Il mondo diverso

Adriano Arlenghi

Noi non vogliamo crescere senza sogni, dice il cartello di una ragazza che sfila tra migliaia di studenti oggi, in un serpentone infinito di colori, dal Castello sino quasi a Casa Milan.

Uno striscione colorato e felice di occhi lungo due chilometri , con tanti ragazzi che corrono e ballano, alzano cartelli e inneggiano slogan ritmati.il futuro è nostro e non lo deleghiamo a nessuno, non staremo a guardare passivamente il bla bla bla della politica.

Dice un ragazzino che avrà forse sedici anni, completamente diverso nei pensieri e nei linguaggi da come eravamo noi, mezzo secolo fa. Meno ideologia, più consapevolezza, la voglia di riportare nel dibattito collettivo parole che sembravano ormai dimenticati quali, sogno, lotta, utopia, futuro. Con la convinzione profonda che il tempo sta per scadere e il cambiamento climatico globale renderà la terra un posto invivibile, se non si agisce subito in modo profondo e critico verso il sistema. Greta piccolissima dal mio punto di osservazione, ribadisce con radicalità gli obiettivi del nuovo millennio, rende trasparente la frattura con la politica.

Il futuro è nostro, urlano ora tutti a gran voce e non ce lo faremo scippare. Questa manifestazione non è una passeggiata, la nostra lotta deve essere senza compromessi. Noi siamo la generazione ribelle e vogliamo costruire dal basso, in opposizione ai grandi della Terra il tempo che verrà. Questo è molto altro nei cartelli e negli slogan, alcuni seri altri spiritosi, un poco sullo stile dei vecchi indiani metropolitani.

Vogliamo studiare cose che non sono in contrasto con l’umanità che ci sta attorno.

Diconk ancora in coro. Nel corteo c’è un po di tutto, critica al capitalismo e raccolta indifferenziata nelle scuole, desiderio di costruire un movimento capace di far inginocchiate i potenti. Sapendo che giustizia climatica e giustizia sociale viaggiano affiancati.

Tre ore lungo le vie di Milano, tra i sorrisi della gente che apre le finestre e li applaude. Riuscirà questo popolo ad introdurre sabbia nel motore dell’economia fossile oppure perderà la sua battaglia come quando milioni persone scesero in piazza in tutti i Paesi del mondo in contemporanea, per chiedere pace?

Vedremo. Per ora non rimane che sottolineare l’entusiasmo che fu anche nostro in un tempo diverso e soprattutto la ferrea convinzione od illusione che un mondo diverso sarà possibile.

Non esiste del resto un Pianeta B.

Su questo nessuno ha dubbi.