Tag: #Resistenza

Anpi Mortara: conferenza in occasione della Giornata della Memoria, il 28 gennaio 2022. Lo stermino dei Rom e Sinti

15 Gennaio 2022

Massimiliano Farrell, Presidente Sezione Anpi Mortara.

Ciao compagne e compagni, vi invito il giorno 28 gennaio alle ore 16 e 30 in biblioteca a Mortara in Via Vittorio Veneto, 17 per una conferenza che abbiamo organizzato come ANPI in occasione della Giornata della Memoria, che avrà come tema l’antiziganismo nel corso dei secoli, e lo sterminio dei Rom e Sinti da parte del regime nazista e fascista.

Interverranno due importanti attivisti che da anni si battono per i diritti dei Rom, Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi. Se non avete impegni, ci farebbe piacere avervi con noi!

Congresso circolo Anpi Mortara

Tratto da: https://www.facebook.com/anpimortara

Ieri sera 30 ottobre, presso la Camera del Lavoro di Mortara, si è riunito il Congresso della sezione ANPI di Mortara.

Alla fine dei lavori congressuali, a cui ha partecipato anche il presidente provinciale ANPI Santino Marchiselli, si è proceduto alla votazione per l’elezione dei componenti del nuovo Comitato di sezione e del Collegio dei revisori dei conti.

Il presidente di sezione eletto è Massimiliano Farrell, giovane antifascista di 19 anni, che raccoglierà i frutti dell’importante lavoro svolto negli ultimi anni dal presidente uscente Piero Rusconi.

Si tratta di un’importante rinnovamento generazionale per la nostra associazione, e confidiamo negli anni di avere sempre più giovani tra i nostri iscritti.

Ad affiancare Massimiliano Farrell nel Comitato di sezione ci saranno: la vicepresidente Brigitte Hoffmann, Angela Chinosi, Cinzia Materossi e Danut Gradinaru.

Fanno parte, invece, del Collegio dei revisori dei conti: Rino Favargiotti, Teresio Forti e Claudio Mazzola.

Alessandro Farina, memoria storica di Mortara: ha vissuto gli anni della guerra tra bombardamenti e paura

Testo a cura di Massimiliano Farrell, da “L’Informatore Lomellino” del 16/06/2021

Ne sono rimasti pochi di testimoni che hanno vissuto in prima persona la Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza a Mortara.

Alessandro Farina è uno di questi: nel momento in cui fu siglato l’armistizio dell’8 settembre 1943 il “Farinin” aveva 15 anni, e quando la guerra giunse al termine nel 1945 ne aveva 17. Anche a quei tempi, nonostante la giovanissima età, è sempre stato in prima linea e ha fatto tutto ciò che gli era possibile per abbattere la crudeltà del nazifascismo, aiutando la Resistenza e facendo da staffetta partigiana tra San Giorgio e Mortara.

Mentre sfrecciava in bici tra le risaie lomelline, Alessandro Farina è stato testimone oculare dei bombardamenti che colpivano ripetutamente la stazione di Mortara, delle perquisizioni, dei rastrellamenti compiuti dalle brigate nere e del passaggio di treni carichi di prigionieri diretti in Germania.

“Tutte le notti – ricorda il “Farinin” – venivano le brigate nere. Io avevo paura di loro. Un mercoledì, durante il mercato, i fascisti hanno chiuso tutte le strade a San Giorgio. Hanno poi preso diverse persone e le hanno portate via. Quando perquisivano in casa, mia madre faceva finta di cucire. Un giorno fu costretta a terra dalla brigata nera. Ricorderò sempre quel fascista che ci è entrato in casa e sul cinturone aveva scritto ‘Dio ci protegge e ci salvi’. Se avessero guardato di sotto ci avrebbero portati via tutti. I fascisti cercavano mio fratello partigiano nascosto in una cascina, ma anche noi abbiamo sempre offerto aiuto ai partigiani, nel nostro piccolo”.

A Mortara il giovane “Farinin” ebbe modo di vedere il passaggio di un treno carico di prigionieri diretto in Germania. Un fatto che ha colpito molto Sandro Farina, il quale ripercorre il suo ricordo come se fosse avvenuto ieri.

“Arrivai in stazione con la mia bicicletta. – racconta il “Farinin” – I fascisti aspettavano il passaggio di un treno. Se a Milano c’era il binario 21, qui a Mortara c’era il binario 1. Dai finestrini del carro bestiame in arrivo vidi alcuni prigionieri che gridavano ‘Aiuto, aiuto! Acqua, acqua’. Io mi avvicinai per parlare con i prigionieri, e appena fui visto dalla brigata nera i fascisti iniziarono a corrermi dietro. Io sono subito fuggito e sono andato a riprendere la mia bici, che avevo nascosto dove attualmente si trova la Pizzeria Roma. Quel giorno, se fosse stata indetta una gara a premi, con la mia fuga avrei vinto il primo premio di velocità”.

Sempre a Mortara, il “Farinin” fu testimone in molteplici occasioni dei bombardamenti effettuati dagli Alleati, che avevano come obiettivo principale la stazione ferroviaria, ma che purtroppo portarono anche ad alcune vittime tra i civili.

“Ricordo un giorno in cui gli aeroplani hanno scagliato tre bombe. – afferma Sandro Farina – Una di queste ha colpito accidentalmente un portico, vicino all’attuale gioielleria Baiardi, dove si erano rifugiate alcune persone, morte sotto le macerie. Le altre colpirono l’officina ferroviaria, che andò completamente distrutta in quell’occasione. La stazione veniva bombardata regolarmente, ma di solito non c’erano mai vittime civili, tranne in alcune specifiche occasioni. Oltre al portico dove attualmente si trova la gioielleria Baiardi, fu bombardata per errore anche la bottega di un commerciante di cavalli, che si trovava dove ora c’è il Caffè Garibaldi. Questo commerciante morì nel bombardamento insieme ai suoi cavalli”.

