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Fucilazioni sommarie di vigevanesi

6 dicembre 2021

MARCO SAVINI

A più di un secolo il modo di vedere la Grande Guerra è cambiata da parte degli storici che hanno messo in luce la “pesantezza della giustizia militare” in una prospettiva: “più attenta all’esperienza di guerra soprattutto dei combattenti” .

Quindi, ritengo giusto riabilitare i concittadini che furono giustiziati con fucilazioni sommarie durante la guerra.

A Vigevano furono due: Antonio Santagostino, classe 1887, sposato con un figlio, e Giovanni Bussola, classe 1893.

Ambedue furono fucilati nel 1917 nell’ambito della rotta di Caporetto, quando si verificò una ritirata scomposta di migliaia di uomini.

Di fronte a una confusione generalizzata, tra maltempo, fuga di civili, strade impraticabili, tra ordini insensati, era facile cadere ucciso, oppure fatto prigioniero, e anche arrestato. Bussola si era presentato senza fucile, si era rifiutato o attardato a eseguire un ordine? Bastava questo per essere giustiziato. Non lo sappiamo, ma nel caos della rotta le esecuzioni sommarie erano frequenti. Egli subì “un’esecuzione capitale” a Codroipo il 30 ottobre 1917, cioè vicino a uno dei ponti sul Tagliamento e pochi giorni dopo la disfatta di Caporetto (24-25 ottobre). L’accusa generica era quella di essersi comportato con “codardia”. Come risulta dal foglio matricolare depositato all’Archivio dello Stato di Pavia.

Per Antonio Santagostino abbiamo qualche notizia in più. L’indicazione sulla sua fucilazione a Nervesa, appena a ovest del Piave, mi ha fatto scoprire la memoria dattiloscritta di Paolo Ciotti raccolta nell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, che racconta che il 2 novembre 1917:

“Tre soldati, fra cui un caporale, erano stati sorpresi dal Colonnello Brigadiere mentre uscivano da una villa di Nervesa con alcuni effetti di biancheria. Vi erano entrati così per quel senso di curiosità, di cui tutti ancora si era invasi nel vedere una casa abbandonata, e trovando nelle stanze deserte della biancheria, avevano innocentemente commesso l’errore di scegliere qualche camicia e qualche paia di mutande per cambiarle con quelle sporche e piene di insetti che tenevano ancora addosso fino dal Settembre. Il Generale li interrogò, prese il nome e cognome di ciascuno e tre ore dopo, quando ancora eravamo a mensa, un porta ordini del Comando di Brigata recò un biglietto scritto a matita con l’ordine perentorio al Comandante della 3^ Compagnia di fare immediatamente fucilare da una squadra dello stesso reparto i tre soldati, di null’altro colpevoli, che di avere innocentemente asportato da una casa abbandonata una camicia e un paio di mutande!!”

È proprio il caso del povero soldato vigevanese, come, di nuovo, attesta il foglio matricolare depositato all’Archivio di Stato di Pavia.

Al Senato italiano è stata depositata la proposta di: “Disposizioni per la riabilitazione storica degli appartenenti alle Forze armate italiane condannati alla fucilazione dai tribunali militari di guerra nel corso della prima Guerra mondiale” (DDL S 3005, 19/03/2018).

Seguendo la decisione di molti Comuni, è stata richiesta alla Giunta Comunale di Vigevano una riabilitazione anche visibile: una targa, l’aggiunta dei nomi nelle due grosse lapidi apposte nel cortile del municipio (dove mancano) o altre forme di memoria tangibile.

Sarebbe interessante ricercare altri nomi, altri caduti sotto il piombo del Regio Esercito, nella nostra provincia, in modo da estendere un’iniziativa che avrebbe valore anche oggi, contro ogni nazionalismo e militarismo.

La fucilazione di Giovanni Carnier

RIFONDAZIONE CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI TIM, GOVERNO USI GOLDEN POWER

29 novembre 2021

E’ assordante il silenzio del governo rispetto alla possibilità che Tim la principale società del paese nel campo delle telecomunicazioni venga comprata da un fondo statunitense con gravissime conseguenze in termini di sicurezza nazionale, sul piano occupazionale e per quanto riguarda il superamento dei gravissimi ritardi del paese nello sviluppo della rete.
Da questo punto di vista non possiamo che condividere la mobilitazione dei lavoratori della Tim  che oggi manifestano davanti al MISE a Roma e alle prefetture in tutta Italia, indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil.

