Autore: Rino

Arance e formaggi solidali

27 novembre 2021

Care/i tutte/i,

come ormai consuetudine, vi informo che sono aperte le prenotazioni per la Campagna Arance di Natale e Parmigiano Solidale.
Le modalità sono sempre le stesse.

Per chi abita a Vigevano e dintorni, le prenotazioni vanno fatte a Carla della “Cooperativa Portalupi” (Sforzesca): 339 646 5858.
Per le/i colleghe/i del Golgi e dintorni, rivolgetevi via mail al sottoscritto.
I tempi sono ristretti: le prenotazioni vanno fatte entro il pomeriggio di lunedì 29 novembre.
Saluti solidali

Vladimiro

ACERBO (PRC-SE): LA VARIANTE CHIAMATELA URSULA

Pubblicato il 27 nov 2021

Ci risiamo. Una nuova variante arriva dal Sud Africa ma è sbagliato chiamarla sudafricana. È più corretto chiamarla ‘variante Ursula’, come la presidente della Commissione Europea che da un anno pone il veto alla richiesta di moratoria sui brevetti dei vaccini anticovid in sede Organizzazione Mondiale del Commercio.

La responsabilità delle nuove varianti è dell’Unione Europea che ha finora detto no alla richiesta avanzata dal Sud Africa e da più di 100 paesi, da papa Francesco, da ong e associazioni che si occupano di salute. Torniamo a chiedere di firmare la Iniziativa dei Cittadini Europei di cui siamo co-promotori ‘Nessun profitto sulla pandemia’ per chiedere alla Commissione di modificare questa posizione disumana e cinica:

Nonostante tre votazioni del parlamento europeo che ha approvato la richiesta del gruppo della sinistra radicale La Sinistra la Commissione imperturbabile è andata avanti con una logica nazista di protezione del monopolio di poche multinazionali sui vaccini.

Tutti gli esperti, dal mai troppo compianto Gino Strada fino alla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, avevano profetizzato quanto sta accadendo. Eppure Ursula Von der Leyen e la Commissione Europea non hanno cambiato la loro posizione neanche a fronte delle aperture di Biden.

Non saremo mai al sicuro se al resto dell’umanità sarà negato l’accesso ai vaccini.

Meno persone sono vaccinate sul pianeta e più saranno le varianti che si diffonderanno ovunque.

La Commissione Europea e le multinazionali che protegge sono le principali centrali novax del pianeta.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

RIFONDAZIONE: VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA IN VENEZUELA. BASTA CON SANZIONI USA E UE

Pubblicato il 24 nov 2021

Dichiarazione di Marco Consolo, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, di ritorno da Caracas:

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si congratula per la vittoria delle forze bolivariane in Venezuela.

Domenica 21 novembre si sono svolte le elezioni regionali e municipali in Venezuela. Si tratta delle elezioni numero 29 in 22 anni.

A questa scadenza elettorale erano accreditati più di 70.000 candidati di 82 formazioni politiche, di cui la maggioranza dell’opposizione, testimonianza di un grande pluralismo politico.
Ricordiamo che la parte più estremista dell’opposizione di destra è arrivata a chiedere l’intervento militare straniero e sanzioni contro la propria popolazione.
Ma il popolo venezuelano ha parlato forte e chiaro: il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il partito di Chavez e Maduro, ha ottenuto la vittoria in 20 dei 23 stati e nella capitale. È una vittoria che conferma il cammino di trasformazione in atto, nonostante la dura crisi economica dovuta, in gran parte, al bloqueo e alle sanzioni USA e UE.
La destra viene castigata dal voto per la strategia distruttiva, che in questi anni non ha portato a casa nessun risultato.

L’elezione è stata seguita in loco da più di 300 “accompagnatori” internazionali.

Tra gli osservatori era presente la delegazione ufficiale della UE che ha potuto attestare il clima sereno, la piena tranquillità e trasparenza di un sistema elettorale automatizzato totalmente a prova di brogli. Una evidente smentita delle dichiarazione di Blinken a nome dell’amministrazione USA che senza inviare osservatori ha dichiarato elezioni non valide.

È ora che la UE rispetti la legalità delle istituzioni venezuelane, i risultati delle urne, la legittimità del suo governo e del suo Presidente Nicolás Maduro e prenda le distanze dal golpismo nordamericano.

