Categoria: Comunicati stampa

Legge di bilancio 2021: tutto per il privato, quasi niente per il pubblico. Irresponsabili: si spartiscono il “bottino” invece di usarlo per rilanciare il Paese

Pubblicato il 4 gen 2021

Antonello Patta*

Un’occasione sprecata! È quanto viene da dire leggendo la legge di bilancio per il 2021.

Poteva rappresentare, dopo anni di tagli dettati dall’austerità,  l’occasione per  avviare un’inversione di rotta rispetto  alle politiche neoliberiste che hanno prodotto il ridimensionamento  del  Pubblico e del comune a vantaggio del privato, la perdita di diritti, il declino dell’economia, la precarizzazione , l’impoverimento del lavoro, il degrado ambientale e la distruzione del territorio.
Invece vediamo che le risorse che il covid ha obbligato a render disponibili , vengono  sprecate  da una classe dirigente  indegna di questo nome, interessata soprattutto  a   coltivare, con un’ inedito profluvio di bonus,  i propri orti elettorali. E ad elargire la gran parte delle risorse, sia quelle legate all’emergenza covid sia quelle di natura espansiva, alle imprese, senza vincoli di sorta, né occupazionali, né salariali, né ambientali.
Oltre all’assenza di un serio progetto di politiche industriali, nel DDL approvato manca totalmente  e in modo assolutamente irresponsabile, anche  un piano per il lavoro in grado di affrontare seriamente il grave problema occupazionale attuale che diventerà drammatico  con la fine del blocco dei licenziamenti che sembra data per certa al 31 marzo 2021.
Le risorse  per investimenti, che sono il pacchetto più cospicuo della manovra, sono date per di più a pioggia senza nessun indirizzo  che prefiguri un  futuro economico e produttivo diverso  e migliore dì quello attuale risultato di anni di politiche orientate alla libertà discrezionale dei mercati.
Una parte consistente delle risorse continua a essere erogata alle imprese come incentivi alle assunzioni che non solo come si è già visto, non risolvono il problema, ma perpetuano il vizio di gran parte delle imprese italiane di  puntare sulla competizione  sul basso costo del lavoro, invece che su innovazioni di processo, di prodotto e  gestionali, favorendo quella spirale spinge  il nostro sistema produttivo sempre più in basso nella gerarchia delle catene del valore europee e mondiali.

Ma la considerazione più negativa su questa manovra, che induce forti preoccupazioni sulle intenzioni del governo per quanto riguarda la  struttura del recovery plan, attiene alla totale assenza di investimenti strutturali sul Pubblico a cominciare da sanità e scuola.
Sulla sanità le cifre stanziate, detratti gli aumenti previsti per il personale, le risorse per i tamponi antigenici, e le assunzioni  a tempo determinato già  previste, non sono sufficienti  nemmeno  a coprire i costi di misure già deliberate come l’assunzione degli  infermieri di comunità, i  piani di potenziamento dei servizi territoriali e di assistenza domiciliare ,i limitati piani di potenziamento degli ospedali.
Anche la Corte dei conti ha segnalato la mancanza di quasi 1,5 miliardi di risorse.
Anche gli incrementi di spesa previsti per i prossimi anni  sono assolutamente inadeguati a recuperare il pluriennale definanziamento della sanità pubblica, che vede l’Italia largamente al di sotto della spesa di importanti Paesi europei.
Riguardo alla scuola la situazione è, se possibile, anche peggiore: mancano totalmente misure strutturali che indichino l’intenzione di voler almeno avviare la risoluzione dei gravissimi problemi che affliggono la scuola italiana e negano l’universalità del diritto all’istruzione collocando l’Italia agli ultimi posti in Europa per diplomati e laureati.
Non ci sono risorse per la riduzione di alunni per classe, il tempo pieno, l’estensione della scuola  dell’obbligo e la generalizzazione della scuola d’infanzia pubblica.
La straordinaria  lezione impartita a caro prezzo dalla pandemia sulla necessità di rafforzare il Pubblico i nostri governanti fingono  di averla fatta propria  nei talk show o quando cercano consenso a basso prezzo con la retorica sugli eroi, ma poi nei fatti, come dimostra la legge di bilancio,  si muovono in direzione opposta.
Rafforzare il Pubblico è una necessità per l’oggi e per il domani, per i cittadini e per il paese, per dare risposte alle domande dei cittadini cui il privato ha mostrato di essere  per sua natura insensibile, invertire l’estensione delle disuguaglianze e affrontare i problemi strutturali dell’economia e dell’ambiente con quello sguardo di lungo periodo che è sempre mancato al privato e al mercato orientati al profitto a breve.
Il recovery plan se gestito mettendo al centro i diritti e il bene comune potrebbe essere la grande occasione per ricostruire un Pubblico in grado di affrontare positivamente quelle attuali e le future sfide  sul piano della tutela della salute, del diritto all’istruzione, a un reddito dignitoso, del contrasto alla povertà e alle disuguglianze, della ricostituzione delle  competenze professionali, progettuali e gestionali delle amministrazioni e degli enti pubblici distrutte da anni di tagli, indispensabili per gestire le risorse e processi oramai irrinviabili come la riconversione ambientale dell’economia e delle produzioni con l’attenzione rivolta  agli interessi generali e non di pochi.
E’ urgente e necessario che si facciano contemporaneamente due cose: Investire  le risorse necessarie  sia  per il potenziamento  e la riqualificazione  di tutto il Pubblico , sia per un deciso ampliamento,  con almeno 500 mila assunzioni,  dei suoi organici  per  riportarli  progressivamente a livelli “europei”.
Così  non solo si rafforzerebbe  tutto il paese , ma si metterebbe un tassello importante nella costruzione di  un grande  piano per il lavoro   indispensabile  per  dare un futuro a milioni di cittadini, specie donne e giovani di cui sono stati privati da decenni di disoccupazione e precarietà.
Sappiamo bene che per fare ciò occorre sconfiggere  l’ispirazione neoliberista dei  nostri governanti così radicata da non riuscire nemmeno più a vedere, diversamente da altri colleghi europei, come  questa contrasti da tempo non solo con i diritti dei cittadini, ma con gli interessi generali del Paese.
Serve subito  una nuova stagione di lotte in grado di unificare tutti i soggetti  che stanno pagando i costi della crisi e i movimenti che non hanno smesso di lottare, su una piattaforma che, oltre alla richiesta di investimenti che restituiscano centralità al Pubblico  assuma tra gli  obiettivi la garanzia del reddito per tutte e tutti, l’estensione a tutto il 2021 del blocco dei licenziamenti e degli ammortizzatori sociali  accompagnati da un vero piano per il lavoro connesso con la  riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il  blocco degli sfratti .

Non è facile ma è il compito di una sinistra degna di questo nome.

*Responsabile nazionale lavoro Prc

Mazzoni (Rifondazione): ENI detta il PNRR al governo

Pubblicato il 3 gen 2021

Altro che transizione verde, altro che sostegni alle categorie in difficoltà.

Nella bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che circola negli ultimi giorni, spuntano gli aiuti per ENI e consorelle, in operazioni che vanno dai progetti di confinamento geologico della CO2 a Ravenna, contro i quali avevamo già espresso la nostra denuncia ai tempi del Piano Colao, a presunte bio raffinerie.

Il governo si prepara quindi a fare del PNRR un piano finanziario a vantaggio di aziende che operano in direzione diametralmente opposta all’obiettivo di definitivo superamento dei combustibili fossili, come si evince chiaramente dall’attuale piano industriale di ENI, assolutamente non in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e che rimanda le riduzioni delle emissioni di CO2 a dopo il 2030.

Se il Governo ha veramente a cuore l’ambiente inizi a tagliare le decine di miliardi di sussidi ambientalmente dannosi invece di usare una finta transizione energetica ed il ricatto occupazionale come scusa per ripetere il vecchio schema della socializzazione dei costi ambientali e delle perdite prodotte da aziende come ENI.

Abbiamo bisogno di investimenti nel settore dei trasporti pubblici sostenibili ed accessibile a tutte e tutti, nella scuola, nella sanità e non dell’ennesimo regalo alle multinazionali predatorie di territori e diritti.

Elena Mazzoni, Resp. Ambiente PRC-S.E.

VERSALIS SOCIETA CHIMICA DI ENI INDUSTRIA DI CRESCENTINO

BAGGI/CAPELLI (PRC-SE): ANCHE SULLE VACCINAZIONI ANTICOVID LA LOMBARDIA È GIÀ IN RITARDO

Ad oggi solo il 2,7% dei flaconi inviati sono stati somministrati, eppure la Lombardia è la prima regione per contagi e numero di deceduti e anche per quantità di vaccini ricevuti.

Malgrado il contesto che spingerebbe ad accelerare il processo di immunizzazione della popolazione, la Lombardia è la quattordicesima regione per lentezza.

Ma mal comune non fa mezzo gaudio quando ci sono di mezzo vite di uomini e di donne.

Il piano vaccinale era già impostato per partire in ritardo, da lunedì.

Dopo il grave flop delle vaccinazioni antinfluenzali dobbiamo subire ancora questa irresponsabile disorganizzazione.

Con chi funzioneranno 65 centri scelti dalla regione?

Sono stati assunti medici e infermieri per un lavoro che impegnerà tutto l’anno?

Per ora si fanno le vaccinazioni negli ospedali con l’organico esistente e mentre si fa quello altre urgenze vengono trascurate. 

La misura è colma, ma il governo non interviene, come sarebbe nei suoi poteri e nelle sue responsabilità, anche perché distratto dalla probabile crisi e poco autorevole per la miriade di provvedimenti presi, deboli, complicati, contraddittori e miranti solo a governare la curva dei contagi per non arrivare a situazioni estreme, non a portare l’indice di contagio a zero.

Così la strategia del rallentamento, dello stop and go mette in conto i decessi a lei conseguenti.

È ancora valida e necessaria la richiesta di Commissariare la Sanità Lombarda

Milano, 03/01/2021

Fabrizio Baggi, Segretario Regionale Lombardia

Giovanna Capelli, Responsabile Sanità Regione Lombardia

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

LA SITUAZIONE REALE SUL PIANO VACCINALE PER IL CORONAVIRUS IN ITALIA.

VITTORIO AGNOLETTO

Ad oggi si sa che, se tutto andrà secondo quanto previsto, senza ulteriori intoppi, la Pfizer fornirà all’Italia 470.000 dosi alla settimana, a queste dovrebbero aggiungersi le dosi del vaccino prodotto di Moderna che dovrebbe avere a giorni l’ok dall’Ema, l’ente europeo regolatorio sui farmaci. 

Moderna ha garantito all’Italia circa 1 milione e trecentomila dosi per il primo trimestre, pari a circa 100.000 dosi ogni sette giorni che sommate a quelle della Pfizer renderanno possibile vaccinare circa 300.000 cittadini a settimana considerato che per ogni persona vaccinata va accantonata un’altra dose per il secondo richiamo.


Con questo ritmo al primo di aprile saranno vaccinate circa 4 milioni di persone; una cifra molto distante dai 13 milioni indicati dal ministro della sanità.


Il maggior contributo alle vaccinazioni in Italia avrebbe dovuto arrivare da AstraZeneca dalla quale l’Italia ha già acquistato 40 milioni di dosi; ma l’Ema ha comunicato che l’azienda non gli ha ancora consegnato tutta la documentazione necessaria affinché l’organismo europeo possa esprimere un parere.

Come sì e saputo qualche settimana fa, AstraZeneca ha dovuto ripetere alcune fasi della propria sperimentazione dopo che era emerso come la miglior efficacia, attorno al 94%, sarebbe stata fornita da una dose differente da quella ipotizzata dalla casa produttrice.


Anche ammesso che il vaccino di AstraZeneca riesca ad essere disponibile nel giro di un mese, non pare credibile che l’azienda possa fornire all’Italia entro marzo le dosi per vaccinare 10milioni di cittadini. E non appare nemmeno credibile che tale quantità di dosi possa essere fornita ulteriormente da Pfizer, considerato che non sono state modificate le regole sui brevetti che avrebbero dato la possibilità ad altre aziende pubbliche e private di produrre il vaccino così come avevano chiesto India e Sudafrica; tale proposta è stata bocciata grazie all’opposizione degli Stati Uniti e a dell’Unione Europea che hanno anteposto gli interessi di Big Pharma alla salute dei cittadini.


I numeri forniti dal governo, a meno di informazioni riservate e non rese pubbliche, paiono per ora essere molto lontani dalla realtà.
A tutto questo si aggiunge il silenzio che è calato sul bando indetto, con enorme ritardo, dal commissario straordinario poco prima di Natale, per il reclutamento di 3.000 medici e 12.000 infermieri necessari per la campagna vaccinale.


In questo quadro le polemiche sull’obbligatorietà e sui patentini che dovrebbero garantire dei benefit alle persone vaccinate appaiono, almeno per ora, decisamente fuori tempo.


Vittorio Agnoletto,

1 Gennaio, 2021

Cantosociale: Rodari e la Costituzione

Nell’ambito della rassegna
CANTIERE MEMORIA 2020/21promosso dalla CASA DELLA MEMORIA -Ass.to Cultura COMUNE DI MILANO
il 6 GENNAIO 2021 alle ore 21
In streaming gratuitamente visibile
www.casadellacultura.it e
pagina FACEBOOK: https://www.facebook.com/events/260004718790130

Cantiere memoria I C A N T O S O C I A L E
presentano
Il concerto tematico
R O D A R I e la COSTITUZIONE
dal grande Gianni :parole, rime e canzoni per resistere
registrato presso la CASA DELLA MEMORIA in via Confalonieri 14 a MILANO
” Ho scritto sui muri della città VOGLIAMO PACE E LIBERTA'” è una delle bellissime strofe che Gianni Rodari ci ha lasciato e che a modo suo, con parole semplici ma ferme , poetiche e giocose ha insegnato a piccoli e grandi valori come :Pace Giustizia , Libertà, Uguaglianza
In definitiva i principi su cui si fonda la Nostra Costituzione Italiana tanto bella quanto disattesa.
Da quelle rime da quelle poesie i CANTOSOCIALE ne hanno fatto canzoni che insieme a quelle di altri suoi amici poeti scrittori come Calvino, Fortini, e ai canti popolari verranno presentate nell’omaggio
che la band ha voluto fare per i 100 anni dalla nascita del grande autore piemontese

Dopo i numerosi spettacoli appositamente realizzati sulla Resistenza e presentati negli anni nella nostra penisola i CANTOSOCIALE presentano dopo i mesi di blocco per il Covid questo OMAGGIO A GIANNI RODARI E alla COSTITUZIONE in piena sintonia con la rassegna e il luogo dedicato alla Memoria sempre con la formula del Concerto-Testimonianza, come lo chiamano loro, che propone canti, musiche affiancate a monologhi brevi e in questo caso a poesie e filastrocche musicate e cantate che raccontano storie (da fonti orali) legate tra loro dall’esigenza di TESTIMONIARE i valori che la Resistenza ha lasciato in eredità alla nostra Repubblica e alla sua COSTITUZIONE valori capi saldo del nostro Paese : Giustizia, Pace, Libertà. In piena sintonia con la rassegna e la manifestazione CANTIERE MEMORIA i CANTOSOCIALE nel loro spettacolo originale svilupperanno questi temi del resto ampiamente presenti nelle poesie di Gianni Rodari collegandoli direttamente agli articoli della Costituzione Italiana attraverso un percorso narrativo fatto di canti sociali storici , canzoni appositamente scritte dal gruppo, musiche e brevi ma intensi monologhi costruiti su testimonianze e racconti orali oltre naturalmente alle CANZONI “RODARIANE” costruite intorno alle strofe delle sue filastrocche e dei brani delle sue fiabe .
Riflettere anche sul clima odierno culturale di odio, razzismo, guerra, vincendo quotidianamente la paura richiamando i diversi articoli della COSTITUZIONE ITALIANA spesso traditi e inattuati : la giustizia e lavoro per primi, quasi che quelle rime siano qui oggi a farci da monito non a caso una delle canzoni portanti dello spettacolo è “Partigiani fratelli maggiori “.
Il repertorio portante dello spettacolo è costituito ovviamente dai testi di Rodari ma non mancheranno canti popolari che tanto piacevano a lui (specie il canto delle mondine ) e anche una inedita “rodariana” Bella Ciao
Naturalmente la poesia trova il giusto spazio con suggestivi canzoni ispirate ai versi dei grandi poeti Franco Fortini e Pier Paolo Pasolini; in particolare il recupero dei Fausto Amodei, Michele Straniero che rivestirono lr sue filastrocche ( Il Pane, Girotondo di tutto il Mondo…) e insieme a Eco ,Calvino ed altri grandi scrittori furono protagonisti della grande esperienza del gruppo del CANTACRONACHE capostipite negli anni 50 della canzone politica e sociale.

Non mancheranno Le ultime canzoni dei Cantosociale verranno presentate in anteprima e daranno una significativa e appassionata analisi del presente : dal Covid e la sanità malata al razzismo e “L’odio” per i diversi, con dedica particolare a Liliana Segre.

No alle “classi pollaio”.

Loredana Fraleone*

Nello spazio brevissimo, avuto a disposizione, abbiamo presentato il nostro emendamento sul numero degli alunni per classe in Senato, dove Rifondazione Comunista è rappresentata dalla senatrice Paola Nugnes.

Il Parlamento italiano funziona ormai come se avesse una sola Camera, dal momento che le leggi finanziarie arrivano in Senato, in tempi talmente ristretti, da poter incidere poco o nulla su ciò che è già stato deciso alla Camera.

L’emendamento, che avrebbe aumentato la quota di spazio per alunno all’interno delle classi e con un numero non superiore ai 15, non è stato ammesso in commissione, a riprova che le “classi pollaio” non sono un problema per maggioranza e opposizione, nonostante i proclami sull’importanza della scuola e della formazione per il futuro del paese.

Questo tentativo, che avrebbe comportato una vera inversione di tendenza, necessaria da tempo, ma urgente per i problemi posti dalla pandemia, ha suscitato interesse e aspettative diffuse, rappresentate nei pressi del Senato da un presidio di compagne e compagni di Rifondazione contingentati dall’autorizzazione della polizia per un numero non superiore ai 20.

Che la questione delle classi numerose sia un problema di sicurezza, ma anche di relazione didattica efficace è difficilmente confutabile, ma la resistenza a incrementare i fondi per l’istruzione, per avvicinarli almeno alla media europea, è dettata da un’idea di società e di futuro, in cui non sia necessaria cultura diffusa e tanto meno cultura critica.

Meno risorse al sistema pubblico più spinta verso quello privato; non sia mai che un settore della società sia sostanzialmente fuori dal mercato.

Vale per la scuola come per Università, Ricerca e tutti i settori pubblici, sanità compresa.

La pandemia però apre contraddizioni rimaste in ombra fino ad ora e la centralità della sicurezza comincia a entrare nel senso comune.

Non può rimanere tutto come prima e anzi peggiorare.

Le omissioni e le bugie sulla situazione del pubblico in Italia, messo in contrapposizione al “bello del privato”, cominciano a ricevere colpi significativi, anche dai dati sulla media europea dei finanziamenti per l’istruzione, ben più alti dell’Italia, e da ultimo su quella del numero degli alunni per classe, che in Europa è intorno ai 15, mentre in Italia è al 20,34%, con punte superiori al 21% in Emilia Romagna, Lombardia e Toscana.

La nostra battaglia non si ferma all’emendamento al documento di contabilità, la riprenderemo in sede istituzionale in altre occasioni e insieme a tutti i soggetti che si sono pronunciati a favore di questa proposta, continueremo a sostenerla in tutti i modi, per rendere strutturale una condizione della Scuola vivibile ed efficace.

*Responsabile Scuola Università Ricerca di Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Gli auguri di Abbà e presentazione del nuovo libro.

Adriani Arlenghi

Gli auguri

In questo video insieme agli auguri Giuseppe Abbà presenta il suo nuovo libro che vedrà la luce nei prossimi mesi. Vi si racconteranno gli episodi salienti della storia della città di Mortara, al tempo in cui Giuseppe è stato sindaco molto amato. Nelle sue pagine troveranno spazio gli eventi e i personaggi che sono stati importanti nelle politiche cittadine, anche se magari non hanno avuto riscontri particolari nella narrazione ufficiale. Prenderanno forma gli episodi più importanti che Abbà’ si è trovato ad affrontare, dalla solidarietà per il terremoto in Friuli all’emergenza acqua, dal progetto di metanizzazione della città alla nuova visione urbanistica, per terminare poi con la narrazione culturale che aveva nella partecipazione la sua forza e la sua importanza.

Non sarà questo un libro celebrativo, ma la fotografia di una città che è cambiata in meglio nel corso dei lustri, quando la buona politica ovvero l’arte di governo della cosa pubblica aveva permesso di esprimere partecipazione e attenzione sociale. Nel libro uno spazio particolare sarà dedicato alla scelta di discussione del bilancio in pubblico, scelta antesignana rispetto ai bilanci partecipativi di oggi, all’emergenza idrica per l’inquinamento delle falde a causa dei pesticidi, la creazione della cosiddetta “spina dei servizi” voluta fortemente dal architetto Villa che prevedeva l’area attorno a Viale Dante quale territorio attrezzato per creare un grande parco pubblico ed inserire strutture sportive e scolastiche. Molto altro ancora, naturalmente. Una piccola anticipazione è già possibile leggerla sull’inserto del Caffè dell’ Informatore Lomellino in edicola. Il testo completo dell’intervista invece, sarà pubblicata nei primi giorni di gennaio del prossimo anno.

La Repubblica Araba Democratica Sahrawi respinge la decisione di Trump di riconoscere al Marocco la sovranità sul popolo Sahrawi

Pubblicato il 30 dic. 2020

Il governo della Repubblica Sahrawi e il Fronte Polisario condannano con la massima fermezza la decisione del presidente americano Donald Trump, che, alla fine del proprio mandato, riconosce al Marocco una sovranità che mai gli è appartenuta, quella sul Sahara occidentale.

La decisione di Trump è una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei principi fondanti la legalità internazionale, i governi e i tribunali internazionali, e costituisce un grave ostacolo agli sforzi della comunità internazionale nella ricerca di una soluzione giusta nel conflitto tra la Repubblica Sahrawi e il Regno del Marocco.

Inoltre, questa presa di posizione arriva pochi giorni dopo che il Marocco ha fatto saltare il cessate il fuoco con la sua aggressione del 13 novembre 2020.

Questa decisione, inoltre, trasgredisce i principi fondamentali dell’Unione Africana e le sue risoluzioni, l’ultima delle quali è stata presa al 14° vertice straordinario sul “silenzio delle armi”, in cui si è insistito sulla necessità di trovare una soluzione pacifica tra i due Paesi membri dell’organismo continentale.

La proclamazione di Trump non ha alcun effetto sulla natura giuridica della questione del Sahara occidentale, poiché è noto che la comunità internazionale non riconosce al Marocco la sovranità su questo territorio. Essa appartiene solo ed esclusivamente al popolo sahrawi.

Non possiamo, però, fare a meno di notare, con sorpresa, la coincidenza della decisione di Trump con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, celebratasi il 10 dicembre, e con il prossimo 60° anniversario della risoluzione 1514 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla “Dichiarazione di Indipendenza dei Paesi e dei Popoli coloniali”.

La presa di posizione degli USA costituisce un evidente attacco al più sacro dei diritti, ovvero il diritto dei popoli all’autodeterminazione e all’indipendenza.

Il governo della Repubblica Sahrawi e il Fronte Polisario chiedono alle Nazioni Unite e all’Unione Africana di denunciare questa decisione sconsiderata e di fare pressione sul Marocco affinché ponga fine all’occupazione dei territori sahrawi.

Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid. Revisione di Ada De Micheli

Rifondazione Comunista Solidarietà all’infermiera Claudia Alivernini, basta con il negazionismo

Rifondazione Comunista condanna con la massima fermezza il vile attacco, perfino con minacce di morte, di cui è stata vittima Claudia Alivernini, infermiera dell’ospedale Spallanzani di Roma, la prima a ricevere il vaccino anti-Covid.
A Claudia e a tutte le operatrici e gli operatori sanitari, che sono stati e continuano ad essere in prima linea nella lotta alla pandemia, va tutta la nostra solidarietà.

Il prezzo che hanno pagato, anche in termini di vite umane, è stato altissimo, lavorando in condizioni limite, anche a causa del disastro in cui è stata condotta la sanità pubblica dalle politiche neoliberiste degli ultimi venti anni.
Ci auguriamo che gli autori di questo infame gesto siano individuati e perseguiti come meritano dalla giustizia.

Allo stesso tempo, la nostra condanna va anche a coloro che, spesso da posizioni di primo piano nella politica o nel mondo dell’informazione, si sono prodigati nel minimizzare i rischi o addirittura hanno dato voce e spazio pubblico alle teorie negazioniste.

Rifondazione sarà sempre in prima linea nella lotta per il rilancio e il rifinanziamento della sanità pubblica, gratuita e di qualità per tutte e tutti, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori del settore e delle/degli utenti.

Rosa Rinaldi
Responsabile nazionale Sanità PRC-SE
Vito Meloni
Segretario della Federazione di Roma-Castelli-Litoranea PRC-SE