Dialogo tra Malaberlusco e Furfantello (liberamente tratto dai “Dialoghi morali” di Giacomo Leopardi)

16 Agosto 2022

Malaberlusco. Spiriti dell’abisso, Furfantello, Reganello, Scelbiatto, Craxiotte, Gellisto, Cossighino, Trampiota, o come siete chiamati, io vi scongiuro nel nome di Belzebù, e vi comando in nome del mio futuro governo, che è il migliore di tutte le repubbliche, venga uno di voi con autorizzazione del vostro principe e pieno potere di usare le forze dell’inferno al mio servizio.

Furfantello. Eccomi qui.

MALABERLUSCO. Chi sei?

FURFANTELLO. Furfantello, non mi riconosci?

MALABERLUSCO. Adesso che ti guardo meglio ti riconosco, amico di gioventù. E porti il mandato di Belzebù?

FURFANTELLO. Sì lo porto, e posso fare tutto quello che il mio e tuo Re potrebbe.

MALABERLUSCO. Va bene, tu devi soddisfare un mio desiderio.

FURFANTELLO. Sarai servito. Che vuoi? Una ricchezza maggiore degli altri?

MALABERLUSCO. Non per vantarmi, ma quella già la possiedo.

FURFANTELLO. Donne minorenni di tutte le nazioni?

MALABERLUSCO. Non mi vergogno a dire che ho già chi mi serve a proposito.

FURFANTELLO. Un potere sulle onde che influenzano le menti delle genti?

MALABERLUSCO. Non per gloriarmi, ma già le controllo.

FURFANTELLO. La possibilità di comperare il consenso di tutti rappresentanti del popolo che ti possono servire?

MALABERLUSCO. No! Ti pare che per queste cose sia necessario il diavolo?

FURFANTELLO. Adulazione e buona fortuna ribaldo come sei?

MALABERLUSCO. Piuttosto mi servirebbe il diavolo se volessi il contrario.

FURFANTELLO. Allora cosa mi comandi?

MALABERLUSCO. Fammi ottenere grandezza e vera gloria per ora e… per i posteri.

FURFANTELLO. Non posso.

MALABERLUSCO. Come non puoi?

FURFANTELLO. Ti giuro che in coscienza non posso.

MALABERLUSCO. In coscienza di un demonio?

FURFANTELLO. Sì certo. Fa conto che ci sono diavoli dabbene come tra gli uomini.

MALABERLUSCO. Ma tu fa conto che ti rovino la reputazione con i miei giornali se non mi ubbidisci subito senza più parole.

FURFANTELLO. Tu mi puoi pure ammazzare, ma non ti posso accontentare.

MALABERLUSCO. Allora vattene di qui, incapace, e mandami a chiamare Belzebù in persona.

FURFANTELLO. Se pure venisse con tutti i Borgia e tutte le Bolge, non potrà dare grandezza né a te né a quelli della tua specie.

MALABERLUSCO. Ma come lui non può tutto?

FURFANTELLO. Già ti ha dato, senza tuo merito, fama, popolarità, consenso, ma la gloria non la puoi ottenere né da lui né da altri.

MALABERLUSCO. Ma mi ricorderanno i posteri, sarà scritto il mio nome nei libri di scuola, nei saggi di storia?

FURFANTELLO. Sì, quello te lo concediamo, ma senza onore.

MALABERLUSCO. Almeno potresti, intercedere per non farmi coprire di disonore?

FURFANTELLO. Forse, dopo morto, col tempo e con storici compiacenti, ma di più non ti prometto.

MALABERLUSCO. Scusa, se non ho la gloria io, chi la può avere?

FURFANTELLO. Molti che tu non apprezzi e neppure conosci.

MALABERLUSCO. Ma io posso pagare e profumatamente.

FURFANTELLO. A noi non serve il denaro, è una nostra invenzione, lo continuiamo a defecare.

MALABERLUSCO. E allora come posso corromperti, concuterti, comprometterti?

FURFANTELLO. Un cavillo forse ci sarebbe: una cosina che mi potresti dare per il mio principe.

MALABERLUSCO. Parla e te la darò senza esitare.

FURFANTELLO. Dai la tua anima al diavolo e lui vedrà quanta grandezza ti può assegnare.

MALABERLUSCO. Quella l’ho già data, anni fa, a una tua camerata dalle fiamme tricolori.

FURFANTELLO. Allora hai già avuto tutto quello che volevi, se non hai più l’anima da vendere, non hai più gloria da comprare.