25 Maggio 2025
MILU’ CHISARI
Oggi, 25 maggio 2025, ricorrono centotre anni dalla nascita di Enrico Berlinguer, e per noi comunisti non è una semplice commemorazione: è un richiamo profondo, doloroso e necessario alla memoria di un uomo che ha segnato la storia, che ha incarnato la speranza, il rigore, l’onestà e la forza morale della sinistra italiana. Ricordarlo oggi, in un tempo in cui la politica sembra smarrita, piegata al mercato, svuotata di ideali, è un atto di resistenza e di amore verso ciò che siamo stati e ciò che vogliamo ancora essere. Berlinguer non fu solo il segretario del Partito Comunista Italiano, fu il volto umano di un sogno collettivo, il simbolo di un comunismo che non si arrendeva ai dogmi né alla rassegnazione, un uomo capace di camminare con fermezza tra il potere e il popolo senza mai appartenere davvero al primo, ma restando sempre fedele al secondo. Il suo pensiero era lucido, sobrio, profondo, distante anni luce dalla retorica e dalla superficialità che oggi infestano il discorso pubblico: parlava di austerità non come rinuncia, ma come scelta di dignità, parlava di questione morale non come slogan, ma come fondamento etico della democrazia, parlava di pace, lavoro, giustizia sociale come di obiettivi concreti da costruire giorno dopo giorno nella realtà quotidiana della lotta politica. Fu capace di dare senso al dolore del popolo, di trasformare la sofferenza in parola, e la parola in proposta, visione, direzione. Il suo carisma era fatto di mitezza e severità, la sua autorevolezza veniva dalla coerenza, dalla vita spesa interamente al servizio di un’idea, mai dalla prepotenza del ruolo o della visibilità. Fu in grado di sfidare il mondo, di proporre una via italiana al socialismo, autonoma tanto da Mosca quanto dalle sirene del capitalismo occidentale, e di farlo senza rinnegare mai il legame profondo con il movimento operaio, con la lotta di classe, con l’anima internazionalista del comunismo. In un’epoca in cui i partiti sembrano diventati comitati elettorali senz’anima, in cui le parole “popolo”, “solidarietà”, “emancipazione” vengono svuotate di senso o dimenticate, la figura di Berlinguer appare come una stella polare smarrita nel buio. Ci manca disperatamente, non per nostalgia ma per urgenza, perché oggi più che mai ci sarebbe bisogno della sua voce, della sua serietà, della sua intransigenza etica, del suo modo rivoluzionario e umano di fare politica. Ci manca nei quartieri dimenticati, nei luoghi di lavoro abbandonati, nei volti dei giovani che non vedono più futuro, nelle parole inascoltate dei militanti che continuano a credere e a lottare nonostante tutto. Ma se è vero che i grandi non muoiono mai, allora Enrico Berlinguer continua a vivere ogni volta che un compagno alza la voce contro l’ingiustizia, ogni volta che un’operaia si organizza, ogni volta che qualcuno decide di non vendersi, di non tradire, di non dimenticare. Il suo nome è scritto nella storia, ma è inciso soprattutto nel presente di chi non si arrende, di chi tiene alta la bandiera rossa con la testa, il cuore e le mani. Ed è a lui che guardiamo oggi, con gratitudine e con impegno, sapendo che il modo più vero per ricordarlo non è la retorica, ma la lotta. La sua eredità non è un ricordo da celebrare, è una responsabilità da portare avanti. Perché la storia non è finita, e finché esisterà anche un solo sfruttato che alza la testa, un solo compagno che crede ancora nella possibilità di un mondo diverso, allora Enrico Berlinguer sarà ancora con noi, nella lotta, nella speranza, nella fedeltà silenziosa e potente a quel comunismo che non chiede permesso per esistere, ma cammina, testa alta e schiena dritta, verso il domani.
“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile mondo di oggi, può essere cambiato.”
— Enrico Berlinguer


