Categoria: Politica

Due incontri di formazione su Zoom: dalle crisi globali contemporanee a Marx

Organizzati dal Collettivo culturale “Rosa Luxemburg” di Vigevano

Comunicato stampa
Dalle crisi globali contemporanee a Marx. Si può sintetizzare così il ciclo di incontri di formazione sulla piattaforma Zoom organizzati dal Collettivo culturale “Rosa Luxemburg” di Vigevano in collaborazione con il Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano. Si tratta di due appuntamenti gratuiti in diretta curati dal saggista Giorgio Riolo, della “Rete delle Alternative”, in programma venerdì 12 marzo e venerdì 26 marzo sempre dalle ore 18 alle ore 19,30 circa.
Il tema dell’incontro di venerdì 12 marzo sarà “Il sistema-mondo e le crisi globali contemporanee. Il capitalismo nell’era del neoliberismo e la crisi economica, la crisi ecologico-climatica e la crisi epidemiologica. Le alternative possibili”. «Verrà proposta – spiegano gli organizzatori nel presentare l’iniziativa – l’analisi a grandi linee delle dinamiche fondamentali del mondo contemporaneo con l’indicazione di alcune alternative possibili qui e ora. Sarà inoltre illustrato lo stato del mondo diviso tra Nord Globale e Sud Globale e si approfondiranno le questioni legate alla giustizia sociale e alla giustizia ambientale».
Venerdì 26 marzo la videoconferenza spazierà invece da Karl Marx a Samir Amin, con un’analisi del sistema capitalistico dalle origini alla nuova globalizzazione-mondializzazione, nonché un approfondimento sul pensiero antisistema e i movimenti storico-sociali a esso ispirato. «In questo incontro – affermano gli attivisti del Collettivo “Luxemburg” – verrà tracciato un affresco della storia del pensiero e dell’azione rivoluzionaria e riformistica tra Ottocento e Novecento fino ai primi decenni del XXI secolo, attraverso alcune figure fondamentali del marxismo, del socialismo e del comunismo e alcuni soggetti storici decisivi nel cammino dell’emancipazione umana su scala mondiale. Sarà inoltre affrontato il tema dello sviluppo del pensiero antisistema e dei movimenti antisistemici sempre in relazione alle profonde trasformazioni del sistema capitalistico dalle origini a oggi».
Per ricevere il link di partecipazione è indispensabile inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica rifondazionecomunista.vigevano@gmail.com.

Il Partito della Sinistra Europea appoggia la campagna “No Profit on pandemic” e sostiene il diritto alla saluta in Europa e nel mondo.

Pubblicato il 26 feb 2021

Heinz Bierbaum*

“Il diritto alla salute passa dalla creazione di un sistema sanitario gestito nell’interesse delle persone e non dei grandi gruppi farmaceutici. Finché non otterremo ciò, non potremo parlare di una Europa democratica”.

Per questo, il Partito della Sinistra Europea (SE) sostiene l’iniziativa dei cittadini europei “Diritto alle cure – No profit on pandemic”, affinché sia garantito l’accesso sicuro alle cure e ai vaccini per tutti in Europa.

“Non saranno i comunicati stampa o le stime sui profitti a fornire i vaccini ai cittadini europei. Di fronte al crescente numero di decessi dovuti al Covid-19, è necessario rimuovere la proprietà intellettuale e aumentare massicciamente la produzione per salvare più vite umane.

La rimozione delle restrizioni sulla proprietà intellettuale rappresenta la vera rottura radicale con la logica neoliberale – che non è riuscita a fornire soluzioni alle crisi sociali e sanitarie. Questa è l’unica via per garantire l’accesso gratuito ai vaccini e ai trattamenti a tutti, in Europa e nel mondo.

