Adriano Arlenghi
Io sono Sandro
Non poteva esserci titolo più azzeccato. Rappresenta il volto gentile del volantinaggio politico a Mortara. Ecco il titolo.
Si parla naturalmente di Alessandro Farina, da tutti conosciuto in città. In particolare conosciuto dai frequentatori del mercato locale. Due pagine gli rendono gloria sull’ Informatore Lomellino di questa settimana. Un testo scritto da Max, un giornalista tanto giovane, quanto capace di cogliere le sfumature e le suggestioni di persone che senza vantarsi mai, né cercare piedistalli di prestigio, hanno rappresentato più epoche della nostra storia.
Della sua guerra partigiana quando era ancora ragazzo, della sua vita lavorativa, prima bracciante e poi operaio, del suo desiderio di giustizia sociale che lo aveva prima portato ad iscriversi al Partito Comunista Italiano già nel 1945 e oggi in Rifondazione, del suo voler essere spettatore recidivo dei consigli comunali sino a quando il Covid l’ha premesso, perché lì si discute delle cose che rappresentano la città, di tutto questo ne parla abbondantemente Max nel suo articolo di giornale e ad esso rimando. Tutti lo conoscono come il Farinin e si sostiene che ha certo tanti anni sul groppone. Il giornale dice anni 93, ma io non ci credo.
In ogni caso, non solo non li dimostra ,ma la sua energia e il suo entusiasmo sono pari a volte a surlle di un ragazzo delle nostre scuole. Non parlerò delle sue battute che mi hanno fatto spesso sorridere e conoscerlo meglio dopo averlo frequentato tante volte, nelle lunghe sere al circolo politico locale. Confesso: non mi aveva mai detto che si arrampicava agile e veloce un tempon sulle piante, per poterle abbattere e che questa sus abilita’ gli era servita durante le campagne elettorali , quando si andava a legare gli striscioni del partito ai pali più alti e dunque non bisognava soffrire di vertigini.
Parlero’ invece con estremo piacere del suo modo di volantinare. Ho visto centinaia di persone nel tempo, volantinare un po di tutto: avvisi commerciali, volantini politici, fogli di poesia, brochure patinate. Ho annotato che ognuno ha il proprio modo di approcciarsi e di proporsi. Volantinare è un mestiere molto umile ma allo stesso tempo molto difficile. È umile perché le roboanti campagne politiche di oggi che si svolgono sui social od in televisione sono asettiche in quanto non c’è un contatto diretto con gli occhi dell’altro. All’opposto il gesto di dare un foglio è anche un invito fraterno ad una stretta di mano, ad uno scambio di opinioni sul tempo che fa, un augurio di buona salute.
La tecnica di Sandro io l’ho studiata a lungo in tanti venerdì di mercato. Potrebbe entrate in un manuale. Intanto sceglie l’incrocio ideale, là dove la visuale migliore permette di tenere sotto controllo i flussi umani. Quella che serve per selezionare chi ti apprezza e chi non ti ama, quelli che arrivano e quelli che se ne vanno, quelli che bighellonano e quelli che ripetono più e più volte un giro circolare solo per il gusto di incartocciarsi nel calderone vociante e colorato del mercato.
Il mercato non è un luogo dove si compra e si vende, ma un incrocio strategico dove bellezza e paura, morte e vita e soprattutto le mille storie del quotidiano si riconoscono e si innamorano. Sandro posiziona i volantini un po’ in mano e un po’ sull’avambraccio , in modo da averli sempre a disposizione nel caso un crocchio di gente si avvicinasse a lui all’improvviso.
A chi piega il volantino risponde sempre prego e soprattutto comunica con gli occhi che è stato un piacere per lui averlo incontrato.
Non è un caso se molti mortaresi, pur di parrocchie diverse, lo dicono apertamente: io il volantino lo prendo solo da Sandro.
E quando nei freddi inverni viene consigliato di non palesarsi in piazza per non rischiare la salute, lui lo fa sempre a malincuore.
Stai certo che c’è qualcuno sempre che ti domanda: ma Sandro perché non c’è!



