Il riccio

25 Luglio 2026

Adriano Arlenghi

Ieri sera, partecipando alla simpatica e partecipata iniziativa della pastasciutta antifascista per la pace dei Piccolini di Vigevano, ho avuto la bellissima occasione di incontrare un gruppo di ragazze e ragazzi pieni di energia e di idee che stavano vendendo i libri un tot al chilo e che hanno appena editato e dato alle stampe il primo numero di un nuovissimo giornalino che si chiama Il Riccio.

Il giornale per ora di una sola pagina, di grande dimensione, vuole essere come loro stessi raccontano una voce libera e tagliente di controinformazione e di pensiero critico. E’ firmata dal collettivo Lapis, una realtà giovane che in passato aveva già promosso una serie di iniziative di approfondimento molto stimolanti. Sicuramente interessante è stato conoscere a fondo, dalla loro voce, il loro punto di vista, in un mondo che sta diventando drammaticamente sempre più vecchio anche nella mentalità e nella chiusura verso il futuro.

Così mi sono fatto regalare una copia di questo primo numero uscito proprio in questi giorni, e ho trovato tra le righe parole che meritano di essere lette e condivise da tutti noi, perché ci ricordano che la passione civile non è morta. Tutto a partire da una presentazione iniziale che dice: “vi starete chiedendo, ma voi chi siete? Siamo un gruppo di ragazze e ragazzi, ecco la risposta, che vogliono informarsi scambiarsi opinioni, discutere attorno a tematiche di politica e attualità perché siamo stanche di vedere la nostra città affondare mentre l’Europa si sposta a destra e il mondo brucia tra disillusione e disinformazione che rendono tutto sempre più stretto e soffocante. Per questo noi, il collettivo Lapis, abbiamo deciso di svegliarci e di restituirvi le nostre riflessioni con Il Riccio, una voce di controinformazione che ora tenete tra le mani”

Proseguendo nella lettura, si scopre l’ispirazione profonda che anima questo progetto e richiama direttamente la grande filosofia classica “quando ci viene ricordato che così come Socrate fu il tafano che ronzava nelle orecchie dell’Atene dormiente, noi saremo il riccio che punge le coscienze rassegnate della nostra città” , Così ecco che in questo primo numero che si chiude con un cruciverba … di sinistra, una riflessione profonda e coraggiosa rubrica intitolata : oggi vi parleremo di… ,che si apre con l’evocazione di uno spettro che si aggira per l’Italia.

Questo spettro è l’indifferenza e l’apatia, che dilagano ovunque. Quelli di Lapis si chiedono come si fa a cambiare le cose e affermano con forza che la risposta sta in una vecchia parola, un termine che fa paura: il comunismo. Un concetto su cui tanto è stato scritto e su cui il giornale sceglie di raccontare cosa significa davvero per loro, questa parola complicata. Smontando la propaganda liberale che per anni lo ha associato solo alla dittatura e alla violenza, per riscoprirne invece il valore storico e ideale legato alle lotte del Partito Comunista Italiano fondato nel 1921 e baluardo dei diritti di tutte e tutti.

Come la sanità gratuita, lo sciopero, il divorzio e l’aborto, conquistati da chi si faceva chiamare comunista, “un’eredità da portare avanti non come un mondo sorpassato o assimilabile allo stalinismo o al modello nordcoreano, ma come la convinzione profonda che una società non possa essere fondata sulle disuguaglianze, dove pochi ricchi hanno troppo e molti non hanno niente”. Parola intesa quindi come pratica di vita “che deve essere ripresa, per informarsi, analizzare, comprendere, decostruire i pregiudizi e avere il coraggio di dire no, io non ci sto, devo fare qualcosa, dobbiamo cambiare le cose scendendo dalla macchina dell’individualismo e del consumo, un’auto infuocata che sta bruciando il pianeta”

E nella prima pagina troviamo poi un’intervista molto stimolante curata dalla redazione a Edoardo Casati, dell’esecutivo nazionale dei Giovani Comunisti che approfondisce ulteriormente questi temi cruciali, e l’indicazione a seguire la loro pagina Instagram, per non perdere i prossimi numeri e le attività di questo collettivo.
Un collettivo di giovani straordinario, che a me appare pieno di sogni e di utopie esattamente come ero io e come erano i giovani della mia generazione.

Un collettivo che dimostra come la gioventù vigevanese e naturalmente non solo quella, sappia ancora pensare, lottare e sognare in grande. Un giornale mi dice una ragazza con i capelli azzurri , con un grande entusiasmo e tanta voglia di danzare e cambiare la vita, pensato per i giovani alle 16 e 25 anni. Un tema alla volta, con un glossario per spiegare le parole e appunto un cruciverba per dimostrare che si può unire l’impegno politico e il piacere di stare insieme.

In questo contesto, io non do assolutamente alla parola sogno o utopia un significato di pura speranza o illusione. Tutt’ altro. Ricordo le parole di Umberto Eco: costruire significa prima di tutto pensare e strutturare un mondo; non si fa un testo o un’opera d’arte come si genera per puro istinto, ma definendo prima le regole del gioco. Insomma in un tempo in cui manca il pensiero e il pensiero critico in particolare, questi ragazzi vanno contro corrente e sognano , e sanno benissimo che ogni costrutto umano, arte o figlio che nasce, prima deve essere immaginato, appunto sognato.

Saranno loro a costruire le architravi del futuro. E io non ho dubbi che sarà un futuro capaci di nuovi possibili.