La Commissione europea ha fallito nella sua strategia per garantire una distribuzione equa ed efficace dei vaccini e deve essere ritenuta responsabile del calo della produzione e dell’offerta. Ad oggi, non sono stati invece neanche raggiunti i livelli minimi di trasparenza. E’ stato scelto di proteggere i profitti delle aziende farmaceutiche, e di non rivelare al pubblico le informazioni chiave dei contratti con i fornitori di vaccini.

Dal 2008 il mantra delle “soluzioni dettate dal mercato” domina la politica ma ha lasciato gli europei esposti al ricatto delle grandi compagnie farmaceutiche. Un vaccino efficace contro il Covid-19 non sarebbe mai stato realizzato senza gli investimenti pubblici nella ricerca, avvenuti sia prima che durante la pandemia.

È ora di impedire ai capitali privati di poter approfittare della strategia vaccinale europea. Una minaccia alla collettività richiede una risposta che non sia a vantaggio del profitto privato, ma del popolo.

*Presidente del Partito della Sinistra Europea

In difesa della sanità pubblica e della salute dei Lombardi

Rifondazione Comunista, federazione di Pavia aderisce alla giornata di mobilitazione regionale indetta dal COORDINAMENTO REGIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE PUBBLICA il giorno 20 febbraio 2021.

La giunta regionale a direzione centrodestra ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di salvaguardare la salute dei cittadini Lombardi.

Paghiamo pesantemente tutti gli errori commessi negli ultimi decenni  da questo centrodestra.

La loro politica di favorire la sanità privata a scapito di quella pubblica, il sistema “ospedalocentrico” a scapito della sanità territoriale oltre alla gestione “opaca” delle risorse finanziarie (come dimostrano i molti scandali degli ultimi anni) hanno portato ad una situazione gravissima della gestione della sanità.

Chiediamo il commissariamento della Sanità Lombarda e il superamento della legge 23 che tanti danni a provocato.

Sabato 20 febbraio 2021 a partire dalle ore 10 saremo davanti all’ospedale San Matteo a Pavia per sostenere la necessità di un cambiamento in Regione

Via la Giunta Fontana

Partito della Rifondazione Comunista Pavia

Rifondazione: bene stop bombe all’Arabia Saudita, ora si prosegua con coerenti scelte di pace

Bene ha fatto il governo a trasformare in revoca la sospensione delle licenze per la fornitura di bombe e munizionamento pesante ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, tra i principali responsabili dei crimini di guerra perpetrati nel martoriato Yemen. Si tratta di un’importante vittoria della mobilitazione pacifista.

Ora il governo dia coerente seguito a questa iniziativa convocando subito un tavolo di discussione con le parti sociali (proprietà, lavoratori, enti locali, comitati) interessate dalle attività dello stabilimento RWM dove queste bombe vengono prodotte. Si affronti senza indugio un ragionamento sulla possibilità di conversione ad usi pacifici diversi da quelli in essere che vada a beneficio dell’occupazione e del territorio.

Ricordiamo che lo stabilimento RWM di Domusnovas è controllato dalla multinazionale tedesca Rheinmetall. Il quartier generale della RWM s.p.a si trova a Ghedi, lo stesso angolo di territorio dove vengono custodite testate atomiche statunitensi presso una base dell’aeronautica italiana in fase di ampliamento per fare spazio agli F-35 acquistati dal nostro Paese e per sostituire i Tornado nell’addestramento al bombardamento nucleare…La revoca governativa delle licenze per la fornitura di materiale militare, che finalmente utilizza anziché eludere la legge 185/90, non sia una iniziativa isolata bensì l’inizio di un generale ravvedimento della politica estera (e militare) del nostro Paese.

L’Italia firmi il Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari (TPAN), esca dal programma Nuclear sharing della Nato restituendo agli Stati Uniti le testate nucleari custodite a Ghedi ed Aviano, rinunci all’acquisto degli F35 e rinunci ad addestrare i propri piloti al bombardamento nucleare.

