e De Petris che immediatamente recepirono la nostra proposta.Maurizio

Acerbo, Segretario nazionale

Marco Consolo, Responsabile Area Esteri e pace

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Il comunicato dell’anno scorso con il testo originale della mozione:  

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=42794

il testo approvato:

Rifondazione: militare egiziano a La Spezia fugge dopo tentata violenza. Per destre e governo gli affari coprono ogni delitto

Pubblicato il 14 apr 2021

“Dei dittatori abbiamo bisogno”, lo diceva il presidente Draghi a proposito di Erdogan ma questo vale per ogni regime con cui si hanno vantaggiosi rapporti commerciali.

A qualsiasi costo, al punto che un militare del regime di Al Sisi, venuto dall’Egitto per il ritiro di una delle fregate Fremm, vendute dalle nostre “prestigiose aziende”, ha potuto tentare una violenza nei confronti di una ragazza e, sapendosi denunciato, partire indisturbato sfuggendo alla giustizia. Il dittatore che ha fatto torturare e uccidere Giulio Regeni, che detiene illegalmente Patrick Zaki, studente all’Università di Bologna, che reclude 60 mila detenuti politici è intoccabile e come lui lo sono i suoi dipendenti.

Governo italiano, ministero degli Affari esteri e della Difesa chiariscano i fatti.

Nel notare come la Lega, partito in maggioranza, tanto pronto a gridare all’”allarme sicurezza” quando i presunti colpevoli di reati sono “immigrati”, o addirittura a condannare a priori chi cerca salvezza sulle coste italiane, stavolta taccia.

La violenza sulle donne è il punto cardine di una cultura patriarcale trasversale, in ogni angolo del mondo, chiunque, maschio, ne è colpevole, non merita attenuanti ne protezioni in nome degli affari di Stato.

Che governo e il parlamento – oggi si dovrebbe votare la cittadinanza italiana a Patrick Zaki – prendano impegno tanto a riportare Patrick nel nostro paese, quanto a far estradare e portare in giudizio chi ha tentato uno stupro e chi è responsabile dell’uccisione di Giulio Regeni.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Veruschka Fedi Segretaria provinciale La Spezia, PRC-S.E.

“L’invasione nazifascista della Iugoslavia: è ora di chiedere perdono”

Fonte Anpi: https://www.anpi.it/articoli/2454/linvasione-nazifascista-della-iugoslavia-e-ora-di-chiedere-perdono

6 Aprile 2021

Video del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, per l’80° anniversario dell’invasione della Iugoslavia che ha avuto inizio il 6 aprile 1941

“6 aprile. Sarebbe tempo di chiedere perdono.
Oggi, 80 anni fa. 6 aprile 1941. La Germania nazista, seguita a ruota dall’italia fascista e dall’Ungheria, stato fantoccio del Terzo Reich, invadevano la Jugoslavia. Fu l’inizio di una catastrofe. Scrive lo storico Davide Conti: “Al termine della guerra i danni complessivi denunciati dalla Jugoslavia alla Conferenza per le riparazioni di Parigi ammontarono a 9 miliardi e 145 milioni di dollari di danni materiali e 1.706.000 morti, pari al 10,8% della popolazione totale”.

Sarebbe tempo di chiedere perdono.

Da una testimonianza di un ufficiale italiano dell’epoca: “Si procede a fucilazioni di massa e la frase “gli italiani sono diventati peggiori dei tedeschi si sente dappertutto”.

Sarebbe tempo di chiedere perdono.

In un appello lanciato da Eric Gobetti e sottoscritto da più di 130 storici e tanti istituti culturali si afferma: “L’80 anniversario sarebbe l’occasione ideale per farsi carico della responsabilità storica di pratiche criminali che erano il frutto di una logica politica fascista e nazionalista che noi oggi fermamente condanniamo, in nome dei valori costituzionali che fondano il patto di cittadinanza democratica”.

Sarebbe tempo di chiedere perdono.

Il macello jugoslavo, Mussolini lo aveva promesso. Nel lontano 1920 a Pola affermò: «Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espandersi nel Mediterraneo. Basta con le poesie. Basta con le minchionerie evangeliche».

Sarebbe tempo di chiedere perdono.

I criminali di guerra italiani sono rimasti impuniti, perché in Italia non c’è stata nessuna Norimberga.

Sarebbe tempo di chiedere perdono.

Alle 17 di oggi si apre la mostra promossa dall’Istituto Parri sull’invasione della Jugoslavia. Il titolo è tutto: A ferro e fuoco.

Sarebbe tempo di chiedere perdono.
Il presidente della repubblica italiana e il presidente sloveno a luglio dell’anno scorso hanno deposto una corona di fiori al Monumento dei Quattro Martiri sloveni fucilati il 6 settembre 1930. Un segnale di umanità. Oggi è l’anniversario dell’invasione. Lubiana diventa una provincia del Regno d’Italia. Si avvia una irrefrenabile spirale di sangue. Alcune stime: 4000 ostaggi sloveni fucilati, 1900 torturati o arsi vivi, 1500 degli internati nell’isola di Arbe – civili e non militari – deceduti, migliaia di internati a Gonars, in Veneto, in altre regioni. È tristemente nota la circolare del generale Mario Robotti “si ammazza troppo poco” e l’affermazione del generale Gastone Gambara a proposito del campo di Arbe: “Logico e opportuno che campo di concentramenti non significhi campo di ingrassamento. Individuo malato uguale individuo che sta tranquillo”.

