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Sciopero spontaneo al calzaturificio Moreschi

L’agitazione nel pomeriggio di mercoledì: parlano le lavoratrici

Tratto da: L’Informatore Vigevanese

https://www.informatorevigevanese.it/video/2021/07/14/video/sciopero-spontaneo-al-calzaturificio-moreschi-549479/

14 Luglio 2021 – 23:06

di Bruno Ansani

VIGEVANO – Mercoledì pomeriggio le lavoratrici del reparto orlatura del calzaturificio Moreschi si sono astenute dal lavoro, con una decisione improvvisa e spontanea, indirizzata contro i metodi e le politiche aziendali della proprietà targata Scalfi.

NEL VIDEO: una rappresentante delle orlatrici spiega le ragioni della protesta

STOP LICENZIAMENTI, OGGI IN PIAZZA CON I SINDACATI

Stamattina abbiamo partecipato alle manifestazioni di lavoratori e lavoratrici convocate da Cgil, Cisl e Uil a Bari, Firenze e Torino indette contro la fine del blocco dei licenziamenti, per la proroga almeno fino al 31 ottobre, per una riforma degli ammortizzatori sociali e nuove politiche attive del lavoro.

Il governo Draghi ha mostrato, sia nei decreti che nel #PNRR, di essere molto attento agli interessi delle imprese e di non avere nessuna sensibilità sui gravissimi problemi del #lavoro; non fa nulla contro la disoccupazione che in Italia coinvolge 6 milioni di persone, non fa nulla contro i bassi salari, tra i peggiori d’Europa, condivide le leggi che hanno prodotto precarietà, ridotto le tutele e condannato giovani e donne a lavori indegni.

E’ un governo che fa sua l’idea intollerabile che la crescita realizzata con fondi pubblici possa avvenire ai danni dei lavoratori e che le imprese per ristrutturarsi debbano licenziare i propri dipendenti.

La verità è molto semplice: si vogliono licenziare dipendenti a tempo indeterminato per assumere lavoratrici e lavoratori precari.

Si prosegue, in tutta evidenza, sulla strada di un modello economico e sociale centrato sulla prepotenza dell’impresa che non solo ha colpito duramente i lavoratori, ridimensionato gravemente il pubblico, ma ha impoverito la società e l’economia del paese.

Come Rifondazione Comunista pensiamo che non sia più possibile rinviare la ripresa di un grande e unitario ciclo di lotte per: l’occupazione richiedendo con forza la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; salari dignitosi con l’eliminazione per legge dei contratti pirata e l’introduzione di un salario minimo orario di dieci euro netti e di un reddito di base contro povertà e esclusione; pensioni dignitose per tutte e tutti a 60 anni o 40 di contributi; il rilancio del ruolo pubblico a garanzia dei diritti, della cura delle persone e dell’ambiente, con maggiori investimenti sulle strutture e con l’assunzione di un milione di nuovi dipendenti; l’abolizione di tutte le leggi che hanno prodotto la precarietà, distrutto le tutele e quelle che hanno creato la giungla di appalti e subappalti con salari e condizioni di lavoro indegni di un paese civile.

Oggi pomeriggio partecipiamo ai #Pride2021 di Milano e Roma perché come comuniste/i siamo contro tutte le forme di oppressione e discriminazione, per i diritti di tutte/i.

RIFONDAZIONE COMUNISTA

AIUTO!!! NON C’È PIÙ IL DOTTORE! PERCHÉ??

Fonte: https://www.facebook.com/RifondazioneCorsichese/

Rifondazione Comunista del Corsichese parteciperà al presidio di SABATO 26 GIUGNO 2021 alle ore 11:00 davanti alla sede ATS di Corsico in Via Marzabotto.

AIUTO!!! NON C’È PIÙ IL DOTTORE! PERCHÉ??- Le scelte dei politici, che governano da venti anni la Regione Lombardia, hanno sacrificato tutto quanto c’è di pubblico a favore dei grandi gruppi della Sanità Privata che dalla nostra salute traggono enormi profitti e nei cui Consigli Amministrativi hanno poi trovato posto.-

Questa dissennata politica che ha tentato di chiudere gli Ospedali Pubblici per favorire quelli privati e che ha cancellato e depauperato i servizi sanitari sul territorio è la responsabile anche della drammatica carenza dei medici di medicina generale.-

Nessun incentivo è previsto per i Medici di Base: contratto economico fermo al 2005, nessuna borsa di studio, nessun aiuto per l’informatizzazione, nessun aiuto per affitto studio, infermiere/a o segreteria.-

L’ultimo bando di concorso ha visto 60 iscritti a fronte della carenza di oltre 250 Medici (ora circa 500).-

Dei 7000 Medici di Base di Milano e hinterland ne andranno in pensione 1500 nel 2022: la Regione Lombardia invita i Medici ad un aumento volontario dei Pazienti assegnati fino e 2000, con assistenza di persone provenienti anche da zone lontane, a fronte del limite ottimale di 1300 assistiti.-

Senza Medici di Base, senza medicina territoriale, senza prevenzione, tutti i soggetti più fragili e quelli che lo diventeranno presto saranno gettati in braccio alle “eccellenze” della Sanità Privata della Regione Lombardia che ha già dimostrato la sua incapacità ed inefficacia di fronte al Covid-19, pur avendo utilizzato più della metà dei finanziamenti totali.

ABOLIAMO LA LEGGE MARONI N° 23: – CHE HA DEVASTATO LA SANITÀ PUBBLICA LOMBARDA E CI STA PRIVANDO DEI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA PREVISTI DALLA LEGGE E DALLA COSTITUZIONE.- PER IL DIRITTO AD AVERE IL MEDICO DI BASE ED UN SERVIZIO DI MEDICINA TERRITORIALE PUBBLICO E GRATUITO.

LA SALUTE NON È UNA MERCE LA SANITÀ NON È UN’AZIENDA

In Perù, Garabombo non è più invisibile

di Marco Consolo –

Sono ore di alta tensione in Perù. Dal 6 giugno, data del secondo turno delle elezioni presidenziali sono passate più di 2 settimane e l’autorità elettorale peruviana non ha ancora dichiarato ufficialmente vincitore il maestro Pedro Castillo, candidato della formazione di sinistra “Perù libre”. In base al totale dei voti scrutinati, Castillo è in testa per circa 44.000 voti (50,12%), contro Keiko Fujimori, la “candidata della vergogna” e della mafia che si è fermata al 49,88 %. Il risultato consegna un Paese diviso in due come una mela, con una profonda crisi istituzionale, più di 190.000 decessi a causa della pandemia, una corruzione dilagante, un profondo classismo (in particolare conro i popoli originari) e le sequele di un estrattivismo selvaggio con morti, feriti e detenuti.

Ma non c’è 2 senza 3, ed è la terza volta consecutiva che Fujimori viene sconfitta, dopo il 2011 ed il 2016.

Come da copione latino americano (e di Trump), va in scena il sovversivismo delle classi dirigenti: l’oligarchia bianca, il fascismo peruviano e la destra internazionale  non si rassegnano alla sconfitta, gridano ai brogli e da tempo hanno attivato un piano per non riconoscere la volontà popolare. Già prima del ballottaggio, il blocco sociale composto da oligarchia, latifondi mediatici, settori delle FF.AA. e della magistratura, insieme alla Confindustria locale, ha lanciato una campagna di odio anti-comunista e di false accuse di fiancheggiamento al terrorismo contro Castillo ed il resto della sinistra.

La strategia golpista

Nelle settimane scorse, a Washington è cresciuto il nervosismo e, sotto suggerimento a stelle e a strisce,  la “signora K” aveva invitato inutilmente il terrorista venezuelano Leopoldo Lopez a dar manforte nella campagna elettorale contro il “castro-chavismo”. Non sono serviti gli appelli anti-comunisti di Vargas Llosa a favore della signora K, con una giravolta rispetto al passato degna di miglior causa.  Nè era stato utile l’appello di 23 ex-presidenti di destra ad ammettere le “denunce” (fuori tempo massimo) di K per “brogli” e non riconoscere la vittoria di Castillo. Sforzi che non sono serviti ad evitare la sconfitta nel “cortile di casa” statunitense, nell’ennesimo Paese latinoamericano che cerca di sfuggire al controllo imperiale.

Oggi la signora K, la “mafia fujimorista” (e Vargas Llosa), cercano di evitare che Castillo sia proclamato presidente il prossimo 28 luglio, con sfacciate manovre golpiste.  Ed altresì, risparmiare 30 anni di galera per corruzione a Keiko Fujimori, accusata in vari processi a suo carico.

Per far ciò, utilizzano una strategia di “guerra asimmetrica” diretta dal famigerato Vladimiro Montesinos (ex capo dei servizi segreti, oggi nel carcere dorato della base navale del Callo) e dalla CIA.

E’ una strategia che conta su diverse mosse, comprese quelle del puntuale e sanguinoso attacco contro la popolazione attribuito immediatamente a Sendero Luminoso (formazione praticamente scomparsa da anni) a pochi giorni dalle elezioni.

In un elenco non esaustivo, all’inizio hanno provato a ritardare il più possibile, e con qualsiasi mezzo, il conteggio dei voti per evitare la proclamazione di Castillo, cosa che non ha portato a nulla a causa della differenza dei suffragi, ammessa dalle stesse autorità elettorali.

Vista la mala parata, hanno iniziato a chiedere nuove elezioni “per brogli”, senza uno straccio di prova ed in totale disprezzo delle leggi e della Costituzione peruviana (promulgata dal padre di Keiko, Alberto Fujimori, golpista, corrotto e genocida attualmente in galera), cercando di fare pressioni di ogni genere sull’autorità elettorale. Per fare ciò, la signora K ha arruolato i più famosi avvocati, con compensi milionari.

In queste settimane, si è intensificata la campagna di odio, paura e false accuse di “terrorista” contro Castillo, con l’appoggio dei mezzi di disinformazione di massa, innaffiati da abbondanti flussi di denaro. Una campagna rivelatasi contro-producente visto che, viceversa, ha provocato il rifiuto di metà della popolazione, della poca stampa indipendente e non corrotta, degli osservatori internazionali (tra cui la stessa progolpista OEA, diretta da Almagro).

Parallelamente, si agita la piazza con i suoi sostenitori, i poveri ingannati e i ricchi convinti (che obbligano le loro lavoratrici domestiche a portarne i cartelli di protesta contro Castillo e il comunismo, con la minaccia di licenziamento): cercano lo scontro fisico con i “ronderos” contadini, e quanti si sono mobilitati a Lima da tutto il Paese, con l’obiettivo di provocare scontri, caos, morti e feriti,  e fare intervenire le forze dell’ordine. Ma nonostante le provocazioni, neanche questo ha finora prodotto risultati.

Per non farsi mancare nulla, cercano anche di dare un golpe istituzionale per poter annullare le elezioni, attraverso manovre parlamentari e la nomina di un nuovo Tribunale Costituzionale, in mano a  un parlamento il cui mandato scade fra un mese.

Tintinnio di sciabole

Dulcis in fundo, si agita il sovversivismo nelle FF.AA., spingendo militari in pensione (di cui molti avevano appoggiato Montesinos nel marzo del 1999, come l’Almirante Jorge Montoya) a pronunciarsi contro il “caos político”. Puntuale come un buon orologio, lo scorso 15 giugno, un comunicato di ex–militari di destra delle tre armi, faceva appello alla sollevazione militare contro Castillo. Dietro le quinte, la regia del generale in pensione Otto Guibovich, oggi deputato di Acción Popular, partito dell’altro golpista Manuel Merino, cacciato dalle mobilitazioni studentesche nel novembre 2020.  Il comunicato ha provocato la dura reazione dell’attuale presidente Francisco Sagasti, che ha chiesto alla magistratura di procedere contro i firmatari.

Non è da sottovalutare questo tintinnio di sciabole, possibile anticamera di un golpe del XXI° secolo, con l’avallo del Pentagono e della CIA, per rendere impossibile il governo del maestro Castillo, “comunista, terrorista, incapace e confiscatore della proprietà privata”. Una modalità da non scartare, nonostante le difficoltà interne ed internazionali.

Ma piaccia o no alle classi dominanti, Castillo dovrebbe essere  proclamato presidente il prossimo 28 luglio. A differenza di Garabombo,  personaggio del bellissimo romanzo dello scomparso Manuel Scorza, che diventava invisibile agli occhi dei potenti per meglio difendere i diritti della povera gente, oggi gli invisibili, si sono palesati nella candidatura di un maestro elementare delle Ande peruviane.  Sono gli esclusi di sempre, delle campagne e  delle periferie urbane, impoveriti dal modello capitalista, neo-liberale ed estrattivista, che hanno poco da perdere, perchè possiedono poco o nulla. Sono tra i principali protagonisti della rivolta contro i poteri forti, contro i mafiosi che hanno governato il Paese negli ultimi decenni con il “pilota automatico” della Costituzione varata nel 1993 dal golpista Fujimori.

Dietro le quinte, la Casabianca corteggia i falchi golpisti e cerca affannosamente nuove e più efficaci strategie. Lo fa oggi con il “volto nuovo” di Biden, lo strascico “politico-letterario” del pennivendolo Vargas Llosa, la mafia di Miami e i congressisti come Marco Rubio, da sempre in prima fila nell’attacco ai processi di trasformazione del continente, con la trita propaganda di “libertà vs comunismo”.

Le priorità del maestro Pedro Castillo

Se sarà finalmente proclamato presidente, Castillo propone di arrivare ad una nuova Costituzione, che restituisca protagonismo allo Stato, sia in quanto a politiche pubbliche incisive, che come regolatore del mercato, per passare da una “Economia Sociale di Mercato” (secondo la costituzione golpista) a quello che il suo programma definisce  “Economia popolare con mercati”. Si tratta di un cambio di modello che propone misure urgenti per i primi 100 giorni. Tra le priorità, combattere a fondo la pandemia; rilanciare l’occupazione e l’economia popolare; un processo progressivo verso la seconda riforma agraria; una giusta fiscalità verso le grandi imprese (che oggi evadono sfacciatamente); la convocazione di un referendum costituente con un grande dialogo nazionale e popolare. Detto in altri termini, le priorità  immediate del futuro governo di Pedro Castillo saranno la campagna di vaccinazioni, e la riattivazione económica,  con l’obiettivo di creare occupazione, soprattutto nelle campagne e per le piccole e medie imprese.

Lungi dall’essere un “libro dei sogni”, sono misure urgenti e necessarie per cambiare il destino del popolo peruviano.

Ma sono misure che dovranno essere approvate dal nuovo Parlamento (eletto al primo turno), nel quale le sinistre di Perù Libre e della coalizione Juntos por el Perù non hanno la maggioranza.    Su 130 deputati, possono solo contare con i 37 del primo e i 5 della seconda, più pochi altri che potrebbero allearsi, per arrivare forse a 50. Sarà quindi una battaglia durissima, soprattutto rispetto alla possibilità di redigere una nuova Costituzione, che si può solo vincere con una forte mobilitazione sociale, come quella del novembre 2020 e di questi ultimi giorni.

Nel frattempo, l’accompagnamento internazionale contro le manovre golpiste in atto può aiutare a fare la differenza.

Questo articolo è stato pubblicato in America LatinaPerù da Marco Consolo .

Calendario del popolo: ottanta anni fa, 22 giugno 1941. All’alba di quel giorno la Germania nazista aggredì l’Unione Sovietica


GIUSEPPE ABBA’

Più di 5 milioni di soldati (tedeschi, ungheresi, finlandesi, romeni, italiani) con migliaia di carri armati e di aerei si avventarono su tre direttrici di attacco: a Nord verso Leningrado, al Centro verso Mosca, a Sud verso Kiev.

Il governo dell’Unione Sovietica, nonostante si aspettasse l’attacco della Germania (ma lo prevedeva più avanti nel tempo, nel 1943) fu colto di sorpresa. Anche le precise segnalazioni del servizio segreto sovietico (Richard Sorge dal Giappone) furono sottovalutate da Stalin. Ma, nonostante le sconfitte iniziali, il popolo sovietico, guidato dal Partito Comunista, seppe reagire. Celebre fu il discorso di Stalin per radio il 3 luglio dove invitò alla mobilitazione e alla resistenza, come pure il discorso fatto il 7 novembre nella Piazza Rossa.

Tutti i commentatori internazionali prevedevano la disfatta dei sovietici entro tre mesi. In realtà questo non accadde e già nell’inverno 1941-1942 l’offensiva nazista fu respinta davanti a Mosca.

Leningrado resistette ad un assedio di 900 giorni (pagato, purtroppo, con un milione di morti).

Dall’estate 1942 al successivo inverno si svolse l’epica battaglia di Stalingrado dove fu annientata un’intera armata germanica.

In seguito ci fu la battaglia di Kursk (estate 1943) e l’offensiva dell’ armata Rossa si sviluppò nel 1944 fino a liberare tutta l’Europa Orientale per concludersi a Berlino nell’aprile – maggio 1945.

Durante la guerra, nei territori sovietici occupati, si sviluppò un forte movimento partigiano.

Un’altra grande impresa del popolo sovietico fu l’evacuazione delle industrie dalle zone occidentali agli Urali.

L’Unione Sovietica ebbe un numero di morti mai calcolato interamente. Si parla di 25 o 27 milioni di morti.

Per non parlare delle distruzioni di migliaia di villaggi e di città.

Sebbene la maggioranza del Parlamento europeo nel 2019 abbia votato un’infame risoluzione che metteva sullo stesso piano nazismo e comunismo, è la forza dei fatti che smentisce questo assunto.

L’Unione Sovietica e i comunisti nella Resistenza (non solo europea, ma anche asiatica) hanno avuto un ruolo fondamentale per sconfiggere il nazifascismo e l’imperialismo giapponese.

Le truppe sovietiche marciano verso il fronte di Mosca.


Ancora una volta presi in giro

La Regione Lombardia, a guida leghista, si è rimangiata per l’ennesima volta la promessa di potenziare e migliorare la tratta ferroviaria Mortara – Milano.

È da trent’anni che il centro-destra amministra la Regione Lombardia e ha competenze dirette nella gestione della tratta ferroviaria, ed è da trent’anni che non fa assolutamente nulla, anzi la situazione è in continuo peggioramento, ritardi di partenza e arrivo, soppressione di corse, vagoni vecchi e sporchi.

Da anni le varie associazioni dei pendolari denunciano le mancanze del servizio ma la Regione evidentemente ha altre priorità (ci piacerebbe sapere quali), addirittura si arriva a denunciare i comitati pendolari che manifestano contro questi disservizi.

Come Rifondazione Comunista da anni denunciamo questa situazione, e continueremo a farlo, fino a quando la nostra zona non sarà dotata di un sistema di trasporto ferroviario degno di un paese civile e moderno.

Un sistema di trasporto  pubblico che se efficiente permetta ai pendolari di muoversi verso Milano e ritorno in modo rapido sicuro ed ecologico, senza essere costretti a utilizzare le auto private.

Pavia 14 giugno 2021

Rifondazione Comunista federazione di Pavia

Rifondazione: ci ha lasciato Franco Calamida, una vita esemplare

Con grande tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa in ospedale questa notte a Milano del compagno Franco Calamida.

La sinistra italiana perde una figura di assoluto valore morale e politico. Lo ricordiamo come il giovane ingegnere – figlio di partigiano – che nel ’68 decise di non fare la carriera da dirigente ma di lottare al fianco di impiegati e dattilografe dando vita a un’esperienza fondamentale di autorganizzazione alla Philips che fece storia.

Franco Calamida fu tra i protagonisti della grande stagione delle lotte operaie e del lungo sessantotto italiano, dell’esperienza dei Cub e di Avanguardia Operaia.

Nel 1975 pagò con il licenziamento il suo impegno militante.  Di recente è uscito un libro curato da Matteo Pucciarelli e Roberto Biorcio “Volevamo cambiare il mondo” in cui raccontava l’esperienza di Avanguardia Operaia. 

Fu tra i fondatori del Quotidiano dei Lavoratori, parlamentare di Democrazia Proletaria e poi consigliere comunale a Milano di Rifondazione Comunista.

Non ha mai abbandonato la lotta e la riflessione di comunista libertario animato sempre da spirito unitario. Negli ultimi anni era molto preoccupato per la crisi della sinistra e con convinzione ci invitava a percorrere i sentieri dell’unità. 

Non ha mai smesso di dare il suo contributo a tutti i movimenti, da quelli per i beni comuni alla difesa della Costituzione, e di incoraggiare percorsi di unità e ricomposizione a sinistra.

E’ stato uno dei promotori della lista civica di sinistra Milano in Comune. 

E’ stato sempre vicino e solidale con Mimmo Lucano e l’esperienza di Riace. 

Dopo l’assassinio di Peppino Impastato fu lui ad accorrere a Cinisi a tenere l’orazione funebre.

L’ultima iniziativa di Rifondazione Comunista a cui aveva partecipato era stata proprio il 9 maggio scorso per ricordare Peppino. 

La sua perdita lascia un enorme vuoto di cultura e esperienza. Rimangono nel cuore di tante compagne e compagni il suo esempio di integrità morale e rigore intellettuale, la sua testimonianza di una vita spesa da militante per gli ideali di liberazione e giustizia sociale. 

Alla moglie Rita, a familiari e amici il più sentito cordoglio delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista. 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea 

RIPUBBLICIZZIAMO L’ACQUA!

A 10 anni dalla storica vittoria nei Referendum del 2011 ancora e ancora  il Forum dei Movimenti per l’Acqua si mobilita per riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa.

Anche in provincia di Pavia il Comitato per i 2SI non ha mai smobilitato e mantiene vivo il dibattito per arrivare ad una gestione del ciclo dell’acqua secondo parametri di interesse comune, che possono essere perseguiti solo mediante una gestione pubblica per davvero, non tramite una Società di capitali qual è Pavia Acque Scarl, bensì tramite una Azienda Pubblica. Solo in questo modo diventano obiettivi prioritari anche quelli di tutela ambientale, di salubrità delle acque, di gestione del servizio idrico a favore della comunità.

Si è già concretizzato il fatto che l’acqua, una volta classificata come merce da vendere solo a chi può pagare, venga addirittura quotata in Borsa. E altre nubi all’orizzonte del PNRR post pandemia fanno temere il rischio che qualche Macro utily – di quelle quotate – possa fare un sol boccone anche del nostro Gestore unico provinciale. Ricordo solo, a titolo di esempio, che analoga vicenda si è già vissuta nel caso di LGH. Perciò vale la pena di mettere al sicuro i nostri servizi affidandoli esclusivamente ad Aziende pubbliche.

Si dice che l’Ufficio d’Ambito (ATO) ha funzione di “controllo” del sistema. Ma da quando in qua chi controlla  dipende in tutto e per tutto dal controllato?

E’ sotto gli occhi di tutti – e in particolare dei Sindaci della Conferenza dei Comuni chiamata a esprimere parere obbligatorio – che il Piano d’ambito viene regolarmente aggiornato sulla base dei prospetti e dei programmi di Pavia Acque. L’Ente Provincia e gli altri fautori dello status quo ci dicono che è sufficiente un “controllo” pubblico e che la gestione può essere privatistica. Ma l’ufficio d’Ambito può giusto prendere atto e fare da passacarte verso Arera.

Tutta la Programmazione dei Lavori, il Piano Finanziario, gli Obiettivi qualitativi e quantitativi, tutto viene studiato elaborato e proposto da Pavia Acque. E  come potrebbe essere altrimenti se uffici tecnici, competenze e know-how sono quelli di Pavia Acque Scrl (che ha il preciso scopo di fare utili)? E come può un semplice “controllo” pubblico orientare le scelte del Gestore privato verso obiettivi di una drastica riduzione dell’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua e verso una riduzione delle perdite dell’acquedotto, quando il guadagno del Gestore dipende essenzialmente dall’incasso delle bollette?

Facciamo qualche esempio :

Il Piano d’Ambito “Pilota” – quello del 2008 – stimava perdite idriche del sistema acquedottistico pari al 18,63%. Nel 2020/2021 il dato sulle perdite risulta pari al 25%, mentre la tariffa è raddoppiata e il Piano tariffario 2020-2023 ha come obiettivo una riduzione delle suddette perdite pari al 2% (!).

Nei successivi aggiornamenti non vi è più traccia della  realizzazione di due Poli di essicamento fanghi inizialmente previsti nel Piano d’Ambito del 2008. Forse perché costa meno mandare i fanghi dei depuratori a chi ci fa affari e chi s’è visto s’è visto. Ma l’Ufficio d’Ambito in quale modo intende tutelare la salubrità delle acque sotterranee gravemente esposte agli inquinanti pericolosi (vedi cronaca delle scorse settimane) sparsi abbondantemente con i fanghi nei terreni agricoli della nostra provincia?

E ancora. Le prescrizioni comunitarie europee (risalenti agli anni ’90), e le conseguenti norme di recepimento e attuazione adottate dalle autorità competenti, indicano limiti molto stringenti circa la presenza di fosforo e di azoto totale presente nelle acque reflue. Qualche Gestore, di altri Ambiti, da diversi anni ha attivato sperimentazioni e sistemi operativi per l’estrazione di suddetti elementi dai fanghi . Pavia Acque ? Non pervenuta.

E arriviamo al recentissimo aggiornamento tariffario del 2020. Secondo i macroindicatori di qualità tecniche Arera, nel 2019  il Gestore Pavia Acque Scarl è in classe B per l’obiettivo di riduzione delle perdite idriche; in classe E per la qualità dell’acqua erogata; in classe E per l’adeguatezza del sistema fognario; in classe D per la qualità dell’acqua depurata. Tuttavia i nostri Sindaci, all’unanimità dei presenti,  hanno comunque approvato la revisione del piano tariffario che porterà nuovi aumenti nel 2022 e  nel 2023.

Abbiamo assistito negli scorsi decenni a molteplici privatizzazioni di servizi pubblici, sia locali che nazionali, sempre decantate con il mito dell’efficienza. Ma, stante che resta tutto da dimostrare, ci chiediamo: a che serve un soggetto Gestore efficiente se la qualità ambientale del servizio risulta scadente?

Ri-eccoci dunque a reclamare l’acqua pubblica, e la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali in rispetto alla volontà popolare convalidata dai Referendum fin dal 2011. Ripubblicizziamo i servizi pubblici locali ! A partire dal servizio idrico. E torniamo a ritroso anche alle Aziende Municipalizzate diventate Spa dalla sera alla mattina ai primi del 2000.

Per il  COMITATO PAVESE 2SI PER L’ACQUA BENE COMUNE

Antonietta Bottini – 335 6819546 – antoniettabottini@gmail.com

PERÙ: Rifondazione si congratula con Pedro Castillo

Pubblicato il 11 giu 2021

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si congratula con Pedro Castillo per la sua vittoria al ballottaggio delle elezioni presidenziali del 6 giugno 2021. Si tratta di un risultato storico, di enorme portata reale e simbolica, che coincide con il bicentenario della fondazione della repubblica del Perù e che apre una grande opportunità di porre fine ad  un lungo ciclo di egemonia delle classi dominanti e aprirne uno nuovo con il protagonismo delle classi popolari.

Il prossimo presidente Pedro Castillo, è un maestro di scuola elementare di una zona rurale della sua nativa Tacabamba ed un dirigente sindacale del settore. Nel suo programma propone un insieme di trasformazioni strutturali, a partire dalla convocazione di un’Assemblea Costituente per redigere una nuova Carta Magna che sostituisca quella del golpista Alberto Fujimori del 1993, la nazionalizzazione delle risorse strategiche, così come la creazione del programma “Perù libero dall’analfabetismo”.

Castillo ha vinto nonostante tutte le manovre antidemocratiche delle destre, la campagna sporca da “guerra fredda”, basata sull’odio, la paura del “castro-chavismo”, l’anti-comunismo viscerale, delle accuse di “contiguità al terrorismo” di Sendero Luminoso e delle falsità a piene mani, per delegittimare la candidatura di Perú Libre.

Castillo ha battuto l’ingerenza sfacciata della destra latinoamericana, i milioni spesi dalla Confindustria locale (Confiep), l’appoggio a Keiko Fujimori dei grandi latifondi mediatici e di bieche figure come Vargas Llosa (che non ha esitato a evocare la necessità di un colpo di Stato militare in caso di vittoria di Castillo).

Il popolo peruviano ha deciso di voltare pagina e dire basta alla corruzione, all’autoritarismo e alle politiche neoliberiste che hanno soffocato il popolo peruviano in questi anni.

La candidatura di Castillo al secondo turno ha ottenuto l’appoggio di settori democratici e progressisti, di diverse espressioni del movimento popolare, dei lavoratori della campagna e della città, dei popoli originari, del Perù profondo delle regioni interne, dei cittadini che esigono profondi cambiamenti e non accettano che il Paese sia governato ancora una volta dal fujimorismo, espressione della gestione corrotta dello Stato, dell’antidemocrazia, della continuità di un modello che ha messo in ginocchio la grande maggioranza del Paese.

Come già visto in altri Paesi del continente (e negli Stati Uniti), oggi si ripete il copione della destra che si straccia le vesti e, oltre a minacciare il golpe, accusa Castillo di brogli elettorali: accuse senza uno straccio di prova e nonostante tutti gli osservatori internazionali (compresa la UE e la stessa OEA) abbiano certificato l’assoluta trasparenza del processo elettorale.

Ci congratuliamo con Perú Libre, con Juntos por el Perú e le altre forze della sinistra politicae sociale peruviana che, grazie all’unità d’azione, hanno ottenuto una vittoria storica, contro la corruzione e la perpetuazione delle politiche della dittatura di Alberto Fujimori. Auspichiamo che l’unità raggiunta si mantenga e che venga rafforzata, perché solo con la più ampia partecipazione popolare è possibile contrastare l’offensiva reazionaria già in atto e realizzare le grandi trasformazioni di cui ha bisogno il Perù.

Il prossimo governo avrà davanti a sè un compito difficile, dato che non dispone di una propria maggioranza parlamentare. Ma dovrà comunque tener conto delle enormi aspettative e speranze dei diversi settori (dalle donne ai contadini, dalle lavoratrici e lavoratori ai giovani, dai popoli originari agli intellettuali, etc.).

I mass media internazionali,  le istituzioni europee ed il governo italiano devono rispettare i risultati elettorali e contribuire alla stabilità politica del Paese, attraverso la non interferenza.

Roma, 10-6-2021