Categoria: Politica

Lo tsunami cileno

Pubblicato il 18 mag 2021

Marco Consolo –

Lo scorso fine settimana in Cile si sono svolte “mega-elezioni”. Si votava per decidere i 155 membri della Convenzione Costituzionale (l’organo che avrà il compito di scrivere la Costituzione per sostituire quella redatta durante il regime civico-militare di Augusto Pinochet), formata con parità di genere obbligatoria (77 donne e 78 uomini), primo caso  nella storia mondiale.

Oltre ai Costituenti, si è votato per eleggere 346 sindaci (e consiglieri comunali) e, per la prima volta, i governatori delle 16 regioni.

La partecipazione è stata bassa (43,35 %), circa un milione meno dei partecipanti al referéndum sulla costituzione dello scorso ottobre, ma su questo torneremo più avanti.

I risultati sono un vero e proprio tsunami, che rimette profondamente in discussione i capisaldi del sistema e i suoi guardiani, che rischiano di essere spazzati via. Scompare il sorriso ingessato del presidente Piñera, che tra l’altro dovrà affrontare una denuncia alla Corte penale Internazionale per crimini di lesa umanità.

Innanzitutto, i numeri segnano una sonora sconfitta della destra, che non riesce a raggiungere il terzo dei membri dei costituenti, percentuale che le avrebbe permesso il veto alle proposte di cambiamento nella Convenzione costituzionale. L’altra grande sconfitta è l’alleanza di Centro-sinistra della ex-Concertacion, che ha gestito la transizione dalla dittatura e ha governato il Paese per 30 anni, in alternanza alla destra.

Parallelamente, c’è stata una grande e storica avanzata delle sinistre e delle forze anti-neoliberiste. In particolare del Partito Comunista e del Frente Amplio (uniti nella Lista “Apruebo dignidad”), della “Lista del Pueblo” e di altri settori progressisti che hanno superato in voti la ex Concertación.

L’altra novità è stata l’irruzione degli indipendenti e della Lista del Pueblo, che analizziamo di seguito.

Grazie alle mobilitazioni di piazza (con decine di morti, centinaia di feriti e di arresti) il Cile inizia a cambiare davvero. Oggi si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel del Paese che è stato il primo laboratorio mondiale neo-liberista dei “Chicago boys”, grazie alla dittatura civico-militare di Pinochet che aveva imposto il modello “a sangre y fuego”.

Lo tsunami dei risultati

Per quanto riguarda i risultati (mentre scrivo ancora non del tutto definitivi), questa dovrebbe essere la composizione della nuova Convención Constitucional:

  • “Indipendenti” (45-48 seggi). Sono stati la sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e. Di questi-e, molti-e hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”. Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni di loro sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altre sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Bisognerà attendere qualche giorno per saperne di più.
  • Vamos por Chile” (37 seggi). E’ la lista unica della destra (dai nostalgici di Pinochet, fino alla destra liberal). Avevano bisogno di 52 seggi per poter esercitare diritto di veto (1/3 dei 155 totali) nel dibattito costituzionale. Ma il fortissimo crollo dei consensi li ha fatti rimanere con le armi spuntate.
  • “Lista del Apruebo” (25 seggi). Si tratta della ex-Concertación (centro-sinistra, DC + PS, PPD, ed altri), il centro e la sinistra moderata e neoliberista di Bachelet e Lagos. Anche in questo caso vi è stato un forte calo dei consensi.
  • “Apruebo Dignidad” (28 seggi). Ottimo il risultato di questa lista formata dal Partito Comunista e dal Frente Amplio che si configura come un blocco di sinistra anti-neoliberista nella Costituente. Per la prima volta supera elettoralmente il centro-sinistra.
  • Lista del pueblo (27 seggi). E’ l’altra sorpresa delle elezioni. Al suo interno vi sono figure individuali, dirigenti di movimenti di base presenti nella rivolta sociale e organizzazioni territoriali, in genere schierate a sinistra in opposizione al governo.
  • “Popoli originari con seggi riservati” (17 seggi). In base alla legge, i popoli originari hanno diritto a 17 seggi riservati (tra cui i mapuche, che ne eleggono 7).

Si tratta quindi innanzitutto di una dura sconfitta per la destra, la cui cartina al tornasole è il mancato raggiungimento del quorum di 1/3, necessario per bloccare i cambiamenti. Non è bastato presentarsi in un’unica lista che riuniva tutta la destra, compresa quella pinochetista (UDI, RN, Evopoli, Partito Repubblicano). La coalizione di governo ha ottenuto circa il 20%, pagando scelte sbagliate ed errori madornali di comunicazione. In particolare, oltre alla gestione della pandemia, ha pesato l’atteggiamento del presidente Sebastián Piñera e del suo governo sul ritiro di parte dei versamenti pensionistici da parte della popolazione, a cui Piñera si è opposto con testardaggine a difesa della capitalizzazione dei fondi privati di pensioni (AFP), cileni ed internazionali. Ciò, nonostante la manifesta contrarietà di molti esponenti della destra, provocando una profonda frattura al suo interno.

Anche i partiti tradizionali dell’ex Concertación (DC, PS, PPD, Partito Radicale…), che dalla fine della dittatura hanno governato il Cile per 30 anni in alternanza con la destra, hanno subito una pesante sconfitta, che li ridimensiona seccamente (la Lista Apruebo ha il 16%).  Basti pensare che la Democrazia Cristiana (per molto tempo cerniera decisiva nella politica cilena) ha ottenuto 1o 2 miseri seggi , il PPD solo 3 ed il Partito Radicale 1, dei 25 vinti dalla loro coalizione.

Molto importanti i risultati della Lista “Apruebo Dignidad”, formata dal Partito Comunista e dal Fronte Ampio, che ha ottenuto 28 seggi (18%), superando per la prima volta il centro-sinistra in una competizione elettorale.  Il PC elegge 7 costituenti, così come Revoluciòn Democratica, quest’ultima forza maggioritaria del Fronte Ampio.

Sorprendente anche l’ottimo risultato della Lista del Pueblo (27 seggi), una eterogenea ed inedita “lista ombrello”,  composta da persone senza legami diretti con i partiti, di cui diverse hanno partecipato alle proteste iniziate il 18 ottobre 2019. Insieme a loro, vi sono organizzazioni di base (sparse su tutto il territorio nazionale), con capacità di presenza nelle reti sociali.

Più articolata l’analisi degli indipendenti, la grande sorpresa di queste elezioni, soprattutto per la quantità di eletti-e, che rappresentano quasi un terzo dei costituenti. Come dicevamo, si tratta di un gruppo eterogeneo e frastagliato, con diverse anime, dove molti hanno posizioni anti-neoliberiste,  con una dura critica ai partiti e ai “polítici”.

Ma tra gli indipendenti eletti c’è una grande diversità. Alcuni sono collegati a liste elettorali (anche di destra), altri sono progressisti,  altri sono persone politicizzate a partire dalla rivolta sociale iniziata nell’ottobre 2019, etc. Tra loro, gli “Indipendenti per la Nuova Costituzione”, hanno ottenuto 11 seggi su 48. Ma bisognerà attendere qualche giorno per avere un quadro più completo.

I popoli originari, che partecipano per la prima volta a queste elezioni, hanno eletto 17 seggi riservati per legge per i 9 popoli che abitano il territorio (Aymara, Quechua, Atacameño, Colla e Diaguita al nord; Mapuches, Kawashqar o Alacalufe, e Yámana o Yágan al Sud;  Rapa nuí dell’isola di Pasqua). Tra le donne elette in queste liste, ci sono dirigenti mapuche molto rappresentative e conosciute, come la “Machi” Linconao (che ha subito carcere e repressione) e la professoressa Elisa Loncon. L’irruzione dei popoli originari è un altro elemento importantissimo, di forte simbolismo, nel nuovo Cile che finalmente dovrà assumere la pluri-nazionalità come elemento costitutivo.

Elezioni municipali e dei governatori

Anche sul versante municipale, lo tsunami elettorale è dello stesso segno, anche se minore, vista anche la parziale inerzia dei territori ed il forte grado di centralismo della politica cilena.

La ex-Concertaciòn riesce a mantenere una discreta presenza, grazie all’insediamento tradizionale nei territori ed all’appoggio (spesso clientelare) di cui ancora gode. La destra perde città strategiche in quanto a sindaci e va male nelle elezioni dei governatori, ma riesce a contenere lo smottamento.

La sinistra riconferma Daniel Jadue (PC) alla guida del municipio di Recoleta, a Santiago (con il 65%), risultato che lo rafforza come candidato presidenziale. Ma la sorpresa più clamorosa è a Santiago centro (uno dei municipi della capitale), con la vittoria di enorme valenza simbolica a sindaca di Irací Hassler, giovane donna, comunista e femminista, fino ad oggi consigliera comunale, sostenuta dalle organizzazioni territoriali. La sua storica vittoria nella “madre di tutte le battaglie” si aggiunge a quelle di Los Lagos, Lo Espejo, Recoleta, Tierra Amarilla e Canela con un risultato complessivo di 126 consiglieri comunali eletti dal Partito Comunista (9,23%). Sempre a sinistra, si riconferma  Jorge Sharp a Valparaiso, vince la nuova sindaca a Viña del Mar, (città fortemente simbolica da più di 15 anni in mano alla destra pinochetista), probabilmente anche nell’importante porto di San Antonio,  di Carla Amtmann a Valdivia e di molte altre.

Da ultimo, segnalo la clamorosa elezione a “Governatore” della regione di Valparaiso di Rodrigo Mundaca (con il 43%), dirigente delle dure battaglie per l’acqua pubblica, contro lo strapotere delle imprese private, garantito dalla costituzione pinochetista. Anche nella regione di Santiago, il ballottaggio per la carica di governatore sarà un inedito confronto tra un esponente della DC e una candidata del Frente Amplio, appoggiata da tutta la sinistra.

Da segnalare, infine, il nervosismo dei “mercati” con la borsa di Santiago che ha perso circa 10 punti, la peggiore perdita da molto tempo.

In conclusione, cambia il panorama politico cileno dopo questo vero e proprio tsunami per i partiti tradizionali (destra e centro-sinistra), mentre si configura lentamente un nuovo blocco politico-sociale che rifiuta le pratiche dei decenni di “democratura” neoliberale e chiede trasformazioni radicali nel sistema politico.  Un blocco politico-sociale in nuce, che ha una grande responsabilità in primis verso il Paese, ma anche verso il continente, mentre il mondo segue con attenzione. In questo blocco in costruzione spiccano le donne, che irrompono con forza anche nei municipi, come portato delle grandi manifestazioni femministe degli ultimi anni.

Di certo, il processo costituente non sarà nè facile, nè lineare, vista anche la diversità delle forze e degli interessi in gioco.  Ma non c’è dubbio che inizia la fine del ciclo storico del neo-liberismo, col malessere manifesto nei confronti delle politiche neo-liberiste e dell’autoritarismo repressivo, espresso prima nelle enormi mobilitazioni di piazza e poi nel voto.

In questo processo, la redazione della nuova costituzione sarà una delle pietre miliari e l’aspettativa è enorme. Bisognerà capire come si svilupperà il dibattito e le alleanze nella Costituente, che si insedia agli inizi di luglio. E soprattutto come si muoverà la piazza in questo nuovo scenario, pandemia permettendo.

Nel frattempo, il governo Piñera, vero e proprio “zombie politico”,  rimane in carica fino a novembre, data delle elezioni presidenziali.

Nell’aria oggi risuonano le ultime parole del presidente martire, Salvador Allende: “…molto presto si apriranno i grandi viali, dove l’uomo libero passerà per costruire una società migliore”.

Peppino Impastato, una storia in cui ritroviamo le nostre radici e il nostro futuro

Pubblicato il 8 mag 2021

Giovanni Russo Spena*

43 anni  fa Peppino Impastato veniva ucciso. Per il suo impegno militante antimafia e per il suo meridionalismo sociale. Peppino è stato il precursore dell’antimafia sociale. Le sue idee, la sua figura sono attualissime.

Soprattutto oggi, con la mafia che diventa sempre più pervasiva all’interno delle strutture economiche e sociali. La mafia attua, oggi, negli strati popolari impoveriti dalla pandemia, un vero e proprio welfare “sostitutivo” di uno Stato sociale  che non eroga le risorse necessarie; e acquista quote ed azioni di aziende in difficoltà economiche.

Peppino è, quindi, attuale perché fu vittima del “sovversivismo” reazionario delle classi dominanti meridionali. Non dimentichiamo che la Commissione Antimafia, nel 1976, ancora parlava della mafia come di una “comune forma di delinquenza organizzata” e che la prima legge antimafia fu varata solo nel 1982 (4 anni dopo l’uccisione di Peppino…). Umberto Santino ci insegnò, in quegli anni difficili, il “paradigma della complessità” della borghesia mafiosa: la mafia come organizzazione e sistema di rapporti, intreccio tra criminalità, accumulazione, processi di valorizzazione del capitale, codice culturale; e, insieme, consenso sociale. 

Impiegammo 22 anni per ottenere la condanna giudiziaria dei mandanti dell’uccisione di Peppino e 21 anni per ottenere l’approvazione, in Parlamento, della mia relazione che indaga sugli intrecci di potere che non avevano permesso di giungere subito alla verità.

Anche il Ministero dell’Interno parlò, per 20 anni, di Peppino “terrorista” o di Peppino “suicida”. Non a caso decisi, insieme agli splendidi collaboratori della Commissione Antimafia, di intitolare la relazione “Anatomia di un depistaggio”. E, dopo anni di inchiesta, volemmo che si aprisse con queste parole: ”Italiani perdonateci; lo Stato avrebbe potuto scoprire subito la verità, ma segmenti dello Stato (Carabinieri, parte della Magistratura) lo impedirono”. Non vi fu, infatti, da parte dello Stato, negligenza o inerzia ma scelta consapevole.. Perché la mafia è un sistema di relazioni.

A Cinisi indagammo sulla identità di una mafia in transizione: che diventava un vero e proprio distretto della droga, raccordo e tramite tra mafia siciliana e mafia statunitense. Insomma Badalamenti, che volle l’uccisione di Peppino, aveva tanto denaro, tanto potere, un articolato sistema di relazioni politiche. La mafia è dentro l’amministrazione, la finanza, la politica.

Il ricordo di Peppino è attualissimo. Perché fu, insieme ai tanti braccianti e sindacalisti uccisi dal potere borghese/mafioso (da Portella della Ginestra in poi) precursore dell’antimafia sociale.

Costruì un nesso tra lotte studentesche, bracciantili, per la riforma agraria: una sfida al comando mafioso sul territorio. Utilizzando anche  strutture allora appena apparse; Radio aut, con il sarcasmo delle splendide e coraggiose trasmissioni di Peppino, fu una vera e propria demistificazione e critica del potere.

Rivedo Peppino nelle tante ragazze, nei tanti giovani che praticano conflitto e mutualismo sociale nei quartieri metropolitani del Sud, nei tanti paesi abbandonati dallo Stato.

Peppino non è una icona nostalgica: era un militante comunista, un attivista sociale, di Lotta Continua e di Democrazia Proletaria, che combatteva i compromessi “milazziani” che coinvolgevano mafie e settori della sinistra in un articolato sistema di interessi.

E’ stato certamente anche un precursore del movimento altermondialista.

Lottò per “un altro mondo possibile”.

Lo comprese e lo aiutò la sua splendida mamma, mamma Felicia, donna straordinaria, che è stata la mamma di tutte e tutti noi.

*responsabile area  Democrazia, diritti, istituzioni, PRC-S.E.

Storie di Giovani Comunisti/e #5 con Vittorio Agnoletto

Il 5 maggio alle 18:00​ torna “Storie di Giovani Comunisti/e” con il quinto e ultimo incontro, questa volta discutere di salute e sanità, con un particolare sguardo al nostro territorio e alle sue lotte (presidi medici, legge 23, gestione ATS e ASST), ma riflettendo anche su un livello nazionale ed europeo. Ne parleremo con Vittorio Agnoletto; modera @_edo_casati_ (coordinatore @gcpavia).

Giovani Comunisti/e Lombardia

Rifondazione Comunista: “in pensione a 60 anni o con 40 di contributi, altro che ritorno alla Fornero”

Pubblicato il 4 mag 2021

Antonello Patta*

Si avvicina la scadenza di “quota cento” e il governo Draghi mostra di essere intenzionato a seguire le raccomandazioni della Commissione europea sulla riduzione della spesa pensionistica tramite il ritorno all’applicazione integrale della legge Fornero, definita a suo tempo, giustamente, come la legge più antipopolare del dopoguerra.
Si insiste pervicacemente su questa linea nonostante i dieci miliardi di risparmi su quota cento,  il progressivo impoverimento di milioni di pensionati, le ingiustizie e le distorsioni di un sistema che discrimina fortemente i giovani, le donne e i lavoratori con stipendi bassi e lavori discontinui, il fatto che l’allungamento della vita lavorativa abbia ridotto, in sei anni, di più di un milione di unità  l’occupazione nella fascia di giovani tra 15 e 35 anni.
A lor signori non fa problema il livello vergognoso delle pensioni attuali con 10 milioni di pensioni sotto i 750 euro, la media delle pensioni delle donne a circa il 50 per cento di quelle degli uomini  e il fatto che  i giovani di oggi siano destinati con questo sistema a un futuro di indigenza con   assegni pensionistici  ridotti  fino al 30% dello stipendio
Resta intatta la linea neoliberista che ha accompagnato il varo della Fornero , supportata in passato con la motivazione dell’austerità e oggi insistendo   con la falsa motivazione della non sostenibilità del sistema.  La realtà, oggi come ieri,  è che si continua a  perseguire  l’obiettivo della demolizione della previdenza pubblica per favorire i fondi privati.
I problemi veri, anche per il sistema previdenziale, sono la disoccupazione, i lavori precari discontinui, i part time obbligati, i bassi salari, paghe minime orarie intollerabili pur in presenza di contratti “regolari”, l’enorme mole del lavoro schiavile non dichiarato nell’economia sommersa.
È assolutamente necessario riprendere con forza la lotta per l’abolizione della legge Fornero come punto decisivo di un percorso per invertire la tendenza neoliberista affermatasi negli ultimi vent’anni che ha prodotto un attacco massiccio alle conquiste storiche del mondo del lavoro.
Perché questa lotta sia più efficace riteniamo utile indicare  quelli che per noi dovrebbero essere i contenuti principali di una nuova legge sulle pensioni:
– diritto alla pensione per tutte e  tutti con 6o anni di età o 40 anni di contributi versati indipendentemente dall’età anagrafica;
eliminazione del meccanismo che collega l’assegno pensionistico all’aumento dell’aspettativa di vita
introduzione, come ad esempio in Germania, ai fini del calcolo degli anni per maturare il diritto alla pensione, di contributi figurativi per i periodi di cura dei figli fino a 10 anni di età e delle persone non autosufficienti, di disoccupazione , di incapacità di lavoro, di istruzione superiore e universitaria a partire dai 17 anni; e per le donne ulteriori tre anni di contribuzione aggiuntivi per ogni figlio.
 interventi particolari con annualità di vantaggio per cause di invalidità sul lavoro e lavori usuranti.
– aumento delle pensioni previdenziali basse, riducendo il prelievo fiscale, oggi doppio della media europea, ripristinando la rivalutazione completa delle pensioni fino 5 mila euro lordi, e portando quelle assistenziali sopra il livello di povertà relativa.
In risposta al problema dell’equilibrio del sistema proponiamo: lo scorporo dal bilancio dell’Inps tutti i costi relativi agli interventi assistenziali; la restituzione  allo stesso ente le tasse che i lavoratori pagano sulla pensione ricevuta.
Aggiungiamo che bisogna smetterla di dire che non ci sono le risorse, come predica da anni l’ideologia della scarsità, purtroppo penetrata profondamente nel corpi sociali colpiti dalla crisi; Si possono e si devono recuperare molti miliardi per politiche sociali attraverso: il ripristino della progressività fiscale prevista dalla costituzione con riduzione delle aliquote più basse , una vera lotta a tutta l’evasione fiscale e contributiva e ai paradisi fiscali, una tassa sui grandi patrimoni a partire da milione di euro, tagli alle spese militari e a quelle per grandi opere inutili e dannose.

*responsabile nazionale lavoro PRC-S.E.

Rifondazione: con la Società della Cura contro PNRR del governo

Mentre va avanti la sceneggiata sull’orario del “coprifuoco” la maggioranza di governo si prepara ad approvare un PNRR che non risponde ai bisogni sociali e ambientali del paese.

Un’elaborazione priva di trasparenza per un “piano” che nonostante le chiacchiere sulla finzione ecologica consegnerà una valanga di miliardi ai soliti noti interessi forti con persino la beffa di ben 17 miliardi destinati alla spesa per armamenti.

Emblematico che le risorse destinate alla sanità siano largamente insufficienti a colmare i danni causati dai tagli.

Rifondazione Comunista parteciperà al presidio che si terrà oggi davanti alla Camera dei Deputati a partire dalle 15 con le altre organizzazioni e associazioni aderenti a “La società della cura” per proporre un’alternativa a questo PNRR.

Rosa Rinaldi, responsabile sanità
Elena Mazzoni, responsabile ambiente
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Società della Cura in Presidio il 26 aprile a piazza di Monte Citorio

Tratto da: https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=11746

“Bisogna riassaporare il gusto del futuro” ha detto il Presidente del Consiglio Draghi illustrando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l’accesso ai 200 miliardi del Next Generation Eu. Di quale futuro parla, con un piano scritto da una piccola task force di “esperti”, presentato al Parlamento cinque giorni prima del suo invio all’Unione Europea, senza nessun coinvolgimento della società?

 Non c’è futuro senza una democrazia reale e partecipativa, nella quale tutte e tutti concorrano a decidere quale modello di società è necessario.

 Il PNRR del governo è orientato da Crescita – Concorrenza – Competizione. Prevede grandi investimenti, ma nessuna conversione sociale ed ecologica della società, solo una modernizzazione green digital dell’attuale modello fondato sulla mercificazione e predazione della natura e su una sempre maggiore diseguaglianza. Con l’aggravante di destinare fondi diretti e indiretti a infrastrutture inutili e dannose, a partire dal Tav, all’industria bellica e ai sistemi d’arma, di riaprire la porta al nucleare, proprio nell’anniversario del disastro di Chernobyl e del decennale del referendum su acqua e nucleare. Autorizzare nuove trivellazioni, finanziare alcune filiere dell’idrogeno, possibili solo con la permanenza del metano, è astorico, come non affrontare il tema delle bonifiche e liberare i territori dalle tante “Ilva” d’Italia. Il PNRR dovrebbe finanziare l’agricoltura contadina e agroecologica, la riconversione graduale dell’agroalimentare verso il plant-based, rigettando finte soluzioni come gli schermi e la produzione di biometano dagli allevamenti. Il punto per noi è ridurre e cambiare tipo di produzione e consumo, agevolando e incentivando il cambiamento, e non mettere “cerottoni” che non curerebbero tutti i danni attuali a persone, ecosistemi e animali.

 Non è questa la strada da seguire. Serve un cambio di paradigma e un nuovo modello di convivenza: la società della cura, che sia cura di sé, delle altre e degli altri, dell’ambiente, del vivente, della casa comune e delle generazioni che verranno.

 Il PNRR del governo parla di ripresa e resilienza. Con la difesa a oltranza dei brevetti, il rilancio delle liberalizzazioni commerciali e delle privatizzazioni, a partire dall’acqua, ha in mente gli interessi delle grandi imprese e delle lobby finanziarie, dai quali dovrebbe dipendere il benessere delle persone e della società. Infatti, allo stato, non si prevedono che interventi marginali per sostenere la sanità pubblica territoriale, il welfare e le infrastrutture sociali, tantomeno per assicurare il diritto alla casa. Ma senza casa non c’è cura.

 Non vi sarà alcuna ripresa e resilienza senza garantire un reddito di base e un lavoro degno, la trasformazione ecologica della produzione e della società, beni comuni tutelati e sottratti al mercato, diritto alla casa, alla salute, alla formazione e alla sicurezza sociale garantiti per tutte e tutti. Per uscire dalla logica del “ristoro” concesso a questa o quella categoria, e curare nel suo insieme una società in cui nessun* sia lasciat* indietro.

 Il 26 aprile il Presidente del Consiglio Draghi porterà alla discussione delle Camere il PNRR. Sarà poco più che una ratifica, con tutti i partiti in spasmodica attesa del bastimento carico di miliardi che arriverà dall’Europa.

 Il 26 aprile saremo davanti al Parlamento per presentare il nostro Recovery PlanET, un piano alternativo che contrapponga il prendersi cura alla predazione, la cooperazione solidale alla solitudine competitiva, il “noi” dell’eguaglianza e delle differenze all’”io” del dominio e dell’omologazione.

RECOVERY PLANET (societadellacura.blogspot.com)

RIFONDAZIONE: LA SUPERLEGA? UN CALCIO AL POPOLO. FUORI SUPERLEGA DA EUROPEI E MONDIALI

Pubblicato il 19 apr 2021

Quello che si sta concretizzando in queste ore più’ che una superlega calcistica è un vero e proprio calcio al popolo e al suo sentimento collettivo.

Sono lontani i tempi di un pallone eroico e romantico, con i campioni che nascevano all’oratorio e morivano in osteria, Di giocatori che quando giocavano “sputavano sangue” ed onoravano le maglie, Era un calcio popolare, dove esistevano ancora i giocatori considerati bandiera che purtroppo che ha lasciato il posto all’odierno calcio moderno, fatto da tv, biglietti nominali, con prezzi troppo cari, con restrizioni, schedature, tornelli, e leggi anti ultras.

Quello che da molti anni il complesso movimento ultras, intellettuali e solo alcuni giornalisti sportivi denunciano si sta per concretizzare.

La mutazione che si sta per compiere è di stampo totalmente affaristico, dove i più forti comandano, dove regna il “dio denaro”, dove i grandi gruppi finanziari sono liberi di fare ciò che vogliono, l’esclusiva delle dirette televisive garantisce i bilanci e nessuna regola deve più esistere. Se passa questo progetto i tifosi saranno ridotti, ancor più di oggi, al ruolo di consumatori esclusi da ogni partecipazione, anche emotiva, reale. Per i tanti, e da tempo anche le tante che ancora si emozionano allacciandosi gli scarpini o guardando i colori della squadra del cuore, non ci sarà scampo: o il calcio dei ricchi, fatto di plastica e affari o quello dei diseredati, che non avrà alcuna risorsa. Dal capitale arriva un “calcio al popolo”.

I padroni esistono ancora e, famiglia Agnelli-Elkan in testa, trattano il popolo con l’arroganza dell’aristocrazia prima della Rivoluzione francese.

Ma andassero a quel paese tutti i club miliardari, la loro Superlega e i loro supercampioni strapagati. I club sono da cacciare dai campionati nazionali, ai giocatori che giocano nella Superlega vietato di partecipare agli europei e al mondiale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale, Rifondazione Comunista- Sinistra Europea