Categoria: Lavoro/Precarietà

Rifondazione Comunista con le lavoratrici e i lavoratori di Air Italy in difesa dei posti di lavoro

5 gennaio 2022

Rifondazione comunista esprime la propria indignazione per il licenziamento dei 1.322 dipendenti di Air Italy e la più completa solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori mandati brutalmente a casa via mail.

Prosegue col nuovo anno la strage di posti di lavoro prevista e resa possibile dalla scelta del governo di porre fine al blocco dei licenziamenti lasciando mano libera a chiusure, delocalizzazioni e ristrutturazioni selvagge.

Se l’arroganza delle aziende è intollerabile sono di una gravità inaudita la latitanza e l’indifferenza del governo di fronte al dramma occupazionale che colpisce oramai  un grandissimo numero di lavoratrici e lavoratori e le loro famiglie e meritano una risposta di lotta.

La grave responsabilità di non aver previsto in legge di bilancio un intervento a tutela dei dipendenti della società di trasporto aereo è figlia di un orientamento neoliberista che da anni lascia il destino del trasporto aereo nazionale nelle mani del mercato senza nessun piano in grado di tutelare sia il lavoro che gli interessi nazionali.

Il risultato è drammatico: licenziamenti a catena, uno spezzatino di compagnie in crisi, un paese tra i più ricchi del mondo senza una compagnia aerea nazionale degna di questo nome e quindi la rinuncia a orientare i flussi di merci e persone a vantaggio del paese.

E il fatto che la sudditanza totale al credo religioso neoliberista con la mancanza di politiche industriali degne di questo nome stia producendo disastri presenti e futuri in altri comparti come l’auto non è certo di consolazione.

Condividiamo la necessità, richiamata dai sindacati di categoria, di una mobilitazione immediata di tutto il comparto; riteniamo altresì necessaria una generalizzazione delle lotte a tutti i settori in difesa dei diritti contro il progetto di Draghi teso a colpire il lavoro per affermare definitivamente nella società e nell’economia lo strapotere del mercato e del profitto.   

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

IN PENSIONE A 71 ANNI

9 dicembre 2021

Antonello Patta

I giovani che in Italia entrano nel mercato del lavoro oggi lavoreranno fino a 71 anni di età, 5 anni in più dell’età media degli altri paesi.

A confermare ciò che denunciamo da tempo è il rapporto “Pensions at a Grance 2021” dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

E’ la conseguenza del fatto che l’Italia, grazie alla riforma Fornero, è uno dei sette Paesi dell’Ocse che per obbligare ad andare in pensione più tardi fanno dipendere l’entità dell’assegno pensionistico non solo dagli anni di contributi versati, ma anche dalla speranza di vita attesa; facendo finta di non sapere che le medie sull’aspettativa di vita nascondono il fatto che si vive meno in base al lavoro svolto e alle condizioni materiali di esistenza.

Tutto ciò viene giustificato col fatto che il sistema con l’invecchiamento della popolazione non reggerebbe. In realtà i loro calcoli sono truccati dal fatto che si conteggia nella spesa pensionistica quella per l’assistenza e si dà per scontato un mercato del lavoro con milioni di disoccupati (che non versano contributi) milioni di lavoratrici e lavoratori precari e discontinui mentre gli orari di lavoro restano tra i più alti d’Europa.

Con la pensione a 60 anni, meno anni di lavoro per le donne e per chi svolge lavori pesanti, riduzione dell’orario di lavoro e un piano vero per l’occupazione daremo un futuro ai giovani, avremo molte più forze al lavoro in rapporto ai pensionati e casse in grande attivo.

Con questa prospettiva occorre rilanciare la lotta pe abolire la legge Fornero che il governo Draghi ha ripristinato integralmente.