In seguito alle esperienze vissute dal “Farinin” durante gli anni della guerra e grazie alle sue condizioni di bracciante, era quasi inevitabile l’avvicinamento al Partito Comunista Italiano, alle cui attività Sandro Farina cominciò a dedicare anima e corpo al termine della Seconda Guerra Mondiale. Un ruolo sempre di primo piano nell’attivismo politico locale, che Alessandro Farina ricopre ancora oggi nel Partito della Rifondazione Comunista.

25 Aprile 2021. Non facciamo confusione

PIERO CARCANO

Son passati tanti anni, 76 da quel 25 d’Aprile e la gran parte di noi non può avere ricordi di quei momenti e man mano che gli anni passano la memoria rischia di annebbiarsi e di confondere quello che è successo.

Ma non si può e non si deve dimenticare la guerra e i 20 anni di dittatura fascista.

Si, vanno usate le parole giuste. Dittatura con ancora più ragioni di quanto ha fatto Draghi recentemente nel definire Erdogan il capo di stato turco.

Non facciamo confusione. Fuma no cunfusion! come diceva mio papà quando voleva puntualizzare in modo chiaro e inequivocabile le cose importanti che voleva dire.

Per esempio bisogna essere chiari con i Negazionisti della Verità, non solo della pandemia ma anche dell’Olocausto e anche del 25 Aprile.

Non si può paragonare la Liberazione dal Nazifascismo con la libertà di uscire invocata in questi giorni di lockdown. Paragonare le limitazioni individuali in questo momento straordinario fatte per salvaguardare la propria salute e soprattutto quella degli altri, con quelle di quell’Italia di 90 anni fa dove vigeva la soppressione di tutte le libertà, ottenuta con l’oppressione, la tortura, la morte che l’occupazione tedesca e la dittatura fascista allo stesso modo sanguinarie hanno messo in campo.

Ed è particolarmente stupido e volgare dire che la Festa di oggi è la festa di quei pochi che una volta all’anno tirano fuori le loro bandiere e in particolare in questi ultimi anni sono liberi di uscire di casa mentre gli altri sono prigionieri nelle loro case.

Il 25 Aprile non è la festa di qualcuno ma di tutti gli italiani che oggi sono liberi, di una nazione che oggi beneficia di pieni diritti; di Libertà, Giustizia e di una Costituzione frutto dello sforzo politico di tutte le forze democratiche e che, visto il modo con cui la applichiamo, forse non ci meritiamo. Forse è troppo lontano il tempo dei sacrifici e della fatica, dei rischi, della paura e del coraggio che ci son voluti per ottenerla e per noi è solo un fatto scontato, come se fosse sempre stato così.

Fuma no confusion! Non è sempre stato così. E anche la vulgata comune che dice “Ci sono stati i morti di qua i morti di la…mettiamoci una pietra sopra”! Tra le camicie nere e tra i partigiani, e poi civili che magari potevano starsene tranquilli senza esporsi e così non gli sarebbe accaduto nulla… No, se è giusto ricordarli tutti in nome della pace e del ricordo della fine della guerra, a proposito quella era una guerra, non facciamo confusione con questa pandemia come i coprifuoco di allora con questo e dovremmo smettere di applicare termini bellici alla situazione odierna. Ma poi Bisogna chiaramente dire che c’è chi è morto per affermare diritti di tutti difendendosi dai soprusi, dalle violenze, dal razzismo da chi torturava e metteva in prigione, fucilava e mandava nei campi di concentramento, discriminava nella vita sociale, nel lavoro, nella scuola nello sport… chi era colpevole di esprimere idee e valori diversi a quelli del regime o perché era ebreo o negri o soltanto non “abbastanza obbediente” ai Tudesc, al Fascio e al Duce.

E poi.. C’è invece chi è morto combattendo per mantenere quel regime.

No non facciamo confusione Il 25 Aprile è Festa perché il popolo italiano si è liberato da tutto questo.

Diciamolo e non stanchiamoci di dirlo ai nostri figli perché non accada mai piu.

Fuma no confusion. Non Facciamo Confusione. W il 25 Aprile, W la Liberazione d’Italia.

Festa della Liberazione. 25 Aprile: letture di Poesie Resistenti in Castello Sforzesco (Vigevano) ore 16.

Fonte: https://www.facebook.com/events/181291723829747

In occasione del 25 aprile 2021 l’ANPI di Vigevano in collaborazione con l’ANED provinciale , ha pensato di organizzare un percorso originale tra Resistenza e letteratura, condotto attraverso le opere di poesia contemporanee ai fatti o di poco posteriori alla fine della seconda guerra mondiale.

Si alterneranno in un reading collettivo alcuni giovani studenti di Vigevano.

Verranno citate poesie dalle opere di Salvatore Quasimodo, Giorgio Caproni, Franco Fortini, Davide Lajolo tra gli italiani, i francesi Louis Aragon e Vercors, lo jugoslavo Ivan Kovacic, i polacchi Tadeus Gajcy e Tadeus Rozewicz, il russo Viktor Nekrasov, il greco Ghiannis Ritsos, il lituano Zvi Kolitz per chiudere col tedesco Bertolt Brecht.

Un percorso non consueto il cui intento è mostrare lo sbocciare di un comune sentimento europeo di Resistenza e di Liberazione dal nazifascismo, composto da una molteplicità di voci spesso poco note, ma tutte aspiranti alla libertà. 

ANPI E ANED VIGEVANO