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A MORTARA OCCORRE CHE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE TROVI SPAZI ADEGUATI PER IL CENTRO PROVINCIALE ISTRUZIONE ADULTI.

In Provincia di Pavia ci sono 4 sedi di un’importante istituzione scolastica: il Centro Provinciale Istruzione Adulti.

Questa scuola permette il recupero scolastico con il conseguimento del diploma di terza media, nonché l’integrazione linguistica degli immigrati, l’alfabetizzazione e i corsi di lingua aperti a tutti.

E’ equiparata alla Scuola dell’obbligo per cui, in base alla legge e a numerose sentenze, spetta al Comune provvedere al suo funzionamento con locali ed arredi.

Un’ amministrazione comunale che si rispetti dovrebbe tenerci a questa Scuola. Invece, cosa succede a Mortara?

Alcuni anni fa la Scuola è stata “sfrattata” dai locali dell’Istituto “Pollini”, nel disinteresse completo dell’Amministrazione comunale di Mortara.

Solo una mobilitazione di studenti, insegnanti e cittadini, con l’appoggio del Partito della Rifondazione Comunista, con la raccolta di centinaia di firme, con interpellanze consigliari ha fatto in modo che il Comune trovasse una soluzione, purtroppo provvisoria, presso la Fondazione Clerici. Questa fondazione, successivamente, avendo bisogno di spazi per la sua attività, aveva grandemente ridotta l’area assegnata alla Scuola Istruzione Adulti.

Ancora interpellanze da parte nostra, ancora pressioni di alunni ed insegnanti, anche attraverso l’attività della nostra compagna Cinzia Reina (maestra in questa Scuola, purtroppo scomparsa nel Maggio 2021).

Su indicazione di Cinzia e nostra si trova una soluzione (sempre provvisoria) in uno spazio di proprietà della Croce Rossa.

Oggi, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, il Centro Provinciale Istruzione Adulti è tuttora privo di una sede, dato che la soluzione della Croce Rossa non è più praticabile.

Constatiamo, amaramente, il disinteresse e la sostanziale inerzia dell’Amministrazione Comunale di Mortara su questo problema.

Eppure le soluzioni ci potrebbero essere e ne indichiamo alcune:

  1. Trattare con le scuole cittadine la possibilità di spazi per il Centro Istruzione Adulti.

2. L’utilizzo della ex Pretura.

3. L’utilizzo della ex Caserma di Piazza Trieste.

Invece l’Amministrazione comunale ha messo in vendita i due edifici citati.
Con ogni evidenza, nonostante gli obblighi di legge, la Giunta comunale leghista dimostra di non vedere di buon occhio una Scuola dove ci sono gli immigrati.
ALLA FACCIA DEI DISCORSI SULL’INTEGRAZIONE, ecc.
Depositerò un’interpellanza in merito al Consiglio Comunale.
NON LASCIAMO SOLI ALUNNI E INSEGNANTI NELLA DIFESA DEL SACROSANTO DIRITTO ALLO STUDIO.

Giuseppe Abba’
Consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista.

MIKIS THEODORAKIS, COMUNISTA NON PENTITO

Con la morte di Mikis Theodorakis la Grecia e l’Europa perdono uno degli ultimi simboli di una generazione che ha lottato per la democrazia e il socialismo.

L’anno scorso aveva scritto: “voglio lasciare questo mondo da comunista”.

Esprimiamo il nostro cordoglio al popolo e alla sinistra greca per la scomparsa del compagno Mikis Theodorakis, artista indimenticabile e partigiano antifascista.

Theidorakis ha combattuto contro la barbarie nazifascista la dittatura dei colonnelli sponsorizzata dagli USA, la corruzione dei socialisti e negli ultimi anni contro la troika al fianco del vecchio compagno Manolis Glezos.

Abbiamo appreso con tristezza la notizia della morte questa mattina. Lo ricordiamo come immenso musicista e comunista mai pentito.

La sua resistenza è iniziata sin da giovane, ha patito la tortura e la prigione durante il regime dei colonnelli, la sua musica popolarissima in tutto il mondo fu vietata in Grecia.

Theodorakis dopo la dittatura ha continuato a combattere contro la corruzione e il dogmatismo, fino a 96 anni.

Una vita grande che lascia un patrimonio immenso alle donne e agli uomini liberi. Lo ricordiamo con noi nelle giornate dell’Oxi, del no del popolo greco al terrorismo economico di Shauble e Draghi.

Ogni sua composizione trasmetterà alle generazioni future i suoi ideali di libertà e giustizia sociale.

Maurizio Acerbo

#mikistheodorakis

Un ponte intitolato a Gino

Adriano Arlenghi

Intitolare un luogo pubblico di Mortara a Gino Strada, il fondatore di Emergency scomparso pochi giorni fa. Questa è la proposta che la “Mortara che vorrei”, rivolge oggi 28 agosto 2021 al Sindaco e all’Amministrazione Comunale di Mortara.

Nel comunicato si legge: la morte del fondatore Emergency ha colpito profondamente i cittadini mortaresi e in generale l’opinione pubblica e tutto il mondo del volontariato. L’associazione umanitaria, nata dall’idea di Gino Strada nel 1994, ha operato in 17 paesi e ha curato oltre 11 milioni di persone. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando il fondatore di Emergency ha sottolineato come: “in coerenza con la nostra Costituzione che ripudia la guerra , Gino Strada ha fatto di questa indicazione l’ispirazione delle azioni umanitarie sviluppate in Italia e all’estero, esprimendo, con coraggio, una linea alternativa allo scontro tra i popoli e al loro interno”.

Sappiamo dicono ancora gli attivisti dell’associazione che l’intitolazione di uno spazio pubblico deve passare dalla Giunta comunale e poi dall’autorizzazione del Prefetto e che deve essere motivata da azioni meritevoli compiute dalla persona a cui si vuole intitolare lo spazio e deve essere richiesta per persone decedute da non meno di 10 anni. Sulla prima questione non ci sono dubbi, sulla seconda confidiamo in un’autorizzazione prefettizia, sottolineando che richieste analoghe sono portate avanti in molte città italiane.

Gli amici della “Mortara che vorrei” individuano anche un luogo pubblico. Dicono esso potrebbe essere una strada, ma pensiamo anche ad una intitolazione con targa del ponticello sul torrente Arbogna. Ponte che congiunge Piazza Trento con Piazza Trieste. Dopotutto Gino Strada è stato costruttore di ponti, portando cura e solidarietà in ogni angolo del mondo.

Ricordano infine che l’Amministrazione Comunale di Mortara ha già in passato manifestato la propria sensibilità come Ente Locale promotore di pace approvando con la delibera n.. 8 del 29-02-2016 l’adesione all’organizzazione non governativa “MAJORS FOR PEACE”.

La delibera approvata cinque anni fa proponeva di:

  1. Dichiarare il Comune di Mortara “Comune operatore di Pace” assumendo un’impegno permanente in favore di attività e promozione della pace.

2. Contribuire alla costituzione di una efficace rete nazionale di Comuni Operatori di Pace e di aderire alla campagna internazionale “Majors for Peace” per la totale abolizione dell’uso e della minaccia dell’uso delle armi nucleari nonché di ogni altro strumento di sterminio di massa.

La “Mortara che vorrei” ritiene che le deliberazioni debbano avere una loro forza e costanza, non possono cioè essere solo dichiarazioni d’intenti, abbandonate poi nei cassetti polverosi del Palazzo. Per chiesto chiede, proprio in considerazione della delibera approvata di darle un seguito con l’impegno a intitolare un luogo pubblico a Gino Strada. Di Gino Strada pertanto forniscono una scheda illustrativa.

Gino Strada nasce a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, il 21 aprile 1948. Si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano e si specializza in Chirurgia d’Urgenza.

Per completare la formazione da medico-chirurgo, negli anni Ottanta vive per 4 anni negli Stati Uniti, dove si occupa di chirurgia dei trapianti di cuore e cuore-polmone presso le Università di Stanford e di Pittsburgh. Si sposta poi in Inghilterra e in Sud Africa, dove svolge periodi di formazione presso l’ospedale di Harefield e presso il Groote Schuur Hospital di Città del Capo.

Nel 1988 decide di applicare la sua esperienza in chirurgia di urgenza all’assistenza dei feriti di guerra. Negli anni successivi, fino al 1994, lavora con la Croce Rossa Internazionale di Ginevra in Pakistan, Etiopia, Tailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia.

Nel 1994, l’esperienza accumulata negli anni con la Croce Rossa spinge Gino Strada, insieme alla moglie Teresa Sarti e alcuni colleghi e amici, a fondare EMERGENCY, Associazione indipendente e neutrale nata per portare cure medico-chirurgiche di elevata qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.

Il primo progetto di EMERGENCY, che vede Gino Strada in prima linea, è in Ruanda durante il genocidio. Poi la Cambogia, Paese in cui resta per alcuni anni.

Nel 1998 parte per l’Afghanistan: raggiunge via terra il nord del Paese dove, l’anno dopo, EMERGENCY apre il primo progetto nel Paese, un Centro chirurgico per vittime di guerra ad Anabah, nella Valle del Panshir.

Gino Strada rimane in Afghanistan per circa 7 anni, operando migliaia di vittime di guerra e di mine antiuomo e contribuendo all’apertura di altri progetti nel Paese.

Oggi EMERGENCY è presente in Afghanistan con 3 ospedali, un Centro di maternità e una rete di 44 Posti di primo soccorso.

Dal 2005 inizia a lavorare per l’apertura del Centro Salam di cardiochirurgia, in Sudan, il primo Centro di cardiochirurgia totalmente gratuito in Africa. Nel 2014 si reca in Sierra Leone, dove EMERGENCY è presente dal 2001, per l’emergenza Ebola.

EMERGENCY ha curato oltre 11 milioni di persone. L’utilizzo dei fondi e la ripartizione delle spese nei progetti sono da sempre resi pubblici nel Bilancio di EMERGENCY e nel Report di sostenibilità. Gino Strada nel corso della cerimonia di consegna del “Right Livelihood Award 2015”, il “premio Nobel alternativo” ha affermato: “Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?. È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano? Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro. Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare. Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l’umanità e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e sconfiggerla. Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell’apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana”. La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.

Parole che ci sembrano di grande importanza e che vengono proposte al Sindaco di Mortara e all’Amministrazione Comunale tutta, a sostegno della richiesta.

CIAO GINO, CHE LA TERRA TI SIA LIEVE

È con grande tristezza che apprendiamo della scomparsa di Gino Strada – medico fondatore di EMERGENCY – la #ONG italiana, tra le più famose al mondo, che offre cure mediche e chirurgiche gratuite e di alta qualità alle vittime della guerra e non solo.

Siamo affranti dalla scomparsa di una personalità tanto importante per la nostra comunità; una persona che ha sempre messo al centro della sua esistenza la vita, i diritti e la salute delle altre persone, una persona che con tutto sé stesso si è battuto contro le guerre e contro le gravi conseguenze patite di chi nei luoghi di guerra ci vive.

Una persona che, per il nostro modo di vedere le cose, ci piace definire un Compagno.

La Memoria di Gino andrà onorata portando avanti con ancora più forza le sue battaglie umanitarie.

Tutta Rifondazione Comunista della Lombardia si stringe in un grande abbraccio a Cecilia, alla famiglia, agli amici di Gino ed a tutta Emergency in questo momento tanto triste per tutto il Paese.

Ciao Gino, grazie per tutto quello che sei stato e che hai rappresentato.

Che la terra ti sia lieve.

Milano, 13 agosto 2021

Fabrizio Baggi, segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea Lombardia.

CUBA: farla finita con il bloqueo che viola i diritti umani

Rispetto agli avvenimenti degli ultimi giorni a Cuba, sotto forma di manifestazioni con lo slogan di “SOS Cuba”, il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ricorda che, in un flagrante attacco ai diritti umani, dall’arrivo della pandemia gli Stati Uniti hanno indurito il blocco economico, commerciale e finanziario. Un blocco il cui principale obiettivo è quello di soffocare l’economia dell’isola. Nella logica del “tanto peggio, tanto meglio” si cerca di provocare una rivolta sociale per destabilizzare il governo cubano, nei confronti del quale ribadiamo la nostra solidarietà.

Solo pochi giorni fa, l’ONU ha votato massicciamente contro il blocco con solo due voti contrari, gli Stati Uniti e Israele. Si tratta del 29° voto all’ONU contro il blocco, senza che finora sia stato fatto nulla per rimuoverlo. Solo da aprile 2019 a dicembre 2020, il blocco ha causato a Cuba perdite di circa 9.157,2 milioni di dollari. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente acuito le sue conseguenze nei confronti dell’isola, e l’amministrazione statunitense di Biden non ha mostrato nessuna volontà di allentare le misure coercitive unilaterali. Al contrario, rimangono intatte le 243 misure imposte dall’amministrazione Trump e la ridicola inclusione di Cuba, da parte del governo degli Stati Uniti, nella lista dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo. Ciò, nonostante la solidarietà delle brigate mediche cubane, la ricerca scientifica per sviluppare diversi vaccini contro il Covid-19 o la donazione gratuita dei suoi vaccini a Paesi terzi, con grandi sforzi nel mezzo di una pandemia.

Sarà un caso che pochi giorni dopo la missione in Colombia e Brasile del capo del Comando Sur degli Stati Uniti, almirante Craig Faller e del direttore CIA, William J. Burns, il continente latino-americano sta vivendo momenti di forti tensioni (Haiti, Venezuela, Perù, Colombia ed ora Cuba…) ?

Se davvero gli Stati Uniti hanno a cuore la situazione “umanitaria” a Cuba, la facciano finita con l’ingerenza imperialista e con il blocco che viola i diritti umani e colpisce direttamente la popolazione per la mancanza di medicine, di pezzi di ricambio o di energia, in mezzo a una pandemia.

Ancora una volta, Il PRC-SE si unisce a quanti esigono l’eliminazione immediata del blocco criminale ed illegale, principale misura contro il diritto alla salute, all’alimentazione ed il ritorno alla normalità, affinchè siano i cubani a decidere il loro presente e futuro.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

LOGISTICA: FOGLIO DI VIA A SINDACALISTA SICOBAS, SIAMO TORNATI ALL’800?

È stato notificato oggi pomeriggio (7 luglio) un foglio di via da San Giuliano Milanese al compagno Edoardo Sorge, valoroso sindacalista del SiCobas a cui va la nostra solidarietà.

Il Questore di Milano, invece di identificare i mazzieri che nelle scorse settimane hanno proprio a San Giuliano Milanese assalito i picchetti dei lavoratori, colpisce con un provvedimento il coordinatore sindacale.
La lettura dell’ordinanza del Questore è inquietante: chi difende i diritti dei lavoratori viene definito “pericoloso socialmente” e la responsabilità della violenza attribuita ai lavoratori licenziati dalla FedEx. Il provvedimento è chiaramente volto a garantire che i picchetti non disturbino i padroni della logistica.
A poche settimane dall’assassinio a Novara del sindacalista Adil Belakhdim, si tratta di un provvedimento vergognoso.
Riteniamo responsabile il governo di quello che sta accadendo nella logistica.
Il Questore evidentemente è in sintonia con il ministro Giorgetti che non ha mai aperto un tavolo su chiusura dell’hub di Piacenza ma ha invece incontrato FedEx facendo capire da che parte è schierato il governo Draghi.
Lo stesso ministro Orlando pare non trovare mai occasione per incontrare il SiCobas ma oggi fa un tavolo sulla logistica con le parti sociali ma senza la sigla che sta conducendo la lotta. Al Questore governo e parlamento avrebbero già dovuto chiedere conto del perché gli agenti presenti non erano intervenuti per fermare aggressione mazzieri a picchetti SiCobas. Evidentemente la mission che gli ha affidato il governo è quella di allontanare i sovversivi come nell’800 e garantire la “tranquillità” dello sfruttamento.

Alleghiamo il testo del provvedimento che merita attenta lettura. Il Questore di Milano sembra uscito dal film “I compagni” di Monicelli. Alla fine scopriamo che un sindacalista nel 2021 può venire assimilato a chi mette in pericolo “l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica”.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Fabrizio Baggi, segretario regionale Lombardia del Partito della Rifondazione Comunista

REGGIO EMILIA, 7 luglio 1960

Testo a cura di Giuseppe Abbà

61 anni fa, il 7 luglio, la polizia sparava contro una manifestazione antifascista uccidendo 5 manifestanti: Lauro Ferioli, Emilio Reverberi, Ovidio Franchi, Afro Tondelli, Marino Serri, tutti iscritti al Partito Comunista o alla Federazione Giovanile. Ovidio Franchi era il più giovane, appena 19 anni.

La manifestazione antifascista era stata indetta per protestare contro il governo Tambroni. Il governo Tambroni era nato, dopo una lunga crisi di governo, nella primavera 1960 ed era un monocolore democristiano con l’appoggio esterno del partito neofascista (il MSI-Movimento Sociale Italiano, diretto erede della Repubblica Sociale fascista).

Il governo Tambroni permise che si celebrasse a Genova il congresso del MSI, per di più presieduto dal prefetto di Genova dell’epoca repubblichina e dell’occupazione nazista. Era, ovviamente, un gravissimo affronto per Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza. Ci fu una vera e propria sollevazione popolare guidata dalle forze antifasciste con alla testa Sandro Pertini. In prima fila i portuali e gli operai delle fabbriche di Genova, i partigiani (erano passati solo 15 anni dalla fine della guerra), nonché i giovani (le famose “magliette a strisce”). Ci furono violenti scontri con la polizia dove ebbero sostanzialmente la meglio i manifestanti, tanto è vero che il congresso del MSI fu annullato.

Nei giorni successivi ci furono altre manifestazioni contro il governo Tambroni. Il 5 luglio a Licata, in Sicilia, ci fu la prima vittima per mano della polizia (Vincenzo Napoli). Il 6 luglio a Roma, a Porta San Paolo, un corteo, nel quale c’erano una cinquantina di parlamentari del PCI, PSI, PRI fu violentemente caricato dalla polizia a cavallo. Il 7 luglio i 5 morti di Reggio Emilia. L’8 luglio la CGIL proclama lo sciopero generale e a Palermo la polizia uccide tre manifestanti: Andrea Gangitano, di soli 14 anni, Francesco Vella, operaio edile, dirigente di una sezione comunista, una donna, Rosa La Barbera di 53 anni. Nello stesso giorno, a Catania, la polizia uccide un giovane comunista, Salvatore Novembre. Altre grandi manifestazioni di susseguirono, sino a che, il 19 luglio, Tambroni si dimise. Fu una grande vittoria dell’antifascismo. Memorabile fu la canzone che Fausto Amodei dedicò a quegli avvenimenti: I morti di Reggio Emilia.

PLAN CONDOR: finalmente un po’ di giustizia dall’Italia

Dopo un lungo iter processuale, la magistratura italiana ha finalmente ratificato la condanna all’ergastolo per tre ex-militari cileni coinvolti nel “Plan Condor” per l’omicidio e la scomparsa dei corpi dei cittadini italiani Omar Venturelli (nella foto) e Juan José Montiglio.

Come si ricorderà, il “Plan Condor” fu il coordinamento delle dittature civico-militari sudamericane degli anni ’70 e ’80, con la direzione degli Stati Uniti, attraverso il quale si realizzarono azioni repressive contro gli oppositori dei regimi militari imposti nel continente, con un saldo tragico di torture, omicidi e desaparecidos, in Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Paraguay, Uruguay ed in minor misura Colombia Ecuador, Perù e Venezuela.

Il colonnello Rafael Ahumada Valderrama, il maresciallo Orlando Moreno Vásquez e il brigadiere Manuel Vásquez Chauan erano stati condannati dalla Corte d’appello di Roma nel luglio 2019, per l’omicidio e la scomparsa dei due cittadini italiani durante la dittatura civico-militare di Augusto Pinochet. La sentenza è stata confermata dopo che il loro avvocato non ha presentato ricorso.

Secondo notizie di stampa, la procura di Roma avrebbe già inviato i mandati d’arresto corrispondenti al governo cileno di Sebastian Piñera.

Il prossimo 8 luglio, la Corte di Cassazione italiana si pronuncerà sulle altre condanne all’ergastolo emesse nel luglio 2019 dalla Corte d’appello di Roma, in secondo grado, contro un totale di 24 militari e civili di Bolivia, Cile, Uruguay e Perù.

Oltre ai tre condannati in via definitiva, la Cassazione deve pronunciarsi sugli altri 19 imputati, visto che due sono già deceduti: l’ex ministro dell’Interno boliviano, Luis Arce Gómez, e l’uruguaiano José Horacio “Nino” Gavazzo Pereira.

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esprime la propria soddisfazione per la importantissima sentenza che rappresenta un atto di giustizia sui crimini imprescrivibili.

Il PRC-SE abbraccia tutti i familiari delle vittime, e in particolare la famiglia di Omar Venturelli e di Juan José Montiglio.

Nel riaffermare la nostra solidarietà, insieme a loro esigiamo VERITÀ, GIUSTIZIA, RIPARAZIONE, MEMORIA E GARANZIA DI NON RIPETIZIONE dei crimini.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

XI JINPING HA RAGIONE SUL BULLISMO USA, NO ALLA NUOVA GUERRA FREDDA

Il discorso tenuto dal presidente Xi Jinping, celebrando il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese, merita attenzione e rispetto.

Invece di lasciarsi avvelenare dalla propaganda della nuova guerra fredda che gli USA stanno imponendo, l’Italia e l’Europa dovrebbero sviluppare la cooperazione e il dialogo con la Cina. I fatti esposti da Xi Jinping sono difficilmente contestabili. Quando rifiuta il “bullismo” non si riferisce solo al passato ma anche ai comportamenti degli USA e non gli si può dar torto.

I meriti storici del Partito Comunista Cinese nel riunificare un immenso paese e liberarlo dalla sottomissione coloniale sono innegabili. I comunisti cinesi sono stati protagonisti di un’originale esperienza rivoluzionaria – la più grande della storia – che ha trasformato un paese che era stato umiliato dall’imperialismo occidentale e dal militarismo giapponese. Nessuno potrà cancellare l’eroismo dei comunisti massacrati a Shangai nel 1927 o l’epopea della Lunga Marcia. La rivoluzione cinese ha spazzato via i signori della guerra, l’oscurantismo e ogni forma di oppressione semifeudale. Bisognerebbe ricordare “il secolo di umiliazioni” che le potenze coloniali inflissero ai cinesi e che solo la guerra di liberazione dall’invasore giapponese costò 27 milioni di morti.

Quando nel 1949 fu proclamata la Repubblica Popolare l’aspettativa di vita media era di 35 anni, regnavano l’analfabetismo, le malattie e la miseria. Oggi la Cina è un paese prospero che è stato modernizzato e portato fuori dalla povertà. Notoriamente la nostra visione democratica e libertaria del socialismo è profondamente diversa da quella dei comunisti cinesi, come lo sono le differenti storie dei due paesi, e riteniamo che sia nostro dovere criticare gli aspetti autoritari di quel sistema ereditati dal modello sovietico e dalla stessa storia cinese. Ma è profondamente sbagliato trasformare in un mostro totalitario un paese dove ci sono un ampio dibattito pubblico e lotte sociali. La nuova guerra fredda scatenata dagli USA non ha nulla a che fare con la democrazia e i diritti umani che, tra l’altro, non sono priorità del mondo cosiddetto libero a giudicare dal numero di detenuti negli Stati Uniti e dai regimi sanguinari sostenuti dall’occidente in tutto il mondo.

Dopo la repressione delle proteste di Piazza Tien An Men le multinazionali occidentali – con la benedizione della Casa Bianca – non si sono certo poste qualche problema nel delocalizzare in Cina. La realtà è che gli USA non accettano la sovranità e l’indipendenza di un grande paese come la Cina. Il PCC è considerato dagli Stati Uniti una minaccia alla loro pretesa di dominio unipolare del mondo. L’interesse dei popoli è invece quello allo sviluppo del multilateralismo, della cooperazione e della pace.

Parteciperemo nei prossimi giorni a un incontro internazionale con il presidente Xi Jinping per esprimere il nostro dissenso rispetto alla nuova guerra fredda e per riaffermare che a nostro avviso l’Italia e l’Europa devono svolgere un ruolo positivo e autonomo di pace.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Io sono Sandro

Adriano Arlenghi

Io sono Sandro

Non poteva esserci titolo più azzeccato. Rappresenta il volto gentile del volantinaggio politico a Mortara. Ecco il titolo.

Si parla naturalmente di Alessandro Farina, da tutti conosciuto in città. In particolare conosciuto dai frequentatori del mercato locale. Due pagine gli rendono gloria sull’ Informatore Lomellino di questa settimana. Un testo scritto da Max, un giornalista tanto giovane, quanto capace di cogliere le sfumature e le suggestioni di persone che senza vantarsi mai, né cercare piedistalli di prestigio, hanno rappresentato più epoche della nostra storia.

Della sua guerra partigiana quando era ancora ragazzo, della sua vita lavorativa, prima bracciante e poi operaio, del suo desiderio di giustizia sociale che lo aveva prima portato ad iscriversi al Partito Comunista Italiano già nel 1945 e oggi in Rifondazione, del suo voler essere spettatore recidivo dei consigli comunali sino a quando il Covid l’ha premesso, perché lì si discute delle cose che rappresentano la città, di tutto questo ne parla abbondantemente Max nel suo articolo di giornale e ad esso rimando. Tutti lo conoscono come il Farinin e si sostiene che ha certo tanti anni sul groppone. Il giornale dice anni 93, ma io non ci credo.

In ogni caso, non solo non li dimostra ,ma la sua energia e il suo entusiasmo sono pari a volte a surlle di un ragazzo delle nostre scuole. Non parlerò delle sue battute che mi hanno fatto spesso sorridere e conoscerlo meglio dopo averlo frequentato tante volte, nelle lunghe sere al circolo politico locale. Confesso: non mi aveva mai detto che si arrampicava agile e veloce un tempon sulle piante, per poterle abbattere e che questa sus abilita’ gli era servita durante le campagne elettorali , quando si andava a legare gli striscioni del partito ai pali più alti e dunque non bisognava soffrire di vertigini.

Parlero’ invece con estremo piacere del suo modo di volantinare. Ho visto centinaia di persone nel tempo, volantinare un po di tutto: avvisi commerciali, volantini politici, fogli di poesia, brochure patinate. Ho annotato che ognuno ha il proprio modo di approcciarsi e di proporsi. Volantinare è un mestiere molto umile ma allo stesso tempo molto difficile. È umile perché le roboanti campagne politiche di oggi che si svolgono sui social od in televisione sono asettiche in quanto non c’è un contatto diretto con gli occhi dell’altro. All’opposto il gesto di dare un foglio è anche un invito fraterno ad una stretta di mano, ad uno scambio di opinioni sul tempo che fa, un augurio di buona salute.

La tecnica di Sandro io l’ho studiata a lungo in tanti venerdì di mercato. Potrebbe entrate in un manuale. Intanto sceglie l’incrocio ideale, là dove la visuale migliore permette di tenere sotto controllo i flussi umani. Quella che serve per selezionare chi ti apprezza e chi non ti ama, quelli che arrivano e quelli che se ne vanno, quelli che bighellonano e quelli che ripetono più e più volte un giro circolare solo per il gusto di incartocciarsi nel calderone vociante e colorato del mercato.

Il mercato non è un luogo dove si compra e si vende, ma un incrocio strategico dove bellezza e paura, morte e vita e soprattutto le mille storie del quotidiano si riconoscono e si innamorano. Sandro posiziona i volantini un po’ in mano e un po’ sull’avambraccio , in modo da averli sempre a disposizione nel caso un crocchio di gente si avvicinasse a lui all’improvviso.

A chi piega il volantino risponde sempre prego e soprattutto comunica con gli occhi che è stato un piacere per lui averlo incontrato.

Non è un caso se molti mortaresi, pur di parrocchie diverse, lo dicono apertamente: io il volantino lo prendo solo da Sandro.

E quando nei freddi inverni viene consigliato di non palesarsi in piazza per non rischiare la salute, lui lo fa sempre a malincuore.

Stai certo che c’è qualcuno sempre che ti domanda: ma Sandro perché non c’è!