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DI FRONTE AL FALLIMENTO DI DRAGHI, COSTRUIRE L’ALTERNATIVA DI SINISTRA

Pubblicato il 10 gen 2022

L’anno che sta cominciando si apre con la crisi della narrazione che è stata costruita intorno al governo Draghi. Siamo di fronte al palese fallimento di un esecutivo che non ha dato risposta alle emergenze sociali, non ha avviato riforme che riducessero le disuguaglianze, non ha rilanciato il ruolo del pubblico e dello stato sociale.

La recrudescenza della pandemia non può essere solo addebitata alla contagiosità della nuova variante omicron, anche perché la variante delta sta causando molte vittime tra cui vanno considerate anche tutte le persone che non si possono curare a causa del sovraffollamento ospedaliero. La responsabilità sta tutta nel Governo Draghi, in ciò che non ha fatto e che aveva tutto il tempo di fare, i fondi per attuarlo e le evidenze scientifiche per decidere. Laddove non ci sono le evidenze la politica deve decidere a partire dal principio di precauzione.
Il governo ha scientemente deciso la strategia del “rischio calcolato” e del “tenere aperta l’Italia”, con l’obiettivo della crescita del PIL e non della tutela della salute come priorità. La logica del profitto – non fermare le attività produttive – è stata anteposta al contrasto del contagio. Come hanno dimostrato paesi assai diversi, come per esempio Cina e Nuova Zelanda, il covid può essere controllato.
Polarizzando l’attenzione pubblica sulla costante polemica con la protesta nomask/novax/nogreenpass – che ha avuto costante e amplissima esposizione mediatica – il governo ha cercato di nascondere la mancanza di interventi essenziali per il rilancio della sanità pubblica e la lotta contro la pandemia. Nessuna misura strutturale di potenziamento della sanità o per ridurre il sovraffollamento del trasporto pubblico e della scuola, fine dello smart working, messaggi sbagliati dello stesso presidente del consiglio sui vaccini che hanno alimentato lo scetticismo tra i
cittadini. A tutto questo si aggiungono le scelte pasticciate che hanno sempre come bussola le indicazioni di Confindustria. Basti pensare all’eliminazione della quarantena per i vaccinati che non può che far aumentare i contagi. Se sono da criticare le campagne novax certo non si può tacere che l’azione del governo non incarna “la scienza” ma l’interesse capitalistico.
Particolarmente grave la negligenza verso le esigenze della scuola, che “deve” riaprire ancora volta senza che il governo abbia provveduto, irresponsabilmente, ad attuare le misure necessarie per garantire il diritto allo studio, alla salute e la dignità del lavoro. È fondamentale la riduzione del numero degli alunni per classe, l’aumento degli organici, la stabilizzazione del precariato, la definizione del sistema di reclutamento, la dotazione di sistemi di purificazione dell’aria, il tracciamento, la medicina scolastica, il potenziamento del servizio trasporto, la gratuità dei tamponi.

La disorganizzazione è tale che, mentre si discute di obbligo per i novax, non riescono a vaccinarsi per la terza dose quelli che vorrebbero farlo.
Torniamo a rivendicare l’organizzazione del tracciamento oggi del tutto fuori controllo, mascherine FFP2 e tamponi molecolari gratuiti, tutte le misure indispensabili per la limitazione della circolazione del virus a partire dalla generalizzazione dello smart working. La stessa discussione sull’obbligo vaccinale dovrebbe essere parte di una strategia complessiva di lotta contro il virus nell’ambito del rispetto dell’articolo32 della Costituzione.
Costruiamo l’opposizione a questo governo, pretendendo che nella sanità, nella scuola, nei trasporti pubblici si faccia subito quello che non si è fatto da un anno e mezzo.

Anche sul piano internazionale il governo Draghi continua a essere corresponsabile, con l’Unione Europea, del veto sulla richiesta di moratoria sui vaccini in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio.
Il moltiplicarsi delle varianti nel sud del mondo conferma il valore della nostra campagna “Nessun profitto sulla pandemia” e le gravi responsabilità dell’UE che continua a proteggere il monopolio di poche multinazionali. Anche in questa occasione è arrivato da Cuba un esempio con la ricerca e produzione pubblica dei vaccini, la condivisione internazionalista e una campagna vaccinale capillare. 

Sul piano sociale confermiamo il nostro giudizio negativo su un governo che ha messo le enormi risorse del PNRR al servizio delle grandi imprese senza piani nazionali e industriali per i settori strategici e per l’occupazione. Il governo non ha posto in essere alcuna misura redistributiva e contro le disuguaglianze crescenti anzi contribuisce ad acuirle ulteriormente sul piano fiscale. Nessuna misura per rispondere al rischio povertà che riguarda complessivamente 11 milioni di persone, tra disoccupati e lavoratrici e lavoratori: nessuna legge per il salario minimo orario, nessuna norma per eliminare o ridurre precarietà, che anzi viene incentivata ulteriormente con le modifiche alle norme sul reddito di cittadinanza, nessun piano per il lavoro a partire dal rilancio del pubblico (abbiamo 1 milione di dipendenti pubblici meno della media europea) e di contrasto ai licenziamenti, nessuna estensione del reddito di cittadinanza a esclusi per condizionalità assurde, nessun piano per l’edilizia sociale ma solo sblocco di centomila sfratti. Questo governo è stato capace per la seconda volta di non finanziare l’indennità di quarantena.

Sulle delocalizzazioni si è approvata una norma che rappresenta una presa in giro e per certi versi peggiora la situazione. Si è rilanciata la privatizzazione dei servizi pubblici e dell’acqua.
Le diseguaglianze territoriali non possono che aumentare con l’impostazione delle misure previste dal PNRR, per l’iniqua distribuzione delle risorse e per i criteri dei bandi, che continuano a privilegiare i territori già avvantaggiati penalizzando il Mezzogiorno.

Anche il profilo ambientalista del governo si è confermato essere una truffa come dimostra da ultimo il rilancio del nucleare e del gas da parte del ministro e la complicità nell’inserimento nella tassonomia europea. Governo e UE stanno usando la retorica della transizione ecologica per coprire una gigantesca operazione di rilancio con risorse pubbliche degli investimenti e delle ristrutturazioni delle imprese e di apertura di nuove occasioni per la finanza. L’esplosione in tutta Europa delle bollette di luce e gas è diretta conseguenza della fallimentare scelta di privatizzare e liberalizzare il settore energetico. 

Il governo Draghi ha segnato un’ulteriore puntata del progressivo svuotamento della democrazia costituzionale e rischia di avere come ulteriore sviluppo il passaggio a un semipresidenzialismo di fatto con l’elezione dell’ex-banchiere alla presidenza della repubblica.
L’attuale Presidente del Consiglio, come anche per altre note ragioni il leader storico del centrodestra Silvio Berlusconi, manca del principale requisito per essere eletto alla Presidenza: non è credibile come garante della Costituzione avendo passato gran parte della sua carriera a perseguire esplicitamente il progetto di rottamare i suoi principi fondamentali e obiettivi programmatici di uguaglianza e giustizia sociale in nome del primato del mercato.
L’unica strada per uscire sul piano istituzionale dalla crisi democratica che va avanti da anni è una nuova legge elettorale proporzionale che restituisca al parlamento il ruolo che gli assegna la carta costituzionale. I processi disgregativi dell’unità e indivisibilità del Paese sono tutt’altro che accantonati; per questo è necessario continuare e rinforzare l’impegno contro l’autonomia differenziata, con iniziative da noi promosse e all’interno dei comitati.

Al sovversivismo delle classi dirigenti va contrapposta la costruzione della più larga opposizione, nella convergenza di soggettività sociali e politiche, lotte e movimenti, nella generalizzazione e nel rilancio del conflitto sociale e sindacale.

Il nostro partito è impegnato su questo terreno nella massima internità alle lotte e nel rilancio delle proprie campagne sociali e ambientali, a partire da quelle contro l’aumento delle bollette e contro la legge Fornero, contro la privatizzazione dell’acqua e il rilancio del nucleare e delle fonti fossili.

Parallelamente sempre più si impone a tutte le soggettività della sinistra di classe, anticapitalista, antiliberista e ambientalista e alla sinistra sociale il compito di costruire uno schieramento di alternativa ai poli esistenti e al neoliberismo.

Il ritorno dei fuoriusciti nel PD dimostra che avevamo avuto ragione nel contrastare la sussunzione della sinistra radicale in Italia da parte di un pezzo del gruppo dirigente del centrosinistra. In tutta Europa c’è una sinistra antiliberista e anticapitalista, rosso-verde e femminista, che fa riferimento al Partito della Sinistra Europea e al gruppo parlamentare “La Sinistra”, che rappresenta lo spazio politico in cui si colloca la nostra proposta. Dal Cile arriva l’ultimo esempio di una sinistra che insieme ai movimenti sociali ha rovesciato i rapporti di forza elettorali. In Italia viviamo la tragedia della scomparsa della sinistra mentre lo scontro politico è monopolizzato da partiti neoliberisti e dal potere economico mediatico. L’impianto programmatico del PD e la sua natura neoliberista non lo rendono credibile come argine alla destra con cui governa e con cui si accorda anche per il rilancio di un bipolarismo che ha già stravolto l’assetto costituzionale e espulso la voce della classe lavoratrice dalle istituzioni.

Questa situazione non può essere affrontata rinchiusi nella frammentazione e non è possibile temporeggiare. Vanno chiamate – su una base programmatica chiara – alla convergenza tutte le soggettività alternative al neoliberismo, alla guerra e alla devastazione ambientale.

La direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea rilancia la proposta politica che è stata al centro dell’ultimo congresso.
Rifondazione Comunista propone di aprire e manifesta piena disponibilità ad essere parte attiva di un percorso plurale per la costruzione di una soggettività, un’aggregazione che, per dimensioni e credibilità, possa rappresentare una alternativa ai poli politici esistenti che raccolga le idee, le energie, la passione civile che animano le tante esperienze di resistenza, lotta e solidarietà che ci sono nel nostro paese.

documento approvato dalla direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea domenica 9 gennaio 

Basta con i fascisti

21 dicembre 2021

L’esibizione del ritratto del criminale nazista Leon Degrelle nel municipio di Ferrera Erbognone ad opera del segretario comunale Mariano Cingolani è un fatto gravissimo e costituisce un chiaro reato di apologia del nazismo.

Intanto ci chiediamo: il Sindaco di Ferrera Erbognone non ha mai visto questo ritratto?

La cosa ci sembra, ovviamente, del tutto impossibile.

Allora: o il Sindaco di Ferrera Erbognone è talmente ignorante che non si rende conto della gravità del fatto (ma Leon Degrelle è ritratto in divisa nazista, per cui non si può non accorgersene), oppure il Sindaco condivide questa squallida posizione.

Ma come: il Sindaco, secondo la legge, per entrare in carica, deve giurare sulla Costituzione Repubblicana e lascia che in un ufficio del municipio spicchi il ritratto di un criminale nazista?

Chiediamo le dimissioni sia del segretario comunale che del Sindaco di Ferrera Erbognone.

Proponiamo alle forze antifasciste di concordare l’organizzazione di un presidio davanti al municipio di Ferrera.

ORA E SEMPRE RESISTENZA.

Piero Rusconi
Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
 Fed. di Pavia

Giuseppe Abbà
Consigliere comunale di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista.

MASSIMO SOSTEGNO ALLO SCIOPERO GENERALE

[Ordine del giorno approvato all’unanimità dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, domenica 12 dicembre]

L’indizione dello sciopero generale del prossimo 16 dicembre ha scatenato una canea reazionaria che vede unito tutto l’arco incostituzionale dei partiti neoliberisti di destra e centrosinistra, televisioni, grande stampa e naturalmente Confindustria.

In questo paese lo svuotamento della democrazia costituzionale e la deriva autoritaria sono tali che dichiarare uno sciopero generale – pur con toni e una piattaforma per nulla radicali – diventa un delitto di lesa maestà nei confronti del governo.

Lo sciopero generale viene definito “incomprensibile”“irresponsabile”, “immotivato” e “ingiustificato” da chi non vuole che le classi lavoratrici tornino a far sentire la propria voce e a rivendicare i proprio diritti. Contro lo sciopero generale si manifesta un clima intollerante da parte del “regime dei padroni” a cui bisogna rispondere con la massima mobilitazione e partecipazione.

Tutta la classe dirigente raccoglie il testimone da Forza Nuova e va all’assalto della Cgil incriminata per la sua autonomia.

Lo sciopero costituisce uno spartiacque che ancora una volta evidenzia che il bipolarismo tende a escludere dalla scena pubblica le ragioni e gli interessi delle classi lavoratrici.

La destra mostra per l’ennesima volta che il suo populismo nasconde dietro la demagogia razzista e oscurantista la storica ostilità verso le classi lavoratrici, il suo essere al servizio del capitale e dei ceti più ricchi e privilegiati. Il centrosinistra pretenderebbe, dopo aver per più di due decenni votato “riforme” contro lavoratrici e lavoratori, che i sindacati non disturbino le loro operazioni nel Palazzo. Abbiamo auspicato da mesi, insieme ai settori più combattivi come i lavoratori della GKN, l’indizione dello sciopero generale e salutiamo positivamente la scelta di CGIL e UIL. L’indizione dello sciopero è arrivata in ritardo e la piattaforma presenta limiti non comprendendo questioni fondamentali come lo stop all’autonomia differenziata, il rilancio del pubblico, il no alle privatizzazioni dei servizi, l’istituzione di un salario minimo orario per legge di 10 euro lordi.

La piattaforma dello sciopero pone questioni essenziali – precarietà, pensioni, fisco, lavoro – che non hanno ricevuto alcuna risposta da un governo che sta conducendo una nuova offensiva neoliberista mentre distribuisce enormi risorse alle imprese.

Lo sciopero generale è una risposta giusta e necessaria alle scelte del governo che aveva l’occasione di utilizzare le risorse del PNRR e della manovra di bilancio per restituire un po’ di quanto è stato tolto a lavoratrici e lavoratori, ai ceti popolari impoveriti e privati di diritti da decenni di politiche neoliberiste.

riuscita dello sciopero generale e delle manifestazioni del 16 dicembre può costituire un momento essenziale di svolta nel paese e l’apertura di una fase di ripresa del conflitto sociale e della dialettica democratica.

La direzione nazionale conferma l’adesione e il sostegno allo sciopero generale e impegna tutte le organizzazioni territoriali, le iscritte e gli iscritti al massimo impegno e partecipazione.

RIFONDAZIONE COMUNISTA SINISTRA EUROPEA

PIAZZA FONTANA: NOI NON DIMENTICHIAMO!

12 Dicembre 2021

Oggi pomeriggio una delegazione dei Giovani Comunisti della provincia di Pavia era in piazza Fontana a Milano per ricordare le 17 vittime innocenti che morirono il 12 dicembre 1969 in seguito all’esplosione di una bomba fascista davanti alla Banca dell’Agricoltura.

Era l’inizio della strategia della tensione, un vero e proprio tentativo delle classi dominanti di cancellare tutti i diritti dei lavoratori e degli studenti faticosamente guadagnati con le lotte del biennio 1968/1969.

Noi oggi siamo qui perché è nostro dovere ricordare. Noi siamo qui anche e soprattutto per ribadire con forza che la bomba di piazza Fontana fu una bomba fascista, un vile tentativo di sfruttare le tensioni sociali per sovvertire l’ordinamento democratico dello Stato e instaurare un governo autoritario fascista e padronale.

Aggiungiamo la nostra indignazione, inoltre, dinanzi alle parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala che ha utilizzato il suo intervento in ricordo delle vittime della strage per definire lo sciopero sindacale di giovedì 16 dicembre come “probabilmente sbagliato”, a dimostrazione che lui difende gli stessi interessi di chi fu responsabile dell’attentato fascista del 12 dicembre 1969.

Noi non dimentichiamo, ed è nostro dovere contrastare oggi come ieri il fascismo nelle sue nuove forme!

RIFONDAZIONE COMUNISTA

GIOVANI COMUNISTI

ACERBO (PRC-SE): LA VARIANTE CHIAMATELA URSULA

Pubblicato il 27 nov 2021

Ci risiamo. Una nuova variante arriva dal Sud Africa ma è sbagliato chiamarla sudafricana. È più corretto chiamarla ‘variante Ursula’, come la presidente della Commissione Europea che da un anno pone il veto alla richiesta di moratoria sui brevetti dei vaccini anticovid in sede Organizzazione Mondiale del Commercio.

La responsabilità delle nuove varianti è dell’Unione Europea che ha finora detto no alla richiesta avanzata dal Sud Africa e da più di 100 paesi, da papa Francesco, da ong e associazioni che si occupano di salute. Torniamo a chiedere di firmare la Iniziativa dei Cittadini Europei di cui siamo co-promotori ‘Nessun profitto sulla pandemia’ per chiedere alla Commissione di modificare questa posizione disumana e cinica:

Nonostante tre votazioni del parlamento europeo che ha approvato la richiesta del gruppo della sinistra radicale La Sinistra la Commissione imperturbabile è andata avanti con una logica nazista di protezione del monopolio di poche multinazionali sui vaccini.

Tutti gli esperti, dal mai troppo compianto Gino Strada fino alla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, avevano profetizzato quanto sta accadendo. Eppure Ursula Von der Leyen e la Commissione Europea non hanno cambiato la loro posizione neanche a fronte delle aperture di Biden.

Non saremo mai al sicuro se al resto dell’umanità sarà negato l’accesso ai vaccini.

Meno persone sono vaccinate sul pianeta e più saranno le varianti che si diffonderanno ovunque.

La Commissione Europea e le multinazionali che protegge sono le principali centrali novax del pianeta.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA IN VENEZUELA. BASTA CON SANZIONI USA E UE

Pubblicato il 24 nov 2021

Dichiarazione di Marco Consolo, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, di ritorno da Caracas:

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si congratula per la vittoria delle forze bolivariane in Venezuela.

Domenica 21 novembre si sono svolte le elezioni regionali e municipali in Venezuela. Si tratta delle elezioni numero 29 in 22 anni.

A questa scadenza elettorale erano accreditati più di 70.000 candidati di 82 formazioni politiche, di cui la maggioranza dell’opposizione, testimonianza di un grande pluralismo politico.
Ricordiamo che la parte più estremista dell’opposizione di destra è arrivata a chiedere l’intervento militare straniero e sanzioni contro la propria popolazione.
Ma il popolo venezuelano ha parlato forte e chiaro: il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il partito di Chavez e Maduro, ha ottenuto la vittoria in 20 dei 23 stati e nella capitale. È una vittoria che conferma il cammino di trasformazione in atto, nonostante la dura crisi economica dovuta, in gran parte, al bloqueo e alle sanzioni USA e UE.
La destra viene castigata dal voto per la strategia distruttiva, che in questi anni non ha portato a casa nessun risultato.

L’elezione è stata seguita in loco da più di 300 “accompagnatori” internazionali.

Tra gli osservatori era presente la delegazione ufficiale della UE che ha potuto attestare il clima sereno, la piena tranquillità e trasparenza di un sistema elettorale automatizzato totalmente a prova di brogli. Una evidente smentita delle dichiarazione di Blinken a nome dell’amministrazione USA che senza inviare osservatori ha dichiarato elezioni non valide.

È ora che la UE rispetti la legalità delle istituzioni venezuelane, i risultati delle urne, la legittimità del suo governo e del suo Presidente Nicolás Maduro e prenda le distanze dal golpismo nordamericano.

Il contesto elettorale era stato preceduto dall’inizio del dialogo in Messico tra governo e opposizione, su iniziativa del governo del Presidente Maduro.
Un dialogo che purtroppo si è interrotto a causa del sequestro a Cabo Verde, da parte degli Stati Uniti, del diplomatico venezuelano e membro del tavolo del dialogo, Álex Saab.
Rifondazione Comunista esige l’immediata liberazione di Saab, il cui sequestro da parte statunitense è l’ennesimo atto di pirateria extraterritoriale, in flagrante violazione del diritto internazionale e della Convenzione di Vienna.

Allo stesso tempo, è ora di rimuovere tutte le criminali misure coercitive unilaterali che violano i diritti umani della popolazione venezuelana.

Rifondazione Comunista, si congratula con il popolo venezuelano per questa ennesima prova di democrazia nonostante l’incessante attività di destabilizzazione portata avanti dagli USA e dai loro alleati.

Il Venezuela bolivariano continua a rappresentare una speranza per i popoli che si battono per la propria liberazione. Lo capiranno il governo italiano e l’Unione Europea? O continueranno a genuflettersi agli ordini della Casa Bianca?

È MORTO PAOLO PIETRANGELI

Pubblicato il 22 nov 2021

Abbiamo appena appreso la notizia della morte improvvisa di Paolo Pietrangeli, un compagno a cui non smetteremo mai di dire grazie per quello che ha rappresentato per la storia della cultura, dei movimenti, della sinistra e anche del nostro partito.

Con le sue canzoni Paolo ha dato voce al lungo sessantotto italiano e anche alla riflessione sulla sconfitta.

La sua Contessa non è mai passata alla radio ma è diventata un inno cantato da milioni di studenti e operai.

Aveva da tempo problemi di salute che gli impedivano di intervenire con la sua voce potente in iniziative che sosteneva e condivideva. Ma da gigante buono e sempre ironico tendeva sempre a non drammatizzare la situazione.

Ogni volta che gli abbiamo chiesto di darci una mano con umiltà si metteva a disposizione. Sentiva il dovere di dare una mano a ricostruire una sinistra nuova nel nostro paese.

Nel 1999 scrisse n bellissimo “Il canto per Rifondazione” che “comunista è l’impegno morale”. Un impegno che Paolo con umanità generosa non ha mai dismesso.Ciao Paolo. Chi ha compagni non morirà.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Firenze rossa grazie a lavoratori #Gkn

Maurizio Acerbo

Decine di migliaia di persone oggi a #Firenze al corteo convocato da Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

La lotta contro licenziamenti e delocalizzazioni riprende la piazza e cerca di uscire dall’isolamento delle singole vertenze.

Il governo non ha intenzione di disturbare i grandi gruppi.

Mario Draghi è latitante, il ministro leghista Giorgetti dovrebbe essere sovranista e difendere i posti di lavoro.

Invece accade che il fondo Melrose chiude stabilimento fiorentino e delocalizza a est. Per chi produce componenti Gkn? Per Stellantis, cioè la ex-Fiat che anch’essa apre stabilimenti in Polonia come sanno lavoratori Sevel.

Secondo voi Gkn fa un’operazione del genere senza averla concordata con Stellantis?

E il governo che dice? Facile prendersela con cetrulli novax e riempire pagine di giornali e ore di talk.

Non sarebbe ora di parlare di delocalizzazioni? I superpoteri di Super Mario dove sono finiti? Il ministro Orlando (Pd) aveva preparato una legge camomilla senza sanzioni per le imprese. Ne è seguita la solita sceneggiata con #Confindustria come su blocco dei licenziamenti.

In sostanza siamo al nulla condito di chiacchiere. Oggi abbiamo manifestato per chiedere una legge seria che contrasti lo strapotere e l’irresponsabilità di un capitale finanziarizzato che finora ha goduto di regole scritte al suo servizio.

Il governo distribuisce più di 200 miliardi col #Pnrr ma non pone condizioni sul piano occupazionale.

I lavoratori GKN proponendo la parola d’ordine della Resistenza fiorentina #Insorgiamo hanno lanciato un segnale importante che non va sprecato.

Noi di Rifondazione Comunista c’eravamo perché queste sono le strade da percorrere e condividere.

Rifondazione: ius soli, la cittadinanza è un diritto, non una medaglia

Riparte in pieno agosto, l’ipocrita dibattito sullo ius soli.

Le medaglie olimpiche hanno fatto ricordare al Pd che una riforma del diritto di cittadinanza può portare consensi, alla Lega e a FdI di essere razzisti dentro, a esponenti del M5S di rappresentare l’immensa truppa degli ignavi che dicono che altre sono le priorità.

Come se una banalissima legge che potrebbe definirsi con pochi articoli costituisse un ostacolo a occuparsi di altre emergenze del paese.

Chi cresce e nasce in Italia ha diritto alla cittadinanza anche se non è un atleta; chi risiede stabilmente ha diritto di voto almeno alle elezioni amministrative.

Due norme il cui risultato sarebbe quello di garantire in pieno i diritti di 1,3 milioni di minori e di renderne almeno altri 3 milioni in grado di avere un ruolo nella vita pubblica.

Ma fa paura perché si perderebbe un capro espiatorio utile non solo alla destra becera.

Una ragione in più per unirsi a chi chiede al governo e al parlamento di voler considerare la società italiana per quello che anche le Olimpiadi hanno mostrato, pluriculturale e composita.

E forse il paese reale ne è più cosciente di quanto lo siano coloro che ne insultano l’intelligenza.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Stefano Galieni, responsabile immigrazione,

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Un altro primato italiano: 7 milioni di persone non possono permettersi nemmeno una settimana di vacanze

Molti cittadini europei non possono fare nemmeno una settimana di vacanze. Anche così si manifesta in Europa la crescita delle disuguaglianze prodotta dalle politiche neoliberiste che hanno tagliato salari, pensioni e protezioni sociali.
E’ quanto emerge da un report della CES basato sull’elaborazione di dati Eurostat sui cittadini e lavoratori europei a rischio povertà secondo cui ben 35 milioni di europei, il 59,5% di quelli il cui reddito è sotto la soglia del rischio povertà, non possono permettersi nemmeno una settimana di vacanze all’anno fuori casa.

L’Italia occupa il primo posto di questa triste graduatoria con ben 7 milioni di persone seguita dalla Spagna con 4,7 milioni, la Germania con 4,3 milioni, la Francia con 3,6 milioni.

Non siamo sorpresi da questi dati avendo denunciato da tempo gli effetti delle feroci politiche neoliberiste degli ultimi decenni in termini di disoccupazione, precarietà, bassi salari, aumento delle povertà; i salari da fame in particolare sono responsabili del fatto che una percentuale enorme della popolazione italiana, ben il 27% è a rischio povertà.

Non siamo nemmeno sorpresi del fatto che mentre si enfatizzano come strumenti di distrazione di massa i risultati dei nostri atleti alle olimpiadi, questo primato da veri numeri venga fatto passare dal governo e dai media amici completamente sotto silenzio.

La Ces presenterà questi dati alla Commissione europea per chiedere che la Direttiva sui salari minimi in preparazione contenga l’indicazione che essi non siano inferiori al 50 per cento della media , in modo da togliere ben 24 milioni di lavoratori dal rischio povertà.

Sappiamo che spesso le Direttive Ue lasciano il tempo che trovano e che essendo i salari italiani tra i più bassi d’Europa una retribuzione media sarebbe comunque insufficiente, ma va colta l’occasione per aprire una grande discussione nel paese.

Siamo impegnati per un autunno di mobilitazioni in cui oltre alle lotte contro i licenziamenti, la precarietà, l’occupazione e la riduzione d’orario si rimetta al centro la richiesta di un salario minimo orario di 10 euro netti.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea