Categoria: Mondo

PERÙ: Rifondazione si congratula con Pedro Castillo

Pubblicato il 11 giu 2021

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si congratula con Pedro Castillo per la sua vittoria al ballottaggio delle elezioni presidenziali del 6 giugno 2021. Si tratta di un risultato storico, di enorme portata reale e simbolica, che coincide con il bicentenario della fondazione della repubblica del Perù e che apre una grande opportunità di porre fine ad  un lungo ciclo di egemonia delle classi dominanti e aprirne uno nuovo con il protagonismo delle classi popolari.

Il prossimo presidente Pedro Castillo, è un maestro di scuola elementare di una zona rurale della sua nativa Tacabamba ed un dirigente sindacale del settore. Nel suo programma propone un insieme di trasformazioni strutturali, a partire dalla convocazione di un’Assemblea Costituente per redigere una nuova Carta Magna che sostituisca quella del golpista Alberto Fujimori del 1993, la nazionalizzazione delle risorse strategiche, così come la creazione del programma “Perù libero dall’analfabetismo”.

Castillo ha vinto nonostante tutte le manovre antidemocratiche delle destre, la campagna sporca da “guerra fredda”, basata sull’odio, la paura del “castro-chavismo”, l’anti-comunismo viscerale, delle accuse di “contiguità al terrorismo” di Sendero Luminoso e delle falsità a piene mani, per delegittimare la candidatura di Perú Libre.

Castillo ha battuto l’ingerenza sfacciata della destra latinoamericana, i milioni spesi dalla Confindustria locale (Confiep), l’appoggio a Keiko Fujimori dei grandi latifondi mediatici e di bieche figure come Vargas Llosa (che non ha esitato a evocare la necessità di un colpo di Stato militare in caso di vittoria di Castillo).

Il popolo peruviano ha deciso di voltare pagina e dire basta alla corruzione, all’autoritarismo e alle politiche neoliberiste che hanno soffocato il popolo peruviano in questi anni.

La candidatura di Castillo al secondo turno ha ottenuto l’appoggio di settori democratici e progressisti, di diverse espressioni del movimento popolare, dei lavoratori della campagna e della città, dei popoli originari, del Perù profondo delle regioni interne, dei cittadini che esigono profondi cambiamenti e non accettano che il Paese sia governato ancora una volta dal fujimorismo, espressione della gestione corrotta dello Stato, dell’antidemocrazia, della continuità di un modello che ha messo in ginocchio la grande maggioranza del Paese.

Come già visto in altri Paesi del continente (e negli Stati Uniti), oggi si ripete il copione della destra che si straccia le vesti e, oltre a minacciare il golpe, accusa Castillo di brogli elettorali: accuse senza uno straccio di prova e nonostante tutti gli osservatori internazionali (compresa la UE e la stessa OEA) abbiano certificato l’assoluta trasparenza del processo elettorale.

Ci congratuliamo con Perú Libre, con Juntos por el Perú e le altre forze della sinistra politicae sociale peruviana che, grazie all’unità d’azione, hanno ottenuto una vittoria storica, contro la corruzione e la perpetuazione delle politiche della dittatura di Alberto Fujimori. Auspichiamo che l’unità raggiunta si mantenga e che venga rafforzata, perché solo con la più ampia partecipazione popolare è possibile contrastare l’offensiva reazionaria già in atto e realizzare le grandi trasformazioni di cui ha bisogno il Perù.

Il prossimo governo avrà davanti a sè un compito difficile, dato che non dispone di una propria maggioranza parlamentare. Ma dovrà comunque tener conto delle enormi aspettative e speranze dei diversi settori (dalle donne ai contadini, dalle lavoratrici e lavoratori ai giovani, dai popoli originari agli intellettuali, etc.).

I mass media internazionali,  le istituzioni europee ed il governo italiano devono rispettare i risultati elettorali e contribuire alla stabilità politica del Paese, attraverso la non interferenza.

Roma, 10-6-2021

Acerbo (PRC-SE): F35 sui cieli italiani, Italia e Nato complici di Israele

Abbiamo appreso direttamente dai social dell’aviazione israeliana che sei caccia stealth F-35 stanno partecipando a un’esercitazione aerea in Italia denominata Falcon Strike 2021 insieme a forze aeree italiane, statunitensi, britanniche.

L’esercitazione si svolge prevalentemente sui cieli della Sardegna ma riguarda il Tirreno e arriva fino al Golfo di Taranto.

La presenza dell’aviazione israeliana ricorda ancora una volta che Israele è un avamposto della Nato e degli USA in Medio Oriente e che il “mondo libero” è complice e corresponsabile dell’apartheid e dell’occupazione illegale dei territori palestinesi.

Per questo l’Italia non riconosce lo Stato di Palestina e non interrompe la vendita di armi a Israele.

Il governo italiano – tradendo i valori della Costituzione e della Resistenza – si è collocato non in una posizione equidistante ma dalla parte di Israele cioè contro i diritti del popolo palestinese.

Di questa politica di complicità è testimonianza non solo il fatto che PD e M5S non hanno partecipato alle manifestazioni dei palestinesi durante il bombardamento di Gaza e anche all’ultima di sabato scorso a Roma.

Come si potranno indurre governi e forze politiche israeliane al dialogo se si continua a garantire il più totale sostegno ai peggiori misfatti?

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

BREVETTI SUI VACCINI, VITTORIA AL PARLAMENTO EUROPEO. IL 21 MAGGIO 2021 IN PIAZZA A ROMA

Pubblicato il 20 mag 2021

È stato approvato ieri un emendamento dal parlamento europeo presentato dal nostro gruppo La Sinistra (Gue) per l’appoggio alla richiesta di India e Sud Africa di sospensione dei brevetti sui vaccini. L’emendamento approvato è inequivocabile:

“invita pertanto l’UE a sostenere l’iniziativa presentata da India e Sud Africa in seno all’Organizzazione mondiale del commercio, con la quale si richiede una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini, alle attrezzature e alle terapie per far fronte alla COVID-19 ed esorta le società farmaceutiche a condividere le proprie conoscenze e i propri dati attraverso il pool di accesso alle tecnologie (C-TAP) relative alla COVID-19
dell’Organizzazione mondiale della sanità”.

È una prima crepa rispetto alla posizione disumana tenuta dalla Commissione Europea che finora all’Organizzazione Mondiale del Commercio si è schierata a protezione delle multinazionali farmaceutiche.

Si tratta di una grande vittoria dopo mesi di campagna che abbiamo portato avanti come sinistra radicale insieme a scienziati, medici, associazioni, sindacati. Va ringraziato il nostro gruppo parlamentare La Sinistra, in particolare Miguel Urban, Manon Aubry e Marc Botenga, per questo risultato. Il parlamento ha votato ma non è scontato che la Commissione Europea segua l’invito del parlamento.

Domani 21 maggio e sabato 22 manifesteremo a Roma per il diritto alle cure e ai vaccini in concomitanza del G20 a cui parteciperà Ursula von der Leyen.
Il concentramento è previsto a Roma venerdì 21 ore 15 via San Pancrazio angolo via del Vascello e sabato 22 in Piazza della Repubblica.

Proseguiamo la raccolta sull’Ice “nessun profitto sulla pandemia” con l’obiettivo di 1 milione di firme.
La sconfitta del virus sarà possibile solo se l’intera umanità sarà vaccinata.

Va denunciato che contro l’emendamento e in difesa dei profitti delle multinazionali hanno votato a Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Italia Viva.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Rosa Rinaldi, responsabile sanità, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Lo tsunami cileno

Pubblicato il 18 mag 2021

Marco Consolo –

Lo scorso fine settimana in Cile si sono svolte “mega-elezioni”. Si votava per decidere i 155 membri della Convenzione Costituzionale (l’organo che avrà il compito di scrivere la Costituzione per sostituire quella redatta durante il regime civico-militare di Augusto Pinochet), formata con parità di genere obbligatoria (77 donne e 78 uomini), primo caso  nella storia mondiale.

Oltre ai Costituenti, si è votato per eleggere 346 sindaci (e consiglieri comunali) e, per la prima volta, i governatori delle 16 regioni.

La partecipazione è stata bassa (43,35 %), circa un milione meno dei partecipanti al referéndum sulla costituzione dello scorso ottobre, ma su questo torneremo più avanti.

I risultati sono un vero e proprio tsunami, che rimette profondamente in discussione i capisaldi del sistema e i suoi guardiani, che rischiano di essere spazzati via. Scompare il sorriso ingessato del presidente Piñera, che tra l’altro dovrà affrontare una denuncia alla Corte penale Internazionale per crimini di lesa umanità.

Innanzitutto, i numeri segnano una sonora sconfitta della destra, che non riesce a raggiungere il terzo dei membri dei costituenti, percentuale che le avrebbe permesso il veto alle proposte di cambiamento nella Convenzione costituzionale. L’altra grande sconfitta è l’alleanza di Centro-sinistra della ex-Concertacion, che ha gestito la transizione dalla dittatura e ha governato il Paese per 30 anni, in alternanza alla destra.

Parallelamente, c’è stata una grande e storica avanzata delle sinistre e delle forze anti-neoliberiste. In particolare del Partito Comunista e del Frente Amplio (uniti nella Lista “Apruebo dignidad”), della “Lista del Pueblo” e di altri settori progressisti che hanno superato in voti la ex Concertación.

L’altra novità è stata l’irruzione degli indipendenti e della Lista del Pueblo, che analizziamo di seguito.

Grazie alle mobilitazioni di piazza (con decine di morti, centinaia di feriti e di arresti) il Cile inizia a cambiare davvero. Oggi si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel del Paese che è stato il primo laboratorio mondiale neo-liberista dei “Chicago boys”, grazie alla dittatura civico-militare di Pinochet che aveva imposto il modello “a sangre y fuego”.

Lo tsunami dei risultati

Per quanto riguarda i risultati (mentre scrivo ancora non del tutto definitivi), questa dovrebbe essere la composizione della nuova Convención Constitucional:

  • “Indipendenti” (45-48 seggi). Sono stati la sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e. Di questi-e, molti-e hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”. Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni di loro sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altre sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Bisognerà attendere qualche giorno per saperne di più.
  • Vamos por Chile” (37 seggi). E’ la lista unica della destra (dai nostalgici di Pinochet, fino alla destra liberal). Avevano bisogno di 52 seggi per poter esercitare diritto di veto (1/3 dei 155 totali) nel dibattito costituzionale. Ma il fortissimo crollo dei consensi li ha fatti rimanere con le armi spuntate.
  • “Lista del Apruebo” (25 seggi). Si tratta della ex-Concertación (centro-sinistra, DC + PS, PPD, ed altri), il centro e la sinistra moderata e neoliberista di Bachelet e Lagos. Anche in questo caso vi è stato un forte calo dei consensi.
  • “Apruebo Dignidad” (28 seggi). Ottimo il risultato di questa lista formata dal Partito Comunista e dal Frente Amplio che si configura come un blocco di sinistra anti-neoliberista nella Costituente. Per la prima volta supera elettoralmente il centro-sinistra.
  • Lista del pueblo (27 seggi). E’ l’altra sorpresa delle elezioni. Al suo interno vi sono figure individuali, dirigenti di movimenti di base presenti nella rivolta sociale e organizzazioni territoriali, in genere schierate a sinistra in opposizione al governo.
  • “Popoli originari con seggi riservati” (17 seggi). In base alla legge, i popoli originari hanno diritto a 17 seggi riservati (tra cui i mapuche, che ne eleggono 7).

Si tratta quindi innanzitutto di una dura sconfitta per la destra, la cui cartina al tornasole è il mancato raggiungimento del quorum di 1/3, necessario per bloccare i cambiamenti. Non è bastato presentarsi in un’unica lista che riuniva tutta la destra, compresa quella pinochetista (UDI, RN, Evopoli, Partito Repubblicano). La coalizione di governo ha ottenuto circa il 20%, pagando scelte sbagliate ed errori madornali di comunicazione. In particolare, oltre alla gestione della pandemia, ha pesato l’atteggiamento del presidente Sebastián Piñera e del suo governo sul ritiro di parte dei versamenti pensionistici da parte della popolazione, a cui Piñera si è opposto con testardaggine a difesa della capitalizzazione dei fondi privati di pensioni (AFP), cileni ed internazionali. Ciò, nonostante la manifesta contrarietà di molti esponenti della destra, provocando una profonda frattura al suo interno.

Anche i partiti tradizionali dell’ex Concertación (DC, PS, PPD, Partito Radicale…), che dalla fine della dittatura hanno governato il Cile per 30 anni in alternanza con la destra, hanno subito una pesante sconfitta, che li ridimensiona seccamente (la Lista Apruebo ha il 16%).  Basti pensare che la Democrazia Cristiana (per molto tempo cerniera decisiva nella politica cilena) ha ottenuto 1o 2 miseri seggi , il PPD solo 3 ed il Partito Radicale 1, dei 25 vinti dalla loro coalizione.

Molto importanti i risultati della Lista “Apruebo Dignidad”, formata dal Partito Comunista e dal Fronte Ampio, che ha ottenuto 28 seggi (18%), superando per la prima volta il centro-sinistra in una competizione elettorale.  Il PC elegge 7 costituenti, così come Revoluciòn Democratica, quest’ultima forza maggioritaria del Fronte Ampio.

Sorprendente anche l’ottimo risultato della Lista del Pueblo (27 seggi), una eterogenea ed inedita “lista ombrello”,  composta da persone senza legami diretti con i partiti, di cui diverse hanno partecipato alle proteste iniziate il 18 ottobre 2019. Insieme a loro, vi sono organizzazioni di base (sparse su tutto il territorio nazionale), con capacità di presenza nelle reti sociali.

Più articolata l’analisi degli indipendenti, la grande sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e, che rappresentano quasi un terzo dei costituenti. Come dicevamo, si tratta di un gruppo eterogeneo e frastagliato, con diverse anime, dove molti hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”.

Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altri sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Tra loro, gli “Indipendenti per la Nuova Costituzione”, hanno ottenuto 11 seggi su 48. Ma bisognerà attendere qualche giorno per avere un quadro più completo.

I popoli originari, che partecipano per la prima volta a queste elezioni, hanno eletto 17 seggi riservati per legge per i 9 popoli che abitano il territorio (Aymara, Quechua, Atacameño, Colla e Diaguita al nord; Mapuches, Kawashqar o Alacalufe, e Yámana o Yágan al Sud;  Rapa nuí dell’isola di Pasqua). Tra le donne elette in queste liste, ci sono dirigenti mapuche molto rappresentative e conosciute, come la “Machi” Linconao (che ha subito carcere e repressione) e la professoressa Elisa Loncon. L’irruzione dei popoli originari è un altro elemento importantissimo, di forte simbolismo, nel nuovo Cile che finalmente dovrà assumere la pluri-nazionalità come elemento costitutivo.

Elezioni municipali e dei governatori

Anche sul versante municipale, lo tsunami elettorale è dello stesso segno, anche se minore, vista anche la parziale inerzia dei territori ed il forte grado di centralismo della politica cilena.

La ex-Concertaciòn riesce a mantenere una discreta presenza, grazie all’insediamento tradizionale nei territori ed all’appoggio (spesso clientelare) di cui ancora gode. La destra perde città strategiche in quanto a sindaci e va male nelle elezioni dei governatori, ma riesce a contenere lo smottamento.

La sinistra riconferma Daniel Jadue (PC) alla guida del municipio di Recoleta, a Santiago (con il 65%), risultato che lo rafforza come candidato presidenziale. Ma la sorpresa più clamorosa è a Santiago centro (uno dei municipi della capitale), con la vittoria di enorme valenza simbolica a sindaca di Irací Hassler, giovane donna, comunista e femminista, fino ad oggi consigliera comunale, sostenuta dalle organizzazioni territoriali. La sua storica vittoria nella “madre di tutte le battaglie” si aggiunge a quelle di Los Lagos, Lo Espejo, Recoleta, Tierra Amarilla e Canela con un risultato complessivo di 126 consiglieri comunali eletti dal Partito Comunista (9,23%). Sempre a sinistra, si riconferma  Jorge Sharp a Valparaiso, vince la nuova sindaca a Viña del Mar, (città fortemente simbolica da più di 15 anni in mano alla destra pinochetista), probabilmente anche nell’importante porto di San Antonio,  di Carla Amtmann a Valdivia e di molte altre.

Da ultimo, segnalo la clamorosa elezione a “Governatore” della regione di Valparaiso di Rodrigo Mundaca (con il 43%), dirigente delle dure battaglie per l’acqua pubblica, contro lo strapotere delle imprese private, garantito dalla costituzione pinochetista. Anche nella regione di Santiago, il ballottaggio per la carica di governatore sarà un inedito confronto tra un esponente della DC e una candidata del Frente Amplio, appoggiata da tutta la sinistra.

Da segnalare, infine, il nervosismo dei “mercati” con la borsa di Santiago che ha perso circa 10 punti, la peggiore perdita da molto tempo.

In conclusione, cambia il panorama politico cileno dopo questo vero e proprio tsunami per i partiti tradizionali (destra e centro-sinistra), mentre si configura lentamente un nuovo blocco politico-sociale che rifiuta le pratiche dei decenni di “democratura” neoliberale e chiede trasformazioni radicali nel sistema politico.  Un blocco politico-sociale in nuce, che ha una grande responsabilità in primis verso il Paese, ma anche verso il continente, mentre il mondo segue con attenzione. In questo blocco in costruzione spiccano le donne, che irrompono con forza anche nei municipi, come portato delle grandi manifestazioni femministe degli ultimi anni.

Di certo, il processo costituente non sarà nè facile, nè lineare, vista anche la diversità delle forze e degli interessi in gioco.  Ma non c’è dubbio che inizia la fine del ciclo storico del neo-liberismo, col malessere manifesto nei confronti delle politiche neo-liberiste e dell’autoritarismo repressivo, espresso prima nelle enormi mobilitazioni di piazza e poi nel voto.

In questo processo, la redazione della nuova costituzione sarà una delle pietre miliari e l’aspettativa è enorme. Bisognerà capire come si svilupperà il dibattito e le alleanze nella Costituente, che si insedia agli inizi di luglio. E soprattutto come si muoverà la piazza in questo nuovo scenario, pandemia permettendo.

Nel frattempo, il governo Piñera, vero e proprio “zombie politico”,  rimane in carica fino a novembre, data delle elezioni presidenziali.

Nell’aria oggi risuonano le ultime parole del presidente martire, Salvador Allende: “…molto presto si apriranno i grandi viali, dove l’uomo libero passerà per costruire una società migliore”.

Palestina: fermare la strage !

Marco Consolo *

Mentre scriviamo, secondo il Ministero della Sanità di Gaza, è di almeno 119 morti, tra cui 31 bambini, l’ultimo bilancio dei bombardamenti aerei compiuti dalle forze di occupazione israeliana nella Striscia di Gaza, dove predomina il movimento palestinese Hamas. Sono almeno 830 i feriti, tra cui molti bambini, come denunciato dall’UNICEF. Anche in Cisgiordania ci sono 7 morti e circa 500 feriti.

In queste ore è in atto il bombardamento di Gaza da parte delle truppe israeliane e non si fermano i razzi lanciati da Gaza su Israele. Dopo i massacri degli anni scorsi  con i bombardamenti di “Piombo fuso” e “Margine protettivo”, assistiamo all’ennesimo attacco criminale contro Gaza, dove 2 milioni di persone vivono assediati da 14 anni in una prigione a cielo aperto, sottoposte a un “bloqueo” criminale ed in balia della potenza occupante, senza nessuna protezione internazionale.

Ancora una volta, la provocazione è venuta dalla repressione israeliana (arrivata a profanare i luoghi sacri alle tre religioni durante le celebrazioni del Ramadan), dalla ininterrotta pulizia etnica a Gerusalemme Est occupata,  dal boicottaggio delle elezioni palestinesi con la proibizione di realizzarle nella legittima capitale dello Stato di Palestina.

In una situazione di apartheid anti-palestinese, continuano la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni, le flagranti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in spregio arrogante ed impune alle molteplici risoluzioni dell’ONU, con detenzioni arbitrarie e omicidi. Sono oltre 5.000 i-le prigionieri-e politici nelle carceri israeliane (decine i bambini), la gran parte sottoposti a “detenzione amministrativa”, senza accuse e senza processo, vittime di isolamento e di torture fisiche e psicologiche. La cosiddetta “comunità internazionale” si mantiene  indifferente (quando non complice diretta) all’occupazione, all’espansione senza limiti delle illegali colonie, alla demolizioni delle case palestinesi,  al rifiuto israeliano di accettare il diritto al ritorno dei profughi e di negoziare davvero la creazione di uno Stato di Palestina.

Dopo 4 elezioni in 2 anni, traballa ancora il governo di Benjamin Netanyahu, rinviato a giudizio, con gravi accuse di corruzione da cui cerca di sviare l’attenzione con la guerra. Da quando è tornato al governo, (il più a destra della storia) Netanyahu non ha mai voluto seri negoziati con i palestinesi (nonostante Abbas sia un leader palestinese moderato), e si è opposto più o meno apertamente all’opzione “due popoli, due Stati”, in alleanza con il fondamentalismo religioso suprematista.  Lo ha potuto fare, grazie al sostegno degli Stati Uniti a Israele, da anni avamposto politico-militare dell’imperialismo nella regione mediorientale, ricca di petrolio e di importanza strategica.

Come sottolineato da diversi esponenti dell’ebraismo non sionista (da Ilan Pappe ai “rabbini contro l’occupazione, dagli obiettori di coscienza a Moni Ovadia), non esiste alcun “diritto divino” perché insediamenti ebraici occupino territori. Così come non esiste nessun diritto di proprietà israeliano su Gerusalemme Est, con la sfacciata pulizia etnica degli abitanti palestinesi. Lo sa bene la parte migliore della società israeliana, che con coraggio prova a alzare la voce contro questa ennesima strage.

Come sancito dall’ONU, bisogna applicare il diritto internazionale e la pace deve basarsi sulle frontiere internazionali del 1967. Ma non ci sarà mai pace senza giustizia, e senza un vero appoggio internazionale al popolo palestinese e alle sue legittime rivendicazioni. In sua assenza, è ipocrita far finta di stupirsi se un popolo oppresso da più di 70 anni cerca di esercitare il proprio diritto all’autodifesa.   Ed è profondamente ipocrita parlare di simmetria tra occupanti e occupati, tra vittime e carnefici, di fronte all’uso letale della forza militare da parte dello Stato occupante.

Rimandiamo al mittente le probabili e trite accuse di anti-semitismo, che abbiamo sempre condannato senza mezzi termini. In Italia storicamente gli anti-semiti hanno nome e cognome, a partire dalla destra con chiare radici fasciste, accolta a braccia aperte da settori della comunità ebraica, in particolare a Roma.

In queste ore facciamo appello alla mobilitazione per cessare il fuoco e fermare l’assedio a Gaza. Mentre il complice governo italiano balbetta, da parte nostra non smetteremo di chiedere il ritiro dai territori occupati, il blocco immediato della demolizioni di case palestinesi e  degli insediamenti dei coloni, la fine della pulizia etnica. Siamo per boicottare il regime d’apartheid israeliano, interrompere ogni accordo militare con lo Stato d’Israele, applicare le risoluzioni ONU.

Per il diritto all’autodeterminazione, per il riconoscimento dello Stato di Palestina !

*Resp. Area Esteri e Pace,  PRC-SE

GAZA, PD CON CHI BOMBARDA

Le dichiarazioni in parlamento di Emanuele Fiano e la decisione di Enrico Letta di partecipare a un presidio di solidarietà con Israele configurano dopo il silenzio di questi giorni una posizione di complicità con il bombardamento di Gaza e le provocazioni israeliane.

Il Pd finge di essere equidistante ma in realtà è incapace di condannare Netanyahu e la destra israeliana e solidale con aggressori. La posizione del Pd fin dalla fondazione di questo mostro è in netta rottura con la storia della sinistra italiana che nelle sue componenti socialista e comunista – da Craxi a Berlinguer – era sempre stata solidale con il popolo palestinese.

Di tutta altra qualità la presa di posizione di Bernie Sanders che ha individuato nel comportamento del governo israeliano e della destra ebraica la causa dell’attuale escalation.

Manifestiamo in tutte le città la nostra solidarietà al popolo palestinese. Sabato, dalle 16 alle 19, saremo a #Roma alla manifestazione indetta dalla comunità palestinese in piazza dell’Esquilino.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

RIFONDAZIONE: mobilitazione a fianco del popolo palestinese

Dopo giorni di manifestazioni dei palestinesi contro lo sfratto di 4 famiglie  dal quartiere Sheikh Jarrah a Gerusalemme est e di una violenta repressione da parte delle forze di occupazione israeliane con centinaia di feriti, oggi l’aviazione israeliana ha bombardato la martoriata striscia di Gaza provocando morti e feriti.

Le forze di polizia israeliane sono entrate sulla Spianata delle Moschee compiendo un violento raid, in concomitanza con le celebrazioni israeliane per la riunificazione di Gerusalemme, ovvero l’occupazione della zona est della città santa dopo la “guerra dei sei giorni” del 1967.

Le truppe di occupazione hanno sparato gas lacrimogeni, bombe sonore, proiettili di gomma sulla Spianata, mentre i palestinesi cercavano rifugio dentro una delle moschee del complesso o fuggendo dalla Porta dei Leoni. Secondo la Mezzaluna rossa, sarebbero più di 300 i feriti (molti alla testa e agli occhi), di cui una settantina portati in ospedale, tra loro anche sei giornalisti. L’attacco ha coinvolto anche una clinica palestinese, dove si stavano curando i feriti. La Mezzaluna Rossa ha denunciato anche i tentativi israeliani di impedire i soccorsi.

Gas lacrimogeni sono stati sparati anche dentro la moschea Al Qibly, dove molti si erano rifugiati, così come granate stordenti sulle donne in preghiera dentro la stessa moschea di al Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam.

Il violento raid delle forze di polizia ha provocato rabbia e choc tra i palestinesi. L’intera area intorno alla Spianata è sotto lo stretto controllo dell’occupante israeliano, con i poliziotti che stanno arrestando e fermando chi tenta di uscire dalla Porta dei Leoni. L’attacco giunge a poche ore dalla decisione della Corte suprema israeliana di posporre ancora la decisione in merito allo sfratto nel quartiere di Sheikh Jarrah.

Tra i manifestanti ci sono anche attivisti israeliani anti-occupazione e parlamentari della Knesset, sia palestinesi che ebrei della Lista araba unita.

Con questa nuova azione criminale, il terrorista Netanyahu cerca di distogliere l’attenzione dai problemi interni al suo traballante governo e di mettere il mondo di fronte al fatto compiuto.

Ancora una volta la “democrazia” israeliana mostra il suo vero volto di apartheid e repressione.

Esigiamo dal governo italiano la condanna di questa nuova azione repressiva, la sospensione immediata di qualsiasi accordo militare con Israele, il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea aderisce alla manifestazione convocata dalla Comunità palestinese che si terrà a Roma, Piazza Esquilino, sabato 15 dalle (16-19) e invita tutte-i le-i militanti a dar vita a manifestazioni su tutto il territorio nazionale. 

Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale

Marco Consolo, Resp. Area Esteri e Pace

Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea


COLOMBIA: GOVERNO MASSACRA, MA ITALIA E EUROPA FANNO FINTA DI NIENTE. OGGI PROTESTA A ROMA

Pubblicato il 4 mag 2021

In Colombia il governo ha scatenato la repressione contro lo sciopero nazionale in corso dal 28 aprile scorso con manifestazioni di massa nelle principali città del Paese. Il bilancio è terribile e in continuo aumento: 27 morti, 426 feriti, 6 violenze sessuali, 12 persone hanno perso la vista, 726 arrestati. Non di sa quanti sono i desaparecidos.
Tutto questo non esiste sui nostri media e la politica italiana e europea fa finta di non accorgersene. Forse perché la Colombia è entrata nella NATO come “socio globale” dal 2018 ? Forse perché l’Italia ha addestrato le FF.AA. colombiane grazie ad accordi militari ?

Forse perché è la base da cui partono le azioni di terrorismo contro il Venezuela ?
Maduro non ha mai ordinato di sparare sulla folla, ma viene presentato come un dittatore e contro il suo Venezuela vengono imposte sanzioni criminali. Questi stragisti colombiani invece sarebbero i democratici con cui fare affari ?
Il silenzio su quanto accade conferma i seri interrogativi sull’informazione in Italia. In Colombia ogni anno vengono ammazzati centinaia di attivisti sociali nella totale “distrazione” di USA e UE.
Lo sciopero in corso è contro l’intenzione del governo di Iván Duque di realizzare una riforma fiscale che cerca di scaricare il peso della crisi sulle classi popolari per tappare il buco lasciato dalla corruzione e dalla pandemia nelle casse dello Stato.

Il popolo colombiano ha deciso di prolungare lo sciopero civico, in una protesta che continua contro la riforma fiscale e la riforma sanitaria, contro altre misure antisociali e contro l’impunità garantita dalle autorità colombiane per chi assassina leader sociali e firmatari della pace. La mobilitazione di piazza ha costretto il governo Duque a ritirare la riforma tributaria ed alle dimissioni del Ministro delle Finanze, ma questo non ha fermato la protesta, a cui si sono uniti anche i camionisti.

Alla mobilitazione pacifica e di massa, il presidente Ivan Duque risponde con la massima repressione, degna di un regime fascista. Ci sono decine di morti nel paese, e la violenza di Stato è particolarmente brutale a Cali. Lo scorso 1° maggio, il presidente ha decretato la militarizzazione delle città, obbedendo all’ex presidente Uribe che aveva invitato i militari e la polizia a usare le loro armi da guerra contro i manifestanti. Detto e fatto: nella notte tra domenica e lunedì, a Cali l’esercito ha attaccato la popolazione civile con armi pesanti e elicotteri da combattimento.

Il Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea (PRC-SE) esige che il governo colombiano cessi immediatamente la repressione e la militarizzazione del Paese, l’uso di armi da fuoco contro la popolazione civile, rispetti il diritto alla protesta sociale, rilasci tutti i prigionieri politici, indaghi e punisca gli autori degli omicidi dei manifestanti, rispetti gli obblighi derivanti dagli accordi di pace.

Il PRC-SE chiede alla Commissione Europea, al Consiglio dei Ministri e ai Paesi membri dell’Unione Europea di smettere di sostenere il governo colombiano, il più repressivo, omicida e antisociale di tutta la regione e di condannare chiaramente l’assassinio dei leader sociali e dei firmatari dell’accordo di pace, e il non rispetto degli accordi di pace da parte del governo.

La Commissione Europea deve attivare la clausola democratica e dei diritti umani dell’”Accordo di Libero Commercio” UE-Colombia, sospendendo parzialmente o totalmente la sua applicazione fino a quando non finirà l’impunità degli assassini.

Si terrà oggi, Martedì 4 maggio alle 18 presso il Colosseo, una manifestazione convocata dalla comunità colombiana presente a Roma.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Marco Consolo, responsabile esteri
Partito della Rifondazione Comunista

Calendario del popolo: 4 maggio, ricorre l’ anniversario di un importante momento per il popolo cinese

Abbà: Calendario del popolo: 4 maggio, ricorre l’ anniversario di un importante momento per il popolo cinese.

Il 4 maggio 1919, alla notizia che alla conferenza di Versailles era stata ceduta all’ imperialismo giapponese la penisola cinese dello Shantung, in molte città cinesi si sviluppò un grande movimento, in primo luogo studentesco.

E’ importante questo avvenimento, perché da esso si svilupparono elementi di una nuova cultura e si misero in luce i personaggi che furono alla base della nascita del Partito Comunista Cinese, come Chen Tu Hsiu, Li Ta Chao, lo stesso Mao Tse Tung.

Rifondazione: il governo protegga le ong e tolga i soldi ai criminali di Frontex

Pubblicato il 2 maggio 2021

Le riprese in cui si vedono nitidamente militari della cosiddetta Guardia costiera libica picchiare i richiedenti asilo catturati grazie alle segnalazioni degli aerei dell’Agenzia Frontex, sono l’altra faccia della medaglia dei corpi senza vita visti al largo delle coste libiche la scorsa settimana.

L’UE, i suoi governi, e la sua agenzia di “contrasto all’immigrazione illegale” (questo è il ruolo di Frontex) hanno fatto da anni una scelta cinica.

Per chi scappa dai lager libici non ci sono navi dell’Unione pronte a garantire il salvataggio ma aerei che, inquadrato l’obiettivo, l’imbarcazione dei fuggitivi, lo segnalano alle autorità del Paese più vicino, di solito la Libia o Malta.

Malta ignora sistematicamente i segnali, i libici a volte intervengono per riportarsi nei centri di detenzione uomini, donne e bambini, altre volte, o perché non hanno i mezzi o perché non lo ritengono importante, li lasciano crepare in mare. Due sono attualmente i gommoni dispersi, 130 i morti della scorsa settimana senza contare le decine per cui si è persa ogni speranza, al largo delle Canarie.

Dal 2014, almeno 24 mila persone hanno perso la vita per il cinismo europeo, una guerra silenziosa per cui nessuno muove un dito, indipendentemente dal colore dei governi che si sono succeduti.

Restano solo le tanto odiate ong a salvare il salvabile, a fare quello che dovrebbe fare l’Europa.

Nell’esprimere il cordoglio per le tante vittime di scelte scellerate Rifondazione Comunista chiede che il governo italiano non versi più un euro per finanziare una agenzia criminale come Frontex e si attivi invece per garantire, con i propri mezzi, i soccorsi in mare facendo sentire la propria voce in Europa perché il continente più ricco del pianeta si assuma le proprie responsabilità.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale.

Stefano Galieni, responsabile immigrazione.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea