Il Festival si è concluso ed è arrivato il momento di ripercorrere insieme i momenti più salienti dell’evento! Abbiamo assistito alla presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare @unpercentoequo, che si propone di tassare dell’1% i patrimoni superiori ai 2 milioni di euro.
In dialogo con il giornalista Alessio Facciolo (de @araldolomellino) gli economisti Andrea Fumagalli e Piergiorgio Ardeni. Li ringraziamo per la semplicità con cui sono riusciti a spiegare concetti complessi e per aver coinvolto attivamente il pubblico, alimentando il dibattito.
Durante tutta la mattinata, poi, Elvis Lo Fiego ( @elvislofiego ) ha raccolto le firme per la legge e Yuri La Cava ( @yurikuadra ), presidente Arci Casa Aperta, ha compilato le prime tessere del nuovo anno!
Obiettivo: aprire un circolo Arci a Vigevano. L’Associazione Ricreativa Culturale Italiana vanta in Italia circa un milione di soci attivi, ma a Vigevano non è più presente una struttura di questo tipo. Ci prova un gruppo di giovani che a fine luglio ha dato vita a una nuova associazione di promozione sociale, Casa Aperta. Verrà presentata sabato al Festival dell’equità a palazzo Merula.
Il presidente di Casa Aperta è Yuri La Cava, vigevanese. Coi suoi 43 anni è il più anziano del consiglio direttivo. Lavora nel mondo del mercato dell’arte, è anche cantante ed attore. «Il desiderio – spiega – è di creare un presidio sociale e culturale permanente a Vigevano. Sono cresciuto al Fateci Spazio, per intenderci. Vorrei che nel circolo ci fossero attività trasversali per ogni età: laboratori artistici e culturali, proiezioni di film, piccoli concerti. Ci piacerebbe che chiunque potesse entrare e stare quanto vuole senza dover consumare niente». A inizio settembre Yuri La Cava e gli altri sono andati a incontrare il sindaco Paolo Previde Massara e la vice, Antonella Mairate. «Ci hanno accolti benevolmente e ci hanno fornito – spiega – una disponibilità di massima, perché noi vorremmo usufruire di uno spazio comunale, che potrebbe essere la palazzina Pertini. Speriamo che si possa andare in questa direzione. Se poi dal municipio cambiassero idea o se i tempi burocratici fossero insostenibilmente lunghi, siamo disposti a prendere in affitto un luogo privato e a mantenerlo di tasca nostra, pur rimanendo senza scopo di lucro. L’obiettivo sarebbe partire da gennaio». Oltre a La Cava fanno parte del direttivo Anna Carraro come vicepresidente, Andrea Franceschetti (segretario), Elvis Lo Fiego nel ruolo di tesoriere. Poi Edoardo Casati, Lorenzo Antibo, Iara Savoia. «Vorremmo – proseguono – fare rete con altre associazioni come Ero Forestiero, Libera, Cavallo Blu, e con realtà culturali come L’Urlo di Vigevano. Notiamo in generale come in città si sia tutti slegati gli uni dagli altri. Ci sono collaborazioni, ma sporadiche e non continuative. Del resto anche negli obiettivi di Regione Lombardia c’è quello di fare rete con le altre associazioni. Noi siamo d’accordo. Non vogliamo stare nel nostro angolino privato solo per noi e i nostri amici».
Yuri La Cava
La domanda viene spontanea, leggendo i nomi del direttivo. C’è un orientamento politico in questo progetto? «Sarà un circolo Arci. Siamo affiliati – chiarisce il presidente – a un’associazione che ne annovera più di quattromila in Italia e che ha dei riferimenti politici, e non partitici, molto chiari che del resto sono gli stessi della Costituzione italiana. I vigevanesi traggano le proprie conclusioni perché noi non siamo interessati alle polemiche o alle contrapposizioni. Semplicemente, chi non vorrà entrare negli spazi del circolo, non entrerà. Io non ho mai avuto tessere di partito ed è anche per questo, oltre che per la mia età e la mia maggiore esperienza, che sono stato voluto come presidente di Casa Aperta». Parlando con Yuri La Cava e con gli altri si percepisce questa voglia di creare una comunità vera e propria per stare insieme e parlare. Questi soci, e magari gli altri futuri (il tesseramento inizierà proprio il 10 a palazzo Merula) si prenderanno l’onere di tenere sempre aperto per chi vorrà andare lì, sedendosi e partecipando alle attività senza timore di venire cacciato o di dover per forza spendere soldi come avviene, del resto, in tante altre città italiane dove l’Arci è un punto di aggregazione in cui si vedono, a poca distanza, anziani giocare a carte e ragazzi conversare in assoluta tranquillità.
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