Sarebbe tempo di chiedere perdono.

Il 7 dicembre 1970 il cancelliere tedesco Willy Brandt si inginocchiava davanti al monumento alle vittime del ghetto di Varsavia. In Italia c’è chi rimuove la storia. Come se non fosse mai successo. O, se è successo, come se fosse giusto, normale, dovuto.
Fascisti di ieri e silenzi di oggi.

È tempo. È tempo di chiedere perdono”.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI
6 aprile 2021

In attesa fucilazione ostaggi Jugoslavi

Acerbo/Galieni (Prc-S.E.): il Porraimosh, lo sterminio di rom, sinti e camminanti, riguarda anche noi, ieri come oggi.

La giornata di oggi 8 aprile non verrà ricordata da molti, troppi rimorsi e timore di perdere consenso.

È la giornata internazionale, per ricordare i popoli rom, sinti e camminanti, il porraimosh, lo sterminio praticato durante il nazismo di almeno 500 mila persone uccise, ma anche le infinite discriminazioni e ingiustizie che i sopravvissuti subiscono ancora oggi.

A chi in malafede o per ignoranza, continua a equiparare nazismo e comunismo andrebbe anche oggi ricordato che anche le esperienze peggiori dello stalinismo non hanno mai contemplato e praticato stermini in nome di una purezza etnica.

Quanto farebbe bene ad un mondo che si auto condanna alla distruzione, il loro sterminato patrimonio culturale, il rifiuto verso ogni guerra, il rifiuto di farsi nazione, di darsi confini.

Un patrimonio non compatibile con le rivoluzioni industriali, con la produzione capitalistica, con le catene del lavoro salariato.

Nessuna mitizzazione ma se invece di allontanarci ogni volta che vediamo una o uno di loro, invece di credere alle leggende nere create dal peggiore dei razzismi, invece che accettare passivamente uno sgombero, una pratica di esclusione, imparassimo ad ascoltare.

Scopriremmo forse un mondo migliore da immaginare, praticheremmo l’incontro e la convivenza come strumento di conflitto.

E mai come in quest’anno di pandemia, come Rifondazione Comunista, come partito e non solo come solidali, ci sentiremmo più vicini a chi ha subito nei secoli persecuzioni mai narrate in pieno.

Il porraimosh, è parte della storia buia di questo paese e di questo continente.

I comunisti non dimenticano

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Stefano Galieni, responsabile immigrazione PRC-S.E.

ACERBO (PRC-SE): NESSUNA SOLIDARIETA’ A URSULA CHE VA DA ERDOGAN A TRATTARE POLITICHE DISUMANE

La cosa più agghiacciante non è che il fascista Erdogan faccia accomodare Ursula von der Leyen sul divano ma che l’Unione Europea intenda ancora rifinanziare il regime turco per tenere i profughi lontani dalle proprie frontiere.

La Fortezza Europa – con l’esternalizzazione della repressione dei flussi migratori – è una creazione della grande coalizione dei “responsabili” e dei “moderati” che sono responsabili di politiche disumane.

Le galere della Turchia sono piene di prigionieri politici, i territori curdi sono stati devastati dal terrorismo di stato, la Turchia ha persino invaso il territorio siriano e Ursula von der Leyen va a far visita al satrapo turco?

Proprio Erdogan che fa caricare e arrestare le femministe l’8 marzo e si ritira dalla Convenzione di Istanbul?

Proprio Erdogan che sta per mettere fuorilegge il partito di opposizione HDP?

Decisamente nessuna solidarietà a Ursula von der Leyen. Il 26 aprile andrò in Turchia a esprimere la mia solidarietà alle donne e agli uomini dell’HDP che combattono ogni giorno per la democrazia.

Trovo francamente fuori luogo anche l’indignazione di Laura Boldrini che più che per il divano dovrebbe prendere le distanze dagli accordi con Libia e Turchia dei governi che sostiene con il suo partito.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Ottanta anni fa: crimine di guerra fascista, l’invasione della Jugoslavia

Abbà Giuseppe

80 anni fa, il 6 aprile 1941 l’ Italia fascista, assieme ai nazisti tedeschi, invadeva la Jugoslavia.

Questo Paese ebbe centinaia di migliaia di morti, la Jugoslavia fu smembrata, la Provincia di Lubiana annessa all’ Italia, in Croazia, dominata dai criminali collaborazionisti ustascia, fu posto sul trono Aimone di Savoia (che peraltro non raggiunse mai la sua sede, in quanto aveva troppa paura dei partigiani di Tito).

Il generale Mario Roatta si rese responsabile di crimini di guerra, ma non fu mai estradato.

Dopo tutto ciò, ci vengono a parlare delle foibe….