Denunciamo la passività del governo che testimonia la volontà di lasciare alle pure dinamiche di mercato scelte d’interesse pubblico così grande da richiedere una piena gestione pubblica.
Emerge non solo  un’insopportabile scarsa considerazione del destino di decine di migliaia di Lavoratrici e lavoratori, 100 mila tra dipendenti diretti e indotto, ma anche una totale ignavia rispetto al rischio concreto che i dati delle cittadine e dei cittadini italiani, nonché  dati sensibili per la sicurezza nazionale, finiscano sotto il controllo delle agenzie di spionaggio USA. Perché il governo non annuncia uso del proprio veto come ha fatto nei confronti dei cinesi per il 5G?
Dove è finita la retorica sull’occasione storica del PNRR per investire nella tutela dei dati dei cittadini sottraendoli al controllo di ogni sorta di influenze straniere?
Smentita clamorosamente dalla consegna del polo strategico nazionale, il cloud di tutte le amministrazioni centrali dello stato, a una  gestione con i privati tra cui le big tech americane obbligate per legge a fornire ai dati all’intelligence Usa, oggi la stessa sorte tocca alla Tim.
Come Rifondazione Comunista sosteniamo da sempre la necessità di sottrare al dominio del mercato i settori strategici per l’economia nazionale devastata da decenni di neoliberismo sfrenato e del rilancio del ruolo del pubblico sia nell’indirizzo sia nella gestione e controllo diretti.
Per gli stessi motivi per cui siamo stati contrari all’ipotesi  del governo Conte di lasciare a Tim la proprietà e la gestione della rete, oggi, a maggior ragione lo siamo rispetto alla possibilità che la principale società di telecomunicazioni venga consegnata nelle mani di un fondo statunitense che ha nel board un ex-capo della CIA.

Difendiamo la democrazia e l’occupazione con la ripubblicizzazione. La privatizzazione anche in questo campo ha fatto solo danni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Arance e formaggi solidali

27 novembre 2021

Care/i tutte/i,

come ormai consuetudine, vi informo che sono aperte le prenotazioni per la Campagna Arance di Natale e Parmigiano Solidale.
Le modalità sono sempre le stesse.

Per chi abita a Vigevano e dintorni, le prenotazioni vanno fatte a Carla della “Cooperativa Portalupi” (Sforzesca): 339 646 5858.
Per le/i colleghe/i del Golgi e dintorni, rivolgetevi via mail al sottoscritto.
I tempi sono ristretti: le prenotazioni vanno fatte entro il pomeriggio di lunedì 29 novembre.
Saluti solidali

Vladimiro

ACERBO (PRC-SE): LA VARIANTE CHIAMATELA URSULA

Pubblicato il 27 nov 2021

Ci risiamo. Una nuova variante arriva dal Sud Africa ma è sbagliato chiamarla sudafricana. È più corretto chiamarla ‘variante Ursula’, come la presidente della Commissione Europea che da un anno pone il veto alla richiesta di moratoria sui brevetti dei vaccini anticovid in sede Organizzazione Mondiale del Commercio.

La responsabilità delle nuove varianti è dell’Unione Europea che ha finora detto no alla richiesta avanzata dal Sud Africa e da più di 100 paesi, da papa Francesco, da ong e associazioni che si occupano di salute. Torniamo a chiedere di firmare la Iniziativa dei Cittadini Europei di cui siamo co-promotori ‘Nessun profitto sulla pandemia’ per chiedere alla Commissione di modificare questa posizione disumana e cinica:

Nonostante tre votazioni del parlamento europeo che ha approvato la richiesta del gruppo della sinistra radicale La Sinistra la Commissione imperturbabile è andata avanti con una logica nazista di protezione del monopolio di poche multinazionali sui vaccini.

Tutti gli esperti, dal mai troppo compianto Gino Strada fino alla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, avevano profetizzato quanto sta accadendo. Eppure Ursula Von der Leyen e la Commissione Europea non hanno cambiato la loro posizione neanche a fronte delle aperture di Biden.

Non saremo mai al sicuro se al resto dell’umanità sarà negato l’accesso ai vaccini.

Meno persone sono vaccinate sul pianeta e più saranno le varianti che si diffonderanno ovunque.

La Commissione Europea e le multinazionali che protegge sono le principali centrali novax del pianeta.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Respingere la controriforma Moratti La salute non è una merce Difendere e rilanciare la sanità pubblica Vogliamo un servizio pubblico universale, gratuito e di qualità Nessun profitto sulla nostra pelle

Occorre una grande mobilitazione contro la nuova legge sull’organizzazione della sanità lombarda proposta dall’assessora Moratti.

Il testo di legge preparato dalla giunta Fontana aumenta ulteriormente il peso delle strutture sanitarie private accreditate con il Servizio Sanitario pubblico, invece di puntare sulla centralità del servizio pubblico e della prevenzione.

Già la Legge Maroni (L.R.43/2015) ha introdotto l’equiparazione tra pubblico e privato nell’ottica di “trasparenza e parità di diritti e di doveri tra soggetti pubblici e privati”.

L’ulteriore controriforma Moratti, con il comma bis, certifica l’equivalenza, oltre alla commistione tra pubblico e privato.

Prevede perfino “case della salute” e “ospedali di comunità” gestite dal privato!

Bisogna eliminare l’equiparazione e l’equivalenza tra strutture pubbliche e private accreditate.

La sanità è un servizio: proprio per questo deve essere pubblico.

La gestione privata -per sua natura- eroga un prodotto inevitabilmente finalizzato al profitto delle aziende e distorce quindi il principio di salute rendendolo una merce. Il concetto di salute-malattia è così subordinato al profitto dell’azienda.

Deve essere rispettato l’art. 32 della Costituzione che prevede il diritto alla salute per tutti i cittadini.

Rispetto al lavoro, la controriforma Moratti, riconferma l’art. 5 della precedente L.R. 43/2015: “Principio della piena flessibilità e autonomia organizzativa da parte di tutti i soggetti erogatori”. Ciò significa incremento della precarizzazione di tutte le figure sanitarie, del cottimismo selvaggio, del caporalato attraverso finte partite IVA e cooperative fasulle e della mancanza di continuità di servizio.

Un’altra novità preoccupante è rappresentata dall’art. 11bis con cui si vuole creare un “Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive” (con relativo amministratore delegato e corteo di nomine): un doppione dell’ATS, un altro centro di potere e di prebende clientelari. Al punto Q gli viene attribuita la funzione di “ricerca di nuovi vaccini”, un clone che produrrà solo l’ennesima emorragia di denaro pubblico a favore di privati, sottraendo fondi a investimenti nazionali ed europei per la ricerca pubblica.

Non è prevista nessuna ricerca epidemiologica, quindi niente presupposti per una programmazione a partire dai bisogni delle collettività e non delle convenienze della imprenditoria sanitaria privata, ormai in mano a potenti multinazionali.

La Lombardia rappresenta il punto più alto di penetrazione del neoliberismo nella sanità. L’obiettivo è il medesimo in tutta Italia e in tutto il mondo capitalista: trasformare i nostri corpi in merce; la salute di tutti in profitto di pochi.

L’obiettivo è chiaro: distruggere il Servizio Sanitario Nazionale (L.883/78), puntare a una medicina di classe, destinata ad aumentare ulteriormente le differenze nella qualità e nella quantità di vita tra ricchi e poveri. In questo progetto ovviamente la medicina preventiva e territoriale non deve avere nessun peso.

La Lombardia, se fosse una nazione -come chiedevano i leghisti trent’anni fa- sarebbe al secondo posto, dopo il Perù, per numero di morti da Covid in relazione alla popolazione! 35.000 sono stati i morti dell’eccellenza lombarda! Una strage impunita, diretta conseguenza del trentennale malgoverno del centro-destra, a partire da Formigoni.

La logica del profitto applicato alla sanità è la stessa che nega i vaccini a quasi quattro miliardi di persone per tutelare i brevetti e quindi gli interessi di Big-Pharma. Per questo, da molti mesi, siamo impegnati nella Campagna Nessun profitto sulla pandemia. Diritto alla cura. Vogliamo: raccogliere un milione di firme per obbligare la Commissione Europea a modificare il proprio comportamento di totale asservimento agli interessi delle aziende farmaceutiche; sostenere le proposte di una moratoria sui vaccini e di liberalizzazione dei brevetti e dei kit diagnostici; socializzare le conoscenze.

La posizione della Commissione Europea deriva direttamente dalle scelte dei governi europei: in primo luogo della Germania ma anche dell’Italia. La Commissione e i governi europei, compreso il nostro, sono corresponsabili delle migliaia e migliaia di morti che si verificano quotidianamente nel mondo; sono i migliori alleati del Covid-19.

Agli interessi delle aziende farmaceutiche sono pronti a sacrificare anche la vita dei propri concittadini. Infatti, nei Paesi dove non arrivano i vaccini, il virus si diffonde, si formano nuove e più aggressive varianti che si propagheranno anche da noi, nel Nord del mondo. A oggi, non si sa se i vaccini che avremo a disposizione saranno in grado di difenderci.

Non è indifferente come usciremo dalla pandemia, per questo condividiamo le parole chiare ed efficaci pronunciate da papa Francesco: “Ritornare agli schemi precedenti sarebbe davvero suicida, …. ecocida e genocida”!

Per questo, con altrettanta fermezza, denunciamo le responsabilità dei governi Conte e Draghi: poiché non sono intervenuti nel fermare lo scempio delle politiche leghiste in Lombardia durante il Covid (non creazione di zone rosse in primis); perchè condividono il progetto di autonomia differenziata (presentato congiuntamente dalle giunte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con il sostegno di uno schieramento parlamentare trasversale), alla cui base vi è lo snaturamento privatistico e aziendalistico del SSN  e  la privatizzazione di tutti i “beni pubblici”; perché il tutto è ribadito nel testo del PNRR.

Il disprezzo per la vita umana è tragicamente visibile anche nei 3-4 infortuni mortali sul lavoro che si verificano ogni giorno. Pure in questo caso non siamo di fronte a pura casualità ma al risultato di politiche che, mettendo al primo posto il profitto degli imprenditori, hanno ridotto ai minimi termini o annullato la tutela della salute nei luoghi di lavoro. Non sono fatalità ma omicidi! Si tratta di una strage quotidiana che ha dei responsabili -i padroni- e dei complici -il ceto politico e le istituzioni- che non applicano le leggi esistenti.


Per realizzare un cambiamento profondo, che metta in discussione il sistema capitalista, è indispensabile la presa di coscienza e la mobilitazione delle cittadine e dei cittadini, degli utenti dei servizi.

Sono necessari grandi movimenti sociali, pensieri e culture alternative e un campo di forze politiche motivato e organizzato. Non c’è tempo da perdere. Tutte le forze anticapitaliste, dal locale al globale, sono chiamate alla mobilitazione.

Un altro mondo è urgentemente necessario.

Voi, 8,5% della popolazione mondiale che possedete l’86% della ricchezza del pianeta, siete la malattia.

Noi, 7,8 miliardi di persone, siamo la cura. La cura del pianeta e di tutte le specie.
La cura passa anche attraverso la lotta!

Circolo Hugo Chavez Frias

Partito della Rifondazione Comunista Vigevano

Giovani Comuniste/i

 Vigevano, 23 novembre 2021

È MORTO PAOLO PIETRANGELI

Pubblicato il 22 nov 2021

Abbiamo appena appreso la notizia della morte improvvisa di Paolo Pietrangeli, un compagno a cui non smetteremo mai di dire grazie per quello che ha rappresentato per la storia della cultura, dei movimenti, della sinistra e anche del nostro partito.

Con le sue canzoni Paolo ha dato voce al lungo sessantotto italiano e anche alla riflessione sulla sconfitta.

La sua Contessa non è mai passata alla radio ma è diventata un inno cantato da milioni di studenti e operai.

Aveva da tempo problemi di salute che gli impedivano di intervenire con la sua voce potente in iniziative che sosteneva e condivideva. Ma da gigante buono e sempre ironico tendeva sempre a non drammatizzare la situazione.

Ogni volta che gli abbiamo chiesto di darci una mano con umiltà si metteva a disposizione. Sentiva il dovere di dare una mano a ricostruire una sinistra nuova nel nostro paese.

Nel 1999 scrisse n bellissimo “Il canto per Rifondazione” che “comunista è l’impegno morale”. Un impegno che Paolo con umanità generosa non ha mai dismesso.Ciao Paolo. Chi ha compagni non morirà.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Contro il governo Draghi e le sue politiche

21 novembre 2021

Questa mattina eravamo a Pavia al presidio contro il ddl concorrenza del governo Draghi.

Eravamo a protestare, insieme ad altri, contro il tentavo di costringere i comuni a vendere a privati tutti i servizi di loro competenza, acqua, rifiuti, trasporti ecc ecc.

Questa è la prima di una serie di iniziative che come partito abbiamo promosso, assieme ad altre forze politiche e sociale, a questa ne seguiranno altre contro il caro vita e contro la nuova riforma sanitaria della regione Lombardia.

Mai come in questo momento è importante scendere in piazza, stare tra la gente per informare e costruire un’alternativa al governo Draghi.

Presidio a Pavia in Piazza Minerva – 21 novembre 2021

Riforma sanitaria Moratti/Fontana: un fiume di soldi per la sanità privata e un fiume di code per liste d’attesa

Fonte Medicina Democratica: https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=12480

14 novembre 2021

COMUNICATO STAMPA

Iniziato il dibattito in Consiglio Regionale, le 57 associazioni del Coordinamento Lombardo per il Diritto alla Salute:“In gioco la salvezza del servizio sanitario pubblico e il diritto alla salute dei cittadini: scenderemo in campo contro contro l’ulteriore deriva della riforma Moratti/Fontana”

Milano, 12.11.2021 “Hanno fatto un deserto della sanità pubblica, sulla pelle dei cittadini, e l’hanno chiamata parità pubblico/privato e libera scelta del cittadino”, ha dichiarato Marco Caldiroli, Presidente di Medicina Democratica, anche a nome delle associazioni lombarde che hanno manifestato il 23 ottobre in piazza Duomo per il rilancio della sanità pubblica e territoriale. “E’ cominciato in Consiglio regionale il dibattito per l’approvazione della non-riforma della sanità lombarda e la direzione non cambia, anzi vogliono approfittare delle risorse del PNRR per foraggiare ancora il privato, con gravi conseguenze per il diritto alla salute soprattutto per le fasce più deboli, così come l’emergenza pandemica ha dimostrato con i suoi 35.000 morti e le gravi inefficienze del sistema sanitario”. Per questo il Coordinamento Lombardo per il Diritto alla Salute, con le 57 organizzazioni aderenti lancia un appello ai cittadini ed ai consiglieri regionali a partecipare ad una manifestazione di protesta in concomitanza con il voto sulla proposta di legge di riforma della sanità lombarda targata Moratti-Fontana, in modalità che saranno definite a breve

La Lombardia si è distinta in questi anni per un servizio sanitario ospedalocentrico, che ha svuotato i territori di strutture e professionalità. Il risultato è l’utilizzo improprio dei pronto-soccorsi e tempi di attesa lunghissimi per chi non può pagare le prestazioni private. Il top si è toccato con la pandemia su cui ha lucrato la sanità privata, proponendo tamponi e ”pacchetti” di visite domiciliari fino a 450 euro a cittadini “rinchiusi” in casa, nella inutile attesa del servizio pubblico.

Dal 1997 sono stati cancellati 22.239 posti letti nelle strutture pubbliche, mentre in quelle private sono aumentati di 2.553 o trasformati in altre forme di assistenza. Il privato (2017) copre il 54,3 % degli acquisti di servizi sanitari e si è “mangiato” il 62 % degli investimenti strutturali provenienti dalla regione. Gli operatori sanitari pubblici sono diminuiti di 11.768 unità dal 1997 al 2017 con un – 11,9 %, mentre la media italiana nello stesso periodo è stata del –7,3 %. C’è una grave carenza di medici di base e nei prossimi 5 anni ne mancheranno 4.167 per pensionamento, ma tale carenza per l’assessora Moratti è soltanto una “percezione” o un problema “organizzativo”, causato dagli stessi medici. Non c’è stata programmazione né concreti obiettivi di miglioramento della salute pubblica ma solo di incremento di fatturato per i privati.

“Di fronte a tale sfacelo la Giunta regionale ripropone ancora lo sbilanciamento verso il privato anche per le case e degli ospedali di comunità previsti dal PNRR”, sottolinea Angelo Barbato del Forum Nazionale per il Diritto alla Salute. “Come indicato nel documento condiviso da 57 associazioni e dalle opposizioni regionali, proponiamo ben altri obiettivi: un forte governo pubblico della sanità, basato su una chiara programmazione; la medicina territoriale va organizzata con bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia anche attraverso la partecipazione della cittadinanza. “Le Case e gli Ospedali di Comunità devono essere esclusivamente pubblici affinchè siano perseguiti risultati reali di salute e non utili economici. Le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento deve essere un obiettivo primario. Eliminare la libera professione all’interno delle strutture pubbliche. Le RSA devono essere parte del servizio sanitario nazionale e va ritirata la richiesta di autonomia differenziata.”

Per info. Carmìna Conte cell. 393 137 7616.

INIZIATIVE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA (ANNO 2020) A PAVIA E VIGEVANO PER LA DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA

BASTA MORTI SUL LAVORO! RIFONDAZIONE COMUNISTA SARÀ IN PIAZZA CON I LAVORATORI CONTRO LA STRAGE INFINITA

Pubblicato il 12 nov 2021

Basta morti sul lavoro! Con questa parola d’ordine e per “chiedere con forza provvedimenti rapidi e drastici in grado davvero di garantire la sicurezza e la dignità dei lavoratori.” è stata lanciata da Fillea-Cgil. Filca-Cisl e Fenea-Uil la manifestazione nazionale che si terrà domani 13 novembre a Roma.
Nonostante le promesse del governo e l’enfasi data dai media ad alcuni casi di tragiche morti sul lavoro la strage di lavoratori sembra rimanere senza fine.
Negli ultimi 5 anni ci sono stati 642 mila infortuni e ben 1072 morti in media all’anno, ben 3 al giorno. Nel 2020 i morti sono aumentati a 1270, un terzo a causa del covid e, fatto gravissimo, nelle costruzioni nei primi 10 mesi del 2021 si è già raggiunto il numero dei morti dell’anno precedente.
E’ in particolare in questo settore che pesa drammaticamente quanto già evidenziato nelle indagini dell’Inail che indicano il picco dei morti sul lavoro nei lavoratori ultrasessantenni vergognosamente condannati a lavorare mentre dovrebbero essere già in pensione.
Il governo manifesta una solerzia notevole nel sostegno alla competitività delle imprese cui è destinata gran parte delle risorse mentre per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro si mettono in campo misure insufficienti la cui realizzazione è peraltro rinviata nel tempo.
Così si continua ad assistere con rabbia a morti sul lavoro evitabilissime perché le imprese che operano spesso in condizioni di irregolarità e illegalità hanno la quasi certezza dell’impunità a causa del trascurabile numero di aziende controllate in un anno e della irrisorietà delle sanzioni.
Bisogna costringere il governo a passare dalle promesse ai fatti e soprattutto pretendere almeno il raddoppio delle assunzioni di ispettori su cui si è impegnato da mesi.
Soprattutto occorre una grande mobilitazione nazionale contro l’allungamento dell’età pensionabile a 67 anni e oltre previsto dalla legge Fornero.
E basta con la favola che con l’aumento dei pensionati si sbilancerebbe il rapporto lavoratori /pensionati e il sistema non reggerebbe! Con la pensione a 60 anni e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario si da un futuro ai giovani e si può aumentare di molto la platea degli occupati in relazione ai pensionati.
Costruiamo l’opposizione al governo Draghi e alle sue politiche
Per le pensioni, per i salari, per l’occupazione, contro la precarietà, contro il carovita. Sciopero generale subito!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea