Categoria: Comunicati stampa

Era primavera d’amaranto

Fausto De Stefani: Il libro di mia moglie, fresco di stampa. Lo consiglio.

Valentina Pasquon

L’occhio attento di una bambina, poi tormentata adolescente, registra contraddizioni, debolezze e difficoltà di una famiglia veneta tra gli anni cinquanta e settanta del Novecento.

Dalle campagne alle nuove periferie, dalle valli da pesca in abbandono ai territori fulcro dell’industrializzazione del Nord-Est, la storia familiare si dipana da un trasloco all’altro in una società che si trasforma spasmodicamente.

Muovendosi sul palcoscenico esistenziale dei parenti, l’ultima di sei figli si fa testimone delle loro illusioni e battaglie mentre cerca di liberarsi dalla forza gravitazionale degli affetti.

La foto di copertina, foto non casuale ovviamente: evoca l’atmosfera narrata nel romanzo ed è stata scattata nel 1950 da Ando Gilardi, fotografo ma anche partigiano e antifascista. 

L’editore è Manni di Lecce. Per acquistarlo, qui a Vigevano, basta ordinarlo alla Feltrinelli.

Il prezzo, stabilito dalla casa editrice, è di 17 euro. La versione e-book costa 8,99 euro.

Il mondo diverso

Adriano Arlenghi

Noi non vogliamo crescere senza sogni, dice il cartello di una ragazza che sfila tra migliaia di studenti oggi, in un serpentone infinito di colori, dal Castello sino quasi a Casa Milan.

Uno striscione colorato e felice di occhi lungo due chilometri , con tanti ragazzi che corrono e ballano, alzano cartelli e inneggiano slogan ritmati.il futuro è nostro e non lo deleghiamo a nessuno, non staremo a guardare passivamente il bla bla bla della politica.

Dice un ragazzino che avrà forse sedici anni, completamente diverso nei pensieri e nei linguaggi da come eravamo noi, mezzo secolo fa. Meno ideologia, più consapevolezza, la voglia di riportare nel dibattito collettivo parole che sembravano ormai dimenticati quali, sogno, lotta, utopia, futuro. Con la convinzione profonda che il tempo sta per scadere e il cambiamento climatico globale renderà la terra un posto invivibile, se non si agisce subito in modo profondo e critico verso il sistema. Greta piccolissima dal mio punto di osservazione, ribadisce con radicalità gli obiettivi del nuovo millennio, rende trasparente la frattura con la politica.

Il futuro è nostro, urlano ora tutti a gran voce e non ce lo faremo scippare. Questa manifestazione non è una passeggiata, la nostra lotta deve essere senza compromessi. Noi siamo la generazione ribelle e vogliamo costruire dal basso, in opposizione ai grandi della Terra il tempo che verrà. Questo è molto altro nei cartelli e negli slogan, alcuni seri altri spiritosi, un poco sullo stile dei vecchi indiani metropolitani.

Vogliamo studiare cose che non sono in contrasto con l’umanità che ci sta attorno.

Diconk ancora in coro. Nel corteo c’è un po di tutto, critica al capitalismo e raccolta indifferenziata nelle scuole, desiderio di costruire un movimento capace di far inginocchiate i potenti. Sapendo che giustizia climatica e giustizia sociale viaggiano affiancati.

Tre ore lungo le vie di Milano, tra i sorrisi della gente che apre le finestre e li applaude. Riuscirà questo popolo ad introdurre sabbia nel motore dell’economia fossile oppure perderà la sua battaglia come quando milioni persone scesero in piazza in tutti i Paesi del mondo in contemporanea, per chiedere pace?

Vedremo. Per ora non rimane che sottolineare l’entusiasmo che fu anche nostro in un tempo diverso e soprattutto la ferrea convinzione od illusione che un mondo diverso sarà possibile.

Non esiste del resto un Pianeta B.

Su questo nessuno ha dubbi.

Appello da Riace: ”SULLA CONDANNA DI MIMMO LUCANO, UOMO GIUSTO, CHIAMIAMO ALLA MOBILITAZIONE DEMOCRATICA!

Quello che è successo oggi è molto chiaro: con la sentenza che ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi si è voluto condannare un’idea e ostacolare un progetto politico basato su valori di giustizia, uguaglianza e riscatto sociale.

Una sentenza, quella del Tribunale di Locri, che certifica la natura politica di questo processo e che non tiene neanche conto dei pronunciamenti di altri organi di giustizia, quali il Tar, il Consiglio di Stato, la Cassazione e il Riesame, che precedentemente avevano demolito l’impianto accusatorio della Procura.

È paradossale che tutto questo avvenga a tre giorni dalle elezioni regionali, alle quali abbiamo voluto partecipare come lista mettendo in campo idee e pratiche che vengono proprio dall’esperienza di Riace, che oggi si vuole condannare.

Noi invece vogliamo ribadire che non ci fermeremo e che la nostra lotta va avanti in nome della solidarietà e della giustizia: chiamiamo tutti e tutte a partecipare all’iniziativa prevista per domani alle 16.00 a Riace, al Villaggio Globale, e chiediamo ai compagni e alle compagne nel resto d’Italia di costruire mobilitazioni democratiche in concomitanza con la nostra iniziativa alle 17.30.

Ora più che mai è necessario manifestare il proprio dissenso nei confronti di questa assurda sentenza e portare solidarietà a Mimmo Lucano, un uomo che ha cercato e praticato il riscatto degli ultimi e della sua terra.

CALENDARIO DEL POPOLO: 1 OTTOBRE 1949-IL COMPAGNO MAO TSE TUNG PROCLAMA LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE.

Giuseppe Abbà
Era il culmine di una delle più importanti rivoluzioni del Ventesimo secolo.

La Cina che, sin dalla prima metà dell’ottocento era stata preda dei vari imperialismi (inglese, statunitense, francese, tedesco, giapponese, Russia zarista) e che subiva, oltre all’oppressione semicoloniale, il dominio feudale dei grandi proprietari terrieri, la Cina preda di fame, carestie, analfabetismo, come disse Mao Tse Tung il 1 ottobre 1949,”si era levata in piedi”.

Lungo e complesso fu il percorso della Rivoluzione Cinese, dal movimento culturale del 4 maggio 1919, alla fondazione del Partito Comunista Cinese il 23 luglio 1921, ai contrastati rapporti con il Kuo Min Tang.

Il Kuo Min Tang era un partito all’inizio antimperialista che però successivamente vide prevalere la ” borghesia compradora” e i latifondisti rappresentati da Chiang Kai Shek.

La rottura con il Kuo Min Tang sfociò nel massacro dei comunisti da parte delle truppe reazionarie (Shanghai nell’aprile 1927).

I Comunisti reagirono creando nell’ agosto 1927 l’Armata Rossa. Furono liberate estese zone della Cina. Nel 1934 iniziò la “Lunga Marcia”, migliaia di chilometri percorsi in un anno per raggiungere la “base rossa” dello Shensi Settentrionale.

Seguì la Resistenza contro l’invasione giapponese con una relativa tregua con il Kuo Min Tang.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale gli imperialisti americani e Chiang Kai Shek fecero fallire i tentativi di un governo di unità nazionale.

Riprese il conflitto sino a che tutta la Cina fu liberata, tranne l’isola di Taiwan, bloccata dalla Settima Flotta americana.

Iniziò la marcia verso il socialismo.

Fu senz’altro uno dei più grandi avvenimenti dell’epoca contemporanea.

La condanna di Mimmo Lucano apre una situazione pericolosa

Pubblicato il 30 set 2021

Paolo Ferrero*

La condanna di Mimmo Lucano a 13 anni è una vergogna. Non è solo l’assurda pesantezza della pena a gridare vendetta ma la motivazione e cioè il teorema su cui è fondata. La generosa accoglienza dei migranti viene dipinta come una operazione criminale di speculazione sull’immigrazione clandestina. Questa sentenza rovescia la realtà in un modo vergognoso e ricorda gli anni bui del paese, non solo della repubblica ma anche quelli precedenti. Più che una sentenza è una vendetta contro un amministratore pubblico che ha inteso il suo mandato non come una carriera ma come un impegno civile, come una espressione di umanità. E’ l’impegno di Mimmo che viene punito, il suo senso civico, così come Martin Luther King veniva messo in prigione.

Una sentenza così scandalosa non è però un fatto isolato e può essere emessa solo dentro un contesto politico e culturale.

Mimmo Lucano condannato a 13 anni e 2 mesi, quasi il doppio della richiesta dei pm. L’ex sindaco di Riace: “Neanche un mafioso”

Il contesto è la vera e propria normalizzazione centrista a cui stiamo vivendo. Il governo di Draghi – che agisce come un monarca in una situazione post democratica in cui il parlamento non conta nulla – sostenuto dalle istituzioni europee, dal presidente della Repubblica e da un assordante coro dei media mainstream non è solo un governo di unità nazionale ma è un governo costituente. Tratto fondativo dell’azione di questo governo è l’allargamento del perimetro del sostegno politico e la dura repressione dei soggetti sociali che non accettano di essere parte della mediazione bonapartista. Ne sa qualcosa il sindacato, chiamato ad una concertazione subalterna guidata da Confindustria.

Non penso che qualcuno da Palazzo Chigi abbia telefonato per avere la condanna di Mimmo Lucano. Non c’è nessun complotto e chi vede complotti da tutte le parti farebbe bene a farsi dare una guardata. Vi è però un clima e il clima è quello di un paese in cui dalla dialettica politica aspra ma democratica si passa al meccanismo inclusione/esclusione. Lo subisce da anni il Movimento no Tav, avviene oggi in modo esplicito sul piano politico, questa sentenza ci dice che il meccanismo si sta allargando.

Per questo la solidarietà a Mimmo, l’indignazione per il fatto che chi accoglie viene trattato come un criminale, uno sfruttatore, si deve saldare ad una rottura democratica di questa gabbia in cui viene rinchiuso il paese. La costruzione dell’alternativa passa in primo luogo per il riconoscimento delle situazioni di pericolo e questa lo è.

Vice presidente Partito della Sinistra Europea, da “Il Fatto Quotidiano”

“6 morti sul lavoro in un giorno. Draghi ha una barca di soldi, ma per la sicurezza neppure un euro”

29 settembre 2021

Tratto da Spray News: https://www.spraynews.it/post/6-morti-sul-lavoro-in-un-giorno-draghi-ha-una-barca-di-soldi-ma-per-la-sicurezza-neppure-un-euro?fbclid=IwAR34NqIlgmRNxcAPL4Ohv0djJC6nTxhR1EM4Cc9WuyYLvIdM8fMKsXZvg4k

Ferrero, sei morti sul lavoro in un giorno. Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha chiesto la chiusura delle aziende che non rispettano le norme di sicurezza. Dubito che accadrà…

Ci sono a monte problemi diversi, che si sommano e si intersecano. La prima causa dei morti sul lavoro, è l’idea generale, condivisa anche dal Governo in carica, secondo la quale la competitività è l’unico dogma da rispettare. Bisogna cambiare registro. Le gente deve lavorare per vivere, non per morire. Bisogna mettere al centro le persone, l’uomo, come direbbe il Papa. E la donna, aggiungo io. Dal Pd alla Lega e alla Meloni, per tutti, al centro c’è la competitività. E finché al centro di tutto c’è la competitività, ci becchiamo i morti e quelle, che vengono versate, sono lacrime di coccodrillo. C’è, poi, una ragione più strettamente politica. In questi anni sono stati distrutti i servizi di vigilanza, per cui la possibilità che un’impresa venga visitata dall’Ispettorato del lavoro è una su un miliardo. La mancanza di ispettori del lavoro, non è, però, conseguenza del caso…

Se non è un caso, che cosa è? Una scelta scellerata?

Non sono stati fatti i concorsi e non sono state assunte le persone. I servizi di vigilanza sono stati svuotati. E’ come se fossero venuti a mancare gli agenti di polizia, i carabinieri, i vigili urbani e poi ci si lamentasse che in giro c’è più delinquenza. Questa della mancanza degli ispettori è una scelta politica, è una scelta voluta, di cui questo Governo è l’ultimo dei responsabili in ordine di tempo. Un metro di ghiaccio non si scioglie in una notte. Il Governo Draghi ha, però, un’aggravante…

E’, quindi, dal punto di vista della responsabilità politica peggio degli altri?

Questo Governo, a differenza di quelli precedenti, ha una barca di quattrini. Ha potuto spendere duecento miliardi, ma alla sicurezza sul lavoro non ha destinato neppure un euro. Draghi da una parte continua a regalare soldi agli imprenditori, che sono quelli che non rispettano le regole, e a inneggiare alla competitività. Dall’altra non fa nulla per combattere i comportamenti criminali che considerano la sicurezza un’opzione secondaria.

Non ha ancora commentato le parole di Landini che vorrebbe chiudere le aziende che non rispettano le norme di sicurezza…

Io sono completamente d’accordo con Landini, ma non capisco come pensi si possano beccare le aziende non in regola. Per mettere dentro chi ti ha rubato la macchina, devono vederlo mentre la ruba. Se nessuno lo vede, come si fa a metterlo in galera? Qui ci sono tutti i giorni quelli che rubano le macchine e i motorini, ma non c’è nessuno che lo verifichi e lo sanzioni.

Che cosa si dovrebbe fare?

Bisognerebbe spostare il potere del controllo. Da un lato lo Stato dovrebbe fare il suo mestiere, dall’altro i lavoratori, che nelle aziende sono deputati a vigilare sulla sicurezza, devono avere il potere di obbligare le aziende a rispettare le regole. Occorre uno spostamento di potere dalla aziende, che oggi fanno i loro porci comodi, ai delegati alla sicurezza per conto dei lavoratori.

Morti Inutili, anche queste ultime sei, che suscitano solo parole di circostanza e lacrime di coccodrillo, come ha detto anche lei…

Dire inutile è sbagliato perché una morte è sempre inutile. Morti normali. Morti causate dal lato più disumano del funzionamento del capitalismo, che va corretto. Le lotte operaie sono sempre servite a correggere l’elemento totalmente disumano del capitalismo. Quando metti al centro il mercato, il dover correre e il non c’è tempo, alla fine anche il piccolo proprietario sta, più o meno, nella stessa condizione del lavoratore dipendente. Questo è un meccanismo disumano che riguarda chiunque lavori, a prescindere se sia un artigiano un contadino o il lavoratore a busta paga. Se uno tira in ballo lo schiavismo, sembra un’esagerazione, ma almeno gli schiavi il padrone aveva interesse a che non morissero perché altrimenti doveva comprare un altro. Qui, invece, se ne fottono perché tanto ce ne è sempre un altro a prendere il posto di chi il lavoro ha ucciso.

di Antonello Sette

Nuovi sviluppi sul caso Adriatici: la posizione dei Giovani Comunisti/e

29 settembre 2021

Speravamo che il “Caso Adriatici” si sarebbe finalmente risolto con la giusta condanna per l’assessore che uccise Youns El-Boussettaoui, lo scorso 21 luglio con la sua Calibro 22.

Speravamo, inoltre, che la sindaca, Paola Garlaschelli, chiedesse pubblicamente scusa alla famiglia della vittima per questa tragedia e invece nulla se non peggio!

Oggi non solo le scuse non sono arrivate ma, addirittura, sappiamo, da alcune chat trapelate dai gruppi WhatsApp della Giunta comunale, di diversi messaggi dal tono razzista verso i clochard stranieri di Voghera. (VEDI FOTO)

Sono parole inquietanti e minacciose enunciate da persone che sono state votate dai cittadini per rappresentarli e migliorare la loro città ma che invece si sono rivelate il solito branco di cafoni leghisti….

Non si pensi però che, allora, ci associamo ai vari cori di critica che si sono sollevati dalle opposizioni di PD e UdC in municipio. Questa loro lotta contro il cdx é stata definita testualmente come “democristiana e civica”, quasi come se fosse indirizzata unicamente ad un antirazzismo da passerella volto unicamente ad avere più poltrone in Comune.

Da comunisti ci presentiamo alla città di Voghera come forza alternativa a questi due blocchi, con la volontà di comprendere in maniera critica le problematiche della città e risolverle aiutando le persone e non uccidendole come propone il modello leghista.

JOSEPH ESPOSITO – Giovane Comunista di Voghera

EDOARDO CASATI – Coordinatore provinciale Giovani Comunisti/e Pavia

LA FRANTUMAZIONE A SINISTRA

MAURIZIO ACERBO

Riceviamo molti segnali di sconforto per la frantumazione di liste e candidature di sindaci a sinistra del Pd. È un sentimento che condivido. Sono convinto che ci sia bisogno in Italia di uno schieramento dell’alternativa capace di diventare un riferimento di massa.

È evidente la necessità di una proposta politica di sinistra e ambientalista, anticapitalista e antiliberista. Le elezioni nelle città sono un’occasione per provare a coinvolgere cittadinanza attiva e civismo democratico, collegare i settori militanti e parlare alle classi popolari.

Sprecare l’occasione per sfoggiare la propria identità separata mi sembra demenziale ma accade. Sono convinto che il potenziale espresso da manifestazioni come quella di sabato 18 a Firenze convocata dagli operai della #Gkn richieda nel paese una proposta politica che esprima e difenda gli interessi delle classi lavoratrici e dei ceti popolari.

Invece un dato balza agli occhi. La frantumazione di liste e candidature che rende più facile all’establishment la nostra marginalizzazione e alla grande stampa di ironizzare su un pulviscolo di sigle delegittimando le nostre sacrosante ragioni.

La divisione crea rabbia, delusione e disaffezione in quella quota di elettorato che non si riconosce nei partiti che sostengono il governo Draghi e ha posizioni di sinistra. Al tempo stesso rende difficile far emergere agli occhi di milioni di persone che c’è una possibile alternativa di sinistra. Il panorama è desolante.

Da un lato ci sono formazioni politiche (Sinistra Italiana, Verdi, ecc.) e aree di movimento che hanno scelto l’alleanza organica con Pd e quasi ovunque si alleano fin dal primo turno col partito di Letta che serenamente governa con Draghi e al tempo stesso gode del sostegno di quella che ho definito “sinistra ornamentale”.

La loro incidenza programmatica rasenta lo zero e la scusa dell’antifascismo regge poco. Si tratta di elezioni a doppio turno e quindi è solo una truffa usare la paura della destra per rinunciare a una proposta autonoma e alternativa. Dall’altro lato c’è la proliferazione di liste e candidature ‘supercomuniste’.

Una frammentazione che consente al sistema mediatico di marginalizzarci come “gli altri” nei sondaggi e di renderci invisibili, ma che soprattutto fa cadere le braccia a tante compagne e compagni. Invitiamo però a un esame attento delle posizioni e a non perdersi in una notte in cui tutte le vacche sono nere e tutti i partiti sono ugualmente responsabili.

Con tutto il rispetto ci sono posizioni altrui di cui non ci si può attribuire la responsabilità. Ci sono partiti come il PC di Rizzo che teorizzano il proprio isolamento ideologico di veri comunisti neostalinisti e dunque la divisione anche occhieggiando a posizioni di destra su temi come immigrazione, diritti lgbtqi ecc..

Il Pc in nessuna città si allea con gli altri partiti comunisti. Neanche a Torino dove intorno allo storico gramsciano Angelo d’Orsi si è unita tutta la sinistra radicale. Neanche a Roma nonostante in passato Paolo Berdini sia stato ospite applaudito di loro iniziative e oggetto di richieste di candidatura da parte di Rizzo stesso. Forse per questa linea Rizzo piace alle tv?

Una posizione identica pur con contenuti ideologici opposti, in questo caso una variante del trotzkismo, ha il Pcl di Ferrando che pensa di essere il partito ‘bolscevico-leninista’ e che se riesce a presentare le liste lo fa rigorosamente isolato. Se non ci riesce è disponibile a dare indicazione per altri comunisti e questo lo rende meno settario di Rizzo (almeno pratica l’unità nelle lotte).

C’è poi Potere al popolo che oscilla tra scelte unitarie (Napoli e Torino) e una più generale propensione a presentare candidature di partito per marcare il territorio e dimostrare di essere – come gli altri – l’unico vero soggetto politico antagonista su cui fare affidamento.

Queste posizioni sottintendono l’idea di dare visibilità alla propria sigla e fare proselitismo. Cosa che sarebbe possibile anche coalizzandosi, con la legge elettorali delle comunali, ma evidentemente non basta a chi pensa che prima di tutto viene la propria visibilità.

Solo in Calabria si è riusciti a costruire un terzo polo con Luigi de Magistris Presidente per la Calabria. E tra le grandi città solo a Torino a mettere insieme quasi tutti tranne Rizzo. Peccato che sulla strada della frammentazione non si ottengano grandi risultati. Dalla gara a chi è più rivoluzionario, comunista, ecc. ecc. non derivano grandi vittorie. A chi si lamenta con noi di queste divisioni non possiamo che rispondere che condividiamo il disagio ma non possiamo per decreto impedirle. Cerchiamo di superarle laddove possibile. Noi di Rifondazione Comunista continuiamo ad andare in direzione ostinata e contraria.

In queste elezioni siamo presenti con un profilo programmatico e una linea che crediamo sia quella utile a ricostruire uno spazio dell’alternativa nel nostro paese. Lo facciamo con le nostre poche forze ma con grande convinzione. Abbiamo lavorato a Roma, Milano, Torino, Napoli, Ravenna, Salerno, Trieste e tante altre città per costruire liste e/o coalizioni di sinistra e ambientaliste alternative ai poli politici esistenti e ai partiti che sostengono il governo Draghi.

Come Rifondazione Comunista abbiamo lavorato per l’unità e l’alternativa proponendo di convergere su candidature a sindaco/a unitarie per tutte le formazioni della sinistra radicale. A Roma l’urbanista ambientalista Paolo Berdini, a Torino lo storico Angelo d’Orsi, a Milano l’ambientalista anti-speculazione Gabriele Mariani proseguendo l’esperienza di Milano in Comune, a Bologna la combattiva consigliera Dora Palumbo uscita dal M5S, a Napoli l’assessora della giunta De Magistris Alessandra Clemente.

Non abbiamo preteso da nessuna parte che ci fossero logiche miopi e ristrette di orticello a impedire la più larga convergenza. Solo a Ravenna la lista Comunisti Uniti candida un nostro compagno iscritto Alessandro Bongarzone.

Il nostro obiettivo è quello di costruire l’opposizione e l’alternativa. Se si giudica negativamente la divisione a sinistra è il caso di dare una mano a chi propone una linea radicale ma non settaria.

Bollette alle stelle: No alla stangata! Mobilitiamoci

Il Governo predica bene e razzola male: si appresta a varare aumenti consistenti sulle bollette di luce e gas che colpiranno duramente il reddito familiare di lavoratrici, lavoratori e pensionati/e già tartassati duramente dagli aumenti sulla benzina e i generi di prima necessità.

La scamperanno solo le fasce più povere della popolazione, quelle/i che proprio non ce la fanno: famiglie con 4 figli, i percettori di reddito di cittadinanza e chi denuncia 8.250 euro di reddito isee.

E’ un salasso insostenibile su salari e pensioni tra i più bassi in Europa.

Dobbiamo dire NO, mobilitarci, organizzare la risposta.

L’ALTERNATIVA C’E’

Tagliare i profitti delle grandi aziende che distribuiscono e vendono il gas e l’energia elettrica come è stato fatto in Spagna.

Eliminare oneri di sistema obsoleti, dare finalmente un taglio alle accise, alle addizionali regionali e all’Iva, tasse pagate in prevalenza dai ceti popolari

Basta rapine sui salari, stipendi e pensioni! Nemmeno un centesimo di aumento per le lavoratrici, i lavoratori e i ceti popolari.

XI congresso di Rifondazione Comunista

26 settembre 2021

Nell’ambito della stagione congressuale del Partito della Rifondazione Comunista,  che  terrà il suo congresso nazionale a Chianciano Terme nei giorni 22, 23 e 24 ottobre, anche a Pavia si stanno svolgendo i congressi dei Circoli territoriali.

Alla conclusione dei congressi di circolo, sabato 16 ottobre, a partire dalle ore 9:30, si terrà, a Pavia, presso la  Sala San Martino, C.so Garibaldi 69, nel rispetto rigoroso delle normative anti Covid, l’XI Congresso Provinciale del PRC.

Il tema scelto  dai compagni e dalle compagne del prc Pavese sarà:

 “PRATICARE L’OPPOSIZIONE – PROGETTARE E COSTRUIRE L’ALTERNATIVA”.

Si tratta di un appuntamento importante che permetterà alle compagne e ai compagni del Partito della Rifondazione Comunista del Pavese di riflettere insieme, approfonditamente su cosa occorra fare per fortificare e rilanciare una sinistra di classe, pavese  e parimenti internazionalista nel nostro territorio, che è e vuole restare saldamente fuori da qualsivoglia campo di legittimazione del capitalismo lavorando ad una forte, reale alternativa senza rinunciare alla presenza e alla rappresentanza sociale di bisogni ed interessi diffusi.

Siamo consapevoli dei nostri limiti politici e organizzativi, ma siamo altresì convinti di come le nostre ragioni e le nostre proposte siano le uniche in grado di risolvere i problemi che attanagliano anche il nostro territorio.

Da anni siamo impegnati a denunciare la politica di devastazione ambientale portata avanti dai nostri governanti.

Da anni denunciamo l’assoluta inadeguatezza del sistema sanitario Lombardo, sistema che con tutta evidenza non ha retto all’impatto della pandemia.

Da anni siamo al fianco dei lavoratori nella difesa dei loro diritti.

Da anni siamo impegnati nella difesa della pace contro la guerra e nella difesa della nostra democrazia.

Il nostro congresso rappresenta la nostra volontà di continuare in questa strada.

Rifondazione Comunista Pavia