Tesoro finito

18 Agosto 2022

MARCO SAVINI

C’era una volta un signore, che però era povero. Chiamiamolo… come lo chiamiamo? Giovanni? Ivan? Jean? John? Vanno bene tutti. Tanto è una storia… mondiale! Be’ quello lì aveva saputo da uno stregone – non io neh! – che c’era un tesoro nascosto in un bosco.

Se non c’è un bosco non è una vera fiaba.

Allora si è messo a cercare un giorno e non ha trovato niente. Torna il giorno dopo e non trova niente neanche quel giorno. Allora va anche il terzo giorno e niente neppure lì…

Sarà la solita storia senza fine? No speriamo che questa finisca.

Allora, cosa fa questo Jean, Ivan, John, Giovannino? Va a prendere una motosega.

Voi direte ma non c’erano una volta le motoseghe.

Ci sono adesso. Questa è una storia moderna.

Allora con questa motosega comincia a tagliare una pianta che gli sembrava che nascondesse sotto il tesoro, ma niente. Allora taglia una seconda pianta da un’altra parte, ma niente anche lì. Allora passa a un’altra parte ancora del bosco e taglia una terza pianta. E sapete cos’ha trovato?

“Il tesoro!” Direte voi.

No, tesori miei, niente anche lì. Intanto che tagliava però portava a casa la legna che bruciava o vendeva.

“Ecco il tesoro, era la legna, era il bosco”. Direte voi.

Era… Ma voi fate presto. La storia non è mica finita lì. Insomma, per farla corta, a un bel momento aveva tagliato tutte le piante. E proprio all’ultima, che non c’era più né ombra, né fresco, né animali del bosco, lui vede che si apre sotto la radice una grossa buca. Allora lui si infila e va sotto. E va… e va… e va… arriva dove c’era un grande ma grande, ma grande lago nero. Ma era scuro e lui non sapeva se era il buio o era proprio nero e allora ha acceso un fiammifero e ha visto che era proprio nero, anzi che se immergeva il suo bastone e poi attizzava la fiamma bruciava da matti.

E quindi lui si è chiesto: “Sarà mica questo il tesoro?”

E allora ne prende un po’, lo mette dentro la borraccia e pensa: “Adesso lo porto su, faccio analizzare questo olio nero e poi lo vendo. Altroché il legno, questo è il vero tesoro!”

“È finita così?” Direte ancora voi impazienti.

No, cercate di avere un po’ di pazienza, che la storia è lunga… un secolo e forse anche di più, ma sta quasi per finire. Allora lì il… il giovane cerca di tornare su, ma non ce la fa più. Non aveva portato con sé una scala e neppure una corda, che gli uomini, ma anche le donne, non sono mica previdenti, loro pensano solo all’oggi non al domani. Allora pensa e ripensa, ma non era un’aquila, come si dice. E a un certo punto gli è venuta anche paura che con tutti quei tesori, quelli che c’aveva già in banca e quello lì che c’aveva ai piedi, però doveva morire, che lì sotto mancava l’aria… e c’era un gran caldo, sembrava di essere in una serra, ma buia, senza luce.

Finalmente sente un grido, va a vedere, era un’aquila, che era andata a fare il nido proprio lì sotto. Allora chiede all’aquila se fa il favore di portarlo su. L’aquila che era rimasta senza mangiare ha detto: “Sì ti porto su, ma te devi darmi della carne da mangiare tutte le volte che te la chiedo”.

Giovannino aveva portato un fagottino con due bistecche dentro a due michette per la colazione e ha cominciato a dargliene una. Così l’aquila l’ha preso per la collottola e ha cominciato a sollevarlo.

Solo che non erano ancora volati fuori che l’aquila ha chiesto ancora “Carne” e allora Giovannino le ha dato l’altra bistecca. Stavano per uscire fuori dal buco quando l’aquila ha chiesto ancora della carne. Giovannino non ce ne aveva più e allora l’aquila ha cominciato a scendere giù velocemente, come le azioni in borsa. Allora Giovannino ha pensato – andando con le aquile si impara un po’ -. Ha tirato fuori il suo coltello si è tagliato la natica destra e gliel’ha data da mangiare. E forse ce l’ha fatta a uscire. O forse ha dovuto tagliare anche la sinistra. Ma non si sa bene, la fiaba non è ancora finita. Però io non so il finale, magari lo saprete voi che siete giovani…

Sì, ma il perché delle natiche mutilate, direte voi, non l’abbiamo capito. La fiaba è così, mica l’ho inventata io. Si vede che l’uomo per uscirne fuori, per salvarsi deve tagliare via qualcosa… non so io. Lo vedrete voi… aquile.