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CLIR: LA FARSA E’ FINITA

Il 9  giugno la maggioranza dei comuni del consorzio  ha decretato la fine del  CLIR.

Dopo tante promesse, come al solito non mantenute, si è deciso di liquidare la società pubblica che gestiva la raccolta dei rifiuti di molti comuni della Lomellina.

Grave è soprattutto l’atteggiamento di quei comuni (Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro) che, prima avevano siglato un accordo con Cgil-Cisl-Uil per il rilancio del Consorzio e per il mantenimento della gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico e poi, con un vergognoso voltafaccia, si sono rimangiati questi propositi.

Dopo anni di cattiva gestione da parte delle amministrazioni del Centrodestra della nostra zona (che fine ha fatto il buon governo tanto propagandato?) si è portata a compimento una scelta che rischia di avere gravi conseguenze sulla gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che su il reddito di quaranta famiglie.

Non si trovino scuse, la gestione del CLIR era ed è interamente nelle mani dei politici locali, se si è arrivati a questo punto, i responsabili non possono che essere i sindaci del nostro territorio.

Con l’affossamento del consorzio pubblico ora si affiderà ai privati la gestione della raccolta dei rifiuti e questo provocherà seri problemi, com’è stato dimostrato dalla gestione dei privati che si sono occupati negli ultimi anni di rifiuti: ricordiamo l’incendio Bertè, la gestione degli scarrabili, ecc.

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua piena contrarietà ad affidare a privati un settore cosi delicato come quello del ciclo dei rifiuti.

Esprimiamo il nostro appoggio all’azione delle organizzazioni sindacali per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del Clir e perché il ciclo dei rifiuti rimanga pubblico.

Mortara 10 giugno 2021

Giuseppe Abbà consigliere del comune di Mortara

Piero Rusconi Seg. Rifondazione Comunista Pavia

Rifondazione- No allo sblocco dei Licenziamenti e allo scambio di lavori stabili con lavori precari!

Il 30 giugno si potrà licenziare in tutti i settori dell’industria e delle costruzioni. Così nel decreto sostegni bis che ha segnato una vittoria di Confindustria nell’orientamento del governo indifferente alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro prevista dalla Banca d’Italia.
Oggi tutti i partiti e i rappresentanti degli industriali si affannano a smentire, col sostegno dell’ufficio parlamentare di bilancio, gli effetti gravissimi  di questa scelta sul mondo del lavoro; fino a ieri avevano raccontato che con il blocco dei licenziamenti non si sarebbero potuti assumere i giovani, oggi la versione appare diversa solo perché l’accento è posto sul fatto che  le imprese prevedono un saldo positivo di occupati, invece che sui licenziamenti.

In altre parole le imprese che hanno ricevuto e continuano a ricevere valanghe di miliardi di soldi pubblici potranno scaricare  sulla società il costo e le sofferenze di centinaia di migliaia di nuovi disoccupati per modificare la composizione dei propri occupati.

Il come lo si capisce osservando il lavorio dei partiti di governo, dal Pd alla Lega, per ammorbidire ancor di più le causali per i contratti a termine per “renderli più flessibili per consentire alle imprese di ripartire” come sostiene la sottosegretaria al lavoro leghista Tiziana Nisini.

E’ evidente che guardando i numeri del mercato del lavoro trainato già oggi dai contratti a termine si punta a sostituire occupazione stabile con altri contratti precari.

Si spiega così la contraddittorietà delle scelte, e dei discorsi dei vari politici di governo. Se si stanno attivando una serie di strumenti che permetteranno alle imprese di gestire le uscite dal lavoro  evitando ai lavoratori di  finire disoccupati

(estensione del contratto di espansione, contratti di solidarietà) perchè non attuarli mantenendo in vigore il blocco dei licenziamenti?

Non si spiega nemmeno il perché non si voglia attendere nemmeno il varo degli ammortizzatori sociali che però temiamo condizionati, anche loro, all’accettazione di lavori precari.

E’ del tutto insufficiente la mediazione dei ministri Orlando del Pd  e  Giorgetti della Lega che concordano sulla proroga del blocco dei licenziamenti solo per i settori della moda e del tessile dove, con tutta evidenza, fa comodo anche alle aziende continuare a vivere di cassaintegrazione covid pagata dallo stato finche non escono dalla crisi.

Come Rifondazione Comunista  sosterremo tutte le lotte  necessarie a contrastare la gravissima situazione occupazionale del paese  per affrontare seriamente la quale proponiamo:
-blocco dei licenziamenti;
-un grande piano per la piena e buona occupazione centrata su: assunzione di almeno un milione di persone nel pubblico; riduzione dell’orario di lavoro; riconversione ambientale dell’economia
-un piano di risanamento idrogeologico del territorio;
-il ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa
-l’abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto precarietà

Antonello Patta  Responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Val di Susa – Ferrero*/Locatelli*: sabato 12 giugno con il movimento No Tav contro il capitalismo dei disastri

Pubblicato il 10 giu 2021

Sabato 12 giugno saremo in Val di Susa alla marcia popolare NoTav.

Ci saremo per ribadire la richiesta di uno stop immediato alla realizzazione di grandi opere inutili che distruggono l’ambiente, il territorio, opere che sono fonte di spreco di enormi quantità di denaro pubblico.

Il Tav in Val di Susa è una di queste opere assurde.

Ci avevano detto che dopo l’emergenza pandemica nulla doveva rimanere come prima, che bisognava dare priorità agli investimenti in materia di tutela della salute, protezione ambientale, servizi alla persona, produzioni e lavori socialmente utili. Tutte balle.

Siamo alle solite, a scelte di politica economica caratterizzate da una profonda estraneità ambientale, all’interesse pubblico, rivolte unicamente a fare gli interessi di grandi cordate affaristiche finanziarie; a scelte imposte con la prevaricazione, colonizzando di un intero territorio.

Contro il saccheggio ambientale e delle risorse pubbliche, contro la repressione delle manifestazioni di protesta e del dissenso non un passo indietro. Il movimento di lotta popolare sconfiggerà “il capitalismo dei disastri”.

Un’altra idea di mobilità e di sviluppo è possibile.

*Paolo Ferrero, vicepresidente della Sinistra Europea
*Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Torino

VERSO UN CONGRESSO UNITARIO

Pubblicato il 9 giu 2021

Il Comitato Politico Nazionale del PRC-S.E. che si è tenuto sabato 5 e domenica 6 giugno ha ufficialmente aperto il percorso del nostro XXI congresso nazionale. Il dibattito che si è sviluppato per due giornate si è concluso con un segnale importante e inedito come l’approvazione all’unanimità delle tesi. L’XI Congresso, che segna il trentennale del nostro partito, potrebbe questa volta non essere segnato dalla conta su mozioni contrapposte come in passato.

Sarebbe un primo elemento che renderebbe già straordinario questo congresso.

Quello che si è andato determinando, nell’intenso lavoro delle commissioni (politica, statuto e regolamento), riunitesi in continuità nei mesi passati è stato un lavoro lento e costante di ascolto e di tessitura per superare cristallizzazioni che hanno costituito un ostacolo nell’iniziativa e nella discussione del partito per tanti anni. Ovviamente – e sono emerse anche nel dibattito del comitato politico – le diverse sensibilità permangono ma questa volta stanno prevalendo gli elementi di convergenza e la ricerca della sintesi unitaria. Il percorso è appena iniziato e la fase congressuale che ci aspetta può segnare una fase di reale ripartenza solo a condizione che questo approccio permanga anche nei prossimi mesi. Ma è importante partire con la giusta attitudine coniugando il rispetto e la garanzia del pluralismo con lo spirito unitario. La bozza di tesi emendata e approvata come testo base – che sarà oggetto fino al prossimo CPN di ulteriori emendamenti, contributi e modifiche – sarà approvata definitivamente nel prossimo CPN che si terrà il 19 e 20 giugno.

E’ stato approvato all’unanimità anche il regolamento con cui si svolgerà il congresso, un testo con cui non si definiscono soltanto le modalità ma il calendario dei lavori. Il programma è molto fitto, prevede di iniziare i congressi di circolo dal primo luglio e di tenere l’ultimo congresso di federazione per il 19 settembre, permettendo così di svolgere il Congresso nazionale, in presenza, dal 24 al 26 settembre prossimi.

Il percorso prosegue domenica 13 giugno, a partire dalle 16, con un seminario* on line sul partito in cui si affronterà il tema delle proposte di riforma statutaria volendo condividere in un ambito più largo della commissione incaricata, un tema fondamentale: quale tipo di partito abbiamo bisogno trenta anni dopo la sua fondazione? Come adeguare le forme organizzative e le regole statutarie?

Favorisce la convergenza unitaria la condivisione della linea politica di alternativa ai poli esistenti e la consapevolezza delle grandi difficoltà che vive il nostro partito. Vogliamo uscire dal congresso con un partito unito nell’iniziativa politica e sociale per affrontare insieme le difficoltà della costruzione di una proposta di alternativa nel nostro paese.

Un congresso unitario può diventare un congresso rifondativo a trenta anni dall’inizio del nostra storia.

In occasione di questo compleanno possiamo guardare a questi decenni non solo con un sentimento di tristezza per le tante delusioni, scissioni e sconfitte, ma anche e soprattutto con l’orgoglio di essere stati il cuore dell’opposizione alle politiche e al pensiero unico neoliberista nel nostro paese e di aver contribuito alla costruzione di uno spazio politico antiliberista e anticapitalista in Europa con la fondazione del Partito della Sinistra Europea e dello stesso gruppo parlamentare Gue (ora La Sinistra- The Left).

Certo siamo stati sconfitti ma avevamo ragione.

Un congresso unitario può essere occasione per parlare alle tante compagne e compagni che nel corso degli anni abbiamo perso e, forse, anche a nuove generazioni che potrebbero ritrovarsi nella nostra tradizione di comunismo democratico e nell’impegno per un eco-socialismo del XXI secolo.

Non rinunciamo alla lotta. Buon congresso a tutte e tutti.

Maurizio Acerbo

 Per partecipare, on line, al seminario sullo statuto  inviare mail a stefano.galieni@rifondazione.it

Acerbo (PRC-SE): F35 sui cieli italiani, Italia e Nato complici di Israele

Abbiamo appreso direttamente dai social dell’aviazione israeliana che sei caccia stealth F-35 stanno partecipando a un’esercitazione aerea in Italia denominata Falcon Strike 2021 insieme a forze aeree italiane, statunitensi, britanniche.

L’esercitazione si svolge prevalentemente sui cieli della Sardegna ma riguarda il Tirreno e arriva fino al Golfo di Taranto.

La presenza dell’aviazione israeliana ricorda ancora una volta che Israele è un avamposto della Nato e degli USA in Medio Oriente e che il “mondo libero” è complice e corresponsabile dell’apartheid e dell’occupazione illegale dei territori palestinesi.

Per questo l’Italia non riconosce lo Stato di Palestina e non interrompe la vendita di armi a Israele.

Il governo italiano – tradendo i valori della Costituzione e della Resistenza – si è collocato non in una posizione equidistante ma dalla parte di Israele cioè contro i diritti del popolo palestinese.

Di questa politica di complicità è testimonianza non solo il fatto che PD e M5S non hanno partecipato alle manifestazioni dei palestinesi durante il bombardamento di Gaza e anche all’ultima di sabato scorso a Roma.

Come si potranno indurre governi e forze politiche israeliane al dialogo se si continua a garantire il più totale sostegno ai peggiori misfatti?

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

A FIANCO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI DELLA MORESCHI

Il Partito della Rifondazione Comunista è a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della ditta Moreschi, nella loro lotta in difesa del posto di lavoro.

La MORESCHI, famoso marchio calzaturiero Vigevanese da tempo sta attraversando una grave crisi, crisi che invece di essere affrontata con nuovi piani industriali, nuove idee imprenditoriali e investimenti, la nuova proprietà non trova niente di meglio che decentrare a contoterzisti pezzi della produzione lasciando una buona parte delle lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione a zero ore.

Come al solito si pensa di risolvere i problemi riducendo il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori.

Come al solito i nostri imprenditori nostrani non sanno fare altro che risolvere il loro problemi facendo pagare alle lavoratrici i loro errori.

La nuova proprietà deve presentare un piano industriale che abbia come scopo finale la salvaguardia dei posti di lavoro e la salvaguardia di un marchio che è patrimonio non solo loro, ma di tutta la collettività del Vigevanese.

Occorre rilanciare, anche nella nostra provincia un movimento di lotta che unisca tutti i lavoratori e le lavoratrici, purtroppo molti, che sono coinvolti i progetti di ristrutturazione aziendali per chiedere nuovi piani industriali finalizzati alla difesa dell’occupazione.

Basta con politiche economiche tese a favorire i soliti noti, occorrono politiche economiche atte a  favorire la salvaguardia dell’occupazione.

È giunto il momento che le istituzioni politiche non siano solo soggetti passivi che assistono impotenti ai processi economici, ma anche utilizzando le risorse che ci arriveranno dall’Europa svolgano un ruolo attivo di indirizzo economico.

Rifondazione Comunista è impegnata con tutte le sue forze per costruire un movimento di lotta contro queste politiche neoliberiste.

Partito della Rifondazione Comunista

Funivia Mottarone, ecco come, la ricerca del profitto a tutti i costi, ha generato una tragedia

PAOLO FERRERO*

La tragedia della funivia di Stresa è vergognosa. Per il comportamento criminale degli imprenditori, per l’ignavia del governo che non ha deciso i funerali di Stato. Eppure, i funerali di Stato sarebbero stati un atto dovuto, non solo per il numero dei morti ma perché il contrasto tra la spensieratezza con cui le famiglie sono andate in gita domenica scorsa e le immagini delle scarpine dei bambini sparse attorno alla cabina frantumata, parla di un problema politico.

Uno Stato che non è in grado di tutelare la sicurezza dei propri cittadini in un momento di relax non è uno Stato, ma un puro accrocchio di potere. Qui non stiamo parlando di un incidente. Qui stiamo parlando di un atto criminale la cui estensione temporale e relativa all’intreccio di responsabilità è ancora da chiarire nei suoi contorni. Un atto criminale che non è il frutto del gesto di un folle, sempre difficile da prevedere, ma un atto criminale costruito nel tempo, probabilmente negli anni, in base all’applicazione di una semplicissima logica: garantire i propri profitti. A Stresa i proprietari dell’impianto – o presunti tali – hanno giocato alla roulette russa con la vita dei passeggeri: hanno sbagliato i calcoli e i passeggeri sono morti.

L’elemento drammatico, che non si può tacere, è che questo azzardo morale sulla vita delle persone motivato dal profitto economico non è un caso, ma la normalità di questo sistema capitalistico fondato sul profitto. Vale per i giochi finanziari, vale nelle attività industriali che inquinano, vale nella tragedia del Mottarone.

Qualche commentatore si scandalizza dicendo che non ci sono più gli imprenditori di una volta. Come se la tragedia del Vajont fosse accaduta per altre ragioni o se il capitalismo, sin dalla sua nascita, non fosse fondato sul maggior sfruttamento possibile, a cominciare da quello dei bambini che tutt’ora producono molte delle merci che usiamo quotidianamente.

Il punto vero è che il sistema capitalistico è fondato sull’irresponsabilità sociale di individui che svolgendo ruoli finalizzati ad ottenere il massimo profitto, fanno scommesse che, se non vanno a buon fine, pagano altri. Questi individui si chiamano imprenditori e fanno i capitani coraggiosi con la vita degli altri. Non perché necessariamente siano cattive persone, ma per una logica sistemica: l’attività economica è fatta per produrre profitto, che sia per il singolo proprietario o per gli azionisti poco importa.

Il punto vero è che nei decenni scorsi eravamo riusciti a fissare delle regole, dei lacci e dei laccioli che obbligavano i padroni a fare gli imprenditori, a rispettare delle regole. Invece adesso i padroni sono tornati a fare i padroni, autorità sovrane prive di limiti e controlli. Perché un altro elemento che pare emergere dalla tragedia di Stresa è che i controlli o sono finti o non funzionano. Chi sgarra non paga o paga molto meno dei danni che ha prodotto, questo è il punto. Non è un incidente di percorso ma la normalità prevista e incorporata nei rischi d’impresa.

Se questo è vero voglio avanzare un’ultima considerazione e una proposta. Se la funivia di Stresa fosse stata pubblica e gestita dal pubblico, la tragedia non sarebbe successa. Nessun dirigente o dipendente pubblico avrebbe rischiato la vita di decine di persone e messo a rischio il proprio progetto di vita per il suo stipendio. Una gestione pubblica, che è fondata sul rispetto delle regole e non dalla ricerca del massimo profitto, avrebbe fermato l’impianto. Penso sia una considerazione incontrovertibile.

Se così è bisogna fermare le privatizzazioni e invertire la tendenza. Se le vite valgono più dei profitti privati, pubblicizziamo completamente l’intero settore del trasporto pubblico: dalle funivie agli autobus. Perché si può rischiare la vita delle persone mettendo un “forchettone” o facendo guidare un autista per 12 ore di fila o non facendo la manutenzione dei mezzi. Tutto pubblico e sottratto alla ricerca del profitto. Perché ognuno di noi ha diritto ad andare in gita la domenica con i propri figli senza che qualcuno possa giocare con la nostra vita per riempire il suo portafogli.

*Paolo Ferrero, Vicepresidente Partito della Sinistra Europea