Abbà sulla situazione Microcast Mortara

Mortara, 29 novembre 2021

Alla Presidente del Consiglio comunale di Mortara

Al Sindaco del Comune di Mortara

OGGETTO: Situazione Microcast Mortara

Il sottoscritto Giuseppe Abbà, consigliere comunale del Partito della Rifondazione comunista e di “Mortara Bene Comune”

– VISTA                        la grave situazione della Microcast di Mortara, per la quale i lavoratori ormai da                                           lungo tempo sono in grave difficoltà

– RICORDATO              che, nonostante i lavoratori della Microcast abbiano dato prove di pazienza e                                      disponibilità, a suo tempo, con un contratto di solidarietà, la proprietà non ha risolto i                                 problemi pregressi, anzi li ha aggravati con il trasferimento dei lavoratori allo                                            stabilimento di Sasso Marconi e il pratico abbandono del sito produttivo di Mortara

– APPRESO                  che è stata avviata, da parte degli stessi proprietari, una procedura fallimentare,                         nonostante gli stessi abbiano dichiarato una ripresa delle ordinazioni

– CONSIDERATA          la perdita di posti di lavoro nella nostra  città e le conseguenti difficoltà per i                                             lavoratori e le loro famiglie

CHIEDE

Chiede come già fatto il 4 maggio 2021, senza putroppo ottenere alcuna risposta da parte dell’Amministrazione comunale, un CONSIGLIO COMUNALE APERTO, alla presenza dei lavoratori della Microcast e delle loro organizzazioni sindacali, per discutere della vicenda di questa fabbrica.

Inoltre presenta la seguente

INTERPELLANZA

“Si chiede che l’Amministrazione comunale riferisca al Consiglio gli sviluppi della vicenda Microcast e se ritenga, come ritiene il sottoscritto, di procedere alla formazione di un Comitato comunale sul lavoro e l’occupazione con la partecipazione delle forze politiche e sindacali”.

Giuseppe Abbà

RIFONDAZIONE: SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI, PER REDDITO, PENSIONI, DIRITTI PER TUTTE/I

Il governo Draghi contro le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati: Sciopero generale!

Mario Draghi è sempre stato un nemico della classe lavoratrice e i fatti lo confermano.

L’incontro governo- sindacati  si è concluso con la totale chiusura di Draghi a qualsiasi proposta di riforma delle pensioni che non sia il ritorno alla legge Fornero. Scelta che Salvini, al di là del fumo ad uso dei media, ha già accettato discutendo solo dei tempi per chiudere l’eccezione di quota cento e ripristinare l’unica legge tuttora vigente.
Lo stesso vale per il Pd  e i 5 stelle che da tempo hanno accettato una legge che fissa l’età pensionabile a 67 anni, spinge ad allungare la vita lavorativa, discrimina i redditi più bassi e precari, limitandosi alla richiesta di proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna che penalizza fortemente l’assegno pensionistico.
Del resto il Pd non può smentire sestesso essendo tra i padri di questa Legge avendola sostenuta nel governo Monti.
Muro di Draghi anche  alle richieste dei sindacati di entrare nel merito delle  risorse disponibili per ammortizzatori sociali e fisco del tutto  insufficienti, specie le ultime e, a meno di modifiche in parlamento, destinate in gran parte alle aziende a discapito ancora una volta di lavoratori dipendenti e pensionati.
Non va meglio per il reddito di cittadinanza per il quale da una parte si stanziano risorse che ridurranno il numero degli attuali beneficiari, dall’altra si inaspriscono i requisiti e i vincoli per ottenerlo accentuando il carattere di strumento al servizio della precarizzazione del lavoro.
Con questa manovra di bilancio si conferma la linea neoliberista di Draghi che mentre accelera i tempi del ritorno all’austerità, continua a erogare risorse alle imprese e non investe sul lavoro, sul pubblico e sul sociale  come sarebbe necessario, al di là degli aspetti morali, anche per far crescere i consumi e di conseguenza tutta l’economia.

Il governo cerca di dividere le generazioni mentre è evidente che il conflitto è di classe: rivendichiamo salari non da fame, fine precarietà, reddito per tutte/i, diritto alla pensione.


Altrochè patto sociale! L’unica strada per fermare le politiche di un governo nemico delle lavoratrici e dei lavoratori è l’avvio di una nuova grande  stagione di lotte che unisca tutti i ceti popolari a partire dallo sciopero generale nazionale.  La Cgil non faccia l’errore dei tempi di Monti, lanci la mobilitazione come nel 2003 per l’articolo 18.

Sabato 30 ottobre saremo in piazza a Roma con movimenti contro il G20 e il governo dei padroni (concentramento ore 15 a Piramide).

Tifiamo rivolta contro il governo dei padroni. 

Maurizio Acerbo, segretario  nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Facciamo come i lavoratori della GKN. Rifondazione Comunista di Vigevano solidale con la lotta in difesa dei posti di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori della Moreschi

17 ottobre 2021

Facciamo come i lavoratori della GKN!

Rifondazione Comunista solidale con la lotta delle lavoratrici e lavoratori della Moreschi per la difesa del posto di lavoro

La Moreschi, prestigioso marchio calzaturiero vigevanese, da tempo sta attraversando una grave crisi.

La nuova proprietà, invece di affrontarla con nuovi piani industriali, nuove idee imprenditoriali e investimenti, sta decentrando a contoterzisti pezzi della produzione, lasciando lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione Covid a zero ore. Questa grave situazione continua da troppo tempo senza alcuna volontà di proposte credibili da parte dei padroni: a loro interessa solo far cassa.

La stessa motivazione con cui anche la vecchia proprietà Moreschi ha ceduto fabbrica, marchio e vite umane. Il paternalismo padronale non cambia la natura dei padroni.

A fine ottobre terminerà la cassa integrazione Covid -a spese dello Stato, cioè della collettività- e la nuova società svizzera Hurley (proprietaria del 51% del pacchetto azionario), nella persona del suo AD Guido Scalfi, non ha ancora presentato un piano industriale per la salvaguardia dei posti di lavoro. Si profila dunque il licenziamento.

Rifondazione Comunista di Vigevano esprime totale solidarietà alle maestranze della Moreschi così duramente colpiti: privati di lavoro e di reddito.

Contrastiamo la pratica di sfruttare i marchi, acquisire i finanziamenti pubblici (della collettività) e spremere i lavoratori per poi chiudere e delocalizzare la produzione.

Chiediamo la continuazione della cassa integrazione (con il contributo della proprietà) applicando l’ Art. 4 della Costituzione Italiana che “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Dalle Istituzioni e dai politici di mestiere esigiamo impegni concreti e non passerelle elettorali.

Sosteniamo la proposta di legge presentata dal Collettivo dei lavoratori GKN di Firenze, attraverso un ampio gruppo di giuslavoristi, contro le delocalizzazioni industriali, con eventuale restituzione dei contributi pubblici fino al sequestro dei siti produttivi e fino all’autogestione.

Quanto prima è necessario organizzare un presidio permanente delle lavoratrici e dei lavoratori davanti alla fabbrica, affinché i nuovi padroni non inizino lo smantellamento asportando i macchinari.

È necessario far conoscere questa vicenda, con una adeguata campagna di pubblicizzazione attraverso tutti i mezzi di informazione, coinvolgendo tutta la cittadinanza di Vigevano, per organizzare una grande manifestazione di massa in piazza Ducale.

È indispensabile che CGIL-CISL-UIL escano dall’attendismo e indicano uno SCIOPERO GENERALE PROVINCIALE, per rompere l’isolamento delle tante situazioni di crisi e connetterle tra loro, unificando il fronte di lotta su un’unica vertenza territoriale.

Rifondazione Comunista è impegnata con tutte le sue forze nella costruzione di un movimento di lotta contro i licenziamenti, per sconfiggere le politiche neoliberiste che garantiscono i profitti e sacrificano le vite delle persone.

Come hanno insegnato i lavoratori della GKN di Firenze, SOLO LA LOTTA PAGA!

Per tornare a vincere bisogna ripartire dal protagonismo operaio!

Circolo “Hugo Chavez Frias”

Partito della Rifondazione Comunista

Vigevano

RIFONDAZIONE COMUNISTA SOSTIENE LO SCIOPERO NAZIONALE DEI SINDACATI DI BASE DELL’11 FEBBRAIO

Per la prima volta l’11 febbraio si terrà uno sciopero nazionale convocato unitariamente da tutte le sigle del sindacalismo di base contro le politiche neoliberiste del governo e una ripresa costruita a suon di licenziamenti, ulteriore precarizzazione del lavoro, aumento dello sfruttamento e della devastazione sociale.

Sosteniamo l’iniziativa perché segna un primo passo verso l’unificazione e la generalizzazione delle lotte resa urgente dalla drammaticità della situazione economica e sociale e perché condividiamo pienamente i contenuti della piattaforma avanzata

La gestione della pandemia ha accentuato le conseguenze di trent’anni di attacco al lavoro e ai ceti popolari fatto di riduzione dei salari, aumento della precarietà   tagli alla sanità, alla scuola, ai servizi e a tutte le protezioni sociali. L’aumento delle disuguaglianze, delle povertà e delle marginalità sociali fotografano una situazione sociale in grandissima sofferenza.

Il commissario dell’UE Draghi aveva l’occasione di utilizzare le risorse del Recovery fund per rafforzare il pubblico colmando le carenze enormi sia di personale che di strutture della scuola, della sanità e dei servizi, dare risposte positive ai temi della disoccupazione, dei bassi salari e delle pensioni da fame ora attaccati anche dalla ripresa del carovita, del bisogno di case popolari, delle disuguaglianze di genere, generazionali e territoriali.

Invece il governo non solo eroga valanghe di miliardi alle imprese per sostenere ristrutturazioni a spese dei lavoratori, ma, con lo sblocco dei licenziamenti, l’uscita dal contratto nazionale di Itavia, il mancato contrasto alle delocalizzazioni, l’affidamento a Brunetta della “riforma” della pubblica amministrazione mostra di voler completare l’adeguamento del sistema alle logiche del mercato e al primato dei profitti.

La volontà dei partiti al governo è resa chiarissima dal ritorno a politiche di austerità volutamente predeterminate con gli strumenti finanziari e con una riforma fiscale a somma zero per mettere in conflitto tra loro le domande di rivalutazione delle pensioni e dei salari rispetto al carovita, l’estensione degli ammortizzatori sociali, il reddito di cittadinanza, il bisogno di investimenti nella scuola, nella sanità e nei servizi.

È il momento della lotta! No al patto sociale di Draghi e Bonomi che serve solo a impedire la ripresa delle mobilitazioni per fermare le politiche neoliberiste e avviare una nuova fase di cambiamenti in direzione di un modello economico e sociale fondato sul lavoro e sulla cura delle persone e dell’ambiente.

Prima le persone non i profitti.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

“6 morti sul lavoro in un giorno. Draghi ha una barca di soldi, ma per la sicurezza neppure un euro”

29 settembre 2021

Tratto da Spray News: https://www.spraynews.it/post/6-morti-sul-lavoro-in-un-giorno-draghi-ha-una-barca-di-soldi-ma-per-la-sicurezza-neppure-un-euro?fbclid=IwAR34NqIlgmRNxcAPL4Ohv0djJC6nTxhR1EM4Cc9WuyYLvIdM8fMKsXZvg4k

Ferrero, sei morti sul lavoro in un giorno. Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha chiesto la chiusura delle aziende che non rispettano le norme di sicurezza. Dubito che accadrà…

Ci sono a monte problemi diversi, che si sommano e si intersecano. La prima causa dei morti sul lavoro, è l’idea generale, condivisa anche dal Governo in carica, secondo la quale la competitività è l’unico dogma da rispettare. Bisogna cambiare registro. Le gente deve lavorare per vivere, non per morire. Bisogna mettere al centro le persone, l’uomo, come direbbe il Papa. E la donna, aggiungo io. Dal Pd alla Lega e alla Meloni, per tutti, al centro c’è la competitività. E finché al centro di tutto c’è la competitività, ci becchiamo i morti e quelle, che vengono versate, sono lacrime di coccodrillo. C’è, poi, una ragione più strettamente politica. In questi anni sono stati distrutti i servizi di vigilanza, per cui la possibilità che un’impresa venga visitata dall’Ispettorato del lavoro è una su un miliardo. La mancanza di ispettori del lavoro, non è, però, conseguenza del caso…

Se non è un caso, che cosa è? Una scelta scellerata?

Non sono stati fatti i concorsi e non sono state assunte le persone. I servizi di vigilanza sono stati svuotati. E’ come se fossero venuti a mancare gli agenti di polizia, i carabinieri, i vigili urbani e poi ci si lamentasse che in giro c’è più delinquenza. Questa della mancanza degli ispettori è una scelta politica, è una scelta voluta, di cui questo Governo è l’ultimo dei responsabili in ordine di tempo. Un metro di ghiaccio non si scioglie in una notte. Il Governo Draghi ha, però, un’aggravante…

E’, quindi, dal punto di vista della responsabilità politica peggio degli altri?

Questo Governo, a differenza di quelli precedenti, ha una barca di quattrini. Ha potuto spendere duecento miliardi, ma alla sicurezza sul lavoro non ha destinato neppure un euro. Draghi da una parte continua a regalare soldi agli imprenditori, che sono quelli che non rispettano le regole, e a inneggiare alla competitività. Dall’altra non fa nulla per combattere i comportamenti criminali che considerano la sicurezza un’opzione secondaria.

Non ha ancora commentato le parole di Landini che vorrebbe chiudere le aziende che non rispettano le norme di sicurezza…

Io sono completamente d’accordo con Landini, ma non capisco come pensi si possano beccare le aziende non in regola. Per mettere dentro chi ti ha rubato la macchina, devono vederlo mentre la ruba. Se nessuno lo vede, come si fa a metterlo in galera? Qui ci sono tutti i giorni quelli che rubano le macchine e i motorini, ma non c’è nessuno che lo verifichi e lo sanzioni.

Che cosa si dovrebbe fare?

Bisognerebbe spostare il potere del controllo. Da un lato lo Stato dovrebbe fare il suo mestiere, dall’altro i lavoratori, che nelle aziende sono deputati a vigilare sulla sicurezza, devono avere il potere di obbligare le aziende a rispettare le regole. Occorre uno spostamento di potere dalla aziende, che oggi fanno i loro porci comodi, ai delegati alla sicurezza per conto dei lavoratori.

Morti Inutili, anche queste ultime sei, che suscitano solo parole di circostanza e lacrime di coccodrillo, come ha detto anche lei…

Dire inutile è sbagliato perché una morte è sempre inutile. Morti normali. Morti causate dal lato più disumano del funzionamento del capitalismo, che va corretto. Le lotte operaie sono sempre servite a correggere l’elemento totalmente disumano del capitalismo. Quando metti al centro il mercato, il dover correre e il non c’è tempo, alla fine anche il piccolo proprietario sta, più o meno, nella stessa condizione del lavoratore dipendente. Questo è un meccanismo disumano che riguarda chiunque lavori, a prescindere se sia un artigiano un contadino o il lavoratore a busta paga. Se uno tira in ballo lo schiavismo, sembra un’esagerazione, ma almeno gli schiavi il padrone aveva interesse a che non morissero perché altrimenti doveva comprare un altro. Qui, invece, se ne fottono perché tanto ce ne è sempre un altro a prendere il posto di chi il lavoro ha ucciso.

di Antonello Sette

Migliaia di lavoratori Alitalia in lotta a Fiumicino, più forti delle manganellate e della dottrina ultraliberista di Draghi

Fonte: https://www.facebook.com/unionesindacaledibase/

La diretta Cinquemila lavoratori Alitalia manifestano da questa mattina all’aeroporto di Fiumicino mentre è in corso lo sciopero del trasporto aereo proclamato da tutte le sigle sindacali.

Alla mobilitazione contro il vergognoso piano industriale ITA, supportato da un governo capace di mettere la mordacchia al Parlamento, partecipano delegazioni di altre vertenze in atto, come GKN, ex Ilva, Atitech e i portuali di Genova e Livorno.Dopo gli interventi davanti all’aerostazione, i lavoratori si sono mossi in corteo verso l’autostrada Roma-Fiumicino, raggiunta nonostante le manganellate delle forze dell’ordine, bloccando il traffico verso l’aereoporto.

I lavoratori Alitalia sono determinati a portare avanti la lotta fino a che Altavilla e il governo non ritireranno e ridiscuteranno lo scandaloso piano industriale presentato in ossequio ai voleri di Bruxelles e alla dottrina ultraliberista di Draghi, non a caso omaggiato con una standing ovation dall’assemblea di Confindustria.

USB non lascerà mai soli i lavoratori Alitalia, chiede con fermezza la tutela dei contratti e dei diritti, a partire dal pagamento integrale degli stipendi, dice no ad Altavilla e al suo piano che altro non è se non un esperimento sociale fatto da un’azienda interamente pubblica per smantellare le residue tutele del lavoro.

La lotta va avanti.

Unione Sindacale di Basehttps://www.usb.it/…/migliaia-di-lavoratori-alitalia-in…

Link video: https://www.usb.it/leggi-notizia/migliaia-di-lavoratori-alitalia-in-lotta-a-fiumicino-piu-forti-delle-manganellate-e-della-dottrina-ultraliberista-di-draghi-1348.html?fbclid=IwAR1cqfrlt6hHwXnU-1MxKzL2dFh0QNfUhSeVjf6plLcY8TEFzzpfpZiFiKI

Rifondazione: GKN- ANNULLATI I LICENZIAMENTI; LA LOTTA PAGA

Maurizio Acerbo

La decisione della Gkn di chiudere lo stabilimento di Campi Bisenzio e licenziare tutti i lavoratori è stata annullata. Lo ha stabilito il tribunale di Firenze accogliendo il ricorso della Fiom contro la multinazionale per comportamento antisindacale e dichiarando illegittima la brutale decisione di chiudere la fabbrica e licenziare i lavoratori senza nessun preavviso né confronto.

È una prima sconfitta del pensiero unico neoliberista, di quanti nell’economia e nella politica sostengono la totale libertà della finanza, delle imprese e del mercato nell’indifferenza più totale per il lavoro, i diritti, le economie dei territori.

La grande manifestazione nazionale promossa dal collettivo di fabbrica aveva già dato un fortissimo segnale non solo in difesa della GKN, ma contro la strage di lavoro e diritti cui si rischia di andare incontro se multinazionali e imprese saranno lasciate libere di delocalizzare o ristrutturare le aziende con soldi pubblici senza piani nazionali che mettano al primo posto il lavoro e la cura delle persone e dell’ambiente.

I due fatti, la scommessa vinta con la manifestazione di sabato e la decisione del tribunale, mettono ancor più a nudo la scandalosa latitanza del governo che dopo il colpevole sblocco dei licenziamenti ha saputo solo scrivere bozze di decreto sulle delocalizzazioni di cui è ignoto l’iter e già svuotate di ogni efficacia perché dettate in gran parte da Confindustria.

Cos’altro occorre perché il ministro del lavoro Orlando porti all’approvazione del parlamento una vera legge antidelocalizzazioni accogliendo la proposta nata dal basso nell’assemblea promossa dal collettivo della Gkn con i giuristi democratici?

Ora occorre il massimo impegno per continuare ed estendere la lotta a tutto il mondo del lavoro per costruire una grande opposizione alle politiche di questo governo, rimettere al centro il lavoro, i diritti e la cura delle persone e dell’ambiente.

Sosteniamo la proposta approvata dall’assemblea della Gkn, aderendo alla raccolta firme lanciata dal collettivo di fabbrica, da giuristi democratici e da noti accademici firmando la petizione a questo link:

https://www.change.org/p/parlamento-fermiamo-le-delocalizzazioni-e-lo-smantellamento-del-tessuto-produttivo

Maurizio Acerbo, segretario nazionale 

Antonello Patta, responsabile lavoro

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea