Categoria: Politica

BAGGI/CAPELLI (PRC-SE) GIÙ LE MANI DALLA SANITÀ PUBBLICA. BASTA CON LE ESTERNALIZZAZIONI

Giovedì 24 non vi è nulla da festeggiare a Cassano d’Adda (MI), nella ASST Melegnano Martesana e nella Sanità lombarda si dà il tocco finale a un nuovo inaudito furto alla Sanità Pubblica.

L’Assessora Moratti si accinge ad inaugurare, l’ospedale Zapattoni riammodernato con 60 posti letto in più, un centro di riabilitazione specialistica. 

È un esempio di come in Lombardia con la gestione Fontana (sulla scia di Formigoni e Maroni) la sanità pubblica venga in ogni occasione umiliata e depauperata.  

Siamo al massimo dell’assurdo: questo centro, sorge vicino ad un ospedale pubblico dove addirittura le entrate si confondono ed è privato, affidato alla gestione di FERB, Fondazione europea di Ricerca. Gode della vicinanza al nostro ospedale pubblico e delle convenzioni che ha con la Regione. Non deve fare fatica a trovare utenti, perché “naturalmente“ i pazienti li trova vicino all’ ospedale pubblico e magari sono anche ignari della differenza di gestione (non scelgono il privato, ma sono obbligati ad usufruirne)   

Ci chiediamo come mai la riabilitazione in Lombardia sia prevalentemente affidata ai privati. Forse perché è un campo molto remunerativo e produttore di profitto? Ci chiediamo perché questa stessa funzione non possa essere assolta dal pubblico in particolare a Cassano, in un territorio dove ci sono già ospedali, strutture e personale.

Mentre si inaugura la struttura privata mancano medici di medicina generale, i tempi di attesa sono lunghissimi e costringono, guarda caso, i pazienti a rivolgersi ai sempre più numerosi centri privati convenzionati, è inesistente la medicina preventiva (da 4.000 addetti si è passati a 2.000, da 15 presidi a 3). 

Anche questo è il prodotto di una mentalità privatistica: meno previeni più tu ammali, più hai bisogno di riabilitare i malati.

La pandemia ha dimostrato che il modello di sanità lombardo è malato, incapace di difenderci, va annullato.

La Moratti è stata chiamata a difenderlo e a potenziarlo contro ogni evidenza scientifica e politica.

Alle nostre lotte alla nostra voce di verità la responsabilità di smascherare gli inganni e capovolgere il banchetto che stanno apparecchiando in Consilio regionale elaborando la nuova legge sulla Sanità lombarda 

La salute non è una merce, la sanità non è una azienda!

Milano, 22/06/2021

Fabrizio Baggisegretario regionale Lombardia

Giovanna Capelliresponsabile regionale sanità Lombardia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

In Perù, Garabombo non è più invisibile

di Marco Consolo –

Sono ore di alta tensione in Perù. Dal 6 giugno, data del secondo turno delle elezioni presidenziali sono passate più di 2 settimane e l’autorità elettorale peruviana non ha ancora dichiarato ufficialmente vincitore il maestro Pedro Castillo, candidato della formazione di sinistra “Perù libre”. In base al totale dei voti scrutinati, Castillo è in testa per circa 44.000 voti (50,12%), contro Keiko Fujimori, la “candidata della vergogna” e della mafia che si è fermata al 49,88 %. Il risultato consegna un Paese diviso in due come una mela, con una profonda crisi istituzionale, più di 190.000 decessi a causa della pandemia, una corruzione dilagante, un profondo classismo (in particolare conro i popoli originari) e le sequele di un estrattivismo selvaggio con morti, feriti e detenuti.

Ma non c’è 2 senza 3, ed è la terza volta consecutiva che Fujimori viene sconfitta, dopo il 2011 ed il 2016.

Come da copione latino americano (e di Trump), va in scena il sovversivismo delle classi dirigenti: l’oligarchia bianca, il fascismo peruviano e la destra internazionale  non si rassegnano alla sconfitta, gridano ai brogli e da tempo hanno attivato un piano per non riconoscere la volontà popolare. Già prima del ballottaggio, il blocco sociale composto da oligarchia, latifondi mediatici, settori delle FF.AA. e della magistratura, insieme alla Confindustria locale, ha lanciato una campagna di odio anti-comunista e di false accuse di fiancheggiamento al terrorismo contro Castillo ed il resto della sinistra.

La strategia golpista

Nelle settimane scorse, a Washington è cresciuto il nervosismo e, sotto suggerimento a stelle e a strisce,  la “signora K” aveva invitato inutilmente il terrorista venezuelano Leopoldo Lopez a dar manforte nella campagna elettorale contro il “castro-chavismo”. Non sono serviti gli appelli anti-comunisti di Vargas Llosa a favore della signora K, con una giravolta rispetto al passato degna di miglior causa.  Nè era stato utile l’appello di 23 ex-presidenti di destra ad ammettere le “denunce” (fuori tempo massimo) di K per “brogli” e non riconoscere la vittoria di Castillo. Sforzi che non sono serviti ad evitare la sconfitta nel “cortile di casa” statunitense, nell’ennesimo Paese latinoamericano che cerca di sfuggire al controllo imperiale.

Oggi la signora K, la “mafia fujimorista” (e Vargas Llosa), cercano di evitare che Castillo sia proclamato presidente il prossimo 28 luglio, con sfacciate manovre golpiste.  Ed altresì, risparmiare 30 anni di galera per corruzione a Keiko Fujimori, accusata in vari processi a suo carico.

Per far ciò, utilizzano una strategia di “guerra asimmetrica” diretta dal famigerato Vladimiro Montesinos (ex capo dei servizi segreti, oggi nel carcere dorato della base navale del Callo) e dalla CIA.

E’ una strategia che conta su diverse mosse, comprese quelle del puntuale e sanguinoso attacco contro la popolazione attribuito immediatamente a Sendero Luminoso (formazione praticamente scomparsa da anni) a pochi giorni dalle elezioni.

In un elenco non esaustivo, all’inizio hanno provato a ritardare il più possibile, e con qualsiasi mezzo, il conteggio dei voti per evitare la proclamazione di Castillo, cosa che non ha portato a nulla a causa della differenza dei suffragi, ammessa dalle stesse autorità elettorali.

Vista la mala parata, hanno iniziato a chiedere nuove elezioni “per brogli”, senza uno straccio di prova ed in totale disprezzo delle leggi e della Costituzione peruviana (promulgata dal padre di Keiko, Alberto Fujimori, golpista, corrotto e genocida attualmente in galera), cercando di fare pressioni di ogni genere sull’autorità elettorale. Per fare ciò, la signora K ha arruolato i più famosi avvocati, con compensi milionari.

In queste settimane, si è intensificata la campagna di odio, paura e false accuse di “terrorista” contro Castillo, con l’appoggio dei mezzi di disinformazione di massa, innaffiati da abbondanti flussi di denaro. Una campagna rivelatasi contro-producente visto che, viceversa, ha provocato il rifiuto di metà della popolazione, della poca stampa indipendente e non corrotta, degli osservatori internazionali (tra cui la stessa progolpista OEA, diretta da Almagro).

Parallelamente, si agita la piazza con i suoi sostenitori, i poveri ingannati e i ricchi convinti (che obbligano le loro lavoratrici domestiche a portarne i cartelli di protesta contro Castillo e il comunismo, con la minaccia di licenziamento): cercano lo scontro fisico con i “ronderos” contadini, e quanti si sono mobilitati a Lima da tutto il Paese, con l’obiettivo di provocare scontri, caos, morti e feriti,  e fare intervenire le forze dell’ordine. Ma nonostante le provocazioni, neanche questo ha finora prodotto risultati.

Per non farsi mancare nulla, cercano anche di dare un golpe istituzionale per poter annullare le elezioni, attraverso manovre parlamentari e la nomina di un nuovo Tribunale Costituzionale, in mano a  un parlamento il cui mandato scade fra un mese.

Tintinnio di sciabole

Dulcis in fundo, si agita il sovversivismo nelle FF.AA., spingendo militari in pensione (di cui molti avevano appoggiato Montesinos nel marzo del 1999, come l’Almirante Jorge Montoya) a pronunciarsi contro il “caos político”. Puntuale come un buon orologio, lo scorso 15 giugno, un comunicato di ex–militari di destra delle tre armi, faceva appello alla sollevazione militare contro Castillo. Dietro le quinte, la regia del generale in pensione Otto Guibovich, oggi deputato di Acción Popular, partito dell’altro golpista Manuel Merino, cacciato dalle mobilitazioni studentesche nel novembre 2020.  Il comunicato ha provocato la dura reazione dell’attuale presidente Francisco Sagasti, che ha chiesto alla magistratura di procedere contro i firmatari.

Non è da sottovalutare questo tintinnio di sciabole, possibile anticamera di un golpe del XXI° secolo, con l’avallo del Pentagono e della CIA, per rendere impossibile il governo del maestro Castillo, “comunista, terrorista, incapace e confiscatore della proprietà privata”. Una modalità da non scartare, nonostante le difficoltà interne ed internazionali.

Ma piaccia o no alle classi dominanti, Castillo dovrebbe essere  proclamato presidente il prossimo 28 luglio. A differenza di Garabombo,  personaggio del bellissimo romanzo dello scomparso Manuel Scorza, che diventava invisibile agli occhi dei potenti per meglio difendere i diritti della povera gente, oggi gli invisibili, si sono palesati nella candidatura di un maestro elementare delle Ande peruviane.  Sono gli esclusi di sempre, delle campagne e  delle periferie urbane, impoveriti dal modello capitalista, neo-liberale ed estrattivista, che hanno poco da perdere, perchè possiedono poco o nulla. Sono tra i principali protagonisti della rivolta contro i poteri forti, contro i mafiosi che hanno governato il Paese negli ultimi decenni con il “pilota automatico” della Costituzione varata nel 1993 dal golpista Fujimori.

Dietro le quinte, la Casabianca corteggia i falchi golpisti e cerca affannosamente nuove e più efficaci strategie. Lo fa oggi con il “volto nuovo” di Biden, lo strascico “politico-letterario” del pennivendolo Vargas Llosa, la mafia di Miami e i congressisti come Marco Rubio, da sempre in prima fila nell’attacco ai processi di trasformazione del continente, con la trita propaganda di “libertà vs comunismo”.

Le priorità del maestro Pedro Castillo

Se sarà finalmente proclamato presidente, Castillo propone di arrivare ad una nuova Costituzione, che restituisca protagonismo allo Stato, sia in quanto a politiche pubbliche incisive, che come regolatore del mercato, per passare da una “Economia Sociale di Mercato” (secondo la costituzione golpista) a quello che il suo programma definisce  “Economia popolare con mercati”. Si tratta di un cambio di modello che propone misure urgenti per i primi 100 giorni. Tra le priorità, combattere a fondo la pandemia; rilanciare l’occupazione e l’economia popolare; un processo progressivo verso la seconda riforma agraria; una giusta fiscalità verso le grandi imprese (che oggi evadono sfacciatamente); la convocazione di un referendum costituente con un grande dialogo nazionale e popolare. Detto in altri termini, le priorità  immediate del futuro governo di Pedro Castillo saranno la campagna di vaccinazioni, e la riattivazione económica,  con l’obiettivo di creare occupazione, soprattutto nelle campagne e per le piccole e medie imprese.

Lungi dall’essere un “libro dei sogni”, sono misure urgenti e necessarie per cambiare il destino del popolo peruviano.

Ma sono misure che dovranno essere approvate dal nuovo Parlamento (eletto al primo turno), nel quale le sinistre di Perù Libre e della coalizione Juntos por el Perù non hanno la maggioranza.    Su 130 deputati, possono solo contare con i 37 del primo e i 5 della seconda, più pochi altri che potrebbero allearsi, per arrivare forse a 50. Sarà quindi una battaglia durissima, soprattutto rispetto alla possibilità di redigere una nuova Costituzione, che si può solo vincere con una forte mobilitazione sociale, come quella del novembre 2020 e di questi ultimi giorni.

Nel frattempo, l’accompagnamento internazionale contro le manovre golpiste in atto può aiutare a fare la differenza.

Questo articolo è stato pubblicato in America LatinaPerù da Marco Consolo .

Calendario del popolo: ottanta anni fa, 22 giugno 1941. All’alba di quel giorno la Germania nazista aggredì l’Unione Sovietica


GIUSEPPE ABBA’

Più di 5 milioni di soldati (tedeschi, ungheresi, finlandesi, romeni, italiani) con migliaia di carri armati e di aerei si avventarono su tre direttrici di attacco: a Nord verso Leningrado, al Centro verso Mosca, a Sud verso Kiev.

Il governo dell’Unione Sovietica, nonostante si aspettasse l’attacco della Germania (ma lo prevedeva più avanti nel tempo, nel 1943) fu colto di sorpresa. Anche le precise segnalazioni del servizio segreto sovietico (Richard Sorge dal Giappone) furono sottovalutate da Stalin. Ma, nonostante le sconfitte iniziali, il popolo sovietico, guidato dal Partito Comunista, seppe reagire. Celebre fu il discorso di Stalin per radio il 3 luglio dove invitò alla mobilitazione e alla resistenza, come pure il discorso fatto il 7 novembre nella Piazza Rossa.

Tutti i commentatori internazionali prevedevano la disfatta dei sovietici entro tre mesi. In realtà questo non accadde e già nell’inverno 1941-1942 l’offensiva nazista fu respinta davanti a Mosca.

Leningrado resistette ad un assedio di 900 giorni (pagato, purtroppo, con un milione di morti).

Dall’estate 1942 al successivo inverno si svolse l’epica battaglia di Stalingrado dove fu annientata un’intera armata germanica.

In seguito ci fu la battaglia di Kursk (estate 1943) e l’offensiva dell’ armata Rossa si sviluppò nel 1944 fino a liberare tutta l’Europa Orientale per concludersi a Berlino nell’aprile – maggio 1945.

Durante la guerra, nei territori sovietici occupati, si sviluppò un forte movimento partigiano.

Un’altra grande impresa del popolo sovietico fu l’evacuazione delle industrie dalle zone occidentali agli Urali.

L’Unione Sovietica ebbe un numero di morti mai calcolato interamente. Si parla di 25 o 27 milioni di morti.

Per non parlare delle distruzioni di migliaia di villaggi e di città.

Sebbene la maggioranza del Parlamento europeo nel 2019 abbia votato un’infame risoluzione che metteva sullo stesso piano nazismo e comunismo, è la forza dei fatti che smentisce questo assunto.

L’Unione Sovietica e i comunisti nella Resistenza (non solo europea, ma anche asiatica) hanno avuto un ruolo fondamentale per sconfiggere il nazifascismo e l’imperialismo giapponese.

Le truppe sovietiche marciano verso il fronte di Mosca.


Vigevano: Viva la Comune di Parigi e Rosa Luxemburg. Video conferenza pubblica.

Dall’esperienza della Comune di Parigi al 150esimo anniversario della nascita di Rosa Luxemburg. È dedicata a questi temi la conferenza pubblica intitolata “1871-2021: 150 anni di presenze” organizzata dal collettivo culturale “Rosa Luxemburg” di Vigevano presso la Sala polivalente “Giuseppe Franzoso” della Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” in corso Cavour 82 a Vigevano.
Relatore dell’incontro è il saggista Giorgio Riolo, esponente della “Rete delle Alternative”.

Saggista Giorgio Riolo


Basta con la politica dell’intimidazione.

Come Partito della Rifondazione Comunista esprimiamo la nostra piena solidarietà all’associazione Mimoal, associazione che da anni si batte per ottenere quello che in un paese civile sarebbe normale, un servizio di trasporto pubblico decente.

Da anni l’associazione si batte perché sia migliorato il servizio di trasporto sulla linea ferroviaria che collega Mortara a Milano, tratta che è tra le più disastrate dell’Italia settentrionale.

Sono state raccolte migliaia di firme, fatti presidi sotto la Regione Lombardia, incontri con tutte le amministrazioni locali e sempre Trenord e la Regione Lombardia non hanno fatto nulla.

Il centrodestra ha sempre fatto promesse, senza mai rispettare la parola data.

Ora si arriva addirittura ad aprire una vertenza legale contro Mimoal, chiedendo un risarcimento di diecimila  euro, con il chiaro intento di intimidire gli associati per ridurli al silenzio.

Come Partito della Rifondazione Comunista siamo, come sempre, al fianco dei cittadini che si battano per rivendicare diritti legittimi e contro l’arroganza del potere che non accetta nessuna critica al proprio operato.

Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione: ci ha lasciato Franco Calamida, una vita esemplare

Con grande tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa in ospedale questa notte a Milano del compagno Franco Calamida.

La sinistra italiana perde una figura di assoluto valore morale e politico. Lo ricordiamo come il giovane ingegnere – figlio di partigiano – che nel ’68 decise di non fare la carriera da dirigente ma di lottare al fianco di impiegati e dattilografe dando vita a un’esperienza fondamentale di autorganizzazione alla Philips che fece storia.

Franco Calamida fu tra i protagonisti della grande stagione delle lotte operaie e del lungo sessantotto italiano, dell’esperienza dei Cub e di Avanguardia Operaia.

Nel 1975 pagò con il licenziamento il suo impegno militante.  Di recente è uscito un libro curato da Matteo Pucciarelli e Roberto Biorcio “Volevamo cambiare il mondo” in cui raccontava l’esperienza di Avanguardia Operaia. 

Fu tra i fondatori del Quotidiano dei Lavoratori, parlamentare di Democrazia Proletaria e poi consigliere comunale a Milano di Rifondazione Comunista.

Non ha mai abbandonato la lotta e la riflessione di comunista libertario animato sempre da spirito unitario. Negli ultimi anni era molto preoccupato per la crisi della sinistra e con convinzione ci invitava a percorrere i sentieri dell’unità. 

Non ha mai smesso di dare il suo contributo a tutti i movimenti, da quelli per i beni comuni alla difesa della Costituzione, e di incoraggiare percorsi di unità e ricomposizione a sinistra.

E’ stato uno dei promotori della lista civica di sinistra Milano in Comune. 

E’ stato sempre vicino e solidale con Mimmo Lucano e l’esperienza di Riace. 

Dopo l’assassinio di Peppino Impastato fu lui ad accorrere a Cinisi a tenere l’orazione funebre.

L’ultima iniziativa di Rifondazione Comunista a cui aveva partecipato era stata proprio il 9 maggio scorso per ricordare Peppino. 

La sua perdita lascia un enorme vuoto di cultura e esperienza. Rimangono nel cuore di tante compagne e compagni il suo esempio di integrità morale e rigore intellettuale, la sua testimonianza di una vita spesa da militante per gli ideali di liberazione e giustizia sociale. 

Alla moglie Rita, a familiari e amici il più sentito cordoglio delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista. 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea 

I pendolari: sui treni nuovi la Regione si è rimangiata la parola

L’associazione Mi.Mo.Al. protesta e chiede un incontro all’assessore Terzi

Fonte: L’Informatore

https://www.informatorevigevanese.it/attualita/2021/06/12/news/i-pendolari-sui-treni-nuovi-la-regione-si-e-rimangiata-la-parola-549251/

12 Giugno 2021 – 17:53

di Bruno Ansani

VIGEVANO – “La Regione si è rimangiata la parola” riguardo ai treni nuovi da fornire alla linea ferroviaria Milano-Mortara. E di fronte a ciò le amministrazioni locali, cioè i sindaci di Vigevano, Abbiategrasso e Mortara, non hanno fatto una piega. L’associazione pendolari MiMoAl torna all’attacco e chiede un incontro all’assessore regionale ai Trasporti Claudia Maria Terzi, accompagnando la richiesta con le lettere inviate ai sindaci della tratta e al presidente della Provincia di Pavia.

Ecco il comunicato di MiMoAl

“Tutte le novità che riguardano le linee del servizio ferroviario regionale sono presentate da Regione Lombardia a Comuni capoluogo, Città Metropolitana, Province, Agenzie del TPL, rappresentanti delle Associazioni dei consumatori e dei pendolari, due volte all’anno negli incontri dei Tavoli territoriali di Quadrante del servizio ferroviario regionale. Nel 2019 in uno di questi incontri, fu chiesto all’Assessore Claudia Maria Terzi quali sarebbero stati i criteri utilizzati per la distribuzione dei nuovi treni. La risposta fu: le linee di collegamento con Milano, il numero dei passeggeri, la vetustà del materiale rotabile. La nostra linea ha esattamente tutti questi requisiti: treni vecchi di 40 anni, 20.000 passeggeri al giorno, collegamento con Milano.

Ma, come al solito, si sono rimangiati la parola. Nella riunione della Commissione del Consiglio Regionale che si occupa di infrastrutture e mobilità, la linea Mortara Milano riceverà solo treni e vagoni della tipologia Vivalto e solo nel 2022. I treni nuovi andranno sulla Milano-Lecco che passa da 1 a 5 treni nuovi e sulla Milano-Brescia-Verona che ha già tutti treni semi-nuovi.

MI.MO.AL si è subito attivata ed ha scritto una lettera all’Assessore Terzi, al Presidente della Provincia di Pavia, ai Sindaci di Vigevano, Mortara e Abbiategrasso per denunciare questa scelta inaccettabile. E ‘evidente la scelta politica di premiare i territori del nord della Lombardia, ed il peso inesistente dei territori della Provincia di Pavia e soprattutto di quelli interessati dalla Linea ferroviaria Mortara-Vigevano-Abbiategrasso. MI.MO.AL promette battaglia, non lasceremo niente di intentato!”

Qui la lettera all’assessore regionale

Qui la lettera ai sindaci

Qui la la lettera alla Provincia di Pavia 

RIPUBBLICIZZIAMO L’ACQUA!

A 10 anni dalla storica vittoria nei Referendum del 2011 ancora e ancora  il Forum dei Movimenti per l’Acqua si mobilita per riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa.

Anche in provincia di Pavia il Comitato per i 2SI non ha mai smobilitato e mantiene vivo il dibattito per arrivare ad una gestione del ciclo dell’acqua secondo parametri di interesse comune, che possono essere perseguiti solo mediante una gestione pubblica per davvero, non tramite una Società di capitali qual è Pavia Acque Scarl, bensì tramite una Azienda Pubblica. Solo in questo modo diventano obiettivi prioritari anche quelli di tutela ambientale, di salubrità delle acque, di gestione del servizio idrico a favore della comunità.

Si è già concretizzato il fatto che l’acqua, una volta classificata come merce da vendere solo a chi può pagare, venga addirittura quotata in Borsa. E altre nubi all’orizzonte del PNRR post pandemia fanno temere il rischio che qualche Macro utily – di quelle quotate – possa fare un sol boccone anche del nostro Gestore unico provinciale. Ricordo solo, a titolo di esempio, che analoga vicenda si è già vissuta nel caso di LGH. Perciò vale la pena di mettere al sicuro i nostri servizi affidandoli esclusivamente ad Aziende pubbliche.

Si dice che l’Ufficio d’Ambito (ATO) ha funzione di “controllo” del sistema. Ma da quando in qua chi controlla  dipende in tutto e per tutto dal controllato?

E’ sotto gli occhi di tutti – e in particolare dei Sindaci della Conferenza dei Comuni chiamata a esprimere parere obbligatorio – che il Piano d’ambito viene regolarmente aggiornato sulla base dei prospetti e dei programmi di Pavia Acque. L’Ente Provincia e gli altri fautori dello status quo ci dicono che è sufficiente un “controllo” pubblico e che la gestione può essere privatistica. Ma l’ufficio d’Ambito può giusto prendere atto e fare da passacarte verso Arera.

Tutta la Programmazione dei Lavori, il Piano Finanziario, gli Obiettivi qualitativi e quantitativi, tutto viene studiato elaborato e proposto da Pavia Acque. E  come potrebbe essere altrimenti se uffici tecnici, competenze e know-how sono quelli di Pavia Acque Scrl (che ha il preciso scopo di fare utili)? E come può un semplice “controllo” pubblico orientare le scelte del Gestore privato verso obiettivi di una drastica riduzione dell’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua e verso una riduzione delle perdite dell’acquedotto, quando il guadagno del Gestore dipende essenzialmente dall’incasso delle bollette?

Facciamo qualche esempio :

Il Piano d’Ambito “Pilota” – quello del 2008 – stimava perdite idriche del sistema acquedottistico pari al 18,63%. Nel 2020/2021 il dato sulle perdite risulta pari al 25%, mentre la tariffa è raddoppiata e il Piano tariffario 2020-2023 ha come obiettivo una riduzione delle suddette perdite pari al 2% (!).

Nei successivi aggiornamenti non vi è più traccia della  realizzazione di due Poli di essicamento fanghi inizialmente previsti nel Piano d’Ambito del 2008. Forse perché costa meno mandare i fanghi dei depuratori a chi ci fa affari e chi s’è visto s’è visto. Ma l’Ufficio d’Ambito in quale modo intende tutelare la salubrità delle acque sotterranee gravemente esposte agli inquinanti pericolosi (vedi cronaca delle scorse settimane) sparsi abbondantemente con i fanghi nei terreni agricoli della nostra provincia?

E ancora. Le prescrizioni comunitarie europee (risalenti agli anni ’90), e le conseguenti norme di recepimento e attuazione adottate dalle autorità competenti, indicano limiti molto stringenti circa la presenza di fosforo e di azoto totale presente nelle acque reflue. Qualche Gestore, di altri Ambiti, da diversi anni ha attivato sperimentazioni e sistemi operativi per l’estrazione di suddetti elementi dai fanghi . Pavia Acque ? Non pervenuta.

E arriviamo al recentissimo aggiornamento tariffario del 2020. Secondo i macroindicatori di qualità tecniche Arera, nel 2019  il Gestore Pavia Acque Scarl è in classe B per l’obiettivo di riduzione delle perdite idriche; in classe E per la qualità dell’acqua erogata; in classe E per l’adeguatezza del sistema fognario; in classe D per la qualità dell’acqua depurata. Tuttavia i nostri Sindaci, all’unanimità dei presenti,  hanno comunque approvato la revisione del piano tariffario che porterà nuovi aumenti nel 2022 e  nel 2023.

Abbiamo assistito negli scorsi decenni a molteplici privatizzazioni di servizi pubblici, sia locali che nazionali, sempre decantate con il mito dell’efficienza. Ma, stante che resta tutto da dimostrare, ci chiediamo: a che serve un soggetto Gestore efficiente se la qualità ambientale del servizio risulta scadente?

Ri-eccoci dunque a reclamare l’acqua pubblica, e la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali in rispetto alla volontà popolare convalidata dai Referendum fin dal 2011. Ripubblicizziamo i servizi pubblici locali ! A partire dal servizio idrico. E torniamo a ritroso anche alle Aziende Municipalizzate diventate Spa dalla sera alla mattina ai primi del 2000.

Per il  COMITATO PAVESE 2SI PER L’ACQUA BENE COMUNE

Antonietta Bottini – 335 6819546 – antoniettabottini@gmail.com

CLIR: LA FARSA E’ FINITA

Il 9  giugno la maggioranza dei comuni del consorzio  ha decretato la fine del  CLIR.

Dopo tante promesse, come al solito non mantenute, si è deciso di liquidare la società pubblica che gestiva la raccolta dei rifiuti di molti comuni della Lomellina.

Grave è soprattutto l’atteggiamento di quei comuni (Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro) che, prima avevano siglato un accordo con Cgil-Cisl-Uil per il rilancio del Consorzio e per il mantenimento della gestione dei rifiuti nel perimetro pubblico e poi, con un vergognoso voltafaccia, si sono rimangiati questi propositi.

Dopo anni di cattiva gestione da parte delle amministrazioni del Centrodestra della nostra zona (che fine ha fatto il buon governo tanto propagandato?) si è portata a compimento una scelta che rischia di avere gravi conseguenze sulla gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che su il reddito di quaranta famiglie.

Non si trovino scuse, la gestione del CLIR era ed è interamente nelle mani dei politici locali, se si è arrivati a questo punto, i responsabili non possono che essere i sindaci del nostro territorio.

Con l’affossamento del consorzio pubblico ora si affiderà ai privati la gestione della raccolta dei rifiuti e questo provocherà seri problemi, com’è stato dimostrato dalla gestione dei privati che si sono occupati negli ultimi anni di rifiuti: ricordiamo l’incendio Bertè, la gestione degli scarrabili, ecc.

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua piena contrarietà ad affidare a privati un settore cosi delicato come quello del ciclo dei rifiuti.

Esprimiamo il nostro appoggio all’azione delle organizzazioni sindacali per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del Clir e perché il ciclo dei rifiuti rimanga pubblico.

Mortara 10 giugno 2021

Giuseppe Abbà consigliere del comune di Mortara

Piero Rusconi Seg. Rifondazione Comunista Pavia

VERSO UN CONGRESSO UNITARIO

Pubblicato il 9 giu 2021

Il Comitato Politico Nazionale del PRC-S.E. che si è tenuto sabato 5 e domenica 6 giugno ha ufficialmente aperto il percorso del nostro XXI congresso nazionale. Il dibattito che si è sviluppato per due giornate si è concluso con un segnale importante e inedito come l’approvazione all’unanimità delle tesi. L’XI Congresso, che segna il trentennale del nostro partito, potrebbe questa volta non essere segnato dalla conta su mozioni contrapposte come in passato.

Sarebbe un primo elemento che renderebbe già straordinario questo congresso.

Quello che si è andato determinando, nell’intenso lavoro delle commissioni (politica, statuto e regolamento), riunitesi in continuità nei mesi passati è stato un lavoro lento e costante di ascolto e di tessitura per superare cristallizzazioni che hanno costituito un ostacolo nell’iniziativa e nella discussione del partito per tanti anni. Ovviamente – e sono emerse anche nel dibattito del comitato politico – le diverse sensibilità permangono ma questa volta stanno prevalendo gli elementi di convergenza e la ricerca della sintesi unitaria. Il percorso è appena iniziato e la fase congressuale che ci aspetta può segnare una fase di reale ripartenza solo a condizione che questo approccio permanga anche nei prossimi mesi. Ma è importante partire con la giusta attitudine coniugando il rispetto e la garanzia del pluralismo con lo spirito unitario. La bozza di tesi emendata e approvata come testo base – che sarà oggetto fino al prossimo CPN di ulteriori emendamenti, contributi e modifiche – sarà approvata definitivamente nel prossimo CPN che si terrà il 19 e 20 giugno.

E’ stato approvato all’unanimità anche il regolamento con cui si svolgerà il congresso, un testo con cui non si definiscono soltanto le modalità ma il calendario dei lavori. Il programma è molto fitto, prevede di iniziare i congressi di circolo dal primo luglio e di tenere l’ultimo congresso di federazione per il 19 settembre, permettendo così di svolgere il Congresso nazionale, in presenza, dal 24 al 26 settembre prossimi.

Il percorso prosegue domenica 13 giugno, a partire dalle 16, con un seminario* on line sul partito in cui si affronterà il tema delle proposte di riforma statutaria volendo condividere in un ambito più largo della commissione incaricata, un tema fondamentale: quale tipo di partito abbiamo bisogno trenta anni dopo la sua fondazione? Come adeguare le forme organizzative e le regole statutarie?

Favorisce la convergenza unitaria la condivisione della linea politica di alternativa ai poli esistenti e la consapevolezza delle grandi difficoltà che vive il nostro partito. Vogliamo uscire dal congresso con un partito unito nell’iniziativa politica e sociale per affrontare insieme le difficoltà della costruzione di una proposta di alternativa nel nostro paese.

Un congresso unitario può diventare un congresso rifondativo a trenta anni dall’inizio del nostra storia.

In occasione di questo compleanno possiamo guardare a questi decenni non solo con un sentimento di tristezza per le tante delusioni, scissioni e sconfitte, ma anche e soprattutto con l’orgoglio di essere stati il cuore dell’opposizione alle politiche e al pensiero unico neoliberista nel nostro paese e di aver contribuito alla costruzione di uno spazio politico antiliberista e anticapitalista in Europa con la fondazione del Partito della Sinistra Europea e dello stesso gruppo parlamentare Gue (ora La Sinistra- The Left).

Certo siamo stati sconfitti ma avevamo ragione.

Un congresso unitario può essere occasione per parlare alle tante compagne e compagni che nel corso degli anni abbiamo perso e, forse, anche a nuove generazioni che potrebbero ritrovarsi nella nostra tradizione di comunismo democratico e nell’impegno per un eco-socialismo del XXI secolo.

Non rinunciamo alla lotta. Buon congresso a tutte e tutti.

Maurizio Acerbo

 Per partecipare, on line, al seminario sullo statuto  inviare mail a stefano.galieni@rifondazione.it