Ricordiamo inoltre che Giulio Regeni attende ancora giustizia, Patrick Zaki e centinaia di attivisti sono seppelliti nelle carceri egiziane mentre le “nostre” Fincantieri e Leonardo stanno facendo affari d’oro col governo egiziano peraltro coinvolto, al fianco delle monarchie del Golfo, nella guerra in Yemen.

La legge 185/90 al momento è purtroppo un “colabrodo” che consente di adoperare due pesi e due misure a seconda degli interessi in gioco. Sull’onda di questo storico e positivo “precedente” di revoca invitiamo comitati, associazioni, forze sindacali ad esigere dal parlamento una revisione in senso più restrittivo e vincolante di questa legge per sottrarla dalla discrezionalità degli esecutivi e renderla realmente operativa.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Gregorio Piccin responsabile pace

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Rifondazione: vaccini, cosa fa l’Italia al Wto? E in Unione Europea?

Il ritardo nella vaccinazione è conseguenza della subalternità  della Commissione Europea e dei governi agli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Viene anteposta la logica del profitto al diritto alla salute. Lo testimonia quanto ha denunciato  il nostro compagno europarlamentare Marc Botenga nel corso della trasmissione di Lucia Annunziata: gli accordi tra Commissione Europea e Pfizer, e con tutte le altre case farmaceutiche sono secretati.  Non solo, a negoziare gli accordi  per conto della commissione  Ue, secondo quanto riportato dalla stampa belga, vi sarebbe stato l’ex direttore di EFPIA, la lobby europea di Big pharma , Richard Bergström. Un eclatante e scandaloso conflitto di interessi.
Inoltre da ottobre è stata proposta da India e Sudafrica all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) la richiesta di sospendere i diritti di proprietà sui brevetti, consentendo ad altre industrie e a tutti i paesi di produrre la quantità necessaria di vaccini e medicinali per soddisfare le necessità di tutta la popolazione mondiale. L’Unione Europea si è opposta fin qui.
Qual’è la posizione dell’Italia? 
Il governo intende chiedere alla Commissione di rendere pubblici accordi con Pfizer e con le altre case farmaceutiche ? 
Il governo intende  sostenere la richiesta di India e Sud-Africa al WTO e chiedere alla UE di fare altrettanto ? 
Mentre i governi latitano diffondiamo e invitiamo a firmare l’iniziativa europea dei cittadini “Nessun profitto sulla pandemia”https://noprofitonpandemic.eu/it/


Maurizio Acerbo, segretario nazionale – Rosa Rinaldi, responsabile sanità Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Le loro crisi, le nostre proposte! Sanità e tutele per tutte e tutti

Sabato 23 gennaio Rifondazione Comunista organizza un flash mob sotto la Regione Lombardia per chiedere tamponi rapidi e vaccini per tutti e tutte.

Lavorare e studiare in sicurezza, contenere l’epidemia e garantire vaccini per tutte e tutti. Sono proposte concrete che Rifondazione Comunista porterà sotto la Regione Lombardia sabato mattina alle 11.00 in un flash mob nell’ambito della mobilitazione nazionale “Le vostre crisi, le nostre proposte”. Tamponi rapidi, garanzia di vaccino per tutti e tutte e aiuti alle persone in difficoltà, sono le richieste che arrivano dal mondo reale, dai giovani delle scuole, dagli insegnanti e genitori, mentre nei palazzi di Roma si consuma una crisi di governo incomprensibile e il relativo calciomercato in atto per accaparrarsi i voti necessari per stare in piedi. Saremo in piazza in modo coreografico, ironico e sicuro parlando a nuora (La Regione) perché suocera (il Governo) intenda.

Il Governo dovrebbe occuparsi di colmare le lacune che la delega alle regioni in tema di sanità ha evidenziato in questo anno di pandemia abbandonando la pericolosa idea dell’autonomia differenziata e mettendo in atto un serio piano di investimenti su scuola, sanità e lavoro.

In Lombardia Letizia Moratti, vicepresidente della regione e assessora alla Sanità si occupa di contenere il covid proponendo la distribuzione dei vaccini in base al Pil regionale. Lady San Patrignano ci ricorda involontariamente i danni provocati dalle politiche ultraliberiste, che hanno messo in ginocchio in sistema sanitario pubblico con i risultati che in Lombardia abbiamo sotto gli occhi.

Il popolo ha bisogno di vaccini, il governo non lasci nelle mani di Letizia Moratti il potere di dargli solo brioche.

Partito della Rifondazione Comunista

LA LORO CRISI, LE NOSTRE PROPOSTE

Pubblicato il 16 gen 2021

RIFONDAZIONE COMUNISTA

Documento approvato con tre astensioni dalla direzione nazionale del 14 gennaio 2020. 

La crisi di governo rappresenta un’ennesima pagina della degenerazione del sistema politico del nostro paese, ancora più grave perché si innesta in un quadro di crisi, gravissima, sia sanitaria che sociale, con milioni di lavoratrici e lavoratori, dipendenti o autonomi che siano, che vivono con poche centinaia di euro al mese o sono addirittura senza alcun reddito, con la prospettiva fra qualche mese di doversi confrontare con la fine del blocco dei licenziamenti e degli sfratti.

Dopo due decenni di leggi elettorali incostituzionali, adesione al pensiero unico neoliberista di tutti gli schieramenti, celebrazione del leaderismo e della spettacolarizzazione siamo giunti a una crisi di cui la maggior parte delle italiane e degli italiani non capisce nemmeno l’oggetto.

Chi nella maggioranza critica la deriva personalistica di Renzi dovrebbe riflettere sulle proprie responsabilità. Mentre il “pilota automatico” decide sull’essenziale, la dialettica politica scade nella faziosità e nella polemica becera in cui i vari personaggi e soggetti politici devono ritagliarsi uno spazio che non possono conquistare con la forza della prospettiva ideale e di impianti programmatici alternativi.

Il risultato degli apprendisti stregoni dell’attuale maggioranza è che la vittoria delle destre in caso di elezioni anticipate sarebbe di dimensioni enormi per effetto della legge elettorale in vigore e del taglio del numero dei parlamentari e consentirebbe ai trumpiani nostrani di eleggere il Presidente della Repubblica e di stravolgere la Costituzione con il presidenzialismo e un ancor più forte “regionalismo differenziato”.

Va respinto il riproporsi della polemica contro i “partitini” che ha già condotto dal 1994 al progressivo svuotamento del parlamento e a un sostanziale restringimento del pluralismo e della democrazia nel nostro paese. Mentre con gli sbarramenti sono state estromesse dalla rappresentanza le forze non allineate come Rifondazione Comunista, le leggi elettorali hanno amplificato il trasformismo e la fine dei partiti come organizzazioni popolari con una fisionomia ideale e programmatica e un radicamento nel paese. Il gruppo parlamentare di Italia Viva nasce da una scissione di elette/i nelle liste PD e della sua coalizione guidata dall’ex-segretario di quel partito.

Respingiamo indignati il paragone che in questi giorni è stato brandito in maniera ricorrente tra le battaglie di Rifondazione Comunista e Renzi. E’ un’analogia priva di fondamento. Il renzismo è un prodotto della lunga stagione dell’Ulivo e del centrosinistra, a Prodi ricordiamo che Renzi è figlio della sua politica non della nostra.  Rifondazione Comunista ha rotto con i governi e si è scontrata col centrosinistra per dire no a guerre, privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, per difendere scuola, sanità, servizi pubblici e beni comuni. Rifondazione Comunista ha difeso in parlamento gli interessi di lavoratrici e lavoratori, disoccupate/i, pensionate/i i cui diritti sono stati spesso e volentieri massacrati dal centrosinistra.  C’è una differenza abissale tra chi chiede il MES e chi non votò il Trattato di Maastricht mettendo in guardia rispetto a regole europee che tutti oggi ammettono che si debbano cambiare. La nostra proposta di riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali divenne legge in Francia e anticipava un dibattito che oggi è aperto in tutto il mondo. Rifondazione Comunista ha sempre portato in parlamento le istanze dei movimenti sociali e della classe lavoratrice, Renzi è solo uno dei tanti ventriloqui di Confindustria e dei grandi gruppi capitalistici spesso parassitari e certo non ne mancano nelle forze che sostengono il governo. Basti pensare a come hanno affrontato la questione delle concessioni autostradali dopo la strage del Ponte Morandi.

Si esce da questa fase di confusione e trasformismo solo rimettendo al centro i problemi del paese e chiare alternative programmatiche.

Il nostro giudizio su Renzi è di lunga data e le sue proposte a partire dal MES le consideriamo dannose. Ma questo non cancella la nostra critica alla linea del governo.

Nel Palazzo oggi non c’è una proposta politica e programmatica di sinistra.

LA NOSTRA CRITICA AL RECOVERY PLAN

Oggi più che mai è indispensabile riportare l’attenzione sui problemi enormi che vive il paese.

Visto come si sono susseguite le formulazioni, un giudizio definitivo sul Recovery Plan si potrà dare solo alla fine di un percorso ancora molto incerto nelle postazioni delle risorse, nelle strutture operative e gestionali, nei tempi di completamento e nei contenuti delle “riforme” richieste da Bruxelles per la sua approvazione. Possiamo intanto rilevare alcuni gravi limiti.
Il più grave consiste nell’utilizzo di un terzo dei fondi disponibili, la metà dei prestiti, in sostituzione di risorse ordinarie per interventi già programmati invece che in nuovi investimenti. E’ una scelta in linea col pensiero economico neoliberista, clamorosamente smentito dai fatti,  che da molti anni persegue  la riduzione del debito attraverso i tagli con le disastrose conseguenze note sia per le gravi sofferenze sociali che  per il debito e per l’insieme dell’economia.
I fondi già scarsi vanno assolutamente utilizzati tutti per nuovi investimenti se vogliamo cominciare a sanare i danni prodotti dalla pandemia e soprattutto i gravissimi ritardi e storture economiche e sociali prodotti da decenni di politiche neoliberiste.
La destinazione delle risorse poi, fatto salvo il rispetto delle grandi linee indicate dalla Commissione europea, viene fatta in assenza di una politica industriale che definisca gli assi economici e le filiere produttive da privilegiare, confidando in quella discrezionalità dei mercati e delle imprese che sono responsabili delle difficoltà del sistema economico e produttivo italiano.
Sono totalmente insufficienti le risorse destinate al Pubblico nel suo insieme, alla sanità e alla scuola in particolare, che richiederebbero risorse ben più significative sia per le strutture che per il personale.
Manca totalmente un piano per il lavoro che proprio nell’assunzione di almeno 500 mila nuovi dipendenti pubblici avrebbe un punto di forza cui aggiungere almeno:
– la creazione di lavoro in un grande piano di risanamento idrogeologico del territorio,
– la subordinazione dell’erogazione delle  risorse alle aziende a precisi vincoli occupazionali in connessione con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, in sostituzione di politiche attive da rivedere insieme al reddito di cittadinanza e agli incentivi alle imprese che producono impatti negativi in campo ambientale. E’ gravissima la distribuzione non equilibrata dei trasferimenti e degli investimenti tra nord e sud.

Un punto di particolare gravità del Recovery Plan, evidenziato anche dalla scomparsa della parità di genere dalle linee strategiche dell’ultima bozza, riguarda la mancanza di un piano vero per l’incremento della quota di donne occupate per il quale ci si affida a quella che in una sottomissione viene definita inclusione sociale che come è ovvio riguarda sia gli uomini che le donne. Mentre il fatto che i fondi dedicati siano quelli del react eu destinati a copertura di misure urgenti per i danni della pandemia nel sud conferma la mancanza di una prospettiva strategica che sarebbe necessaria.

Manca totalmente un piano per le case popolari la cui urgenza è drammaticamente sottolineata dai numeri allarmanti degli sfratti esecutivi momentaneamente bloccati, delle procedure in corso e delle domande di casa popolare senza risposta.
Un capitolo rilevante, soprattutto per la gestione inaccettabile che si intende farne,  è quello che riguarda le infrastrutture idriche cui sono destinate risorse per circa 4 miliardi ma senza ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. L’uso delle risorse destinate in gran parte al sud è legato infatti all’affidamento del servizio a gestori idrici integrati dotati di un organizzazione industriale adeguata con l’obiettivo, sottolinea l’Arera, della “prosecuzione del processo di razionalizzazione e consolidamento del panorama gestionale”. Lo scopo è un ulteriore attacco all’acqua pubblica sottraendo la sua gestione anche ai comuni del sud per affidarla alle grandi multiutility del nord e inferendo nuove gravissime  lesioni alla democrazia  e alla volontà popolare.
Riteniamo infine  gravissimo che in un documento che spende moltissime parole sulle disuguaglianze non ci sia nulla su quella legata alla distribuzione del reddito di cui i salari italiani, tra i più bassi d’Europa, sono la componente principale, quella che deprimendo pesantemente la domanda è la principale responsabile del rallentamento economico.
Al questo riguardo riteniamo indispensabile l’avvio di un percorso complesso in cui si intreccino vincoli precisi alle imprese che ricevono risorse, tra cui i rinnovi contrattuali, lotta vera alla precarietà, all’economia illegale e ai contratti pirata con un provvedimento immediato: l’introduzione di un salario minimo legale di dieci euro al netto di ferie, tredicesima/quattordicesima  e festività.

Nei mesi scorsi abbiamo indicato una serie di misure indispensabili per affrontare l’emergenza sociale e la pandemia.

Ribadiamo la nostra denuncia della gravità di un piano pandemico che esplicitamente legittima la selezione dei pazienti da assistere mentre si ignorano gli appelli a misure coerenti di contenimento del contagio. Riteniamo indecente che si continuino a spendere miliardi in spese militari mentre emerge gravissima la carenza di personale e strutture nella sanità, nella scuola e in tutto il settore pubblico.

In questa situazione mentre in parlamento e sui media si sviluppa una crisi incomprensibile riteniamo doveroso che il nostro partito si mobiliti in tutto il paese avanzando le nostre proposte per affrontare la crisi sociale e sanitaria e difendere la democrazia.

La Direzione Nazionale impegna, in particolare, tutte le federazioni e i regionali una giornata di mobilitazione nazionale per il prossimo 23 gennaio con presidi e iniziative.

Il 18 gennaio si terrà un presidio a Roma in Piazza Montecitorio a partire dalle ore 14.

Rifondazione: Crisanti e Galli hanno ragione, lockdown e vaccinazioni subito!

Siamo d’accordo con le dichiarazioni Galli, condivise da Crisanti: “Ci vorrebbero due o tre settimane di lockdown totale in cui viene vaccinato il maggior numero di italiani possibile”
Certo ad oggi non ci sono vaccini a sufficienza ma la scelta è obbligata se si vuole uscire dalla pandemia ed evitare che si scivoli in una terza ondata di contagi, ancora più grave di quella attuale.

Occorre, perciò, predisporre ogni sforzo ed intervento possibile, anche in termini di previsione degli approvvigionamenti di vaccini.

Questo al fine di rendere utile ogni sacrificio richiesto ai cittadini ed efficace, generalizzata e gratuita la vaccinazione.

Consapevoli che ci vorrà il tempo necessario perché la maggior parte della popolazione sia immune, va evitato che gli sforzi e i sacrifici richiesti a tanta parte del mondo del lavoro, ai giovani, alle e agli studenti diventino vani.

Non possiamo rassegnarci né abituarci, né tantomeno essere indifferenti di fronte alle centinaia e centinaia di morti per Covid, alle statistiche sui numeri dei nuovi contagi, perché, appunto non sono numeri, sono persone, sono storie, sono vite spezzate.

Occorrono quindi risorse, personale e vaccini.

Il next generation UE va agito in modo efficace, con le misure necessarie e nell’interesse generale della popolazione, sottraendo ogni spesa superflua e dannosa, come quelle che vanno alle grandi opere o agli armamenti.
Chiudiamo con giudizio!

Garantire il diritto alla salute di tutte/i è una priorità assoluta.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Rosa Rinaldi, responsabile sanità
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Rifondazione Comunista con gli studenti 11 gennaio

Loredana Fraleone*

Lunedì 11 gennaio in molte piazze italiane, gli studenti delle scuole superiori si sono dati appuntamento per rivendicare il loro diritto allo studio.

Un diritto messo in discussione non solo da una pandemia che ha limitato molte attività fondamentali, ma anche da una gestione da parte della Ministra Azzolina e del governo, che pur di non investire nel sistema d’istruzione quanto sarebbe indispensabile, non hanno provveduto a ridurre il numero degli alunni per classe, non hanno assunto il personale necessario, non hanno predisposto trasporti sicuri, non hanno predisposto un piano di edilizia scolastica non rinviabile specialmente in alcuni territori, non hanno ripristinato la figura del medico scolastico, scomparsa come molte altre della medicina territoriale.

Abbiamo fin dalla primavera scorsa fatto proposte in questo senso e in occasione dell’ultima finanziaria presentato un emendamento sul numero degli alunni per classe, neanche preso in considerazione da maggioranza e opposizione, ma sul quale torneremo appena possibile.

Gli studenti chiedono “fatti”, che garantiscano la possibilità di tornare a scuola in presenza ma in sicurezza, a partire dai mezzi di trasporto, siamo d’accordo con loro e per questo aderiamo alla loro mobilitazione.

*Responsabile Scuola Università Ricerca

Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Rifondazione: a Palermo con i salvatori di Open Arms, i 5 migranti che denunciano Salvini e le/gli antirazzisti in piazza

Pubblicato il 9 gen 2021

L’ong spagnola Proactiva Open Arms ha compiuto nelle 79 missioni svolte finora, l’ultima a capodanno, quanto spetterebbe all’Europa e ai suoi governi.

Salvare uomini, donne e bambini che fuggono dai lager libici.

Probabilmente anche l’ultimo salvataggio porterà ad un temporaneo blocco della nave lasciando deserto e privo di soccorsi il Mediterraneo Centrale perché anche questo governo considera chi opera soccorso un nemico da controllare.

Ma questa mattina nell’aula bunker di Palermo c’è l’ex ministro Salvini, accusato di sequestro plurimo di persona in quanto, per pura propaganda elettorale, ha tentato per giorni di impedire l’attracco dei sopravvissuti.

Il mondo antirazzista siciliano è fuori dall’aula in attesa che venga fatta giustizia, 5 migranti salvati si sono costituiti parte civile.

Ci aspettiamo che la magistratura compia il suo dovere condannando questo piccolo Trump padano, che sia da monito verso chi, anche non assumendosi le responsabilità che gli spettano, continua a sabotare i soccorsi.

Quel tratto di mare, anche cambiando i governi, è ormai una fossa comune di cui questo Paese porterà per sempre la colpa e ad uccidere non è il mare ma le misere leggi degli uomini.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Stefano Galieni, responsabile immigrazione PRC-S,E.