Autore: Rino

Rifondazione Comunista: Afghanistan venti anni fa iniziava la guerra infinita

Sono passati venti anni esatti dall’attacco lanciato dagli Usa in Afghanistan.

Iniziava un bombardamento che, come ormai di prassi nei conflitti armati, colpiva soprattutto le popolazioni civili e le infrastrutture di base del paese. Bin Laden, verrà poi individuato e ucciso in Pakistan, le responsabilità degli “amici sauditi” nella costruzione di Al Qaeda e nel sostegno alla strategia stragista sarà secretato.

L’obiettivo era quello di occupare un paese e di ridefinire l’assetto geopolitico dell’area spacciando l’operazione come intervento umanitario per liberare le donne dall’oppressione patriarcale talebana. A venti anni sappiamo come è andata.

Gli Usa prima e poi la Nato hanno impegnato ingenti risorse e uomini per distruggere il paese per  poi repentinamente abbandonarlo senza aver ottenuto alcun obiettivo tra quelli annunciati.

L’Afghanistan oggi è tornato saldamente nelle mani dei talebani.

Gli accordi di Doha implicavano la consegna agli ‘studenti coranici’ del paese e di poter reimporre la loro oppressione reazionaria sulle donne e sulla società, simile a quella di alleati fondamentalisti dell’Occidente come l’Arabia Saudita.

Rifondazione Comunista ricorda la data di oggi come il punto di svolta di una tragedia di cui non si vede la fine e si schiera con le organizzazioni delle donne afghane e le loro reti di resistenza, con le forze laiche che vivono oggi in clandestinità e solidarizza con un popolo che dall’occidente ha avuto solo fame, guerre e violenza

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale

Gregorio Piccin, Responsabile pace – Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Mortara, rogo Bertè: tre arresti e sequestri per oltre due milioni di euro

Fonte, l’Informatore Lomellino: https://www.informatorelomellino.it/post/mortara-rogo-bert%C3%A8-tre-arresti-e-sequestri-per-oltre-due-milioni-di-euro

Traffico illecito di rifiuti, incendio doloso, utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed autoriciclaggio: con queste accuse, nelle prime ore di questa, i militari della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali di Pavia hanno fatto scattare le manette ai polsi di tre persone.

Oltre agli arresti, sono stati sequestrati più di 1,8 milioni di euro (tra cui disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed autoveicoli) frutto dell’ingiusto profitto ottenuto attraverso il mancato pagamento delle spese di recupero e/o di smaltimento dei rifiuti ed il mancato versamento della cosiddetta “ecotassa”.

Sono questi i dettagli dell’operazione “Fenice”: le complesse indagini, avviate nel 2017 a seguito di un incendio presso la società Eredi Bertè Antonino di Mortara, hanno permesso di accertare innumerevoli illeciti, anche di natura ambientale, nonché la causazione dell’incendio dei rifiuti stoccati nell’impianto di trattamento gestito dalla medesima ditta.

Due degli arrestati, entrambi gestori dell’impianto, secondo gli inquirenti sono accusati di aver ammassato indistintamente quintali di rifiuti pericolosi e non (tra i quali anche rifiuti speciali pericolosi costituiti da lastre di eternit), e di non aver provveduto all’esecuzione di alcuna operazione di trattamento o recupero incamerando così ingenti guadagni quantificati in circa 2 milioni di euro. Il terzo arrestato, un 37enne, è accusato di aver supportato i primi due nel riciclare ingenti somme di denaro provento del traffico illecito e della bancarotta.

Dichiarazione di Abbà al presidio di Rifondazione Comunista di Mortara del giorno 8 settembre 2020

RIFLESSIONI A CALDO SUL VOTO

Ha vinto il governo Draghi. E’ la prima cosa che ha dichiarato Enrico Letta.

E quindi il segno del voto non è certo di sinistra.

Il PD vince dentro un nuovo bipolarismo da cui sono fuori metà degli elettori. Risulta egemonico tra l’elettorato che si dichiara di sinistra e antifascista anche se non mette in discussione le politiche neoliberiste del passato e si identifica con l’uomo della troika, il riarmo, la finzione ecologica, la precarietà del lavoro e i bassi salari, le privatizzazioni e i tagli. Nelle città i candidati del PD non rappresentavano la rottura con l’immobiliarismo e le privatizzazioni dei servizi. ma la più sicura garanzia degli interessi forti congiunta con la capacità di interloquire sul piano valoriale con l’opinione pubblica progressista e democratica.

Il pericolo della destra fascistoide e l’amplificazione dei novax hanno funzionato per cementare un elettorato moderato e progressista intorno a chi nel governo appare rappresentare il senso di responsabilità e il buonsenso. Bisognerà leggere dentro la composizione sociale e le ragioni del voto e del non voto. Il dato certo è che l’astensionismo è alto, il M5S si sgonfia ma la sinistra anticapitalista non intercetta nulla.

La nostra area non tocca palla. Nonostante il valore delle candidature in campo. Ringrazio le compagne e i compagni che si sono spesi come candidati sindaco e consiglieri. Davvero grazie a Paolo Berdini, Angelo d’Orsi, Gabriele Mariani, Dora Palumbo e a tutti gli altri.

Per la sinistra che sta all’opposizione del governo Draghi e alternativa ai poli esistenti il risultato è pessimo, in alcuni casi disastroso. Da anni insistiamo sulla necessità che vi sia un soggetto o almeno uno spazio unitario. Ci si risponde con scelte identitarie che non accettano neanche di fare coalizione intorno a una candidatura a sindaca/o e il risultato è una delegittimazione reciproca e una marginalizzazione dallo stesso confronto pubblico.

Dall’altro lato una parte della sinistra antiliberista e ambientalista sceglie di stare nell’alleanza col PD e M5S con risultati a volte significativi come a Bologna, in altre insoddisfacenti come a Milano. La loro linea, che non condividiamo, certo non viene messa in discussione dal presentare 5 candidature a sinistra del centrosinistra. A Napoli si elegge ma non entra la nostra compagna Elena Coccia, a Torino c’è stata un’unità più larga (ovviamente anche là Rizzo e PCL non han voluto), e si è preso un 2,40%, a Milano è deludente il risultato di un’esperienza bella e vera come Milano in Comune, a Bologna divisi si perde l’occasione di eleggere.

Unico segnale positivo forte è stato quello dell’esperimento in Calabria dove intorno alla candidatura di Luigi De Magistris si è costruito uno schieramento unitario largo che ha riunito tutta la sinistra di opposizione al governo Draghi, cittadinanza attiva, associazionismo, movimenti. Il PC e il PCL non avevano la forza di presentarsi e quindi nessuno ha potuto parlare di frammentazione e dispersione. Non mi pare interessante la competizione nella sinistra radicale e il conto che a Roma e Bologna Pap ci supera, mentre a Milano o Torino siamo sopra noi. Neanche i magri risultati delle liste supercomuniste.

Il dato è che così frammentati non si costituisce un punto riferimento, si viene facilmente resi invisibili dai media, si crea passività nell’elettorato. Non basta ovviamente soltanto l’unità ma è il minimo indispensabile. Siamo gli unici ad averla nel dna e a riproporla continuamente e non credo sia sbagliato.

Il problema più grosso però rimane quello di costruire una proposta che parli e coinvolga a livello di massa con un profilo capace di aprirsi uno spazio nel bipolarismo.

Maurizio Acerbo

P.S.: in Calabria Mimmo Lucano prende 9779 voti in tutte le circoscrizioni ma non viene eletto a causa della legge che pone lo sbarramento al 4 per ogni singola lista.

Congresso del circolo di Rifondazione Comunista di Torrevecchia Pia (Pv)

Vito Teti

Sabato 2 Ottobre 2021, si è svolto il congresso di Rifondazione comunista del circolo di Torrevecchia Pia, con una buona partecipazione di compagni e compagne.

È stato confermato segretario il compagno Giovanni Greco.

Riparte la Campagna Clementine per il Kurdistan e piccolo paniere

Come Associazione Verso il Kurdistan siamo impegnati con altre associazione sindacati a sostenere il popolo yazida, il riconoscimento dell’autonomia di Shengal (Sinjar), sventando le minacce della Turchia contro queste comunità che, nel corso della loro storia, hanno sofferto ben 74 tentativi di genocidio e, a realizzare, nel territorio di Shengal (Sinjar) un ospedale attrezzato per la cura del coronavirus e di altre gravi malattie.

Per questo, come negli anni passati, abbiamo lanciato la Campagna delle clementine biologiche e non solo … ma anche arricchito il nostro paniere con passata di pomodorini e pasta struncatura, che ci vengono forniti dalla Cooperativa SOS Rosarno, per realizzare il progetto dell’ospedale a Shengal (Sinjar).

Per info: Lucia (333 5627137); Antonio (335 7564743); Sonia (331 3290229)

Riparte la Campagna Clementine per il Kurdistan e piccolo paniere. Potete acquistare anche un singolo prodotto.Per chi è interessato, l’ordine deve pervenire entro venerdì 15 ottobre.

Per chi abita a Vigevano e dintorni, rivolgersi a Carla De Paoli della Cooperativa Portalupi della Sforzesca:

339 646 5858. Per colleghe/i del Golgi, rivolgersi a Vladimiro via mail.

Era primavera d’amaranto

Fausto De Stefani: Il libro di mia moglie, fresco di stampa. Lo consiglio.

Valentina Pasquon

L’occhio attento di una bambina, poi tormentata adolescente, registra contraddizioni, debolezze e difficoltà di una famiglia veneta tra gli anni cinquanta e settanta del Novecento.

Dalle campagne alle nuove periferie, dalle valli da pesca in abbandono ai territori fulcro dell’industrializzazione del Nord-Est, la storia familiare si dipana da un trasloco all’altro in una società che si trasforma spasmodicamente.

Muovendosi sul palcoscenico esistenziale dei parenti, l’ultima di sei figli si fa testimone delle loro illusioni e battaglie mentre cerca di liberarsi dalla forza gravitazionale degli affetti.

La foto di copertina, foto non casuale ovviamente: evoca l’atmosfera narrata nel romanzo ed è stata scattata nel 1950 da Ando Gilardi, fotografo ma anche partigiano e antifascista. 

L’editore è Manni di Lecce. Per acquistarlo, qui a Vigevano, basta ordinarlo alla Feltrinelli.

Il prezzo, stabilito dalla casa editrice, è di 17 euro. La versione e-book costa 8,99 euro.

Il mondo diverso

Adriano Arlenghi

Noi non vogliamo crescere senza sogni, dice il cartello di una ragazza che sfila tra migliaia di studenti oggi, in un serpentone infinito di colori, dal Castello sino quasi a Casa Milan.

Uno striscione colorato e felice di occhi lungo due chilometri , con tanti ragazzi che corrono e ballano, alzano cartelli e inneggiano slogan ritmati.il futuro è nostro e non lo deleghiamo a nessuno, non staremo a guardare passivamente il bla bla bla della politica.

Dice un ragazzino che avrà forse sedici anni, completamente diverso nei pensieri e nei linguaggi da come eravamo noi, mezzo secolo fa. Meno ideologia, più consapevolezza, la voglia di riportare nel dibattito collettivo parole che sembravano ormai dimenticati quali, sogno, lotta, utopia, futuro. Con la convinzione profonda che il tempo sta per scadere e il cambiamento climatico globale renderà la terra un posto invivibile, se non si agisce subito in modo profondo e critico verso il sistema. Greta piccolissima dal mio punto di osservazione, ribadisce con radicalità gli obiettivi del nuovo millennio, rende trasparente la frattura con la politica.

Il futuro è nostro, urlano ora tutti a gran voce e non ce lo faremo scippare. Questa manifestazione non è una passeggiata, la nostra lotta deve essere senza compromessi. Noi siamo la generazione ribelle e vogliamo costruire dal basso, in opposizione ai grandi della Terra il tempo che verrà. Questo è molto altro nei cartelli e negli slogan, alcuni seri altri spiritosi, un poco sullo stile dei vecchi indiani metropolitani.

Vogliamo studiare cose che non sono in contrasto con l’umanità che ci sta attorno.

Diconk ancora in coro. Nel corteo c’è un po di tutto, critica al capitalismo e raccolta indifferenziata nelle scuole, desiderio di costruire un movimento capace di far inginocchiate i potenti. Sapendo che giustizia climatica e giustizia sociale viaggiano affiancati.

Tre ore lungo le vie di Milano, tra i sorrisi della gente che apre le finestre e li applaude. Riuscirà questo popolo ad introdurre sabbia nel motore dell’economia fossile oppure perderà la sua battaglia come quando milioni persone scesero in piazza in tutti i Paesi del mondo in contemporanea, per chiedere pace?

Vedremo. Per ora non rimane che sottolineare l’entusiasmo che fu anche nostro in un tempo diverso e soprattutto la ferrea convinzione od illusione che un mondo diverso sarà possibile.

Non esiste del resto un Pianeta B.

Su questo nessuno ha dubbi.

Appello da Riace: ”SULLA CONDANNA DI MIMMO LUCANO, UOMO GIUSTO, CHIAMIAMO ALLA MOBILITAZIONE DEMOCRATICA!

Quello che è successo oggi è molto chiaro: con la sentenza che ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi si è voluto condannare un’idea e ostacolare un progetto politico basato su valori di giustizia, uguaglianza e riscatto sociale.

Una sentenza, quella del Tribunale di Locri, che certifica la natura politica di questo processo e che non tiene neanche conto dei pronunciamenti di altri organi di giustizia, quali il Tar, il Consiglio di Stato, la Cassazione e il Riesame, che precedentemente avevano demolito l’impianto accusatorio della Procura.

È paradossale che tutto questo avvenga a tre giorni dalle elezioni regionali, alle quali abbiamo voluto partecipare come lista mettendo in campo idee e pratiche che vengono proprio dall’esperienza di Riace, che oggi si vuole condannare.

Noi invece vogliamo ribadire che non ci fermeremo e che la nostra lotta va avanti in nome della solidarietà e della giustizia: chiamiamo tutti e tutte a partecipare all’iniziativa prevista per domani alle 16.00 a Riace, al Villaggio Globale, e chiediamo ai compagni e alle compagne nel resto d’Italia di costruire mobilitazioni democratiche in concomitanza con la nostra iniziativa alle 17.30.

Ora più che mai è necessario manifestare il proprio dissenso nei confronti di questa assurda sentenza e portare solidarietà a Mimmo Lucano, un uomo che ha cercato e praticato il riscatto degli ultimi e della sua terra.

CALENDARIO DEL POPOLO: 1 OTTOBRE 1949-IL COMPAGNO MAO TSE TUNG PROCLAMA LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE.

Giuseppe Abbà
Era il culmine di una delle più importanti rivoluzioni del Ventesimo secolo.

La Cina che, sin dalla prima metà dell’ottocento era stata preda dei vari imperialismi (inglese, statunitense, francese, tedesco, giapponese, Russia zarista) e che subiva, oltre all’oppressione semicoloniale, il dominio feudale dei grandi proprietari terrieri, la Cina preda di fame, carestie, analfabetismo, come disse Mao Tse Tung il 1 ottobre 1949,”si era levata in piedi”.

Lungo e complesso fu il percorso della Rivoluzione Cinese, dal movimento culturale del 4 maggio 1919, alla fondazione del Partito Comunista Cinese il 23 luglio 1921, ai contrastati rapporti con il Kuo Min Tang.

Il Kuo Min Tang era un partito all’inizio antimperialista che però successivamente vide prevalere la ” borghesia compradora” e i latifondisti rappresentati da Chiang Kai Shek.

La rottura con il Kuo Min Tang sfociò nel massacro dei comunisti da parte delle truppe reazionarie (Shanghai nell’aprile 1927).

I Comunisti reagirono creando nell’ agosto 1927 l’Armata Rossa. Furono liberate estese zone della Cina. Nel 1934 iniziò la “Lunga Marcia”, migliaia di chilometri percorsi in un anno per raggiungere la “base rossa” dello Shensi Settentrionale.

Seguì la Resistenza contro l’invasione giapponese con una relativa tregua con il Kuo Min Tang.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale gli imperialisti americani e Chiang Kai Shek fecero fallire i tentativi di un governo di unità nazionale.

Riprese il conflitto sino a che tutta la Cina fu liberata, tranne l’isola di Taiwan, bloccata dalla Settima Flotta americana.

Iniziò la marcia verso il socialismo.

Fu senz’altro uno dei più grandi avvenimenti dell’epoca contemporanea.

La condanna di Mimmo Lucano apre una situazione pericolosa

Pubblicato il 30 set 2021

Paolo Ferrero*

La condanna di Mimmo Lucano a 13 anni è una vergogna. Non è solo l’assurda pesantezza della pena a gridare vendetta ma la motivazione e cioè il teorema su cui è fondata. La generosa accoglienza dei migranti viene dipinta come una operazione criminale di speculazione sull’immigrazione clandestina. Questa sentenza rovescia la realtà in un modo vergognoso e ricorda gli anni bui del paese, non solo della repubblica ma anche quelli precedenti. Più che una sentenza è una vendetta contro un amministratore pubblico che ha inteso il suo mandato non come una carriera ma come un impegno civile, come una espressione di umanità. E’ l’impegno di Mimmo che viene punito, il suo senso civico, così come Martin Luther King veniva messo in prigione.

Una sentenza così scandalosa non è però un fatto isolato e può essere emessa solo dentro un contesto politico e culturale.

Mimmo Lucano condannato a 13 anni e 2 mesi, quasi il doppio della richiesta dei pm. L’ex sindaco di Riace: “Neanche un mafioso”

Il contesto è la vera e propria normalizzazione centrista a cui stiamo vivendo. Il governo di Draghi – che agisce come un monarca in una situazione post democratica in cui il parlamento non conta nulla – sostenuto dalle istituzioni europee, dal presidente della Repubblica e da un assordante coro dei media mainstream non è solo un governo di unità nazionale ma è un governo costituente. Tratto fondativo dell’azione di questo governo è l’allargamento del perimetro del sostegno politico e la dura repressione dei soggetti sociali che non accettano di essere parte della mediazione bonapartista. Ne sa qualcosa il sindacato, chiamato ad una concertazione subalterna guidata da Confindustria.

Non penso che qualcuno da Palazzo Chigi abbia telefonato per avere la condanna di Mimmo Lucano. Non c’è nessun complotto e chi vede complotti da tutte le parti farebbe bene a farsi dare una guardata. Vi è però un clima e il clima è quello di un paese in cui dalla dialettica politica aspra ma democratica si passa al meccanismo inclusione/esclusione. Lo subisce da anni il Movimento no Tav, avviene oggi in modo esplicito sul piano politico, questa sentenza ci dice che il meccanismo si sta allargando.

Per questo la solidarietà a Mimmo, l’indignazione per il fatto che chi accoglie viene trattato come un criminale, uno sfruttatore, si deve saldare ad una rottura democratica di questa gabbia in cui viene rinchiuso il paese. La costruzione dell’alternativa passa in primo luogo per il riconoscimento delle situazioni di pericolo e questa lo è.

Vice presidente Partito della Sinistra Europea, da “Il Fatto Quotidiano”