Il contesto elettorale era stato preceduto dall’inizio del dialogo in Messico tra governo e opposizione, su iniziativa del governo del Presidente Maduro.
Un dialogo che purtroppo si è interrotto a causa del sequestro a Cabo Verde, da parte degli Stati Uniti, del diplomatico venezuelano e membro del tavolo del dialogo, Álex Saab.
Rifondazione Comunista esige l’immediata liberazione di Saab, il cui sequestro da parte statunitense è l’ennesimo atto di pirateria extraterritoriale, in flagrante violazione del diritto internazionale e della Convenzione di Vienna.

Allo stesso tempo, è ora di rimuovere tutte le criminali misure coercitive unilaterali che violano i diritti umani della popolazione venezuelana.

Rifondazione Comunista, si congratula con il popolo venezuelano per questa ennesima prova di democrazia nonostante l’incessante attività di destabilizzazione portata avanti dagli USA e dai loro alleati.

Il Venezuela bolivariano continua a rappresentare una speranza per i popoli che si battono per la propria liberazione. Lo capiranno il governo italiano e l’Unione Europea? O continueranno a genuflettersi agli ordini della Casa Bianca?

L’ipocrisia e la retorica al potere. Debito ecologico, debito coloniale e malsviluppo, i grandi assenti nei vertici mondiali sul clima

Giorgio Riolo

Leonardo Boff è stato tra i fondatori della Teologia della Liberazione. Una volta dismesso il saio di francescano (ci ricordiamo il 1984, giustizieri Wojtyla e Ratzinger?), è diventato uno dei più attenti e più efficaci critici del malsviluppo. La dimensione sociale e la dimensione ambientale sempre presenti nella sua critica e nelle sue proposte alternative al corso dominante capitalistico su scala mondiale.

In un recente articolo ha parlato dei grandi assenti alla COP26 di Glasgow, la Terra e la Natura. Così, da lui ispirati, usiamo la stessa metafora a proposito di altri grandi assenti.

In primo luogo, una questione di metodo. Il positivismo dominante, lo specialismo esasperato, la cultura del frammento, la mancanza di narrazione e di visione della “lunga durata”, il postmoderno, il guardarsi bene dal considerare che “nel capitalismo tutto si tiene”, la cancellazione della coscienza storica e del “presente come storia”, il neoliberismo insomma, la fanno da padrone. Il risultato è questo scenario desolante dei vertici mondiali, il G20 e la COP26 di Glasgow come ultimi esempi. Manca la possibilità della considerazione dei problemi mondiali come un tutto organico, come un tutto correlato. A malapena si mettono in relazione i problemi ambientali e climatici con i problemi sociali, con il lavoro e con il non-lavoro. Non si mette in relazione la giustizia climatica con la giustizia sociale, con la questione femminile ecc. E quando lo si fa è spesso solo come concessione retorica.

II.

Semplicemente, alla COP26 i protagonisti sono stati i rappresentanti dei governi e delle istituzioni internazionali. Con le potenti lobby delle multinazionali come convitati di pietra. Sempre attive da Rio 1992 e influenti, anche per i soldi che mettono volta a volta come sponsors. Una netta contraddizione.

I giovani, di Fridays For Future (FFF), di Extinction Rebellion e di altri organismi, i rappresentanti dei popoli e dei senzapotere del Sud Globale, dei popoli indigeni, dei movimenti ambientalisti e dei movimenti sociali, delle coalizioni popolari sui problemi ambientali e sociali, dei sindacati, delle associazioni della società civile ecc. a latere, fuori dal vertice, nelle strade di Glasgow. Solo alcuni rappresentanti di questi organismi invitati a parlare nel vertice, come ornamento ed espressione di buona volontà da parte dei potenti.

Il fallimento era annunciato. Molte dichiarazioni di principio, anche nel documento finale, ma senza piani concreti e impegni vincolanti per conseguire i fini enunciati. Ipocrisia e retorica. Il neoliberismo per definizione non tollera leggi, norme, impegni vincolanti. Anche se i dominanti mondiali non possono più negare come facevano un tempo. In questo, tra l’altro, accompagnati da negazionisti presenti là dove meno te lo saresti aspettato. L’industrialismo, il produttivismo, lo “strutturalismo”, lo scientismo, la visione ingenua del progresso ecc. hanno fatto molti danni a sinistra, partiti e sindacati. Anche in alcuni marxismi.

Naturalmente eurocentrismo e occidentalocentrismo in azione alla grande. Gli Usa e i paesi storicamente inquinatori hanno compiuto da subito la diversione di massa. Cina, India, Russia ecc. paesi additati quali responsabili del disastro ambientale e climatico e quindi del fallimento del vertice. Il fondamentalismo, il cretinismo “democratico” nostrano all’opera. Giornalisti e vari esponenti politici italiani di centrosinistra arruolati, infervorati e solerti a malinformare.

“La Cina la più grande inquinatrice del pianeta” ecc. ecc. Nessun riferimento al retroterra storico e all’ingiustizia storica accumulata. Si assisteva a qualche dibattito televisivo e spesso era un giornalista economico o un esponente politico di destra a ricordare che le emissioni si calcolano pro-capite. Come indicato da organismi seri come lo Ipcc e il Global Footprint Network (GKN). E così facendo la Cina sprofonda al 42mo posto nelle emissioni di gas serra. Paesi del Golfo, Usa, Canada, Australia ecc. diventano allora i primi inquinatori. Martina Comparelli di FFF Italia sobriamente ricordava, in uno di questi dibattiti, che la gran parte delle produzioni cinesi sono a uso e beneficio dei mercati e dei consumi occidentali. La “officina del mondo” attuale, come l’Inghilterra lo era a partire dal 1750 e per tutto l’Ottocento. Si produce e si inquina fuori, nelle periferie, si consuma allegramente nei centri. Cina e India sono in tutti i casi paesi “cattivi”.

L’accumulazione del capitale e l’accumulazione dei gas serra. Sono processi secolari. I cambiamenti climatici in corso hanno una causa attuale nei gas serra emessi in qualche ciminiera di Manchester dal 1750 in avanti o a Pittsburgh o nella Ruhr dall’inizio del Novecento. Quello che si riesce a fare come controtendenza da qui in avanti lo vedremo solo come effetto tra alcuni decenni. Almeno tra mezzo secolo.

Quasi nessuno ha fatto riferimento al GFN, la rete mondiale sulla “impronta ecologica”, e ai numerosi rapporti che tale organismo emette . Vero metro di misura di ciò che succede nel pianeta come uso e abuso delle risorse. “Il livello di vita dell’americano medio non è in discussione”, è il mantra Usa da Reagan in avanti. Il fondamentalismo americano, democratico o repubblicano, non fa differenza, è sempre in azione. Allora se consumassimo o depredassimo come uno statunitense occorrerebbero 5 pianeti terra, come un cinese 2,2, come un indiano 0,7. Dati GFN.

III.

Alcuni dati e alcuni riferimenti storici. Il Sud Globale giustamente rivendica il debito coloniale e il debito ecologico. Il colonialismo ha depredato risorse ed esseri umani. Ha sfruttato e ha sottratto ricchezza a beneficio dei paesi colonizzatori del centro, per il proprio sviluppo. Inibendo così lo sviluppo di queste aree saccheggiate.

A proposito di debito coloniale, valenti storici indiani stanno calcolando quanta ricchezza la Gran Bretagna ha sottratto all’India. Dalla East India Company al dominio diretto britannico fino all’indipendenza del 1947. Somma incredibile, enorme, se si applica l’interesse composto in tutto questo tempo trascorso.

Il debito ecologico è fortemente connesso. Non solo per quanto compiuto nel Sud Globale da parte delle potenze colonizzatrici, ma anche per l’uso indiscriminato delle energie fossili (e conseguenti emissioni) per il proprio sviluppo dal 1750 in avanti. Ora si impone ai paesi cosiddetti in via di sviluppo di fermarsi. Cina e India dicono di no. Occorre una transizione verso la fine dell’energia fossile e verso l’energia totalmente rinnovabile. Questa transizione dovrebbe essere pagata dai paesi sviluppati, colonizzatori in primo luogo. Anche il ben misero fondo per il clima promesso a Parigi nel 2015 è stato disatteso. Nessuno ha versato. Adesso si promette di raddoppiare i 100 miliardi di dollari di prima. Ma non si contempla alcuna misura vincolante. Infine occorre ricordare sempre che la differenziazione e la diseguaglianza non è solo su scala mondiale. È anche entro il singolo paese. Negli Usa il 10% più ricco emette gas serra come il 50% più povero.

Un dato storico si impone e ci aiuta a comprendere lo stato del mondo, di allora e di oggi. Esiste una gerarchia mondiale nell’uso dell’energia, diretta e indiretta, contenuta nelle merci e nei servizi. Nel 1980 un abitante Usa consumava tanta energia quanto 2 tedeschi, 3 svizzeri, 4 italiani, 60 indiani, 160 tanzaniani e 1100 ruandesi.

IV

Alcune considerazioni sempre sulla necessaria transizione. Energetica e complessivamente nella riorganizzazione capitalistica. La prima energia alternativa è il risparmio energetico. Non solo nella sfera degli stili di vita e nelle scelte individuali. È enorme l’energia che si potrebbe risparmiare con un cambiamento radicale dei processi di produzione, non solo nelle macchine, ma anche e soprattutto nella organizzazione produttiva. Anche in agricoltura e negli allevamenti, con la fine dei nefasti allevamenti intensivi. Scienza e tecnologia contemporanee soccorrono. Tutto ciò comporta enormi investimenti. Che verrebbero ovviamente ripagati nel lungo periodo. Ma le singole imprese non procedono se non sospinte entro un piano governato dal centro, istituzioni nazionali e internazionali. Allora. È interpellato il protagonismo non solo degli ambientalisti, ma di tutti i soggetti sociali, in primo luogo del mondo del lavoro (i sindacati, le lavoratrici e i lavoratori).

V.

Esiste una prospettiva. Un’esigenza. Occorre agire come soggetto sociale complessivo. Non separare ciò che non è separabile. L’auspicio è che alle mobilitazioni dei lavoratori partecipino gli ambientalisti (o loro delegazioni) e così che alle mobilitazioni sui cambiamenti climatici e sull’ambiente partecipino sindacati e lavoratori. Così si è sperimentato nei Forum Sociali Mondiali e nel movimento altermondialista. Questo è risultato più agevole nel Sud Globale, a misura delle gravi condizioni in cui si trovano quelle aree del mondo. Meno facile nei centri capitalistici. Ma è la sfida con cui le classi subalterne, i movimenti antisistemici e i partiti della sinistra alternativa del centro debbono misurarsi.

Respingere la controriforma Moratti La salute non è una merce Difendere e rilanciare la sanità pubblica Vogliamo un servizio pubblico universale, gratuito e di qualità Nessun profitto sulla nostra pelle

Occorre una grande mobilitazione contro la nuova legge sull’organizzazione della sanità lombarda proposta dall’assessora Moratti.

Il testo di legge preparato dalla giunta Fontana aumenta ulteriormente il peso delle strutture sanitarie private accreditate con il Servizio Sanitario pubblico, invece di puntare sulla centralità del servizio pubblico e della prevenzione.

Già la Legge Maroni (L.R.43/2015) ha introdotto l’equiparazione tra pubblico e privato nell’ottica di “trasparenza e parità di diritti e di doveri tra soggetti pubblici e privati”.

L’ulteriore controriforma Moratti, con il comma bis, certifica l’equivalenza, oltre alla commistione tra pubblico e privato.

Prevede perfino “case della salute” e “ospedali di comunità” gestite dal privato!

Bisogna eliminare l’equiparazione e l’equivalenza tra strutture pubbliche e private accreditate.

La sanità è un servizio: proprio per questo deve essere pubblico.

La gestione privata -per sua natura- eroga un prodotto inevitabilmente finalizzato al profitto delle aziende e distorce quindi il principio di salute rendendolo una merce. Il concetto di salute-malattia è così subordinato al profitto dell’azienda.

Deve essere rispettato l’art. 32 della Costituzione che prevede il diritto alla salute per tutti i cittadini.

Rispetto al lavoro, la controriforma Moratti, riconferma l’art. 5 della precedente L.R. 43/2015: “Principio della piena flessibilità e autonomia organizzativa da parte di tutti i soggetti erogatori”. Ciò significa incremento della precarizzazione di tutte le figure sanitarie, del cottimismo selvaggio, del caporalato attraverso finte partite IVA e cooperative fasulle e della mancanza di continuità di servizio.

Un’altra novità preoccupante è rappresentata dall’art. 11bis con cui si vuole creare un “Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive” (con relativo amministratore delegato e corteo di nomine): un doppione dell’ATS, un altro centro di potere e di prebende clientelari. Al punto Q gli viene attribuita la funzione di “ricerca di nuovi vaccini”, un clone che produrrà solo l’ennesima emorragia di denaro pubblico a favore di privati, sottraendo fondi a investimenti nazionali ed europei per la ricerca pubblica.

Non è prevista nessuna ricerca epidemiologica, quindi niente presupposti per una programmazione a partire dai bisogni delle collettività e non delle convenienze della imprenditoria sanitaria privata, ormai in mano a potenti multinazionali.

La Lombardia rappresenta il punto più alto di penetrazione del neoliberismo nella sanità. L’obiettivo è il medesimo in tutta Italia e in tutto il mondo capitalista: trasformare i nostri corpi in merce; la salute di tutti in profitto di pochi.

L’obiettivo è chiaro: distruggere il Servizio Sanitario Nazionale (L.883/78), puntare a una medicina di classe, destinata ad aumentare ulteriormente le differenze nella qualità e nella quantità di vita tra ricchi e poveri. In questo progetto ovviamente la medicina preventiva e territoriale non deve avere nessun peso.

La Lombardia, se fosse una nazione -come chiedevano i leghisti trent’anni fa- sarebbe al secondo posto, dopo il Perù, per numero di morti da Covid in relazione alla popolazione! 35.000 sono stati i morti dell’eccellenza lombarda! Una strage impunita, diretta conseguenza del trentennale malgoverno del centro-destra, a partire da Formigoni.

La logica del profitto applicato alla sanità è la stessa che nega i vaccini a quasi quattro miliardi di persone per tutelare i brevetti e quindi gli interessi di Big-Pharma. Per questo, da molti mesi, siamo impegnati nella Campagna Nessun profitto sulla pandemia. Diritto alla cura. Vogliamo: raccogliere un milione di firme per obbligare la Commissione Europea a modificare il proprio comportamento di totale asservimento agli interessi delle aziende farmaceutiche; sostenere le proposte di una moratoria sui vaccini e di liberalizzazione dei brevetti e dei kit diagnostici; socializzare le conoscenze.

La posizione della Commissione Europea deriva direttamente dalle scelte dei governi europei: in primo luogo della Germania ma anche dell’Italia. La Commissione e i governi europei, compreso il nostro, sono corresponsabili delle migliaia e migliaia di morti che si verificano quotidianamente nel mondo; sono i migliori alleati del Covid-19.

Agli interessi delle aziende farmaceutiche sono pronti a sacrificare anche la vita dei propri concittadini. Infatti, nei Paesi dove non arrivano i vaccini, il virus si diffonde, si formano nuove e più aggressive varianti che si propagheranno anche da noi, nel Nord del mondo. A oggi, non si sa se i vaccini che avremo a disposizione saranno in grado di difenderci.

Non è indifferente come usciremo dalla pandemia, per questo condividiamo le parole chiare ed efficaci pronunciate da papa Francesco: “Ritornare agli schemi precedenti sarebbe davvero suicida, …. ecocida e genocida”!

Per questo, con altrettanta fermezza, denunciamo le responsabilità dei governi Conte e Draghi: poiché non sono intervenuti nel fermare lo scempio delle politiche leghiste in Lombardia durante il Covid (non creazione di zone rosse in primis); perchè condividono il progetto di autonomia differenziata (presentato congiuntamente dalle giunte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con il sostegno di uno schieramento parlamentare trasversale), alla cui base vi è lo snaturamento privatistico e aziendalistico del SSN  e  la privatizzazione di tutti i “beni pubblici”; perché il tutto è ribadito nel testo del PNRR.

Il disprezzo per la vita umana è tragicamente visibile anche nei 3-4 infortuni mortali sul lavoro che si verificano ogni giorno. Pure in questo caso non siamo di fronte a pura casualità ma al risultato di politiche che, mettendo al primo posto il profitto degli imprenditori, hanno ridotto ai minimi termini o annullato la tutela della salute nei luoghi di lavoro. Non sono fatalità ma omicidi! Si tratta di una strage quotidiana che ha dei responsabili -i padroni- e dei complici -il ceto politico e le istituzioni- che non applicano le leggi esistenti.


Per realizzare un cambiamento profondo, che metta in discussione il sistema capitalista, è indispensabile la presa di coscienza e la mobilitazione delle cittadine e dei cittadini, degli utenti dei servizi.

Sono necessari grandi movimenti sociali, pensieri e culture alternative e un campo di forze politiche motivato e organizzato. Non c’è tempo da perdere. Tutte le forze anticapitaliste, dal locale al globale, sono chiamate alla mobilitazione.

Un altro mondo è urgentemente necessario.

Voi, 8,5% della popolazione mondiale che possedete l’86% della ricchezza del pianeta, siete la malattia.

Noi, 7,8 miliardi di persone, siamo la cura. La cura del pianeta e di tutte le specie.
La cura passa anche attraverso la lotta!

Circolo Hugo Chavez Frias

Partito della Rifondazione Comunista Vigevano

Giovani Comuniste/i

 Vigevano, 23 novembre 2021

RIFONDAZIONE: LA CONTRIFORMA MORATTI SULLA SANITÀ UCCIDE IL SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO

22 novembre 2021

Aderiamo con grande condivisione dei tempi, dei contenuti e delle forme alla manifestazione indetta dal Coordinamento Regionale per la difesa della Sanità pubblica davanti al Consiglio regionale il 26 novembre alle ore 16:30, mentre in Consiglio regionale sta per essere approvata una legge sanitaria peggiore della precedente, la legge Maroni, che avevamo criticato e combattuto e che la tragica ondata di Covid 19 ha chiaramente indicato come la responsabile della strage di uomini e di donne che abbiamo sofferto a Codogno, a Bergamo, a Brescia.

Una medicina territoriale marginalizzata, una prevenzione azzerata, carriere mediche con continue strozzature e numeri chiusi, una continua diminuzione del personale, dei posti letto, una finta competizione fra sanità pubblica e privata, che in realtà innesta un meccanismo perverso per cui, non trovando posto in tempi utili nella sanità pubblica si alimenta di continuo la sanità privata convenzionata e non.

Un sistema sanitario per i ricchi e chi non può si accontenti. Quando le sale di rianimazioni erano colme si diceva che tutto doveva cambiare, che si doveva tornare alla sanità come servizio pubblico e alla salute come diritto costituzionale.

Moratti ha mortificato queste aspettative, ha imbrigliato il dibattito in Consiglio lo ha tenuto accuratamente lontano dallo spazio pubblico e da una adeguata informazione di massa e ora sforna una legge peggiore della precedente, che finge di emendare quella precedente sui punti segnalati da AGENAS, ma di fatto compie una operazione di ulteriore privatizzazione della sanità lombarda, grazie all’intreccio fra questa legge e il PNRR. Non cambia il rapporto pubblico privato, anzi la sanità pubblica e privata sono considerate equivalenti, non cambia la modalità dell’accreditamento e dei criteri con cui si sceglie da parte del pubblico che quel servizio privato offra una serie di prestazioni. Niente ricerca epidemiologica, quindi niente presupposti per una programmazione a partire dai bisogni delle collettività e non delle convenienze della imprenditoria sanitaria privata, ormai in mano a potenti multinazionali.

Quindi la sanità in Lombardia è come prima peggio di prima, una eccellenza fasulla e alle spalle una strage impunita.

Rilevando questo regresso molti condividono le critiche al centro- destra regionale e alla sua trentennale azione di malgoverno, pochi rilevano stranamente l’esistenza di un convitato di pietra a questo processo, e cioè il governo nazionale che sia sotto il Presidente Conte che con Draghi avrebbe potuto intervenire pesantemente sulla sanità lombarda a partire dal suo fallimento di fronte alla epidemia , risalendo al sostanziale carattere anticostituzionale della legislazione sanitaria lombarda di Formigoni, di Maroni e ora di Fontana Moratti.

Ma il testo del PNRR sulla sanità da cui Moratti attinge forza e idee per le case della comunità e per il loro possibile affidamento ai privati dentro il sostanziale indebolimento della qualità del pubblico, rileva sostanziali convergenze che saranno ancora più forti nell’ambito del riproposto progetto della autonomia differenziata. Qui siamo. La sanità pubblica lombarda arretra e non solo per colpa del centro- destra, anche il centro sinistra concorre a questo snaturamento privatistico e aziendalistico del SSN che è in pericolo non solo in Lombardia.

Con questi contenuti verremo venerdì alla manifestazione davanti alla Regione e chiameremo i nostri compagni e le nostre compagne. E ci saremo anche dopo quando la contro riforma e il PNRR non garantiranno la salute alla popolazione lombarda, ripartendo dai territori, dalle competenze dei movimenti per la salute, dalle vertenze territoriali contro il centro destra lombardo e contro il governo Draghi per una sanità pubblica perché la salute non è una merce, ma un diritto.   

Fabrizio Baggi, Segretario regionale Lombardia

Giovanna Capelli, Responsabile regionale Sanità Lombardia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

È MORTO PAOLO PIETRANGELI

Pubblicato il 22 nov 2021

Abbiamo appena appreso la notizia della morte improvvisa di Paolo Pietrangeli, un compagno a cui non smetteremo mai di dire grazie per quello che ha rappresentato per la storia della cultura, dei movimenti, della sinistra e anche del nostro partito.

Con le sue canzoni Paolo ha dato voce al lungo sessantotto italiano e anche alla riflessione sulla sconfitta.

La sua Contessa non è mai passata alla radio ma è diventata un inno cantato da milioni di studenti e operai.

Aveva da tempo problemi di salute che gli impedivano di intervenire con la sua voce potente in iniziative che sosteneva e condivideva. Ma da gigante buono e sempre ironico tendeva sempre a non drammatizzare la situazione.

Ogni volta che gli abbiamo chiesto di darci una mano con umiltà si metteva a disposizione. Sentiva il dovere di dare una mano a ricostruire una sinistra nuova nel nostro paese.

Nel 1999 scrisse n bellissimo “Il canto per Rifondazione” che “comunista è l’impegno morale”. Un impegno che Paolo con umanità generosa non ha mai dismesso.Ciao Paolo. Chi ha compagni non morirà.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Contro il governo Draghi e le sue politiche

21 novembre 2021

Questa mattina eravamo a Pavia al presidio contro il ddl concorrenza del governo Draghi.

Eravamo a protestare, insieme ad altri, contro il tentavo di costringere i comuni a vendere a privati tutti i servizi di loro competenza, acqua, rifiuti, trasporti ecc ecc.

Questa è la prima di una serie di iniziative che come partito abbiamo promosso, assieme ad altre forze politiche e sociale, a questa ne seguiranno altre contro il caro vita e contro la nuova riforma sanitaria della regione Lombardia.

Mai come in questo momento è importante scendere in piazza, stare tra la gente per informare e costruire un’alternativa al governo Draghi.

Presidio a Pavia in Piazza Minerva – 21 novembre 2021

Sulle prossime elezioni provinciali

20 novembre 2021

Innanzitutto denunciamo l’assoluta mancanza di democrazia nelle elezioni provinciali.

Difatti non esiste più il voto popolare per eleggere il consiglio provinciale.

C’è una elezione di 2° grado dove possono votare solo i consiglieri comunali.

Con voto pesato diversamente secondo il numero degli abitanti.

Non solo i cittadini elettori sono espropriati del voto, ma l’elezione di 2° grado, con i consiglieri comunali eletti in precedenza con le antidemocratiche leggi maggioritarie, distorce la rappresentanza effettiva dei Partiti.

Esempio: la Lega, in provincia di Pavia, ha il 70% dei consiglieri comunali, molto al di là del voto reale sulle sue liste.

Poi abbiamo assistito in queste settimane ad uno spettacolo vergognoso; il PD che cerca l’alleanza con le destre, pur di avere delle poltrone.

Contrasti nella stessa Lega tra più candidati, con le solite accuse di “imposizioni  dall’alto mancanza, di democrazia e rappresentatività territoriale ecc. ecc.“

Nessuno di costoro, si occupa, dei problemi che assillano la nostra Provincia e i suoi abitanti.

La Provincia di Pavia è stata “saccheggiata” dal punto di vista ambientale (rifiuti, inceneritori, cave, logistiche, consumo del suolo, fanghi sui terreni) spesso con autorizzazione dell’Ente Provinciale.

Non è stato varato alcun piano concreto di risanamento ambientale, ne, tanto meno, un tentativo da parte di questo Ente di intervenire, per quanto gli può essere possibile, sulla drammaticità della situazione sociale (precarietà del lavoro, disoccupazione)

Tutto si riduce alla solita caccia alla “poltrona”, mentre sullo sfondo i vari ”aspiranti” pensano all’utilizzo dei fondi che dovrebbero arrivare nel nostro territorio in base al PRNN del governo Draghi.

Anche qui senza alcuna programmazione, per cui si rischia, nel caso dell’arrivo di questi fondi (cosa naturalmente tutta da verificare) di sprecarli in infrastrutture inutili, invece che nel risanamento del territorio.

Per questo i nostri (purtroppo pochi) consiglieri comunali non parteciperanno alla farsa delle “cosiddette” elezioni provinciali.

Piero Rusconi segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Giuseppe Abbà consigliere comunale di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista